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Posts Tagged "curiosità"

Senza titolo 44

Ciao a Tutte/i
in questo fine settimana ci sono diversi raduni, in diverse zone d'Italia, quindi per chi ha voglia di respirare un pò di Truck_mania non è costretto a farsi centinaia di kilometri, e se ce sono così tanti significa che la malattia è diffusa… ; ho visto che ho Rò ha messo anche il Tractor-Pulling e ho incontrato "La RALLA" in autostrada direzione Sud poco fa, ho ripensato a quando c'era il camion di un'amico e si andava a vedere queste gare,purtroppo non ho trovato le sue foto, chissà dove le ho riposte, ma la casa nasconde ma non ruba e in attesa di ritrovarle e pubblicarle tutte…:
 

Brio
http://picasaweb.google.it/gisytruck/TractorPulling

Daimon

sempre bello passare un pò di tempo insieme ad altre migliaia  di appassionati ad osservare questi "bestioni"….
da otto anni presente in Italia, questo sport è uno spettacolo unico e i truck ne sono parte… 
E-Mostar
http://www.tractorpulling.it/

BUONA STRADA a Tutte/i!!!

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Riciclare… i teloni

Un' azienda svizzera, creata da due fratelli, produce borse ricavandole da teloni dei camion in disuso, ed è un bel modo di riciclare… organizzano per fino la spedizione per l'invio dall'Italia dei teli usati …
ricicloricicl.
http://www.freitag.ch/shop/FREITAG/page/tarps_sourcing_language/detail.j

I prodotti sono davvero stupefacenti, colorate e robuste borse, di tante forme e colori; il prezzo non lo si può definire economico, ma vale la pena dargli un'occhiata… e magari concedersi un lusso;
8450676698705328[1]
Più economiche, altrettanto colorate, comode ed ecologiche, che non provengono da un processo di riclico ma sono  veramente belle… :

http://www.nki.it/index1.html

Ciao e BUONA STRADA!!!

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Tachigrafo e tachimetro

Ciao a tutte/i
di recente è nato un nuovo blog sul mondo dell'autotrasporto, comincia a muovere i primi passi, trattando argomenti interessanti, uno dei quali confronta tachigrafo e tachimetro, guidando un automobile avete avuto il dubbio che la velocità fosse inferiore ai numeri sul cruscotto???

http://blog.noicamionisti.org/?p=157

BUONA STRADA con qualsiasi mezzo Voi la percorriate!!!

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Vacanze!!!

Ciao a tutte/i
si avvicina il tempo delle vacanze, per chi se le può permettere, in termini di tempo e in quelli economici; C'è un'opportunità di farle in Truck… un'avventura in Africa, per chi vuol provare a prendere informazioni o semplicemente a titolo di curiosità….

Dal sito… STRADA FACENDO…

 Guidare camion tutto l’anno e, alla fine, durante le vacanze avere nostalgia del proprio bestione. Per chi proprio non riesce a stare senza camion c’è un’interessante soluzione. Si chiama Adventurafrica e dà la possibilità di visitare diverse località del Continente Nero a bordo di un truck. Vivendo davvero l’Africa, in prima persona, scoprendo i grandi parchi, gli animali e i colori incredibili di Uganda e Tanzania, le due nazioni inserite nel calendario 2010.


 http://www.adventurafrica.com/it/spedizioni.html 
 
http://stradafacendo.tgcom.it/wpmu/category/camion-avventure/

Dal sito…ADVENTURAFRICA…
 

Il nostro safari truck e' un Iveco ACM80 4x4, (FIAT 6613 G) da 170 cv., 6 cilindri per 5861cc di cilindrata, dotato di turbo-soffiante, marce ridotte e bloccaggio differenziale.
E' un mezzo ex-militare dell'esercito italiano che si presta perfettamente ad un allestimento adatto alle severe condizioni dei safari africani. 
 
