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Il sogno realizzato di Gloria!

 

Questa sera ho aperto la pagina di Uomini e Trasporti dedicata a noi donne “Anche io volevo il camion” e, sorpresa! C’è la storia di Gloria! L’ho letta tutta d’un fiato e mi sono emozionata perchè finalmente è riuscita a realizzare il suo sogno di sempre, salire su un camion e fare l’internazionale! Grande Gloria!!

Sono sempre contenta quando scopro che un’altra ragazza ce l’ha fatta, perchè lo so che nonostante tutto i pregiudizi ci sono ancora, e anche se qualcosa sta cambiando – più per la necessità di reperire nuovi autisti che per altro – è tuttora difficile farsi accettare al 100%. Te ne accorgi dai discorsi che ti girano intorno, da certe battutine, da certi sguardi, ma noi non ci arrendiamo, stringiamo i denti e andiamo per la nostra strada, sperando sempre che sia una “buona strada”!

Questo è il link dell’articolo, scritto da Elisa Bianchi (che ormai possiamo considerare una di noi!):

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/giovane-e-donna-gloria-benazzi-sogna-di-abbattere-gli-stereotipi-nellautotrasporto/

 

Inizia cosi:

Giovane e donna, Gloria Benazzi sogna di abbattere gli stereotipi nell’autotrasporto

Classe 1996, romagnola e figlia d’arte, Gloria Benazzi nell’estate del 2022 lascia la sua attività – un centro estetico – per inseguire il sogno dell’autotrasporto. Un sogno che l’ha portata in Olanda, tra il profumo di fiori e i colori dei camion personalizzati che tanto ama, ma soprattutto dove si sente capita. E per avvicinare i suoi coetanei al settore dice: «Aprite le scuole al mondo del trasporto»

Si dice che il tulipano giallo rappresenti gioia, speranza e solarità. Gloria Benazzi, autista, classe 1996, i tulipani li ha tatuati sull’avanbraccio – insieme ad altre sue passioni, tra cui il motore del suo camion d’epoca – e questa descrizione le calza benissimo addosso. Quando la raggiungiamo al telefono ci risponde da un’area di sosta in Olanda dove sta facendo pausa a bordo del suo camion. È felice, e si sente. Solo pochi mesi fa ha realizzato il suo sogno, tra l’altro piuttosto originale: trasportare fiori dall’Olanda, il paese patria dei tulipani. Sì, perché Gloria non voleva semplicemente fare l’autista, voleva unire la sua passione per i fiori con quella per i camion e la sua tenacia l’ha ripagata, anche se per parecchio tempo dubbi e insicurezze l’hanno tenuta lontana dalla cabina. «Spesso sono solo le nostre paure a farci vedere un limite che in realtà non esiste» ci racconta. Ed è proprio dalle sue paure che le chiediamo di iniziare a raccontarci la sua storia.
«Ho sempre avuto paura di partire con il camion, paura di deludere altre persone, paura di fare errori. Mi rendo conto però che in questo modo mi sono imposta da sola dei limiti che oggi ho deciso di affrontare. Sono figlia d’arte, la mia famiglia aveva una ditta di trasporti tramandata da generazioni e fin da piccola ho sempre avuto a che fare con questo mondo. Quando sono cresciuta ho iniziato ad aiutare in azienda, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti più logistici e burocratici, ma io volevo guidare. Papà ha però sempre cercato di tenermi lontana, mi sconsigliava di intraprendere questa strada perché sapeva quanti pregiudizi e difficoltà avrei potuto incontrare e per un po’ gli ho dato ascolto. Sei anni fa ho aperto una mia attività come onicotecnica in attesa del momento giusto per riprendere la strada dell’autotrasporto».

Il momento giusto è arrivato qualche mese fa…

Le patenti le avevo già prese a 21 anni con i soldi che avevo messo da parte lavorando. Fare le unghie mi piaceva, disegnare è un’altra grande mia passione e questo lavoro mi consentiva di esprimere la mia arte. Poi la svolta è arrivata grazie al mio ragazzo, Luca, anche lui autista, che mi ha spronato a non lasciar sbiadire il mio sogno di mettermi alla guida. Mi ha sempre detto «se non provi non potrai mai sapere se ti piace davvero o se è solo una bella idea che ti sei creata». Così ho fatto richiesta per lavorare nella sua stessa azienda e mi hanno assunta. Ho iniziato con il camion frigo ma avevamo un sogno: trasportare i fiori in Olanda.

