La storia di María Belén Baldomir

Ciao a tutte

oggi facendo una ricerca su internet ho trovato questa intervista a una collega spagnola di nome María Belén Baldomir. Questa è la fonte dalla quale ho trovato l’articolo https://blog.wtransnet.com/it/donna-camionista-cliente-wtransnet/ e questo è l’articolo:

 

“Se sei una donna camionista devi fare tutto alla perfezione, altrimenti ti mandano a casa”

 

Ho conosciuto María Belén Baldomir per puro caso, dopo aver intercettato una sua domanda a proposito della Legge Macron nella nostra sezione dedicata alla casella postale giuridica. Qualcosa mi ha fatto pensare che Belén la sapesse lunga sul mondo dei camion, proprio per il modo in cui parlava. Non mi sbagliavo affatto: mi trovavo di fronte a una delle poche donne associate a Wtransnet che passano le loro giornate a bordo di una cabina. Forse non dovrebbe essere così strano conoscere una donna al volante di un camion, eppure non è così comune come potremmo pensare.

Originaria di Carballo (A Coruña), madre di due figli, María Belén vive la quotidianità del mondo del trasporto da più di 14 anni alla guida della sua impresa personale. La sua rotta abituale la porta da A Coruña al Belgio, sulla quale si mette in viaggio una volta alla settimana grazie ad un cliente fisso. Non sempre ha i ritorni coperti, per cui si è associata a Wtransnet nel 2005. È sicuramente una delle veterane.

Le giornate formative della Fondazione Wtransnet di recente ci hanno portato a Vigo: in questo modo abbiamo avuto l’occasione di conoscerla di persona. Vedendola in un contesto così diverso, mai avrei pensato che si trattasse di una “camionista”, come lei stessa ama definirsi. Dall’alto del suo metro e cinquanta è davvero difficile immaginarsela manovrando un camion. Essendo cosciente di questo suo limite, ci ha raccontato che ai tempi dell’autoscuola strappava un sorriso ai colleghi durante le guide di prova, perché si doveva mettere in piedi per poter effettuare la classica manovra d’esame a “L”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da quando ci siamo salutati muoio dalla voglia di sapere come mai sia diventata una camionista. Mi risponde: “È la classica storia”. La prima cosa che mi viene in mente è che sicuramente si tratta di un’azienda di famiglia, con la tradizione di tramandare l’impresa di padre in figlio. Nulla di più lontano dalla realtà: “Sono entrata in questo mondo con il mio ex marito. Io facevo la sarta, mio marito il saldatore ma da sempre aveva una grande passione per i camion. Ottenne la licenza di guida e poco dopo la ottenni anche io. Comprammo un trattore di seconda mano per lavorare come trazionista. Quando ci separammo, dato che sia l’impresa che il camion erano a mio nome, decisi di restare nel settore”.

Non furono tempi facili, dato che si ritrovò da sola a dover affrontare tutti i pagamenti arretrati del camion. “Ho dovuto lottare molto duramente per poter tirare avanti, nessuno si immagina quanto io abbia lottato e quanto ancora debba farlo”. Con un sorriso aggiunge che si era già abituata a darsi da fare prima che lui entrasse nella sua vita, per cui entrare in cabina non le è sembrato poi così complicato. Le ragazze galiziane sono fatte così.