L'ACM80 e' un robustissimo truck 4×4 sviluppato verso la meta' degli anni 70, ad uso sia militare che commerciale. Si tratta di un modello da 4 tonnellate usato per il trasporto di truppe e materiale. E' costruito interamente in acciaio secondo specifiche NATO, puo' essere convertito per il trasporto di 18 persone e ha una capacita' di carico di ben 4 tonnellate.
Una volta convertito ed equipaggiato, sara' un mezzo assolutamente unico, capace di ospitare comodamente fino a 12 passeggeri. La sua altezza, decisamente superiore ai tradizionali Land Rover, ne fa un mezzo ideale per la ripresa fotografica!
Il nostro truck sara' dotato di:

 

  • cucina da campo completa
  • frigorifero
  • vano porta bagagli
  • tende e attrezzature da campeggio
  • generatore supplementare di corrente per l'uso di computer portatili sul campo
    • prese 12V DC, 110V and 220V AC
      per la ricarica delle batterie di telefoni
      e macchine fotografiche
    • radio VHF
    • GPS
    • Telefono satellitare Iridium
    •  

    BUONA STRADA A Tutte/i, vacanze avventurose o no, l'importante è rigeneranti!!!

    gisy

     

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    Senza titolo 41

     Da qualche settimana circola questa notizia, frutto di una ricerca, tanto che anche alcuni giornali se ne sono occupati, non so quanto sia attendibile, però fa sorridere che i nostri colleghi uomini abbiano abbattuto uno stereotipo; quello che più mi fa ridere è che prima e seconda classificata sono entrambe "ragazze nate negli anni '60", categoria a cui appartengono anche molte delle Lady Truck… altra curiosità, sarebbe interessante sapere chi sceglierebbero le Lady Truck… strada facendo non si sa mai, si potrebbe studiare un progetto che abbia come finalità un ricavato da devolvere in beneficenza, ma che comporti un sondaggio di questo genere… tanto per unire l'utile al dilettevole…195
     

    Se una volta erano le modelle o le veline ad avere uno spazio speciale sull’abitacolo dei camionisti, ora al loro posto sono arrivate due giornaliste: secondo lo studio presieduto dalla sessuologa Serenella Salomoni di Donne e qualità della vita e condotto su 500 camionisti italiani, è venuto fuori che, le più amate sono Monica Setta con il 34% e seconda Lilli Gruber con il 18%.

    Il comunicato allegato alla ricerca, così scrive dei camionisti:lilli gruber

    Preferiscono avere con sé i volti noti delle anchorwoman della tv italiana piuttosto che i corpi perfetti, ma spesso finti e volgari, delle veline.

    Questo testo proviene dal web, riportato in diverse testate.

    Vorrei ricordare che Lilli Gruber nel suo penultimo libro "STREGHE" ha inserito la storia della mitica Caterina, appartenente al gruppo delle Lady Truck da quando esiste…
     

    BUONA STRADA a Tutte/i!!!

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    A casa della Rossa… un altro bloibe…

     

    Dalla città delle Rosse, lo spot pubblicitario di un altro bolide, che naturalmente viene disprezzato, coprendo gli occhi ai pargoli innocenti o sputando al suo passaggio…
    potrebbe anche essere reale… a Maranello tutti hanno un legame più o meno stretto con la Fabbrica delle Rosse o il suo indotto… un'occhiata per farsi una risata…
    http://www.quattrovideos.com/an-audi-r8-v10-in-maranello.php

    Veloce chiaramente…………… gisy

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    Cuoco ad Alta Velocità

    Intervista a Massimiliano Portioli,
    cuoco ad alta velocità

    Massimiliano Portioli

    Massimiliano Portioli

    Massimiliano Portioli, nato a Suzzara il 12 dicembre 1980 e residente a San Benedetto Po’, ama anche il dettaglio più insignificante del suo lavoro.

    Percorrendo i paddock di tutto il mondo, ci ha reso partecipi della sua vita ad alta velocità tra motorhome, piloti e curiosità.

    Quali studi hai effettuato?
    Ho frequentato la scuola alberghiera di Nazarano di Carpi, in provincia di Modena, dal 1994 al 1996.

    Quali sono state le tue prime esperienze lavorative?
    Inizialmente ho lavorato presso ristoranti di cucina tipica modenese e in ditte di catering, sempre a Modena, nel ruolo di “tuttofare”.

    Quale ruolo svolgi, attualmente, in senno alla Renault?
    Sono il cuoco italiano che si occupa di test e gare per la stagione 2010. Non sono l’unico cuoco delle cucine: collaboro con altri 3 chef suddivisi in due hospitality, una chiamiamola “degli inglesi” dove lavoriamo io e il mio collega Daniel Bell, invece nell’altra “dei francesi” lavorano appunto un cuoco francese e un altro italiano.

