Buon compleanno blog: un mondo di camioniste!

Chi segue il blog da diverso tempo avrà notato che pubblico spesso link di video o di articoli che raccontano la storia di colleghe camioniste. Italiane, se trovo qualcosa, ma anche di ogni parte del pianeta. Il perché è presto detto, ma io voglio prenderla un po’ alla larga…  Al mondo ci sono due generi di esseri umani, i maschi e le femmine, o se preferite, gli uomini e le donne.  Nel corso della storia dell’umanità si è creata una sorta di suddivisione di ruoli: gli uomini fanno determinati mestieri e le donne ne fanno altri. Poi ce ne sono alcuni che possono essere svolti da entrambi i sessi senza problemi. Chi l’ha deciso? E perché? E’ solo una questione di “muscoli” o c’è dell’altro? Perché vi pongo queste domande?

Vi siete mai sentite dire, mie care colleghe, “Vai a casa a lavare i piatti!” , “Vai a fare la calza!” o altre amenità del genere senza alcun motivo preciso? Quante di voi, nel corso degli anni, si sono sentite dare delle “poco di buono” per aver scelto di fare questo mestiere? Da dove nascono questi PREGIUDIZI?

Diverse volte, leggendo interviste a colleghe, ho trovato scritto che infrangevano i pregiudizi facendo questo lavoro. Il pregiudizio è, come dice la parola, un giudizio dato a priori, senza conoscere veramente la persona.  Fai la camionista? Allora sei una poco di buono, le donne per bene devono pensare alla famiglia, non stare in giro per giorni, fermarsi nei parcheggi in mezzo agli uomini, ecc, ecc. Ebbene si, c’è ancora chi ha questa mentalità.. Ma chi diffonde un pregiudizio è perché in realtà è lui a comportarsi in quel modo? Quindi accusa altre persone per difendere se stesso? E in ogni caso, essendo uomo, a lui è concesso quel comportamento, ma a una donna no. Vi sembra che sto facendo un discorso troppo femminista? Ma ho appena iniziato…

Un’altra domanda che credo che a tutte noi sia stata rivolta prima o poi, tanto da essere considerata alla stregua di un tormentone, è “Se buchi una gomma, come fai?”, e ce lo chiedono ancora anche se ormai il 99% degli autisti chiama l’assistenza e se la fa cambiare…

Ci è stato chiesto spesso, come gruppo: “ Quante sono le camioniste in Italia?” La risposta è “Chi lo sa?”. In alcune inchieste si legge che siamo 2000, a volte 3000, ma sempre una piccola percentuale rispetto ai colleghi uomini. Non so se il conteggio è fatto tenendo conto del numero di patenti superiori conseguito dalle donne o è il numero effettivo delle donne al volante di un camion. Non credo sia semplice quantificarci,  non a tutte le patenti corrisponde una donna camionista, alcune l’hanno conseguita e poi non hanno mai trovato un impiego (strano, vero?), altre hanno guidato solo per un breve periodo dedicandosi poi ad altre attività o alla famiglia, ai figli. Altre ancora l’hanno fatta per essere di aiuto all’azienda familiare ma guidano saltuariamente, solo in caso di necessità.

Ma allora, quante sono le camioniste?  Credo sempre poche, ed è per questo che sono spesso oggetto di curiosità da parte dei mass-media e non solo. Ogni volta che si parla di lavori maschili svolti da donne, le camioniste  sono sempre citate. Perché fa strano, perché fare il camionista è ancora considerato un mestiere per uomini duri. Dai pregiudizi siamo passati agli STEREOTIPI.

