Posts Tagged "camioniste"

incontri on the road: Paola!

 

In Trentino Alto Adige c’è un’unica autostrada, la famosa A22 del Brennero, e chi va e viene, da nord a sud e viceversa, o ci si sfanala o ci si incontra, orari permettendo 🙂 una delle tante mattine, in fase di rientro, mi fermo all’area di servizio Adige ovest e parcheggio a fianco di uno scania blu che subito non avevo riconosciuto se non fosse che a scendere dalla cabina c’era una ragazza bionda… era Paola! ci conoscevamo solo di vista e tramite il libro delle camioniste, ed è stata una bella occasione di conoscerci di persona!

Andiamo a prendere un caffè e abbiamo abbastanza tempo per scambiare due parole riguardo le nostre scelte che ci hanno spinto a intraprendere il nostro lavoro, passioni che poi hanno portato a stringere amicizie e per poi trovare il proprio futuro con la persona giusta! d’obbligo la foto di rito e poi si parte per le reciproche destinazioni, scambiandoci i nostri contatti, per chissà ritrovarci al prossimo caffè!

Buona strada Paola è stato un piacere, alla prossima!

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Serena, il libro e le api!

 

C’è una ragazza che di professione non fa la camionista, ma per il suo lavoro trasporta… le api!

Mi fermo spesso a comprare il miele presso la loro apicoltura, di lei avevo letto in un articolo di qualche anno fa, ma non ero mai riuscita a trovarla in bottega. Questa mattina c’era, cosi dopo essermi fatta consigliare un nuovo “gusto” di miele, le ho chiesto se era proprio lei la ragazza che guida il camion! Abbiamo parlato dei suoi trasporti, delle api, dei posti dove le porta in base alle varie fioriture stagionali, dei loro nemici (inquinamento, pesticidi, parassiti), ho imparato cose che non sapevo. Poi, siccome lei non si considera una vera camionista non essendo quella la sua attività principale, le ho spiegato che il motto del nostro gruppo è avere un camion nel cuore e ho pensato di donarle copia del nostro libro in cambio di una foto ricordo da mettere nel blog! Naturalmente l’ho invitata a venire a visitarci qui  e quando sono uscita l’ho salutata con un “Ciao collega!”

Ciao Serena, è stato un piacere conoscerti! Buona strada sempre!!!

 

Un paio di link, a proposito di miele, di api e di Serena!

https://www.ilgiorno.it/cronaca/serena-baschirotto-miele-api-1.3778238

https://www.iodonna.it/attualita/famiglia-e-lavoro/2020/05/10/donne-apicoltrici-api-natura-biodiversita-miele/

 

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Morris e Natalizia!

 

ciao a tutte/i

la settimana  scorsa ho avuto una splendida sorpresa, sono venuti a trovarmi mio cugino Morris alias Maurizio con la sua compagna Natalie alias Natalizia, entrambi camionisti in Australia!

qui la consegna nelle nostre tabelle, rosa delle Lady Truck e blu dei fans!

22 anni fa ho avuto la bellissima esperienza di salire in camion con Morris, abbiamo viaggiato con un International dal New South Wales al Victoria con un carico di carne fresca di canguro. In questi anni ha cambiato tipologie di mezzi e di trasporto, e attualmente lavora con uno splendido Kenworth per il trasporto di cotone con un b-double (doppio semirimorchio) e road train (più rimorchi agganciati).

Anche Natalizia non scherza, lavora come corriere allo Star Track, un’azienda analoga alle nostre Poste Italiane.

Con il suo Kenworth b-double inizia il turno a mezzanotte agganciando i rimorchi del collega precedente che era partito dalla sede. Effettua 5 ore di andata per poi fare lo scambio rimorchi con il collega successivo e rientra guidando per altre 5 ore; praticamente percorre 10 ore al giorno e con i limiti di velocità ai 100 km/h totalizza 1000 km.

