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Posts Tagged "personaggi"

Un’altra collega: Elisa!!!

 

Un’altra collega intervistata in occasione dell’8 marzo, Elisa Congiu!

Riporto un pò di link di articoli che le hanno dedicato:

http://media.mercedes-benz.it/mercedes-benz-trucks-italia-augura-un-buon-8-marzo-a-tutte-le-donne/

http://www.uominietrasporti.it/notizie_dettaglio.asp?id=6351

http://www.ilmondodeitrasporti.com/news/attualita/mercedes-benz-elisa-congiu-7242.html

http://vadoetornoweb.com/la-stella-augura-un-buon-8-marzo-tutte-le-donne-intervista-elisa-congiu-camionista-mercedes-benz/

E quello del video Rai News:

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Vrooom-10-aprile-2017-8cfc8a49-ea1a-45f3-9a47-00d061b4dbc2.html

 

Buona strada sempre Elisa!!!

 

08 Marzo 2017

Intervista a Elisa Congiu, camionista Mercedes-Benz

Promuovere la diversity e valorizzare le figure professionali al femminile è parte integrante della cultura aziendale del gruppo Daimler sia a livello globale che in Italia. Le differenze di genere, età e cultura permettono di comprendere le esigenze dei nostri clienti diversificando l’offerta, rafforzando, inoltre, lo spirito innovativo del nostro marchio. Questo trend si riflette, oggi, anche nel settore dei Veicoli Industriali. Anche se sono ancora una minoranza, sono sempre più le donne che scelgono di passare le proprie giornate al volante di un camion e di farne la propria professione. Sul mezzo da lavoro come in ufficio ci vuole passione, determinazione e professionalità a prescindere dal sesso. Ci siamo chiesti che cosa significa in concreto per una donna fare la camionista e abbiamo voluto intervistare Elisa Congiu, mamma di due figli che fa questo mestiere da oltre 18 anni. Lavora presso la Panzeri Trucks Service S.R.L di Livorno e guida un Mercedes-Benz Actros 480.

Come mai hai deciso di fare la camionista?

Ho sempre avuto la passione per i motori, i camion e la guida sportiva. Da bambina seguivo la F1, il rally e lavoravo in officina da mio zio. A 23 anni mi sono trovata sola con 2 figli e dovevo provvedere a loro. Ho deciso di prendere le patenti perché era l’unico lavoro che mi potesse permettere di mantenere la mia famiglia con dignità.

Se dovessi descrivere la professione, quali sono i pro e i contro?

I pro sono l’indipendenza economica, poter viaggiare e conoscere persone e culture diverse. I contro, non hai una vita sociale continuativa, molta solitudine e sacrificio. Durante un periodo della mia carriera ho lavorato nel settore del trasporto blindato. Era tutto top secret. Con i vetri oscurati, si partiva da una base militare direttamente con la scorta al punto di arrivo. Non si poteva comunicare con nessuno.

Come hai fatto a conciliare l’essere mamma con una vita “on the road”?

I miei ingredienti sono: molta determinazione, voglia di farcela e tantissimo amore per i miei figli. Ho sempre avuto la certezza che volere è potere. Ho deciso di crescere i miei figli senza dipendere da nessuno e, allo stesso tempo, ho voluto intraprendere la carriera da camionista. Oggi, nonostante tanti sacrifici, guardo i miei figli ormai cresciuti e sono orgogliosa di dire di avercela fatta su entrambi i fronti.

Quali sono le norme relative al trasporto su strada? Ci sono delle ore, delle pause stabilite?

In Italia il Codice della Strada sancito con il Decreto Legislativo 30 aprile 1992, ne.285, con gli articoli 174, 179 e la legge 727/1978 disciplina in maniera esaustiva le norme che regolano l’attività dell’autotrasporto su strada. Nello specifico, l’articolo 174 regolamenta la durata della guida per i mezzi adibiti al trasporto di persone e cose, nell’art. 179 viene regolamentato l’uso del dispositivo cronotachigrafo sia esso analogico che digitale e la legge 727/1978 mette in evidenza e punisce le infrazioni commesse da un uso scorretto del dispositivo cronotachigrafo.

Ogni autista non deve superare giornalmente le 9 ore di guida, tuttavia, al massimo 2 volte nella stessa settimana questo periodo di guida può essere prolungato a 10 ore. Ogni 4 ore e 30 minuti di guida è obbligatorio eseguire una pausa di 45 minuti consecutivi. Questa pausa può essere anche frazionata in una prima di 15 minuti e una seconda di 30 minuti. Nell’arco di una settimana lavorativa non si possono superare le 56 ore di guida e nell’arco di 2 settimane le 90 ore. Alla fine della settimana di lavoro si deve fruire di un riposo di 45 ore.

Il veicolo diventa una seconda casa, cosa ti piace portare sempre con te nella tua cabina?

A parte i porta fortuna che miei figli mi hanno regalato negli anni, porto con me sempre 3 cose: la mia tazza preferita, un album da disegno e dei libri.

 

 

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Un altro articolo dedicato a Silvia!!!

 

Un altro articolo trovato in rete dedicato alla nostra giovane collega Silvia!!!

