Posts Tagged "lady truck"

Laura, Gloria e Giulia

Il 23 maggio 22 si è svolto il Transpotec a Milano e Golia ha dato voce alle nostre amiche Laura, Gloria e Giulia.

Ecco le interviste:

 

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da “Il Messaggero” la storia di Alessia Romeo

Alessia ferma il camion in una piazzola di sosta, a Zevio, 16 chilometri da Verona. “Ho una pausa di 45 minuti. Mi riposo in cabina con l’aria condizionata, fuori ci sono trenta gradi”.
Poi riparte, alla guida di un tir lungo 8 metri, che a pieno carico pesa 180 quintali. “Sono l’unica autista in azienda. Non sai quanti mi chiedono: perché fai questo lavoro? Perché mi piace, adoro guidare e viaggiare. Non vorrei fare altro. La mattina comincio con il sorriso e la sera stacco con il sorriso”.
Alessia Romeo, 33 anni, lavora per la ditta Carpella Battista Autotrasporti con sede a Capriano Del Colle, in provincia di Brescia. Una delle pochissime autiste di camion in Italia: sono appena il 2%, in calo rispetto al 2019, secondo i dati 2020 del Ministero del Lavoro. In pratica le donne al volante di mezzi pesanti sono circa 13mila contro 615mila uomini. E mentre scende il numero di quante sono in possesso della patente C, cresce quello delle imprese femminili nel settore del trasporto merci su strada: più 4,16% dal 2016 ad oggi.
Le è mai capitato di ricevere commenti sessisti?
“Ancora nessuno mi ha fatto battute fastidiose. È vero che vado in giro con i pantaloni da lavoro, le scarpe antinfortunistiche e una maglietta, d’inverno anche un giaccone, ma sono comunque una bella ragazza, non passo inosservata. Non so che cosa mi dicono alle spalle e non voglio nemmeno saperlo. All’estero è diverso, si vedono molte più autiste”.
Restano sorpresi i colleghi di altre ditte a vedere una donna che guida un camion?
“Capita che arrivo nel piazzale di un’azienda a fare una consegna e il mulettista che mi vede chiama gli altri. Vengono a guardarmi in gruppo, mi scattano anche le foto. Alcuni fanno i galletti, sa come sono gli uomini. Loro sono curiosi ma io un poco mi imbarazzo. Alla fine si ride. A volte il fatto di essere donna gioca a mio favore, mi vedono e dicono: facciamola scaricare subito”.
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Il nostro canale You Tube

 

Sapevate che abbiamo anche un canale You Tube? No, vero?

Non lo sapete perchè fino ad ora l’abbiamo utilizzato solo per creare play list di video di camioniste… la maggior parte di quelli di cui pubblichiamo i link qui nel blog.

https://www.youtube.com/channel/UCFeVNUERHwlwf7jLEt1azpQ

Ma ora abbiamo pensato di realizzare un video di presentazione del nostro gruppo: tante fotografie tratte dalla nostra mostra fotografica o dei nostri incontri on the road, con la nostra targa o il nostro libro tra le mani.., e alcuni pensieri estratti appunto dal nostro libro “Soprattutto camioniste”, frasi di colleghe che esprimono la passione che abbiamo per questo lavoro, e ancora… no, non vi dico più niente, ve lo metto qui sotto e vi invito a guardarlo e a lasciarci un saluto se vi fa piacere!

Buona strada e buona visione!

 

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La storia di María Belén Baldomir

Ciao a tutte

oggi facendo una ricerca su internet ho trovato questa intervista a una collega spagnola di nome María Belén Baldomir. Questa è la fonte dalla quale ho trovato l’articolo https://blog.wtransnet.com/it/donna-camionista-cliente-wtransnet/ e questo è l’articolo:

 

“Se sei una donna camionista devi fare tutto alla perfezione, altrimenti ti mandano a casa”

 

Ho conosciuto María Belén Baldomir per puro caso, dopo aver intercettato una sua domanda a proposito della Legge Macron nella nostra sezione dedicata alla casella postale giuridica. Qualcosa mi ha fatto pensare che Belén la sapesse lunga sul mondo dei camion, proprio per il modo in cui parlava. Non mi sbagliavo affatto: mi trovavo di fronte a una delle poche donne associate a Wtransnet che passano le loro giornate a bordo di una cabina. Forse non dovrebbe essere così strano conoscere una donna al volante di un camion, eppure non è così comune come potremmo pensare.