Da cosa nasce questo desiderio?

Papà viaggiava in Olanda e Inghilterra e ricordo che da piccola ci raccontava dei paesaggi meravigliosi che attraversava. Le sue storie mi hanno fatta sognare. Poi il sogno è diventato realtà quando ho iniziato a visitare quei posti e rendermi conto della loro cultura. Viaggiavo da passeggera, ma era normale vedere donne alla guida dei camion. Ai raduni erano tantissime, tutte con camion personalizzati bellissimi. Io volevo essere come loro. Così ho iniziato a covare il desiderio di mettermi alla guida anche io e di viaggiare in quei paesi in cui sapevo che sarei stata capita.


 

Il resto della storia lo potete leggere sulla pagina di “Uomini e trasporti” al link che vi ho segnalato.

Buona strada sempre!

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Donne autiste: la strada giusta

 

Cercando, cercando… ecco altre storie di donne camioniste!

Le trovate sfogliando la rivista TIR di ottobre 2021,  a questo link, da pagina 32:

https://issuu.com/albo-autotrasporto/docs/tir_241_pdf_web

Potrete leggere le storie di Arianna G., Nicole, Angela, Simona. Arianna R. e Laura.

Siamo sempre di più? Speriamo di si, ci vuole un pò di “rosa” in questo settore!

Buona strada a tutte le colleghe!

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Una giovane collega

 

Una giovane collega francese, Margo,  innamorata del suo camion e molto social!

Un video:

Un articolo:

https://www.francetvinfo.fr/internet/reseaux-sociaux/routes-margaux-bastardo-une-camionneuse-star-des-reseaux-sociaux_5324437.html

Routes : Margo Bastardo, une camionneuse star des réseaux sociaux

Publié Mis à jour
Routes : Margo Bastardo, une camionneuse phare des réseaux sociaux

Article rédigé par

C. Blondiaux, L. Caboche, L. Bleuzen – France 2
France Télévisions
Édition du mercredi 24 août 2022

 

Grâce aux réseaux sociaux, une routière s’est donnée pour mission de balayer les clichés. Elle surnomme son 35 tonnes “mon petit bonhomme”. Rencontre avec Margo Bastardo.

Margo Bastardo, 27 ans, passe sa vie sur la route, mais aussi sur les réseaux sociaux. Celle qui conduit des poids lourds de 35 tonnes partage son quotidien sur les réseaux sociaux. Ce matin-là, il est 5 h 45. Direction Fos-sur-Mer (Bouches-du-Rhône) pour acheminer une énorme benne. Depuis qu’elle a commencé, il y a un an, Margo a parcouru l’équivalent de cinq tours du monde et traversé neuf pays. Après une année dans l’armée et un travail de gouvernante, elle s’est lancée dans l’aventure.

Des vidéos humoristiques

Je n’aurai jamais pensé finir dans un camion. Déjà rien que passer le permis voiture à l’époque, je ne voulais pas, pour moi, c’était un calvaire. Donc m’engager et repasser deux permis puis des formations. Non, très honnêtement, je ne pensais pas en arriver là et maintenant, je ne suis pas prête à faire autre chose“, témoigne-t-elle. Sur sa pause-déjeuner, alors qu’elle fait chauffer sa paella sur un réchaud, Margo fait un live avec ses abonnés. Elle est suivie par 46 000 personnes, avec lesquelles elle partage des vidéos pleines d’humour et de second degré. Margo fait partie des 3 % de routières françaises qui sillonnent les routes.

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La storia di Donatella

 

Forse hanno ragione a dire che in Italia ci sono tante camioniste!

