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Posts Tagged "camioniste"

La storia di Dayana

 

Un altro bel articolo che racconta la storia di una collega tratto dalla pagina di “Uomini e Trasporti” a firma di Elisa Bianchi.

E’ la storia di Dayana, una delle amiche del gruppo, camionista da sempre, nata e cresciuta in una famiglia di camionisti, sposata con un camionista, innamorata del suo lavoro!

Buona strada sempre Dayana !!!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/dayana-baruzzo-faccio-lautista-perche-sono-figlia-del-camion/

E questo è il testo:

Dayana Baruzzo: «Faccio l’autista perché sono figlia del camion»

Per Dayana l’autotrasporto è una questione di famiglia, ce l’ha nel DNA. Sale sul camion a 20 anni quando inizia a lavorare per la ditta del papà e da quel momento la passione che la lega al mondo dei trasporti non si è mai esaurita. E, com’è naturale, ha finito per trasmetterla ai suoi figli

«Non mi piace essere definita una veterana del settore, faccio solo il mio lavoro. Sono un’autista per passione». Dayana è abituata ad avere a che fare con i camion fin da piccolissima, quando guardava con ammirazione i mezzi della ditta del padre. A vent’anni si mette per la prima volta al volante e da allora la sua passione non l’ha mai più abbandonata. Oggi di anni ne ha 34, è mamma di due bimbi di 5 e 3 anni e ha lasciato la ditta del papà, in Veneto, per trasferirsi a Cremona per amore.

La storia professionale di Dayana inizia 14 anni fa a Venezia: «Fin da piccola ho sempre visto i camion di papà nel cortile – ci racconta – e raggiunta l’età giusta per guidarli non sono più riuscita a stargli lontano. Il mio lavoro era molto diverso da quello che svolgo oggi, ossia il trasporto bestiame. Portavo un bilico con cisterna per il trasporto di rifiuti e materiale chimico».

Cosa è cambiato dal tuo primo impiego ad oggi?

Grazie al mio primo lavoro come autista ho potuto girare ogni angolo dell’Italia e scoprire posti bellissimi che altrimenti, forse, non avrei mai avuto modo di vedere. Ero più giovane all’epoca, mi divertivo tantissimo con il mio lavoro, passavo intere settimane fuori con il camion. Per otto anni ho amato alla follia questo mestiere, poi ho incontrato l’amore della mia vita, anche lui un autista, e ho stravolto tutto. Mi sono trasferita in provincia di Cremona per stare con lui e l’anno dopo è nato il nostro primo bambino che oggi ha cinque anni. Ho deciso di prendermi una pausa dal lavoro, ma appena ho potuto sono tornata alla guida.

Quando hai ripreso a lavorare?

Tre anni fa, poco dopo la nascita della nostra seconda figlia. I bambini hanno iniziato ad andare al nido e così ho voluto ricominciare da dove ero rimasta, ma cambiando settore. Oggi infatti mi occupo di trasporto bestiame, suini per la precisione, per la FAVA Autotrasporti. Si è trattato di un cambio di rotta voluto, perché mi ha sempre affascinato l’idea del trasporto animali. È un lavoro molto più adrenalinico, ci vuole parecchia attenzione e cautela, soprattutto nei confronti degli animali. Io sono da sola, mi occupo anche del carico e scarico: è una responsabilità. Insomma, prima guidavo di più e facevo viaggi più lunghi, oggi al contrario percorro tratte più brevi, ma non mi fermo mai.

«Le donne che fanno questo lavoro sono abituate ad avere a che fare con gli uomini; ora gli uomini si dovranno abituare ad avere a che fare con le donne»

Come è la tua giornata tipo?

Tosta. Ho la sveglia prestissimo, solitamente verso le 2.30/3 del mattino e rientro con il camion nel pomeriggio, così da poter passare del tempo con i miei bambini, anche se non è facile. Quando torno sono in piedi da molte ore, sono stanca, loro invece sono dei vulcani, non vedono l’ora di vedermi e giocare con me. Io faccio il possibile per godermi il tempo con loro, cerco di dedicargli tutte le mie ultime energie.

Loro come percepiscono il tuo lavoro?

Sono ancora molto piccoli, ma nonostante questo saprebbero riconoscere il camion della mamma tra mille. Per loro è normale, sono sempre stati abituati a vedere sia me che il mio compagno alla guida di un mezzo pesante, entrambi ci sono già saliti. Sono a tutti gli effetti figli del camion. L’autotrasporto è una questione di famiglia, come per mio padre è stato naturale vedermi salire al volante, così per loro è normale vedere la mamma e il papà alla guida di un bestione della strada e se un giorno vorranno continuare questa tradizione io sarò contenta per loro.

