Una rontonda… per i camionisti!!!

Ciao a tutte/i

su questo blog si è scritto del Monumento al Camionista che i Belli & Budelli si stanno impegnando a realizzare, con determinazione hanno interpellato le istituzioni, gli enti e le associazioni; so che hanno ricevuto tante parole buone ma anche promesse a parole, un pò meno buone, perchè non spendibili… così va il mondo e il nostro ne è un grande specchio. Diverse volte si è parlato che dovrebbe finanziarlo chi ha tratto e trae profitto dal lavoro dei camionisti, malauguratamente anche le disgrazie dovrebbero essere addebitate a chi ha avuto interessi economici dal lavoro della categoria che versa tante vittime. Il Monumento al Camionista vuole essere un luogo dove poter piangere, ricordare o solo portare un fiore a chi ha perso la vita sulla strada, un luogo simbolo, per ricordarli tutti, indistintamente; e per noi Lady Truck, romantiche e sentimentali è il Monumento che ci rappresenta.monumento

Ci fa ugualmente piacere che nel 2006 il Comune di Bologna, una concessionaria di veicoli industriali e un'associazione di categoria, abbiano indetto un concorso per la realizzazione di una rotonda dedicata ai giganti della strada, riconoscendo l'importanza che ha avuto questo settore nello sviluppo economico della zona; Il concorso lo vinse una sassolese:

 

Modenese la vincitrice concorso rotatoria via E.Lepido di Bologna

Sono andati a Costanza Bruini, artista di Modena, i 13.000 euro messi in palio dal Comune di Bologna, nell’ambito del concorso d’arte pubblica ‘Circolare’, bandito per individuare l’opera da realizzare al centro della nuova rotonda di via Marco Emilio Lepido a Borgo Panigale.

Bruini, premiata questa mattina presso l’Urban Center di piazza Maggiore, ha sbaragliato la concorrenza di 13 gruppi (per un totale di 35 partecipanti) che hanno concorso alla gara, presentando i loro progetti.

L’idea della vincitrice è quella di realizzare una scultura dal titolo ‘Giganti della strada’ che raffigura un uomo in marcia con un camion in spalla. L’obiettivo del concorso, infatti, era proporre un’interpretazione dell’identità storica della rotatoria e, in particolare, del ruolo sociale e lavorativo degli autotrasportatori.

La realizzazione del gigante avverrà nell’arco di circa 4 mesi e sarà sostenuta anche da altri sponsor privati, visto che il suo costo sfora il budget messo a disposizione dal Comune. Tutti i 13 progetti presentati al concorso, invece, saranno esposti all’Urban Center per le prossime due settimane e non è escluso che possano essere utilizzate per arredare in futuro altre rotonde della città

Ora il progetto ha preso forma, dovrebbe arginare il degrado che c'è in quella zona, considerata "terra di nessuno" per troppo tempo, un compito troppo grande per una rotonda, ma in Emilia è normale circolare in cerchio attorno a enormi forme di formaggio parmigiano, grappoli d'uva, maialini, macchinari e costruzioni in piastrelle e una a ricordare il camionista non guasta.

 Inaugurato alla rotonda di Borgo Panigale il 'gigante della strada'
Mer 7 Lug – 19,30
Inaugurato alla rotonda di Borgo Panigale il 'gigante della strada'
Bologna, 7 luglio 2010 – E' stato inaugurato oggi il grande monumento in onore degli autotrasportatori. Si tratta di una mega installazione – rivestita di alluminio, alta nove metri, del peso di 8 tonnellate e mezzo – che rappresenta un uomo con sopra un vero 'bisonte della strada': un camion modello Daf con 20 anni di onorata carriera. L'opera svetta imponente alla rotonda di Borgo Panigale, sulla via Emilia.
 
Il taglio del nastro si è tenuto oggi in un punto simbolo dell'autotrasporto bolognese: è alla Pioppa infatti che si sono svolte fin dagli anni 70 le più importanti manifestazioni sindacali delle imprese dell'autotrasporto a Bologna. L'operazione 'Giganti della strada' è iniziata nel 2006. Il concorso d'arte pubblica è stato lanciato dal Comune di Bologna e, visto che riguardava "la rotonda degli autotrasportatori", dalla Cna Fita, l'associazione – sottolinea un comunica della Cna – più rappresentativa dell'autotrasporto bolognese.
 
