Piu se ne parla e piu possono cambiare le cose ……….

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    Sempre più signore dei camion «All' alba sul tir, a casa per cena»

    «Resta una carriera difficile, ma sfidiamo il machismo»

     

     

    MILANO – Alle 5 di ogni mattina Cinzia Franchini ha già in messo in moto il suo camion blu e bianco. Alle 18.30 è di nuovo a casa a Modena, a scrutare il frigorifero e a farsi venire un' idea per la cena. In mezzo ci sono 500-600 chilometri, qualche telefonata al marito, socio e camionista pure lui, operazioni di carico e scarico, un paio di soste in autogrill «per dare una sistemata al trucco e ai capelli». Anche la giornata di Angiolina Mignolli è piuttosto pesante. Vive e lavora a Negrar, in provincia di Verona, dove gestisce un' azienda di autotrasporti, con 9 automezzi e 14 dipendenti. Ancora oggi, quando serve, si mette al volante di un 440 «il classico bestione», dopo aver sorvegliato il lavoro dei muletti che stivano le lastre di marmo sui cassoni. Attenzione, però, questa non è l' ennesima storia edificante o consolatoria sull' 8 marzo e dintorni. Cinzia Franchini, 38 anni, e Angiolina Mignolli, 51 anni, non sono il tocco di colore in un ambiente di lavoro considerato, a torto o a ragione, «machista» per definizione. Al contrario sono due dirigenti di vertice della categoria, due protagoniste della trattativa su costi e sicurezza, intavolata a Roma dagli autotrasportatori con il governo e la committenza (industriali, artigiani, commercianti). «Al di là dei luoghi comuni e delle difficoltà oggettive che rimangono, anche il nostro settore sta cambiando ed è un segnale importante, concreto, per tutto il mondo del lavoro. Siamo già oltre il folclore», dice Cinzia. Dall' ottobre del 2009 Franchini e Mignolli ricoprono la carica di «vicepresidente vicario» della Cna-Fita, l' Unione nazionale delle imprese di trasporto (35 mila associati). Il nuovo gruppo dirigente, guidato da Daniele Caffi, sta vivendo in questi giorni il test chiave: spuntare qualche margine in più sui costi, qualche garanzia aggiuntiva sui tempi di percorrenza e sulle condizioni di sicurezza delle strade. «Non so se in questo caso pesi la nostra sensibilità femminile – osserva Mignolli – ma la cosa importante è che ora al tavolo ci siamo anche noi. Certo, con Cinzia stiamo insistendo molto per far passare il principio che i committenti non possono chiedere a un autista di coprire un percorso in 9 ore, quando le norme europee prevedono per quella stessa tratta, tra pause e riposo continuativo, un tempo di 18 ore». Le associazioni principali, Cna-Fita, Confartigianato e Anita contano circa 110 mila imprese, dalle società individuali (i «padroncini») ad aziende con 100-150 dipendenti. Non esistono al momento dati sulla divisione percentuale tra i sessi. «Le donne al volante dei tir sono in aumento. Forse oggi sono pari al 10-15%. È un lavoro che piace perché ti mette in contatto con il mondo della produzione, ti dà un pizzico di avventura e una certa libertà», dice ancora Angiolina Mignolli. La «normalità» di essere camionista sta diventando anche il principio ispiratore di alcuni gruppi di base. Lo strumento, naturalmente, è la Rete. Gisella Corradini, 44 anni, di Fiorano Modenese, diploma di scuola professionale, patente D (abilitazione a guidare camion e pullman) da più di vent' anni, guida una «motricetta da sette metri e mezzo». Per tutti i colleghi da due anni è «Ladytrack», lo pseudonimo usato nel blog «Buonastrada», all' interno di un forum animato da altre 10 «compagne di strada», come Rosa Di Gregorio e Marzia Guareschi. «I motori e il viaggio sono le mie passioni – racconta Gisella Corradini – Ho un marito che fa il mio stesso lavoro e una figlia di 21 anni che ha appena preso la patente C, ma che frequenta anche la facoltà di Economia all' Università di Modena. Chi visita il nostro forum sul web troverà le tracce del nostro percorso. Siamo tutte donne che hanno faticato molto per farsi accettare, che ci hanno messo tanta determinazione. Ma oggi stiamo raccogliendo i risultati: abbiamo il nostro spazio e il rispetto della grande maggioranza dei colleghi maschi». Nel sito di «Ladytrack» si trovano chiacchiere innocue e analisi di grande spessore sull' autotrasporto, sulla concorrenza, o meglio sul «dumping» dei conducenti in arrivo dall' Est, disposti ad accettare tratte massacranti a costi stracciati. La crisi livella i guadagni: l' incasso netto di un «padroncino» arriva a fatica a 2.300 mila euro al mese; 3-4 mila al massimo se lavora anche oltre frontiera. Senza distinzioni tra i sessi. Giuseppe Sarcina [email protected] RIPRODUZIONE RISERVATA 110.000 2.300

    Sarcina Giuseppe

     

     

     

     

    Pagina 25
    (12 marzo 2010) – Corriere della Sera

     

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    0 commenti su “Piu se ne parla e piu possono cambiare le cose ……….

    1. …Più se ne parla e meglio è. Viva Dio! E mentre ne parliamo e ne parlate voi che avete l'onore e l'onere di sedere a quei tavoli, cerchiamo di essre un tantino più incisivi, perchè discorsi del tipo: "…stiamo insistendo molto per far passare il principio che i committenti non possono chiedere ad un autista un percorso in 9 ore, quando le norme Europee prevedono per quella stessa tratta, tra pause e riposo continuativo un tempo di 18 ore "
      Non sembrano andare in questa direzione.Perche le norme Eurepee non si applicano dietro insistenza di qualche organizzazione sindacale o associaciazione di categoria ,e se GENTILE COMMITTENZA lo CONCEDE!!! GRAZIE.
      LUIGI…

    2. Ciao Omega, avevo già letto questo articolo del corriere della sera la settimana scorsa, e l'avevo giudicato positivo, sia per voi donne che per tutta la categoria; è stato un piacere aprire il blog e troverlo postato, brava Omega!!!  
      Buona strada,  Gianni.

    3. Grazie di aver pubblicato l'articolo, non ero riuscita ancora ad avere questa copia del giornale!
      Forza ragazze!
      p.s. qualcuno aveva chiesto chi è Marzia? Sfogliate le pagine del blog, abbiamo pubblicato un video che è andato in onda su una rete privata che la vede come protagonista.

    4. eccolo qua l'articolo incriminato…guarda te se dobbiamo insistere per far rispettare leggi e principi contrattuali che nel resto d'Europa si danno per SCONTATI da una quindicina di anni buoni!! Sorvoliamo circa la preparazione anglosassone del Sig. Sarcina ma voglio sperare che qualcuno abbia pensato a dedicargli una calorosa mail di ringraziamento per l'attenzione dimostrata nell'assimilare le differenze esistenti tra inglese scritto e pronunciato. Vabbè, tanto in TV c'è sempre quel pagliaccio in formato ridotto che continua a ripetere che il nostro paese è un esempio per tutta l'Europa. A far cosa però…lo sa solo lui, che di esempio c'è solo la vergogna per le ruberie e il ridicolo di cui ci ricopriamo.
      Mi raccomando…adesso censuratemi anche voi.
      Frank

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