Come riesci a coniugare l’essere mamma con il tuo lavoro? 

Non è facile, ho dovuto fare qualche rinuncia, come per esempio vederli la mattina e accompagnarli a scuola, ma è inevitabile. Mi faccio aiutare da una babysitter e pensa lei ad accompagnarli all’asilo. In compenso non dormo quasi mai fuori casa come facevo spesso un tempo e quindi posso vederli la sera.

Ci sono molte donne nel tuo settore? 

No, siamo pochissime e spesso ancora siamo guardate con sorpresa e un po’ di diffidenza. Si fa ancora fatica a capire il mestiere dell’autista. A volte mi chiedono se so fare manovra o se so caricare gli animali. Io sorrido, non c’è motivo di prendersela, effettivamente siamo poche donne ancora a fare questo mestiere, quindi rispondo che sono tre anni che ci provo e che mi sembra di riuscirci piuttosto bene, oppure quando termino la manovra con successo chiedo: «Allora, vanno bene le donne?».

«Fare il lavoro dei propri sogni è appagante, vedere che i tuoi figli lo apprezzano lo è ancora di più. La loro mamma è un’autista e ne vanno parecchio fieri»

A tuo avviso, cosa manca per rendere più attrattivo il settore anche per il mondo femminile?

Le donne che fanno questo lavoro sono abituate ad avere a che fare con gli uomini; ora gli uomini si dovranno abituare ad avere a che fare con le donne. Come autisti abbiamo tutti le stesse esigenze e necessità, si tratta solo di eliminare questo pregiudizio nei nostri confronti. Io ormai sono temprata, ma chi decide di iniziare a fare questo lavoro deve sapere che bisogna farsi le spalle forti, ingoiare tanti rospi, ma anche che un giorno si proverà così tanta soddisfazione da poter rispedire i rospi al mittente.

Il 2020 ha acceso un faro sul mondo del trasporto, tu come lo hai vissuto?

È stato un anno strano e difficile che ho avvertito particolarmente per via del settore di cui mi occupo, il trasporto bestiame appunto. Inizialmente abbiamo avuto un boom di domanda di carne e quindi più viaggi, più lavoro. Poi la richiesta è calata e così anche la mole di trasporti. Ci sono stati dei momenti in cui non era chiaro se avremmo lavorato ancora la settimana successiva oppure no. Dal punto di vista sanitario, invece, trattandosi di un lavoro prevalentemente all’aperto e con pochi contatti non mi ha creato particolari problemi.

Ad oggi qual è l’aspetto più bello del tuo lavoro? 

Sicuramente la soddisfazione che vedo negli occhi dei miei bambini quando rientro la sera e loro esplodono di gioia urlando «È arrivato il camion della mamma!». Fare il lavoro dei propri sogni è appagante, vedere che i tuoi figli lo apprezzano lo è ancora di più. La loro mamma è un’autista e ne vanno parecchio fieri.

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Camion perde il carico…

 

Di solito non metto i link degli articoli degli incidenti stradali, già ne vediamo troppi in prima persona lungo le nostre strade e autostrade, purtroppo.

Ma questo mi ha colpito perchè vede coinvolta una collega, a cui va tutta la nostra solidarietà per riprendersi al più presto dalla brutta esperienza.

Questo è il link dell’articolo:

https://www.ravennatoday.it/cronaca/incidente-stradale/camion-perde-carico-terra-ribaltato-via-bastia.html

E questo il titolo d’apertura:

Camion perde il carico dal rimorchio: e la camionista che lo seguiva si ribalta

Il carico, formato da una decina di quintali di compost agricolo, si è riversato sull’asfalto per circa 200 metri


Camion perde il carico dal rimorchio: e la camionista che lo seguiva si ribalta
„Poteva avere conseguenze ben più gravi l’incidente che si è verificato giovedì mattina, verso le 8.30, su via Bastia a Sant’Agata sul Santerno. Un camionista di origini ucraine che procedeva sulla Bastia a bordo di un camion con rimorchio, provenendo da Lavezzola, poco prima di entrare nell’abitato di Sant’Agata nell’affrontare una curva verso destra ha perso il carico del rimorchio, probabilmente a causa di un guasto dello stesso rimorchio.“
„Il carico, formato da una decina di quintali di compost agricolo, si è riversato sull’asfalto per circa 200 metri. Non ha potuto evitarlo la camionista, di origini rumene, che stava viaggiando dietro al primo camion. La donna, passando sopra al compost, ha perso il controllo del mezzo pesante che si è ribaltato sul fianco.“
„Sul posto si sono precipitati i soccorsi del 118 con un’ambulanza, che hanno trasportato la camionista all’ospedale di Lugo con codice di Bassa Gravità. Per aiutare nelle operazioni di soccorso sono intervenuti anche i Vigili del fuoco, mentre la viabilità e i rilievi sono stati affidati alla Polizia locale della Bassa Romagna, coadiuvata dai Carabinieri di Lugo. Via Bastia è stata chiusa al traffico nel tratto interessato dall’incidente per permettere la rimozione del mezzo e la pulizia della strada, affidata ai mezzi della provincia“

 
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La spedizione del Sabo Rosa 2021!

