Posts Tagged "passione"

Ale, Laura e Bea!

 

Ho appena finito di vedere in diretta il video di Ale, Laura e Bea, voglio far loro i complimenti per la bella iniziativa dedicata ai giovani autisti e soprattutto per l’entusiasmo che hanno trasmesso in questa loro chiacchierata.

Loro sono il futuro dell’autotrasporto!

Buona strada sempre ragazzi!!!!

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Camionraduno a Bolzano!

ciao a tutte/i

domenica 5 giugno io e Luca abbiamo deciso di fare un salto al raduno di Bolzano! abbiamo sfidato il traffico del momento visto il periodo tosto di vacanzieri che vanno e vengono anche per la festività della Pentecoste! ma quando si vuole fare una cosa bisogna prendere e andare! quest’anno il raduno, sempre organizzato dal club South Tyrol Trucker, si è svolto alla Fiera dove all’interno c’erano camion appena sfornati o i vecchietti che sono sempre quelli che più mi affascinano. Non mancavano le bancarelle per l’acquisto dei gadgets del gruppo, il mitico Magik Targ per la tua tabella personalizzata e i vari espositori di ricambi e accessori del territorio. Al piazzale esterno c’erano i camion trentini e alto atesini quelli decorati e personalizzati, inconfondibili quando vieni su da queste parti… ed essendo che ci vengo tutti i giorni è stato anche facile incontrare amici e colleghi! infatti vedo spuntare Lissy che aveva portato il suo Scania bianco preparato a dovere, e prendiamo l’occasione di gustare una buona birra fresca Forst e il menu tipicamente alto atesino! finalmente rivedo anche Manuela, vincitrice del Sabo Rosa dello scorso anno, anche lei in compagnia del suo Scania rosso serie S. Altre quote rosa: Luisa, che anche se non guida, porta avanti con i figli la ditta di trasporti di famiglia con molto orgoglio, cosa che accomuna con Silvia,  figlia d’arte, presente con il suo Scania “Blue paradise”  prosegue l’attività grazie alla passione che gli ha trasmesso il papà Paolo mancato da poco. Purtroppo il tempo vola, sappiamo che ci aspetta un rientro difficile, ma la sera il lavoro ci aspetta e non potevamo rimanere oltre. Riusciamo comunque a passare qualche ora in buona compagnia e a vedere le premiazioni finali. Che dire… il raduno è stato ben organizzato, il periodo forse non era dei migliori, ma sicuramente non mancheremo di tornare anche l’anno prossimo!

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Un raduno per il fine settimana!

 

Appuntamento a Bolzano sabato e domenica  per il raduno del gruppo South Tyrol Trucker!

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La storia di Sara….

 

Un’altra collega di nome Sara! (Che sia un nome da camionista?)

Questa è la sua bella storia dalla pagina di Uomini e Trasporti, sempre a firma di Elisa Bianchi.

Buona strada sempre da tutte noi!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/sara-bizzaro-come-inseguire-il-proprio-sogno-ogni-giorno-dalla-cabina-di-un-camion/

Inizia cosi:

Sara Bizzaro, come inseguire il proprio sogno ogni giorno, dalla cabina di un camion

Anni trascorsi a nascondere la passione per l’autotrasporto per paura di non essere compresa dalla famiglia. Poi la svolta, Sara Bizzaro sale sul camion e non lo lascia più fino alla nascita della sua bambina, Amy. Apre una panetteria e mette da parte il suo sogno per qualche tempo, prima di rendersi conto che per lei la felicità è guardare il sole nascere e tramontare dalla cabina del suo camion

Tutti i bambini hanno dei sogni nel cassetto. Alcuni si realizzano, altri vengono dimenticati, altri semplicemente si trovano a dover fare i conti con la realtà. Altri ancora vengono nascosti per la paura del giudizio altrui, ma prima o poi quei sogni tornano a bussare e non si può più ignorarli. È proprio questa la storia di Sara Bizzaro, classe 1978, un tempo bambina che guardava di nascosto e con occhi sognanti i camion e oggi qualificata e apprezzata autista della Manfrinato Giusto SRL, azienda di Monselice, in provincia di Padova, che l’ha accolta nella sua flotta permettendole di portare avanti il suo sogno. Eppure, la strada per arrivarci non è stata affatto semplice.

