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Posts Tagged "camioniste"

La storia di Sakura

 

Ecco un’altra bella storia di una collega appassionata del suo lavoro, lei si chiama Saura, “Sakura” per gli amici, l’articolo è su Camion e furgoni mag“, firmato da Gabriele Bolognini.

Questo è il link dell’articolo:

http://www.camionefurgonimag.com/saura-sacchetti-sakura/

E questo è l’inizio della sua storia:

 

Saura Sacchetti (Sakura)

Saura, Sakura per gli amici, è una ciociara DOC. Camionista nel DNA ha ereditato geni e passione dal papà Giuseppe

Nata 44 anni fa a Frosinone, Saura oggi vive a Vallecorsa, un paesino del Frusinate di 2500 anime ai piedi di Monte Calvilli. Saura ama la sua terra ricca di storia e verde come le centinaia di ulivi piantati su terrazzamenti secolari trattenuti dai muri a secco, testimonianza della grande operosità che contraddistingue la gente del luogo. I momenti di tempo libero Saura se li divide tra le campagne intorno a casa ed i suoi due cavalli che tiene in un maneggio vicino Fondi (LT): “Mi piace stare a contatto con la natura e passeggiare a cavallo è una cosa che amo profondamente e mi rilassa!”

Il camion nel DNA

“La passione per il camion l’ho ereditata da mio padre – racconta Saura – Lui ha una ditta di autotrasporto ed ha fatto sempre il camionista in vita sua. Io sin da bambina sono stata ammaliata dai camion. Li vedevo così grandi e potenti. Papà qualche volta mi portava in giro con lui e poi a 17 anni me lo fece provare, un’emozione incredibile. Finite le scuole presi subito tutte le patenti e mi misi a lavorare con lui. Poi, dopo una decina d’anni, decisi di sganciarmi per diventare un’autista dipendente. Volevo viaggiare senza i pensieri e le preoccupazioni della vita da imprenditrice. E poi volevo rendermi indipendente economicamente dalla famiglia. Ancora oggi mi va bene così anche se continuo a vivere con i miei genitori.”

Dal centinato al frigo

“Con mio padre facevamo trasporto centinato, ma non mi piaceva molto. Fino a che non ho deciso di staccarmi dall’azienda di famigli per andare a lavorare presso un’azienda che faceva trasporto frigo. Da allora sono rimasta sempre su questo settore. Il lavoro non è molto diverso dal centinato, ma è molto più pulito, anche se ha i suoi contro: si viaggia giorno e notte, sia di domenica che nei giorni festivi. Tuttavia lo preferisco, e, soprattutto, lo faccio con passione. Aggiungo anche che non è un lavoro per tutti, devi amarlo.”

Trasporti nazionali ed esteri

“Fino a poco tempo fa lavoravo per un’azienda che faceva estero. Mi piaceva molto anche se mi teneva molto lontano da casa e dalla mia famiglia. Una volta mi capitò di andare in Inghilterra, a Liverpool. E’ stata un’esperienza bellissima – racconta entusiasta Saura – Ero già stata in Inghilterra, ma come turista. Andarci con il camion però è stata un’esperienza magnifica. La cosa incredibile è che mi sono trovata bene anche con il diverso senso di marcia. Stavo attaccata al bordo della strada, potendolo controllare bene senza dare fastidio a nessuno. Non ho mai avuto problemi. Solo nelle rotonde mi sono trovata un po’ in difficoltà inizialmente ma poi ci ho preso la mano. Poi mi sono voluta avvicinare a casa e per qualche tempo ho fatto solo viaggi nazionali. Oggi lavoro nuovamente per una ditta che fa estero. Mi piace troppo viaggiare e merita sicuramente qualche sacrificio.”