Ecco la storia di un’altra collega, Donatella, alla quale auguriamo tanta buona strada sempre!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/faccio-la-camionista-come-mio-padre-ho-coronato-il-sogno-da-bambina-1.8201667

E questo il testo:

21 ott 2022

“Faccio la camionista come mio padre Ho coronato il sogno da bambina”

Donatella Longarini: mi alzo alle 4, ma non mi pesa. Qualche battutina all’inizio, ma sono stata sempre rispettata”

Donatella Longarini di Sant’Angelo in Pontano è felice della sua professione

di Lucia Gentili

Ha deciso di intraprendere questo lavoro per seguire le orme del padre Vittorio. Da bambina, appena si svegliava, voleva salire sul camion con lui e accompagnarlo. Oggi Donatella Longarini, di Sant’Angelo in Pontano, ha 46 anni e da una quindicina trasporta gli animali (vivi), soprattutto bovini e suini, alla guida del suo Eurocargo da 75 quintali. Ha preso la patente per il camion appena raggiunta l’età consentita. E di sicuro è stata tra le prime a farlo in provincia. Non conosce ferie né festivi, ma non le pesa, per la grande passione che la spinge ogni giorno ad alzarsi alle 4.30. Al suo fianco, il marito Claudio, coltivatore diretto e suo primo collaboratore. E’ stimata da tutti nel suo ambiente. All’inizio quando la vedevano arrivare, gli uomini le dicevano: “Sei sicura di riuscire a fare manovra?” e non staccavano gli occhi dal mezzo finché non terminava l’operazione di guida. Adesso non ci fanno più caso. “Per me è una cosa naturale fare questo mestiere, da sempre”, dice la Longarini.

Donatella, com’è la sua giornata tipo?

“Mi sveglio alle 4.30. Passo a caricare gli animali, dalle stalle che si trovano sul territorio, e li trasporto. Verso mezzogiorno sono a casa, poi il pomeriggio lavoro in base agli impegni, però massimo fino alle 18. Alle 21 vado a dormire. Mio marito Claudio mi aiuta; mi alterno con lui nei giorni di pausa (necessari, essendo camionista, dopo un tot di giorni consecutivi). Non abbiamo figli”.

Qual è la parte più impegnativa?

“Il rischio maggiore è rappresentato non tanto dalla strada, quanto dagli animali. In un primo momento i miei genitori erano un po’ perplessi in merito alla mia scelta, soprattutto per questo, ma poi si sono abituati. E mio padre è contento che ho proseguito la sua attività. Non ho orari precisi a causa del lavoro, quindi i miei spesso mi lasciano il pranzo”.

Nel suo ambiente c’è ancora un retaggio culturale?

“Forse all’inizio facevano qualche battutina, quando arrivavo dicevano: “E’ una donna!”. Ma devo ammettere che sono stata sempre rispettata. Sceglierei altre cento volte questa professione, amo i mezzi e gli animali. Mi dispiace non aver preso dall’inizio la patente anche per il rimorchio, ci sono bilici in cui dormirei. Non mi sono mai posta la domanda se il mio lavoro fosse troppo “da uomo”, per me è stato naturale farlo”.

 

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La storia di Sandra

 

Si può decidere di diventare “finalmente” camioniste dopo gli “anta”?

 Si, si può, se questo è un desiderio che si vuole realizzare! Questa è la storia di Sandra raccontata a Elisa Bianchi che ne ha fatto questo bel articolo sempre sul blog di “Uomini e trasporti”:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/sandra-baldon-a-52-anni-mi-sono-messa-al-posto-di-guida-della-mia-vitae-del-camion/

Inizia cosi:

Sandra Baldon: «A 52 anni mi sono messa al posto di guida della mia vita…e del camion»

Nel 2018 un cambiamento familiare stravolge la sua vita e la porta a decidere che è finalmente arrivato il momento di ricominciare realizzando quel sogno messo da parte per troppi anni. Sandra allora aveva 52 anni e determinazione ancora da vendere. Oggi è mamma, nonna e, finalmente, autista. Ma soprattutto, “uno spirito libero”

«La vita è ciò che ti accade mentre sei impegnato a fare altri progetti» cantava John Lennon. Una frase che rispecchia perfettamente la storia di Sandra Baldon, che a 52 anni ha stravolto completamente la sua vita, familiare e lavorativa, realizzando un suo sogno d’infanzia che ormai sembrava essere stato messo nel cassetto per sempre: sentirsi libera, naturalmente alla guida di un camion.
L’avventura di Sandra inizia nel 2018 quando un profondo cambiamento familiare stravolge la sua quotidianità. La separazione dal marito è la miccia che innesca quel mix esplosivo di coraggio e caparbietà che portano Sandra a prendere la decisione di lanciarsi in una nuova sfida e cercare lavoro come autista.

