Da Repubblica

INCHIESTA ITALIANA
Trucchi, caffè, droghe, niente soste
camionisti-schiavi diventano assassini

Il 37% dei sinistri in autostrada coinvolge i Tir. E in sei episodi su dieci si tratta di tamponamenti. Tanti chilometri, niente riposo. E chi si ribella è fuori. Il ribasso selvaggio è uno dei connotati del settore. Crescono gli illeciti e l'evasione. E si ricicla denaro
di LUIGI CARLETTI

Ha caricato il suo tir ben oltre le 44 tonnellate consentite. Starà a 55, forse a 60, ma in altri viaggi ha sfiorato anche le 70. Enzo parte da Battipaglia, trenta chilometri a sud di Salerno, carico di verdura e di frutta. Sono le sette di sera e all'alba di domani deve essere a Milano. Destinazione mercati generali. Ottocento chilom etri d'asfalto, servono dieci ore. Che diventano almeno dodici, calcolando i limiti di velocità e le pause imposte dal codice della strada. Ma dodici ore sono troppe. Perciò Enzo non si fermerà, se non per quei pochi minuti dovuti a necessità fisiologiche. Certo non rispetterà gli ottanta all'ora. "Così non si arriva mai", spiega. Si terrà sveglio con i caffè, che di notte le Autostrade offrono gratuitamente. E se serve con le anfetamine o altre droghe. Quanto al cronotachigrafo, la "scatola nera" che registra tutto, userà i soliti trucchi e cercherà di farla franca. Perché Enzo, come migliaia di altri suoi colleghi, non ha alternative. Le condizioni sono queste e se non ci sta, l'impresa che lo ha ingaggiato ne ha pronti a decine per sostituirlo: romeni, ucraini, marocchini e anche italiani. Disposti a tutto, per un posto da camionista che frutta tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese, mentre lo stipendio regolare medio è, da contratto, di 2.200 euro. Ogni giorno su strade e autostrade circola un milione di mezzi pesanti. L'87% delle merci viaggia su gomma. Se si ferma l'autotrasporto, si ferma il Paese. Sono autisti di ogni nazionalità(quasi tre milioni le patenti italiane attive), provenienza e destinazione. Tra questi si fa largo la categoria dei disperati, almeno il 30%, secondo le stime degli esperti. Sono i camionisti-schiavi. Costretti a percorrere la penisola in tempi record. Sottopagati e sotto minaccia. Bombe viaggianti che, al minimo errore, possono provocare delle stragi. È già successo. E non passa giorno che la cronaca non registri fatti riconducibili a questo fenomeno in costante crescita. Una deriva della sicurezza che il governo ha tentato di arginare con l'inasprimento del codice della strada. Misure che però, ancora una volta, intervengono soprattutto a valle. Ma le cause stanno altrove. Che cosa sta accadendo nel mondo dell'autotrasporto? E cos'ha provocato questo deterioramento delle condizioni di sicurezza che, inevitabilmente, ci riguarda tutti?

L'alibi della crisi
"Il nostro è sempre stato un ambiente difficile", dice Franco Feniello, presidente dell'associazione "Italia Truck" e per trent'anni, lui stesso, camionista. "Ma la recessione è diventata l'alibi per far passare qualsiasi prepotenza. In Italia ci sono migliaia di imprese che fanno dello sfruttamento selvaggio il loro antidoto alla crisi. Pur di battere la concorrenza si offrono alla committenza a prezzi stracciati e poi tagliano i costi: sui mezzi e sugli uomini. Lo Stato dovrebbe intervenire non solo con i controlli sulla strada, ma andare a guardare in casa di questi imprenditori. Ne scoprirebbe delle belle".

In alcune occasioni lo Stato si muove. A Mantova la polizia stradale ha arrestato Antonio Rosignoli, imprenditore di 51 anni. L'accusa è estorsione contro i suoi dipendenti. Secondo i magistrati li minacciava di licenziamento se non avessero sovraccaricato i camion, fatto turni massacranti e alterato i cronotachigrafi. Negli stessi giorni, a Rimini, la polizia municipale ha fermato un autista bengalese che trasportava pacchi postali per una società italiana. Keerthy Warnakulasuriya, 41 anni, era stato alla guida del camion per 35 ore e 52 minuti con poche, brevissime pause.

Nell'aprile scorso la Procura di Forlì ha chiuso l'operazione "Over Time" che ha portato in carcere dieci persone. Gli autisti di "Tir Spagna" (Cesena) e "Ces Tir" (Pesaro) – hanno spiegato gli inquirenti – "erano costretti all'incondizionata obbedienza dei diktat dei vertici aziendali, pena il licenziamento o l'essere adibiti a prestazioni meno remunerative e più stressanti".

A capo dell'organizzazione c'erano Marino Buratti, di Cesena, e Santo Crea, di Reggio Calabria, nomi già incontrati in un'altra, dolorosa vicenda del dicembre 2009.

L'ultimo viaggio di Michela
"Non sto bene ma devo andare, altrimenti poi che gli dico a quelli là?". Queste furono le ultime parole di Michela Ciullo raccolte da un amico sindacalista. "Quelli là" erano i responsabili di "Tir Spagna" e "Ces Tir", le due società poi finite nel mirino degli investigatori. Così nella notte del 5 dicembre scorso Michela Ciullo si mise alla guida del suo tir carico di verdure. Da Latina a Cesena, 400 chilometri sulla E45. Poco dopo le 5 del mattino sfondò il guard-rail e precipitò per 40 metri dal viadotto di Verghereto. Era quasi arrivata ormai, ma la stanchezza ebbe il sopravvento. Michela, 38 anni, una figlia di 19, era una camionista molto particolare: delegata della Filt-Cgil e componente della segreteria territoriale del sindacato. Oggi la Cgil attende la chiusura dell'inchiesta, e il possibile rinvio a giudizio dei titolari delle due aziende, per costituirsi parte civile. Sarebbe il primo caso in Italia.