Sara, come è nata la tua passione per questo mestiere?

Vengo da una famiglia nella quale non ci sono autisti, i miei genitori erano infermieri e anche mia sorella, di poco più piccola di me, ha seguito le loro orme e oggi lavora nell’ambiente ospedaliero. Eppure, fin da piccolissima, camion e trattori mi sono sempre piaciuti. Io e mia sorella giocavano spesso in terrazza e da lì vedevo arrivare i camion che andavano in una fabbrica vicino casa. La strada era stretta e rimanevo sempre affascinata dalle grandi manovre che facevano.

Quando hai capito che volevi fare anche tu quelle manovre?

In realtà, agli inizi di vergognavo a confessare questo sogno. Non lo dissi neanche ai miei genitori e lo accantonai. Presi il diploma alla scuola alberghiera e iniziai a lavorare nel settore della ristorazione, come pasticcera. Poi, a seguito di una tragedia familiare che mi aveva gettato in uno stato di profondo shock, un amico autista a cui avevo confessato la mia passione mi propose di fare con lui qualche giro in camion, per tirarmi su di morale. In quel momento mi sono resa conto che quella doveva essere la mia strada, non potevo più ignorarla. Eppure, il senso di vergogna ancora c’era. Nel 2005 presi le patenti di nascosto dalla mia famiglia, erano altri tempi e c’erano ancora forti pregiudizi, sia in casa che fuori. Annunciai la mia decisione solo a cose fatte. L’amico che mi aveva incoraggiato mi portò a parlare con il titolare dell’azienda per cui lavorava che mi propose di iniziare a lavorare come magazziniera e all’occorrenza come autista. È iniziata così la mia esperienza in questo settore.

Però volevi qualcosa di più…

Più facevo esperienza sul camion, più mi rendevo conto che volevo farlo a tempo pieno. Mi chiamò un’azienda che faceva lavori stradali e accettai, iniziando a portare con la motrice asfalto e materiale inerte. Negli anni ho cambiato più volte aziende, ho la fortuna di poter dire che i tasselli mancanti sono sempre arrivati al momento giusto. Per esempio, allora lavoravo poco in inverno, e così per un certo periodo ho iniziato a fare anche linea con il bilico, toccando con mano il vero lavoro dell’autista. Passavo le notti fuori e diciamocelo era dura, soprattutto perché in quel periodo non c’era ancora la regolarizzazione che c’è oggi, ma quello è stato il coronamento del mio sogno. La vita però non aveva smesso di mettermi di fronte a delle sorprese e così nove anni fa sono diventa mamma di Amy.

Come hai conciliato le due cose?

Prima di rimanere incinta avevo iniziato a lavorare come autista di pulmini per pazienti in dialisi. Il lavoro era calato e avevo accettato questa opportunità che, almeno i primi tempi, mi permise di conciliare la gravidanza con il mio lavoro da autista. La verità però è a che a un certo punto ho dovuto mettere da parte del tutto la mia passione e lasciare il volante. Per qualche anno, grazie anche al grande aiuto di mio papà con la bambina, ho gestito una mia panetteria, ma appena Amy è diventata più grande ho capito che non potevo più stare lontana dai camion, non mi sentivo realizzata. Così lo scorso anno ho fatto domanda come autista alla Manfrinato Giusto, mi hanno presa e sono tornata a essere felice.


 

(…) il resto dell’intervista sulla pagina di Uomini e trasporti.

Buona lettura!

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La storia di María Belén Baldomir

Ciao a tutte

oggi facendo una ricerca su internet ho trovato questa intervista a una collega spagnola di nome María Belén Baldomir. Questa è la fonte dalla quale ho trovato l’articolo https://blog.wtransnet.com/it/donna-camionista-cliente-wtransnet/ e questo è l’articolo:

 

“Se sei una donna camionista devi fare tutto alla perfezione, altrimenti ti mandano a casa”

 

Ho conosciuto María Belén Baldomir per puro caso, dopo aver intercettato una sua domanda a proposito della Legge Macron nella nostra sezione dedicata alla casella postale giuridica. Qualcosa mi ha fatto pensare che Belén la sapesse lunga sul mondo dei camion, proprio per il modo in cui parlava. Non mi sbagliavo affatto: mi trovavo di fronte a una delle poche donne associate a Wtransnet che passano le loro giornate a bordo di una cabina. Forse non dovrebbe essere così strano conoscere una donna al volante di un camion, eppure non è così comune come potremmo pensare.

