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Siamo davvero cosi tante?

 

Secondoi dati dell’IRU in Italia c’è la percentuale di donne camioniste più alta d’Europa!

Sarà vero?  Non lo so,  forse dovremmo fare un censimento tra di noi per scoprirlo!

Intanto vi metto un paio di link di articoli che ne parlano.

Questo è di  “Donna Moderna”:

https://www.donnamoderna.com/news/societa/donne-camioniste

 

Inizia cosi:

Le donne italiane che guidano i camion sono le più numerose in Europa, nonostante i costi della patente e le difficoltà in un mondo maschile. Eppure le aziende cercano autiste e autiste, e c’è pure il bonus patente

 

Per leggere il seguito dell’articolo aprite il link!


 

Questo è l’altro articolo, da “Uomini e Trasporti”, a firma della nostra amica Elisa Bianchi:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/italia-primo-paese-europeo-con-piu-donne-al-volante-di-un-camion/

Inizia cosi:

Italia primo Paese europeo con più donne al volante di un camion

Secondo gli ultimi dati rilasciati dall’International Road Transport Union (IRU), con una percentuale pari al 6,2% l’Italia sia aggiudica il primo posto per donne alla guida di un mezzo pesante in Europa, dove la percentuale è ferma in media al 3,2%. Fanno meglio USA e Cina, mentre Argentina, Turchia e Iran sono agli ultimi posti della classifica

L’Italia è il Paese europeo con il maggior tasso di presenza femminile alla guida di un camion. Il dato, sorprendente e incoraggiante, arriva direttamente dal Driver Shortage Report 2022 di IRU – The International Road Transport Union – che ogni anno analizza la situazione dell’autotrasporto offrendo un quadro generale del problema della carenza di autisti in tutto il mondo.

Nonostante la quota di donne al volante di mezzi pesanti in tutta Europa sia ancora molto bassa, con una media del 3,2% mai cresciuta nell’ultimo triennio e sia ancora molto lontana dai livelli di USA, dove le donne rappresentano l’8% del totale, e Cina, dove la percentuale scende al 5%, in Italia qualcosa sembra stia cambiando. In meglio. Con una rappresentanza femminile del 6,2% l’Italia è infatti in testa alla classifica dei Paesi europei con la maggiore percentuale di donne al volante di un mezzo pesante, seguita dalla Norvegia che si attesta al 5,1%, e da Germania e Francia, dove le donne sono rispettivamente il 4,6% e il 4,5% del totale. In fondo alla classifica si trova invece la Lituania, dove la rappresentanza femminile si ferma allo 0,5%. Olanda e Regno Unito superano comunque la soglia del 3%, rispettivamente con il 3,2% e il 3% di donne, mentre Spagna, Portogallo, Danimarca, Polonia e Ungheria non raggiungono nemmeno il 2%. Leggermente meglio la situazione in Romania dove la percentuale è del 2,5%.

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(…) Per leggere il resto dell’articolo…aprite il link ufficiale!

Buona lettura e buona strada a tutte le colleghe!

 

 

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L’intervista a una giovane collega

 

Questo video è di due anni fa, non l’ho trovato prima, anche se di questa giovane collega svizzera avevo letto già un’intervista quando ancora stava studiando ed era l’unica ragazza a frequentare il corso per autista di veicoli pesanti, vi metto i link:

https://www.ticinonews.ch/ticino/come-unica-donna-mi-sento-osservata-ma-ci-si-abitua-318712

https://www.vtg.admin.ch/it/esercito.detail.news.html/vtg-internet/verwaltung/2019/19-07/190722-lkw-fahrerin-beim-alc-m.html

Adesso i camion li guida, la sua è  soprattutto una grande passione, un sogno inseguito e realizzato! Il video è interessante anche per capire la differenza che c’è con l’Italia per arrivare a conseguire le patenti e iniziare a lavorare.

Buona visione e buona strada a Michelle!

 

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L’abito fa la camionista?

 

Dal blog di “Uomini e trasporti” dedicato alle donne camioniste “Anche io volevo il camion” vi riporto questo divertente articolo scritto dalla collega Lola Marta Bertazzo sull’abbigliamento del camionista – in questo caso donna – e su come sceglierlo in base alla tipologia di lavoro che si fa, cercando comunque di non perdere del tutto la nostra femminilità!

Voi cosa ne pensate?