Eppure le prime camioniste italiane hanno cominciato a guidare appena dopo la II Guerra Mondiale, all’inizio degli anni ’50, c’era la Nora, la madrina del nostro gruppo, che dopo aver fatto la mondina decise di diventare camionista, c’era la Teresina (che sembra sia la prima in assoluto) che iniziò a guidare per aiutare suo papà, ho conosciuto la Sandra che viaggiava in autotreno con suo marito negli anni in cui era obbligatorio il doppio autista, e di sicuro già allora ce ne erano altre di cui non conosciamo né il nome e nemmeno la storia. Probabilmente il numero delle signore al volante è aumentato dagli anni ’70 / ’80. I camion cominciavano a essere più comodi e più facili da guidare e le donne cominciavano il lento cammino dell’emancipazione anche in Italia. Ma era una strada ancora molto lunga…e il traguardo è ancora lontano.

Un’altra cosa che si sente spesso dire è che all’estero non è cosi strano, che le camioniste sono una normalità. Eppure leggendo le storie di camioniste europee e anche americane si scopre che anche loro hanno dovuto affrontare tante discriminazioni, non è che fossero poi cosi benvolute dai colleghi uomini. Ho letto storie di dispetti (anche pericolosi), di insulti, di tentate violenze… tutto come da noi, o forse anche peggio.

Ci sono nazioni nel mondo dove le camioniste sono ancora una novità e cosi ci si imbatte in titoli come “La prima camionista del…” Oppure si scopre che in certe nazioni remote ci sono donne camioniste da 20/30 anni, che hanno cominciato perché avevano tanti figli da mantenere ed erano state abbandonate dal marito…

Ma alla fine, ovunque si va, la percentuale sul totale è sempre a una cifra sola.

Ma dopo aver appurato che anche una donna è in grado di guidare un camion, ecco che scatta la caccia alla “camionista più bella del mondo”! Si perché l’aspetto fisico pare che sia molto importante per condurre con perizia un mezzo pesante. Ma solo se sei donna. Se sei uomo basta la patente.  Cosi in questi anni il titolo se lo contendono Janina, Iwona, Aline, Angelica, Rino, ecc, tutte molto famose perché molto belle anche se altrettanto brave alla guida, ma questo è secondario.

E i tacchi a spillo? Spesso sono citati nei titoli per rimarcare la femminilità (non perduta) delle camioniste: Antonella, Marianna, Silvia, tutte al volante dei loro “TIR” con i tacchi a spillo! Provate a presentarvi in una qualunque piattaforma di carico senza le scarpe antinfortunistica, in alcune non solo non vi faranno salire in ribalta, ma non vi faranno nemmeno entrare dal cancello! L’abbigliamento comodo non è una mancanza di femminilità, è praticità e a volte sicurezza, i tacchi a spillo li teniamo per i week end o per i raduni,  dove ci si può sbizzarrire senza l’obbligo dei DPI.

Un altro titolo che passa di generazione in generazione è quello della “camionista più giovane d’Italia”, assegnato ogni qualvolta viene scoperta una giovane fanciulla che appena ha avuto l’età per farlo, ha conseguito la patente e si è messa subito al volante di un mezzo pesante. Fa scalpore perché è ancora strano pensare che una ragazza sogni il camion e un mestiere faticoso.

Poi ci sono le camioniste laureate, e fanno ancora più strano: come è possibile che una donna che ha studiato per tanti anni poi scelga di buttare tutto al vento e di mettersi al volante di un camion?

Cosa ci trova? E’ strano anche e soprattutto perché una donna che sceglie di fare la camionista lo fa al 99% per realizzare un sogno, per una passione innata per la guida e i mezzi pesanti, per un desiderio di libertà dagli stereotipi che la società troppo spesso ci impone.