Un altro video dedicato a Manuela, questo è quello “ufficiale” della Roberto Nuti, con la spedizione del Sabo Rosa 2021 alla vincitrice!

Buona strada sempre!

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Un video con Manuela!

 

Una video intervista in viaggio con Manuela camionista dell’anno vincitrice del Sabo Rosa 2021!

Complimenti e buona strada sempre!

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Camioniste scrittrici!

 

 

Sono sempre curiosa per tutto quello che riguarda il variegato mondo dell’autotrasporto, soprattutto nel lato “rosa” della professione. Negli ultimi mesi ho già recensito alcuni libri scritti da colleghe o con loro protagoniste. Oggi ve ne voglio presentare altri due che ho appena ricevuto (grazie a mio fratello che mi supporta negli acquisti on line in cui io sono negata!).

 

 

 

Il primo è stato scritto dalla camionista più famosa in Europa, lo è perchè oltre ad essere una brava camionista ha un canale You Tube, è  molto social e molto bella. Avrete già capito che sto parlando di Iwona Blecharczyk, il libro si intitola “Trucking girl” e purtroppo (per me) è scritto in polacco, la sua lingua madre. Per leggerlo mi dovrò affidare al traduttore di google, ma sarà una faccenda lunga! Sono più di 300 pagine! Per fortuna ci sono anche tante fotografie dei suoi viaggi e non solo.

 

 

 

Il secondo è di un’altra giovane camionista, questa volta americana. Lei si chiama Debra Fuseini, ha anche lei un canale You Tube (Skimp Dee) e in questo video parla del suo libro:  https://www.youtube.com/watch?v=hGq5kP5HRuo 

Il titolo è “Trucking is a man’s job… Says who?

Credo che ci metterò meno a leggerlo, è più corto e un pò di inglese lo “mastico”… è un pò una guida al mondo del “trucking” negli USA, visto con gli occhi di una donna.

 

 

Ora non mi resta che cominciare…. non prima però di aver ringraziato le colleghe per aver dedicato parte del loro tempo libero alla scrittura!

Buon fine settimana a tutte e tutti e buona strada sempre!

 

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Il “Sabo Rosa” 2021 a Manuela!

E’ stato aggiudicato il Sabo Rosa 2021 offerto dalla Roberto Nuti Group, la vincitrice è Manuela Brunner, una collega di Bolzano a cui vanno tutti i nostri migliori auguri di buona strada sempre!

Questo è il link dell’articolo.

https://www.sabo.it/sabo-rosa-manuela-brunner-eletta-camionista-dellanno-2021/

E questa la sua storia:

Si chiama Manuela Brunner, vive a Kurtatsch in provincia di Bolzano e trasporta merci tra l’Italia e la Germania, la vincitrice della dodicesima edizione del Sabo Rosa, riconoscimento dedicato, nella ricorrenza dell’Otto Marzo, alle donne che lavorano nella filiera del trasporto di merci o persone: dalla guida alla logistica, passando per le officine e i ricambisti.

A scegliere la Camionista dell’anno 2021, sulla base delle candidature pervenute attraverso il Web, e in seguito a una votazione online, è stata una giuria composta dalle dipendenti del nostro Gruppo.

“Di Manuela Brunner ci è piaciuta la forza di volontà e la capacità di farsi strada nell’ambiente, dimostrando tenacia e competenza. Caratteristiche che fanno di lei una perfetta Camionista dell’Anno e un esempio per tutte le donne che vogliono intraprendere un mestiere sempre più inclusivo, proprio grazie a tutte le autiste di mezzi pesanti che percorrono ogni giorno le strade – spiega Elisabetta Nuti, direttore finanziario del Gruppo e presidente della giuria -. Quest’anno, purtroppo, non abbiamo potuto celebrare questo momento con la tradizionale visita ai nostri stabilimenti, a causa della pandemia che impedisce gli eventi in presenza. Abbiamo comunque voluto festeggiare Manuela inviandole il Sabo Rosa nell’attesa di poterci incontrare di persona al termine dell’emergenza”.

Quella di Manuela Brunner per i mezzi pesanti è una passione che nasce in tenera età. “Già da bambina giocavo assieme a mio fratello con i camion e gli escavatori nella sabbia. A diciotto anni ho cominciato a lavorare come segretaria in una ditta di trasporti e quello che era nato come un gioco mi ha spinto a prendere la patente per il camion e a cominciare a viaggiare”.