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/non-sempre-labito-fa-il-camionista-ecco-come-unautista-impara-a-vestirsi/

E questa è la prima parte:

Non sempre l’abito fa il camionista: ecco come un’autista impara a vestirsi

Si sale su un camion quando si è in grado di guidare. Capacità attestata dal possesso di una patente. Ma per imparare a vestirsi mentre si lavora alla guida ci vuole un po’ più tempo. Bisogna prima capire quale indumento sia il caso di indossare e quale invece sarà sempre inadeguato. E soprattutto bisogna scoprire che gli occhi dei tuoi colleghi sono meno distratti di quanto credi e sono anche in grado di motivarti una trasformazione del look. Un percorso evolutivo o se volete una progressiva presa di coscienza scritta direttamente da una neo-autista dalla penna facile (è entrata nell’autotrasporto nel 2020). Risponde al nome di Marta Bertazzo, anche se tutti la chiamano «Lola»

Ma come ti vesti?

Diventare camionista ha portato un cambiamento nel mio look per andare al lavoro. Canottiera con macchie di candeggina e pantaloni della tuta che hai conservato dalle scuole superiori?
No. Quasi.
Ho iniziato questo lavoro indossando outfit che Enzo Miccio avrebbe squadrato da testa a piedi per l’incompatibilità con la mansione preposta e che solo grazie ai camionari ho perfezionato rendendoli efficienti e, al contempo, stilosi.
Mai avrei immaginato che i fautori della mia evoluzione nel work wear sarebbero stati proprio loro: i camionisti.

Il prima

Il mio mentore, Big Rock, mi aveva già raccontato di come l’autista frigo sia tutto sommato un tipo di lavoro pulito: nessun polveroso cantiere da affrontare come chi fa vasca e nessuna evidente macchia di bitume o carburante sui vestiti, come chi fa trasporto ADR.
In altre parole, se sei un camionista che guida un rimorchio frigo, puoi vestirti pure in camicia e pantaloni con piega, se questo outfit ti fa sentire a tuo agio tra multietnici magazzini e uso del transpallet in aziende agricole, circondato da scarti di cipolla.

In scia al suo «Vai tranquilla che non ti sporchi granché!», ho preso quelle parole alla lettera segnando così la fine di decine di t-shirt e di pantaloni a cui ero affezionata: contrariamente a ogni mia convinzione, ho capito solo dopo diversi aloni che essere autista non significa essere esclusivamente addetta alla guida del camion. Significa anche gestire altre attività, come il carico/scarico della merce in svariate condizioni meteo e di contesto.
E ho imparato che la cabina è pulita. Il resto del camion un po’ meno.

In barba alla realtà dei fatti, dunque, le prime settimane mi sono presentata al lavoro dopo un’accuratissima mattutina scelta dei capi: indossavo cose come top pellicciosi completati da accessori da shopping addicted.
Una volta ero talmente mal assortita nel vestiario da buscarmi un mega raffreddore (che ho dignitosamente camuffato), ignorando le previsioni meteo di un marzo pazzerello con pioggia di stravento, convinta di essere al riparo in abitacolo per tutto il turno.
Con quale risultato? Tra un ritiro e l’altro, stendevo i guanti, la felpa e i calzini sui bocchettoni di aria calda presenti nella cabina del mio Volvo come neanche a Napoli sanno fare.

Il dopo

Mese dopo mese, ho recepito gli insegnamenti del mestiere su come prevedere i cambiamenti del meteo ed evitarmi dispiaceri derivati come per esempio andare in officina e occuparmi dello sgancio del semirimorchio, con qualsiasi cosa io avessi addosso in quel momento, senza preavviso.
Ho imparato che durante i ritiri giornalieri, posso azzardare uno stile sporty ma che è meglio non entrare nei magazzini così sporty: meglio indossare una giacca coprente per non ritrovarmi con personale distratto che mi scarica le pedane dal rimorchio mentre io invece le sto caricando.
E ho appreso che durante i viaggi di media percorrenza, se mi va’, posso permettermi qualcosa di più femminile e ricercato, sempre e comunque di seconda scelta e a mali estremi sacrificabile. Tipo «Oggi scelgo questa camicetta che tanto non indosso mai… Oppure questa maglia con i brillantini: sbrilluccicherà al tramonto in Arca… E se ho freddo, questo blazer che neanche ricordavo di avere…».