Non è abituata a mettersi in viaggio da sola, María Belén, ma non perché non sia capace: la rotta che percorre abitualmente richiede due autisti aggiuntivi in cabina per poter guidare sottostando al regolamento e per poter tornare a casa in una settimana. Neppure mettere sotto contratto un autista è stato facile. Il fatto di essere “il capo”, essendo donna, non ha facilitato le cose: “A dire il vero ho dovuto fare molta fatica. Nonostante i 14 anni sulla strada alle mie spalle, [gli autisti] vogliono fare i capi e a volte mi viene da pensare che si siano invertiti i ruoli”. “A me vieni ad insegnare come si guida un camion? Direi proprio di no! Però per muoversi là fuori sì che ho bisogno di una mano”, e lo ripete sempre. Gli autisti non accettano che gli si dica che non abbiano fatto tutto nel modo corretto: “più di qualche volta ho dovuto ricordargli che sono io quella che li paga”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci spiega anche che non è stato facile mettere sotto contratto un autista perché, essendo lei una donna e dovendo passare molte ore in cabina, alcuni preferivano non lavorare per lei in quanto già sposati o fidanzati. Nonostante ciò, ci racconta di non aver mai sofferto di discriminazione e che preferisce lavorare con gli uomini perché “sono migliori come colleghi. Riconosce però che, da donna, debba dimostrare molto di più: “devi fare tutto in un modo perfetto, altrimenti finisce che ti mandano rapidamente a casa”.

Pur non conoscendo le lingue, cerca di cavarsela. Dice che con lo spagnolo e con i gesti potrebbe arrivare in capo al mondo. Un giorno un suo cliente le suggerì di studiare l’olandese, così si mise in contatto con una professoressa: gli orari, tuttavia, le impedivano di seguire le lezioni con regolarità e finì per comprarsi un corso di lingua in cassetta che ascoltava in cabina durante i suoi viaggi. Gettò la spugna.

Il suo splendido sorriso si oscura solo per un istante parlando delle ore che trascorre sulla strada. “La solitudine, la mancanza di una routine, il fatto di non tornare a casa tutte le notti, l’idea di partire una domenica e rientrare se tutto va bene di giovedì. Non è facile, non è vita questa. Ti deve piacere, altrimenti non riusciresti a resistere”.

Nonostante questo, le piacerebbe che uno dei suoi due figli potesse proseguire la storia della sua impresa. Il più grande, di 26 anni, iniziò a prendere la patente e ottenne l’abilitazione, ma a 22 anni lasciò perdere e aprì una sua impresa. La figlia minore, di 21 anni, sembrava interessata da piccola quando andava con il padre in cabina. Ben presto però, dovendo prendere la patente, perse interesse e preferì seguire per la sua strada. I suoi figli, nonostante tutto, la appoggiano molto e sanno benissimo che tutto quello che fa la loro madre non è affatto facile. La vita riserva molte sorprese e magari un giorno i figli di María Belén cambieranno idea.

Per adesso lei prosegue a bordo della cabina, senza che nessuno le tolga l’entusiasmo con il quale ha iniziato. È tempo dei saluti. Ringraziamo María Belén per la sua testimonianza.

 

 

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2° RADUNO BIG TRUCK

 

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Incontri on the road: Lissy ed Elda!

che belle le coincidenze! soprattutto quando ti fermi per il caffè in autogrill e becchi una collega che non vedevi da tempo! è Lissy, nota ai più per la sua partecipazione alla serie di successo tedesca Truck Babe! in realtà Lissy è alto atesina Doc, e ci conosciamo da diversi anni quando ancora trasportava il bestiame! per chi come me fa linea prima o poi ha la fortuna di conoscere le colleghe del posto e con lei è sempre un grande piacere! mi ha fatto sorridere quel che ha detto la persona che ci ha fatto la foto…  che siamo le veline della Brennero!  preso il caffè e fatto due chiacchiere facciamo strada insieme, poi lei esce ad Affi direzione 02 e ci salutiamo con la promessa di trovaci ancora!

e che dire un’altra bella coincidenza! questa volta ero nel vicentino e non ci si può non notare il camion di Elda, il Volvo bianco con le nostre targhe rosa e blu in bella vista! questa volta la dritta me la da Luca che mi precedeva, e poi il bello di trovarsi nel posto giusto all’orario giusto! ci facciamo delle belle chiacchiere, il caffè e la foto di rito, che non poteva mancare nel nostro album degli incontri on the road! il tempo di finire la pausa per Elda e ci salutiamo in fretta anche se ci sarebbe piaciuto rimanere ancora un pò a raccontarci le ultime news ma quando il dovere chiama..! sicuramente ci beccheremo con più tranquillità, magari a un raduno come ai vecchi tempi!