Originaria di Carballo (A Coruña), madre di due figli, María Belén vive la quotidianità del mondo del trasporto da più di 14 anni alla guida della sua impresa personale. La sua rotta abituale la porta da A Coruña al Belgio, sulla quale si mette in viaggio una volta alla settimana grazie ad un cliente fisso. Non sempre ha i ritorni coperti, per cui si è associata a Wtransnet nel 2005. È sicuramente una delle veterane.

Le giornate formative della Fondazione Wtransnet di recente ci hanno portato a Vigo: in questo modo abbiamo avuto l’occasione di conoscerla di persona. Vedendola in un contesto così diverso, mai avrei pensato che si trattasse di una “camionista”, come lei stessa ama definirsi. Dall’alto del suo metro e cinquanta è davvero difficile immaginarsela manovrando un camion. Essendo cosciente di questo suo limite, ci ha raccontato che ai tempi dell’autoscuola strappava un sorriso ai colleghi durante le guide di prova, perché si doveva mettere in piedi per poter effettuare la classica manovra d’esame a “L”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da quando ci siamo salutati muoio dalla voglia di sapere come mai sia diventata una camionista. Mi risponde: “È la classica storia”. La prima cosa che mi viene in mente è che sicuramente si tratta di un’azienda di famiglia, con la tradizione di tramandare l’impresa di padre in figlio. Nulla di più lontano dalla realtà: “Sono entrata in questo mondo con il mio ex marito. Io facevo la sarta, mio marito il saldatore ma da sempre aveva una grande passione per i camion. Ottenne la licenza di guida e poco dopo la ottenni anche io. Comprammo un trattore di seconda mano per lavorare come trazionista. Quando ci separammo, dato che sia l’impresa che il camion erano a mio nome, decisi di restare nel settore”.

Non furono tempi facili, dato che si ritrovò da sola a dover affrontare tutti i pagamenti arretrati del camion. “Ho dovuto lottare molto duramente per poter tirare avanti, nessuno si immagina quanto io abbia lottato e quanto ancora debba farlo”. Con un sorriso aggiunge che si era già abituata a darsi da fare prima che lui entrasse nella sua vita, per cui entrare in cabina non le è sembrato poi così complicato. Le ragazze galiziane sono fatte così.

Non è abituata a mettersi in viaggio da sola, María Belén, ma non perché non sia capace: la rotta che percorre abitualmente richiede due autisti aggiuntivi in cabina per poter guidare sottostando al regolamento e per poter tornare a casa in una settimana. Neppure mettere sotto contratto un autista è stato facile. Il fatto di essere “il capo”, essendo donna, non ha facilitato le cose: “A dire il vero ho dovuto fare molta fatica. Nonostante i 14 anni sulla strada alle mie spalle, [gli autisti] vogliono fare i capi e a volte mi viene da pensare che si siano invertiti i ruoli”. “A me vieni ad insegnare come si guida un camion? Direi proprio di no! Però per muoversi là fuori sì che ho bisogno di una mano”, e lo ripete sempre. Gli autisti non accettano che gli si dica che non abbiano fatto tutto nel modo corretto: “più di qualche volta ho dovuto ricordargli che sono io quella che li paga”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ci spiega anche che non è stato facile mettere sotto contratto un autista perché, essendo lei una donna e dovendo passare molte ore in cabina, alcuni preferivano non lavorare per lei in quanto già sposati o fidanzati. Nonostante ciò, ci racconta di non aver mai sofferto di discriminazione e che preferisce lavorare con gli uomini perché “sono migliori come colleghi. Riconosce però che, da donna, debba dimostrare molto di più: “devi fare tutto in un modo perfetto, altrimenti finisce che ti mandano rapidamente a casa”.

Pur non conoscendo le lingue, cerca di cavarsela. Dice che con lo spagnolo e con i gesti potrebbe arrivare in capo al mondo. Un giorno un suo cliente le suggerì di studiare l’olandese, così si mise in contatto con una professoressa: gli orari, tuttavia, le impedivano di seguire le lezioni con regolarità e finì per comprarsi un corso di lingua in cassetta che ascoltava in cabina durante i suoi viaggi. Gettò la spugna.