Un lavoro che ha portato la Camionista dell’Anno 2021 a guidare fra l’Italia e la Germania e a frequentare un mondo che, nel tempo, ha cambiato il proprio modo di confrontarsi con le autiste, aprendosi a nuove figure e nuove opportunità. “Quando ho iniziato a lavorare come autista conoscevo già gran parte dei miei colleghi, che mi hanno accettata da subito e con i quali ci siamo sempre dati una mano quando c’era bisogno. Col tempo ho incontrato molti altri colleghi e sono nate nuove amicizie. In generale sono in molti a complimentarsi quando vedono una donna autista, però ci sono anche quelli che mi guardano con scetticismo, convinti che questo lavoro sia solo per maschi. Nonostante ciò mi sono affermata in questo ‘mondo maschile’, dimostrando che una donna può lavorare bene e che laddove manca la forza si risolve col cervello”.

Questa tenacia ha portato, oggi, Manuela Brunner a ricevere l’ambito Sabo Rosa, lo speciale ammortizzatore in edizione limitatissima poiché creato appositamente una volta all’anno, per celebrare l’impegno delle donne che lavorano nel trasporto di merci o persone. “Il Sabo Rosa è una bella iniziativa. Solo l’idea di poter partecipare mi dava orgoglio e quando ho scoperto di essere stata votata Camionista dell’Anno sono stata davvero molto sorpresa e felice. La mia speranza è quella di essere fonte di ispirazione per qualche ragazza interessata a lavorare nell’ambito del trasporto. Questo è un riconoscimento che dedico alla mia famiglia e ai miei amici, che mi hanno sempre sostenuta nelle mie scelte”.

Un ultimo pensiero va a questo periodo di emergenza sanitaria, che sta provocando numerosi problemi, soprattutto a chi, come lei, effettua trasporti internazionali. “La pandemia ha portato diversi problemi per noi autisti che trasportiamo verso la Germania. Ora, prima di varcare il confine, dobbiamo munirci di un test negativo non più vecchio di 48 ore. Inoltre, dal punto di vista della vita sulla strada, tutto si è complicato. Anche se il traffico sulle strade è calato, con i vari lockdown e le diverse regole è diventato difficile trovare posti dove ci si può fermare per mangiare, e in alcune ditte, non ci è più permesso l’uso dei servizi igienici o l’accesso alle macchinette del caffè. La mia speranza che si torni presto alla normalità, per poi trovarci a pranzo o a cena coi colleghi nelle trattorie, come nei tempi prima della pandemia”.

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Correva l’anno 1997…


Un vecchio articolo che parla della sicurezza delle donne nelle aree di servizio tedesche e che le paragona a quelle italiane, c’è anche l’opinione di una collega, Liliana, che giustamente faceva notare che il problema sicurezza riguardava anche gli uomini… cosa è cambiato da allora?

 

Ecco il testo dell’articolo:

Venerdì 24 ottobre 1997  – l’Unità – L’UNA e L’ALTRO

 

Parcheggi per le automobiliste sulle autostrade tedesche. Cosa succede in Italia

 

La camionista: «La sicurezza riguarda anche gli uomini»

 

Nessun censimento sul numero di donne al volante nel settore trasporti, ma il fenomeno è in crescita.

I camionisti «importunati». «Certo, nel nostro Paese con il camion non si è mai sicuri».

 

Viaggiando di notte lungo le autostrade tedesche vi potrebbe capitare di scorgere,nelle piazzole degli Autogrill e dei distributori di carburante, un’insegna luminosa che dice: «Frauenparkplatz bitte 3 Platze  freihalten», alla lettera: «Parcheggi per donne, prego lasciare tre posti liberi». È un’iniziativa, promossa da una legge federale, varata lo scorso agosto dal ministero dei Trasporti tedesco, per garantire più sicurezza alle donne sulle autostrade. In passato, sono stati registrati casi di aggressione di donne in aree di servizio autostradali, situazione che spesso ha demotivato  le guidatrici a fermarsi, costringendole a lunghi viaggi notturni senza sosta, minando così la loro e l’altrui sicurezza.

La nuova legge prevede da 2 a 4 posti, riservati alle donne, nelle 423 aree di servizio esistenti; inoltre, impone la verifica di sicurezza con test da effettuare nei percorsi dal parcheggio ai servizi della piazzola per controllare che non ci siano zone dove è possibile nascondersi; infine la verifica di un’illuminazione sufficiente e quella della buona visibilità del cartello segnaletico, sia dalla strada sia dall’autogrill o benzinaio. L’iniziativa, promossa in seguito a una mozione della frazione femminile dell’Spd, si immette nella scia della pianificazione urbana avviata già da tempo nel paese, atta a garantire più sicurezza alle donne anche di notte: posteggi riservati in prossimità delle uscite negli autosilo, sottopassaggi e ingressi della metropolitana illuminati a giorno proprio nelle ore notturne.