 

Buona strada a Lissy ed Elda! 

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23-24-25/04/22 FROSINONE TRUCK SHOW

Ciao a tutte/i

vi segnalo un altro raduno questa volta in centro Italia, ecco il volantino con il programma:

 

 

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23/04/2022: TRUCK DRAGON RADUNO!

Ciao a tutte/i 

diamo inizio alla stagione dei camion raduni!

il primo della lista si svolgerà il 23/04/22 a San Giorgio in Bosco (PD) e qui di seguito vi riporto il volantino e il programma:

Truck Dragon

Grande traguardo quest’anno!!!❤
Il periodo non è certo dei migliori ma noi vogliamo essere positivi 😊 e quindi siamo felicissimi di invitare i nostri amici camionisti e tutti i simpatizzanti a questo magnifico evento giunto alla 5° edizione😍💪🏼
Programma SABATO 23 APRILE:
Ore 15.00: ritrovo dei mezzi in via del donatore a San Giorgio in Bosco.
Ore 16.00: sfilata x le vie del paese con gadget per i camion partecipanti.
Ore 17.30: 4° decibel contest ⚠️ con premiazione dei primi 3 classificati 😎(chi perde paga da bere😁😂)
Ore 19.00: apertura bancone gastronomico riscaldato con cena del camionista.🍝🍤🍗🍷
Esposizione nuovi modelli di veicoli industriali a cura delle concessionarie di zona.
Durante la giornata musica e intrattenimento con dj Efrem Crimaldi ✌🏼 (il fantastico dj Efrem The Voice)🔊🎶🎤
Durante la giornata a far compagnia ai bisonti della strada ci saranno numerosissimi modellini radiocomandati impegnati a macinare km, spostare mc di materiale e molto altro,🤩  in un’area completamente preparata per loro. 🚛😎
⚠️PER TUTTI I PARTECIPANTI ⚠️
OBBLIGO DI CONFERMA PARTECIPAZIONE!!
comunicare se si partecipa con trattore o motrice e se si partecipa alla gara di decibel, inoltre fornire un indirizzo mail per varie ed eventuali comunicazioni.
Possibilità di sganciare semirimorchi e rimorchi in zone industriali vicine.
In caso di maltempo la manifestazione verrà svolta ugualmente.⚠️⚠️
Per info:
Stefano Zanchin 3471608761
Monica Tiozzo 3927521098
Andrea Boseggia “La Canaglia” 3482855114
➡️Whatsapp e fb⬅️
seguiteci per ulteriori info e aggiornamenti del programma!😎
VI ASPETTIAMOOO!!!!!🔝❗🏁
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Colleghe internazionali… brutte notizie

Per me è sempre stato importante mantenere i contatti con le colleghe internazionali, qualcuna ho avuto anche la fortuna di conoscere di persona ai raduni, altre era il mio desiderio in un futuro non lontano. Grazie ai social le mie conoscenze si sono allargate, ma quando vieni a sapere che non le potrai né vedere e né scrivere ti rimane un grande dispiacere. Il mondo del trasporto femminile piange la scomparsa di Liz Waters. Liz era la manager del gruppo inglese Professional lady Drivers Worldwide Club; è stata un’importante figura nella categoria in rosa, non solo in Inghilterra ma anche per le camioniste internazionali. Sempre presente nei social e ai raduni, con il suo impegno rappresentava e sosteneva l’importanza della figura femminile nel settore. Difficile realizzare che dopo tutti questi anni non sei più con noi… Ci mancherai!

