Posts Tagged "lady truck"

Arrivano!!!!

 

La distribuzione del nostro libro “Soprattutto camioniste” è cominciata: tanti pacchi sono  stati spediti e tanti sono già arrivati a destinazione!

Queste foto sono di alcune delle colleghe che hanno partecipato con la loro copia nuova nuova tra le mani!

E’ per noi una grande gioia essere riuscite a portare a termine questo progetto e un immenso grazie va a tutte le ragazze/colleghe che hanno collaborato raccontando le loro esperienze di vita, i loro sogni, le loro emozioni, i loro problemi, il loro mondo visto dalla cabina di un camion!

 

Grazie a tutte e buona strada sempre!

Se siete interessati a riceverne una copia scriveteci alla nostra e-mail [email protected]

e vi spiegheremo come fare!

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Aperte le candidature per il “Sabo Rosa ” 2022

 

Ciao ladies! Anche quest’anno riparte la “corsa” per conquistare il Sabo Rosa“!!!

Ormai tutte sappiamo di cosa si tratta, dell’Ammortizzatore Rosa offerto dalla Roberto Nuti Group a una donna attiva nel settore dell’autotrasporto, vi metto il link del sito con il post dedicato:

https://www.robertonutigroup.com/sabo-rosa-2022-candidature-aperte/

E questo è il testo:

Sabo Rosa 2022, le candidature sono aperte

È partita la tredicesima edizione del Sabo Rosa, il tradizionale riconoscimento che, in occasione della Festa della Donna, il nostro Gruppo conferisce a una lavoratrice del mondo dei trasporti. Per partecipare si può già inviare la propria candidatura (o suggerire il nome di un’altra persona) entro le ore 12.30 del 18 febbraio 2022 compilando in pochi minuti l’apposito form accessibile a questa pagina.

Alla “Camionista dell’Anno” verrà consegnato, nella giornata di martedì 8 marzo 2022, un pezzo unico dell’ammortizzatore Sabo tinto di rosa. La cerimonia si svolgerà nella nostra sede bolognese. A presiedere la giuria sarà Elisabetta Nuti, direttore finanziario del Gruppo.

Hanno diritto a ricevere il Sabo Rosa: autiste di camion, bus, autoscale; meccaniche, dirigenti di aziende di trasporto, dipendenti o lavoratrici autonome in ogni settore della filiera: dalla produzione alla ricambistica, passando per la logistica.

Il Sabo Rosa è stato istituito nel 2010 e, finora, è stato consegnato a un’autista dei Vigili del Fuoco, un’autista di pullman, alla titolare di un’officina meccanica e a otto camioniste: due bolognesi, una livornese, una modenese, una lombarda, una altoatesina e tre provenienti dal Veneto. Chi sarà la prossima a festeggiare l’Otto marzo con il prestigioso “pezzo unico” da autista dell’anno?

Vuoi candidarti o candidare qualcuno? Clicca qui

Manuela Brunner, vincitrice del Sabo Rosa 2021
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Perchè scrivere un libro?

 

 

Perché scrivere un libro sulle camioniste?

Perché volevamo creare una sorta di diario di bordo delle esperienze, delle emozioni, delle gioie e delle difficoltà che le donne che hanno deciso di fare questo mestiere hanno dovuto affrontare nel corso degli anni. Non è sempre facile diventare una “donna camionista”. Sono ancora tanti i pregiudizi e gli stereotipi legati a questo mestiere.

Nel 1998 una rivista femminile fece un sondaggio da cui risultò che il sogno delle italiane  era di fare la camionista. La qual cosa suscitò molto stupore nell’opinione pubblica.

Alcuni anni dopo, nel 2011, un’altra inchiesta mise in evidenza che sempre più donne svolgevano lavori considerati fino ad allora prettamente maschili: fabbre, camioniste, calzolaie, ecc.

A distanza di altri dieci anni, stando alle statistiche, il numero delle donne camioniste non è però aumentato di molto.