L'opera vincente è nata da un'idea dell'artista modenese Andrea Capucci ed è stata sviluppata da un team composto da Agnese Gemma Barbieri (architetto), Costanza Bruini (architetto), Francesco Bursi (ingegnere), Antonio Ruggerini (ingegnere), Alessandro Zomparelli (designer informatico). La scultura è stata poi realizzata dalla ditta Pietro Ruggerini di Rubiera (Reggio Emilia), su progetto esecutivo di uno staff composto da Augusto Ruggerini, Luciano Manes, Vito Antonio Lazazzara.
 
La scultura è rivestita di 60 fogli di alluminio (ne sono stati utilizzati tre quintali), saldati e bullonati, su di una struttura portante principale. Considerando anche il camion posto sulle spalle del gigante, l'opera è alta complessivamente dieci metri. L'opera si è 'autofinanziata' grazie all' intervento di numerosi sponsor e al sostegno di tante imprese dell'autotrasporto e della logistica bolognese.

Non basterà una rotonda a ridarci la dignità e il rispetto della collettività, che aveva il camionista quando io ero bambina, ma è comunque un primo passo, forse un pò costoso, quello sì.
Non pensino gli amici B & B che questo monumento tolga importanza ai loro sforzi, anzi prova il fatto che la necessità di avere un luogo per ricordare il sacrificio del Camionista è sentita in diverse parti d'Italia e a loro è affidato il duro compito di realizzarlo.

BUONA STRADA a Tutti i Camionisti e le Camioniste!!!

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0 commenti su “Una rontonda… per i camionisti!!!

  1. Caspita che "installazione"!!! Non avevo mica capito che era cosi!!! Comunque son contenta che finalmente cominciano a dedicare qualche momumento anche alla nostra categoria….io nelle rotonde vedo spesso telai…rotaie….una volta qui vicino ce n'era una che raffigurava un incidente tra una moto e un'auto e tanto hanno fatto che l'hanno fatta togliere….dicevano che toglieva visibilità in rotonda…non era mica vero….forse trasmetteva solo un messaggio un pò troppo forte da accettare: che può succedere a chiunque…
    Comunque buona strada a tutti e spero di vedere presto realizzato anche il Monumento al camionista che i B&B portano avanti con tanto cuore!!! Ciaooooo!!

  2. anonimo il said:


    Grazie Monica
    Speriamo presto di poter festeggiare l'inaugurazione del Monumento tutti assieme a Grisignano,
    L'ultima volta che siamo visti e' stato a Giussano l'anno scorso,era mattino e BRUNO MI DICEVA DOVE PARCHEGGIARE……
    Quest'anno manchera' Bruno ma sara' sempre nei nostri cuori con tutti gli amici ed amiche che non sono piu' tra di noi e che speriamo presto di poter ricordare degnamente.
    TANTA TANTA BUONASTRADA A TUTTI-E

    Franco, B&B

  3. Non ci si vuol pensare… ma quel Monumento a Grisignano potrebbe rappresentare anche noi… non sappiamo cosa ci riserva il destino e cosa ci sarà sulla nostra strada; quest'anno a Giussano non ci sarà il Bruno col suo amichevole brontolio, è vero, ma saremo lì a ricordarlo, perchè il raduno era importante per lui, ed esserci, a ricordarlo con i suoi colleghi d'avventura, è un modo per rendergli merito e saluti… già mi sembra di sentire…Quella volta che il BRUNO… oppure …Quando il Bruno ha detto…
    Buona Strada al raduno di Giussano e a Bruno…

  4. la dignita  la si tiene  incazzandosi  con i disonesti   , obvviamente  senza generalizzare , delavostra categoria   che mettono  con trucchi e inganni a reppentaglio  la  vostra vita  e la nostra
     da   repubblica  online

    INCHIESTA ITALIANA

    Trucchi, caffè, droghe, niente soste
    camionisti-schiavi diventano assassini

    Il 37% dei sinistri in autostrada coinvolge i Tir. E in sei episodi su dieci si tratta di tamponamenti. Tanti chilometri, niente riposo. E chi si ribella è fuori. Il ribasso selvaggio è uno dei connotati del settore. Crescono gli illeciti e l'evasione. E si ricicla denaro
    di LUIGI CARLETTI