Purtroppo un altro lutto ha colpito una nostra amica e collega americana, Dee Sova. Improvvisamente è venuto a mancare suo marito William, e porgiamo le nostre più sentite condoglianze. Per chi non la conoscesse, su Facebook è la portavoce del Trucking Divas Rock, the Facebook Blog-a-Zine. Camionista da più di 30 anni, nella relativa pagina Facebook racconta le storie delle camioniste americane e internazionali; ho avuto l’onore di partecipare al suo progetto e apprezzo il suo impegno a sostegno delle donne nel  mondo del trasporto. Ti siamo vicine.

 

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Diesel & Rossetto

Diesel & Rossetto, tradotto in italiano, è l’autobiografia della collega svedese, Cathie Sandberg, che ho la fortuna di conoscere attraverso i social. Siamo amiche ormai da diversi anni, adoro seguire i suoi viaggi nella bellissima Svezia, e non mancano le foto e le storie dei suoi viaggi oltre confine di quando aveva appena iniziato,  una veterana che ancora oggi non potrebbe mai scendere dal suo bilico!

qualche giorno fa mi ha fatto una splendida sorpresa… mi ha inviato il suo libro con tanto di dedica! certo è in lingua svedese, ma sono sicura che riuscirò a tradurlo perchè non voglio perdere nessuna parola, nessun capitolo! riporto qui la descrizione del libro che appare nel retro della copertina:

“Tra il 1986 e il 1992, Catherine Sandberg ha affrontato miglia e miglia sulle strade dell’Europa orientale con il suo camion. Diesel & Rossetto racconta di come sia riuscita a risolvere i suoi problemi sorti lungo le strade senza telefono o radiocomunicazione, di come la polizia in Turchia le abbia baciato la mano, di come in Albania fosse disseminata di sassi, di come lei in Grecia è riuscita a scontrarsi con una barca e di come lei in Jugoslavia ha fatto chiudere un’intera fabbrica per poter scaricare. Unisciti a lei in viaggi emozionanti, ricchi di eventi e indimenticabili.”

 

Grazie Cathie, ti stimo tanto e spero un giorno di conoscerti di persona! 🙂

 

 

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3° TRUCK FESTIVAL VALSASSINA

per gli appassionati di camionraduni ecco un evento da non perdere!

 

 

 

 

 

 

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IVECO dedica un video a tre operatrici del settore

“Tre donne, un unico grande sogno: fare carriera nel mondo dei truck. Per la Giornata Internazionale della Donna abbiamo voluto raccontare la storia di Judith Ehrmann, meccanica di un team di camion da corsa, Lorella Della Torre, che si è costruita una carriera come venditrice, e Oti Cabadas, camionista. Loro, km dopo km, hanno lottato contro pregiudizi e ostacoli per guidare il cambiamento del mondo dei camion verso una realtà senza preconcetti e distinzioni di genere, aprendo la strada alle nuove generazioni di donne che troveranno la loro passione nei truck.”

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Intervista a Chiara

Da “Uomini e trasporti” una collega si racconta. Il link dell’intervista completa è https://www.uominietrasporti.it/chiara-belleggia-donna-al-volante-pregiudizio-costante/

Chiara Belleggia. «Donna al volante? Pregiudizio costante»

Ha trent’anni e da dodici guida camion. Lo ha deciso perché li adora, perché era una professione che ha visto fare in famiglia. Ma poi, sulla strada, ha trovato una modalità tutto femminile di lavorare. Una modalità che colpisce: colleghi, poliziotti, insegnanti dei figli e chi in generale è convinto che questo sia un lavoro da coniugare soltanto al maschile.