E poi un giorno le loro strade si sono incrociate, e si sono conosciuti così, on the road. Il desiderio di venire in Italia era forte, così Natalizia in occasione del suo compleanno è passata in Calabria a trovare i suoi parenti, e finalmente Morris è potuto venire da noi! sembrava destino ed è stata una splendida sorpresa che tornerà sicuramente da quanto si è innamorato del nostro Bel Paese! io tornerei invece in Australia, dopo che mi ha raccontato le sue avventure anche se non è così semplice considerando che possono guidare 14 ore al giorno effettuando ogni anno una visita medica obbligatoria.. altre strade e altre velocità, ma mezzi lunghi e pesanti… ma vuoi mettere il senso di libertà che ti assale percorrendo quelle terre sconfinate…?

Always good road a Morris e Natalizia, see you soon!

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Incontri on the road: Giorgia

ciao a tutte/i

ecco qui la foto di rito con Giorgia, una delle colleghe protagoniste del nostro libro! non è stato facile combaciare impegni ed orari, ma ce l’abbiamo fatta, consegna effettuata! e così dopo due chiacchiere e tante risate, fra il mio rientro e la sua partenza, ci salutiamo con la promessa di ritrovarci presto! buona strada a Giorgia!

 


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La storia di Donatella

 

Forse hanno ragione a dire che in Italia ci sono tante camioniste!

Ecco la storia di un’altra collega, Donatella, alla quale auguriamo tanta buona strada sempre!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/faccio-la-camionista-come-mio-padre-ho-coronato-il-sogno-da-bambina-1.8201667

E questo il testo:

21 ott 2022

“Faccio la camionista come mio padre Ho coronato il sogno da bambina”

Donatella Longarini: mi alzo alle 4, ma non mi pesa. Qualche battutina all’inizio, ma sono stata sempre rispettata”

Donatella Longarini di Sant’Angelo in Pontano è felice della sua professione

di Lucia Gentili

Ha deciso di intraprendere questo lavoro per seguire le orme del padre Vittorio. Da bambina, appena si svegliava, voleva salire sul camion con lui e accompagnarlo. Oggi Donatella Longarini, di Sant’Angelo in Pontano, ha 46 anni e da una quindicina trasporta gli animali (vivi), soprattutto bovini e suini, alla guida del suo Eurocargo da 75 quintali. Ha preso la patente per il camion appena raggiunta l’età consentita. E di sicuro è stata tra le prime a farlo in provincia. Non conosce ferie né festivi, ma non le pesa, per la grande passione che la spinge ogni giorno ad alzarsi alle 4.30. Al suo fianco, il marito Claudio, coltivatore diretto e suo primo collaboratore. E’ stimata da tutti nel suo ambiente. All’inizio quando la vedevano arrivare, gli uomini le dicevano: “Sei sicura di riuscire a fare manovra?” e non staccavano gli occhi dal mezzo finché non terminava l’operazione di guida. Adesso non ci fanno più caso. “Per me è una cosa naturale fare questo mestiere, da sempre”, dice la Longarini.

Donatella, com’è la sua giornata tipo?

“Mi sveglio alle 4.30. Passo a caricare gli animali, dalle stalle che si trovano sul territorio, e li trasporto. Verso mezzogiorno sono a casa, poi il pomeriggio lavoro in base agli impegni, però massimo fino alle 18. Alle 21 vado a dormire. Mio marito Claudio mi aiuta; mi alterno con lui nei giorni di pausa (necessari, essendo camionista, dopo un tot di giorni consecutivi). Non abbiamo figli”.

Qual è la parte più impegnativa?

“Il rischio maggiore è rappresentato non tanto dalla strada, quanto dagli animali. In un primo momento i miei genitori erano un po’ perplessi in merito alla mia scelta, soprattutto per questo, ma poi si sono abituati. E mio padre è contento che ho proseguito la sua attività. Non ho orari precisi a causa del lavoro, quindi i miei spesso mi lasciano il pranzo”.

Nel suo ambiente c’è ancora un retaggio culturale?

“Forse all’inizio facevano qualche battutina, quando arrivavo dicevano: “E’ una donna!”. Ma devo ammettere che sono stata sempre rispettata. Sceglierei altre cento volte questa professione, amo i mezzi e gli animali. Mi dispiace non aver preso dall’inizio la patente anche per il rimorchio, ci sono bilici in cui dormirei. Non mi sono mai posta la domanda se il mio lavoro fosse troppo “da uomo”, per me è stato naturale farlo”.

 

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Tocca a te Ironduck Mony!