Originaria di Carballo (A Coruña), madre di due figli, María Belén vive la quotidianità del mondo del trasporto da più di 14 anni alla guida della sua impresa personale. La sua rotta abituale la porta da A Coruña al Belgio, sulla quale si mette in viaggio una volta alla settimana grazie ad un cliente fisso. Non sempre ha i ritorni coperti, per cui si è associata a Wtransnet nel 2005. È sicuramente una delle veterane.

Le giornate formative della Fondazione Wtransnet di recente ci hanno portato a Vigo: in questo modo abbiamo avuto l’occasione di conoscerla di persona. Vedendola in un contesto così diverso, mai avrei pensato che si trattasse di una “camionista”, come lei stessa ama definirsi. Dall’alto del suo metro e cinquanta è davvero difficile immaginarsela manovrando un camion. Essendo cosciente di questo suo limite, ci ha raccontato che ai tempi dell’autoscuola strappava un sorriso ai colleghi durante le guide di prova, perché si doveva mettere in piedi per poter effettuare la classica manovra d’esame a “L”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da quando ci siamo salutati muoio dalla voglia di sapere come mai sia diventata una camionista. Mi risponde: “È la classica storia”. La prima cosa che mi viene in mente è che sicuramente si tratta di un’azienda di famiglia, con la tradizione di tramandare l’impresa di padre in figlio. Nulla di più lontano dalla realtà: “Sono entrata in questo mondo con il mio ex marito. Io facevo la sarta, mio marito il saldatore ma da sempre aveva una grande passione per i camion. Ottenne la licenza di guida e poco dopo la ottenni anche io. Comprammo un trattore di seconda mano per lavorare come trazionista. Quando ci separammo, dato che sia l’impresa che il camion erano a mio nome, decisi di restare nel settore”.

Non furono tempi facili, dato che si ritrovò da sola a dover affrontare tutti i pagamenti arretrati del camion. “Ho dovuto lottare molto duramente per poter tirare avanti, nessuno si immagina quanto io abbia lottato e quanto ancora debba farlo”. Con un sorriso aggiunge che si era già abituata a darsi da fare prima che lui entrasse nella sua vita, per cui entrare in cabina non le è sembrato poi così complicato. Le ragazze galiziane sono fatte così.

Non è abituata a mettersi in viaggio da sola, María Belén, ma non perché non sia capace: la rotta che percorre abitualmente richiede due autisti aggiuntivi in cabina per poter guidare sottostando al regolamento e per poter tornare a casa in una settimana. Neppure mettere sotto contratto un autista è stato facile. Il fatto di essere “il capo”, essendo donna, non ha facilitato le cose: “A dire il vero ho dovuto fare molta fatica. Nonostante i 14 anni sulla strada alle mie spalle, [gli autisti] vogliono fare i capi e a volte mi viene da pensare che si siano invertiti i ruoli”. “A me vieni ad insegnare come si guida un camion? Direi proprio di no! Però per muoversi là fuori sì che ho bisogno di una mano”, e lo ripete sempre. Gli autisti non accettano che gli si dica che non abbiano fatto tutto nel modo corretto: “più di qualche volta ho dovuto ricordargli che sono io quella che li paga”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci spiega anche che non è stato facile mettere sotto contratto un autista perché, essendo lei una donna e dovendo passare molte ore in cabina, alcuni preferivano non lavorare per lei in quanto già sposati o fidanzati. Nonostante ciò, ci racconta di non aver mai sofferto di discriminazione e che preferisce lavorare con gli uomini perché “sono migliori come colleghi. Riconosce però che, da donna, debba dimostrare molto di più: “devi fare tutto in un modo perfetto, altrimenti finisce che ti mandano rapidamente a casa”.

