Auguri e un incontro!!!

Tutte le volte che ci riesco mi piace mettere gli auguri di buon compleanno nelle pagine del blog.

Che si tratti di una Lady Truck, di un’amica, o di un amico/collega, non importa, l’importante, credo, è avere un pensiero per le persone che ci sono amiche!

Cosi oggi festeggiamo il compleanno di Paolo, da sempre nostro sostenitore nonché collega autista di autobus, molte di noi lo conoscono perché partecipa sempre volentieri al nostro pranzo di fine anno.

23 8 2013 la consegna (2)

Ci siamo incontrati in settimana giusto il tempo di un caffè (potevano mancare le foto? No, di certo!), gli ho consegnato il ritratto del suo autobus storico, il mitico Fiat 306, poi lui doveva partire con un mezzo un po’ più recente 🙂 per un viaggio in Romagna: questo è il periodo del “trasporto villeggianti”!!

23 8 2013 la consegna (3)

Ciao Paolo, tanti, tanti auguri di Buon Compleanno e di Buona Strada sempre!!!!

Tratto da CARRARAONLINE.COM

Giacomo Bezzi
Vi trasmetto un racconto  che narra di un camionista eroe: personaggio realmente vissuto  50 anni fa  e delle persone che aveva intorno, nomi e cognomi cambiati ma il resto vero….