Di Deborah Appolloni

Tanta passione e un pizzico di follia. Mettersi in gioco, salire sul camion a 19 anni, non abbandonare il volante fino all’ottavo mese di gravidanza, tornare in cabina con una figlioletta di tre mesi addormentata nell’ovetto agganciato sul sedile accanto e lasciare la polizia stradale a bocca aperta quando la portiera della motrice si apre e a scendere è una ragazza con il pancione, dall’aspetto gentile, sorriso contagioso e costituzione esile. Chiara, che vive a una decina di chilometri da Roma, si trova spesso a demolire qualche tabù. Capita, infatti, che la maestra dell’asilo sia più portata a pensare che suo figlio abbia scambiato i ruoli genitoriali, anziché immaginare la possibilità che una donna possa fare la camionista. Anche i poliziotti, durante un normale controllo su strada, la guardano come un’aliena mentre esce dalla cabina. Ma Chiara ha fiducia: «Scenderò dal camion solo per la famiglia o per amore». Per ora non è stato necessario: il suo compagno l’aiuta con i due figli (ancora piccoli, una bimba di 7 anni e un maschietto di 4), lei si sporca le mani, lavora duro, porta gli amori con sé tatuati sulla sua pelle e guarda al suo mito: la Sirenetta Antonella che da anni sfreccia su un camion variopinto e bellissimo.

«Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia senza pregiudizi», confessa Chiara Belleggia, 30 anni, da 12 camionista: prima per la ditta di famiglia, poi come dipendente.

Come hai iniziato a lavorare un camion?
L’idea di fare questo lavoro è venuta da mio nonno materno che era un camionista. Anche mio papà ha una ditta di autotrasporto e quindi la vita mi ha portato ad appassionarmi.

Da bambina immaginavi di fare la camionista?
No. Quando ero piccola volevo fare il pompiere e guidare le autobotti. Ci ho provato, ma a causa di alcuni valori sballati nelle analisi, la cosa non è andata in porto.

Ti ricordi la prima volta che sei salita su un camion?
Forse a un anno.

Era un mezzo della ditta di tuo padre?
Sì, mio padre ha aperto la ditta nel 1970 e trasportava prima alimentari e poi materiali per l’edilizia. Io sui camion ci sono cresciuta. Il caso ha voluto che sia rimasta incinta a 22 anni della mia prima figlia e così ho dovuto rinunciare a un lavoro in Svizzera come perito meccanico progettista, che è quello per cui ho studiato. Quindi, tra la mancata partenza e l’arrivo di questa bimba, visto che già mi divertivo ad andare in giro con i mezzi di mio padre perché avevo le patenti professionali, ho pensato di fare questo lavoro. Ho sempre avuto una grande passione per i camion. Spesso dico che scenderei dal camion solo per la famiglia o per amore. Non si resta fuori casa, non si affronta la pioggia, la neve e i guasti se non si è mossi da un grande sentimento.

Hai partorito prima di iniziare?
No, ho iniziato tre anni prima di rimanere incinta. Durante la gravidanza sono stata seguita all’ospedale Fatebenefratelli dell’Isola Tiberina a Roma e, siccome avevamo un cantiere non molto lontano al Monte di Pietà, facevo coincidere i viaggi con le visite di controllo: arrivavo al cantiere mentre gli operai scaricavano, mi facevo una doccia, mi cambiavo e andavo a fare un’ecografia o un’altra visita. Per ottimizzare i tempi…

Fino a quanti mesi di gravidanza hai lavorato?
Fino all’ottavo inoltrato. Mia figlia Mara è nata il 18 gennaio e ho lavorato fino al 7 dicembre. Quando ero incinta del secondo figlio, Massimiliano, ho smesso un po’ prima a causa delle dimensioni della pancia. Comunque, facevo trasporti locali: la sera tornavo sempre a casa.

Com’è stata la gestione dei bambini quando erano molto piccoli?
Fortunatamente ho ripreso a lavorare subito perché erano tranquilli e mi facevano dormire. Ho avuto un grande aiuto da parte di mia sorella e di mia madre. Qualche volta Mara la portavo con me sull’ovetto nel camion: lei dormiva e io facevo le consegne. Comunque, anche adesso che i miei due figli sono abbastanza grandi, se non avessi l’aiuto del mio compagno, che di mestiere è meccanico, non potrei fare questo mestiere.

