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Posts Tagged "lavoro"

Una collega dal Brasile!

 

In questi video la storia di Bharbara, una collega brasiliana!!

Buona strada sempre!!

 

 

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Una collega youtuber dagli USA!!!

Negli USA ci sono diverse “Lady Truck” che raccontano le loro esperienze on the road dai propri canali Youtube. Ce ne sono alcune che parlano tanto e se non si conosce bene la lingua è anche difficile seguire il filo dei loro discorsi, altre che fanno vedere strade, paesaggi, operazioni di carico e scarico…chi fa video di ricette sul camion e tante altre cose ancora!

Questa volta vi presento il canale di Sweet Brown Cosita, una giovane camionista:

https://www.youtube.com/channel/UC-WNwIqkUB2xHL0dx9ePyLg

e l’ultimo dei suoi video in cui ci mostra come slega un carico…

 

 

Buona visione e buona strada a Cosita!

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In giro per il mondo a caccia di colleghe!!!

In giro per il mondo ( quello del web) a caccia di colleghe!!!

Dove vai vai, le donne camioniste suscitano sempre stupore!!!

Cosi girrando per Youtube non è difficile imbattersi in video che raccontano storie di donne al volante di un mezzo pesante in ogni angolo del mondo!!

Buona visione!!

 

 

 


 

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La storia di Silvana, dal Cile!

Silvana Riquelme è una giovane mamma camionista cilena…

In questi due video racconta la sua storia, di come è arrivata a guidare i camion, cambiando completamente la sua vita!

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Una collega on the road!!!

E’ sempre bello vedere video dedicati alle colleghe camionare!!
Buona strada sempre Chiara!!!

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“The Crafty Trucker!”

Girando su Youtube si trovano tanti canali di colleghi di ogni parte del mondo, negli ultimi mesi mi sono messa a seguire questa coppia di simpatici truckers americani che guidano una motrice due assi con la cabina che è quasi più grande del cassone!!! Cosi ho scoperto una tipologia di trasporto che non sapevo esistesse, non almeno con mezzi del genere! Gli “expediters”, praticamente corrieri veloci che trasportano piccoli carichi urgenti su lunghe distanze. Ho scoperto anche altre coppie che fanno lo stesso tipo di trasporto… ma ne parlerò poi!
Questo post lo dedico a Heather e Jason e ai loro due chihuahas per la simpatia e la bellezza dei loro video, per l’energia positiva che sanno tramettere!! Per come amano il mestiere che fanno, perchè, come dicono loro “non è solo un lavoro, è uno stile di vita”!
Questo è il link del canale:
https://www.youtube.com/channel/UCair4hwUA4B0j_Lwn3hSjSw/featured
E questi un paio di loro video che mi son piaciuti (ma ce ne sono tantissimi, non li ho mica visti tutti ancora!)
Buona visione e buona strada a H & J, anzi “Peace – love – expediting” che è il loro saluto!
 
 

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Un’altra collega: Elisa!!!

 

Un’altra collega intervistata in occasione dell’8 marzo, Elisa Congiu!

Riporto un pò di link di articoli che le hanno dedicato:

http://media.mercedes-benz.it/mercedes-benz-trucks-italia-augura-un-buon-8-marzo-a-tutte-le-donne/

http://www.uominietrasporti.it/notizie_dettaglio.asp?id=6351

http://www.ilmondodeitrasporti.com/news/attualita/mercedes-benz-elisa-congiu-7242.html

http://vadoetornoweb.com/la-stella-augura-un-buon-8-marzo-tutte-le-donne-intervista-elisa-congiu-camionista-mercedes-benz/

E quello del video Rai News:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Vrooom-10-aprile-2017-8cfc8a49-ea1a-45f3-9a47-00d061b4dbc2.html

 

Buona strada sempre Elisa!!!