Il suo splendido sorriso si oscura solo per un istante parlando delle ore che trascorre sulla strada. “La solitudine, la mancanza di una routine, il fatto di non tornare a casa tutte le notti, l’idea di partire una domenica e rientrare se tutto va bene di giovedì. Non è facile, non è vita questa. Ti deve piacere, altrimenti non riusciresti a resistere”.

Nonostante questo, le piacerebbe che uno dei suoi due figli potesse proseguire la storia della sua impresa. Il più grande, di 26 anni, iniziò a prendere la patente e ottenne l’abilitazione, ma a 22 anni lasciò perdere e aprì una sua impresa. La figlia minore, di 21 anni, sembrava interessata da piccola quando andava con il padre in cabina. Ben presto però, dovendo prendere la patente, perse interesse e preferì seguire per la sua strada. I suoi figli, nonostante tutto, la appoggiano molto e sanno benissimo che tutto quello che fa la loro madre non è affatto facile. La vita riserva molte sorprese e magari un giorno i figli di María Belén cambieranno idea.

Per adesso lei prosegue a bordo della cabina, senza che nessuno le tolga l’entusiasmo con il quale ha iniziato. È tempo dei saluti. Ringraziamo María Belén per la sua testimonianza.

 

 

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La storia di Sara

 

La storia della collega Sara in un articolo de “La Sentinella del canavese” di qualche giorno fa.

Questo è il link (l’articolo completo è però risevato agli abbonati) :

https://lasentinella.gelocal.it/ivrea/cronaca/2022/05/18/news/rivara-una-donna-alla-guida-di-un-tir-la-vita-al-volante-della-camionista-sara-1.41449377

Inizia cosi:

Rivara, una donna alla guida di un tir: la vita al volante della camionista Sara

Rivara. Una donna alla guida di un autoarticolato, e anche da molti anni: un lavoro che è fatto di passione e rappresenta una vera scelta di vita, fatta di nuovi orizzonti e di tanta libertà.

La pensa così Sara Nepote, 42 anni, dipendente della ditta di autotrasporti Berca, che ha sede a Rivara: «Guido una motrice da 100 quintali per la Berca da circa 18 anni e per il momento non ho nessuna intenzione di cambiare mestiere – racconta Nepote.


 

Buona strada Sara!!!

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Due cuori e un camion, o due…

 

La storia di una coppia di camionisti, dalle pagine di Camionefurgonimagazine, “Lola” e “Jesus”  raccontano a Gabriele Bolognini come si sono conosciuti, il loro mestiere, le loro passioni, i sogni per il futuro…

Buona strada a tutti e due!!!

Questo è il link dell’articolo:

http://www.camionefurgonimag.com/lola-e-jesus-due-cuori-e-un-camion-o-due/

Inizia cosi:

“Lola” e “Jesus” due cuori e un camion, o due

28 marzo 2022
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Entrambi camionisti, entrambi appassionati di fuoristrada, di metal rock alternative e progressive… gli ingredienti ci sono tutti per una buona carbonara…

LEI

Nome: Marta

Cognome: Bertazzo

Età: 39

Città di nascita: Padova

Anzianità di servizio: 13 mesi

Settore di attività:

Trasporto Alimenti Freschi

Nickname: Lola

Dove vivete?

In campagna, in una frazione dimenticata dall’Universo, nel cuore del Polesine.

LUI

Nome: Marco

 

Cognome: Sacchetto

Età: 31

Città di nascita: Noventa Vicentina

Anzianità di servizio: 10 anni

Settore di attività:

Trasporto prodotti petroliferi

Nickname: Jesus

Dove vivete?

Pezzoli, frazione di Ceregnano in provincia di Rovigo.

Perché Lola?
È un soprannome che mi hanno dato gli amici, mi piaceva come suonava pronunciato da loro, era dolce e l’ho mantenuto. È il titolo di un brano della band danese Volbeat che racconta di una pole dancer… beh anche questo riferimento non è stato un caso! 
Perché Jesus?
Perché se mi sciolgo i capelli, con la barba assomiglio

a Gesù Cristo, soprannome che risale a un po’ di anni fa.

Me lo diedero degli amici ma prima ancora, un carrellista

di una cartiera che rideva ogni volta che mi vedeva mi

svelò che il motivo era il medesimo! 