    Come si organizza un week end di gara? Cosa mangiano i piloti?
    Di solito, il lunedì antecedente il gran premio, si arriva in circuito e si comincia a montare i motorhome e a organizzare le spese e gli ordini della settimana, dalle bevande ai cibi, dalle carni alle verdure e tutto il necessario!

    Dal martedì si inizia a cucinare davvero per circa una ventina di persone. Il menù è molto semplice: un primo, un secondo caldo, insalate varie, dolci e frutta; il mercoledì è molto simile al martedì, con la sola differenza che bisogna cucinare per più persone, circa 35. Il mercoledì è anche parecchio importante perché è il giorno nel quale ultimiamo le spese e gli altri ordini da effettuarsi, con l’avvicinarsi del vero week end di gara, si è molto impegnati, non c’è molto tempo per uscire.

    Il giovedì iniziamo alle 08.30 di mattina circa, spostandoci dall’hotel al circuito con tutto il team. La squadra pranza alle 13.00 circa con due primi, due secondi, tre contorni, sei o sette insalate a buffet, dolci come per esempio torte, mousse o yogurt. Abbiamo circa 80 persone da sfamare tra le due hospitality, suddivisi più o meno in 55 inglesi e 25 francesi e ovviamente bisogna aggiungere i rispettivi ospiti tra giornalisti e sponsor. Il giovedì è per antonomasia il giorno dedicato ai giornalisti e alle PR ed è per questo motivo che i piloti, mangiano, quando hanno tempo, tra un’intervista e l’altra. Di solito la cena di serve verso le 19.00, riservata al team e comprende un primo, una zuppa, un secondo di carne, uno di pesce, tre contorni e un dolce.

    Il venerdì inizia a essere più impegnativo perché alle 07.00 siamo già in circuito a preparare per la squadra, la tipica colazione inglese composta da uova fritte, in camicia, strapazzate, bacon, salsicce, pomodori grigliati, fagioli in salsa di pomodoro, funghi trifolati e croissant, quest’ultime, però, vengono servite dalle 08.00 alle 09.00. Immediatamente dopo bisogna iniziare a preparare il pranzo. Il team pranza alle 13.00, ma tra ragazzi della squadra e ospiti, bisogna davvero correre! I piloti pranzano alle 12.30 e di solito con pasta al pomodoro o insalate di pollo, sia Fernando (Alonso), che Nelson (Piquet) o Romain (Grosjean) che sia. Alle 19.00 serviamo la cena con le stesse modalità del giovedì.

    Il sabato la colazione è sempre alle 08.00, ma alle 12.30 il team ha uno snack al posto del pranzo perché non ha il tempo materiale per affrontare un pasto all’interno del motorhome così mangiano nei garage con panini, pizza o cose simili. I piloti pranzano sempre alle 12.30 con pasta al pomodoro o prosciutto e mozzarella o insalata di pollo. Durante le qualifiche, di solito mangiano gli ospiti dei vari sponsor, quando ci sono, perché non è detto che ne abbiamo sempre. Finalmente alle 15.30 i ragazzi del team pranzano per davvero, il tutto servito a buffet. A causa del “park fermé”, il sabato sera, di solito, non effettuiamo la cena in circuito, verso le 18.30 rientriamo in hotel.

    La domenica c’è un’atmosfera di grande fretta per essere pronti il prima possibile e nel migliore dei modi. La colazione di solito, sempre alle 08.00, il pranzo dei piloti è alle 12.30 o comunque e sempre si svolge due ore e mezza prima della partenza della gara. Il pranzo del team è alle 12.00 e gli ospiti pranzano subito dopo. Cerchiamo di sgomberare quasi subito l’hospitality per essere pronti, anche noi, per la partenza e per poter guardare la gara in santa pace, ma per le 17.30 dobbiamo già preparare la cena per il team, l’ultima del week end e quindi, la domenica, il relax è parecchio limitato. Ovviamente questo programma viene rispettato in occasione delle gare europee quando gli orari sono quelli standard, altrimenti è tutto parecchio differente, a seconda delle necessità televisive.