Le donne, in Germania, si sono divise: per una parte si tratterebbe della solita discriminazione maschile che vuole le donne deboli e indifese.

E in Italia qual è la situazione? La prima risposta l’abbiamo avuta da una delle poche camioniste che solcano le nostre strade nel cuore della notte con carichi e responsabilità di merci e orari da rispettare. E abbiamo scoperto un fenomeno davvero particolare. Ma occorre una piccola premessa.

Al Ministero dei Trasporti così come a quello dei Lavori Pubblici-Ispettorato di circolazione e traffico «non ci sono dati in proposito in quanto non ne sono mai stati raccolti». E ancora:  «Le camioniste in Italia non le ha contate mai nessuno. Sono, sicuramente un fenomeno in crescita, ma dai dati oscuri», racconta Alfonso Trapani, responsabile dei trasporti internazionali della Fita (la federazione sindacale di categoria). «Non si conoscono le cifre della percorribilità notturna o diurna femminile e quindi non si prevede alcuna differenziazione». Camionista è Liliana Pavanelli di Como, della ditta Trasporti Ridi, nonché presidente provinciale della Fita: «Difficile quantificare il fenomeno. Certo, da parte degli uomini, colleghi e non, c’è ancora stupore nel vedere una donna alla guida di un camion, soprattutto andando verso il Sud. Capita, quando mi incrociano che, in successione, prima guardino in cabina, poi la targa e poi di nuovo in cabina: non credono che al volante ci sia un’italiana».

Ma lei, la camionista, si sente sicura sulle autostrade italiane? «La sicurezza, esordisce, la vogliono pure gli uomini. Se dovessero fare un progetto simile a quello tedesco in Italia, sarebbe giusto farlo anche per gli uomini. Bisogna rendere sicure per tutti le piazzole di sosta. Ormai è frequente che siano i camionisti a essere importunati. Sulla Serenissima e sull’Autostrada del Sole il fenomeno è in aumento: una macchina, con uomini a bordo, si affianca e fa proposte e gesti molto eloquenti. Alle volte scendono e bussano alla cabina interrompendo e disturbando il sonno del camionista di turno. Molto spesso, il malcapitato, accende il motore e riparte prima ancora di aver esaurito la sosta prevista e concluso le ore di riposo, rischiando anche la multa. Si vive sempre sul chi va là e una macchina che ti affianca ti fa pensare immediatamente ad un furto, magari a quello del camion. La reazione del camionista, una volta che chi importuna manifesta le sue intenzioni, finisce per essere di sollievo». Poi Liliana prosegue con uno stanco, ma rassegnato elenco di problemi, perché si lavora nel disagio. «In Italia, con un camion, non si è mai sicuri. E questo vale sia per gli uomini che per donne.

Non si dorme mai tranquilli, soprattutto dall’Emilia in giù. A differenza di quanto offrono le strade all’estero, soprattutto in Germania, le piazzole di sosta sono sempre piene, mancano i servizi igienici, non ci sono le docce sufficienti e non sono installate dappertutto. Cinque, sei anni fa, fu messo a punto un progetto in collaborazione con l’Agip che prevedeva l’ampliamento delle piazzole di sosta e disponeva di attrezzare con docce le aree di servizio. Inoltre,per tirare via i camionisti dalle cabine, il progetto prevedeva anche la “sala distensiva”, dove era possibile guardare la tv, rilassarsi e il camion intanto lo si controllava con un circuito televigilato, a pagamento. Sarebbe stato utile soprattutto per la sicurezza. Ma, recuperare la stanchezza e viaggiare puliti, è un’altra cosa. Comunque, un progetto per la sicurezza della guida e di chi guida, è giusto se garantisce anche gli uomini, visto che attualmente, loro, sulla strada sono la maggioranza».

Porzia Bergamasco

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Quote rosa nel mondo del lavoro…

 

Altre storie di donne grintose che non temono i lavori “maschili”.

Da Varese news di qualche anno fa, questo è il link:

https://www.varesenews.it/2017/03/da-lady-truck-alla-tata-dei-fiori-le-donne-vincono-la-sfida-del-lavoro/601130/

E questo è l’articolo:

Da “Lady truck” alla “tata dei fiori”, le donne vincono la sfida del lavoro

Quote rosa, record lombardo a Sondrio con 6 aziende su 10

Fiori d\'autunno

Ogni notte, verso le 3, da dieci anni Franca Meroni esce di casa nella sua azienda di Inzago (ai confini orientali della provincia di Milano), carica il camion di verdure, si mette al volante e guida un tre assi di quasi 11 metri fino all’Ortomercato di Milano.