Un’altra cosa che contraddistingue la maggior parte delle camioniste è l’indole indipendente, ognuna è regina sul suo mezzo, e bisogna esserlo per sopravvivere in un settore ancora troppo maschilista. Per non essere agnelli in un mondo di lupi. Mai dare troppa confidenza, anche a rischio di sembrare antipatiche. E fare tutto bene, anzi meglio degli uomini, non sbagliare mai una manovra, non ci sarà perdonato…

Nel corso degli anni diverse colleghe avevano tentato senza successo di formare un club di camioniste. Alla fine ci siamo riuscite. Quando abbiamo cominciato c’era molto entusiasmo, , abbiamo creato una mostra fotografica, raccogliendo più foto possibile delle colleghe, che esponevamo quando si partecipava col nostro gazebo  ai raduni organizzati dagli altri gruppi di camionisti o alle fiere, abbiamo creato una targa da esporre sui nostri camion per riconoscerci per strada, abbiamo fatto magliette e gadget vari, aperto il blog in cui raccontavamo le nostre avventure e gli incontri on the road, ci sono state interviste e servizi televisivi, abbiamo fatto calendari e ricettari il cui utile delle vendite è stato dato in beneficenza a varie associazioni. Ultimamente abbiamo molto rallentato le nostre attività, sarà che gli anni passano e anche le camioniste invecchiano? Sarà che non c’è un grande ricambio generazionale e alla fine siamo sempre le stesse? Ma non molliamo.

Per non perderci di vista ogni anno organizziamo un pranzo per noi e i nostri amici e colleghi. Una domenica bellissima dove incontrare vecchie amiche e conoscere nuove colleghe, chiacchierando in tranquillità senza l’assillo del cronotachigrafo e delle ore di guida e di impegno!

Di cosa vi volevo parlare all’inizio… non me lo ricordo più, ho divagato troppo e ho perso il filo del discorso nei meandri del mestiere…

Buona strada a tutte le colleghe e a tutti gli amici e buon compleanno blog: 13 ottobre 2007, 13 ottobre 2020, si va avanti, sempre!

Il sogno realizzato di Alessandra

 

Alessandra l’ho conosciuta giusto un anno fa al raduno del Coast to Coast a Giussano. Allora mi raccontò che stava finendo di fare le patenti superiori e il CQC per poter finalmente iniziare una nuova vita. Era entusiasta del suo progetto ed io ero contenta di sapere che presto avrei avuto una nuova collega!

Finalmente un incontro on the road!
E’ stata fortunata, all’inizio dell’anno ha trovato una ditta che le ha dato fiducia e ha cominciato la sua avventura da autista. Da allora ci siamo sentite diverse volte ma non c’è mai stata l’occasione di trovarci anche se magari eravamo a pochi km di distanza. A fare il locale spesso i tempi sono tirati e non si può perdere nemmeno un minuto.
 

Stamattina invece mi ha telefonato dicendomi che l’aveva chiamata un amico comune che ci aveva incrociato tutte e due sulla stessa strada, io ero un paio di km davanti a lei! Cosi appena ho trovato una stazione di servizio col posto per fermarsi l’ho aspettata e abbiamo fatto una breve sosta, giusto il tempo di due fotografie e quattro chiacchiere!

 

Che bello vederla sorridente davanti al suo MAN (l’ha chiamato “Leo”!) , che bello sapere che almeno a qualcuna è data la possibilità di realizzare il sogno di fare la camionista. L’emancipazione, rispetto a 20/30 anni fa c’è stata, ma non ancora del tutto, tante ragazze si sentono ancora dire che questo non è un lavoro da donne e non vengono nemmeno prese in considerazione quando fanno una domanda d’assunzione.

 

Comunque Ale, dopo aver lavorato per anni al chiuso tra quattro mura, ora è entusiasta del suo nuovo mestiere, te ne accorgi parlandoci insieme, si sente finalmente realizzata, ogni giorno è una nuova esperienza, una nuova sfida, è l’occasione di conoscere gente diversa, strade nuove, orizzonti nuovi… il suo sorriso dice tutto: sono sicura che non tornerebbe mai a fare la vita di prima!

Ciao Ale, è stato un piacere incontrarti, buona strada sempre!!!!
 

Auguri Agata!!!