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Buona strada a tutti e complimenti a Lola!!!
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La storia di Adriana

 

Un altro articolo, un’altra storia di una collega!

Adriana ha risposto all’appello lanciato da una grande ditta di autotrasporti qualche mese fa ed è stata assunta come autista!

Le auguriamo tanta buona strada!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.bresciaoggi.it/territori/brescia/adriana-barbu-prima-camionista-donna-della-germani-ho-realizzato-un-sogno-1.9567617?refresh_ce

 

Inizia cosi:

Adriana Barbu, prima camionista donna della Germani: “Ho realizzato un sogno”

di Luca Goffi
La 53enne nata in Romania e residente a Borgosatollo ha risposto all’appello dell’azienda dopo aver letto la notizia su Bresciaoggi. Ora guida un bestione da 44 tonnellate
Adriana nella cabina del suo "bisonte" della strada
Adriana nella cabina del suo “bisonte” della strada

La prima camionista donna della storia di Germani è Adriana Barbu, 53enne nata in Romania e residente a Borgosatollo. Una donna minuta che sin da bambina si è innamorata dei camion, affascinata dalla loro «stazza» imponente. Possiede la patente C e dal 1987 guida gli autoarticolati, ma dal suo arrivo in Italia, oltre 10 anni fa, si è trovata costretta ad accantonare questa passione. Ma quando il suo sguardo è caduto sulla notizia di Bresciaoggi e sull’appello di Germani, nel constatare che un’azienda solida stesse cercando con tale insistenza nuovi lavoratori, la sua attrazione irrefrenabile per la guida ha preso il sopravvento. Lo stipendio allettante non è stato l’aspetto decisivo per spingerla a presentare il proprio curriculum, la forza è arrivata da dentro, dallo sguardo sognante con cui da bambina osservava sfrecciare i camion sulla strada.

 

 

(…) continua sulla pagina ufficiale

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Alessia risponde….

 

 

Dal sito di “Uomini e Trasporti” un’intervista in 10 domande alla collega Alessia “Ribelle”!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/dopolavoro/voci-on-the-road/10-domande-a-alessia-zanaboni/

E queste sono le prime risposte, buona lettura e

Buona strada ad Alessia!!!

 

10 domande a… Alessia Zanaboni

CARTA DI IDENTITÀ

Nome Alessia
Cognome Zanaboni
Soprannome Alessia Ribelle
Età 42
Stato Civile convivente
Punto di partenza Livorno
Anzianità di Servizio 18 anni
Settore di attività corriere

 

  • Come mai hai scelto di fare la camionista?

Sono figlia d’arte. Mio padre era camionista e quindi si può dire che la passione è nata in famiglia. Ma non è stato un percorso semplice perché ci hanno provato in tutti i modi a farmi fare altro. In pratica non volevano che diventassi camionista perché – dicevano – «non è un lavoro da donna». Anzi, spesso toccava sentirmi dire da mio padre che se avessi preso le patenti, mi avrebbe buttato fuori di casa.

  • Come sei riuscita a gestire queste pressioni?

Andando controcorrente e facendo di tutto per inseguire il mio sogno. Non a caso mi soprannominano «Alessia Ribelle» proprio per questo motivo. L’illuminazione definitiva scattò quando vidi una ragazza alla guida di un bilico e mi dissi: «Quella è la mia strada. Questo è ciò che voglio per me». E così a 24 anni mi decisi, presi le patenti e salii sul camion.

  • A distanza di tempo rifaresti quella scelta?

Assolutamente sì. Sono pienamente convinta e soddisfatta del mio percorso.

  • Donne al volante: resistono ancora i pregiudizi o qualcosa sta cambiando?

La mia percezione è che il settore dell’autotrasporto abbia ancora una forte impronta maschile e maschilista. Tuttavia, devo dire che nella mia esperienza personale mi sono trovata molto bene con tanti colleghi uomini. In situazioni di difficoltà, ad esempio, l’aiuto non mi è mai stato negato e non ho vissuto alcun caso di discriminazione.

  • Un episodio che ti ha segnata?

Ho avuto un brutto incidente stradale circa sei anni fa. Per fortuna sono rimasta illesa, ma lo shock è stato talmente forte che per tre anni mi sono dovuta prendere una pausa da questo lavoro.

  • Come hai superato quel trauma?

