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Sembra un romanzo giallo, purtroppo è tutto VERO!!!

 Il sangue sui pantaloni è della donna uccisa – Antonio D’Antuono, camionista napoletano, era stato intercettato mentre chiedeva alla madre di buttarli

 

COSENZA – L’alone stempera il colore della stoffa cucita lateralmente. Le macchie ematiche si susseguono sinistramente, scandendo i ritmi della lama penetrata nel corpo della vittima. Nel sinistro ricamo disegnato dal sangue sui pantaloni di Antonio D’Antuono, 29 anni, autotrasportatore di San Giuseppe Vesuviano (Napoli), c’è la prova d’un feroce delitto. D’una aggressione costata la vita alla quarantenne tedesca Petra Schiffler, trovata cadavere sabato cinque dicembre in una scarpata posta ai margini del tratto rendese dell’A3.
Secondo le analisi comparative fatte eseguire dalla Procura, infatti, le tracce biologiche rilevate sui tessuti sarebbero riconducibili alla autostoppista tedesca, ammazzata a coltellate e poi scaraventata in un burrone.
 
Davanti al TdL di Catanzaro, nelle scorse settimane, il pm Claudio Curreli aveva depositato le trascrizioni di una intercettazione avvenuta in carcere tra l’autista e la madre. Durante il colloquio, l’uomo invitava la congiunta buttare un paio di pantaloni che indossava il giorno del delitto. Pantaloni poi recuperati dalla polizia e sui quali è stato eseguito un esame comparativo del codice genetico che ha dato esito positivo. La circostanza aggraverebbe ulteriormente la già compromessa situazione processuale dell’indagato.
 
D’Antuono, bloccato in Sicilia, a Gela, dagli investigatori della Terza sezione omicidi della Mobile di Cosenza, ha infatti ammesso di aver ucciso la donna, affermando però di essersi difeso da un tentativo di aggressione. Secondo la versione fornita dall’indagato al vicequestore Fabio Ciccimarra, avrebbe dato un passaggio alla vittima la quale si sarebbe impossessata di un coltello, che l’autotrasportatore teneva nel camion, puntandoglielo alla gola, a scopo di rapina.
 
Ma il racconto del camionista non ha mai convinto il pm Claudio Curreli. I magistrato ritiene, invece, che D’Antuono abbia assassinato l’autostoppista tedesca dopo aver inutilmente tentato un approccio sessuale. Un rifiuto che avrebbe scatenato la sua rabbiosa reazione.
 
Dopo l’omicidio, D’Antuono avrebbe percorso qualche chilometro, avrebbe accostato il camion alla barriera di protezione, posizionandolo in modo da non farsi vedere dagli automobilisti di passaggio, e scaraventato il cadavere nella scarpata sottostante, facendo poi rientro a San Giuseppe Vesuviano, dove la sera avrebbe incontrato la fidanzata, senza far trasparire alcuna emozione.
 
I poliziotti del questore Giovanni Bartolomeo Scifo sono riusciti ad identificare l’autotrasportatore campano attraverso l’analisi disaggregata di 8.970 report di autotreni con rimorchio compatibili, nelle caratteristiche tecnico-meccaniche, con quelle attribuibili all’autoarticolato Iveco 190.48 turbo star di colore grigio, telonato blu, che era stato immortalato dalle telecamere dell’impianto di videosorveglianza dell’area di servizio di Cosenza Nord.
 
Un camion sul quale, intorno alle 12.56 di mercoledì 2 dicembre, era stata vista salire la vittima in compagnia di un uomo di corporatura robusta con capelli castani. Un uomo le cui fattezze fisiche corrispondevano perfettamente – si scoprirà dopo – a quelle di D’Antuono.
 
La complessa ricerca del camion, associata al parziale identificativo di targa alfa-numerico CL, nonostante la scarsa qualità delle immagini, ha consentito per esclusione di raggiungere il titolare della ditta proprietaria del mezzo e di scoprire, così, che l’autista che lo guidava solitamente era proprio Antonio D’Antuono.
 
L’uomo, fermato in Sicilia dove si era successivamente recato per lavoro da una pattuglia della Polstrada, venne condotto nella città dei bruzi dove ammise, in lacrime, le proprie responsabilità.
 
Il Tribunale della libertà di Catanzaro, cui il legale dell’indagato fece ricorso avverso il provvedimento restrittivo emesso dal Gip di Cosenza, confermò poi l’ordinanza di custodia cautelare ritenendo che a carico di D’Antuono esistessero univoci e concordanti indizi di colpevolezza. Il caso, a questo punto, può ritenersi chiuso. Salvo improbabili colpi di scena, l’omicida campano rischia ora di finire a giudizio davanti alla Corte d’assise di Cosenza.
 
La salma di Petra Schiffler, dopo essere rimasta per un mese in obitorio, è stata invece inumata nel suo paese d’origine.
 
Arcangelo Badolati

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