“All’inizio mi hanno guardata un po’ così, poi si sono abituati, anche perché non sono una che si fa mettere i piedi in testa” racconta la “Lady truck” delle insalate. Lei – spiega la Coldiretti regionale in occasione della Festa della Donna – è una delle oltre 10 mila imprenditrici titolari di aziende agricole in Lombardia. Insieme al fratello, dopo aver raccolto il testimone dai genitori, conduce un’azienda di 24 ettari con più di 200 serre. “La prima volta che ho guidato il camion dieci anni fa è stata un po’ una sfida come me stessa – spiega – era un due assi di circa 7 metri. Mio fratello mi ha chiesto: te la senti di andare fino all’Ortomercato? Ho risposto che ci provavo. All’inizio ero un po’ impacciata, adesso vado e torno e faccio tutte le manovre senza problemi. All’Ortomercato si sono abituati a vedermi”.

Anche se ogni tanto qualcuno rimane sorpreso, come i poliziotti che una volta in tangenziale a Milano alle 3 del mattino hanno fermato il camion pieno di verdura e dopo aver scoperto la donna al volante, hanno chiesto: “Ma signora, dove sta andando?”. Al lavoro, come tutti giorni . “Poi torno in azienda e seguo anche la contabilità e il resto delle cose insieme a mio fratello. Certo a certi orari non ti abitui mai, ma il lavoro mi piace. Credo che una donna, se vuole, possa arrivare dappertutto”. Anche al volante di un bestione da 24 tonnellate.

In Lombardia – spiega la Coldiretti regionale su dati Camera di Commercio di Milano – la provincia che ha la maggior incidenza femminile in agricoltura è Sondrio, dove quasi 4 aziende su 10 sono guidate da donne, contro una media regionale del 22%. Per quanto riguarda gli altri territori, sopra il 20% di quote rosa in agricoltura troviamo: Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Milano, Pavia e Varese. La provincia che invece ha il numero assoluto più alto di imprese agricole in mano femminile è Brescia con 2.201 realtà, a seguire Pavia con 1.564, Mantova con 1.526 e Bergamo con 1.205. “Uomo o donna non fa differenza – spiega Beatrice Lampugnani, 30 anni, di Orsenigo (Como), che è laureata in architettura del paesaggio e lavora tra piante e fiori con il padre e il fratello – io mi pongo sempre come una che in questo settore ci è cresciuta e con gli altri giardinieri non ho mai avuto problemi. L’importante è che si veda che sei una persona professionale. Forse in passato c’era qualche differenza fra uomini e donne sui lavori da svolgere, ma adesso non più. Le donne possono fare tutto. Anzi, forse sono gli uomini che non fanno tutto quello che fanno le donne”.

Le donne sono cresciute – afferma Wilma Pirola, che ha un’azienda di mucche da latte, è leader delle imprenditrici della Coldiretti regionale e Presidente della Federazione Coldiretti di Pavia – prima si occupavano di tenere in ordine i conti e le fatture, adesso entrano sempre di più nell’attività operativa quotidiana di gestione dell’azienda e nelle scelte di pianificazione e investimento. E non stiamo parlando solo di settori legati ai servizi di turismo e ristorazione, ma anche in quelli più tradizionali come gli allevamenti da latte o la viticoltura”.

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Le donne che amano i lavori da uomini

 

 Anche questa inchiesta riguarda le donne che fanno lavori da uomini, ma ci spostiamo in Toscana e facciamo un salto indietro negli anni, era il 2012 e su “Il Tirreno” c’era questo articolo:

Il link

https://iltirreno.gelocal.it/prato/cronaca/2012/03/07/news/le-donne-che-amano-i-lavori-da-uomini-1.3264271

 

Il testo

Le donne che amano i lavori da uomini

Quattro storie, quattro vite particolari: il sesso debole mette i “muscoli” e raggiunge l’obiettivo. La sociologa: «Un fenomeno tutto da studiare»

PRATO. A Prato c’è un’altra metà del cielo che ha i muscoli. Donne che fanno mestieri da dure, in barba a fatica e sudore. Donne che non fanno mai parlare di sé, perché magari non sono celebrità o non reggono il timone di aziende importanti del distretto.

La loro quotidianità è costellata di chiavi inglesi, bulloni, motori, fili elettrici e attrezzi di ogni tipo. Non necessariamente hanno un fisico forte, ma non per questo si sentono “meno” rispetto ai colleghi uomini. Alcune single, altre mamme e mogli. Trentenni e quarantenni.