Siamo ferme al 2% del totale degli autisti. Non sappiamo quale sia la fonte esatta di questo dato, se fa riferimento alle patenti superiori attualmente in corso o ad altre cose.

La cifra sembra si aggiri sulle 2000 persone, e comunque il 2% vorrebbe dire che ogni cento camion che incrociamo, due dovrebbero essere guidati da donne. Provate a guardare nelle cabine se questo dato corrisponde alla realtà…

Il lavoro del camionista è da sempre considerato un lavoro da uomini, perché ci vuole la forza fisica – ora un po’ meno, almeno per guidare – perché è faticoso e impegnativo, comporta anche lunghe trasferte lontano da casa, notti passate in cabina, dover affrontare intemperie, neve, gelo, freddo d’inverno, ma anche il caldo estivo, le lunghe attese nei luoghi di carico/scarico e tutte le operazioni per effettuarli, come legare, aprire e chiudere centine piuttosto che attaccare tubi alle cisterne, ecc, ecc, e poi occuparsi della documentazione, sapersi destreggiare in ogni situazione.

Insomma, secondo gli uomini, queste non sono “cose” da donne…

E invece… invece nel corso degli anni ci sono state donne che hanno sognato di farlo questo mestiere e donne che ci sono riuscite, sono salite in cabina e ci sono rimaste, chi per brevi periodi, chi per tutta la loro vita lavorativa.

(….)

 

Questa è una delle prime pagine del libro…. poi continua con i 52 racconti scritti dalle ragazze del gruppo corredati da tante fotografie…

Se siete interessati/e a leggere le nostre storie scriveteci una mail all’indirizzo [email protected]t

e vi daremo tutte le informazioni necessarie!

Buona strada sempre!

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Il nostro libro!

 

 

Ce l’abbiamo fatta!

L’abbiamo stampato il “nostro” primo libro!

Le storie di 52 ragazze del gruppo,

per descrivere la vita delle camioniste italiane!

 

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Eccolo!

 

Finalmente è pronto!

Prossimamente vi dirò tutto!

Per ora l’anteprima della copertina!

Grazie di cuore a tutte le partecipanti!

Buona strada sempre!!!

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Essere una donna camionista negli USA

 

Due colleghe americane raccontano la loro esperienza da donne camioniste in questo video:

 

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Laura scrive: “Donne e camion”

 

Un altro simpatico articolo della nostra collega Laura Broglio, sempre dal sito TIMOCOM.it

Questa volta ci parla di donne e camion, ovvero di come le donne vengono percepite nel mondo dell’autotrasporto, da sempre un mondo maschile e anche abbastanza maschilista… argomento più volte trattato anche in queste pagine, ma questa volta visto con brio e un pizzico di ironia che non guasta di certo!

Buona lettura e complimenti a Laura!

Questo è il link:

https://www.timocom.it/blog/donne-e-camion?siamocarichi

Il pezzo inizia cosi:

Siamo Carichi : Donne e camion

Solo il 2% degli autisti professionisti sono donne. Come ci si sente a lavorare in un mondo ancora quasi esclusivamente maschile?

Come ci si sente ad essere una camionista donna in un mondo esclusivamente maschile

„Sono donna, mamma e camionista. Rigorosamente in quest’ordine”. Lei è Laura e si descrive così, se le chiedi di farlo.
A proposito di camion aggiunge: “compenso la mia piccola statura con i due metri di altezza del mio Volvo FM, perché nell’Fh non vedo fuori”.

Con il suo stile ironico e mai banale, nella serie “Siamo Carichi”, Laura ci racconta spaccati e momenti della sua vita di autista professionista.
In questo articolo, Laura ci parla proprio dell’essere donna in un mondo quasi esclusivamente ancora maschile, quello dell’autotrasporto.

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Il due per cento della totalità degli autisti è composto da donne. Un numero talmente piccolo da nascondersi tra la moltitudine di chi tutti i giorni si mette al volante.
Sarà per questo motivo che su di noi si raccontano tante storie narrate nel “foro boario” camionistico per eccellenza, punto strategico dove si decide il destino del popolo, al pari del Bar Sport per i pensionati: la saletta caffè.