Fra tante interviste di colleghe camioniste da parte di Elisa Bianchi, giornalista della rivista “Uomini e Trasporti”, arriva una nostra vecchia conoscenza: Monica! Buona lettura!

L’articolo su trova su  Uomini e trasporti

 

 

Dalla cabina del camion a YouTube per raccontare la sua passione: Monica, la “Iron Duck” dell’autotrasporto

La voce è squillante e trasmette tanta allegria che sembra quella di una ragazzina perché, come dice lei, «La passione aiuta a vivere meglio, e fare di una passione il proprio lavoro aiuta a tenersi giovane». E la passione di Monica, nota al mondo di YouTube come “Ironduckmoni64”, si percepisce forte e chiara. Quando parla di camion la voce diventa ancor più brillante e si capisce che, in fondo, è ancora quella ragazzina felice che ha realizzato il suo sogno. Non sappiamo se il destino esista davvero, ma quel che è certo è che in questa storia ha messo il suo zampino perché l’anagramma di Monica è camion, e Monica, il camion, ce l’ha nel sangue.

«È bastato un attimo. Il camion è entrato prepotentemente nella mia testa e ha occupato completamente lo spazio vuoto riservato al sogno della mia vita» scrive Monica in “Soprattutto camioniste”, il libro edito dal gruppo “Buona Strada” Lady Truck Driver Team di cui fa parte e che ha contribuito a fondare. Un colpo di fulmine che ha dato inizio a una lunga storia d’amore per l’autotrasporto che resiste ancora oggi e che nasce proprio da una storia d’amore, per un uomo. A 18 anni Monica si fidanza con un camionista e un giorno succede qualcosa che cambierà radicalmente la sua vita. Monica scrive: «Andai con lui a caricare il camion. Arrivati nel cortile della ditta lui è sceso, ma nella fretta non aveva tirato il freno a mano. Sentii il camion muoversi, puntava dritto verso il capannone di fonte. Non sapevo cosa fare, non sapevo quale fosse il manettino, non sapevo dove mettere le mani. Sono saltata al posto di guida e ho schiacciato il pedale del freno. E non l’ho più mollato fino a quando il mio ragazzo non è risalito in cabina. Da quel giorno del 1984 ogni volta che potevo andavo con lui».

Monica, è stato quello il momento in cui hai capito che l’autotrasporto sarebbe stata la tua strada?

Devo ammettere che da piccola ho sempre sognato di fare qualcosa di diverso, che non fosse un ripetitivo lavoro d’ufficio o di fabbrica, ma non immaginavo certo di guidare un camion. Giocavo con le macchinine e ricordo che guardavo affascinata quei bestioni della strada, ma senza capire fino in fondo perché mi interessassero così tanto. La passione forse era già lì, nascosta dentro di me, ma io ancora non lo sapevo. Poi a 18 anni, dopo quell’episodio, iniziai a viaggiare con il mio ragazzo, viaggi anche molto lunghi verso Napoli e Bari in un camion con cabina corta. Nel 1986 presi la patente e l’anno successivo iniziai a lavorare per la ditta della sua famiglia, nonostante l’opinione contraria di molte persone, soprattutto dei camionari. Li chiamo ancora così io, come si diceva una volta nel gergo del baracchino. Mi parlavano solo dei lati negativi di questo mestiere cercando di scoraggiarmi, ma io avevo scelto la mia strada, avevo scommesso che ce l’avrei fatta.

Monica al volante nel 1987.

Nel libro scrivi: «Ho sposato il mio moroso e il camion. Ero innamorata di entrambi. Del camion lo sono ancora, lui adesso è il mio migliore amico».

È andata esattamente così. Il nostro matrimonio è finito anche se oggi siamo in ottimi rapporti, oltre che colleghi. L’amore per il camion, invece, è rimasto. Come si dice nel mitico film il Bestione, in fondo, «Il camion non è solo una macchina, il camion c’ha un’anima!». La mia è una passione a 360 gradi, quando non sono alla guida dipingo quadri di camion che ho avuto anche l’occasione di vendere per beneficienza e colleziono mascherine di vecchi mezzi che tengo esposte in casa, al posto dei quadri. Per me il camion ha un’anima

Cosa è cambiato da allora nella professione?