LA VERA STORIA DI ORSINI IMPERO, CAMIONISTA EROE 

Si diedero appuntamento una domenica mattina di maggio a un bar sull’Aurelia: era di un piemontese che era sbarcato da quelle parti perché aveva sposato la sorella di uno che aveva conosciuto da soldato. 
Impero era già lì forse da mezzora, e stava discutendo ad alta voce con uno che si chiamava Mario e che aveva appena acquistato un OM-Tigre. 
“Ma tu non vuoi capire che, sì, sarà anche una bella macchina, ma se avevi comprato un Quarantadue come ti avevo detto io, era come se tu avessi in tasca un assegno circolare. Il Quarantadue te lo puoi rivendere quando ti pare, il Tigre no. Ti ce ne vorrà del tempo, prima che tu riesca a trovare l’amatore!” 
La discussione durò ancora un bel pezzo, poi si rivolse a Nino e disse: 
“Giusto: è lei quel Nino che doveva venire? Perché intanto non prende un caffè?” 
Nino prese il caffè, e, terminata la discussione sul Tigre e sul Quarantadue, finalmente ci furono le presentazioni. 
“Mi ha telefonato Giusti, il suo amico che fa i traslochi e mi ha parlato bene di lei: l’ho fatto venire qua di domenica così, se ci si mette d’accordo, si comincia domani mattina stessa.” 
L’accordo fu presto trovato sia per gli orari sia per la paga, che doveva essere garantita ed a libro, con tanto di marchette. 
Fu così che l’indomani Nino si presentò alle otto nell’ufficietto che avrebbe dovuto essere, per chissà quanto, il suo regno. 
“Una settimana di prova e poi, via!” disse Impero come benvenuto. 
C’era da prendere in mano una situazione un po’ confusa, con un lavoro impiegatizio che comprendeva sia la primanota sia la corrispondenza di servizio per disguidi e disservizi inevitabili in quella mole di lavoro quasi assurda, che lui non avrebbe mai immaginato. Per giunta, c’era da fare anche qualche lettera di offerta scritta con tariffe a quintale ed a scalare, indirizzata a ditte che via via venivano acquisite. 
Orsini Impero era il titolare di un’impresa di trasporti completi che era stato costretto a lasciare un autotreno ai suoi fratelli per un’ernia del disco che lo stava facendo imbestialire tutte le volte che si faceva viva. Si era però riciclato in recapitista di corrieri per la presa e consegna di collettame in una zona piuttosto vasta che com-prendeva diversi comuni della costa. 
Il lavoro maggiore, con una trentina di quintali al giorno di pacchi e pacchetti, cartoni, fusti e casse di ogni bendiddio, glielo passava un gigante di Milano che aveva come caposervizio, nella sua sede di Viale Padova, uno che aveva fatto con Impero la prigionia in Kenia e non lo aveva dimenticato. 
Un’altra decina di quintali li scaricava ogni due o tre giorni un corriere di Genova che trasportava sia parti meccaniche ed elettrodi per i cantieri navali, sia balle di stoccafisso, sacchi di baccalà e caratelli di aringhe per i negozi di alimentari, sia cartoni di whisky e di champagne per i locali notturni della costa. 
Qualcosa, cinque o sei quintali alla settimana di forme di parmigiano e cartoni di pelati, la portava un altro corriere di Parma. 
C’era da lavorare per sei o sette persone, ma il personale subalterno a Impero era composto solo da suo figlio, un bestione alto quasi un metro e novanta, e due ragazzi ancora imberbi ma che sapevano già bestemmiare come turchi. 
Il quartetto, Impero, il figlio e i due ragazzi, era addetto alle consegne a domicilio ed alle prese che giornalmente erano ordinate all’ufficio o telefonicamente, o da ragazzi in bicicletta che si affacciavano al balcone dando gli ordini ricevuti dai loro principali. 
I colli da consegnare erano caricati nel tardo pomeriggio per il mattino successivo su due Leoncini che erano guidati rispettivamente da Impero e da suo figlio, mentre i due ragazzi era fungevano da fattorini: facevano firmare le bolle e le eventuali bollette del dazio ed incassavano gli assegnati versandoli in serata in ufficio per il controllo finale. 
Controllo finale che era sulle spalle di Nino, che stava chiuso tutto il giorno nell’uffi-cietto che aveva come arredo: un tréspolo che aveva la funzione di portetelefono, una scrivania scovata chissà dove per spiegarvi sopra bollette e borderò, e un tavolinetto per la macchina da scrivere e tutta la cancelleria. Due seggiole, delle quali una era occupata dal principale al ritorno dalle prese e consegne, completavano l’arredamento. 
Il telefono suonava molto spesso sia per ordinare prese e chiedere notizie di merce in arrivo, sia per le lamentele sempre all’ordine del giorno per disguidi e rotture che erano inevitabilmente attribuite, con fandonie grosse come case, alla fretta ed alla mole di lavoro. 
