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Archive for Luglio 5th, 2010

Da Camionsfera…

 

In Germania mancano autisti

Mercoledì 30 Giugno 2010

Contrordine in Germania: dopo due anni di riduzione dei trasporti stradali e conseguenti licenziamenti di autisti, ora le imprese di autotrasporto tedesche devono affrontare una carenza di personale, a causa delle ripresa dei traffici. La domanda di autisti qualificati riguarda soprattutto i trasporti internazionali e, in particolare, quelli che dalla Germania sono diretti verso Francia, Italia, Benelux e Russia. E nei prossimi anni la situazione potrebbe aggravarsi, perché migliaia di autisti tedeschi andranno in pensione e in questi due anni non sono stati rimpiazzati dai giovani.
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Quando la tenacia GUIDA il camionista…

 

Tenacia da camionista: diploma a 85 anni

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Luigi Mulas di Perdasdefogu, in Sargegna, ha trascorso una vita alla guida del camion, senza aver potuto concludere gli studi. Ma è un uomo tenace ed appassionato di storia, quindi ha deciso che il diploma di scuola media lo avrebbe comunque conseguito. A qualsiasi età. Ha raggiunto l'obiettivo in questi giorni presso la scuola media di Tortolì, all'età di 85 anni, presentando una tesina sullo scrittore sardo Emilio Lussu, che ha conosciuto personalmente.
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Correva l'anno 1985

Ciao a tutte/i

correva l'anno 1985 e un imprenditore ha ideato un nuovo Gran Premio, è il battesimo di MIsano Adriatico… ; l'inizio di un'avventura che ai nostri giorni è diven
tata una delle più belle vetrine di camion d'Italia; coloro che hanno frequentato il raduno sorrideranno leggendo queste righe, sembra sia passato un secolo….

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CORRI CAMION CORRI

Repubblica — 29 giugno 1985   pagina 32   sezione: SPORT
 

MISANO – "Come m' è saltato in mente di fare correre i camion in un autodromo? Facile, perchè sono matto". Gabriele Fabbri, riccionese brizzolato a cavallo dei 40, spinge sull' ultima parola. In Romagna "ametto" non ha nulla di patologico, traduce solo la vena di accattivante follia che può muovere un affermato fabbricante di jeans a organizzare un Gran Premio per i Tir. Così oggi, dalle 16 alle 23, rombano i giganti della strada e una prima cosa da verificare sarà l' impatto con un pubblico che li identifica nei sorpassi rabbrividenti sopportati in autostrada, magari su una Panda squassata da ventate prepotenti. Ci saranno batterie e finali per tre categorie (secondo cavalli di potenza). E poi, nello spettacolo fra giorno e notte, Amii Stewart e gli sbandieratori di S. Marino, le bande musicali, il Sangiovese, le piadine. "Se non inventiamo qualcosa – continua Fabbri – fra un po' dovremo chiudere baracca. A veder le corse la gente non ci va più, la Formula 1 sta mangiando tutto. Oggi, a una gara di F. 3, vanno solo i meccanici e le fidanzate dei piloti". Tir in pista, allora. E' la prima volta, su un autodromo italiano. Un esperimento, un richiamo per i turisti delle riviere, una prova generale per il Gran Premio di S. Marino che si farà qui il 3 agosto: una delle sette gare dell' "Eurotruck", un campionato europeo che all' estero va già fortissimo. Erano in 40mila al "Paul Ricard", in Francia, pochi giorni fa, ad assistere al trionfo di Willy Green, un inglese che alla fine degli anni Sessanta correva in Formula 1 e oggi fa il professionista sui bestioni da corsa. Fra gli italiani, invece, non si campa ancora coi soli Tir. O meglio, della quarantina di piloti che da ieri provano in pista, quasi tutti sono camionisti. Ma durante la settimana. Molti corrono col Tir da lavoro: adattato, si capisce, svitando e riavvitando un po' di roba, fra sospensioni e motore, per salire di giri e toccare i 180 all' ora. Ci sono, anche fra gli italiani, ex piloti. Duilio Ghislotti, uno dei big (ha vinto il Gran Premio d' apertura, in Danimarca) faceva Formula 3. Gaudenzio Mantova, comasco di 40 anni, ricorda un titolo italiano di Formula Ford nel ' 72 e sospira. Adesso Mantova guida il camion. Cave, cantieri, non i lunghi viaggi di linea. Venendo a Misano, ha portato a Ravenna un container di mangime. Poi ha staccato il rimorchio, farà la corsa con la sola motrice, caricherà concime, per Novara, al ritorno. Così, fra trasporto e Gran Premio, farà una patta. Eppure il suo Scania 142 è coperto di sponsor. "Mica soldi, però. Amici, favori, cambi-merce. Quello che ti fa fare un trasporto grosso e ti chiede se gli metti l' adesivo. Sponsor veri non ce ne sono ancora. Quelli tecnici: la Fisam ci dà le batterie, Pirelli e Michelin passano le gomme ai piloti più forti. In Italia siamo agli inizi, nel resto d' Europa sono partiti prima. Ma se entrano le case, Fiat, Volvo, Daf, Renault, e la gente viene, come all' estero, può esplodere il boom". Non ha sponsor Giovanni Bellicchi (Gr. A Rh +, scritto sulle fiancate, sotto il nome), ma un Fiat 190/35 che pare un murales viaggiante. Una donna nuda, stile Medioevo fantastico (alla "Conan il barbaro"), serigrafata a tinte brillanti da un pittore faentino, tiene un cane mostruoso alla catena. Una donna nuda, su un camion, ci vuole sempre. Al posto di "Papà non correre" c' è la levetta dell' aria condizionata. Bellicchi indossa casco, tuta ignifuga, guanti, mette la cintura di sicurezza a 4 attacchi, come in Formula 1 e dà il gas. Non è camionista, l' azienda di trasporti la dirige dall' ufficio. Per le domeniche da corsa s' è fatto pitturare (e, naturalmente, adattare) il Fiat usato che la ditta accantonava. Ma il Bellicchi da Segrate ce l' ha coi regolamenti. "Se le giurie non diventano più severe, è una presa in giro. Ci sono inglesi che non guidano Tir, ma missili. Green, al "Ricard", aveva 550 cavalli". E poi, a parte le modifiche alla pompa, alla coppia, sul filo e oltre i regolamenti, ci sono truccacci indegni. Racconta Mantova: "Ero in testa in Danimarca. Tir bloccato, mistero. Poi ho cavato due stracci dal serbatoio. Bel regalino, no?". –
di WALTER FUOCHI
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Sembra un romanzo giallo, purtroppo è tutto VERO!!!