    Chi sceglie i menù?
    I menù li facciamo noi chef in base ai prodotti che troviamo sul luogo, abbiamo i nostri fornitori di prodotti italiani ormai in tutto il mondo e anche in occasione delle gare nei posti più bizzarri, riusciamo a trovare tutto. Dopo anni di lavoro per il team conosciamo i gusti dei ragazzi e quindi sappiamo come accontentarli, ci proviamo tutte le volte, anche con le richieste più strane. Per aiutarci, ci consultiamo tra di noi nelle preparazioni, nel senso che magari io faccio i dolci, un altro le carni, un altro il pesce e così via. Lo stesso discorso vale per la spesa: insieme si guarda cosa manca e si fa il punto.

    Come sono l’atmosfera della gara e quella della vittoria?
    Quando c’è la gara si è sempre un po’ tesi o preoccupati, soprattutto durante la partenza: si vive con ansia fino alla fine, chiaro, che quando ci si gioca la vittoria, si è molto più agitati e nervosi, e io ci sono passato nel 2005 e nel 2006! Quando finalmente la vettura taglia il traguardo e vince, c’è un’esplosione di gioia immensa, è indescrivibile: sembra la fine dell’incubo! Nessuno può mai sapere cosa possa accadere, una rottura, un incidente, un temporale improvviso, ogni cosa può rovinare tutto e subito! La sera dopo aver smontato, si festeggia, anche se si è stanchi morti e anche con colleghi di altre squadre perché alla fin fine, siamo avversari sul campo, ma fondamentalmente siamo tutti amici e ci rispettiamo.

    Il mondo della F1 sembra fatto d’oro zecchino: champagne, feste, VIP, belle donne e lusso sfrenato… ma è davvero così magico o è tutta apparenza?
    All’inizio può essere magico, lo era per me: tutte cose nuove, che ti immagini chissà come, che hai visto solo dalla televisione. C’è moltissima apparenza, dal camion lucidato a fondo ai fiori davanti ai motorhome, alle mega hospitality che fanno molta più scena, ma in pratica dentro ad esse si fanno le stesse cose che si facevano sotto alle tende nella Formula 1 di venti anni fa… non so se rendo l’idea!

    In Formula 1 è più importante essere o apparire?
    Penso che la domanda precedente abbia già detto tutto, in Formula 1 conta molto apparire. Pensa solo all’ultimo circuito di Abu Dhabi… se non è appariscente quello…

    Lavori per un grande costruttore come Renault. Quella di lavorare in F1 è da sempre stata la tua ambizione oppure ci sei finito per caso?
    Ci sono finito per caso grazie a un piccolo passaparola tra cuochi. Un piccolo colloquio con il catering manager, Simona Legati, e via in giro per il mondo da un momento all’altro!

    Massimiliano Portioli

    Massimiliano Portioli

    Quale personaggio ti ha colpito più di tutti, in positivo o in negativo, in questi anni al servizio della F1?
    Flavio Briatore, è la persona più di spicco ma anche più semplice che io conosca.

    Che cosa ti appaga di più nel tuo lavoro?
    L’esperienza di vita che ti da! Passi dal parlare molte lingue, al conoscere nuove culture, dai paesi che visiti ad apprendere nuovi piatti di cucina che puoi osservare solo nei ristoranti dei posti dove andiamo!

    Quali sono i pro e i contro di questa esperienza lavorativa?
    I pro sono quasi ovvi direi… viaggi per il mondo, conosci nuova gente, ti fai un’esperienza di vita non indifferente, lo stipendio. Se in più ti piace la F1… vai a nozze!
    I contro sono che se hai una famiglia a casa non è il massimo della vita e poi ultimamente, con questa crisi, in una gara ci sei e nell’altra forse.

    Quali consigli daresti a un ragazzo che vuole seguire il tuo esempio?
    Presentarsi dai vari catering con tanto di curriculum in inglese, parlarlo, dare la massima disponibilità e sperare in una chiamata o magari in un passaparola come è successo a me… che alle volte è la miglior soluzione!

    Questa intervista ha diversi mesi, nella Formula1 sono cambiate diverse cose, non so cosa stia facendo ora; la sua esperienza dimostra che vale la pena di perseguire un sogno e che ogni esperienza rappresenta un accrescimento…

    Buona Strada a Massimiliano e a coloro che perseguono il loro Sogno!!!

    gisy

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    Dove Camion & Moto collaborano.