La flotta della ditta Orsini Impero e Fratelli era composta da un Ottantadue con rimorchio in dotazione ai fratelli, due Leoncini da 30 quintali per le prese e le consegne quotidiane, ed una millecento con le codine per le consegne urgentissime di pacchi di farmaci e di pizze di pellicole a farmacie e cinematografi della zona. Raramente era usata per gite domenicali fuoriporta. Due biciclette piuttosto arrugginite completavano la flotta: erano in dotazione ai due ragazzi e servivano loro per tornare a casa alla sera e tornare in magazzino la mattina 
Ogni mattina, poi, verso mezzogiorno arrivava il Milano e c’era da scaricare tutto il bendiddio che arrivava dalla Capitale Morale con grande predominanza di detersivi, saponette, liquori ed amari delle case più famose, e dalla Brianza. Dalla zone di Lec-co e di Bergamo ove il gigante milanese aveva filiali, arrivavano casse di viti, bulloni, dadi e rubinetti, rotoli di reti metalliche e funi d’acciaio: tutta merce che faceva peso e quintali a bizzeffe. 
Ogni due o tre giorni arrivava il Genova con la sua merce ritirata in Darsena ed i suoi colli puzzolenti degli stoccafissi, del baccalà e delle aringhe che davano tanto lavoro nell’autunno e nel periodo prenatalizio, come i liquori e degli spumanti esteri che andavano forte anche d’estate. 
Una volta la settimana, invece, arrivava il Parma con le altre sue delizie. 
La merce veniva scaricata in ribalta divisa per zone di consegna, e non era raro il caso che anche Nino desse una mano agli altri e si mettesse alla carretta per qualche lavoretto urgente. Il suo lavoro manuale di scaricatore di complemento era molto apprezzato da tutti, e premiato con caffè corretti d’inverno e gelati d’estate. 
La settimana di prova passò in un battibaleno ed, il sabato, prima dell’arrivederci al lunedì successivo, arrivò l’assunzione definitiva celebrata nel bar del piemontese con una bevuta generale: succhi di frutta per i ragazzi, ed un vermuttino a testa per gli adulti. 
Orsini Impero era un omone grande e grosso, dal viso rubizzo e dai capelli corti e brizzolati, con delle braccia che sembravano tronchi d’albero: se avesse dato un cazzotto ad un toro, lo avrebbe spedito al sanatorio. Unica concessione alla vanità, un paio di baffetti alla Clark Gable che lo facevano piacere alle donne. 
Ma aveva altro da fare che andare a donne: anzi era della massima monogamia ado-rando sua moglie che gli aveva dato due figli. Uno era quello che lavorava con lui e che aveva appena fatto le scuole dell’obbligo; l’ altro era andato così bene a scuola che, una volta presa la maturità, si era iscritto all’università: medicina. 
Il padre di Orsini Impero e dei suoi fratelli era stato un oste della piana che, nell’in-tervallo tra una guerra e l'altra, aveva capito che il futuro era nei motori. Quindi, invece di farli studiare, aveva imposto ai tre figli la patente di guida C perché tutti quanti potessero guadagnare onestamente facendo i camionisti. 
Mestiere che fece anche Impero fino a che non fu richiamato e inviato in Abissinia nel Genio Autieri: ma la guerra su quel fronte terminò subito con la sconfitta del Regio Esercito e l’inutile resistenza sull’Amba Alagi. Furono tutti catturati dagli inglesi e spediti in Kenia, ove Impero conobbe il milanese che ora era caposervizio di quel gigante del trasporto a collettame che gli procurava tanto lavoro ed un certo benessere. 
Prima di mettersi nel campo dei recapiti di corrieri, Impero aveva continuato a fare il camionista ed aveva anche un discreto portafoglio di clienti che pagavano come banche. Cosa che gli aveva permesso di acquistare altri due autotreni che faceva guidare dai suoi fratelli, ed assumere anche alcuni camionisti disoccupati. 
Uno di questi, appena assunto e non ancora in regola con i contributi, face un disa-stro: precipitò in un burrone lungo la strada del Bracco, si ferì gravemente e tutto il carico di lastre di marmo pregiato diretto ad un famoso marmista che lavorava molto per la curia genovese andò in frantumi. 
Per il carico e la macchina ci pensò l’assicurazione: per l’operaio, invece, ci pensaro-no l’INPS e l’INAIL che denunciarono Impero per il non aver assicurato il dipen-dente e lo fecero fallire. 
Iniziarono anni di magra e fu sfiorata la miseria. Venduti due autotreni al miglior offerente e mandati i due fratelli a lavorare sotto padrone, non restava ad Impero che ricominciare daccapo, con anni passati alla guida dell’Ottantadue con rimorchio e con carichi completi neanche tanto remunerativi. Fino a che, alla ricerca di un ritorno da Milano, capitò ad Impero di accettare non un completo, ma bensì un carico di collettame: trecento quintali di pacchi e pacchetti, bidoni e fusti, casse e cartoni, da recapitare alla filiale di Roma del gigante milanese. Il carico glielo aveva procurato l’amico conosciuto in Kenia vent’anni prima e ritrovato a Milano a gridare ordini ed improperi a tutti nel piazzale di Viale Padova. 