Nell’era della crisi che sovverte modelli sociali, la declinazione al femminile dei mestieri tradizionali va a farsi benedire. Queste signore e signorine non sognavano certo di fare da grande la principessa o la modella: nel sangue di alcune di loro scorre la passione per la strada. «Perché lavorando assapori il gusto di scoprire posti nuovi», racconta Mara Ciasullo, l’unica autotrasportatrice associata a Confartigianato che manda avanti un gigante da 35 quintali. «Su 180 aziende di autotrasporto iscritte abbiamo una decina di aziende intestate a donne. Solo una guida però il mezzo», precisa Giovanni Corradi, responsabile della federazione autotrasporti di Confartigianato Prato. Mosche bianche, dunque, che la crisi del tessile ha contribuito a far emergere.

Come nel caso di Antonella Biagi di Vernio, boscaiola e allevatrice di mucche di razza Calvana, che nel 2008 diede l’addio al lavoro nello sciarpificio per tornare nell’azienda agricola di famiglia.

Figura insolita è quella della necrofora con un passato di orditrice: dopo la maternità, Lucia Petrullo ha dovuto reinventarsi ed è finita a indossare un camice e scarponi anti-infortunio per stare nei cimiteri. Alle prese con loculi da murare e, quando capita, salme da esumare.

Per necessità o per scelta, le donne iniziano a rubare così la scena agli uomini che, da che mondo e mondo, hanno sempre monopolizzato i mestieri di fatica. “On the road”, da mattina a sera, c’è anche Danila Siani, residente a Prato da sei anni e da otto autista della fiorentina Ataf. Gli autosnodati, i bus da 18 metri, sono la sua passione. «Perché quando sei lì sopra comandi solo tu», sottolinea Danila.

Evviva la parità dei sessi, insomma. Secondo Alessandra Pescarolo, ricercatrice Irpet (l’istituto di programmazione economica della Toscana) e studiosa di sociologia sul lavoro femminile (ha approfondito anche le dinamiche dell’impresa familiare pratese), dietro la figura del camionista in gonnella o della boscaiola che ripulisce i fossi e maneggia motoseghe potrebbe nascondersi un fenomeno sociale interessante.

«La materia è tutta da approfondire. Contrariamente a quanto si possa credere, la crisi colpisce anche l’occupazione maschile: le donne si fanno spazio e trovano la molla per accettare lavori che non tutti gli uomini accettano oppure appannaggio degli immigrati. Se poi si tratta di donne con basso livello di scolarizzazione, a cadere sarebbe il cliché secondo cui solo quelle con maggiori tassi d’istruzione hanno più facilità a reinserirsi nel mondo del lavoro. La loro capacità di insediarsi in segmenti del lavoro tipicamente maschili potrebbe essere anche riflesso di un contesto, quello pratese, caratterizzato storicamente da una forte motivazione al lavoro».

Alcune donne con una marcia in più hanno anche stoffa di imprenditrici.

Perché tra la camionista in proprio e la camionista da dipendente c’è una bella differenza. Intanto le donne in sella a imprese “rosa” sono in crescita a Prato. Dati statistici alla mano pubblicati sul sito della Camera di commercio, le imprenditrici nel 2011 toccavano quota 13.186, ovvero il 30% sull’universo delle aziende iscritte, contro i 30.909 imprenditori. Solo in cinque anni (2006-2011) la percentuale delle capitane d’impresa è cresciuta dal 28% al 30%.

E’ “rosa” il 10% delle imprese iscritte nel 2011 nel settore delle costruzioni e il 15% figura nel comparto delle costruzioni anche se molto spesso si tratta di realtà solo intestate a donne.

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Lavori “maschili”…

 

E’ di qualche hanno fa questa inchiesta del “Corriere della sera” sulle donne che fanno lavori ancora troppo spesso considerati per lo più maschili…tra di loro c’è anche una collega!

Questo è il link:

https://milano.corriere.it/notizie/cronaca/16_marzo_10/questo-non-lavoro-donne-maschili-storie-423535c4-e639-11e5-91a4-48cd9cc4cb64.shtml

E questo è l’articolo:

Dal volante del camion alle cime
degli alberi: la forza delle donne

In Lombardia sono sempre più le ragazze che fanno mestieri una volta considerati «maschili» e ne sono orgogliose. Tre storie esemplari: Monica, Rossella, Giovanna

Nella foto, da sinistra: Rossella Nigro, fabbro; Giovanna Ciraci, giardiniere; Monica Fontana, furgonista (Fotogramma)
Nella foto, da sinistra: Rossella Nigro, fabbro; Giovanna Ciraci, giardiniere; Monica Fontana, furgonista (Fotogramma)

Guidare camion, riparare guasti meccanici, risuolare scarpe non è più solo roba da maschi. In Italia sono sempre di più le «lei» che fanno il lavoro di «lui»: 3 mila camioniste, 480 elettriciste, 2700 «fabbre», 1230 meccaniche, 480 idrauliche e 370 calzolaie, secondo uno studio di Camera di Commercio di Monza e Brianza. La Lombardia è la regione con le percentuali più alte di donne impegnate in mestieri tradizionalmente maschili, e in Brianza lavorano tante «fabbre» (9,8%) e tappezziere (10,7%). Mestieri della tradizione che la crisi ha fatto riscoprire.

