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"Autogrill" e nostalgia….

AUTOGRILL – Francesco Guccini (1983)

 

“La ragazza dietro il banco mescolava

birra chiara e Seven Up

e il sorriso da fossette e denti

era da pubblicità

come i visi alle pareti

di quel piccolo Autogrill

mentre i sogni miei segreti

li rombavano via i TIR….”

 

Ve la ricordate? Io si!!!! E’ la strofa iniziale di “Autogrill” di Francesco Guccini….mitica….quante volte sono partita con la fantasia ascoltando questa canzone….ero ancora “piccola” e il camion un sogno da realizzare…ci viaggiavo già qualche volta insieme al mio 25, ma da passeggera e passavo il tempo a stupirmi guardando il mondo fuori dai finestrini scorrere veloce e modulando al CB con i futuri colleghi che facevano di tutto per farmi cambiare idea!!

“Non è un lavoro da ragazze” mi dicevano, “si sta sempre via”, “è pesante”, “non ce la puoi fare”, “le donne devono pensare solo alla casa e alla famiglia”, e via di seguito…Forse queste parole sono state uno stimolo in più per impegnarmi a realizzare il mio sogno e  dimostrare che ce la potevo fare anche se tutti erano contrari!!

E cosi’ è stato. Ho vinto la mia scommessa.Monica agosto 1987Quando ho iniziato a guidare mi dicevano che avevo sposato il camion, non il mio 50, perché non gli mollavo mai il volante! In realtà non era cosi perché facevamo viaggi lunghi e ci davamo il cambio, ma per me era una soddisfazione grandissima essere alla guida.

Il primo camion che ho usato (un Saviem JP11) aveva ancora il motore aspirato, senza freno motore, pochi CV (131) e i freni pneumoidraulici, naturalmente a tamburo!  Mi ricordo i pomeriggi a cambiar le suole delle ganasce, a schiodarle e inchiodarle…le domeniche mattina a lavar la cabina e poi sotto a ingrassare la trasmissione e tutto il resto…era un camion già vecchio, era stato comprato usato, ma per me era il più bello del mondo, il mio PRIMO AMORE meccanico, non un semplice insieme di lamiere e bulloni e tubi e teli, ma un amico da accudire e con cui parlare la notte in autostrada…

Era a cabina corta, quindi senza brandina, dormivamo sul divanetto, se ci penso ora mi chiedo come facevamo a fare nord-sud più volte la settimana in quel modo…ma eravamo giovani…

D’inverno si ghiacciava perchè non aveva riscaldamento autonomo e poco dopo che ti eri fermato la cabina (tutta vetrata) diventava subito gelida, sarà che gli inverni degli anni ’80 erano più freddi, ma io mi ricordo del ghiaccio che si formava DENTRO la cabina….Brrrrrrr!!!!

Ora viaggiamo dentro a dei salottini superaccessoriati al confronto, allora bastava andare!

A volte mi sembra ieri, altre che sia passata un’eternità…Quando mi fermavano i “puffi” la prima cosa che mi chiedevano era “SE” avevo la patente, gli sembravo troppo piccola…mi ricordo di una volta a Modena che il portafoglio mi era finito in un angolo impensabile e non lo trovavo e loro che si stavano spazientendo….alla fine è saltato fuori e gli ho mostrato il documento con un sorriso da un orecchio all’altro!!!

C’erano anche dei colleghi che erano convinti che non avevo l’età…iniziavamo a parlare per baracchino e poi ci fermavamo a bere il caffè e mi dicevano “Monica, ma ce l’hai davvero la patente? C’avrai 17 anni…”

In quegli anni ho conosciuto tantissima gente, soprattutto colleghi che avevano anche più del doppio della mia età, per non dire il triplo, erano molto gentili con me, mi hanno dato “buoni consigli” per la guida, insegnato qualche trucco del mestiere e corretto errori di gioventù che non ho più ripetuto, forse sono io un po’ nostalgica, ma secondo me era un altro mondo, di persone più disponibili. Probabilmente una volta il motto “ siamo tutti sulla stessa strada”  era una cosa in cui credevano in molti. Ormai quelle persone sono andate tutte in pensione o partite per luoghi a noi sconosciuti….l’ultimo viaggio.

Quante volte ci siamo fermati a dare una mano? Tante! E allo stesso modo se avevamo problemi noi si fermavano i nostri compagni di viaggio: se mentre si parlava x CB uno scoppiava una gomma potevi stare certo che l’altro si sarebbe fermato con te per aiutarti a cambiarla…ora si viaggia tutti con la fretta e si è persa molta dell’umanità che c’era nella categoria.

Certo non erano tutte rose e fiori, questo no, e probabilmente la malinconia è legata anche agli anni della gioventù, ma io penso che oramai quello sia un mondo andato perduto o quasi.