 

Il primo incontro?
Ad un concerto live di una band amatoriale. Entrambe avevamo le nostre vite sentimentali quindi si è trattato soltanto di un saluto, qualche battuta, niente di che. A pensarci bene mi ero interessata più al suo fuoristrada V8 che a lui.

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Il primo incontro fu durante una serata in un music-pub. Io e alcuni miei amici per hobby avevamo l’attrezzatura per far service audio (dato che anche noi eravamo musicisti) e mentre stavamo montando il tutto lei comparve a sostegno della band ma fino a quel momento non ero a conoscenza della sua esistenza. 

 

 
La scintilla?
Diciamo che più che una scintilla immediata si è trattato di un fuoco partito con il metodo dell’archetto!

Siamo diventati amici perché mi aveva incuriosito il suo essere attratto dallo spirito di avventura.

Era l’unica persona che conoscessi ad avere un fuoristrada anziché un’auto nuova sportiva e l’unica ad avere una tenda da tetto invece di un camper lussuoso.

Passavamo il tempo scrivendoci, tra risate e raduni di fuoristrada americani.

Lui si è innamorato prima di me, anche se non lo ammetterà mai!

Io volevo solo una storia estiva ma qualcosa è andato meravigliosamente storto.

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Sempre quella sera! Ah ah ah, scherzo…

Abbiamo avuto modo di conoscerci nel tempo. In seguito a vari fattori avevamo stretto una buona amicizia, poi, prima per me, e poi per lei le cose son chiaramente cambiate. In seguito, ci siamo avvicinati sempre di più.

 

Camionista per passione?
Prima di fare questo mestiere ho lavorato nel settore del web digitale insieme ad altri due amici soci per quasi quindici anni. Ma ad un certo punto quel lavoro non mi dava più soddisfazione. Non riuscivo più ad esprimere la mia creatività. Stava diventando una routine. Così ho deciso di mollare. Proprio in quel periodo stava nascendo in me una gran passione per le auto fuoristrada. Così ne comprai una ed iniziai a partecipare ai raduni. Mi affascinava la sfida di percorrere strade impossibili immersi nel fango. Diciamo che l’appetito vien mangiando… volevo spingermi oltre. I camion sarebbero stati la mia prossima meta. Nel mese di febbraio 2020 mi sono iscritta all’autoscuola e, tra una pandemia e l’altra sono riuscita a prendere tutte le patenti compreso il CQC.  A quel punto dovevo cercare lavoro. Andai a trovare mio cugino che lavora presso la Trans Lusia, un importante consorzio veneto di autotrasportatori. Mi fecero fare una prova e il 20 Febbraio 2021 mi presero. Dopo un mese e mezzo di affiancamento sono stata catapultata direttamente sul bilico. Oggi mi sembra incredibile di trovarmi qui a raccontare questa storia e, soprattutto, di fare questo lavoro che amo, con tutti i suoi pro e i suoi contro.


Certamente questo è un mestiere che si fa per passione. O ce l’hai, o è meglio che lasci perdere. Io iniziai a lavorare appena prese le patenti nel 2012 come autista dipendente. Nel corso del tempo son passato dal centinato alla cisterna. Oggi guido per un’azienda a conduzione familiare che fa trasporti e commercio di prodotti petroliferi. Sono alle loro dipendenze da più di quattro anni e mezzo e direi di aver trovato il giusto luogo con il giusto equilibrio.

(…) Il resto della storia (con tutte le foto)  lo trovate sulla pagina di camionefurgoni mag:

http://www.camionefurgonimag.com/lola-e-jesus-due-cuori-e-un-camion-o-due/

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La storia di Beatrice, una giovane collega !

 

Vi ricordate di Beatrice?  Qualche settimana fa le ho consegnato il nostro libro, ora la sua bella storia la potete leggere sulla  pagina di “Uomini e trasporti”  a firma di Elisa Bianchi.