Chi l’ha detto che è un lavoro da uomini?
Tagliare l’acciaio

La versione femminile del fabbro si chiama Rossella Nigro, 46 anni, unica donna a capo della Carpenteria Metallica Cini di Limbiate, fondata dal padre Domenico nel 1987. Tuta da lavoro e guanti di protezione maneggia con disinvoltura i seghetti a nastro per il taglio dell’acciaio al carbonio, così come i termini tecnici delle parti delle piattaforme petrolifere che da Limbiate partono per la Russia e la Malesia. «Il mio destino era quello di segretaria — racconta — ho iniziato a 14 anni a battere a macchina preventivi e fatture per mio padre». Ma dopo gli studi di ragioneria e l’ingresso in azienda si è occupata di tutto: dalla progettazione tecnica insieme ai clienti, dalla produzione fino alla messa in opera. Quando incontra i clienti la prima impressione è di sorpresa: «All’inizio c’erano pregiudizi. Quando ingegneri e progettisti capiscono che sai bene di che cosa stai parlando e riesci anche a dare il consiglio giusto, sento una grande stima». Presidente di Donne Impresa di Confartigianato, Rossella crede che anche in un lavoro «maschile» come il suo le donne possano avere una marcia in più. «Siamo precise e organizzate — dice — e questo snellisce tutte le procedure. Sappiamo come gestire la produzione, facciamo pratica ogni giorno gestendo famiglia e lavoro». Lei ha due figli adolescenti e poco tempo libero. Il vero lusso? «Una camminata all’aria aperta e una seduta dal parrucchiere mi rimettono in forma».

Acrobazie sui rami

Non rinuncia alla femminilità nemmeno Giovanna Ciraci, «giardiniere acrobata» nei parchi più belli della Brianza. La sua specialità è il tree-climbing, ovvero l’arrampicata tra i rami in sicurezza che consente di effettuare la potatura dall’interno della pianta, verificare da vicino la stabilità e la salute di ogni esemplare. Una laurea in biologia, 41 anni, ha lasciato la Puglia per approdare alla scuola d’agraria del parco di Monza. È qui che ha imparato la progettazione del verde e come utilizzare la motosega «volando» con corda e moschettoni da un ramo all’altro. Ai nuovi clienti di solito si presenta in coppia con il compagno con cui ha fondato l’azienda Naturainmente a Renate: «Tutti pensano sempre che io lo stia accompagnando. Quando mi vedono prendere in mano la sega elettrica prima mi guardano storto, poi ammirati». Se dovesse identificarsi con una pianta sceglierebbe la Davidia Involucrata: «È più nota come l’albero dei fazzoletti e non è molto diffusa. Io trovo che sia bellissima, delicata, avvolgente, un po’ come sono io». Del suo lavoro ama la parte creativa, quella forse in cui può esprimere al meglio la sua femminilità: «Mi piace scegliere le essenze e i materiali e vedere nascere un nuovo progetto verde e poi arrampicarmi tra i rami mi permette di scoprire bellissimi nidi».

Chilometri d’asfalto

Sono chilometri di asfalto quelli che segnano le giornate di Monica Fontana, 31 anni, «furgonista» nell’azienda di trasporti di famiglia a Concorezzo. La sua giornata inizia presto: alle sei è già al volante del «Master» bianco, più di cento chilometri al giorno, spesso bloccata nel traffico, in compagnia della radio. La cabina di guida è ordinata, nessuna «personalizzazione» con foto e amuleti come fanno i colleghi uomini. «Noi donne siamo più serie — dice ridendo —anche più pignole e attente agli imballaggi. Ci prendiamo davvero cura della merce che trasportiamo». L’arrivo in un magazzino è sempre il momento di maggiori imbarazzi: «Ci sono uomini che si sbracciano per aiutarmi a fare manovra — racconta — altri che vogliono intervenire per sganciare il telone o agganciare il carico al muletto». A volte il tono è gentile, ma spesso le è capitato di sentirsi dire: «Ci penso io» con l’invito a farsi da parte. «In quei momenti provo fastidio», dice. Monica è una donna che ama cavarsela da sola. L’ha capito bene il suo compagno Andrea, che ripete: «Ogni tanto mi fai fare l’uomo?».

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