Quando ci siamo noi camioniste al centro della scena, i toni raggiungono enfasi degne di Mastrota durante la pubblicità dell’Eminflex e godono di trame avvincenti come quella di “Un Posto al Sole”. Competono in attenzione solo le vicende dell’unica vera star, il The Rock dell’autotrasporto, l’unico maschio in grado di essere più irresistibile di una donna: il 190/48.

La fantasia si scatena e l’immaginazione cerca di darci un volto: per alcuni siamo tutte tedesche bionde alte un metro e ottanta, praticamente delle pinte di birra all’Oktober Fest. Per chi invece preferisce le more, siamo come Serena Grandi in “Teresa”; che se fosse per lo stacco di coscia e il decolleté, ci sarebbe anche andato bene, ma – diciamolo – l’atteggiamento procace e volitivo lo abbiamo abbandonato dopo aver affrontato il rito di iniziazione per tutti i viaggiatori che si rispettino: il caffè dell’autogrill.

Superato quello, sei arruolato.

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(…) continua nella pagina TIMOCOM.it

Buona strada sempre!

 

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Benvenuta Giulia!

 

Questa è la storia di un’altra Giulia, nuova collega di Follonica a bordo di un camion alla quale auguriamo tanta buona strada!

Questo è il link dell’articolo che racconta la sua storia:

https://www.ilgiunco.net/2021/08/06/il-lavoro-che-cambia-giulia-prima-donna-a-guidare-i-camion-della-cooperativa/

Inizia cosi:

FOLLONICA – È di oggi la notizia del conseguimento della patente C per Giulia Boschi, la giovane socia di 28 anni e dipendente della Cooperativa Melograno.

Attraverso il “Bando di sostegno al conseguimento patenti per aspiranti autisti per le cooperative del settore merci” emanato dalla Fondazione Noi – Legacoop Toscana, Giulia ha raggiunto un obiettivo importante per quanto riguarda l’inclusione lavorativa di genere. Giulia, infatti, è la prima donna all’interno della Cooperativa Melograno ad aver conseguito questo importante traguardo. Giulia è inoltre iscritta al corso Cqc (carta di qualificazione del conducente) e dovrà sostenere gli esami per il conseguimento della qualifica e partecipare ai relativi corsi di aggiornamento previsti per mantenere l’abilitazione. (…)

Il resto lo potete leggere nella pagina  de “IL GIUNCO.net” il quotidiano della Maremma.

 

 

 

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Laura e lo scarico del camion!

 

Torno a postarvi un racconto di Laura, sempre dal blog di TIMO.COM, questa volta ci parla dello scarico… o meglio dell’attesa allo scarico, chi non si è mai sentito dire:”  Aspetta fuori, ti chiamiamo noi?”

Per sdrammatizzare le lunghe attese cosa c’è di meglio di una buona lettura?

Questo è il link:

https://www.timocom.it/blog/lo-scarico-infernale-tragedia-autotrasportatore?siamocarichi

E questo è l’inizio del racconto, per completare la lettura dovrete andare sulla pagina ufficiale di TIMO.COM

 

Siamo Carichi : Lo scarico, ovvero l’infernale tragedia dell’autotrasportatore

Il momento dello scarico al magazzino è spesso una delle incombenze “meno appaganti” nella giornata di un autista.

La tragedia dell'autotrasportatore allo scarico

„Sono donna, mamma e camionista. Rigorosamente in quest’ordine”. Lei è Laura e si descrive così, se le chiedi di farlo.

Da perfetto sagittario, le piace godersi i piaceri della vita: il buon cibo, la compagnia delle persone che ama e il suo cane Ray. Adora viaggiare ed avere dei momenti tutti per lei: ecco allora che la cabina del suo camion diventa il suo rifugio perfetto, là dove ogni cosa è a sua dimensione.
E a proposito di cabina e camion aggiunge: “compenso la mia piccola statura con i due metri di altezza del mio Volvo FM, perché nell’Fh non vedo fuori”.