Da Genova a Cosenza, da Foggia a Vicenza, il rendiconto dell'attività di controllo, è fitto di interventi e di sanzioni. Roberto Sgalla, direttore della Polizia stradale, spiega che nei primi sei mesi del 2010 i mezzi commerciali fermati sono stati il 199% in più rispetto al 2009 e le violazioni contestate il 538% in più. Ma questi numeri raccontano soprattutto un'evidenza: più s'interviene, più si scopre un mare di irregolarità di ogni tipo. "Gli ultimi provvedimenti sono stati estremamente utili", osserva Sgalla. "Basti pensare alla norma su alcol zero per tutti i conducenti e alla corresponsabilizzazione della committenza nella condotta di guida dell'autista. È però importante agire anche a monte: più controlli incrociati nelle aziende di autotrasporto. A tutti i livelli". In Italia ci sono 158.709 imprese iscritte all'albo. Secondo Eurostat, in realtà, sono 93.427. Quasi cinquantamila società non hanno neanche un veicolo. Quindi che cosa fanno? E che ruolo hanno, oltre all'intermediazione e al subappalto più o meno regolare?

L'infiltrazione della criminalità
Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai Trasporti in quota Pdl, promette: "Faremo pulizia ed entro la fine dell'anno, in collaborazione con le Province, le cancelleremo dall'albo". Altre 51mila imprese sono monoveicolari. In quello che rimane, il 38% possiede tra due e cinque automezzi. "È un settore condannato al nanismo", rileva Giuseppe Mele, di Confindustria, una delle voci più importanti della committenza. "Con questa frammentazione dell'offerta, ci sarà sempre qualcuno pronto a ribassare oltre i limiti".

Il subappalto del subappalto e il ribasso selvaggio sono due tra i connotati più forti del far-west nell'autotrasporto. "Crisi morale", la definisce Cinzia Franchini, vice-presidente della Fita-Cna e lei stessa autotrasportatrice. "Sempre più imprese adottano metodi illegali, riciclano denaro, evadono le tasse e praticano la concorrenza sleale. Se non si interviene su questo cancro, poi si possono sbandierare tutte le norme e i controlli del mondo. Ma il numero dei camionisti-schiavi aumenterà e di pari passo crescerà la loro pericolosità sulle strade".

L'infiltrazione della criminalità organizzata nell'autotrasporto non è recente, eppure si è mimetizzata meglio che in altri settori. In alcune regioni, per esempio l'Emilia-Romagna, le denunce sono quotidiane. Enrico Bini, presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, parla apertamente di imprese legate alla 'ndrangheta, insediatesi nel territorio poco dopo il Duemila con i lavori dell'alta velocità. Dal movimento terra fino al trasporto a tutto campo. "Hanno cominciato a proporsi a prezzi notevolmente più bassi, totalmente fuori mercato", spiega Bini. "La committenza, senza eccezioni, si è tappata il naso e le ha fatte lavorare. Risultato: per le aziende locali, che rispettano la legge e non hanno soldi da riciclare, è stato un colpo durissimo. Tanto che alcune hanno cominciato a praticare gli stessi metodi".

"Negli ultimi anni la 'ndrangheta e la camorra hanno investito pesantemente nell'autotrasporto", conferma Antonio Nicaso, docente ed esperto di organizzazioni criminali. "I camion sono un'ottima copertura dei guadagni illeciti e un mezzo fondamentale per le varie attività: dal trasporto dei rifiuti a quello della droga". In Emilia-Romagna 63 clan mafiosi (tra cui 23 'ndrine) si spartiscono gli affari sul territorio. Gli interessi nell'autotrasporto sono diffusi. Chi sono i camionisti di cui si servono? E qual è il livello di sicurezza dei mezzi che conducono sulle nostre strade?

Quando i camionisti fanno il trenino
Stefano è romeno. Lui non sa chi fossero esattamente i suoi ex datori di lavoro. Sa solo che, prima di riuscire a trovare un'impresa regolare, era costretto a viaggiare per 15-16 ore di guida consecutive. Guidava soprattutto di notte, quando i controlli sono meno frequenti. "Ho fatto anche 20 ore. Le pause? Cinque, dieci minuti al massimo per un caffè. Di giorno riesci a stare attento, però di notte è proprio un problema. Diventi come una macchina, neanche pensi… non sei più un uomo". Quanti chilometri si possono reggere guidando ore e ore di seguito? Stefano ricostruisce uno dei suoi ultimi viaggi prima di licenziarsi. "Sono partito da Lainate, vicino a Milano. Sono andato a Livorno, poi da lì di nuovo in strada fino a Pesaro. Da Pesaro a Treviso. Da Treviso sono passato per l'Emilia e ho fatto rientro a Milano. Tutto in una stessa giornata, viaggiando anche di notte. Mi ricordo che alla fine erano 1.160 chilometri".
 