Il Grifone nel cuore

“I camion li ho provati quasi tutti ma la mia passione è lo Scania. Ho avuto modo di lavorare per qualche tempo con un 500 S  di ultima generazione. Una macchina stupenda con la quale si è creato subito un feeling. Poi cambiando ditta mi è capitato di guidare un nuovissimo IVECO S-Way. Non male come macchina anche se il mio cuore appartiene solo al Grifone svedese da sempre. Chiaro che col nostro lavoro alla fine ti abitui a qualsiasi veicolo, l’importante è che non dia noie. Anni fa ero alla guida di un vecchio Mercedes che, purtroppo, mi giocò un brutto scherzo: rimasi senza freni! Ad un certo punto andai a frenare prima di una rotonda e scoppiò un tubo dell’impianto idraulico. Scalai e feci di tutto per rallentarlo. Bene o male riuscii a fare la rotonda e, per fortuna, subito dopo iniziava una salita. Così rallentai al massimo e riuscii a riportarlo in magazzino con i nervi a fior di pelle. Non si può assegnare un veicolo ad un autista in quelle condizioni. I mezzi vanno sempre controllati e la manutenzione deve essere eseguita regolarmente se non si vogliono sorprese. Con il lavoro attuale guido un Volvo FH500. Atra macchina di gran pregio anche se la tenuta di strada dello Scania mi da più sicurezza. So che la ditta ne ha ordinati di nuovi, 500 S come quello che guidavo prima, spero proprio me ne assegnino uno!”

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“Bonne route” Josette!

 

 Josette era una “dame routiere” molto conosciuta in Francia. Era famosa soprattutto per essere stata la prima camionista a fare la linea del Medio Oriente negli anni ’70, poi era stata una delle protagoniste di un documentario sulle donne camioniste negli anni ’90.

Di lei ho avuto occasione di leggere e vedere fotografie nel sito “Fierdetreroutier”, questo è il link della pagina a lei dedicata:

https://www.fierdetreroutier.com/fdr/les-photos-de-josette/ 

La notizia della sua scomparsa risale a una decina di giorni fa, l’ho trovata sulla rivista “Les Routiers”, volevo ricordarla, anche se non la conoscevo, perchè è stata una pioniera del mestiere e una grande camionista: buona strada Josette, anzi, bonne route!

https://www.routiers.com/pagetype.asp?revue=routiers&pagetype=breves&num=26&brevenum=55653 

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Una data di nascita, due pioniere…

Ho trovato questo articolo e questi video che raccontano la storia di Giovanna, una delle prime donne a conseguire la patente CE in Italia.  E poiché nel titolo le si fanno gli auguri per i suoi novanta anni, è nata nel 1931, compiuti il 15 di aprile, la mente mi ha riportato a un’altra collega che ho avuto l’onore di conoscere a un raduno, che compiva gli anni nella stessa data anche se era nata un anno prima. La loro storia è pressoché uguale, tutte e due hanno fatto la patente per affiancare il marito nei lunghi viaggi sulle strade d’Italia in quanto in quegli anni la legge prevedeva due autisti a bordo degli autotreni. Me li ricordo i racconti della Sandra, racconti di fatica e sacrifici, del rimpianto di aver passato poco tempo con la figlia piccola che cresceva con la nonna, dei pranzi a pane burro e acciughe, degli scarichi a mano….

Una data di nascita, uno stesso destino, auguri a Giovanna per il  bel traguardo raggiunto, purtroppo di Sandra non ho più notizie, ma conservo un bellissimo ricordo di lei e della sua dolcezza. Due grandi donne che hanno aperto la strada a chi, come me e tante altre ragazze, è arrivata anni dopo a sedersi dietro il volante di un camion. Grazie di cuore!

Buona strada a tutti/e sempre!

Il link dell’articolo:

 

https://www.oglioponews.it/2021/04/15/giovanna-scaroni-compie-90-anni-e-la-prima-camionista-della-lombardia/

E i video del suo compleanno:

 

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La storia di Dayana

 

Un altro bel articolo che racconta la storia di una collega tratto dalla pagina di “Uomini e Trasporti” a firma di Elisa Bianchi.

E’ la storia di Dayana, una delle amiche del gruppo, camionista da sempre, nata e cresciuta in una famiglia di camionisti, sposata con un camionista, innamorata del suo lavoro!

Buona strada sempre Dayana !!!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/dayana-baruzzo-faccio-lautista-perche-sono-figlia-del-camion/

E questo è il testo:

Dayana Baruzzo: «Faccio l’autista perché sono figlia del camion»

Per Dayana l’autotrasporto è una questione di famiglia, ce l’ha nel DNA. Sale sul camion a 20 anni quando inizia a lavorare per la ditta del papà e da quel momento la passione che la lega al mondo dei trasporti non si è mai esaurita. E, com’è naturale, ha finito per trasmetterla ai suoi figli

«Non mi piace essere definita una veterana del settore, faccio solo il mio lavoro. Sono un’autista per passione». Dayana è abituata ad avere a che fare con i camion fin da piccolissima, quando guardava con ammirazione i mezzi della ditta del padre. A vent’anni si mette per la prima volta al volante e da allora la sua passione non l’ha mai più abbandonata. Oggi di anni ne ha 34, è mamma di due bimbi di 5 e 3 anni e ha lasciato la ditta del papà, in Veneto, per trasferirsi a Cremona per amore.