Pur non conoscendo le lingue, cerca di cavarsela. Dice che con lo spagnolo e con i gesti potrebbe arrivare in capo al mondo. Un giorno un suo cliente le suggerì di studiare l’olandese, così si mise in contatto con una professoressa: gli orari, tuttavia, le impedivano di seguire le lezioni con regolarità e finì per comprarsi un corso di lingua in cassetta che ascoltava in cabina durante i suoi viaggi. Gettò la spugna.

Il suo splendido sorriso si oscura solo per un istante parlando delle ore che trascorre sulla strada. “La solitudine, la mancanza di una routine, il fatto di non tornare a casa tutte le notti, l’idea di partire una domenica e rientrare se tutto va bene di giovedì. Non è facile, non è vita questa. Ti deve piacere, altrimenti non riusciresti a resistere”.

Nonostante questo, le piacerebbe che uno dei suoi due figli potesse proseguire la storia della sua impresa. Il più grande, di 26 anni, iniziò a prendere la patente e ottenne l’abilitazione, ma a 22 anni lasciò perdere e aprì una sua impresa. La figlia minore, di 21 anni, sembrava interessata da piccola quando andava con il padre in cabina. Ben presto però, dovendo prendere la patente, perse interesse e preferì seguire per la sua strada. I suoi figli, nonostante tutto, la appoggiano molto e sanno benissimo che tutto quello che fa la loro madre non è affatto facile. La vita riserva molte sorprese e magari un giorno i figli di María Belén cambieranno idea.

Per adesso lei prosegue a bordo della cabina, senza che nessuno le tolga l’entusiasmo con il quale ha iniziato. È tempo dei saluti. Ringraziamo María Belén per la sua testimonianza.

 

 

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Incontrarsi al Transpotec!

Oggi siamo andati in Fiera a Milano  al Transpotec, abbiamo girato nei padiglioni degli stand e tra i camion del raduno Truck look nel piazzale esterno… c’era da perdersi a guardarli!

E girando e rigirando abbiamo incontrato amici e colleghi, ci siamo fermati a fare quattro chiacchiere e ho scattato decine di fotografie… ai camion! La passione è passione!

Ho incontrato anche alcune  ragazze del gruppo, ho salutato Elda – con cui purtroppo non ho fatto foto – allo stand della Volvo, e Laura. Con lei poi ci siamo ritrovate e …fatte fotografare!

C’erano anche Gloria e Giulia:

Ed eccoci tutte insieme sorridenti! Gloria la conoscevo già, suo papà veniva ai raduni del Coast quando lei non era ancora nata! Giulia era la prima volta che la vedevo di persona, ma mi ricordavo di lei per un video sulla transumanza. Siamo rimaste un pò a parlare del nostro lavoro, visto con occhi femminili, dei problemi che dobbiamo affrontare in più degli uomini, perchè vale sempre la regola che se vuoi fare questo lavoro da donna devi farlo meglio… altrimenti torna a fare la casalinga ! E poi il problema dei servizi  (docce soprattutto), che forse perchè siamo ancora troppo poche, difficilmente almeno in Italia, si trovano dedicati solo alle donne. E di qui tante volte l’arte di arrangiarsi come si può. E’ bello vedere colleghe giovani e piene di entusiasmo, cosa sempre più rara nelle nuove generazioni. Ma a differenza dei “maschietti”, le donne che scelgono di fare questo mestiere è perchè lo desiderano veramente, perchè è un sogno da realizzare, nonostante tutti i problemi che ci sono e con la consapevolezza che non è per niente facile, sia dal punto di vista fisico che emotivo. Ci sarà sempre qualcuno pronto a criticarti, ma va tenunto in conto e bisogna imparare a fregarsene! Buona strada ragazze!!!