Le ultime statistiche disponibili dicono che nel 2008 sono stati 26.491 i camion coinvolti in 13.836 incidenti con 274 morti e 10.483 feriti. Sulle autostrade la percentuale di incidenti con mezzi pesanti è del 37%. Il tamponamento è l'impatto più frequente (60%). A causarlo sono prevalentemente il colpo di sonno, poi la distrazione, l'alta velocità, la distanza di sicurezza. "La categoria dei camionisti è fatta in gran parte di persone responsabili", dice Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l'Italia. "Certo che quando non rispettano le regole, magari facendo il trenino, allora lì i rischi sono alti".

Il "trenino" è un banale, pericolosissimo sistema di risparmio del gasolio. Uno in fila dietro l'altro per sfruttare la scia creata dal primo. Si corre di più e si consuma di meno. Ma se il primo sbaglia, o frena all'improvviso, o evita un ostacolo all'ultimo istante (per esempio un'auto in corsia d'emergenza), non è detto che anche gli altri ci riescano. "È tutto vero, però in queste condizioni anche pochi euro sul gasolio possono essere importanti", ammette Cosmin, altro autista romeno perennemente a rischio licenziamento. "La realtà è che siamo dei disperati e che se qualcuno non interverrà su chi decide le nostre vite, qui sarà sempre peggio". Ma se il mondo dell'autotrasporto è così frammentato e in piena deregulation, a quali misure dare la precedenza? E nei confronti di chi?

La responsabilità della committenza
Silvia Velo, vicepresidente Pd della commissione parlamentare Trasporti, è lapidaria: "Bisogna puntare sulla committenza. Finora ha sempre opposto resistenza, ma è ora di cambiare: chi manda in giro le merci deve essere davvero responsabile del comportamento di chi guida. Solo così si può evitare lo sfruttamento pericoloso dei camionisti. Le recenti normative non hanno rappresentato un passo in avanti". "Abbiamo già fatto moltissimo", si difende il sottosegretario Bartolomeo Giachino. "Oggi il camionista è obbligato a viaggiare con istruzioni scritte da parte dell'impresa che lo vincolano al rispetto della legge". Quello delle "istruzioni scritte al conducente" assomiglia però a un vecchio gioco delle parti. Un escamotage che non coinvolge più di tanto la committenza, in quanto il "non scritto" (arrivare il prima possibile, costi quel che costi) ha sempre un peso determinante nella condotta degli autisti. Perciò l'impressione è che le tensioni e le storture finiscano sempre per ripercuotersi sull'anello più debole della cosiddetta "filiera". E l'anello più debole è quello dei camionisti, costretti talvolta a pagare al datore di lavoro perfino la cuccetta in cabina: 30 euro al giorno per poter dormire nel camion.

"Ci vuole un fisico bestiale, per fare il camionista" ha scritto uno di loro sul retro del suo bestione rosso. Se poi a dettare le condizioni è qualcuno senza scrupoli, della bestia servono anche altre caratteristiche: incapacità di pensare ad alternative e una progressiva sottomissione al "padrone". Fino all'abbrutimento. Fino a perdere il senso della realtà. Fino, appunto a diventare uno schiavo al volante. Pericoloso per sé e per gli altri.
(15 ottobre 2010) 

 

Campagne sulla sicurezza

 Ciao a tutte/i
Da alcuni giorni sento gli spot di una campagna sulla sicurezza sul lavoro, promossa dal Ministero del Lavoro e in sostanza recita:” QUALSIASI LAVORO TU FACCIA HAI IL DIRITTO DI TORNARE A CASA!”; letta così sembra legittimo per tutti, ma la nostra categoria non può dirlo…
Condividere questa frase costa poco, metterla in pratica molto di più: costa guidare quando mi viene imposto, perché devo farlo dopo le 11 ore di pausa, nella legalità e magari non in sicurezza perché non avevo sonno, ho cominciato a dormire poche ore prima che fosse il tempo di ripartire e non posso “bruciarmi” le ore della mia giornata lavorativa, concordo che un’unità di misura andava trovata ma che mi debba fermare a un’ora da casa (che è già fuori dal 10% per cui è ritenuta grave infrazione) per mangiare, lavarmi e riposare, quando a casa mia è sempre tutto più semplice e rapido quindi più “riposante”, lo ritengo assurdo, dovrebbe esserci più “buon senso”, quello tanto decantato, tutte le volte che mi sono trovata a confrontarmi verbalmente, a tavolino e non per strada, da rappresentanti delle forze dell’ordine preposte a questi controlli.
Queste campagne pubblicitarie costano sempre cifre esorbitanti, non sarebbe bene investire in qualcosa di più “materiale”, come ad esempio materiale didattico, formativo, per i piccoli, che saranno i lavoratori di domani?
Troppo bella la faccia del bambino riccioluto che chiede al papà di mettere l’elmetto per essere sicuro che ritorni a casa dal lavoro, ma realizzazione e diffusione saranno costate cifre con tanti zeri e passano in secondo piano rispetto gli spot delle aziende private che sanno come catturare l’attenzione, sarei curiosa di sapere quanti euro ci è costata…
Stesso discorso vale per quelle campagne promosse dal Ministero dei Trasporti per la sicurezza stradale, alcune anche molto simpatiche, ma tutte dispendiose, anche qui migliaia di euro che potevano andare a rinforzare tanti guard-rail sui viadotti come quello dove è caduta Michela e che non le ha lasciato scampo, sostituito con uno identico, significa quindi che non è nelle direttive del Ministero proteggere gli UTENTI tutti, non solo i camionisti, da una caduta senza ritorno.
In diverse parti d’Italia, Comuni e Regioni hanno fatto istallare sagome raffiguranti le persone a ricordare a tutti i giovani che hanno perso la vita in quel punto, servono a non dimenticare e a ricordare prudenza, ma poi viene contestato il Comune che ha messo in una piazza di ritrovo il “rottame” di un auto perché deturpava il panorama ed era una visione troppo cruenta. Sicuramente è una visione cruenta, ma reale ed è con la realtà che si da un insegnamento.
Ritorno ai guard-rail perché ne ha scritto di recente un amico di questo blog, nel suo, in occasione del drammatico incidente avvenuto ad un collega che tamponato da un furgone ha saltato con la motrice dal viadotto e niente ha trattenuto la sua caduta, il guard-rail era quello che noi chiamiamo per le “biciclette”.
Queste strade d’Italia che definisco sempre malridotte, sono protette in modo adeguato secondo voi? Il Ministero dei Trasporti a quanto mi risulta è uno di quelli che usufruisce della consulenza del maggior numero di tecnici, indipendentemente dallo schieramento che governa, quale specialista serve a “segnalare” l’inadeguatezza di certe strutture di protezione? Quale deve essere il numero di vittime prima che tecnici e politici si pongano il problema?
 
