Io guido con Manal…

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Ciao…
volevo scriverne ieri ma ero via… oggi in Arabia Saudita dovrebbe esserci stata la manifestazione delle donne per il diritto alla patente e a poter guidare "personalmente" un'automobile.
Ho scoperto che l'Arabia Saudita è l'unica nazione al mondo che nega questo diritto alle donne….
Pensare cosa sarebbe stata la mia vita senza poter guidare… un pò mi fa rabbrividire!!!
Là le donne devono sempre essere accompagnate da un uomo. Chi è di famiglia ricca  ha l'autista… le altre? Devono chiedere a un parente, un fratello, il marito…
Manal ha infranto questo divieto e messo un video su Youtube che la ritraeva al volante… poi è stata arrestata per questo …e rilasciata dopo NOVE giorni….
Oggi era il grande giorno, quello in cui le donne si dovevano mettere al volante… consigliata la foto del Re e un uomo in auto… perchè non era una manifestazione contro il Re, ma una "semplice" richiesta ad essere ascoltate!!!
Spero che sia andata bene, spero che ottengano questo diritto, da noi è una cosa normale poter guidare… ma provate ad immaginarvi il contrario!!!!
Buona strada a Manal e alle sue "sorelle"!!!

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5 commenti su “Io guido con Manal…

  1. Un articolo trovato in rete:

    Redazione Il Fatto Quotidiano

    17 giugno 2011

    Arabia Saudita, donne al volante?

    E’ vietato. E loro scendono in piazza

    La manifestazione, nata sulla rete, arriva dopo l'arresto di Manal Alsharif avvenuto il 15 maggio scorso. L'accusa nei suoi confronti: "Infangare la reputazione del Regno e incitare alla protesta l’opinione pubblica". Motivo: aver guidato una macchina

    La notizia del suo arresto aveva fatto rapidamente il giro del mondo, alla fine di maggio. Manal Alsharif era stata prelevata da casa sua il 15 maggio, dal personale del ministero dell’interno saudita, dopo che su YouTube era comparso un video «sovversivo»: la donna guidava la macchina tra le strade di Ryadh. Quindici giorni più tardi, dopo una rapida ed efficace campagna internazionale di pressione che ha viaggiato soprattutto su Internet e dopo una petizione al re Abdallah presentata dal padre di Manal, le autorità saudite sono state costrette a scarcerarla. Manal rimane comunque accusata di «infangare la reputazione del Regno e incitare alla protesta l’opinione pubblica». Tutto per aver guidato la macchina.

    L’arresto, peraltro, non è affatto scontato. Di solito in caso di «violazione» delle norme da parte di una donna, viene chiamato il suo «custode legale» (il marito o il parente maschio più prossimo) ed è lui a essere redarguito o multato. L’arresto di Manal ha quindi mandato in cortocircuito il sistema saudita, con il rischio di innescare un effetto valanga.

    Subito dopo l’arresto di Manal, il giudice incaricato di seguire il suo «caso» aveva detto che la detenzione sarebbe durata almeno un mese, e che la donna – master in economia negli Stati Uniti, divorziata e con un bambino di quattro anni – non sarebbe rientrata a casa sua prima del 17 giugno. La data è venuta fuori così e da oggi le donne saudite si preparano a rompere il divieto di guidare l’auto, un divieto non scritto da nessuna parte nelle leggi del regno, e reso efficace solo dal ferreo controllo del clero wahabbita sui costumi sociali dei sudditi degli al Saud.

    Come spiega la scrittrice e attivista saudita Hala al Dosari (coinvolta anche nella protesta di Manal) in un lungo intervento sul sito dell’emittente panaraba Al Jazeera, il divieto è una delle concessioni di facciata – a spese delle donne, soprattutto dei centri urbani – che la petromonarchia saudita paga alla lettura integralista dell’Islam su cui basa la propria legittimità politica. Nelle zone rurali, dove i controlli polizieschi sono più laschi e dov’è maggiore la necessità di spostamenti, le donne spesso guidano. Di nascosto e con grande rischio personale comunque.

    Manal, all’uscita dal carcere, ha ringraziato il re e ha detto che non avrebbe preso parte alla giornata del 17 giugno, senza però mollare altre sue campagne, come quella per le colf straniere abbandonate nelle prigioni saudite dai loro datori di lavoro che non vogliono pagare le spese di rimpatrio.