La storia professionale di Dayana inizia 14 anni fa a Venezia: «Fin da piccola ho sempre visto i camion di papà nel cortile – ci racconta – e raggiunta l’età giusta per guidarli non sono più riuscita a stargli lontano. Il mio lavoro era molto diverso da quello che svolgo oggi, ossia il trasporto bestiame. Portavo un bilico con cisterna per il trasporto di rifiuti e materiale chimico».

Cosa è cambiato dal tuo primo impiego ad oggi?

Grazie al mio primo lavoro come autista ho potuto girare ogni angolo dell’Italia e scoprire posti bellissimi che altrimenti, forse, non avrei mai avuto modo di vedere. Ero più giovane all’epoca, mi divertivo tantissimo con il mio lavoro, passavo intere settimane fuori con il camion. Per otto anni ho amato alla follia questo mestiere, poi ho incontrato l’amore della mia vita, anche lui un autista, e ho stravolto tutto. Mi sono trasferita in provincia di Cremona per stare con lui e l’anno dopo è nato il nostro primo bambino che oggi ha cinque anni. Ho deciso di prendermi una pausa dal lavoro, ma appena ho potuto sono tornata alla guida.

Quando hai ripreso a lavorare?

Tre anni fa, poco dopo la nascita della nostra seconda figlia. I bambini hanno iniziato ad andare al nido e così ho voluto ricominciare da dove ero rimasta, ma cambiando settore. Oggi infatti mi occupo di trasporto bestiame, suini per la precisione, per la FAVA Autotrasporti. Si è trattato di un cambio di rotta voluto, perché mi ha sempre affascinato l’idea del trasporto animali. È un lavoro molto più adrenalinico, ci vuole parecchia attenzione e cautela, soprattutto nei confronti degli animali. Io sono da sola, mi occupo anche del carico e scarico: è una responsabilità. Insomma, prima guidavo di più e facevo viaggi più lunghi, oggi al contrario percorro tratte più brevi, ma non mi fermo mai.

«Le donne che fanno questo lavoro sono abituate ad avere a che fare con gli uomini; ora gli uomini si dovranno abituare ad avere a che fare con le donne»

Come è la tua giornata tipo?

Tosta. Ho la sveglia prestissimo, solitamente verso le 2.30/3 del mattino e rientro con il camion nel pomeriggio, così da poter passare del tempo con i miei bambini, anche se non è facile. Quando torno sono in piedi da molte ore, sono stanca, loro invece sono dei vulcani, non vedono l’ora di vedermi e giocare con me. Io faccio il possibile per godermi il tempo con loro, cerco di dedicargli tutte le mie ultime energie.

Loro come percepiscono il tuo lavoro?

Sono ancora molto piccoli, ma nonostante questo saprebbero riconoscere il camion della mamma tra mille. Per loro è normale, sono sempre stati abituati a vedere sia me che il mio compagno alla guida di un mezzo pesante, entrambi ci sono già saliti. Sono a tutti gli effetti figli del camion. L’autotrasporto è una questione di famiglia, come per mio padre è stato naturale vedermi salire al volante, così per loro è normale vedere la mamma e il papà alla guida di un bestione della strada e se un giorno vorranno continuare questa tradizione io sarò contenta per loro.

Come riesci a coniugare l’essere mamma con il tuo lavoro? 

Non è facile, ho dovuto fare qualche rinuncia, come per esempio vederli la mattina e accompagnarli a scuola, ma è inevitabile. Mi faccio aiutare da una babysitter e pensa lei ad accompagnarli all’asilo. In compenso non dormo quasi mai fuori casa come facevo spesso un tempo e quindi posso vederli la sera.

Ci sono molte donne nel tuo settore? 

No, siamo pochissime e spesso ancora siamo guardate con sorpresa e un po’ di diffidenza. Si fa ancora fatica a capire il mestiere dell’autista. A volte mi chiedono se so fare manovra o se so caricare gli animali. Io sorrido, non c’è motivo di prendersela, effettivamente siamo poche donne ancora a fare questo mestiere, quindi rispondo che sono tre anni che ci provo e che mi sembra di riuscirci piuttosto bene, oppure quando termino la manovra con successo chiedo: «Allora, vanno bene le donne?».