 

08 Marzo 2017

Intervista a Elisa Congiu, camionista Mercedes-Benz

Promuovere la diversity e valorizzare le figure professionali al femminile è parte integrante della cultura aziendale del gruppo Daimler sia a livello globale che in Italia. Le differenze di genere, età e cultura permettono di comprendere le esigenze dei nostri clienti diversificando l’offerta, rafforzando, inoltre, lo spirito innovativo del nostro marchio. Questo trend si riflette, oggi, anche nel settore dei Veicoli Industriali. Anche se sono ancora una minoranza, sono sempre più le donne che scelgono di passare le proprie giornate al volante di un camion e di farne la propria professione. Sul mezzo da lavoro come in ufficio ci vuole passione, determinazione e professionalità a prescindere dal sesso. Ci siamo chiesti che cosa significa in concreto per una donna fare la camionista e abbiamo voluto intervistare Elisa Congiu, mamma di due figli che fa questo mestiere da oltre 18 anni. Lavora presso la Panzeri Trucks Service S.R.L di Livorno e guida un Mercedes-Benz Actros 480.

Come mai hai deciso di fare la camionista?

Ho sempre avuto la passione per i motori, i camion e la guida sportiva. Da bambina seguivo la F1, il rally e lavoravo in officina da mio zio. A 23 anni mi sono trovata sola con 2 figli e dovevo provvedere a loro. Ho deciso di prendere le patenti perché era l’unico lavoro che mi potesse permettere di mantenere la mia famiglia con dignità.

Se dovessi descrivere la professione, quali sono i pro e i contro?

I pro sono l’indipendenza economica, poter viaggiare e conoscere persone e culture diverse. I contro, non hai una vita sociale continuativa, molta solitudine e sacrificio. Durante un periodo della mia carriera ho lavorato nel settore del trasporto blindato. Era tutto top secret. Con i vetri oscurati, si partiva da una base militare direttamente con la scorta al punto di arrivo. Non si poteva comunicare con nessuno.

Come hai fatto a conciliare l’essere mamma con una vita “on the road”?

I miei ingredienti sono: molta determinazione, voglia di farcela e tantissimo amore per i miei figli. Ho sempre avuto la certezza che volere è potere. Ho deciso di crescere i miei figli senza dipendere da nessuno e, allo stesso tempo, ho voluto intraprendere la carriera da camionista. Oggi, nonostante tanti sacrifici, guardo i miei figli ormai cresciuti e sono orgogliosa di dire di avercela fatta su entrambi i fronti.

Quali sono le norme relative al trasporto su strada? Ci sono delle ore, delle pause stabilite?

In Italia il Codice della Strada sancito con il Decreto Legislativo 30 aprile 1992, ne.285, con gli articoli 174, 179 e la legge 727/1978 disciplina in maniera esaustiva le norme che regolano l’attività dell’autotrasporto su strada. Nello specifico, l’articolo 174 regolamenta la durata della guida per i mezzi adibiti al trasporto di persone e cose, nell’art. 179 viene regolamentato l’uso del dispositivo cronotachigrafo sia esso analogico che digitale e la legge 727/1978 mette in evidenza e punisce le infrazioni commesse da un uso scorretto del dispositivo cronotachigrafo.

Ogni autista non deve superare giornalmente le 9 ore di guida, tuttavia, al massimo 2 volte nella stessa settimana questo periodo di guida può essere prolungato a 10 ore. Ogni 4 ore e 30 minuti di guida è obbligatorio eseguire una pausa di 45 minuti consecutivi. Questa pausa può essere anche frazionata in una prima di 15 minuti e una seconda di 30 minuti. Nell’arco di una settimana lavorativa non si possono superare le 56 ore di guida e nell’arco di 2 settimane le 90 ore. Alla fine della settimana di lavoro si deve fruire di un riposo di 45 ore.

Il veicolo diventa una seconda casa, cosa ti piace portare sempre con te nella tua cabina?

A parte i porta fortuna che miei figli mi hanno regalato negli anni, porto con me sempre 3 cose: la mia tazza preferita, un album da disegno e dei libri.

 

 

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Un altro articolo dedicato a Silvia!!!

 

Un altro articolo trovato in rete dedicato alla nostra giovane collega Silvia!!!