Con il suo stile ironico e mai banale, nella serie “Siamo Carichi”, Laura ci racconta spaccati e momenti della sua vita di autista professionista.
Oggi è la volta di un momento temutissimo per ogni autista: lo scarico al magazzino!

 

Immaginate di essere tranquilli sul vostro camion, tutto è andato liscio: siete partiti per tempo, la scaletta della giornata prevede un tragitto semplice, tappe conosciute e bene organizzate, il traffico scorre fluido senza farvi perdere troppo tempo.

Ho appena descritto il paradiso, vero?

Eppure, ad un certo punto, nel bel mezzo del cammin di vostra giornata, vi ritrovate in una selva oscura, che la diritta via era smarrita.

Spaesati, impauriti e in preda allo sconforto siete come Dante all’inizio della Divina Commedia.

Quella che viene considerata una delle più grandi opere di tutti i tempi, è un poema allegorico perché Dante, tutto quello che scrive, lo usa per dirci qualcos’altro. Milioni di critici, studiosi e ricercatori si sono arrovellati per cogliere i significati dietro ai suoi versi, quello che però non sono riusciti a capire è che il sommo poeta, probabilmente inconsciamente, era riuscito a descrivere in modo perfetto il mondo del camionismo! (Per dirla come un poeta un po’ meno raffinato, ma decisamente più diretto: Chef Rubio, che di camionismo ha fatto indigestione).

L’Infernale Tragedia dell’Autotrasportatore – questo il titolo della nostra opera – è divisa in tre parti chiamate cantiche: non tanto per similitudine con la Commedia, quanto più per assonanza con le cantilenanti “preghiere” delle anime perdute chiamati autisti.

Tre, infatti, sono gli steps che ognuno di noi deve compiere almeno una volta al giorno.

Inizia anche con la stessa identica immagine: il protagonista smarrito, perduto in un cupo bosco desolato con davanti a sé…. il nulla! Lui, solo, deve cercare di orientarsi in quello che non sa essere il regno dell’Ade: l’ATTESA ALLO SCARICO.

 

Inesorabile, inevitabile, infernale.

 

Ognuno di noi si addentra nei gironi dei luoghi di consegna attraversando i tre regni per raggiungere la salvezza eterna.

Solo che qui il Paradiso, a cui è meglio credere, non esiste.

(…) continua!!!

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Un altro racconto di Laura –

 

Un altro dei divertenti racconti di Laura, camionista scrittrice, dalle pagine di TimoCom.

Questa volta ci parla del camion, anzi di una cosa che nessun camionista vorrebbe mai accadesse: che gli tocchino il camion!

Per sorridere un pò, buona lettura e buona strada sempre, a Laura e a tutti/e voi blog-lettori!

Questo è il link:

https://www.timocom.it/blog/tre-cose-da-non-toccare-nella-cabina-del-camion?siamocarichi

E questo è l’inizio, il racconto completo sulla pagina ufficiale di TimoCom:

 

Siamo Carichi : Gli Intoccabili

Per ogni camionista, la cabina è come una casa. E, al suo interno, ci sono alcune cose che non vanno MAI toccate.

Tre cose che un camionista non vuole gli vengano toccate

„Sono donna, mamma e camionista. Rigorosamente in quest’ordine”. Lei è Laura e si descrive così, se le chiedi di farlo.

Da perfetto sagittario, le piace godersi i piaceri della vita: il buon cibo, la compagnia delle persone che ama e il suo cane Ray. Adora viaggiare ed avere dei momenti tutti per lei: ecco allora che la cabina del suo camion diventa il suo rifugio perfetto, là dove ogni cosa è a sua dimensione.
E a proposito di cabina e camion aggiunge: “compenso la mia piccola statura con i due metri di altezza del mio Volvo FM, perché nell’Fh non vedo fuori”.