E’ passato tanto tempo da quando ho conosciuto Agata. E’ stato al GP truck di Misano Adriatico nel 2001, allora lei era poco più che una ragazzina, minuta ma con una grinta da vera combattente, voleva realizzare il suo sogno di fare la camionista e ci stava riuscendo. Ai tempi guidava uno Scania motrice, ci siamo incontrate di nuovo un giorno di luglio  a Dalmine, questa è una delle foto ricordo più belle che ho.

Da allora sono passati tanti anni e tanti chilometri sotto le ruote dei nostri camion… tante cose sono cambiate, la vita va avanti, ma il camion dal cuore non ce lo toglierà mai nessuno.

Auguri Agata,  eri CB “Bimba” quando ti ho conosciuta, poi sei cresciuta, ti sei sposata (col camion!) hai girato tutta l’Europa col bilico, hai avuto tre splendidi bambini e anche tanti riconoscimenti alla tua “carriera” di lady truck driver, da quando ti intervistavano perchè eri la camionista più giovane d’Italia al Sabo Rosa, hai partecipato a tante iniziative del nostro gruppo, sei sempre stata una di noi!

Il mio regalo per te oggi sono queste fotografie – in ordine sparso – degli anni passati, quando ci si trovava ai raduni in compagnia di amici e colleghe, per ricordare i giorni felici e per risvegliare, spero, dei bei ricordi!

(Visto – luglio 2003)

Un abbraccio “Bimba” e buon compleanno!

Non si nasce, si diventa…

Pubblico spesso video di colleghe dal mondo…ma stavolta…

Ho trovato questo bel canale You Tube, Janas TV, tra i vari video pubblicati c’è una video-intervista con Antonella la Sirenetta mentre è in viaggio sul suo bellissimo Scania super decorato.

Questo è il testo di presentazione del video:

Tredicesimo appuntamento della Rubrica NON SI NASCE, SI DIVENTA condotta da Pj Gambioli e Monia Cappiello. Direttamente dalla Sicilia, dentro la cabina di Tir ed in viaggio ci colleghiamo su Skype con Antonella Gallo, la sirenetta, camionista, autista di TIR. La sua storia fatta di passione e di grinta, le sue esperienze in un mondo prettamente maschile, la sua creatività e femminilità. Antonella ci racconta di quando ha realizzato il suo sogno: acquistare un Tir tutto suo, decorarlo con l’immagine della Sirenetta (che la rappresenta) e curare la comodità degli interni come se fosse una casa di lusso. Affrontiamo il tema lavoro, maternità, conciliazione ma anche quello della violenza e dell’abbandono. Storie forti che caratterizzano una donna piena di vita, un esempio per tutte. In pieno #coronavirus Antonella porta i viveri dalla Sicilia a Bergamo, macina chilometri e chilometri, ma lo fa sfidando i pregiudizi ed i preconcetti. A nessuna donna dovrebbe essere proibita l’auto-realizzazione. Antonella è una ribelle e andando contro tutto e tutti, ce l’ha fatta. Segui la serie iscrivendoti al canale youtube di JANAS TV. Grazie per i commenti, i like e le condivisioni. Ci sono utili per crescere. Ci vediamo il prossimo mercoledì! #stayhome Ricordiamo che le raccomandazioni sono stare a casa e se si esce, usare mascherina e guanti. Senza trascurare l’uso del disinfettante per le mani ed il lavaggio mani. Grazie per aver seguito la nostra puntata. Vi aspettiamo ogni mercoledì con un nuovo caricamento. Siete pregati di iscrivervi al canale Youtube di JANAS TV, per noi il vostro sostegno vuol dire tanto!”

E questo è il link del video:

Buona strada ad Antonella e al canale You tube di Pj e Monia!

«Non chiamateci maschiacci». Storie di donne che fanno lavori da uomini

Chissà perchè non si riesce a superare lo scoglio dei lavori “maschili” e di quelli “femminili”… e chissà perchè le donne che fanno uno dei cosiddetti lavori maschili stupiscono ancora e soprattutto chissà perchè le donne che guidano i camion ci sono sempre quando vengono fatte inchieste su questo argomento!

