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Archive for Aprile 14th, 2008

Racconti di vita… – 1

Ciao a tutte/i vi propongo di leggere un racconto di vita di un amico di questo blog…


Era un venerdì, ed eccezionalmente stavo andando a lavorare in moto anziché in pullman. Avevo infatti un appuntamento da rispettare al pomeriggio e gli orari del bus non mi avrebbero permesso di muovermi liberamente.francesco patti moto
Uscito dallo svincolo autostradale a poca distanza dalla spiaggia, noto un possente autoarticolato che avanza lentamente, troppo lentamente. Comprendo subito che si tratta di un autista bisognoso di informazioni per raggiungere la sua meta. Ed infatti si ferma poco più avanti, di fronte alla grande area di servizio della bretella di raccordo.
Il contesto mi appare subito chiaro. Anche se non sono del mestiere so quanto per un camionista sia fondamentale ricevere indicazioni semplici e precise per arrivare a destinazione. Supero il camion e mi ci fermo davanti. Scendo dalla moto e con un cenno della mano attiro l’attenzione del guidatore affinché comprenda che sto avvicinandomi per dargli una mano. Attraverso il parabrezza scorgo un sorriso di conferma. Giungo sotto la portiera sinistra e alzo lo sguardo mentre sento il ronzio dell’alzacristalli che tira giù il finestrino. Caspita, ma è una ragazza!…Ha un aspetto minuto, una voce squillante e indossa un paio di grandi occhiali da sole. Mi chiede della zona industriale, le rispondo che siamo a poca distanza, ma dato che conosco bene il circondario, le domando dove debba esattamente recarsi. Nomina un deposito di surgelati lì nei paraggi. Le propongo di seguirmi. Accetta con un sorriso. Salgo in moto e mi avvio. È suggestivo paragonare le dimensioni della mia motocicletta alla mole di questo gigantesco camion costellato di fanali che avanza dondolando la sua cabina. Ancor più particolare è sapere che questa dozzina di pneumatici si muove sotto i comandi di una giovane donna che viaggia da sola.
Ci immettiamo sulla strada statale, c’è da percorrere un paio di chilometri per arrivare al deposito. Poi però mi viene un dubbio. Il nome di quel deposito individua due distinti siti. Metto la freccia a destra e accosto. Il grande camion dietro di me fa lo stesso. Torno sotto al finestrino e chiedo alla ragazza di mostrarmi nuovamente la bolla di accompagnamento. Adesso ha gli occhiali sollevati sulla fronte. La sua figura esile contrasta ancor di più con la cornice di cromature in cui è inserita. Le dico che c’è da fare il giro attorno ad un isolato. Mi chiede se non corre il rischio d’incastrarsi. La tranquillizzo mentre il motorone esprime un paio di vigorosi sbuffi, come se non volesse sentirsi escluso dal breve dialogo.
Di nuovo in sella io, di nuovo la cabina ciondolante nei retrovisori.
Giungiamo al deposito. Glielo indico con la mano. La ragazza, con un gesto, mi chiede di non andar via, di aspettare. Consegna i documenti all’uomo che si presenta al cancello del capannone e viene a ringraziarmi.
È un attimo e nasce una conversazione tanto colorita.francesco patti
Mi racconta che ha finalmente dormito al confort della cabina di una nave e che le è stato quindi possibile fare una doccia. Mi dice che si sbatte in lungo e in largo per l’Europa, roba da 20-25 mila chilometri al mese. Ma aggiunge anche, con fierezza, che stare con quel volante fra le mani è la concretizzazione di una passione, una passione che, mi dice, le fa praticare questo mestiere in barba ai pareri di tanti benpensanti.
Chiacchieriamo ancora un po’ (in realtà parla lei, io mi limito quasi per intero ad ascoltarla), poi ci salutiamo affettuosamente. Lei diretta verso chissà quale orizzonte, io verso il mio ufficio di sempre.

Francesco

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