    Trucchi, caffè, droghe, niente soste  camionisti-schiavi diventano assassini

    Ha caricato il suo tir ben oltre le 44 tonnellate consentite. Starà a 55, forse a 60, ma in altri viaggi ha sfiorato anche le 70. Enzo parte da Battipaglia, trenta chilometri a sud di Salerno, carico di verdura e di frutta. Sono le sette di sera e all'alba di domani deve essere a Milano. Destinazione mercati generali. Ottocento chilom etri d'asfalto, servono dieci ore. Che diventano almeno dodici, calcolando i limiti di velocità e le pause imposte dal codice della strada. Ma dodici ore sono troppe. Perciò Enzo non si fermerà, se non per quei pochi minuti dovuti a necessità fisiologiche. Certo non rispetterà gli ottanta all'ora. "Così non si arriva mai", spiega. Si terrà sveglio con i caffè, che di notte le Autostrade offrono gratuitamente. E se serve con le anfetamine o altre droghe. Quanto al cronotachigrafo, la "scatola nera" che registra tutto, userà i soliti trucchi e cercherà di farla franca. Perché Enzo, come migliaia di altri suoi colleghi, non ha alternative. Le condizioni sono queste e se non ci sta, l'impresa che lo ha ingaggiato ne ha pronti a decine per sostituirlo: romeni, ucraini, marocchini e anche italiani. Disposti a tutto, per un posto da camionista che frutta tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese, mentre lo stipendio regolare medio è, da contratto, di 2.200 euro. Ogni giorno su strade e autostrade circola un milione di mezzi pesanti. L'87% delle merci viaggia su gomma. Se si ferma l'autotrasporto, si ferma il Paese. Sono autisti di ogni nazionalità (quasi tre milioni le patenti italiane attive), provenienza e destinazione. Tra questi si fa largo la categoria dei disperati, almeno il 30%, secondo le stime degli esperti. Sono i camionisti-schiavi. Costretti a percorrere la penisola in tempi record. Sottopagati e sotto minaccia. Bombe viaggianti che, al minimo errore, possono provocare delle stragi. È già successo. E non passa giorno che la cronaca non registri fatti riconducibili a questo fenomeno in costante crescita. Una deriva della sicurezza che il governo ha tentato di arginare con l'inasprimento del codice della strada. Misure che però, ancora una volta, intervengono soprattutto a valle. Ma le cause stanno altrove. Che cosa sta accadendo nel mondo dell'autotrasporto? E cos'ha provocato questo deterioramento delle condizioni di sicurezza che, inevitabilmente, ci riguarda tutti?

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    L'alibi della crisi
    "Il nostro è sempre stato un ambiente difficile", dice Franco Feniello, presidente dell'associazione "Italia Truck" e per trent'anni, lui stesso, camionista. "Ma la recessione è diventata l'alibi per far passare qualsiasi prepotenza. In Italia ci sono migliaia di imprese che fanno dello sfruttamento selvaggio il loro antidoto alla crisi. Pur di battere la concorrenza si offrono alla committenza a prezzi stracciati e poi tagliano i costi: sui mezzi e sugli uomini. Lo Stato dovrebbe intervenire non solo con i controlli sulla strada, ma andare a guardare in casa di questi imprenditori. Ne scoprirebbe delle belle".

    In alcune occasioni lo Stato si muove. A Mantova la polizia stradale ha arrestato Antonio Rosignoli, imprenditore di 51 anni. L'accusa è estorsione contro i suoi dipendenti. Secondo i magistrati li minacciava di licenziamento se non avessero sovraccaricato i camion, fatto turni massacranti e alterato i cronotachigrafi. Negli stessi giorni, a Rimini, la polizia municipale ha fermato un autista bengalese che trasportava pacchi postali per una società italiana. Keerthy Warnakulasuriya, 41 anni, era stato alla guida del camion per 35 ore e 52 minuti con poche, brevissime pause.

    Nell'aprile scorso la Procura di Forlì ha chiuso l'operazione "Over Time" che ha portato in carcere dieci persone. Gli autisti di "Tir Spagna" (Cesena) e "Ces Tir" (Pesaro) – hanno spiegato gli inquirenti – "erano costretti all'incondizionata obbedienza dei diktat dei vertici aziendali, pena il licenziamento o l'essere adibiti a prestazioni meno remunerative e più stressanti".