Sandra, come è maturata la tua decisione di metterti alla guida di un camion?

In realtà presi la patente C già negli anni ’80 per dare eventualmente una mano al mio ex marito che allora aveva una ditta di trasporti. La passione per questo mestiere però nasce ben prima, ricordo che sognavo di guidare un camion fin da quando ero piccola. Poi la vita mi ha portato altrove. Subito dopo le scuole iniziai a lavorare come operaia in una fabbrica tessile. Fu per me un periodo molto noioso perché non ho mai amato i lavori sedentari. A 18 anni mi sono sposata con un autista e poco dopo sono nate le mie due figlie. Quando potevo viaggiavo con mio marito, ma la priorità era per me la famiglia. Nello stesso periodo arrivò anche l’opportunità professionale di fare la letturista di contatori di luce, gas e acqua. Era un lavoro che mi permetteva di spostarmi molto in auto e per questo mi piaceva. Rimasi per ben undici anni.

Ancora una volta, però, il destino aveva altri piani per te…

La ditta per cui lavoravo fallì e io mi ritrovai tagliata fuori dal mondo del lavoro per un intero anno. Così nel 2011 decisi di prendere la patente CE e nel 2012 trovai lavoro come autista. Trasportavo materiale isolante con la biga. Fu un’esperienza molto bella ma breve. Poco dopo, infatti, mi offrirono un posto alla guida di un pulmino per la consegna dei pasti alle le mense scolastiche. Anche se a malincuore scelsi di accettare per il bene della mia famiglia e delle mie figlie e quello divenne il mio lavoro per i successivi sei anni, fino al 2018, l’anno del cambiamento. Le mie figlie ormai erano diventate grandi e furono proprio loro le mie prime sostenitrici. Così mi misi di nuovo a cercare lavoro come autista e trovai un impiego presso il Consorzio Translusia con cui lavoro ancora oggi.

Come è stato cambiare così radicalmente vita?

Inizialmente fu dura. Avevo 52 anni e tante nuove cose da imparare. Fortunatamente trovai supporto da parte dei colleghi e dell’azienda. Tra l’altro penso che con un po’ di intelligenza si possa sempre gestire tutto. Oggi gli impedimenti che un tempo non permettevano alle donne di avvicinarsi a questo lavoro sono caduti. Per esempio, a bordo del camion c’è talmente tanta elettronica che oggi non puoi inventarti dove mettere le mani, ci sono i servizi di assistenza che ti aiutano ad affrontare gli imprevisti. Certo, cambiare una gomma non è facile, ma non lo è per una donna come per un uomo.


 

Il resto dell’intervista lo potete leggere nella pagina ufficiale di UeT

 

Buona strada a Sandra e a tutte le Lady truck!

 

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Siamo davvero cosi tante?

 

Secondoi dati dell’IRU in Italia c’è la percentuale di donne camioniste più alta d’Europa!

Sarà vero?  Non lo so,  forse dovremmo fare un censimento tra di noi per scoprirlo!

Intanto vi metto un paio di link di articoli che ne parlano.

Questo è di  “Donna Moderna”:

https://www.donnamoderna.com/news/societa/donne-camioniste

 

Inizia cosi:

Le donne italiane che guidano i camion sono le più numerose in Europa, nonostante i costi della patente e le difficoltà in un mondo maschile. Eppure le aziende cercano autiste e autiste, e c’è pure il bonus patente

 

Per leggere il seguito dell’articolo aprite il link!