Questo è il link:

http://life.euromaster-pneumatici.it/culture/silvia-aste-camionista

E questo è il testo:

Silvia Aste Camionista

Ventisei tonnellate di passione
30 marzo 2017 Autore: Marilena Passera (Mete di Arioli) © Euromaster

A 22 anni Silvia Aste ha deciso di diventare camionista guidando un bestione lungo dieci metri che pesa ventisei tonnellate. All’alba è già in strada, con professionalità.

Il camionista è maschio rude e grintoso?

A mettere in soffitta questo stereotipo sono oltre tremila donne che in Italia guidano furgoni, autoarticolati e autotreni, il 5,6% del totale. Gentili e sorridenti hanno dimostrato che è possibile mettersi in strada e manovrare i giganti anche con le unghie curate. Le camioniste hanno carattere e testa, e affrontano con determinazione un lavoro fatto di corse contro il tempo, di albe e di tramonti sull’asfalto, di stress e contrattempi nel traffico, di giornate infinite lontano da casa. Hanno passione per il loro lavoro, guardano la strada dall’alto e guidano con sicurezza.

Ma se lo stereotipo del camionista maschio virile ci appare sempre più come una macchietta d’altri tempi, il preconcetto che relega la “donna al volante” nel ruolo di eterna insicura è ben più difficile da sradicare. I pregiudizi di genere sono sempre in agguato, i maschi continuano a guardare alle autiste con scetticismo ed è difficile per le donne farsi assumere dalle aziende di trasporto. Sulla strada, ogni giorno, le donne vivono le difficoltà di un mestiere che è considerato un’esclusiva maschile e i problemi spuntano dappertutto, ad esempio la mancanza di docce e bagni distinti per maschi e femmine nelle aree di sosta, che dire poi della sicurezza, come dormire tranquille in un’area di parcheggio in cui tutti gli altri camionisti sono maschi? Non è affatto facile.

A volte la passione delle donne per questo lavoro trova origine nei viaggi accanto al padre camionista. È il caso di Silvia Aste (Rovereto).

Il padre le ha trasmesso sin da bambina l’interesse per gli autotreni e dopo aver considerato per un momento l’ipotesi di fare la parrucchiera ha deciso di “mettersi in strada”. Per cominciare ha ottenuto alla prima prova tutte le patenti necessarie per guidare gli autoarticolati e poi ha iniziato a collaborare nell’azienda di autotrasporti del padre. Quasi ogni giorno Silvia vede l’alba sulle strade del Trentino alla guida di un camion lungo dieci metri che pesa ventisei tonnellate, non è facile gestire un automezzo così grande, serve professionalità. Le difficoltà arrivano anche dagli automobilisti che non si rendono conto di quanto spazio e tempo serva per le manovre di questi grandi mezzi. Anche le operazioni di carico e scarico merce sono impegnative e la sua giornata lavorativa si conclude a tarda sera. Fare questo lavoro comporta rinunce anche in termini di vita sociale, tuttavia la passione per il mestiere unita al senso di libertà che le dà la strada sono un “motore” di felicità e realizzazione. Essere camionista non significa rinunciare alla femminilità, e infatti Silvia non si sente affatto “un maschiaccio” come qualcuno pensa. Il camion è la sua casa viaggiante e come tutti i camionisti vi è affezionata e ama personalizzarlo, la sua motrice attira l’attenzione con i coprisedili zebrati, la decorazione floreale e le tendine con pizzo. Se l’essere donna desta qualche perplessità in chi la incontra sulla strada o nei magazzini di carico e scarico, in barba ai pregiudizi Silvia è determinata e sicura di sé, ha esperienza e talento professionale, e ogni tanto si prende qualche soddisfazione dimostrando agli scettici maschi che le donne alla guida sono brave davvero, anche quando manovrano un ‘bisonte’ della strada.

 

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Da You Tube: Bozena!!

 

Ci sono un pò di colleghe in giro per il mondo che amano condividere il proprio lavoro con i video su Youtube.

Questa volta vi segnalo il canale di Bozena Kusek https://www.youtube.com/user/afrykaamer

e vi linko il suo ultimo video, un’altra ragazza veramente in gamba!!!

