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“Un camion dans la tete”, un libro di Carole Pither

 

Il libro di cui vi parlo oggi non è recente, anzi, risale al 2003. Ma poiché ho appena finito di leggerlo non potevo scriverne prima. Mi è stato regalato, con mia grande gioia da uno dei miei fratelli. Si intitola “Un camion dans la tete”, scritto da Carole Pither. E’ la storia di una passione. La passione che lega i camionisti francesi, anzi tutti i camionisti nel mondo, ai loro camion, al loro mestiere. Da allora probabilmente molte cose sono cambiate sulle strade d’Europa e non solo, ma la passione credo faccia ancora parte della vita di tanti routiers,

L’autrice del libro è una giornalista che ha passato un paio d’anni in viaggio con vari camionisti condividendo con loro la cabina, i problemi, le strade, le gioie e i dolori della vita on the road. E si è appassionata cosi tanto da voler prendere la patente per i mezzi pesanti per poter comprendere meglio cosa unisce questi uomini e queste donne (poche, ma ci sono anche loro nel libro) al loro camion, al loro stile di vita. Per poter provare la sensazione di essere alla guida di un camion. Per capire questo “mondo a parte” dal di dentro e non da semplice spettatrice. Naturalmente è scritto in francese e purtroppo non c’è la versione italiana. Per leggerlo ogni tanto ho avuto bisogno del vocabolario, ogni tanto ho intuito il senso delle frasi, di sicuro ringrazio la mia prof di francese per i suoi insegnamenti ai tempi della scuola!

Il primo viaggio Carole lo fa in compagnia di Didier, a bordo di una bisarca diretta in Ucraina. Estenuanti attese alle dogane, in colonna per ore e ore e senza nessun servizio igienico a disposizione… e povertà ovunque intorno a loro. Poi viaggia su un camion frigo decorato, guidato da “Cherokee” l’indiano, molto conosciuto nel mondo dei raduni, dove va a incontrarlo per la prima volta. Poi è la volta di Annie, con lei va dalla Francia all’Inghilterra e ritorno. Annie è la presidentessa del gruppo “La route au feminin” che riunisce le camioniste francesi. Doveva fare un altro viaggio in compagnia di una donna, Monique, sulla rotta per la Spagna, ma un drammatico incidente in cui la routiere resta vittima finendo in ospedale (un’automobilista si addormenta al volante, fa un salto di corsia e vola contro la cabina del suo camion) glielo impedisce. Va comunque a incontrarla e le confida il suo sogno di voler fare la patente, non per diventare camionista a sua volta, ma per capire meglio il mondo dei camionisti da cui è sempre più affascinata. E naturalmente porta a termine il suo progetto.

Altri viaggi li fa in giro per il mondo: in Canada a bordo di un magnifico Peterbilt California 379, e in India a bordo di un Tata che trasporta tè a Calcutta, un mondo completamente diverso. Tornata in Europa viaggia su un camion che trasporta bestiame dagli allevamenti ai macelli.

E mentre viaggia prende appunti, cerca di capire, si pone domande, si rende conto di aver imparato molto sul mondo dell’autotrasporto, sulle varie tipologie di mezzi, ecc, ma una giornalista senza anima non ha più valore di una comune macchina da scrivere. Quello che conta è l’aspetto umano, arrivare a capire, cercare di scoprire qual è la fonte dell’ossessione per la strada che unisce  i camionisti di tutto il mondo. E perché ai camionisti non importa accogliere gli estranei nel loro mondo a parte.

I viaggi continuano e cosi si ritrova a percorrere le rotte del Medio oriente con i pochi camionisti europei che ancora vi si avventurano, uomini duri e solitari. Poi una brutta disavventura sembra infrangere il suo ideale: forse i camionisti non sono tutti brava gente. Ma nell’ultimo viaggio, quello con Pete, si ricrederà…

Ci ho messo tanti anni per avere l’opportunità di leggerlo, ma devo dire che ne è valsa la pena, se masticate il francese io ve lo consiglio, chi è camionista si riconoscerà in molte situazioni narrate nel libro, chi non lo è forse capirà qualcosa di più di un mondo che è intorno a tutti noi ma per molti versi sconosciuto.

Buona lettura e buona strada sempre!

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