E adesso ancora qualche foto dei camion presenti al raduno, giusto un piccolo assaggio:

 

 

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Incontri on the road: Lissy ed Elda!

che belle le coincidenze! soprattutto quando ti fermi per il caffè in autogrill e becchi una collega che non vedevi da tempo! è Lissy, nota ai più per la sua partecipazione alla serie di successo tedesca Truck Babe! in realtà Lissy è alto atesina Doc, e ci conosciamo da diversi anni quando ancora trasportava il bestiame! per chi come me fa linea prima o poi ha la fortuna di conoscere le colleghe del posto e con lei è sempre un grande piacere! mi ha fatto sorridere quel che ha detto la persona che ci ha fatto la foto…  che siamo le veline della Brennero!  preso il caffè e fatto due chiacchiere facciamo strada insieme, poi lei esce ad Affi direzione 02 e ci salutiamo con la promessa di trovaci ancora!

e che dire un’altra bella coincidenza! questa volta ero nel vicentino e non ci si può non notare il camion di Elda, il Volvo bianco con le nostre targhe rosa e blu in bella vista! questa volta la dritta me la da Luca che mi precedeva, e poi il bello di trovarsi nel posto giusto all’orario giusto! ci facciamo delle belle chiacchiere, il caffè e la foto di rito, che non poteva mancare nel nostro album degli incontri on the road! il tempo di finire la pausa per Elda e ci salutiamo in fretta anche se ci sarebbe piaciuto rimanere ancora un pò a raccontarci le ultime news ma quando il dovere chiama..! sicuramente ci beccheremo con più tranquillità, magari a un raduno come ai vecchi tempi!

 

Buona strada a Lissy ed Elda! 

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Due cuori e un camion, o due…

 

La storia di una coppia di camionisti, dalle pagine di Camionefurgonimagazine, “Lola” e “Jesus”  raccontano a Gabriele Bolognini come si sono conosciuti, il loro mestiere, le loro passioni, i sogni per il futuro…

Buona strada a tutti e due!!!

Questo è il link dell’articolo:

http://www.camionefurgonimag.com/lola-e-jesus-due-cuori-e-un-camion-o-due/

Inizia cosi:

“Lola” e “Jesus” due cuori e un camion, o due

28 marzo 2022
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Entrambi camionisti, entrambi appassionati di fuoristrada, di metal rock alternative e progressive… gli ingredienti ci sono tutti per una buona carbonara…

LEI

Nome: Marta

Cognome: Bertazzo

Età: 39

Città di nascita: Padova

Anzianità di servizio: 13 mesi

Settore di attività:

Trasporto Alimenti Freschi

Nickname: Lola

Dove vivete?

In campagna, in una frazione dimenticata dall’Universo, nel cuore del Polesine.

LUI

Nome: Marco

 

Cognome: Sacchetto

Età: 31

Città di nascita: Noventa Vicentina

Anzianità di servizio: 10 anni

Settore di attività:

Trasporto prodotti petroliferi

Nickname: Jesus

Dove vivete?

Pezzoli, frazione di Ceregnano in provincia di Rovigo.

Perché Lola?
È un soprannome che mi hanno dato gli amici, mi piaceva come suonava pronunciato da loro, era dolce e l’ho mantenuto. È il titolo di un brano della band danese Volbeat che racconta di una pole dancer… beh anche questo riferimento non è stato un caso! 
Perché Jesus?
Perché se mi sciolgo i capelli, con la barba assomiglio

a Gesù Cristo, soprannome che risale a un po’ di anni fa.

Me lo diedero degli amici ma prima ancora, un carrellista

di una cartiera che rideva ogni volta che mi vedeva mi

svelò che il motivo era il medesimo! 

 

Il primo incontro?
Ad un concerto live di una band amatoriale. Entrambe avevamo le nostre vite sentimentali quindi si è trattato soltanto di un saluto, qualche battuta, niente di che. A pensarci bene mi ero interessata più al suo fuoristrada V8 che a lui.

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Il primo incontro fu durante una serata in un music-pub. Io e alcuni miei amici per hobby avevamo l’attrezzatura per far service audio (dato che anche noi eravamo musicisti) e mentre stavamo montando il tutto lei comparve a sostegno della band ma fino a quel momento non ero a conoscenza della sua esistenza. 

 

 
La scintilla?
Diciamo che più che una scintilla immediata si è trattato di un fuoco partito con il metodo dell’archetto!

Siamo diventati amici perché mi aveva incuriosito il suo essere attratto dallo spirito di avventura.