«Fare il lavoro dei propri sogni è appagante, vedere che i tuoi figli lo apprezzano lo è ancora di più. La loro mamma è un’autista e ne vanno parecchio fieri»

A tuo avviso, cosa manca per rendere più attrattivo il settore anche per il mondo femminile?

Le donne che fanno questo lavoro sono abituate ad avere a che fare con gli uomini; ora gli uomini si dovranno abituare ad avere a che fare con le donne. Come autisti abbiamo tutti le stesse esigenze e necessità, si tratta solo di eliminare questo pregiudizio nei nostri confronti. Io ormai sono temprata, ma chi decide di iniziare a fare questo lavoro deve sapere che bisogna farsi le spalle forti, ingoiare tanti rospi, ma anche che un giorno si proverà così tanta soddisfazione da poter rispedire i rospi al mittente.

Il 2020 ha acceso un faro sul mondo del trasporto, tu come lo hai vissuto?

È stato un anno strano e difficile che ho avvertito particolarmente per via del settore di cui mi occupo, il trasporto bestiame appunto. Inizialmente abbiamo avuto un boom di domanda di carne e quindi più viaggi, più lavoro. Poi la richiesta è calata e così anche la mole di trasporti. Ci sono stati dei momenti in cui non era chiaro se avremmo lavorato ancora la settimana successiva oppure no. Dal punto di vista sanitario, invece, trattandosi di un lavoro prevalentemente all’aperto e con pochi contatti non mi ha creato particolari problemi.

Ad oggi qual è l’aspetto più bello del tuo lavoro? 

Sicuramente la soddisfazione che vedo negli occhi dei miei bambini quando rientro la sera e loro esplodono di gioia urlando «È arrivato il camion della mamma!». Fare il lavoro dei propri sogni è appagante, vedere che i tuoi figli lo apprezzano lo è ancora di più. La loro mamma è un’autista e ne vanno parecchio fieri.

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Camion perde il carico…

 

Di solito non metto i link degli articoli degli incidenti stradali, già ne vediamo troppi in prima persona lungo le nostre strade e autostrade, purtroppo.

Ma questo mi ha colpito perchè vede coinvolta una collega, a cui va tutta la nostra solidarietà per riprendersi al più presto dalla brutta esperienza.

Questo è il link dell’articolo:

https://www.ravennatoday.it/cronaca/incidente-stradale/camion-perde-carico-terra-ribaltato-via-bastia.html

E questo il titolo d’apertura:

Camion perde il carico dal rimorchio: e la camionista che lo seguiva si ribalta

Il carico, formato da una decina di quintali di compost agricolo, si è riversato sull’asfalto per circa 200 metri


Camion perde il carico dal rimorchio: e la camionista che lo seguiva si ribalta
„Poteva avere conseguenze ben più gravi l’incidente che si è verificato giovedì mattina, verso le 8.30, su via Bastia a Sant’Agata sul Santerno. Un camionista di origini ucraine che procedeva sulla Bastia a bordo di un camion con rimorchio, provenendo da Lavezzola, poco prima di entrare nell’abitato di Sant’Agata nell’affrontare una curva verso destra ha perso il carico del rimorchio, probabilmente a causa di un guasto dello stesso rimorchio.“
„Il carico, formato da una decina di quintali di compost agricolo, si è riversato sull’asfalto per circa 200 metri. Non ha potuto evitarlo la camionista, di origini rumene, che stava viaggiando dietro al primo camion. La donna, passando sopra al compost, ha perso il controllo del mezzo pesante che si è ribaltato sul fianco.“
„Sul posto si sono precipitati i soccorsi del 118 con un’ambulanza, che hanno trasportato la camionista all’ospedale di Lugo con codice di Bassa Gravità. Per aiutare nelle operazioni di soccorso sono intervenuti anche i Vigili del fuoco, mentre la viabilità e i rilievi sono stati affidati alla Polizia locale della Bassa Romagna, coadiuvata dai Carabinieri di Lugo. Via Bastia è stata chiusa al traffico nel tratto interessato dall’incidente per permettere la rimozione del mezzo e la pulizia della strada, affidata ai mezzi della provincia“

 
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La spedizione del Sabo Rosa 2021!