Fu l’inizio della fine della miseria. 
Orsini andò ad abitare in campagna, in una casa che aveva davanti a sé un’aia dove la moglie, tutte le domeniche, sciorinava al sole, insieme al bucato, la tuta di Impero che aveva lavato col sapone e strizzato con tutta la forza che aveva nelle braccia. 
Impero le aveva anche comprato un televisore che le avrebbe fatto compagnia durante i lunghi pomeriggi che lui, invece, passava alla guida del Leoncino per le consegne a negozi e stabilimenti. 
Un giorno Nino ricevette una telefonata da Milano con la quale si preannunciava che la mattina successiva sarebbe arrivato un carico importante, molto più grande dei soliti: infatti, la mattina dopo il Milano arrivò non col solito mezzo da cinquanta quintali, ma con un Novanta a pieno carico. 
L’autista scese e con lui un personaggio in borghese che si qualificò come ispettore della ditta e che aveva sottobraccio un fascio di borderò e di bollette. 
Oltre alle solite dei porti franchi e degli assegnati, aveva con sé anche tante bollette rosa che portavano prestampato, al posto del destinatario, la dicitura Standa. 
Era accaduto che la ditta di Milano avesse acquisito l’esclusiva del trasporto di tutte le merci destinate all’apertura di una nuova filiale di quel grande magazzino: c’era, ad occhio e croce, da sfacchinare il doppio del solito e si cominciò a prendere le dovute misure. 
Un Leoncino avrebbe fatto, ogni giorno, un viaggio verso quella che alla Standa chiamavano riserva e che non era adiacente al negozio, ma molto fuorimano nella zona industriale; vi avrebbe scaricato tutto quello che via via veniva da Milano: c’erano banchi frigoriferi, decine di carrelli di acciaio, scaffali e tutto quanto occorre per far entrare in funzione un supermercato oltre ad un grande magazzino tradi-zionale.. L’operazione durò un paio di settimane, fino a quando cominciarono ad arrivare anche i generi di consumo sia per il grande magazzino, sia per il supermer-cato alimentare. 
Il lavoro si accumulava giorno dopo giorno ed era sempre più difficile continuare a lavorare in cinque, come si era fatto fino ad allora. 
Fare degli straordinari si rendeva necessario, ma il commercialista mise il suo veto perché non era possibile controllarli; infatti, un’azienda così piccola non poteva permettersi il lusso di acquistare un orologio marcatempo. Si pensò di fare un forfait, ma c’era il rischio di cadere nel nero; cosa che non andava bene a nessuno. 
Nino, una sera che non ne poteva più dalla fatica e dalla confusione che si stava moltiplicando a vista d’occhio, sbottò con Impero: 
“Senta: o qui mi mette qualcuno a fianco per registrare tutto questo casino, o io non ce la faccio più e vi arrangiate tutti quanti da soli. Tanto per cominciare, da lunedì mi prendo una settimana di ferie e vedremo cosa succede.” 
La mattina dopo si presentò uno che arrivò in Vespa: disse di chiamarsi Prezzemoli, che era perugino e che era un maestro elementare in pensione. Aggiunse che abitava anche lui in campagna e che era vicino di casa degli Orsini e che non ci avrebbe mes-so molto ad adeguarsi alla situazione. 
Non fu una vera manna dal cielo, ma almeno c’era chi, dopo le istruzioni del caso, poteva dare una mano, almeno per il lavoro più grosso che consisteva nella registra-zione di tutti gli incassi della giornata, degli inevitabili disguidi e rotture e della relativa corrispondenza con i tre corrieri. 
Nino si tenne il compito di andare, come faceva tutte le mattine verso le dieci, ad effettuare i versamenti in banca e di staccare gli assegni per i tre corrieri che davano il lavoro, non dopo aver trattenuto l’aggio che era versato su un altro conto che serviva per i pagamenti vari, ad iniziare dal suo stipendio. Ci scappò anche il tempo di fare un po’ di acquisizione e di portare via due o tre clienti alla concorrenza. 
La minaccia della settimana di ferie aveva funzionato. 
Anche i due ragazzi che fungevano da fattorini cominciarono a dar segni di inquietudine e, tra un moccolo e l’altro, fecero intendere che avevano anche loro il diritto di andare a tirare qualche calcio al pallone come tutti quelli della loro età. 
Anche loro furono affiancati da due tizi erculei d’età già piuttosto avanzata che erano già in pensione dopo avere fatto per una vita i manovali in ferrovia e che venivano anche loro dalla campagna. 
“A loro e a Prezzemoli ci penso io – disse a Nino l’Orsini – al commercialista gli parlerò domani perché siamo a fare delle consegne proprio da quelle parti.” 
Nino rimase contento della risoluzione del caso; cosa che non si verificava da molto tempo, e cioè da quando aveva cominciato a lavorare sul serio dopo aver passato qualche anno a fare il bohémien. 