    Non è la prima volta che le donne saudite sfidano la famiglia regnante su questo terreno. All’inizio degli anni novanta, nel 1990 per la precisione, quando alcune donne, soprattutto di classe elevata, osarono guidare per le strade della capitale. La reazione della monarchia fu di accusarle di seguire «indicazioni provenienti dall’estero» e «di minare l’unità della nazione» attraverso la corruzione dei suoi presunti «costumi morali». Le donne coinvolte nella campagna furono punite duramente, per anni non hanno potuto né lavorare né viaggiare fuori dal paese.

    Per la sfida che potrebbe iniziare il 17 giugno, le donne – quelle che sono in possesso di una patente di guida internazionale – hanno scelto un profilo basso: niente azioni pubbliche, comportarsi come se anche a Ryadh prendere da sole la macchina per andare in qualsiasi posto fosse la cosa più normale del mondo. La reazione delle autorità, in effetti, misurerà la portata della campagna. Se ci saranno atti «isterici», arresti e accuse fantasmagoriche come quelle mosse contro Manal, allora il Regno saudita potrebbe trovarsi davvero in imbarazzo di fronte all’opinione pubblica internazionale e nazionale. In un momento in cui nessuno dei regimi arabi gode di particolare credito o di garanzie di stabilità. Meglio, forse, lasciar correre, fare finta di nulla, come ha già cercato di fare il Consiglio, la Shura, consultiva che assiste il re nelle sue decisioni. La Shura ha già rifiutato di discutere due petizioni presentate da prominenti sauditi, uomini e donne, per il diritto delle donne a guidare. La motivazione è che si tratta di una questione «secondaria» rispetto a quelle di cui si occupa la Shura (tutta maschile) nella sua prossima riunione, dedicata alla questione del lavoro delle donne laureate.

    Di sicuro, però, a partire da oggi, la polizia saudita sarà ancora più attenta a tenere sotto controllo YouTube e i social network, per capire se altre donne hanno «osato» caricare video o foto del loro atto di sovversione: girare le chiavi e ingranare la prima.

  2. anonimo il said:

    Io rispetto le fedi religiose e la mentalità di altri popoli, ma certe cose non le capirò veramente mai.
    Vietare ad una donna di guidare è per me incomprensibile, spero che le cose cambieranno.
    Buona Strada.
    Marino

  3. anonimo il said:

    E' stupefacente quanto la RETE metta in difficoltà chi vuole privare di diritti semplici come il guidare un'auto. Siete anche voi una buona "guida" per conoscerli.Buona Strada a voi lady truck, nel lavoro e nella vita.
    Ciao Marzia

  4. Da Repubblica .it del 29-6-2011:

    Arabia Saudita: cinque donne arrestate
    Guidavano nonostante il divieto

    La protesta del 17 giugno potrebbe riprendere. A Gedda, sul Mar Rosso, la polizia saudita avrebbe fermato alcune ragazze fra i venti e i trent'anni colpevoli di aver infranto la normativa che vieta loro di condurre veicoli

    Arabia Saudita: cinque donne arrestate  Guidavano nonostante il divieto

    RIYADH –  Alla fine è accaduto: la protesta delle donne in Arabia Saudita cominciata il 17 giugno 1, la prima da 19 anni a questa parte, conta i primi arresti di massa. La polizia starebbe infatti detenendo cinque di loro, tutte fra i venti e i trent'anni, accusate di aver violato il divieto di guidare nel regno wahhabita. O almeno è questo che sostiene un'attivista dell'associazione Woman2Drive, dato che le autorità parlano di un solo arresto. Una ragazza fermata a Gedda mentre conduceva un veicolo con a bordo il fratello. "Tutti i casi sono avvenuti a Gedda e la cosa ci ha sorpreso perché fino ad ora non era mai successo", ha dichiarato Eman al-Nafjan, ricercatrice all'università di Riyadh e autrice del blog saudiwoman.wordpress.com

    In realtà non c'è legge scritta in Arabia Saudita che vieti alle donne di guidare, semplicemente a loro non viene rilasciata la patente. Nel maggio scorso era stata arrestata Manal Al Sharif, una giovane mamma, che nella cittadina saudita di Khodar era stata arrestata per aver guidato pubblicamente un'auto ed aver messo il video su Youtube. Dopo dieci giorni di carcere era stata rilasciata diventando il simbolo della protesta. Ora si teme che il fermo delle cinque donne sia il segno che la tregua non dichiarata fra autorità e donne saudite, tregua in vigore fin dall'accendersi della protesta, sia sull'orlo della rottura.

  5. Io guido con Manal…perchè non posso e non riesco ad immaginare una vita senza poter guidare!!!
    Lo dico dalle pagine di questo blog che è fatto da donne al volante per mestiere, per passione, per vivere libere….
    Buona strada a tutte!

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