La solitudine….

Ciao a tutti…

è un pò che non scrivo più qui… ma non ho perso il “vizio” di farlo, cosi stasera mi sono decisa a postare una cosa scritta qualche mese fa in altri luoghi, una riflessione sulla solitudine del camionista… a stare soli si hanno anche questi pensieri! Ciao a tutti e buona strada sempre!

notte in autogrill

“LA SOLITUDINE”

La solitudine… è una bella canzone di Laura Pausini, ma non è di quella che voglio parlare…
Il vocabolario la definisce come “ L’essere solo; condizione di chi vive solo…”
Si vive soli sul camion?
Direi di si… si passano tantissime ore da soli, magari ci si può far compagnia ascoltando la radio, parlando al baracchino o al telefono cellulare… si può scambiare quattro chiacchiere nei luoghi di carico/scarico, ma arriva sempre il momento che in cabina cala il silenzio… e a volte è un silenzio pesante.
La mia amica e collega Gisy dice sempre che se non sei capace di stare bene con te stesso questo lavoro fai fatica a farlo… la solitudine della cabina amplifica i tuoi problemi . Appunto.
Roby invece dice che lui ne ha bisogno, della solitudine, che gli serve per ricaricarsi, che non ne soffre, che quando guida la strada gli fa compagnia, e non ha bisogno di sentire radio o baracchino, sta bene in compagnia dei suoi pensieri e del canto del motore, è un momento di intima gioia.
Ed io? Ultimamente me lo chiedo spesso… nelle lunghe ore notturne al volante, quando fuori è tutto buio, il traffico è scarso, il baracchino è muto, solo un flebile fruscio di sottofondo… quando alla radio non c’è nessuno che mi piace, quando sono stufa di riascoltare sempre le mie solite cassette con le solite canzoni… quando i pensieri si fanno insistenti e non c’è modo di scacciarli via… allora aspetto con impazienza il sorgere del sole come un ritorno alla vita, ai colori, ad un po’ di gioia. Di giorno non ci penso: devo stare attenta al traffico, devo pensare a scaricare e caricare, devo aprire e chiudere il camion, tirare cinghie, spostare piantane, agganciare teloni, la fatica fisica non lascia spazio ai pensieri, parlo con i magazzinieri, magari solo poche parole, le solite battute sul tempo, sul caldo e sul freddo e sulla crisi… e poi via di nuovo, la strada che scorre mi fa compagnia, i colori delle stagioni che cambiano, le luci e le ombre, il ticchettio della pioggia quando c’è , devo avere sempre la situazione sotto controllo, guardare negli specchi chi mi segue, tenere la distanza da chi mi precede, non è un gioco, anche se è bello guidare è pur sempre un lavoro, ci vuole attenzione, impegno. Ma poi arriva il momento di fermarsi. Finiscono le ore disponibili, e tante volte non si riesce a rientrare. Allora comincia la caccia al parcheggio… ci si ferma nel primo posto libero che si riesce a trovare. E non è sempre un bel posto. Ma le ore vanno sfruttate fino all’ultimo. Fin dove si può. E cosi capita che mi ritrovo ferma già nel pomeriggio, e vedo i posti intorno a me riempirsi pian piano, quasi sempre sono camion con targhe dell’est… arrivano e chiudono le tende… come ho fatto anch’io poco prima di loro, quelle laterali, quella davanti no, aspetto il buio… ci chiudiamo nelle nostre cabine e lasciamo che la vita ci scorra addosso… qualcuno scende all’ora di cena a prepararsi da mangiare sotto al rimorchio, ma poi mette via tutto e risale silenzioso … solitudini internazionali… tutti col timore del vicino di camion, forse solo isolati da linguaggi diversi, da parole che sarebbero incomprensibili anche volendo chiacchierare…e allora restiamo nascosti dentro la nostra piccola casa di lamiera, chi a guardarsi un film, chi col PC portatile, qualcuno legge, qualcuno scende a fumarsi una sigaretta… a guardarsi intorno con sguardo desolato… io di solito prendo in mano un quaderno e scrivo quello che vedo, quello che vivo.
Si, sul camion si vive soli, soli con i propri pensieri, soli con se stessi, soli con il desiderio di non esserlo.