Il modo di fare trasporto è cambiato radicalmente negli anni. Per esempio, una volta si dormiva qualche ora quando si era stanchi e si viaggiava quando si era riposati. Dopo l’applicazione della Legge sulle ore di guida e di riposo per assurdo a volte si sta fermi di più, ma ci si riposa di meno e spesso ci si ritrova a fare la sosta in luoghi senza servizi. Ci sono sempre vantaggi e svantaggi, che vanno valutati caso per caso. Se si viaggia da soli almeno oggi esistono dei limiti, ma si viaggia sempre con la fretta, un occhio alla strada e uno al tachigrafo per controllare le ore di guida. Non c’è più tempo per la solidarietà o per parlare al baracchino che non esiste quasi più. Di conseguenza sono cambiati molto anche i rapporti umani. Una volta con il baracchino c’era più dialogo, si conosceva gente e si stringevano amicizie. Anche il gergo del baracchino aiutava a creare un legame, ma ormai si è perso. A volte mi ritrovo a pensare di essere un po’ nostalgica, il mondo deve andare avanti lo so, però il progresso troppo spesso aggiunge tecnologia e toglie umanità.

Da cosa deriva il tuo soprannome “Iron Duck”?

Ognuno cercava un nome originale per il CB e io avevo un braccialetto che mi aveva regalato mio papà, di cuoio con delle perline e sul bottone di chiusura era stampata la scritta “Anatra metallica”. Mi è sempre piaciuto, oltre a essere un ricordo prezioso, così lo scelsi come nominativo. Ricordo però un aneddoto simpatico. Anni fa mi trovavo con il camion all’altezza di Bologna e al baracchino vengo contattata da un uomo che mi chiede piuttosto brusco dove e perché avessi preso quel nome e quel logo. Avevo infatti stampato anche degli adesivi con lo stesso disegno del braccialetto e li avevo messi sul camion. Gli spiegai la storia del mio soprannome e mi disse che era il padre del produttore dei braccialetti, che aveva fondato il brand “Anatra metallica” appunto. Non sembrava molto felice della mia scelta, però persi il contatto radio e io continuai a chiamarmi così! È una storia buffa, ma la mia cara amica e collega Betty mi diceva sempre che con il nostro lavoro succede sempre qualcosa che alla gente normale non capita. Ed è così, c’è sempre una storia da raccontare se stai alla guida di un camion.

“Ironduckmoni64 – a dreamer on the road”, il tuo canale YouTube, oggi è seguito da quasi 7mila persone. Come è nata l’idea di fare dei video?

È in iniziato tutto con “ChiodoVideo”, che è forse il capostipite dei camionisti YouTuber italiani. Guardavo i suoi video e mi piacevano molto, così nel 2009, su suo suggerimento, mi sono lanciata anche io. Iniziai con dei video fotografici, tra cui “Dreamer on the road”, perché in fondo è quello che sono, una sognatrice a cui piace trasmettere emozioni e la propria passione.

Come scegli i temi di cui parlare nei tuoi video?

La scelta è del tutto casuale, quando faccio un viaggio parlo di quello che capita. Per le musiche, invece, cerco sempre di scegliere qualcosa che mi trasmetta e trasmetta anche agli altri delle emozioni. Il mio papà ha sempre sognato che ci fosse un modo per abbinare le immagini alle emozioni e oggi YouTube consente di farlo, per cui se scelgo così attentamente le musiche è perché lo faccio anche in suo onore.

Tra i tuoi tanti video, qual è il tuo preferito?

Si chiama “Tutto scorre”, un video di 9 anni fa. Con quel video ho cercato di far passare un messaggio per me molto importante: non puoi amare una cosa se non conosci il suo contrario. Per esempio, se non hai mai viaggiato non puoi dire che ti piace, così come non puoi dire che è brutto. Chi non ha mai fatto questo mestiere non può giudicarlo negativamente. Certo, le giornate difficili ci sono, i problemi ci sono, ma io sono felice di quello che faccio e cerco di trasmettere questa felicità.

Come descriveresti la tua vita e il tuo lavoro?