    A capo dell'organizzazione c'erano Marino Buratti, di Cesena, e Santo Crea, di Reggio Calabria, nomi già incontrati in un'altra, dolorosa vicenda del dicembre 2009.

    L'ultimo viaggio di Michela
    "Non sto bene ma devo andare, altrimenti poi che gli dico a quelli là?". Queste furono le ultime parole di Michela Ciullo raccolte da un amico sindacalista. "Quelli là" erano i responsabili di "Tir Spagna" e "Ces Tir", le due società poi finite nel mirino degli investigatori. Così nella notte del 5 dicembre scorso Michela Ciullo si mise alla guida del suo tir carico di verdure. Da Latina a Cesena, 400 chilometri sulla E45. Poco dopo le 5 del mattino sfondò il guard-rail e precipitò per 40 metri dal viadotto di Verghereto. Era quasi arrivata ormai, ma la stanchezza ebbe il sopravvento. Michela, 38 anni, una figlia di 19, era una camionista molto particolare: delegata della Filt-Cgil e componente della segreteria territoriale del sindacato. Oggi la Cgil attende la chiusura dell'inchiesta, e il possibile rinvio a giudizio dei titolari delle due aziende, per costituirsi parte civile. Sarebbe il primo caso in Italia.

    Da Genova a Cosenza, da Foggia a Vicenza, il rendiconto dell'attività di controllo, è fitto di interventi e di sanzioni. Roberto Sgalla, direttore della Polizia stradale, spiega che nei primi sei mesi del 2010 i mezzi commerciali fermati sono stati il 199% in più rispetto al 2009 e le violazioni contestate il 538% in più. Ma questi numeri raccontano soprattutto un'evidenza: più s'interviene, più si scopre un mare di irregolarità di ogni tipo. "Gli ultimi provvedimenti sono stati estremamente utili", osserva Sgalla. "Basti pensare alla norma su alcol zero per tutti i conducenti e alla corresponsabilizzazione della committenza nella condotta di guida dell'autista. È però importante agire anche a monte: più controlli incrociati nelle aziende di autotrasporto. A tutti i livelli". In Italia ci sono 158.709 imprese iscritte all'albo. Secondo Eurostat, in realtà, sono 93.427. Quasi cinquantamila società non hanno neanche un veicolo. Quindi che cosa fanno? E che ruolo hanno, oltre all'intermediazione e al subappalto più o meno regolare?

    L'infiltrazione della criminalità
    Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai Trasporti in quota Pdl, promette: "Faremo pulizia ed entro la fine dell'anno, in collaborazione con le Province, le cancelleremo dall'albo". Altre 51mila imprese sono monoveicolari. In quello che rimane, il 38% possiede tra due e cinque automezzi. "È un settore condannato al nanismo", rileva Giuseppe Mele, di Confindustria, una delle voci più importanti della committenza. "Con questa frammentazione dell'offerta, ci sarà sempre qualcuno pronto a ribassare oltre i limiti".

    Il subappalto del subappalto e il ribasso selvaggio sono due tra i connotati più forti del far-west nell'autotrasporto. "Crisi morale", la definisce Cinzia Franchini, vice-presidente della Fita-Cna e lei stessa autotrasportatrice. "Sempre più imprese adottano metodi illegali, riciclano denaro, evadono le tasse e praticano la concorrenza sleale. Se non si interviene su questo cancro, poi si possono sbandierare tutte le norme e i controlli del mondo. Ma il numero dei camionisti-schiavi aumenterà e di pari passo crescerà la loro pericolosità sulle strade".

    L'infiltrazione della criminalità organizzata nell'autotrasporto non è recente, eppure si è mimetizzata meglio che in altri settori. In alcune regioni, per esempio l'Emilia-Romagna, le denunce sono quotidiane. Enrico Bini, presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, parla apertamente di imprese legate alla 'ndrangheta, insediatesi nel territorio poco dopo il Duemila con i lavori dell'alta velocità. Dal movimento terra fino al trasporto a tutto campo. "Hanno cominciato a …

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