    Ciao a tutte/i

    ApriliaC'è un contesto dove camion e moto convivono, anzi collaborano per ottenere un'unico risultato, obbiettivo comune e percorso condiviso: siamo in pista, sulle due ruote.
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    Dal web… – 1

    Questo testo è nel web da diversi anni e "navigando capita di trovarlo… ho pensato di riproporlo anche qui… truck 1

     

    Qualcuno era camionista perché era nato in Albania, in Bulgaria, a
    Castelvetrano o a Mogliano Veneto.
    Qualcuno era camionista perché il nonno, lo zio, il papà avevano un Lupetto OM che per ingranare le ridotte bisognava fare delle doppiette terrificanti…e qualche volta ci portavano anche la mamma che preparava la pasta 'ncasciata o i risi e bisi.
    Qualcuno era camionista perché vedeva l'autostrada A3 Salerno-Reggio come una promessa, l'A4 Torino-Piacenza come una poesia, le trattorie come il paradiso terrestre e forse c'era anche la padrona che gliela dava di nascosto al marito.
    Qualcuno era camionista perché gli piaceva sentirsi solo.

    Qualcuno era camionista perché aveva avuto una educazione troppo a piedi o in bicicletta, e a 14 anni non c'erano i soldi per il Betino a tre marce, e del Califfone non se ne parlava neppure.
    Qualcuno era camionista perché il cinema lo esigeva (Convoy, Duel), il teatro no perché portare un camion dentro al Piccolo era un casino e andava contro le esigenze degli intellettuali milanesi (Strehler, Gaber eccetera); sul palcoscenico, al massimo una Vespa o una moto; la pittura non si sa (forse ci sarà stato un camion in qualche quadro realista sovietico o rumeno), la letteratura è letteratura e ci può star qualsiasi cosa…insomma con un camion è sempre un casino, porca troia.

    Qualcuno era camionista perché glielo avevano detto di prendere la patente C.
    Qualcuno era camionista perché non gli avevano detto che per guidare gli
    autoarticolati e gli autosnodati ci vuole
    la E.
    Qualcun
    o era camionista perché prima…prima…prima…era magazziniere.
    Qualcuno era camionista perché aveva capito che uno Scania andava piano, ma lontano, e che sorpassarlo era comunque un bel casino sulla Firenze-Bologna, specialmente con una Polo blé scassata targata Ravenna.
    Qualcuno era camionista perché Berlinguer era un nobile sardo di antica origine catalana, e gli sarebbe piaciuto passargli sopra due volte col rimorchio.
    Qualcuno era camionista perché Andreotti faceva le battutine che tutti
    ridevano, e gli sarebbe piaciuto passargli sopra tre volte col rimorchio.
    Qualcuno era camionista perché amava il popolo, e il popolo non può essere servito col trasporto merci su rotaia.
    Qualcuno era camionista perché beveva il vino e si commuoveva a provocare megatamponamenti con relative distruzioni di stupide famigliole di gitanti.

    Qualcuno era camionista perché allora c'erano le autostoppiste finlandesi.
    Qualcuno era camionista perché era così ateo da voler fare volare giù dai viadotti i camioni pieni di madonnine, padripii, santantonidappadova e papigiovanni (quasi sempre targati Caserta, non si sa perché).
    Qualcuno era camionista perché era talmente affascinato dai camion che voleva essere uno di loro.
    Qualcuno era camionista perché gli piaceva parlare al baracchino.
    Qualcuno era camionista perché non ne poteva più di fare il filologo ugrofinnico.
    Qualcuno era camionista perché voleva trasportare, un giorno, un carico di armi per la revoluciòn.
    Qualcuno era camionista perché la revoluciòn bisognerebbe farla con un Dodge scassato sulla Sierra Madre, mentre al massimo ora si divertiva a far pigliare paura a uno con una Ford Sierra.
    Qualcuno era camionista perché la borghesia, il proletariato e la lotta di classe hanno comunque bisogno di consegne urgenti, e comunque anche i camionisti sono figli del popolo senza che quella fava di Pasolini ci abbia mai scritto poesie sopra.