Era l’unica persona che conoscessi ad avere un fuoristrada anziché un’auto nuova sportiva e l’unica ad avere una tenda da tetto invece di un camper lussuoso.

Passavamo il tempo scrivendoci, tra risate e raduni di fuoristrada americani.

Lui si è innamorato prima di me, anche se non lo ammetterà mai!

Io volevo solo una storia estiva ma qualcosa è andato meravigliosamente storto.

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Sempre quella sera! Ah ah ah, scherzo…

Abbiamo avuto modo di conoscerci nel tempo. In seguito a vari fattori avevamo stretto una buona amicizia, poi, prima per me, e poi per lei le cose son chiaramente cambiate. In seguito, ci siamo avvicinati sempre di più.

 

Camionista per passione?
Prima di fare questo mestiere ho lavorato nel settore del web digitale insieme ad altri due amici soci per quasi quindici anni. Ma ad un certo punto quel lavoro non mi dava più soddisfazione. Non riuscivo più ad esprimere la mia creatività. Stava diventando una routine. Così ho deciso di mollare. Proprio in quel periodo stava nascendo in me una gran passione per le auto fuoristrada. Così ne comprai una ed iniziai a partecipare ai raduni. Mi affascinava la sfida di percorrere strade impossibili immersi nel fango. Diciamo che l’appetito vien mangiando… volevo spingermi oltre. I camion sarebbero stati la mia prossima meta. Nel mese di febbraio 2020 mi sono iscritta all’autoscuola e, tra una pandemia e l’altra sono riuscita a prendere tutte le patenti compreso il CQC.  A quel punto dovevo cercare lavoro. Andai a trovare mio cugino che lavora presso la Trans Lusia, un importante consorzio veneto di autotrasportatori. Mi fecero fare una prova e il 20 Febbraio 2021 mi presero. Dopo un mese e mezzo di affiancamento sono stata catapultata direttamente sul bilico. Oggi mi sembra incredibile di trovarmi qui a raccontare questa storia e, soprattutto, di fare questo lavoro che amo, con tutti i suoi pro e i suoi contro.


Certamente questo è un mestiere che si fa per passione. O ce l’hai, o è meglio che lasci perdere. Io iniziai a lavorare appena prese le patenti nel 2012 come autista dipendente. Nel corso del tempo son passato dal centinato alla cisterna. Oggi guido per un’azienda a conduzione familiare che fa trasporti e commercio di prodotti petroliferi. Sono alle loro dipendenze da più di quattro anni e mezzo e direi di aver trovato il giusto luogo con il giusto equilibrio.

(…) Il resto della storia (con tutte le foto)  lo trovate sulla pagina di camionefurgoni mag:

http://www.camionefurgonimag.com/lola-e-jesus-due-cuori-e-un-camion-o-due/

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La storia di Beatrice, una giovane collega !

 

Vi ricordate di Beatrice?  Qualche settimana fa le ho consegnato il nostro libro, ora la sua bella storia la potete leggere sulla  pagina di “Uomini e trasporti”  a firma di Elisa Bianchi.

Una ragazza giovane ed entusiasta di aver intrapreso questa professione, a cui auguriamo tanta buona strada per il futuro!!! Vai Beatrice!!!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/beatrice-donghi-dal-cantiere-al-camion-inseguendo-il-sogno-dellautotrasporto/

E questa è la prima parte della sua storia:

Beatrice Donghi, dal cantiere al camion inseguendo il sogno dell’autotrasporto

Classe 1995, varesotta, diplomata in lingue, inizia a lavorare nell’azienda di famiglia che si occupa di edilizia. Poi, da qualche piccola consegna con il furgoncino a conseguire le patenti C, E e Cqc, salire su un bilico e non scendere più, il passo è stato breve