Un altro video dedicato a Manuela, questo è quello “ufficiale” della Roberto Nuti, con la spedizione del Sabo Rosa 2021 alla vincitrice!

Buona strada sempre!

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Un video con Manuela!

 

Una video intervista in viaggio con Manuela camionista dell’anno vincitrice del Sabo Rosa 2021!

Complimenti e buona strada sempre!

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Camioniste scrittrici!

 

 

Sono sempre curiosa per tutto quello che riguarda il variegato mondo dell’autotrasporto, soprattutto nel lato “rosa” della professione. Negli ultimi mesi ho già recensito alcuni libri scritti da colleghe o con loro protagoniste. Oggi ve ne voglio presentare altri due che ho appena ricevuto (grazie a mio fratello che mi supporta negli acquisti on line in cui io sono negata!).

 

 

 

Il primo è stato scritto dalla camionista più famosa in Europa, lo è perchè oltre ad essere una brava camionista ha un canale You Tube, è  molto social e molto bella. Avrete già capito che sto parlando di Iwona Blecharczyk, il libro si intitola “Trucking girl” e purtroppo (per me) è scritto in polacco, la sua lingua madre. Per leggerlo mi dovrò affidare al traduttore di google, ma sarà una faccenda lunga! Sono più di 300 pagine! Per fortuna ci sono anche tante fotografie dei suoi viaggi e non solo.

 

 

 

Il secondo è di un’altra giovane camionista, questa volta americana. Lei si chiama Debra Fuseini, ha anche lei un canale You Tube (Skimp Dee) e in questo video parla del suo libro:  https://www.youtube.com/watch?v=hGq5kP5HRuo 

Il titolo è “Trucking is a man’s job… Says who?

Credo che ci metterò meno a leggerlo, è più corto e un pò di inglese lo “mastico”… è un pò una guida al mondo del “trucking” negli USA, visto con gli occhi di una donna.

 

 

Ora non mi resta che cominciare…. non prima però di aver ringraziato le colleghe per aver dedicato parte del loro tempo libero alla scrittura!

Buon fine settimana a tutte e tutti e buona strada sempre!

 

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Il “Sabo Rosa” 2021 a Manuela!

E’ stato aggiudicato il Sabo Rosa 2021 offerto dalla Roberto Nuti Group, la vincitrice è Manuela Brunner, una collega di Bolzano a cui vanno tutti i nostri migliori auguri di buona strada sempre!

Questo è il link dell’articolo.

https://www.sabo.it/sabo-rosa-manuela-brunner-eletta-camionista-dellanno-2021/

E questa la sua storia:

Si chiama Manuela Brunner, vive a Kurtatsch in provincia di Bolzano e trasporta merci tra l’Italia e la Germania, la vincitrice della dodicesima edizione del Sabo Rosa, riconoscimento dedicato, nella ricorrenza dell’Otto Marzo, alle donne che lavorano nella filiera del trasporto di merci o persone: dalla guida alla logistica, passando per le officine e i ricambisti.

A scegliere la Camionista dell’anno 2021, sulla base delle candidature pervenute attraverso il Web, e in seguito a una votazione online, è stata una giuria composta dalle dipendenti del nostro Gruppo.

“Di Manuela Brunner ci è piaciuta la forza di volontà e la capacità di farsi strada nell’ambiente, dimostrando tenacia e competenza. Caratteristiche che fanno di lei una perfetta Camionista dell’Anno e un esempio per tutte le donne che vogliono intraprendere un mestiere sempre più inclusivo, proprio grazie a tutte le autiste di mezzi pesanti che percorrono ogni giorno le strade – spiega Elisabetta Nuti, direttore finanziario del Gruppo e presidente della giuria -. Quest’anno, purtroppo, non abbiamo potuto celebrare questo momento con la tradizionale visita ai nostri stabilimenti, a causa della pandemia che impedisce gli eventi in presenza. Abbiamo comunque voluto festeggiare Manuela inviandole il Sabo Rosa nell’attesa di poterci incontrare di persona al termine dell’emergenza”.

Quella di Manuela Brunner per i mezzi pesanti è una passione che nasce in tenera età. “Già da bambina giocavo assieme a mio fratello con i camion e gli escavatori nella sabbia. A diciotto anni ho cominciato a lavorare come segretaria in una ditta di trasporti e quello che era nato come un gioco mi ha spinto a prendere la patente per il camion e a cominciare a viaggiare”.