Com’è la vostra routine giornaliera?
Lui accompagna i bambini a scuola: io parto spesso di notte perché attualmente faccio trasporto alimentari. A volte, vado via alle 11 da casa e torno due giorni dopo. Quando rientro sto un giorno con loro.

Dormi in cabina? Come ti sei organizzata?
Sì, per me è una casa. Ti organizzi i tuoi spazi vitali. Questo lavoro aiuta molto a capire quali sono le cose essenziali e come eliminare il superfluo: si vive in uno spazio limitato, alle volte ti capita di starci in coppia come quando si fanno viaggi molto lunghi.

Quando ti fermi nelle aree di sosta sei l’unica donna?No, capita anche di incontrarne altre. Vengono soprattutto da Austria e Olanda. Mi è capitato di fermarmi all’autogrill Umbria e di incontrare la “Sirenetta”, che però stava dormendo. Lei è una persona che mi piacerebbe conoscere. Mi sono innamorata di lei la prima volta che l’ho incontrata a Misano, l’anno in cui ero incinta di Mara, ma non sono riuscita a parlarci.

Come sono i rapporti con i colleghi maschi? C’è chi ti guarda come un alieno, chi come una collega e chi con lo sguardo dice “vattene a casa a fare la calzetta”, come si dice a Roma.

Hai subìto delle avances? I “provoloni” sono dappertutto, ma l’importante è dare a ognuno il proprio spazio. È così anche se fai la commessa.

È grande la ditta in cui lavori?
Ha una decina di mezzi.

Come si è posta la ditta che ti ha assunto? Immagino che su dieci camion tu sia l’unica donna…
No, eravamo tre. Poi una ha cambiato ditta e siamo rimaste in due. C’è un’altra ragazza che sta in ufficio, è un jolly: ha la patente e all’occorrenza monta sul camion. C’è sempre stato molto rispetto e i primi tempi si preoccupavano molto per me. Mi hanno trattato come una figlia, anche perché ero tra le più giovani.

Come vengono affrontate le necessità legate al ménage familiare?
Fortunatamente i miei figli si ammalano pochissimo. Comunque, il datore di lavoro ha capito che ho due figli e che per me sono la priorità.

E i bambini cosa dicono del tuo lavoro?
Dipende da come stanno emotivamente. Visto che sono separata, cerco sempre di fare il locale e di restare in zona nei giorni che sono con me. Sono anche molto orgogliosi del mio lavoro. Mara ha una maglietta con la scritta «Non importa quanto sia figa tua mamma, la mia è una camionista». Capitano anche cose strane. Per esempio, l’anno scorso quando Massimiliano ha iniziato l’asilo, parlando con le maestre, disse: «Mia madre porta il camioncione». La maestra gli rispose che forse intendeva dire «il papà». E lui: «No no, papà lavora con l’immondizia, mamma invece porta il camioncione». All’uscita della scuola la maestra mi ha fermato chiedendomi se il bambino confondesse me con il papà. Quando le ho detto che sono io a portare il camion, mi ha guardato meravigliata…

Ai tuoi bimbi piacciono i camion?
A Massimiliano molto, Mara è più «sì mi piacciono, ma voglio le bambole, la borsetta». Massimiliano dice sempre che da grande vuole fare il mio lavoro.

Che musica ascolti mentre viaggi e a cosa pensi?
Mentre guido i pensieri vanno alla famiglia: ai figli, al compagno che mi aspetta, a quando sarò a casa e mi godrò il loro abbraccio. Per la musica un po’ di tutto: mi piace Coez, i Boomdabash. Specialmente la notte, quando ascolto queste canzoni che mi fanno battere il cuore, penso a casa e allora mando un messaggio vocale con la canzone come dedica. È un modo per accorciare le distanze perché i chilometri sono tanti e la notte porta consiglio, ma anche pensieri.