Aveva lavorato in un primo tempo, ma si trattò di pochi mesi – presso un famoso laboratorio di marmi il cui titolare era amico d’infanzia di suo padre: apprese i primi rudimenti del mestiere di marmista, ma il rapporto si inquinò quando, alla prima busta paga, venne a sapere che la ditta non se la sentiva di metterlo a libro per via dei contributi da pagare. 
Con la sua maturità classica in tasca, c’era poco da star allegri; se almeno avesse saputo stenografare o scrivere a macchina con dieci dita, un posticino in una redazione di un quotidiano qualcuno glielo avrebbe saputo trovare. 
E, invece, niente. 
Non voleva fare il disoccupato e pesare sulle spalle della sua famiglia che non aveva mai navigato nell’oro. Allora si accontentò di rilevare, senza tirar fuori neanche una lira di buonentrata, il recapito-biglietteria di un’autolinea, che il gestore lasciava al più volonteroso che gli fosse capitato sottomano, perché si era messo a fare il barista. 
Furono mesi duri di orari impossibili, di domeniche lavorative e di guadagni all’osso con un aggio sulla vendita dei biglietti e sul paccchettame da far ridere i polli. 
Come se non bastasse, rilievi scritti quasi quotidiani per sciocchezze. Si accorse ben presto che i rilievi costavano addebiti e che l’autolinea ne aveva fatto uno dei suoi punti di forza: addebitava tutto quello che era addebitabile, ad iniziare dalle divise degli autisti e dei fattorini che erano addebitate nella prima busta paga a ragazzi che venivano dal Mugello o dalla piana di Prato ove avevano lasciato la cavezza degli asini per il volante degli autobus o la borsa da bigliettaio. 
Però, fra una chiacchiera e l’altra con quelli della proloco che fantasticavano su programmi di sviluppo turistico, saltò fuori un vecchio sogno dell’ex-gestore ora barista: quello di trasformare quella squallida biglietteria piena di ceste delle verduraie e di valige dei bagnanti in una vera e propria stazione di autobus con tanto di punto di ristoro e sportello dell’EPT per l’accoglienza ai turisti ed il loro smistamento nelle pensioni e negli alberghi che prima o poi sarebbero sorti. 
La dura realtà fu, però, che di soldi non ce n’erano e nessuno avrebbe azzardato una lira nella realizzazione di quel progetto: non solo nessuno ci vedeva l’affare, ma addirittura ci fu chi rispose sdegnato che la zona non avrebbe ma avuto uno sviluppo turistico e che quindi si levasse da rompere le palle. 
Nel frattempo, però, Nino aveva conosciuto molte persone che apprezzavano il suo lavoro ed il suo grandaffare: fra questi quel Giusti che faceva traslochi ed del quale aveva accolto volentieri un cartello pubblicitario che aveva fruttato qualche affare reciproco e che gli presentò Impero. Poi anche un funzionario della Regione che gli aveva consigliato di presentare domanda corredata da curriculum e referenze per un neonato ufficio che doveva organizzare mostre e partecipazioni di artigiani a fiere e saloni nazionali ed internazionali. 
L’autolinea, intanto, cominciava a risentire dello sviluppo della motorizzazione privata, perché i passeggeri erano sempre meno e, di conseguenza, gli affari andavano di male in peggio. Fu deciso dal suo consiglio di amministrazione di tagliare quasi tutto il personale stagionale ed eliminare le biglietterie come quella di Nino, che erano considerate poco più che un lusso se non palle al piede. 
Nino si trovò di punto in bianco in mezzo alla strada senza neanche il benservito; ebbe però la fortuna di rintracciare il Giusti con il conseguente impiego presso la ditta di autotrasporti Orsini Impero e Fratelli, presso la quale lavorò con successo almeno un paio d’anni. 
Fino a quando, dopo un fonogramma ed una serie di test attitudinali superati con successo, fu assunto dalla Regione e dirottato immediatamente all’ufficio mostre del quale gli aveva parlato quel funzionario conosciuto due o tre anni prima. 
Fece per un certo periodo il pendolare, poi si sposò con una brava ragazza impiegata in prefettura e che aveva conosciuto in treno durante i suoi spostamenti quasi quoti-diani. 
Impero, come regalo di nozze, gli fece gratuitamente il trasloco di mobili e masse-rizie e finì che la loro divenne un’amicizia virile che continuò tutti gli anni con gli auguri di Natale e visitine al bar del piemontese tutte le volte che Nino capitava dalle parti dell’Aurelia. 
Una sera Nino e la moglie incontrarono in treno uno che era stato del dazio, e che gli disse: 
“Hai saputo di Impero? E’ morto ierlaltro a Genova. Si è fracassato col suo autotreno 
contro un pilone dell’Elicoidale a Sampierarena per schivare uno che gli aveva tagliato la strada. Si era rimesso a viaggiare per far continuare gli studi al figlio che fa ancora l’università”.