Questa è la mia opinione personale, mi assumo la responsabilità di quanto scritto.
incidente_ciullo[1]
 
Nonostante tutto…BUONA STRADA!!!

 
 

Retromarcia…. sempre Pericolosa!!!

Ciao a tutte/i
quante volte facendo retromarcia stiamo in ansia più per le persone che vediamo comparire e scomparire negli specchi che per dove posizioniamo il camion? Le persone non si rendono conto che guardiamo lo specchio ed esso ha un campo visivo ristretto e noi due soli occhi che sono allineati e ci permettono di guardare una sola direzione per volta… che spostandosi in continuazione non li vedremo più… che non possiamo prevedere i loro spostamenti e nel peggiore dei casi, si può non rendersi conto di avere urtato e fatto cadere a terra una persona…
In questo modo papà hanno investito i propri figli… Figli hanno investito i genitori… questi i casi estremi in cui l'assurdità della notizia ne ha amplificato la diffusione… collaboratori, magazzinieri, autisti, o semplici passanti, vittime di un incidente, perchè tale manovra viene sottovalutata, sarà una mia teoria, un'impressione maturata negli anni, ma tante, troppe volte succedono incidenti gravi durante la manovra di retromarcia!

Tratto da : ARENA.IT

 Pedone travolto e schiacciato da un camion
ASFALTO INSANGUINATO. Terribile incidente in Borgo Roma sotto gli occhi di una testimone. Per estrarre il corpo sono dovuti intervenire i vigili del fuoco con una gru
Il mezzo era in retromarcia, l'uomo ha tentato di aggrapparsi ma è finito sotto le ruote. Inutile il tentativo di una donna di avvisare il conducente

29/09/2010

La gru dei pompieri è servita per liberare il corpo della vittima
 
Ha tentato disperatamente di agganciarsi all'asse dell'autocarro Iveco che lo stava travolgendo durante la retromarcia. Ma l'impronta delle mani su quel "paraurti" rimane l'ultimo segno della sua vita: in pochi attimi, è stato risucchiato sotto il camion ed è morto schiacciato dalle ruote.
FINE ATROCE. Una fine atroce quella capitata a un passante ancora non identificato ieri alle 8.20 in via Benedetti, la strada che unisce via san Giacomo con via Scuderlando in borgo Roma. L'arteria, in procinto di essere asfaltata dall'impresa proprietaria del mezzo, nel giro di pochi minuti si è riempita di sirene e lampeggianti dei mezzi dei vigili del fuoco, Verona emergenza e polizia locale. A pochi minuti dalla tragedia, sono arrivati anche i tecnici di Spisal e nucleo edilizia della polizia locale. Il camion della ditta Saf srl, Società allacciamenti fognaria di via Legnago a Verona, è stato posto sotto sequestro.
AUTISTA INDAGATO. I vigili urbani, coordinati dal comandante Luigi Altamura e dal vice Lorenzo Grella, hanno poi ascoltato i testimoni. Tra loro anche l'autista del camion, Stefano Rangheri, 39 anni, rimasto per più di un'ora sull'ambulanza di Verona emergenza mentre i sanitari tentavano di spegnere gli effetti del forte choc, causato dalla vista dei resti della vittima sotto il suo camion. Per sostenere l'autista, è arrivata la moglie e poco dopo un'altra parente. Rangheri viene descritto dai suoi colleghi come molto attento e scrupoloso. Ora, però, è indagato per omicidio colposo, fanno sapere dal comando di via Pallone. Gli ispettori del nucleo edilizia della polizia locale e i tecnici dello Spisal hanno svolto altri accertamenti anche sull'area di cantiere. È stato controllato se era stata installata tutta la segnaletica prevista dalla legge per avvertire la presenza di lavori in corso.
TESTIMONE. È stata sentita anche l'automobilista che ha assistito alla tragedia. È stata lei a tentare di fermare il camion in retromarcia suonando più volte il clacson mentre il corpo del passante, finiva schiacciato sotto le ruote. I disperati tentativi della donna, rimasta anche lei sotto choc per più di un'ora, però, non hanno fermato la manovra del camion se non a tragedia avvenuta.
I SOCCORSI. È stato necessario l'intervento della gru dei vigili del fuoco per estrarre il corpo, finito sotto le ruote del camion. Una volta sollevata la parte posteriore dell'autocarro dell'impresa in procinto di iniziare i lavori di asfaltatura della strada, ai soccorritori si è presentata una scena agghiacciante. L'incidente è accaduto all'altezza dei cassonetti per l'immondizia, sistemati sul marciapiedi dall'Amia. Una collocazione necessaria per far svolgere i lavori su via Benedetti, previsti per lunedì ma poi rinviati a ieri a causa della pioggia. Ma tant'è che la vittima molto probabilmente è scesa dal marciapiede troppo stretto in quel punto per essere poi travolto dal camion.
IDENTITÀ. Ora il nucleo dell'infortunistica stradale sta svolgendo gli accertamenti necessari per identificare il pedone, il cui volto è stato reso irriconoscibile dallo schiacciamento. Nelle sue tasche c'erano un mazzo di chiavi e un biglietto sul quale erano riportati due numeri di telefono, rivelatisi però inutili. Non c'era, invece, alcun documento d'identità. Si tratta di un uomo sui 60-70 anni dai capelli grigi, vestito con pantaloni jeans blu, giubbino jeans chiaro, camicia azzurra e maglione a righe scure. Chi avesse informazioni utili, può mettersi in contatto con la polizia municipale allo 045/8078462. 