 Il sangue sui pantaloni è della donna uccisa – Antonio D’Antuono, camionista napoletano, era stato intercettato mentre chiedeva alla madre di buttarli

 

COSENZA – L’alone stempera il colore della stoffa cucita lateralmente. Le macchie ematiche si susseguono sinistramente, scandendo i ritmi della lama penetrata nel corpo della vittima. Nel sinistro ricamo disegnato dal sangue sui pantaloni di Antonio D’Antuono, 29 anni, autotrasportatore di San Giuseppe Vesuviano (Napoli), c’è la prova d’un feroce delitto. D’una aggressione costata la vita alla quarantenne tedesca Petra Schiffler, trovata cadavere sabato cinque dicembre in una scarpata posta ai margini del tratto rendese dell’A3.
Secondo le analisi comparative fatte eseguire dalla Procura, infatti, le tracce biologiche rilevate sui tessuti sarebbero riconducibili alla autostoppista tedesca, ammazzata a coltellate e poi scaraventata in un burrone.
 
Davanti al TdL di Catanzaro, nelle scorse settimane, il pm Claudio Curreli aveva depositato le trascrizioni di una intercettazione avvenuta in carcere tra l’autista e la madre. Durante il colloquio, l’uomo invitava la congiunta buttare un paio di pantaloni che indossava il giorno del delitto. Pantaloni poi recuperati dalla polizia e sui quali è stato eseguito un esame comparativo del codice genetico che ha dato esito positivo. La circostanza aggraverebbe ulteriormente la già compromessa situazione processuale dell’indagato.
 
D’Antuono, bloccato in Sicilia, a Gela, dagli investigatori della Terza sezione omicidi della Mobile di Cosenza, ha infatti ammesso di aver ucciso la donna, affermando però di essersi difeso da un tentativo di aggressione. Secondo la versione fornita dall’indagato al vicequestore Fabio Ciccimarra, avrebbe dato un passaggio alla vittima la quale si sarebbe impossessata di un coltello, che l’autotrasportatore teneva nel camion, puntandoglielo alla gola, a scopo di rapina.
 
Ma il racconto del camionista non ha mai convinto il pm Claudio Curreli. I magistrato ritiene, invece, che D’Antuono abbia assassinato l’autostoppista tedesca dopo aver inutilmente tentato un approccio sessuale. Un rifiuto che avrebbe scatenato la sua rabbiosa reazione.
 
Dopo l’omicidio, D’Antuono avrebbe percorso qualche chilometro, avrebbe accostato il camion alla barriera di protezione, posizionandolo in modo da non farsi vedere dagli automobilisti di passaggio, e scaraventato il cadavere nella scarpata sottostante, facendo poi rientro a San Giuseppe Vesuviano, dove la sera avrebbe incontrato la fidanzata, senza far trasparire alcuna emozione.
 
I poliziotti del questore Giovanni Bartolomeo Scifo sono riusciti ad identificare l’autotrasportatore campano attraverso l’analisi disaggregata di 8.970 report di autotreni con rimorchio compatibili, nelle caratteristiche tecnico-meccaniche, con quelle attribuibili all’autoarticolato Iveco 190.48 turbo star di colore grigio, telonato blu, che era stato immortalato dalle telecamere dell’impianto di videosorveglianza dell’area di servizio di Cosenza Nord.
 
Un camion sul quale, intorno alle 12.56 di mercoledì 2 dicembre, era stata vista salire la vittima in compagnia di un uomo di corporatura robusta con capelli castani. Un uomo le cui fattezze fisiche corrispondevano perfettamente – si scoprirà dopo – a quelle di D’Antuono.
 
La complessa ricerca del camion, associata al parziale identificativo di targa alfa-numerico CL, nonostante la scarsa qualità delle immagini, ha consentito per esclusione di raggiungere il titolare della ditta proprietaria del mezzo e di scoprire, così, che l’autista che lo guidava solitamente era proprio Antonio D’Antuono.
 
L’uomo, fermato in Sicilia dove si era successivamente recato per lavoro da una pattuglia della Polstrada, venne condotto nella città dei bruzi dove ammise, in lacrime, le proprie responsabilità.
 
Il Tribunale della libertà di Catanzaro, cui il legale dell’indagato fece ricorso avverso il provvedimento restrittivo emesso dal Gip di Cosenza, confermò poi l’ordinanza di custodia cautelare ritenendo che a carico di D’Antuono esistessero univoci e concordanti indizi di colpevolezza. Il caso, a questo punto, può ritenersi chiuso. Salvo improbabili colpi di scena, l’omicida campano rischia ora di finire a giudizio davanti alla Corte d’assise di Cosenza.
 
La salma di Petra Schiffler, dopo essere rimasta per un mese in obitorio, è stata invece inumata nel suo paese d’origine.
 
Arcangelo Badolati

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