È stata dura, anche perché proprio non riuscivo a guidare con serenità. Dopo quell’episodio, appena sentivo dei rumori strani provenienti dal veicolo mi prendeva l’ansia. Ho provato a distrarmi facendo nel frattempo altri lavori. Ma poi, col tempo, il riavvicinamento al camion è stato naturale. Sarà per il fatto che ho il gasolio nelle vene…

 

(…) continua….le altre risposte le trovate nella pagina ufficiale di “Uomini e trasporti.

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Laura e l’attesa…

 

Ecco il primo video della serie in cui la collega Laura prova il nuovo Daf:

buona visione e buona strada sempre!

Ciao Laura!!!!

 

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Agata e il libro!

 

Ieri sono andata al raduno del “XX Secolo” a Seriate, e finalmente ho rivisto Agata e ho potuto darle il libro!

Io e lei ci conosciamo da 22 anni, da quando lei era la “Bimba”, la camionista più giovane d’Italia! Ora lei è una felice mamma, ha tre bellissimi  figli, ma ha sempre il camion nel cuore e non perde occasione per farci un viaggio! Gli anni sono passati veloci, ma le amicizie, quelle belle rimangono sempre, anche quando ci si vede poco.

Ciao Agata, un forte abbraccio e non cambiare mai!

Buona strada sempre!

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Manuela!

 

Parlando col Marvin al raduno di Pomaretto mi aveva anticipato di avere conosciuto una ragazza speciale che l’aveva portato a fare un giro sul  suo 330.35 e che presto avrebbe pubblicato il video.

Detto fatto eccolo qua:

 

 

Complimenti a Marvin, sempre alla ricerca di vecchie glorie dell’autotrasporto italiano (fate un giro nel suo canale e vi stupirà!) e soprattutto complimenti a Manuela per la forza e la gentilezza con cui guida il SUO 330!!!  E’ sempre bello vedere ragazze al volante di un camion e soprattutto è bella la sua storia, la trovate nella descrizione del video su You Tube.

Buona visione e buona strada sempre!!!

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Ale, Laura e Bea!

 

Ho appena finito di vedere in diretta il video di Ale, Laura e Bea, voglio far loro i complimenti per la bella iniziativa dedicata ai giovani autisti e soprattutto per l’entusiasmo che hanno trasmesso in questa loro chiacchierata.

Loro sono il futuro dell’autotrasporto!

Buona strada sempre ragazzi!!!!

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Camionraduno a Bolzano!

ciao a tutte/i

domenica 5 giugno io e Luca abbiamo deciso di fare un salto al raduno di Bolzano! abbiamo sfidato il traffico del momento visto il periodo tosto di vacanzieri che vanno e vengono anche per la festività della Pentecoste! ma quando si vuole fare una cosa bisogna prendere e andare! quest’anno il raduno, sempre organizzato dal club South Tyrol Trucker, si è svolto alla Fiera dove all’interno c’erano camion appena sfornati o i vecchietti che sono sempre quelli che più mi affascinano. Non mancavano le bancarelle per l’acquisto dei gadgets del gruppo, il mitico Magik Targ per la tua tabella personalizzata e i vari espositori di ricambi e accessori del territorio. Al piazzale esterno c’erano i camion trentini e alto atesini quelli decorati e personalizzati, inconfondibili quando vieni su da queste parti… ed essendo che ci vengo tutti i giorni è stato anche facile incontrare amici e colleghi! infatti vedo spuntare Lissy che aveva portato il suo Scania bianco preparato a dovere, e prendiamo l’occasione di gustare una buona birra fresca Forst e il menu tipicamente alto atesino! finalmente rivedo anche Manuela, vincitrice del Sabo Rosa dello scorso anno, anche lei in compagnia del suo Scania rosso serie S. Altre quote rosa: Luisa, che anche se non guida, porta avanti con i figli la ditta di trasporti di famiglia con molto orgoglio, cosa che accomuna con Silvia,  figlia d’arte, presente con il suo Scania “Blue paradise”  prosegue l’attività grazie alla passione che gli ha trasmesso il papà Paolo mancato da poco. Purtroppo il tempo vola, sappiamo che ci aspetta un rientro difficile, ma la sera il lavoro ci aspetta e non potevamo rimanere oltre. Riusciamo comunque a passare qualche ora in buona compagnia e a vedere le premiazioni finali. Che dire… il raduno è stato ben organizzato, il periodo forse non era dei migliori, ma sicuramente non mancheremo di tornare anche l’anno prossimo!

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