Per Michela

Questa lettera è stata scritta da Anna Manigrasso per Michela e tutti noi…parole vere…
Buona strada sempre a tutti…
 
Giovedi 17 Dicembre 2009
Per Michela, per la sicurezza e per la dignità dell’autotrasporto

Oggi 17 dicembre, alle 15.30, i camionisti di tutta Italia si fermeranno per cinque minuti.
Non è una protesta, ma il ricordo di una collega che non c’è più.

L’iniziativa è promossa dalla Filt Cgil per ricordare, nel giorno del suo compleanno, Michela Ciullo, camionista e delegata sindacale, deceduta in un incidente stradale la scorsa nei giorni scorsi a Verghereto (Forlì Cesena), mentre tornava a casa, in Romagna, alla guida del suo camion.

Nell’occasione i suoi colleghi di tutta Italia faranno anche suonare per un minuto i clacson.

Michela Ciullo aveva 38 anni e, come molti di noi, pur originaria del Sud Italia, si era dovuta trasferire al Nord, dove risiedeva da anni, a San Mauro Pascoli, in quella vera e propria fucina di camionisti che è la provincia di Forlì Cesena.

Michela é rimasta coinvolta in un terribile incidente sull’E45, a Canili di Verghereto: stava trasportando un carico di verdura quando improvvisamente ha perso il controllo del mezzo precipitando da un viadotto. Un volo di circa trenta metri che non le ha lasciato scampo.
Michela era separata e lascia una figlia di 19 anni.

I suoi colleghi, come leggiamo sui molti blog in cui essi spontaneamente hanno raccontato le loro emozioni, la ricordano come una "camionista vitale e allegra, orgogliosa di esserlo. E, contemporaneamente, orgogliosa del suo essere mamma e innamorata della figlia.
Era, così la descrive chi meglio la conosceva, un’attivista sindacale, sempre disponibile per i colleghi; esplosiva nella sua voglia di vivere, di ascoltare e aiutare i suoi compagni.

Michela Ciullo non la conoscevamo personalmente, ma la sua morte ci riguarda.

E mi riguarda ancor più personalmente, come donna e come imprenditrice dell’autotrasporto che da anni si batte per introdurre in questo settore trasparenza, legalità e sicurezza.
 

Della legalità e della sicurezza fanno parte, anche e soprattutto, il rispetto delle norme che possono e devono consentire a chi lavora guidando un camion  – ed assolvendo, per questo, ad una funzione sociale insostituibile, – di veder rispettata la propria dignità, il proprio diritto a condizioni di lavoro dignitose ed alla giusta alternanza tra tempo di lavoro e tempo di riposo.

La liberalizzazione selvaggia in cui il settore è stato sprofondato in questi anni, se non può essere identificata come la diretta responsabile dell’incidente di Michela, sicuramente ha portato, per molte imprese un peggioramento drammatico dei propri conti economici.

Talvolta, da parte dei più deboli, si è cercato di rispondere ai tagli delle tariffe imposti dalla committenza, accentuando oltre la prudenza, l’utilizzo dei veicoli e del personale, in un’illusoria speranza di contrastare il peggiormento dei bilanci con l’aumento del lavoro e, quindi, di un fatturato puramente nominale.

Anche di questo, vorremmo che i colleghi di Manuela, nel ricordarla, parlassero tra di loro.

Perché abbiamo bisogno di far tornare l’autotrasporto e chi vi opera – piccoli imprenditori, autisti e collaboratori – al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica e della politica nazionale.

Occorre ridare dignità ad un settore decisivo per la vita quotidiana di tutti noi, per la nostra economia e le nostre esportazioni.

Un settore che non è fatto di "tirroristi" come si ostinano talvolta a raccontare alcuni "illustri", quanto disinformati opinionisti, ma di gente che – come ha fatto Michela fino all’ultimo schianto – conosce sulla sua pelle quanto sia duro affrontare tutti i giorni le avversità atmosferiche, la carenza delle infrastrutture, le inefficienze della rete logistica e le pretese dei più dioversi committenti, pur di assicurare a ciascuno di noi di trovare ogni giorno, sulla propria tavola, quella verdura che Michela, invece, con il suo camion non porterà più.

Cara Michela, sono certa che oggi, dovunque tu sia, risponderai al saluto dei tuoi colleghi facendo risuonare anche tu la sirena del camion che certamente stai guidando tra le nuvole.

E come madre sono certa che tua figlia possa essere fiera di chi, come te, è morto facendo il suo dovere perché è morta sul lavoro.

Anna Vita Manigrasso
Presidente di Transfrigoroute Italia Assotir

 
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