 

Questo è l’altro articolo, da “Uomini e Trasporti”, a firma della nostra amica Elisa Bianchi:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/italia-primo-paese-europeo-con-piu-donne-al-volante-di-un-camion/

Inizia cosi:

Italia primo Paese europeo con più donne al volante di un camion

Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’International Road Transport Union (IRU), con una percentuale pari al 6,2% l’Italia sia aggiudica il primo posto per donne alla guida di un mezzo pesante in Europa, dove la percentuale è ferma in media al 3,2%. Fanno meglio USA e Cina, mentre Argentina, Turchia e Iran sono agli ultimi posti della classifica

L’Italia è il Paese europeo con il maggior tasso di presenza femminile alla guida di un camion. Il dato, sorprendente e incoraggiante, arriva direttamente dal Driver Shortage Report 2022 di IRU – The International Road Transport Union – che ogni anno analizza la situazione dell’autotrasporto offrendo un quadro generale del problema della carenza di autisti in tutto il mondo.

Nonostante la quota di donne al volante di mezzi pesanti in tutta Europa sia ancora molto bassa, con una media del 3,2% mai cresciuta nell’ultimo triennio e sia ancora molto lontana dai livelli di USA, dove le donne rappresentano l’8% del totale, e Cina, dove la percentuale scende al 5%, in Italia qualcosa sembra stia cambiando. In meglio. Con una rappresentanza femminile del 6,2% l’Italia è infatti in testa alla classifica dei Paesi europei con la maggiore percentuale di donne al volante di un mezzo pesante, seguita dalla Norvegia che si attesta al 5,1%, e da Germania e Francia, dove le donne sono rispettivamente il 4,6% e il 4,5% del totale. In fondo alla classifica si trova invece la Lituania, dove la rappresentanza femminile si ferma allo 0,5%. Olanda e Regno Unito superano comunque la soglia del 3%, rispettivamente con il 3,2% e il 3% di donne, mentre Spagna, Portogallo, Danimarca, Polonia e Ungheria non raggiungono nemmeno il 2%. Leggermente meglio la situazione in Romania dove la percentuale è del 2,5%.

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(…) Per leggere il resto dell’articolo…aprite il link ufficiale!

Buona lettura e buona strada a tutte le colleghe!

 

 

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da “Il Messaggero” la storia di Alessia Romeo

Alessia ferma il camion in una piazzola di sosta, a Zevio, 16 chilometri da Verona. “Ho una pausa di 45 minuti. Mi riposo in cabina con l’aria condizionata, fuori ci sono trenta gradi”.
Poi riparte, alla guida di un tir lungo 8 metri, che a pieno carico pesa 180 quintali. “Sono l’unica autista in azienda. Non sai quanti mi chiedono: perché fai questo lavoro? Perché mi piace, adoro guidare e viaggiare. Non vorrei fare altro. La mattina comincio con il sorriso e la sera stacco con il sorriso”.
Alessia Romeo, 33 anni, lavora per la ditta Carpella Battista Autotrasporti con sede a Capriano Del Colle, in provincia di Brescia. Una delle pochissime autiste di camion in Italia: sono appena il 2%, in calo rispetto al 2019, secondo i dati 2020 del Ministero del Lavoro. In pratica le donne al volante di mezzi pesanti sono circa 13mila contro 615mila uomini. E mentre scende il numero di quante sono in possesso della patente C, cresce quello delle imprese femminili nel settore del trasporto merci su strada: più 4,16% dal 2016 ad oggi.
Le è mai capitato di ricevere commenti sessisti?
“Ancora nessuno mi ha fatto battute fastidiose. È vero che vado in giro con i pantaloni da lavoro, le scarpe antinfortunistiche e una maglietta, d’inverno anche un giaccone, ma sono comunque una bella ragazza, non passo inosservata. Non so che cosa mi dicono alle spalle e non voglio nemmeno saperlo. All’estero è diverso, si vedono molte più autiste”.
Restano sorpresi i colleghi di altre ditte a vedere una donna che guida un camion?
“Capita che arrivo nel piazzale di un’azienda a fare una consegna e il mulettista che mi vede chiama gli altri. Vengono a guardarmi in gruppo, mi scattano anche le foto. Alcuni fanno i galletti, sa come sono gli uomini. Loro sono curiosi ma io un poco mi imbarazzo. Alla fine si ride. A volte il fatto di essere donna gioca a mio favore, mi vedono e dicono: facciamola scaricare subito”.
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La storia di Sara….