Ho trovato questo bell’articolo di Beatrice Barbato nel web, è del mese scorso:

http://masterx.iulm.it/speciali_masterx/non-chiamateci-maschiacci-storie-di-donne-che-fanno-lavori-da-uomini/ 

Ne pubblico anche l’estratto dedicato alla collega Claudia:

«Non chiamateci maschiacci».
Storie di donne che fanno lavori da uomini
 

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In nome della libertà

Parte da Ancona alle 23 e arriva a Carpi al mattino, percorrendo circa 700 km ogni giorno. Claudia Trucker, 30 anni e un nome d’arte forte come lei. Guida mezzi pesanti da quando ne aveva 20 ma a detta sua sul camion ci è nata. Ha imparato ad amare questo mestiere grazie alla madre che «ha aperto lo spartitraffico della situazione».
Così l’ho intervistata di notte proprio nel suo ambiente ideale. «Ho deciso di coprire questo turno forse per evadere. La notte ci si nasconde quasi». Ma Claudia è una ragazza che difficilmente passa inosservata. Mora, folti capelli ricci e decine di tatuaggi che la vestono come una seconda pelle.

 

 
Attualmente Claudia lavora come corriere espresso per una 
grande flotta di trasporto merci.
 «Una donna per fare la metà di quello che fa un uomo lo deve fare bene il doppio. In questo lavoro vieni osservata continuamente, sai di avere gli occhi puntati su di te e il margine di errore deve essere minimo.  È per questo che spesso cerco di mantenere un profilo basso anche a livello comportamentale, di spiccare poco tra gli altri, proprio per evitare di essere messa al centro dell’attenzione più di quanto non lo sia già. Mia madre mi ha sempre detto di fare le cose per bene, a modo e a ritmo mio, per evitare di essere criticata. Perché non giudicheranno quello sbaglio come di consueto, ma come un errore da donna».
  Il camionista è sempre stato un mestiere piuttosto diffuso in Italia, ma le donne al
volante sono ancora poche. Sempre meno giovani decidono di intraprendere questa strada, perché se un tempo, oltre alle soddisfazioni personali, portava anche quelle economiche, oggi non è più così. Prendere tutte le patenti necessarie ha un costo che si aggira tra i 4.000 e i 6.000 euro (tra corsi di formazione, esami, abilitazioni e rinnovi). A ciò si aggiunge la concorrenza straniera che offre autisti a un prezzo più basso. Il risultato è che, in questo settore, l’età media è molto alta e lo scetticismo verso camioniste donne è piuttosto diffuso.
«Una volta, per esigenze aziendali, mi è capitato di dover viaggiare con un collega. Durante quel viaggio ha avuto grandi difficoltà nel fare una manovra e, pur di non chiedere aiuto a me, si è rivolto a un altro autista. In quell’occasione, grazie alla mia sensibilità femminile, ho fatto finta di niente, ma ho lasciato che parlassero i fatti per me: poco dopo mi sono trovata a fare quella stessa manovra, ma senza problemi».
 Alzi la mano chi non ha mai sentito (o pronunciato) quell’odioso detto sulle donne al volante. È lì, nascosta tra quei pregiudizi, che il vero affrancamento vacilla.
«Spesso mi è stato detto che sembro un uomo, a volte persino che sono meglio di un uomo, come se fossero complimenti, come se dovesse obbligatoriamente essere migliore di una donna. Per non parlare delle allusioni sessuali.
Qualsiasi gesto, sorriso o parola può essere fraintesa. Il segreto è crearsi uno scudo. Preferisco passare per una persona dura, scontrosa, a volte persino antipatica, per evitare di incorrere nella malizia e nella volgarità di molti uomini. Bisogna tirare il freno a mano prima che si possa andare a sbattere contro tutto questo».
Nonostante la sua giovane età, parlando con Claudia, si ha la sensazione di avere a che fare con con una persona che ha vissuto molti più anni di quelli che ha. E fa capire quanto una passione possa essere così forte e pericolosa allo stesso tempo.
«Il mio è un lavoro invadente. Condiziona non solo la giornata, ma anche la vita privata. Limita i rapporti di amicizia e molto spesso ci si ritrova soli, perché non si
viene capiti.
  A lungo andare può logorare, soprattutto se penso che la vita è una e l’ho dedicata totalmente a questo. Ma ti aiuta anche ad apprezzare di più il tempo che hai a disposizione. Da poco convivo con il mio compagnoed è bello sapere che, quando torno a casa, ho qualcuno che mi aspetta».