Una ragazza giovane ed entusiasta di aver intrapreso questa professione, a cui auguriamo tanta buona strada per il futuro!!! Vai Beatrice!!!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/beatrice-donghi-dal-cantiere-al-camion-inseguendo-il-sogno-dellautotrasporto/

E questa è la prima parte della sua storia:

Beatrice Donghi, dal cantiere al camion inseguendo il sogno dell’autotrasporto

Classe 1995, varesotta, diplomata in lingue, inizia a lavorare nell’azienda di famiglia che si occupa di edilizia. Poi, da qualche piccola consegna con il furgoncino a conseguire le patenti C, E e Cqc, salire su un bilico e non scendere più, il passo è stato breve

Si chiama Beatrice Donghi, classe 1995 e originaria della provincia di Varese. Colpisce la sua storia perchè Beatrice non è “figlia d’arte”, ma ha un curriculum professionale che lascia innegabilmente di stucco chiunque. Diplomata in lingue, inizia a lavorare da subito nella ditta edile di famiglia. «Dato il mio titolo di studio mi sarei dovuta occupare della parte di ufficio, ma un giorno mi è stata chiesta una mano con il furgoncino della ditta e da quel giorno io l’ufficio non l’ho più visto». All’epoca, però, Beatrice non dava una mano solo alla guida del furgoncino. «Facevo di tutto all’occorrenza, anche la manovale quando c’era da aiutare in cantiere. Preparavo la malta, guidavo gli scavatori e i muletti telescopici. Sono cresciuta tra i cantieri e trovarmi lì a lavorare è stata una conseguenza naturale. Per me era come lavorare con tanti zii, perché i dipendenti mi hanno vista crescere e anche per loro la mia presenza lì era del tutto normale». La strada di Beatrice, però, stava per cambiare e questa volta non per naturale evoluzione delle cose, ma per una passione nascosta in lei da sempre.

Come è andata?

Dopo aver preso la patente C e il CQC per tre anni ho guidato un camion con cassone ribaltabile e gru, ma lavorare in famiglia non è sempre facile, iniziava a pesarmi il fatto che non ci fosse una separazione tra vita famigliare e vita lavorativa e soprattutto più guardavo i camion, più mi brillavano gli occhi e mi convincevo che fosse quella la mia strada. Così ho preso il coraggio con due mani e comunicata alla famiglia la mia decisione – accolta favorevolmente e sostenuta – ho cercato lavoro come autotrasportatrice. Ho mandato una trentina di curricula in una sola notte e la mattina successiva sono stata ricontattata da un’azienda della zona, che è quella per cui oggi lavoro. Per i primi tre mesi ho lavorato nell’ambito dei traslochi e nel mentre studiavo per prendere la patente E, ma dal giorno successivo al conseguimento il mio sogno si è realizzato. Sono salita sul bilico e oggi non ho intenzione di lasciarlo.

Che cosa trasporti?

Di tutto: bobine di carta, tubi di plastica, alimentare non da frigo, polimeri di plastica. Una cosa però è rimasta in comune con il mio precedente lavoro: capita ogni tanto di trasportare ancora cemento.

Che viaggi fai?

Lavoro prevalentemente nel Nord e nel Centro Italia e spesso capita di passare fuori le notti con il camion.

E come ti trovi?

Lavoro da poco in questo settore, ma mi sono resa conto da subito che la situazione per quanto riguarda i servizi non è delle migliori. Quando mi capita di trovare aree di sosta con servizi dedicati alle donne rimango davvero sorpresa, eppure mi è capitato. Una volta in zona Bergamo e un’altra in zona Brescello. Forse è un buon segnale.


 

(…) Il continuo della sua storia sulla pagina ufficiale di Uomini e trasporti

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Sabo Rosa, Gabriella Pedroni è la Camionista dell’Anno 2022

Ecco la vincitrice tra le venti candidate al Sabo Rosa 2022: Gabriella Pedroni!

 

Auguri di Buona Strada sempre a Gabriella!!!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.sabo.it/sabo-rosa-gabriella-pedroni-e-la-camionista-dellanno-2022/

E questo l’inizio:

Gabriella Pedroni si è aggiudicata il Sabo Rosa 2022, il riconoscimento che dal 2010, in occasione della Festa della Donna, viene conferito dal nostro Gruppo alla “Camionista dell’Anno”.

A scegliere la “Camionista dell’Anno”, fra le venti candidature pervenute attraverso il Web è stata una giuria composta da giornalisti e dalle dipendenti del Roberto Nuti Group. Alla consegna dell’ammortizzatore rosa, pezzo unico prodotto una sola volta all’anno, era presente Elisabetta Nuti, direttore finanziario del Roberto Nuti Group e presidente della giuria.