09/03/2011

Cartoline dalla Cisa…

Ciao,
sabato scorso hanno fatto una "passeggiata" storica con i mezzi d'epoca sul Passo della Cisa… mi sarebbe piaciuto partecipare… c'è sempre una bella atmosfera in quelle manifestazioni, e anche un buon "profumo di nafta" come dice qualcuno!!!  In più il percorso è affascinante… Ma  non si può fare tutto nella vita… son dovuta stare a casa…
Però ho un amico, Paolo, che ci è andato col suo vecchio autobus, un Fiat 306, e mi ha mandato un paio di foto… questa è la prima…

CISA 9-2011 (68) rid

Ma la seconda è più bella: "Guarda cosa si vede sul parabrezza!"  mi ha scritto….

CISA 9-2011 (67) rid


E l'ho notato si, li sul parabrezza, uno dei piccoli Fiat 682T2 dipinti da me!!! 
Che bello "rivederlo" li, in bella mostra su un mezzo che era contemporaneo a questi camion!!
Grazie Paolo delle "cartoline" e del racconto del viaggio!
Buona strada sempre a te e ai tuoi amati autobus!!
Ciao bbye!!

C'è posta per noi… – 30

Ciao Lady Truck members!
Sono Giuseppe Pedeliento il responsabile scientifico di quella ricerca di cui a suo tempo avevate dato notizia sul vostro blog.
Ora abbiamo un questionario on line che è diffuso anche da Camionsfera e da Trasporto Europa.
Sotto vi metto tre link:
 
Me lo pubblicate sul vostro blog? Potete tranquillamente riprendere il testo che è uscito sui due portali sopra menzionati. Il vostro aiuto è fondamentale per capire qualcosa in più sulla categoria!
 
Grazie mille e ….. BUONA STRADA!
P.S. Per qualunque informazione o chiarimenti sotto avete tutti i miei contatti. Scrivetemi.
 
Giuseppe

images

 
Giuseppe Pedeliento
+39.349/0897216
[email protected]

Ho pensato di pubblicare la email integrale, rende meglio l'idea; personalmente non l'ho ancora compilato, ma mi è stato riferito da altre lady che in certi punti servirebbero più opzioni o la possibilità di scrivere altre definizioni e/o risposte.
Se avete tempo e voglia, collaborate a questo studio, magari serve a far capire cose su di noi che chi non è mai salito su di un camion non immagina neanche… è già successo che ci siamo sentite dire da una giornalista affermata:"Ma io prima di conoscere voi questo non lo sapevo… questo non lo immaginavo e quest'altro non lo credevo possibile…"

BUONA STRADA a Tutte/i!!!
[email protected]
skype: giuseppe.pedeliento

Buon compleanno Paolo!!!!

Ciao a tutti!

Oggi gli auguri di buon compleanno sono tutti per Paolo!!!!
Un amico, collega, sostenitore del nostro gruppo fin dall'inizio, autista d'autobus sempre on the road (infatti anche oggi è a "scaricare" in Romagna il suo carico di passeggeri ) , appassionato di camion, soprattutto Stralis, di viaggi, simpatico, sempre sorridente,  ve lo ricordate?
Viene sempre al nostro pranzo a dicembre: in questa foto è con un altro nostro grande amico, Gianni!

031 Gianni e Paolo

E allora come non mandargli – per una volta – un AUTOBUS carico di AUGURI di BUON COMPLEANNO??!!??    

Buon compleanno Paolo!!!!

AUGURI PAOLO, BUONA STRADA E OCCHIOVIVO SEMPRE!!!!

Condividere la Strada !!!