Ora però devo partire….di strada da fare ce n’è anche stasera….un saluto a tutti e naturalmente:

 

Buona strada!

Moni.

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9 Comments

  1. FrancescoPatti ha detto:

    Perché, c’è forse qualcosa da commentare?…

    Qui c’è solo da ascoltare…Ascoltare le parole dei chilometri che passano sotto le ruote, le voci delle notti trascorse in cabina, le frasi scambiate con un collega in difficoltà….

    E anche il suono dei pugni che probabilmente qualche volta avrai lanciato sul volante urlando «Ma chi me l’ha fatto fare?»…

  2. gisytruck ha detto:

    La nostalgia la si prova solo per le cose piacevoli o che comunque ti hanno dato emozioni…. era già di per sè partire un’emozione…, non credo sia legato all’età…. secondo me è la consapevolezza che certe persone e certi modi di fare non esistono più… se non nei ricordi…

    Buona Strada Mony…

  3. Misteriosa ha detto:

    Io e mia mamma abbiamo appena letto il tuo racconto e conferma quanto hai scritto, xchè ricorda i viaggi fatti con mio zio già padroncino negli anni 60. Ci racconterà della sua esperienza prossimamente e consiglia di leggere su Tuttotrasporti di gennaio un articolo a pag.116 che racconta proprio le storie vissute dal fratello in quegli anni “Passi nella leggenda” è l’inchiesta.

    Buona strada a tutte

    da Rò e mamma Daniela

  4. piccolajo ha detto:

    complimenti….passavo per caso..non mi aspettavo una donna-camionista….è stata una piacevole sorpresa!….Jo

  5. gisytruck ha detto:

    Siamo più di una in questo blog… torna a trovarci!!!!

  6. SimonaeGuido ha detto:

    Anche a me piace da morire “autogrill”, e quando inizio ad ascoltarla non smetto più. Io a differenza di molte di voi ho poca esperienza e fatto pochi viaggi, ma mi ricordo con nostalgia le volte in cui mio papà, titolare di una piccola azienda di ristrutturazione macchine tessili, mi concedeva di partire insieme al”autista che consegnava i macchinari al cliente; ero la persona più felice sulla terra e la notte prima non riuscivo neppure a dormire dall’agitazione. Quante volte ho detto “farò la patente e viaggerò anch’io con il mio camion”. Ora che è successo, anche se in piccolo sono fiera di me. Buona Strada

  7. gisytruck ha detto:

    Devi essere fiera di te, non sono i Km percorsi che contano, ma il modo in cui si traggono esperienze e senzazioni… è solo il mio punto di vista, ma ho parlato con ragazze che nonostante viaggino col bilico in lungo e in largo per la penisola, non hanno saputo trarre i benefici di queste esperienze in solitudine, solo un motivo di vanto e autoesaltazione… morale: dopo 2 o 3 incontri con noi si sentono inadeguate… scompaiono… allo stesso modo in cui sono arrivate; la superficialità esiste in tutte le professioni ma nel nostro caso se una ragazza ha un cattivo modo di porsi secondo me ottiene solo l’effetto contrario… Quante riflessioni hai fatto in coda sulla Est? Quante volte hai rimpianto la sempre-bloccata Est dal magazzino i giorni che rimanevi in magazzino? Anche su pochi km si matura la consapevolezza di stare bene con se stessi… Devi essere fiera di te… e lo devono essere anche le persone che ti sono vicine perchè hai realizzato l’obbiettivo che ti eri prefissa e se ora il sogno ha raggiunto dimensioni più grandi hai tutta la mia approvazione… Provaci!!! In bocca al lupo!!! Buona Strada Simo!!!

  8. SimonaeGuido ha detto:

    Hai sbagliato mestiere!!!! Tu dovevi fare la psicologa!!!!!! Io penso una cosa e tu me la stai già scivendo. Va bene, se preferisci continuare a fare la camionista ti promuovo psicologa personale, posso ? Bacioni

  9. gisytruck ha detto:

    Non vorrei fare nessun altro mestiere, dovessi cambiare sarebbe una scelta dolorosa per me… per quanto riguarda la psicologa non nutro tante simpatie per questa categoria, anche se credo nel loro indispensabile contributo, purtroppo ho un’amica che ci va da anni e non ha ottenuti grandi risultati, ha ancora attacchi di panico e le sue paure, nel frattempo la psicologa si è fatta una villa al mare, una a Cortina e abita in un transatlantico di casa… situazione peggiore per mia cognata che da cinque anni esce ed entra in strutture per la salute mentale e non si vede una via d’uscita… neanche lontana… in compenso sono sorti problemi fra i familiari che hanno frequentato i colloqui per aiutarla… che dire: meglio mille volte il mio camion e la solitudine della cabina.

    Per te io uso parole spontanee… se ti aiutano in qualche modo sono solo lusingata…. Un abbraccio e Buona Strada!!!

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