Si chiama Beatrice Donghi, classe 1995 e originaria della provincia di Varese. Colpisce la sua storia perchè Beatrice non è “figlia d’arte”, ma ha un curriculum professionale che lascia innegabilmente di stucco chiunque. Diplomata in lingue, inizia a lavorare da subito nella ditta edile di famiglia. «Dato il mio titolo di studio mi sarei dovuta occupare della parte di ufficio, ma un giorno mi è stata chiesta una mano con il furgoncino della ditta e da quel giorno io l’ufficio non l’ho più visto». All’epoca, però, Beatrice non dava una mano solo alla guida del furgoncino. «Facevo di tutto all’occorrenza, anche la manovale quando c’era da aiutare in cantiere. Preparavo la malta, guidavo gli scavatori e i muletti telescopici. Sono cresciuta tra i cantieri e trovarmi lì a lavorare è stata una conseguenza naturale. Per me era come lavorare con tanti zii, perché i dipendenti mi hanno vista crescere e anche per loro la mia presenza lì era del tutto normale». La strada di Beatrice, però, stava per cambiare e questa volta non per naturale evoluzione delle cose, ma per una passione nascosta in lei da sempre.

Come è andata?

Dopo aver preso la patente C e il CQC per tre anni ho guidato un camion con cassone ribaltabile e gru, ma lavorare in famiglia non è sempre facile, iniziava a pesarmi il fatto che non ci fosse una separazione tra vita famigliare e vita lavorativa e soprattutto più guardavo i camion, più mi brillavano gli occhi e mi convincevo che fosse quella la mia strada. Così ho preso il coraggio con due mani e comunicata alla famiglia la mia decisione – accolta favorevolmente e sostenuta – ho cercato lavoro come autotrasportatrice. Ho mandato una trentina di curricula in una sola notte e la mattina successiva sono stata ricontattata da un’azienda della zona, che è quella per cui oggi lavoro. Per i primi tre mesi ho lavorato nell’ambito dei traslochi e nel mentre studiavo per prendere la patente E, ma dal giorno successivo al conseguimento il mio sogno si è realizzato. Sono salita sul bilico e oggi non ho intenzione di lasciarlo.

Che cosa trasporti?

Di tutto: bobine di carta, tubi di plastica, alimentare non da frigo, polimeri di plastica. Una cosa però è rimasta in comune con il mio precedente lavoro: capita ogni tanto di trasportare ancora cemento.

Che viaggi fai?

Lavoro prevalentemente nel Nord e nel Centro Italia e spesso capita di passare fuori le notti con il camion.

E come ti trovi?

Lavoro da poco in questo settore, ma mi sono resa conto da subito che la situazione per quanto riguarda i servizi non è delle migliori. Quando mi capita di trovare aree di sosta con servizi dedicati alle donne rimango davvero sorpresa, eppure mi è capitato. Una volta in zona Bergamo e un’altra in zona Brescello. Forse è un buon segnale.


 

(…) Il continuo della sua storia sulla pagina ufficiale di Uomini e trasporti

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Il libro e voi…

 

                                ” Perché quello che conta

                                   non sono le dimensioni del mezzo,

                                   non sono i chilometri percorsi,

                                   non sono gli anni al volante,

                                   quello che conta

                                   è avere un camion nel cuore.”

 

 

 

Questa è la dedica che apre il nostro libro “Soprattutto camioniste”,  ed è anche il filo conduttore delle 52 storie che lo compongono… storie di donne e di una grande passione…

 Se qualcuno fosse interessato ad acquistarlo vi ricordo che basta scrivere una mail al nostro indirizzo

[email protected]  e vi daremo tutte le info.

 

E adesso le fotografie di altre due protagoniste con il libro tra le mani, grazie di avere partecipato!

 

Lady truck Lara

 

Lady truck Marcella

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Un pomeriggio con…

Un pomeriggio passato  in compagnia  di carissimi amici, per consegnare il libro a Marcy, una delle lady truck protagoniste, e a Mario, per fare quattro chiacchiere e tante foto…

La passione dei camion ci ha fatto diventare amici tanti anni fa, e anche se non ci vediamo spesso ritrovarsi è sempre una festa!

E dopo le foto con noi, ecco qualche scatto con “loro”, i camion!

Un Peterbilt

Bibendum!

Un Fiat 690

Un Fiat 643

Il cruscotto impolverato di un Fiat 682

Grazie amici miei per avermi regalato un pomeriggio di gioia in questi giorni bui!

Buona strada sempre!!!

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