Ciao Lady
CHE RABBIA, non siamo certo noi che possiamo difendere questa categoria, ma non possiamo neanche ignorare quando i diritti più elementari vengono lesi, per fare un esempio, dalle riviste, si pretenderebbe, rispetto equo….condividere la strada—167776_1593739558530_1087151182_31426345_1962734_n
che il rapporto tra camionisti e automobilisti fosse difficile e perennemente incrinato è un dato di fatto; che i camionisti vengano a priori considerati assassini anche, che trasmissioni come Striscia e le Iene si siano interessate all'argomento in modo discutibile, pure, non dimentichiamoci che hanno sfruttato un funerale e gli altri ci hanno fatto vedere un bel servizio di colleghi che commettevano infrazioni ma si sono guardati bene dal dire quanti quanti veicoli hanno circolato durante la realizzazione del servizio, cambia se era 1 su 50, su 100 o su 1000; ma questi sono i famosi "conti della serva" che tolgono molto spendore a ciò che luccica superficialmente; quindi torno a raccontarvi della rivista:
Quattroruote, famoso punto di riferimento per gli automobilisti, che in rete ha un forum (non nel blog) e in diversi punti si scrivono insulti e imprecisioni sui camionisti ma nessun moderatore interviene e tantomeno la redazione, ma è vero che ognuno tira l'acqua al suo mulino e i camion con Quattroruote sono veramente pochi…quindi non credo che pubblicheranno cifre e dati che chiariscano le idee a coloro che credono che le percentuali siano inverse alla realtà… non si può sputare nel piatto in cui si mangia, e allora rifletto che sono più  serie le riviste sui camion che non si schierano mai contro motociclisti, automobilsti, pedoni… e ciclisti.
Quattroruote, non controlla il forum? o ritiene sia giusto lasciar credere che i camionisti siano tutti incoscienti assassini e loro perchè non lo distribuiscono in bicicletta?

http://forum.quattroruote.it/posts/list/15/55922.page

BUONA STRADA Sempre, anche a chi viaggia su Quattroruote!!!

Incontri on the road… – 9

Ciao!

Ieri ho finito le consegne a Prato, avevo ancora  ore, ma non abbastanza per tornare a casa. Cosi, con un paio di telefonate, sono riuscita ad organizzare di trovarmi con Chiodo a cena e poi con Nadia (la nostra Nadygreen !) e suo marito Stefano.

eravamo 4 amici a Prato

La strada unisce chi la vive con la stessa passione, mi disse un amico una volta, ed è vero, ed è bello riuscire ad incontrare in verticale persone conosciute tramite il web grazie a questa passione e passare una serata a fare chiacchiere di camion, viaggi, esperienze, video, emozioni…. di tutto quello che riguarda il nostro mondo.

DSCN7794C'è sempre da imparare da tutti. Stefano ci ha divertito con i suoi racconti dell'acqua minerale e dell'acqua Santa!   E delle stranezze dei suoi passeggeri…  Ora guida gli autobus, ma il camion ce l'ha ancora nel cuore e presto…. ma questa è un'altra storia ! Un bel progetto per il futuro ! ! Intanto Nadia studia per prendere la patente…

eravamo 3 amici a PratoCome sempre in queste occasioni il tempo è volato, ci siamo fatti le foto di rito, ed era già il tempo dei saluti…. come Cenerentola a mezzanotte siamo tornati in cabina a dormire un pò…  la sveglia è suonata alle quattro… c'era solo da tornare a casa ! Mando un abbraccio a Nadia e Stefano (e naturalmente a Roby !)  e li ringrazio della bella serata, speriamo di rivederci ancora ! ! !
Come sempre: buona strada a tutti ! !

Camion & BEFFA

Come in tutte le tragedie che si rispettino arriva la Beffa e purtroppo da chi dovrebbe dare delle soluzioni non scaricare su altri, le responsabilità, o almeno non farlo sugli utenti abituali delle strade;
Stasera il Presidente della Regione Toscana ha dichiarato che la colpa è stata delle società di trasporti che hanno disatteso gli avvisi meteo… mi sarebbe piaciuto tanto chiedergli come si è adoperato per organizzare il fermo dei mezzi pesanti e lasciar libero il passaggio agli altri utenti… e come mai era bloccato anche il centro di Firenze, dove è noto a tutti i camion non transitano?
Altra bella intervista al Ministro dei Trasporti che ha dichiarato che prima:" la priorità è sbloccare la situazione e poi si accerterà se ci sono state delle mancanze…" SIII!!! ci sono responsabilità Signor Ministro, rispetti l'impegno d'individuarle e sopratutto che "l'incidente" non si ripeta, sa l'inverno è appena iniziato!

Il divieto di transito ai mezzi pesanti è stato revocato per la giornata di oggi ed è un atto dovuto a quei colleghi che sono rimasti "intrappolati" da quella Strada che dovrebbe essere l'arteria vitale dell'Italia, quindi non un regalo ma un ATTO DOVUTO!!!