 
 

Senza titolo 54


Ciao a tutte/i

sul Gazzettino.it c'è una rubrica che ogni giorno dedica spazio ad una denuncia, un giorno è stata pubblicata questa; sono episodi come questo che alimentano il fuoco dei pregiudizi nei nostri confronti; voglio pensare che il conducente non si sia realmente acoorto dell'accaduto…09062010663

 Un camion mi ha fatto finire fuori strada,
spero solo che il pirata non si sia accorto di nulla
 
 
Lunedì 26 luglio alle 17,30 mentre ero di ritorno da Trecenta (Rovigo) lungo la strada costeggiante il Canal Bianco all’altezza di Canda, ho avuto la fortuna di incrociare un camion che ha invaso la mia corsia obbligandomi ad una manovra improvvisa che mi ha fatto andare prima in testacoda, per poi sbandare, facendomi urtare nel guardrail che per mia fortuna ha retto l’urto e non mi ha lasciato cadere in canale.
 
Vorrei tanto ringraziare il gentile conducente del camion che non si è fermato a prestarmi soccorso e vorrei informarlo che la persona alla quale ha recato questo disagio, stava tornando dall’ospedale dove la mattina avevano operato d’urgenza il marito e che si stava recando dalla figlia di due anni a casa coi famigliari. Non sto a sottolineare i danni materiali avuti alla mia vettura e persona, ma per quanto riguarda quelli morali con tutto il male che gli voglio, non auguro che qualcosa di simile capiti a questa persona o ai suoi familiari.
 
Qualora avesse la degna decisione di farsi vivo, non sarà mio dispiacere fargli pervenire una foto della nostra famigliola da mettere nel comodino a fianco al letto cosicché possa essere l’ultima cosa che vede la sera (sempre che non sia un bicchiere di vino) o la prima che vede la mattina quando si accinge a mettersi in strada per lavoro.
 
Con questo non sono in malafede e voglio pensare che, mia sfortuna, ho trovato la solita persona che non si è accorta di niente.
 
Un ringraziamento di cuore faccio invece alla famiglia abitante in fronte al luogo del fatto, che si è adoperata immediatamente a darmi aiuto e mettere nelle condizioni la viabilità affinché la situazione non voltasse al peggio.
 
Fabiana Salvan, 29 anni il 28 luglio 2010
 
(3 agosto 2010
)
 
 

 

Dal gazzettino.it

Ciao a tutte/i
 

questa è una lettera pubblicata nella rubrica "la denuncia del giorno";   
 

episodi come questo contribuiscono ad alimentare il fuoco dei pregiudizi nei confronti dei camionisti; voglio credere che il conducente non si sia veramente accorto di quanto accaduto…

Un camion mi ha fatto finire fuori strada,
spero solo che il pirata non si sia accorto di nulla
 
                      
 
Lunedì 26 luglio alle 17,30 mentre ero di ritorno da Trecenta (Rovigo) lungo la strada costeggiante il Canal Bianco all’altezza di Canda, ho avuto la fortuna di incrociare un camion che ha invaso la mia corsia obbligandomi ad una manovra improvvisa che mi ha fatto andare prima in testacoda, per poi sbandare, facendomi urtare nel guardrail che per mia fortuna ha retto l’urto e non mi ha lasciato cadere in canale.
 
Vorrei tanto ringraziare il gentile conducente del camion che non si è fermato a prestarmi soccorso e vorrei informarlo che la persona alla quale ha recato questo disagio, stava tornando dall’ospedale dove la mattina avevano operato d’urgenza il marito e che si stava recando dalla figlia di due anni a casa coi famigliari. Non sto a sottolineare i danni materiali avuti alla mia vettura e persona, ma per quanto riguarda quelli morali con tutto il male che gli voglio, non auguro che qualcosa di simile capiti a questa persona o ai suoi familiari.
 
Qualora avesse la degna decisione di farsi vivo, non sarà mio dispiacere fargli pervenire una foto della nostra famigliola da mettere nel comodino a fianco al letto cosicché possa essere l’ultima cosa che vede la sera (sempre che non sia un bicchiere di vino) o la prima che vede la mattina quando si accinge a mettersi in strada per lavoro.
 
Con questo non sono in malafede e voglio pensare che, mia sfortuna, ho trovato la solita persona che non si è accorta di niente.
 