Passi molto tempo da sola…
Sì, tanto. Se non riesci a stare da sola, vai fuori di testa. Magari ci sono colleghi che fanno altre tratte e ti tengono compagnia al telefono. Ma una chiamata dura al massimo 45 minuti. Nei momenti di silenzio se non sai stare da solo, è dura: allora ci sei tu, la luna – la grande compagna di viaggio – e la strada.

Ci pensi mai a quanto può essere sicura la tua strada?
Ci penso sempre. La prima tratta di linea l’ho fatta verso Odolo (BS) e al ritorno, all’altezza di Modena Sud, abbiamo visto un incidente: un camion che è passato sopra un altro autista che si era fermato a fare pipì. L’immagine di quel collega – anche se non lo conoscevo – ce l’ho sempre in mente. Era un viaggio spensierato, il primo viaggio di linea, ero carica. E vedere che tutto cambia con poco mi ha fatto pensare.

Lo senti lo stress degli orari, della consegna?
Fortunatamente no: non so se sono io brava a gestire i miei tempi o se è stato bravo chi mi ha insegnato a gestirli. Quindi, tranne una volta che non mi sentivo bene e ho fatto ritardo, sono sempre arrivata puntuale.

Ti capita di aspettare tanto al carico e allo scarico?
A volte sì… negli scarichi. La cosa che a noi autisti manca di più è il sonno. Quindi, quando posso mando un messaggio o faccio una telefonata a casa e poi dormo. Se mi sveglio prima che finiscano di scaricare prendo la pezzetta e pulisco la cabina.

Cosa mangi in viaggio?
Dipende da dove vado. Se sono viaggi di routine, conosco una trattoria buona o chiedo consigli ai colleghi con cui magari mi metto d’accordo per mangiare insieme. In Toscana, per esempio, polpette e tanta verdura. Se vado in posti nuovi dove non conosco mi porto sempre qualcosa: frutta, carote lesse – che adoro – e tante patatine, come se piovessero.

Le donne in questo settore sono pochissime e mancano gli autisti. Secondo te quali sono le cose che potrebbero invogliare le donne a fare le camioniste?
La prima cosa è che devi avere passione e follia. Se sei una persona abituata a stare a casa, allora non è questo il mestiere che fa al caso tuo. Se invece sei una donna con una certa luce negli occhi, se senti il bisogno di viaggiare, di stare “on the road”, allora sì. Quando sali su un mezzo del genere può succedere di tutto. Se sei una donna che si vuole mettere in gioco, questo è un bel gioco. Ho amiche che mi chiedono di accompagnarmi e quando le porto a bordo a loro piace, la sentono come una cosa diversa.

Magari parlandone, qualcosa si potrebbe muovere…
Sì. Tante volte mi dicono che siamo come gli autisti dell’Atac (azienda del trasporto pubblico romano, ndr), ma non è vero. L’autista dell’Atac se si rompe un pezzo, chiama in officina e aspetta il soccorso. Invece noi ci mettiamo lì, ci sporchiamo le mani e proviamo a risolvere. Essere autisti è anche questo. Ed ecco perché una donna che sceglie di fare questo lavoro deve essere pronta a mettersi in discussione. Oltre a fare la spesa, pulire casa e fare figli sappiamo fare altro. Una volta, sono rimasta ferma con il camion per una valvolina da due euro: ho provato e riprovato a sistemarla. Alla fine, all’una di notte, mi sono fermata, ho dormito e la mattina dopo ho comprato il pezzo di ricambio. È un mestiere che, ripeto, devi provare. Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia senza pregiudizi. Mio nonno, che era del 1930, mi ha sempre invogliato a guidare. Mio nonno sta qui (indicando i tatuaggi) e qui ho Massimiliano: «ti porto nel cuore perché per mano non posso». Questo è di Mara e questo è di mia nipote. Invece questo è lo schema delle marce del Renault Magnum, il primo mezzo che ho guidato da dipendente. Qui ci sono degli amici, qui altri nonni. La mia pelle è per la mia famiglia. È il mio modo per portarla con me.

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