È sicuramente una vita molto particolare e che deve piacere, se sei donna forse ancora di più. Ci vuole spirito di adattamento ma non mi è mai mancato. Non mi è mai servito restare a casa molto tempo, io volevo stare sul mio camion. Oggi non faccio più viaggi lunghi, resto prevalentemente nella mia zona, in Lombardia, e solo ogni tanto faccio qualche viaggio fuori regione, ma va bene così, ho fatto le mie esperienze. Quello che conta di più per me oggi è trovarmi bene dove sto ed è così, nell’azienda in cui lavoro siamo tutte persone, non numeri. Nel tempo libero poi sono una persona abbastanza solitaria, mi piace girare in bicicletta per i boschi o dipingere, sempre cose di camion, ovviamente.

Alcuni dei tuoi quadri sono stati anche venduti per beneficienza…

Sì, in occasione di qualche raduno. Perché è questo l’obiettivo dei raduni, non mettersi in mostra, ma cercare di creare dei legami e fare anche qualcosa di utile. Lo spirito non è la competizione, ma la collaborazione. È quello che facciamo anche con il gruppo “Buona Strada – Lady Truck Driver Team” di cui faccio parte. Abbiamo sempre realizzato album, calendari e da ultimo il nostro libro per raccogliere fondi da donare. Il nostro stesso nome è un inno. “Buona strada” deriva dal francese “bonne route”, un’espressione molto utilizzata all’estero e che abbiamo deciso di “importare”. È un augurio che vale non solo quando si è alla guida di un camion, ma in generale nella vita, quello di seguire sempre una “buona strada”.

Ti aspetti che in futuro ci saranno più donne alla guida di un camion?

I numeri dicono che le donne al volante di un camion stanno aumentando ma io sono un po’ sorpresa. In giro non mi capita spesso di vedere volti nuovi e anche quando sono per strada sbircio nelle cabine e vedo poche donne. Forse è vero che sempre più donne prendono le patenti superiori, ma forse non per guidare un camion. Ancora oggi ci sono tante difficoltà e porte sbattute in faccia. Ho delle amiche che hanno dovuto rinunciare a realizzare il loro sogno in quanto donne, non è giusto. Poi ci sono gli stereotipi che vanno superati, anche per avvicinare i giovani, non solo le donne. Dovremmo forse prendere spunto dall’estero e fare in modo che si arrivi all’età per guidare già con un po’ di esperienza pregressa, per esempio grazie ad un tirocinio.

Un’ultima curiosità: qual è il tuo ricordo più bello legato al tuo lavoro?

Anni fa feci un’intervista insieme ad altre autiste per una rivista. Il pezzo era “7 donne su 7 camion” e ognuna descriveva il suo mezzo, tutti di diverse case costruttrici. Dopo la pubblicazione un giorno mi suonò il telefono. Era la Renault Trucks. Inizialmente pensai addirittura che si trattasse di uno scherzo. Invece avevano apprezzato la mia intervista e mi invitarono nella loro sede in Francia a visitare lo stabilimento. Per un’appassionata come me è stato un altro sogno che si è realizzato.

 

 

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Buona strada Emilia!

 

Si, lo so, il titolo di questo video è “8 marzo 2022” ed è stato dedicato dalla Tirso alla propria autista che in queste immagini ci racconta la sua storia.

Io però l’ho trovato solo oggi e cosi ve lo propongo augurando contemporaneamente buona strada alla collega Emilia!

 

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L’incontro del venerdi con Chiara!

Ci sono dei posti dove mi piace andare  perchè so che ad accogliermi troverò persone sorridenti  e con cui potrò scambiare quattro chiacchiere e bere un caffè prima di iniziare a caricare. Non sono poi cosi rari come qualcuno dice, almeno tra quelli in cui vado abitualmente. Sarò fortunata? Può essere!

Se poi in questi posti so che probabilmente incontrerò una mia carissima collega con cui condividere racconti di viaggio e non solo, la giornata non può che cominciare bene!

Stamattina sapevo che avrei trovato la Chiara e cosi le ho portato uno dei miei “quadretti”, quelli che mi diletto a dipingere quando mi capitano lunghe attese nei posti di scarico (poi li rifinisco a casa, naturalmente!), la country girl/pink roads è la mia ultima creazione!

E siccome parlando mi ha detto che la nostra targa le si era sbiadita (purtroppo succede stando troppo al sole sul cruscotto del camion),  gliene ho data un’altra, ci voleva la foto di rito, ma mi è venuta un pò sfuocata (o mossa?)… scusami Chiara, ho cercato di rimediare un pò :-D,  ma cosi si notano meno i tuoi ricci ribelli! E comunque quello che conta è il sorriso!