A questo punto mi viene da chiedere se questi personaggi si rendono conto che il trasporto contribuisce al PIL in una percentuale del 12%?
C'è un altro settore che produce così tanto e viene considerato così poco? inoltre accusato di tutti i mali della viabilità…

QUALCUNO HA IDEA CHE SE IL 90% delle merci viaggia su gomma, quelle sono montate sui camion e che quelli dovrebbero essere messi in condizione di viaggiare? come tutti gli altri utenti e per tutti, perchè anche il sale lo portano i camion, anche gli spazzaneve spesso sono camion… 

Trasporti= camion in movimento… estate & inverno e d'inverno può nevicare e ghiacciare.

Anche il Vicepresidente del Senato è rimasto bloccato, chissà se almeno la sua voce sarà ascolta? & continuerà a dire ciò che ha detto ora:" C'è chi non si è occupato della sicurezza dei cittadini!!!" 

A questo punto: i camionisti sono o no compresi nella categoria di cittadini?????

Se i camion si sono intraversati impedendo ai mezzi spargisale,di raggiungere il luogo, dopo giorni e giorni di preavviso non avrebbero dovuto evitare che si formasse quel ghiaccio su cui sono scivolati i camion passando prima?

Per stasera è prevista neve in diverse zone, si ripeterà lo stesso copione???

gisella corradini

GIORNATA MONDIALE SICUREZZA STRADALE

Ciao a tutte/i

Oggi è la giornata mondiale della Sicurezza Stradale, vorrei scrivere di questo argomento, ma sono talmente tante cose da scrivere che non so da dove iniziare; ad esempio mi chiedo perché i media ne hanno parlato così poco, il ministro dei trasporti ha firmato il 27 ottobre la “Carta Europea della Sicurezza Stradale che più che un documento politico dovrebbe essere un accordo per intraprendere iniziative concrete per ridurre il numero delle vittime degli incidenti stradali e non mi sembra che abbia avuto il dovuto risalto.
Le inchieste che ho visto hanno trascurato diversi aspetti e non mi sono piaciute perché accusano spesso i camion e i camionisti, a priori, senza coerenza con le problematiche della circolazione; la mia impressione è che si tenda a reprimere con sanzioni e sottrazione di punti patente ma che verifiche e controlli siano indirizzati solo verso certi utenti della strada escludendone altri a priori… come dice un mio amico “in divisa” :” Vuoi che sulle telecamere non si vedano tutte le infrazioni che vediamo noi viaggiando, ma solo l’eccesso di velocità?”oppure :” Vuoi che le risorse manchino solo in certi casi e non in altri?”
Sarebbe un fiume di parole quello per analizzare la situazione e non sono certo io un’esperta, ma in realtà ognuno di noi ogni giorno è a contatto con questa realtà e vede cosa si potrebbe migliorare…
In questa giornata voglio ricordare le nostre vittime della strada, i nostri  amici e/o colleghi che hanno perso la vita svolgendo la loro professione; non si dovrebbe MAI morire di Lavoro, eppure troppo spesso l’opinione pubblica Dice:”…..MA FACEVA IL CAMIONISTA!!!”
Non deve passare il messaggio che è scontato che un camionista prima o poi ci rimetta la vita o l’integrità fisica.
Sicurezza Stradale è una bella parola,  la strada va condivisa e tutti gli utenti andrebbero protetti tutti allo stesso modo.


BUONA STRADA a Tutte/i!!!

gisy

Doppio Femminile

Ciao a tutte/i

 Il 23 Maggio,  a DOPPIO FEMMINILE, condotta da M.Teresa Lamberti e Jo  Squillo, un piccolo intervento…

'Donne e motori'
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Ospiti in questa puntata: Mauro Tedeschini, Direttore di "Quattroruote". Giovanna Amati, donna della Formula 1. Bruna Beccaceci, meccanico di auto. Paola Furlan, Presidente del Club Motocicliste. Gisella Corradini, autista di camion. Vittoria Biscaglino, tra le prime donne a prendere la patente nel 1955. "Incontri" con Sonia Grey per parlare di attività fisica e potenza.

http://www.radio.rai.it/radio1/doppiofemminile/view.cfm?Q_EV_ID=315540

BUONA STRADA a Tutti/e!!!