Un lavoro che ha portato la Camionista dell’Anno 2021 a guidare fra l’Italia e la Germania e a frequentare un mondo che, nel tempo, ha cambiato il proprio modo di confrontarsi con le autiste, aprendosi a nuove figure e nuove opportunità. “Quando ho iniziato a lavorare come autista conoscevo già gran parte dei miei colleghi, che mi hanno accettata da subito e con i quali ci siamo sempre dati una mano quando c’era bisogno. Col tempo ho incontrato molti altri colleghi e sono nate nuove amicizie. In generale sono in molti a complimentarsi quando vedono una donna autista, però ci sono anche quelli che mi guardano con scetticismo, convinti che questo lavoro sia solo per maschi. Nonostante ciò mi sono affermata in questo ‘mondo maschile’, dimostrando che una donna può lavorare bene e che laddove manca la forza si risolve col cervello”.

Questa tenacia ha portato, oggi, Manuela Brunner a ricevere l’ambito Sabo Rosa, lo speciale ammortizzatore in edizione limitatissima poiché creato appositamente una volta all’anno, per celebrare l’impegno delle donne che lavorano nel trasporto di merci o persone. “Il Sabo Rosa è una bella iniziativa. Solo l’idea di poter partecipare mi dava orgoglio e quando ho scoperto di essere stata votata Camionista dell’Anno sono stata davvero molto sorpresa e felice. La mia speranza è quella di essere fonte di ispirazione per qualche ragazza interessata a lavorare nell’ambito del trasporto. Questo è un riconoscimento che dedico alla mia famiglia e ai miei amici, che mi hanno sempre sostenuta nelle mie scelte”.

Un ultimo pensiero va a questo periodo di emergenza sanitaria, che sta provocando numerosi problemi, soprattutto a chi, come lei, effettua trasporti internazionali. “La pandemia ha portato diversi problemi per noi autisti che trasportiamo verso la Germania. Ora, prima di varcare il confine, dobbiamo munirci di un test negativo non più vecchio di 48 ore. Inoltre, dal punto di vista della vita sulla strada, tutto si è complicato. Anche se il traffico sulle strade è calato, con i vari lockdown e le diverse regole è diventato difficile trovare posti dove ci si può fermare per mangiare, e in alcune ditte, non ci è più permesso l’uso dei servizi igienici o l’accesso alle macchinette del caffè. La mia speranza che si torni presto alla normalità, per poi trovarci a pranzo o a cena coi colleghi nelle trattorie, come nei tempi prima della pandemia”.

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Correva l’anno 1997…


Un vecchio articolo che parla della sicurezza delle donne nelle aree di servizio tedesche e che le paragona a quelle italiane, c’è anche l’opinione di una collega, Liliana, che giustamente faceva notare che il problema sicurezza riguardava anche gli uomini… cosa è cambiato da allora?

 

Ecco il testo dell’articolo:

Venerdì 24 ottobre 1997  – l’Unità – L’UNA e L’ALTRO

 

Parcheggi per le automobiliste sulle autostrade tedesche. Cosa succede in Italia

 

La camionista: «La sicurezza riguarda anche gli uomini»

 

Nessun censimento sul numero di donne al volante nel settore trasporti, ma il fenomeno è in crescita.

I camionisti «importunati». «Certo, nel nostro Paese con il camion non si è mai sicuri».

 

Viaggiando di notte lungo le autostrade tedesche vi potrebbe capitare di scorgere,nelle piazzole degli Autogrill e dei distributori di carburante, un’insegna luminosa che dice: «Frauenparkplatz bitte 3 Platze  freihalten», alla lettera: «Parcheggi per donne, prego lasciare tre posti liberi». È un’iniziativa, promossa da una legge federale, varata lo scorso agosto dal ministero dei Trasporti tedesco, per garantire più sicurezza alle donne sulle autostrade. In passato, sono stati registrati casi di aggressione di donne in aree di servizio autostradali, situazione che spesso ha demotivato  le guidatrici a fermarsi, costringendole a lunghi viaggi notturni senza sosta, minando così la loro e l’altrui sicurezza.