Arrivederci a presto e buona strada sempre! Ciao !!!!

 

 

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Incontri on the road: Silvia

Non capita tutti i giorni di trovare colleghe, ma in questo posto di scarico neanche farlo apposta ho trovato Silvia!

Anche se sempre di corsa c’è sempre tempo per due chiacchiere veloci e, immancabile, la foto di rito con i nostri mezzi “nuovi” 🙂

Passano gli anni, passano i camion, ma le amicizie restano! Alla prossima!

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La carenza di nuovi camionisti nel mondo…

Si sente sempre più spesso parlare della carenza di nuovi camionisti, soprattutto perchè non c’è ricambio generazionale e la categoria sta invecchiando velocemente… ma non è assolutamente un problema solo italiano, anzi! Ho trovato questo articolo di un paio di mesi fa che illustra la situazione comune in tutte le aree del mondo… e anche i problemi che devono affrontare i camionisti e che non rendono più attrattiva questa professione sono gli stessi pressochè ovunque. Una volta si diceva “mal comune mezzo gaudio”… ma qui di bello non c’è proprio niente. E, udite, udite, le donne sono in minoranza dappertutto, non solo in Italia, segno (secondo la mia opinione) che per noi questa è una scelta di vita, la coronazione di un sogno e non un semplice mestiere!

Questo è il link dell’articolo:

https://mariterremerci.com/la-carenza-mondiale-degli-autisti/

E questo è l’articolo:

La carenza mondiale degli autisti

L’ultimo sondaggio annuale svolto da IRU, l’organizzazione mondiale del trasporto su gomma, uscito pochi giorni fa sulla carenza di autisti nell’autotrasporto merci  e passeggeri non lascia spazio ad illusioni.

Il panel di oltre 1500 operatori di 25 paesi, tra cui per l’Europa Italia, Francia, Spagna, Germania, Romania, Belgio, Paesi Bassi e Regno Unito, per quel che riguarda il trasporto merci nel 2021 ha registrato un numero di posizioni vacanti di oltre 2,6 milioni,  con aumenti percentuali in tutte le regioni analizzate eccetto l’Eurasia (Russia, Uzbekistan e Ucraina) scesa di un punto percentuale rispetto al 2020.

Più nel dettaglio, nel 2021 l’Eurasia ha visto insoddisfatte il 18% delle posizioni di camionista pari a 160mila; la Turchia il 15,4% (82.000); la Cina il 10,5% (1,8 milioni); l’Europa il 9,7% (380mila); l’Iran il 9% (44mila); l’Argentina l’8,6% (45mila); il Messico l’8,6% (54mila); e infine gli Stati Uniti 80mila posizioni (non è riportata la percentuale).

Per il 2022 le prospettive non sono migliori con l’aumento delle carenze in tutti i paesi, eccetto Argentina e Cina che dovrebbero sostanzialmente restare stabili. Le punte massime saranno in Eurasia  e in Turchia, paesi che dovrebbero toccare rispettivamente il 26 e il 18% di posti vacanti, mentre l’Europa arriverà al 14%. Tale situazione conclama un grave problema strutturale che, secondo IRU, limiterà la crescita del settore nel corso dell’anno.

La carenza di camionisti è determinata soprattutto dalla comparsa contemporanea di due fenomeni contrastanti: la crescita della domanda di trasporto su gomma e l’invecchiamento anagrafico della platea degli autisti, non compensata adeguatamente dall’ingresso delle nuove leve.

Lo scompenso generazionale tuttavia non rispecchia il contesto socioeconomico delle regioni indagate, caratterizzato complessivamente nel 2020 da oltre 50 milioni di disoccupati, in alcuni casi con tassi regionali superiori al 10%. Tali numeri rappresentano un bacino più che sufficiente da cui attingere le unità necessarie a coprire il gap professionale dei camionisti: qualsiasi misura di promozione della professione avrebbe, dunque, effetti positivi anche sulla riduzione della disoccupazione.