    Qualcuno era camionista per fare rabbia a quelli coi furgoncini.
    Qualcuno era camionista perché ascoltava solo RADIO MARIA.
    Qualcuno era camionista per snobismo, qualcuno per bisogno, ma tutti quanti sognavano prima o poi di fare come quelli di Overland.
    Qualcuno era camionista perché voleva camionizzare tutto.
    Qualcuno era camionista perché lui di stare col culo su una sedia dietro una scrivania proprio non ne voleva sapere.
    Qualcuno era camionista perché aveva scambiato l'autostrada per il Vangelo secondo Gilles Villeneuve.
    Qualcuno era camionista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia in una coda di trentasei chilometri sull'A14 direzione Rimini.
    Qualcuno era camionista perché era più camionista degli altri.
    Qualcuno era camionista perché non esisteva il grande partito camionista e gli sarebbe piaciuto fondarlo.
    Qualcuno era camionista e aveva pure la tessera del partito comunista.
    Qualcuno era camionista perché non c'era niente di meglio.
    Qualcuno era camionista perché l'alternativa era far domanda nei carabinieri.
    Qualcuno era camionista perché i trasporti peggio che da noi, solo in Islanda.
    Qualcuno era camionista perché non ne poteva più di quegli stronzetti con le spàider.
    Qualcuno era camionista perché non avere la patente sta diventando troppo di moda, come l'anarchia.
    Qualcuno era camionista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l'Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera, erano tutto sommato banche, piazze, stazioni, treni e aerei e i camion non c'entravano un cazzo.

    Qualcuno era camionista perché chi era contromano era camionista.
    Qualcuno era camionista perché poteva ascoltare tutta la musica che gli pareva, persino Giorgio Gaber.
    Qualcuno credeva di essere camionista, e forse era qualcos'altro.
    Qualcuno era camionista perché sognava la libertà delle highways americane, poi una volta incocciò Quentin Tarantino che lo portò in uno strano locale dal tramonto all'alba.
    Qualcuno era camionista perché credeva di poter essere vivo e felice solo essendo un camionista.
    Qualcuno era camionista perché aveva avuto bisogno di una spinta e gliela aveva data un camionista.
    Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
    Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita, e questo pensava volando di sotto dal viadotto del Polcevera.
    Sì, qualcuno era camionista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una. Da una parte la personale fatica quotidiana, dall'altra il rombo del motore, le donnine gnude appiccicate in cabina, il carico di tetracloruro di sodio, e cazzo, se ho voglia passo in una città e fo scoppiare ogni cosa, vaccaccia troia impestata e lurida, e dall'altra il senso di appartenenza a una categoria che era tutto e il contrario di tutto, sperando che la CIA non gli imponesse uno sciopero per
    rovesciare Allende e far vincere il mercato, ché tanto il mercato, almeno quello ortofrutticolo, vinceva ogni giorno comunque.
    No, niente rimpianti. Forse anche allora molti avevano ottenuto la patente senza essere capaci di guidare…come dei camionisti ipotetici.
    E ora? Anche ora ci si sente come in due. Da una parte l'uomo che si ferma ossequiosamente ai rossi e fa attraversare scolari e vecchiette, e dall'altra colui che sogna di fare fuori tutti quanti calpestandoli fino a
    vedere una poltiglia rossa.
    Ma il piede destro s'è rattrappito.
    Oddio.
    Due miserie, e un camion solo.
    E quasi quasi, allora, piglio un amaro monologo di Giorgio Gaber e ci faccio un pò di cazzi miei.

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    Donne al volante… di che mezzo????

    Copertina Libro Donna et labota

    Un’autista donna che conduce un mezzo un po’ particolare: il vaporetto!!!
     
    Il vaporetto è di gran lunga il mezzo di trasporto più usato a Venezia. Il vaporetto deve il suo nome al fatto che esso originariamente si muoveva grazie al vapore prodotto in una caldaia da legna e carbone. Solo più tardi il motore del vaporetto fu alimentato dal gasolio, ma il nome di questo natante pubblico rimase invariato. Attualmente il vaporetto, la cui gestione è affidata ad Actv, trasporta ogni anno centinaia di migliaia di turisti e veneziani.

    Ve la presento: si chiama Fabiana Fabris è una veneziana diplomata, sposata, due figli. Lavora all’ACTV (Azienda del Consorzio Trasporti Veneziano) da 23 anni, prima come marinaio, e da un bel po’ come “Preposto al comando” ovvero autista di vaporetti!
     
    Ho letto la sua storia su un libro che mi ha prestato la mia collega Simona, che segue il blog ormai da un anno, "Donna et labora" un libro di interveste sulle pari opportunità che vi consiglio. Vi riporto qualche ritaglio della sua intervista pubblicata da pagina 139 in poi, con qualche frase che mi ha colpito, buona lettura!ritaglioritaglio2ritaglio3

     

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