Foto di gruppo… parziale!

Oggi mi sono persa in chiacchiere e….non ho fatto foto al nostro pranzo annuale al Ristorante “La 45” a Niviano di Rivergaro….

Solo verso la fine del pranzo, quando tante erano già andate via, qualcuna si è ricordata che non avevamo fatto la foto di gruppo…

Cosi abbiamo rimediato con quelle di noi che ancora c’erano!

Un saluto a tutte le lady e a tutti gli amici che hanno partecipato alla festa, buona strada sempre, ciaooooo!

Incontrarsi a Giussano…

Ciao a tutte/i!

Sono stata tre giorni al raduno di Giussano e speravo di incontrare tante Lady…. purtroppo non è stato cosi, anzi col camion quest’anno c’ero solo io (e ringrazio gli amici del Coast per il premio “Truck Girl” che mi ha fatto sentire un pò più giovane, e poi la coppa rosa è carinissima !). Naturalmente non si partecipa a un raduno per i premi ma per la compagnia e devo dire che per me andare al Coast è come partecipare a una festa di famiglia! Tanti amici e amiche, tante chiacchiere, risate, abbracci e sorrisi, per me è un appuntamento fisso da anni, l’unico raduno a cui non rinuncio mai!

 

 

Però qualche lady l’ho incontrata e la voglio ringraziare. Comincio con Cristina che avevo invitato ed è venuta a trovarmi in compagnia del suo babbo e dei suoi autisti: grazie Cri, arrivederci a presto!!!

 

 

E poi la nostra amata Gisytruck in compagnia della sua Romy . il mestiere di “lady truck” che si tramanda di madre in figlia!!!

 

 

 

E Alessandra, futura collega a cui auguro tanta “buona strada” per la realizzazione del suo sogno e che spero di incontrare presto alla guida di un camion!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un saluto e l’augurio di buona strada sempre a tutte le colleghe, io vi invito già per l’edizione del 2020, venite numerose!!!

Manca una settimana!

 

Ciao a tutti(/e!

Questa sera vi rinnovo l’invito a partecipare al 28° Raduno del Coast to Coast Truck Team a Giussano!

Manca giusto una settimana all’inizio della festa: io ci sarò e spero di incontrare tante lady e tanti amici!

Vi aspetto, anzi vi aspettiamo numerosi per passare tre giorni in compagnia, tra camion, colleghi, amici, musica, chiacchiere, buon cibo e tante sorprese, ciao a presto!!!

Lady truck in edicola!

Ciao a tutte,

questa sera vi voglio segnalare un articolo sul nuovo numero di Donna Moderna in edicola in questi giorni (questa è la copertina).

Si intitola  “Noi, camioniste per passione“, è scritto da Elisa Murgese, con foto di Chiara Asoli, e come si capisce dal titolo parla della passione delle donne per il mestiere di camionista. La cosa bella è sapere che sempre più donne stanno intraprendendo questa professione sfidando i luoghi comuni e i pregiudizi di chi lo considera ancora un lavoro solo maschile!

Voglio augurare una buona strada a tutte le colleghe citate nell’articolo e anche a tutte le altre che ogni giorno si mettono al volante del proprio camion per le strade d’italia e non solo. Forza ragazze che siamo sempre più numerose!