 

Un’altra collega di nome Sara! (Che sia un nome da camionista?)

Questa è la sua bella storia dalla pagina di Uomini e Trasporti, sempre a firma di Elisa Bianchi.

Buona strada sempre da tutte noi!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/sara-bizzaro-come-inseguire-il-proprio-sogno-ogni-giorno-dalla-cabina-di-un-camion/

Inizia cosi:

Sara Bizzaro, come inseguire il proprio sogno ogni giorno, dalla cabina di un camion

Anni trascorsi a nascondere la passione per l’autotrasporto per paura di non essere compresa dalla famiglia. Poi la svolta, Sara Bizzaro sale sul camion e non lo lascia più fino alla nascita della sua bambina, Amy. Apre una panetteria e mette da parte il suo sogno per qualche tempo, prima di rendersi conto che per lei la felicità è guardare il sole nascere e tramontare dalla cabina del suo camion

Tutti i bambini hanno dei sogni nel cassetto. Alcuni si realizzano, altri vengono dimenticati, altri semplicemente si trovano a dover fare i conti con la realtà. Altri ancora vengono nascosti per la paura del giudizio altrui, ma prima o poi quei sogni tornano a bussare e non si può più ignorarli. È proprio questa la storia di Sara Bizzaro, classe 1978, un tempo bambina che guardava di nascosto e con occhi sognanti i camion e oggi qualificata e apprezzata autista della Manfrinato Giusto SRL, azienda di Monselice, in provincia di Padova, che l’ha accolta nella sua flotta permettendole di portare avanti il suo sogno. Eppure, la strada per arrivarci non è stata affatto semplice.

Sara, come è nata la tua passione per questo mestiere?

Vengo da una famiglia nella quale non ci sono autisti, i miei genitori erano infermieri e anche mia sorella, di poco più piccola di me, ha seguito le loro orme e oggi lavora nell’ambiente ospedaliero. Eppure, fin da piccolissima, camion e trattori mi sono sempre piaciuti. Io e mia sorella giocavano spesso in terrazza e da lì vedevo arrivare i camion che andavano in una fabbrica vicino casa. La strada era stretta e rimanevo sempre affascinata dalle grandi manovre che facevano.

Quando hai capito che volevi fare anche tu quelle manovre?

In realtà, agli inizi di vergognavo a confessare questo sogno. Non lo dissi neanche ai miei genitori e lo accantonai. Presi il diploma alla scuola alberghiera e iniziai a lavorare nel settore della ristorazione, come pasticcera. Poi, a seguito di una tragedia familiare che mi aveva gettato in uno stato di profondo shock, un amico autista a cui avevo confessato la mia passione mi propose di fare con lui qualche giro in camion, per tirarmi su di morale. In quel momento mi sono resa conto che quella doveva essere la mia strada, non potevo più ignorarla. Eppure, il senso di vergogna ancora c’era. Nel 2005 presi le patenti di nascosto dalla mia famiglia, erano altri tempi e c’erano ancora forti pregiudizi, sia in casa che fuori. Annunciai la mia decisione solo a cose fatte. L’amico che mi aveva incoraggiato mi portò a parlare con il titolare dell’azienda per cui lavorava che mi propose di iniziare a lavorare come magazziniera e all’occorrenza come autista. È iniziata così la mia esperienza in questo settore.

Però volevi qualcosa di più…

Più facevo esperienza sul camion, più mi rendevo conto che volevo farlo a tempo pieno. Mi chiamò un’azienda che faceva lavori stradali e accettai, iniziando a portare con la motrice asfalto e materiale inerte. Negli anni ho cambiato più volte aziende, ho la fortuna di poter dire che i tasselli mancanti sono sempre arrivati al momento giusto. Per esempio, allora lavoravo poco in inverno, e così per un certo periodo ho iniziato a fare anche linea con il bilico, toccando con mano il vero lavoro dell’autista. Passavo le notti fuori e diciamocelo era dura, soprattutto perché in quel periodo non c’era ancora la regolarizzazione che c’è oggi, ma quello è stato il coronamento del mio sogno. La vita però non aveva smesso di mettermi di fronte a delle sorprese e così nove anni fa sono diventa mamma di Amy.