Un ringraziamento di cuore faccio invece alla famiglia abitante in fronte al luogo del fatto, che si è adoperata immediatamente a darmi aiuto e mettere nelle condizioni la viabilità affinché la situazione non voltasse al peggio.
 

Fabiana Salvan, 29 anni il 28 luglio 2010
 
(3 agosto 2010)
 

Romina dal sole della Romagna al SOLE 24 ORE

                                        ROMINA SULLA STRADA  

A ogni sosta la trafila è sempre la stessa: la coda dietro agli altri camion per entrare nella cava o nella fornace. Poi lo slalom in un paesaggio lunare tra gigantesche dune di feldspato, terra o argilla. Un pezzo di luna che diventerà piastrelle. Romina guida il rimorchio con una disinvoltura sconosciuta alle sue coetanee su Smart. Parcheggia, fa la trafila delle bolle, pesa il camion prima pieno e poi vuoto (o viceversa), scambia qualche battuta con i colleghi, che un po' ci provano e un po' non oserebbero mai, rimonta in cabina e riparte.mao_10_05_02_352-288
Nel corso di una giornata il suo itinerario cambia all'improvviso due o tre volte. «Adesso pensavo di fermarmi, invece no – dice, alternando indicazioni stradali e imprecazioni varie -. Devo andare a caricare terra e detriti e portarli in un'altra fornace, a San Pancrazio, vicino a Lugo». Poi, con il rimorchio vuoto, fa inversione e si avvia al porto di Ravenna, passa attraverso la città industriale, l'Enichem e i container impilati uno sull'altro, e carica altro feldspato.
Sono quindici anni che Romina gira per cave e cantieri. La conoscono tutti. «Mi sa che mi vogliono anche bene. Certo le prime volte facevano la faccia strana, mi trattavano un po' come una tipa diversa, una con chissà quali idee in testa. Qualcuno avrà anche pensato che fossi lesbica. Ma il giochino è durato poco, così dopo un po' si sono stufati e a me non hanno fatto più caso. Anzi, si sono affezionati».mao_10_05_11_352-288
Dev'essere vero, visto che il Cb, la radio con cui i camionisti comunicano tra loro, non tace un attimo: «Romina? Perché non mi hai salutato?», chiede piccato uno che l'ha appena incrociata. «Ciao Romina, sei sempre più bella», provoloneggia un altro. Anche Germano non smette di parlarle al Cb. È il suo migliore amico, un romagnolo verace di quelli che mettono allegria solo a sentirli. I due parlano di lavoro, di strade trafficate, di cave, ma anche dei fatti loro, del fidanzato di lei o della moglie e dei figli di lui. Germano le consiglia che percorso fare per trovare meno traffico, le dice dove si sono appostati i carabinieri. «Pensano tutti che stiamo insieme – spiega lei – invece siamo amici e basta». Quando i loro percorsi lo consentono, si danno appuntamento per il pranzo. Lui mangia come un camionista, appunto, lei no, «un'insalata e un caffè, ci tengo alla linea».
Un fidanzato vero, che non è Germano, Romina ce l'ha. «Guida il camion anche lui, ma non ci incrociamo mai, lui fa un altro giro, va verso Treviso. Io lo chiamo ancora il mio moroso, ma non so se ancora posso. Dice che ha bisogno di una pausa. Speriamo che torni. Secondo me lui è quello giusto». Anche se fosse, e se tornasse, non sarebbe per metter su famiglia. Romina non ha e non vuole figli. «Non c'è mai stata la situazione giusta. Prima ero troppo giovane, ora troppo vecchia. Il momento è scappato e io non ero lì».
Benché rare, le donne in camion non sono così poche. Le patenti C e D (quelle che abilitano alla guida di pullman e corriere) assegnate a donne sono circa il dieci per cento del totale e, di recente, la presenza femminile si sta affermando anche all'interno delle associazioni di categoria. Cinzia Franchini e Angiolina Mignoli, per esempio, ricoprono la carica di vicepresidente vicario della Cna-Fita, l'Unione nazionale imprese di trasporto. Alcune hanno anche creato un blog, La buona strada, con il quale si tengono in contatto fra loro. «Con Gisella, che si è inventata lo pseudonimo di Lady Truck, ci siamo anche messe a fare calendari per la ricerca sul cancro al seno. Fra un po' faremo le foto per il quarto anno consecutivo».
Sul primo camion della sua vita Romina ci è salita per caso. «Ho cominciato con il mio moroso, quello dell'epoca, che portava in giro il nerofumo, per fare i copertoni. Ogni tanto mi faceva provare a guidare, così per gioco. A me piaceva, a lui, che nel frattempo si era messo in proprio, servivano autisti. È stato tutto molto naturale: ci siamo detti "perché no?". Ho preso la patente C+E, la motrice e il rimorchio, e lui mi ha assunta. La storia d'amore è finita ma il lavoro è rimasto, e anche l'amicizia».
Prima di fare la camionista, o "camionara" come preferisce dire lei, Romina di lavori ne ha fatti altri, ma senza troppa convinzione. «Dopo la scuola ho cominciato a lavar le teste da una parrucchiera, poi ho cucito le borse. Ci sono stata sei anni, ma non faceva per me: in fabbrica devi star lì ferma, non puoi parlare e stai chiusa dentro tutto il giorno. Non sai nemmeno se fuori piove o c'è il sole. Meglio il camion».
A Romina piace il suo lavoro. «Certo un po' di stanchezza si sente. L'anno scorso sono stata operata per un'ernia cervicale, sono dovuta restare ferma otto mesi. E adesso vedo che mi stanco più facilmente di prima. Certe volte mi chiedo se potrò andare avanti ancora tanto a fare 'sto lavoro. Dovrei decidere cosa fare da grande. Ma mi sa che da grande – sorride – voglio continuare con il camion».