“Impegno, passione e formazione. Queste sono le parole che ci sono venute in mente leggendo il racconto che ha fatto di sé Gabriella Pedroni, al momento della candidatura al Sabo Rosa 2022. Una donna che si è sempre confrontata alla pari con i suoi colleghi e che ha saputo ricevere il giusto rispetto e la giusta considerazione, grazie alla propria competenza e alla tenacia”, ha spiegato Elisabetta Nuti. “Mai come quest’anno il Sabo Rosa ci ha permesso di far emergere il mondo ‘al femminile’ che lavora nel trasporto delle merci e delle persone. Un mondo raccontato da tante donne che nulla hanno da invidiare a nessuno e che dimostrano quanto sia importante, in ogni lavoro, metterci un cuore che ama ciò che si fa e mani sapienti”, ha concluso Elisabetta Nuti.

Nata a Tione di Trento e residente a San Michele all’Adige, Gabriella Pedroni è ingegnere meccanico e dirige un team privato nel settore del motorsport.
Campionessa italiana assoluta nella cronoscalata, nonché vincitrice della Coppa Europa di specialità, la “Camionista dell’Anno” ha tutte le patenti per la guida dei mezzi pesanti ed è formatrice, per gli autisti di camion, nel settore della guida razionale (un corso di formazione che permette ai camionisti di migliorare la conoscenza del veicolo, così da utilizzarlo nel lavoro diminuendo i consumi di gasolio e di altri apparati meccanici come i freni e le sospensioni, ndr). “Faccio tanti complimenti al Roberto Nuti Group per questa iniziativa – ha detto Pedroni durante la cerimonia del Sabo Rosa -. È molto bello quando le aziende credono nella professione al femminile”.

 

(…) continua sul sito ufficiale

 

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L’esempio di Janina

 

Tra pochi giorni è la “Festa della donna” e il rito si ripete. Già in tanti si stanno riempiendo la bocca di slogan (le donne guadagnano meno degli uomini, le donne devono abbandonare il lavoro per i figli, ecc), parlano di diritti, di parità, di rispetto… Ma poi? Nella vita reale quanto è difficile cambiare la mentalità delle persone,eliminare gli  stereotipi e i pregiudizi?

Forse basterebbe fare un passo alla volta, rendere normale quello che ancora è diverso…

 

LA STORIA DI JANINA

Janina è una bellissima ragazza svizzera. Di professione fa la modella e la camionista, ma non solo, è anche titolare di un’impresa di autotrasporto con sede a Basilea.

Ho trovato diversi articoli su di lei, è già da qualche anno che fa notizia, che è sulla “cresta dell’onda”. Perché il punto è sempre quello:  “fa strano”!

 

E se, come già ben sappiamo , fa ancora strano vedere una donna alla guida di un camion, di più lo è se al volante c’è un bellissima donna. Il pensiero di molti è “Ma chi glielo fa fare con un fisico cosi, poteva continuare a fare SOLO la modella!” E invece… invece Janina ha voluto inseguire il suo sogno di bambina ed è riuscita a realizzarlo.

Di seguito vi metto qualche link, la maggior parte degli articoli sono in tedesco, ma c’è qualcosa anche in italiano.

 

https://truckers-world.eu/it/2019/10/drive-your-dream/

https://selbststaendigkeit.de/news/gruendertipps/janina-martig-truckerin-model-unternehmerin/

http://www.miles-styles.com/janina-martig-logistics-ein-cooles-team-sucht-verstaerkung/

https://www.bauernzeitung.ch/artikel/janina-martig-zwischen-trucker-und-glamour-welt-380440

https://www.schweizer-illustrierte.ch/people/swiss-stars/mit-drive-und-fingerspitzengefuhl

http://janinamartig.net/about/?lang=it

La cosa che mi è piaciuta di più è stata vedere che lei nella sua azienda ha voluto come autisti solo donne!

E sapere che la sua è  stata una scelta consapevole anche se controcorrente, perché il settore, anche se in lenta evoluzione, resta perlopiù dominato dagli uomini.

Un passo alla volta, piano piano, per riuscire ad abbattere gli stereotipi (anche quello delle donne al volante!) il cammino è ancora lungo, ma se per prime ci credono le donne, forse siamo sulla buona strada!

 

Grazie Janina e buona strada sempre a tutte le lady truck driver!

 

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