Con il suo stile ironico e mai banale, nella serie “Siamo Carichi”, Laura ci racconta spaccati e momenti della sua vita di autista professionista.
E voi? Siete carichi? Allora allacciate le cinture e godetevi questo viaggio a ritmo di rock lungo le strade d’Italia.
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Non toccatemi il camion

Il motore subbuglia sotto il morbido e avvolgente sedile, il leggero tremolio della cabina è quel tipico rumore a cui ci si abitua, ma che fa notare la sua mancanza quando non c’è.
Tutto sembra calmo, normale, quasi asfissiante da quanto è uguale a ieri.
Ti aspetti questo quando prepari le tue cose per la partenza, esattamente come fai tutti i giorni, ma oggi non riesci a inserire la scheda comodamente sdraiato sullo schienale.

Oggi devi alzarti un po’.
Quello è un segno inequivocabile.

Le mani si accartocciano, le tempie si rigano di lucido sudore, gli occhi diventano prima vitrei, poi furibondi: qualcuno ha usato il tuo camion!

Quella verità, temuta come la multa e certa come le bollette, in un normale martedì, è deleteria per qualunque sistema nervoso di un qualunque autista. Come tutte le cose però, finché capita agli altri sembra un soggetto di fantasia come la serenità di Timon e Pumba mentre cantano Hakuna Matata. Oggi invece, è capitato a te.

Aguzzi la vista in cerca di tracce, dettagli che ti facciano capire chi possa aver commesso tale delitto. Ti aiuti con l’olfatto in cerca di quel profumo che ti riconduca senza dubbi al colpevole. Passi da preda a predatore affamato.

Perché se c’è una cosa, anzi tre, che noi camionisti non possiamo tollerare è:

che ci tocchino il camion,
che ci tocchino il camion,
che ci tocchino il nostro camion.

Lo sappiamo tutti, infatti, quali sono i tre intoccabili di ogni camionista che si rispetti:

Il sedile

Ore, giorni, anni alla ricerca della posizione perfetta. Uno studio meticoloso, fatto di esperimenti e raccolta dati. Insomma, le ricerche scientifiche ci fanno un baffo.
Tentativi e fallimenti, arrabbiature e piccole infinitesimali soddisfazioni nel trovare anche solo l’inclinazione della parte lombare, consapevoli che nei sedili odierni le posizioni sono: nei migliori dei casi almeno 666 (come il diavolo), nel peggiore il numero diventa periodico. Il che vuol dire che, periodicamente, il sostegno laterale-inferiore-sinistro-interno ci darà inspiegabilmente fastidio. È chiaro quindi, che una qualsiasi mutazione, che non sia genetica, non verrà perdonata. Il perdono non arriverà nemmeno dall’ernia cervicale che grazie alla posizione perfetta veniva coccolata dalla fascia di avvolgimento del trapezio. E siccome “oltre al danno la beffa”, questa potrebbe pure arrabbiarsi per la mancanza di affetto e tornare a far male.

Il sedile, quindi, non si deve toccare, mai. Per nessun motivo. Fidatevi, io lo so. Eccome. Non per le complicazioni nel trovare l’assetto perfetto, no; in questo sono una dei rari casi in cui ci si mette tanto quanto un pit stop.

Dovete sapere che io sono alta quanto un mozzo di una gomma /70 (barra settanta), quindi sarei anche facilitata per l’ardua impresa: sedile tutto basso e senza sospensioni, seduta completamente abbassatae soprattutto tutto avanti fino a fine corsa. Posizione mitologica, come l’isola che non c’è per Peter Pan.

So che il sedile è il primo degli intoccabili, perché sono la compagna di un camionista alto un metro e ottanta, che guida come se fosse in un’auto della Formula Uno e pretende che io gli sposti il camion senza toccare nulla: una pretesa allucinante come ordinare a noi italiani di rispettare la fila.

Praticamente guido in piedi per riuscire ad arrivare ai pedali, MA per non dissacrare il “sacro vincolo del Sedile dall’assetto perfetto”, che sappiamo benissimo essere più importante di un matrimonio, si fa anche questo.

 

(….) continua….

 

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