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-09-02/romina-strada-115519.shtml?uuid=AYelvyLC
 

Buona Strada a Massimo, IL MAGO!!!

 

L'eroe/Trevigiano scende dal camion e
si butta tra le fiamme per salvare l'autista

Inferno sulla A4, Massimo Capovilla è ricoverato al centro
grandi ustionati: cabina esplosa mentre soccorreva la vittima

Dal Gazzettino.it

TREVISO (6 agosto) – Era appena entrato in autostrada a San Donà e l’inferno è scoppiato proprio dietro di lui, lo ha visto nello specchietto retrovisore del suo camion. Massimo Capovilla, 38enne autotrasportatore trevigiano, non ci ha pensato un attimo. Ha fermato il suo mezzo, ha preso l’estintore in dotazione, ed è corso in soccorso dei colleghi bloccati fra le fiamme. Appena arrivato all’altezza del tir all’interno del quale c’era il camionista austriaco intrappolato (morirà proprio per le ustioni) il trevigiano è stato investito dall’esplosione della cabina di quel camion satura di gas. Ora è ricoverato al Centro grandi ustionati di Padova e il padre, da Crespano, prega e racconta di quel suo figlio eroe.

«No, non è per la gloria che voglio far conoscere a tutti cosa ha fatto mio figlio – esordisce Renato Capovilla che abita in via Altivole – ma perchè è giusto offrire esempi positivi alla gente». Lui, il figlio, lotta contro la morte: è già stato sottoposto a un delicato intervento ed ha ustioni sul 75 per cento del corpo, soprattutto agli arti. «È’ stato con il suo coraggio che ha cercato di strappare dalla morte il povero autista austriaco, poi deceduto in quell’inferno – continua il padre -, purtroppo, malgrado il suo coraggio e l’altruismo quell’uomo è morto».

L’intento di papà Capovilla è anche quello di dimostrare come «i camionisti, troppo spesso bistrattati, ogni giorno combattano una guerra invisibile per portare a casa la pelle. La gente li crede insensibili e a volte anche pericolosi per la viabilità, invece sono i primi ad aiutare il prossimo anche a costo della propria vita». Il 38enne trevigiano ora vive a Villaverla nel Vicentino e lavora per un’azienda di Bressanvido. A casa la moglie Jessica e i due figli sperano di rivederlo presto.

Ho scoperto questa notizia per caso,  cercavo le notizie riguardanti gli incidenti avvenuti e che hanno avuto come vittime i nostri colleghi in quei  due giorni… Passerà inosservata alle masse, ma io vorrei dargli il più risalto possibile….

Dopo alcuni giorni, Cinzia la sorella ha ringraziato tutti e informato che Massimo  IL; MAGO dovrà affrontare una degenza ma non è in pericolo di vita e potrà tornare ad abbracciare la moglie , i suoi figli e i genitori ;  per caso ho anche scoperto che dovrà pagare ticket , medicinali ed eventuali tutori necessari alle cure.
 
BUONA STRADA a Massimo anche da parte delle Lady Truck!!!

Entrano in vigore le modifiche al codice della strada.

Ciao a tutte/i
dopo mesi che se ne parla, media, camera e senato… un guazzabuglio inestricabile si è giunti a fine Lugflio a una conclusione e oggi parecchie di quelle modifiche entrano in vigore, sarà utile documentarsi… come si dice…
: La Legge non ammette Ignoranza!

http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/sezioni/sala_stampa/notizie/sicurezza_stradale/00903_2010_08_03_circolare_PS_su_nuove_norme_Codice_strada.html

http://www.poliziadistato.it/articolo/19670-Sicurezza_stradale_ecco_le_novita_del_codice

http://www.sicurauto.it/codice-della-strada.htm

non condivido alcuni punti in cui sembra davvero che chi guida debba mantenere lo Stato, sembrano più improntate sulla repressione che non sulla sicurezza, ma è solo la mia opinione personale.
Speriamo che servano a fre BUONA STRADA!!!

Dal web – 2

 Sequestrarono camionista, condannati due albanesi

01 luglio 201005032010310
 
Due albanesi accusati di sequestro di persona a scopo di estorsione sono stati processati con rito abbreviato e condannati, rispettivamente, a 7 anni e 4 mesi ed a 6 anni.
 
 L’accusa è quella di aver preteso 2.000 euro da un autotrasportatore che si era intrattenuto a Genova con una prostituta. Dopo averlo fatto salire in auto lo portarono a Milano dove vive la madre e lo trattennero per diverse ore in attesa che fosse loro consegnato il denaro.
 
Al processo svoltosi la pubblica accusa è stata sostenuta dal procuratore aggiunto Vincenzo Scolastico. Gli imputati sono Etmond Frangu, difeso dall’avv. Paolo Frank al quale è stata inflitta la pena più alta e Gritan Krosi (avv. Massimiliano Germinni), entrambi di 30 anni. I fatti risalgono all’ottobre 2009.

Tratto da Genovastampa

Una rontonda… per i camionisti!!!