Buona strada  e buon lavoro Bozena!!!

 

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Una collega betonierista!!

 

 

Un altro articolo trovato in rete in occasione della festa della donna.

Lei è Iolanda Martinelli e lavora con una betoniera!

Questo è il testo dell’articolo e naturalmente anche il link: http://www.ecodibergamo.it/stories/valle-cavallina/faccio-la-betonierista-unica-in-italiaiolanda-racconta-mi-fermarono-in-canti_1227954_11/

 

Giovedì 09 marzo 2017

«Sono betonierista, unica donna in Italia»
Iolanda racconta: mi fermarono in cantiere

 

Chi l’ha detto che una donna non può condurre una betoniera? Iolanda Martinelli, di Castelli Calepio, è l’unica betonierista donna in Italia.

Chi dice che le donne possono fare qualsiasi cosa non sbaglia. Per lo meno se dicendolo si riferisce a Iolanda Martinelli, 40 anni, di Castelli Calepio, che di professione fa la betonierista e che è l’unica donna in Italia a fare questo specifico lavoro.

«Ho iniziato a guidare i mezzi pesanti a vent’anni– racconta –. Una scelta dettata dalla volontà di poter esser più vicina a mia madre, di ripagarla di tutto quello che aveva fatto per me negli anni, di tutti gli sforzi e i sacrifici. Mi attirava, non lo nascondo, l’idea di avere una vita economica più tranquilla, non dover stare ogni fine mese a misurare i centesimi». Così è arrivata l’idea di dedicarsi al mondo dei trasporti. «Ho iniziato con la patente del pullman – continua -, inizialmente la mia intenzione era quella. Solo che poi non me la sono sentita di essere responsabile del trasporto di tutte quelle persone. Sì, anche guidando una betoniera si ha una grande responsabilità perché bisogna fare attenzione a quanto (e a chi) si ha intorno, ma non si ha la responsabilità di tante persone. Così ho iniziato a fare l’autotrasportatore».

Un cammino non semplice: «Sono stata assunta da una ditta che faceva trasporti con le celle frigorifere: stavo in giro dalla domenica al venerdì. La ditta poi ha chiuso e mi ha “ceduta” ha un’altra. Lì ho lavorato per qualche tempo in ufficio. Poi anche quella ditta ha chiuso e io sono passata al mondo dell’edilizia, a guidare le betoniere. In ufficio non ci tornerei mai e poi mai. Nessuno (a casa, o tra gli amici) ha mai cercato di scoraggiarmi in questo mio percorso professionale. Forse perché anche prima di salire sulle betoniere ero una donna a cui piaceva il mondo dei motori».

Anche se, in un mondo quasi prettamente maschile, qualche episodio difficile da digerire c’è stato. «Una volta soltanto – dice – un tizio ha cercato di buttarmi fuori da un cantiere. Farneticava cose sul fatto che le donne non dovrebbero stare in cantiere, ma a casa. Dopo averci discusso un po’ gli ho chiesto, visto che non voleva proprio lavorare con me, di scrivere almeno sul documento di trasporto il motivo per cui non mi lasciava scaricare. Allora ha chiamato la ditta dove avevo caricato, e loro gli hanno detto che aveva a che fare con un’autista con i fiocchi. Si è un po’ ammorbidito e mi ha lasciato scaricare: ha dovuto ricredersi sulle mie capacità. In quel cantiere poi ci sono tornata decine di altre volte e non ho più avuto problemi».

Una professionalità che è andata oltre il pregiudizio, anche se in Italia (per ora) Iolanda è l’unica betonierista donna. «Che io sappia c’è solo un’altra ragazza che fa questo lavoro, in Svizzera – conclude –. In realtà è una professione come tutte le altre e la mia vita è come quella di tutte le donne: torno a casa e devo fare i mestieri, esco con gli amici, porto in giro i miei cani. Solo che poi la mattina, invece di andare in ufficio e sedermi dietro a una scrivania, salgo sulla betoniera e vado in cantiere».

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