La nuova legge prevede da 2 a 4 posti, riservati alle donne, nelle 423 aree di servizio esistenti; inoltre, impone la verifica di sicurezza con test da effettuare nei percorsi dal parcheggio ai servizi della piazzola per controllare che non ci siano zone dove è possibile nascondersi; infine la verifica di un’illuminazione sufficiente e quella della buona visibilità del cartello segnaletico, sia dalla strada sia dall’autogrill o benzinaio. L’iniziativa, promossa in seguito a una mozione della frazione femminile dell’Spd, si immette nella scia della pianificazione urbana avviata già da tempo nel paese, atta a garantire più sicurezza alle donne anche di notte: posteggi riservati in prossimità delle uscite negli autosilo, sottopassaggi e ingressi della metropolitana illuminati a giorno proprio nelle ore notturne.

Le donne, in Germania, si sono divise: per una parte si tratterebbe della solita discriminazione maschile che vuole le donne deboli e indifese.

E in Italia qual è la situazione? La prima risposta l’abbiamo avuta da una delle poche camioniste che solcano le nostre strade nel cuore della notte con carichi e responsabilità di merci e orari da rispettare. E abbiamo scoperto un fenomeno davvero particolare. Ma occorre una piccola premessa.

Al Ministero dei Trasporti così come a quello dei Lavori Pubblici-Ispettorato di circolazione e traffico «non ci sono dati in proposito in quanto non ne sono mai stati raccolti». E ancora:  «Le camioniste in Italia non le ha contate mai nessuno. Sono, sicuramente un fenomeno in crescita, ma dai dati oscuri», racconta Alfonso Trapani, responsabile dei trasporti internazionali della Fita (la federazione sindacale di categoria). «Non si conoscono le cifre della percorribilità notturna o diurna femminile e quindi non si prevede alcuna differenziazione». Camionista è Liliana Pavanelli di Como, della ditta Trasporti Ridi, nonché presidente provinciale della Fita: «Difficile quantificare il fenomeno. Certo, da parte degli uomini, colleghi e non, c’è ancora stupore nel vedere una donna alla guida di un camion, soprattutto andando verso il Sud. Capita, quando mi incrociano che, in successione, prima guardino in cabina, poi la targa e poi di nuovo in cabina: non credono che al volante ci sia un’italiana».

Ma lei, la camionista, si sente sicura sulle autostrade italiane? «La sicurezza, esordisce, la vogliono pure gli uomini. Se dovessero fare un progetto simile a quello tedesco in Italia, sarebbe giusto farlo anche per gli uomini. Bisogna rendere sicure per tutti le piazzole di sosta. Ormai è frequente che siano i camionisti a essere importunati. Sulla Serenissima e sull’Autostrada del Sole il fenomeno è in aumento: una macchina, con uomini a bordo, si affianca e fa proposte e gesti molto eloquenti. Alle volte scendono e bussano alla cabina interrompendo e disturbando il sonno del camionista di turno. Molto spesso, il malcapitato, accende il motore e riparte prima ancora di aver esaurito la sosta prevista e concluso le ore di riposo, rischiando anche la multa. Si vive sempre sul chi va là e una macchina che ti affianca ti fa pensare immediatamente ad un furto, magari a quello del camion. La reazione del camionista, una volta che chi importuna manifesta le sue intenzioni, finisce per essere di sollievo». Poi Liliana prosegue con uno stanco, ma rassegnato elenco di problemi, perché si lavora nel disagio. «In Italia, con un camion, non si è mai sicuri. E questo vale sia per gli uomini che per donne.

Non si dorme mai tranquilli, soprattutto dall’Emilia in giù. A differenza di quanto offrono le strade all’estero, soprattutto in Germania, le piazzole di sosta sono sempre piene, mancano i servizi igienici, non ci sono le docce sufficienti e non sono installate dappertutto. Cinque, sei anni fa, fu messo a punto un progetto in collaborazione con l’Agip che prevedeva l’ampliamento delle piazzole di sosta e disponeva di attrezzare con docce le aree di servizio. Inoltre,per tirare via i camionisti dalle cabine, il progetto prevedeva anche la “sala distensiva”, dove era possibile guardare la tv, rilassarsi e il camion intanto lo si controllava con un circuito televigilato, a pagamento. Sarebbe stato utile soprattutto per la sicurezza. Ma, recuperare la stanchezza e viaggiare puliti, è un’altra cosa. Comunque, un progetto per la sicurezza della guida e di chi guida, è giusto se garantisce anche gli uomini, visto che attualmente, loro, sulla strada sono la maggioranza».

Porzia Bergamasco

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