Ciao a tutte/i

su questo blog si è scritto del Monumento al Camionista che i Belli & Budelli si stanno impegnando a realizzare, con determinazione hanno interpellato le istituzioni, gli enti e le associazioni; so che hanno ricevuto tante parole buone ma anche promesse a parole, un pò meno buone, perchè non spendibili… così va il mondo e il nostro ne è un grande specchio. Diverse volte si è parlato che dovrebbe finanziarlo chi ha tratto e trae profitto dal lavoro dei camionisti, malauguratamente anche le disgrazie dovrebbero essere addebitate a chi ha avuto interessi economici dal lavoro della categoria che versa tante vittime. Il Monumento al Camionista vuole essere un luogo dove poter piangere, ricordare o solo portare un fiore a chi ha perso la vita sulla strada, un luogo simbolo, per ricordarli tutti, indistintamente; e per noi Lady Truck, romantiche e sentimentali è il Monumento che ci rappresenta.monumento

Ci fa ugualmente piacere che nel 2006 il Comune di Bologna, una concessionaria di veicoli industriali e un'associazione di categoria, abbiano indetto un concorso per la realizzazione di una rotonda dedicata ai giganti della strada, riconoscendo l'importanza che ha avuto questo settore nello sviluppo economico della zona; Il concorso lo vinse una sassolese:

 

Modenese la vincitrice concorso rotatoria via E.Lepido di Bologna

Sono andati a Costanza Bruini, artista di Modena, i 13.000 euro messi in palio dal Comune di Bologna, nell’ambito del concorso d’arte pubblica ‘Circolare’, bandito per individuare l’opera da realizzare al centro della nuova rotonda di via Marco Emilio Lepido a Borgo Panigale.

Bruini, premiata questa mattina presso l’Urban Center di piazza Maggiore, ha sbaragliato la concorrenza di 13 gruppi (per un totale di 35 partecipanti) che hanno concorso alla gara, presentando i loro progetti.

L’idea della vincitrice è quella di realizzare una scultura dal titolo ‘Giganti della strada’ che raffigura un uomo in marcia con un camion in spalla. L’obiettivo del concorso, infatti, era proporre un’interpretazione dell’identità storica della rotatoria e, in particolare, del ruolo sociale e lavorativo degli autotrasportatori.

La realizzazione del gigante avverrà nell’arco di circa 4 mesi e sarà sostenuta anche da altri sponsor privati, visto che il suo costo sfora il budget messo a disposizione dal Comune. Tutti i 13 progetti presentati al concorso, invece, saranno esposti all’Urban Center per le prossime due settimane e non è escluso che possano essere utilizzate per arredare in futuro altre rotonde della città

Ora il progetto ha preso forma, dovrebbe arginare il degrado che c'è in quella zona, considerata "terra di nessuno" per troppo tempo, un compito troppo grande per una rotonda, ma in Emilia è normale circolare in cerchio attorno a enormi forme di formaggio parmigiano, grappoli d'uva, maialini, macchinari e costruzioni in piastrelle e una a ricordare il camionista non guasta.

 Inaugurato alla rotonda di Borgo Panigale il 'gigante della strada'
Mer 7 Lug – 19,30
Inaugurato alla rotonda di Borgo Panigale il 'gigante della strada'
Bologna, 7 luglio 2010 – E' stato inaugurato oggi il grande monumento in onore degli autotrasportatori. Si tratta di una mega installazione – rivestita di alluminio, alta nove metri, del peso di 8 tonnellate e mezzo – che rappresenta un uomo con sopra un vero 'bisonte della strada': un camion modello Daf con 20 anni di onorata carriera. L'opera svetta imponente alla rotonda di Borgo Panigale, sulla via Emilia.
 
Il taglio del nastro si è tenuto oggi in un punto simbolo dell'autotrasporto bolognese: è alla Pioppa infatti che si sono svolte fin dagli anni 70 le più importanti manifestazioni sindacali delle imprese dell'autotrasporto a Bologna. L'operazione 'Giganti della strada' è iniziata nel 2006. Il concorso d'arte pubblica è stato lanciato dal Comune di Bologna e, visto che riguardava "la rotonda degli autotrasportatori", dalla Cna Fita, l'associazione – sottolinea un comunica della Cna – più rappresentativa dell'autotrasporto bolognese.
 
L'opera vincente è nata da un'idea dell'artista modenese Andrea Capucci ed è stata sviluppata da un team composto da Agnese Gemma Barbieri (architetto), Costanza Bruini (architetto), Francesco Bursi (ingegnere), Antonio Ruggerini (ingegnere), Alessandro Zomparelli (designer informatico). La scultura è stata poi realizzata dalla ditta Pietro Ruggerini di Rubiera (Reggio Emilia), su progetto esecutivo di uno staff composto da Augusto Ruggerini, Luciano Manes, Vito Antonio Lazazzara.
 
La scultura è rivestita di 60 fogli di alluminio (ne sono stati utilizzati tre quintali), saldati e bullonati, su di una struttura portante principale. Considerando anche il camion posto sulle spalle del gigante, l'opera è alta complessivamente dieci metri. L'opera si è 'autofinanziata' grazie all' intervento di numerosi sponsor e al sostegno di tante imprese dell'autotrasporto e della logistica bolognese.

Non basterà una rotonda a ridarci la dignità e il rispetto della collettività, che aveva il camionista quando io ero bambina, ma è comunque un primo passo, forse un pò costoso, quello sì.
Non pensino gli amici B & B che questo monumento tolga importanza ai loro sforzi, anzi prova il fatto che la necessità di avere un luogo per ricordare il sacrificio del Camionista è sentita in diverse parti d'Italia e a loro è affidato il duro compito di realizzarlo.

BUONA STRADA a Tutti i Camionisti e le Camioniste!!!