In particolare, tutti gli operatori hanno forti difficoltà a reperire dal mercato del lavoro giovani camionisti al di sotto dei 25 anni. Solo il Messico con il 19% di under 25 e la Cina con il 17% presentano una distribuzione dei camionisti per fasce di età più equilibrata,  con una quota di giovani superiore di un punto percentuale a quella over 55, che è rispettivamente del 18 e 16%.

I giovani autisti al di sotto dei 25 anni nelle restanti regioni non supera il 7%: in Europa sono al 7%, che è anche la regione con un 1/3 di camionisti di oltre 55 anni (35%), innalzando l’età media dei suoi autisti a 47 anni. Questi valori sono più alti di quelli registrati complessivamente nei trasporti europei, contraddistinti dal 21% di over 55 e una età media di 44 anni.

Il record più basso tocca invece all’Iran, che registra appena il 3% di under 25 e un risibile 0,2% di donne camioniste, rispecchiando il fatto che le donne iraniane rappresentano il 17% della popolazione attiva.

Tra le cause individuate dagli operatori intervistati vi sono l’età legale per poter accedere alla professione, che va dai 21 ai 26 anni, e la reputazione negativa della professione, che se fosse resa più attraente potrebbe orientare i giovani disoccupati verso questa professione. La quota di disoccupazione dei  giovani è di circa il 25%, con range  che varia dal 14% della Cina al 30% dell’Argentina, eccetto il Messico all’8%.

A questo si aggiunge la scarsità della platea di donne camioniste, che eccetto Cina al +5% e Usa al +8%, in generale non arriva al 3%, un livello di molto inferiore a quello conseguito in generale dalle donne nei trasporti, che registra un 8%, con punte del 20% in Europa, Eurasia e Usa. Le donne camioniste in Europa si collocano al 3,2%, mentre nei trasporti la presenza femminile media si attesta al 22%. Secondo IRU, mancanza di sicurezza, il trattamento dei conducenti nei luoghi di consegna, i lunghi periodi fuori casa e la pessima immagine della professione sono le principali cause che spiegano così poche donne camioniste.

Secondo molti operatori intervistati, la grave carenza di camionisti, che si ripercuote a cascata sulle catene di rifornimento con conseguenze negative sugli affari e sui consumatori, è causata principalmente dalla perdita di conducenti qualificati e pensano che i governi dovrebbero migliorarne le condizioni di lavoro.

Nel tentativo di restare attraenti nel mercato del lavoro, nel 2021 molte imprese hanno aumentato le retribuzioni, e continueranno a farlo nel 2022, specialmente nel Regno Unito che in 9 mesi ha aumentato il salario lordo del 18%, e negli Stati Uniti, dove l’industria ha aumentato  la retribuzione di 5 volte la media storica. Tuttavia, al momento salari migliori non sembrano sortire gli effetti sperati dagli operatori , e secondo alcune imprese avrebbero addirittura un effetto controproducente: buste paghe più pesanti starebbero riducendo il numero di guide degli autisti  che così possono trascorrere un po’ più di tempo a casa.

Tra le cause della carenza di camionisti segnalate dagli operatori intervistati, oltre alla mancanza di autisti qualificati, che indica non un’indisponibilità ma la mancanza delle abilitazioni necessarie, votata maggiormente in Argentina, Eurasia, Europa, Iran e Messico, la pessima immagine della professione è la principale causa attribuita dalla maggior parte degli operatori della Turchia, mentre quelli della Cina hanno indicato soprattutto le condizioni di lavoro difficili.

Le misure che andrebbero prese, secondo il sondaggio, sono soprattutto di miglioramento delle condizioni di lavoro per Messico, Europa, Eurasia Iran e Cina, che ha registrato  il valore più alto di tutti (73%); di abbassamento dell’età minima attualmente di 21 anni per la Turchia e di facilitazioni all’accesso professionale  e riduzione dei costi di abilitazione per l’Argentina. Vi è poi una concordanza generale sulla necessità di migliorare le condizioni di lavoro dei camionisti, rendendo prioritari i parcheggi attrezzati e migliorando i luoghi di consegna, prevedendo le toilet per autisti; abbassando i tempi di attesa; consentendo orari di consegna flessibili, impedendo che sia il camionista a dover caricare  e scaricare la merce.

Giovanna Visco

Questo articolo è stato pubblicato da PortNews il 27 giugno 2022

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