Come hai conciliato le due cose?

Prima di rimanere incinta avevo iniziato a lavorare come autista di pulmini per pazienti in dialisi. Il lavoro era calato e avevo accettato questa opportunità che, almeno i primi tempi, mi permise di conciliare la gravidanza con il mio lavoro da autista. La verità però è a che a un certo punto ho dovuto mettere da parte del tutto la mia passione e lasciare il volante. Per qualche anno, grazie anche al grande aiuto di mio papà con la bambina, ho gestito una mia panetteria, ma appena Amy è diventata più grande ho capito che non potevo più stare lontana dai camion, non mi sentivo realizzata. Così lo scorso anno ho fatto domanda come autista alla Manfrinato Giusto, mi hanno presa e sono tornata a essere felice.


 

(…) il resto dell’intervista sulla pagina di Uomini e trasporti.

Buona lettura!

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La storia di Sara

 

La storia della collega Sara in un articolo de “La Sentinella del canavese” di qualche giorno fa.

Questo è il link (l’articolo completo è però risevato agli abbonati) :

https://lasentinella.gelocal.it/ivrea/cronaca/2022/05/18/news/rivara-una-donna-alla-guida-di-un-tir-la-vita-al-volante-della-camionista-sara-1.41449377

Inizia cosi:

Rivara, una donna alla guida di un tir: la vita al volante della camionista Sara

Rivara. Una donna alla guida di un autoarticolato, e anche da molti anni: un lavoro che è fatto di passione e rappresenta una vera scelta di vita, fatta di nuovi orizzonti e di tanta libertà.

La pensa così Sara Nepote, 42 anni, dipendente della ditta di autotrasporti Berca, che ha sede a Rivara: «Guido una motrice da 100 quintali per la Berca da circa 18 anni e per il momento non ho nessuna intenzione di cambiare mestiere – racconta Nepote.


 

Buona strada Sara!!!

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Un articolo interessante

 

Ho trovato e letto questo articolo su “La nuova Sardegna”, mi è piaciuto l’argomento e ho pensato di condividerlo qui nel nostro blog.

Perchè si fa tanto parlare di discriminazione nei confronti delle donne nel mondo del lavoro e poi le prime a discriminare sono altre donne…  per fortuna  ci sono anche uomini diversi, che vanno apprezzati per le loro scelte.

Buona lettura, questo è il link:

https://www.lanuovasardegna.it/oristano/cronaca/2022/05/19/news/la-risposta-sarda-alla-franchi-valentina-e-il-suo-pancione-non-abbiano-alcuna-fretta-1.41451342

E questo è l’inizio dell’articolo:

La risposta sarda alla Franchi: «Valentina e il suo pancione, non abbiano alcuna fretta»

La foto di Valentina Pala diventata virale sui social dopo il post pubblicato da Nicola Fabbri

 

Santa Giusta, Tirso e la dipendente in dolce attesa: «Deciderà lei quando lavorare»

SASSARI. Un pancione di sei mesi che buca l’obiettivo, il marchio aziendale sullo sfondo, poche righe di testo che colpiscono nel segno. Tirso manda un messaggio chiaro sul tema del lavoro femminile e della maternità, caldissimo in questi giorni. E praticamente dal nulla nasce una piccola campagna di marketing capace di diventare virale sulla rete. Potere del web, ma ancora di più delle idee.

La risposta tutta sarda alle parole della stilista Elisabetta Franchi («nelle posizioni di vertice assumo solo donne over 40, hanno già fatto figli») nasce quasi per scherzo nella sede di Santa Giusta della Tirso, storica azienda isolana di trasporti e logistica. Dove Valentina Pala, responsabile della finanza del gruppo, è al sesto mese di gravidanza. E dove Nicola Fabbri, nelle vesti del “capo”, decide di prendere posizione sulla questione. Sottolineando che alla sua dipendente non verrà posto alcun ostacolo nel suo percorso di maternità.

 

(….) continua sulla pagina de “La nuova Sardegna”.

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