Questo è il link:

http://life.euromaster-pneumatici.it/culture/silvia-aste-camionista

E questo è il testo:

Silvia Aste Camionista

Ventisei tonnellate di passione
30 marzo 2017 Autore: Marilena Passera (Mete di Arioli) © Euromaster

A 22 anni Silvia Aste ha deciso di diventare camionista guidando un bestione lungo dieci metri che pesa ventisei tonnellate. All’alba è già in strada, con professionalità.

Il camionista è maschio rude e grintoso?

A mettere in soffitta questo stereotipo sono oltre tremila donne che in Italia guidano furgoni, autoarticolati e autotreni, il 5,6% del totale. Gentili e sorridenti hanno dimostrato che è possibile mettersi in strada e manovrare i giganti anche con le unghie curate. Le camioniste hanno carattere e testa, e affrontano con determinazione un lavoro fatto di corse contro il tempo, di albe e di tramonti sull’asfalto, di stress e contrattempi nel traffico, di giornate infinite lontano da casa. Hanno passione per il loro lavoro, guardano la strada dall’alto e guidano con sicurezza.

Ma se lo stereotipo del camionista maschio virile ci appare sempre più come una macchietta d’altri tempi, il preconcetto che relega la “donna al volante” nel ruolo di eterna insicura è ben più difficile da sradicare. I pregiudizi di genere sono sempre in agguato, i maschi continuano a guardare alle autiste con scetticismo ed è difficile per le donne farsi assumere dalle aziende di trasporto. Sulla strada, ogni giorno, le donne vivono le difficoltà di un mestiere che è considerato un’esclusiva maschile e i problemi spuntano dappertutto, ad esempio la mancanza di docce e bagni distinti per maschi e femmine nelle aree di sosta, che dire poi della sicurezza, come dormire tranquille in un’area di parcheggio in cui tutti gli altri camionisti sono maschi? Non è affatto facile.

A volte la passione delle donne per questo lavoro trova origine nei viaggi accanto al padre camionista. È il caso di Silvia Aste (Rovereto).

Il padre le ha trasmesso sin da bambina l’interesse per gli autotreni e dopo aver considerato per un momento l’ipotesi di fare la parrucchiera ha deciso di “mettersi in strada”. Per cominciare ha ottenuto alla prima prova tutte le patenti necessarie per guidare gli autoarticolati e poi ha iniziato a collaborare nell’azienda di autotrasporti del padre. Quasi ogni giorno Silvia vede l’alba sulle strade del Trentino alla guida di un camion lungo dieci metri che pesa ventisei tonnellate, non è facile gestire un automezzo così grande, serve professionalità. Le difficoltà arrivano anche dagli automobilisti che non si rendono conto di quanto spazio e tempo serva per le manovre di questi grandi mezzi. Anche le operazioni di carico e scarico merce sono impegnative e la sua giornata lavorativa si conclude a tarda sera. Fare questo lavoro comporta rinunce anche in termini di vita sociale, tuttavia la passione per il mestiere unita al senso di libertà che le dà la strada sono un “motore” di felicità e realizzazione. Essere camionista non significa rinunciare alla femminilità, e infatti Silvia non si sente affatto “un maschiaccio” come qualcuno pensa. Il camion è la sua casa viaggiante e come tutti i camionisti vi è affezionata e ama personalizzarlo, la sua motrice attira l’attenzione con i coprisedili zebrati, la decorazione floreale e le tendine con pizzo. Se l’essere donna desta qualche perplessità in chi la incontra sulla strada o nei magazzini di carico e scarico, in barba ai pregiudizi Silvia è determinata e sicura di sé, ha esperienza e talento professionale, e ogni tanto si prende qualche soddisfazione dimostrando agli scettici maschi che le donne alla guida sono brave davvero, anche quando manovrano un ‘bisonte’ della strada.

 

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Una collega betonierista!!

 

 

Un altro articolo trovato in rete in occasione della festa della donna.

Lei è Iolanda Martinelli e lavora con una betoniera!

Questo è il testo dell’articolo e naturalmente anche il link: http://www.ecodibergamo.it/stories/valle-cavallina/faccio-la-betonierista-unica-in-italiaiolanda-racconta-mi-fermarono-in-canti_1227954_11/

 

Giovedì 09 marzo 2017

«Sono betonierista, unica donna in Italia»
Iolanda racconta: mi fermarono in cantiere

 

Chi l’ha detto che una donna non può condurre una betoniera? Iolanda Martinelli, di Castelli Calepio, è l’unica betonierista donna in Italia.

Chi dice che le donne possono fare qualsiasi cosa non sbaglia. Per lo meno se dicendolo si riferisce a Iolanda Martinelli, 40 anni, di Castelli Calepio, che di professione fa la betonierista e che è l’unica donna in Italia a fare questo specifico lavoro.

«Ho iniziato a guidare i mezzi pesanti a vent’anni– racconta –. Una scelta dettata dalla volontà di poter esser più vicina a mia madre, di ripagarla di tutto quello che aveva fatto per me negli anni, di tutti gli sforzi e i sacrifici. Mi attirava, non lo nascondo, l’idea di avere una vita economica più tranquilla, non dover stare ogni fine mese a misurare i centesimi». Così è arrivata l’idea di dedicarsi al mondo dei trasporti. «Ho iniziato con la patente del pullman – continua -, inizialmente la mia intenzione era quella. Solo che poi non me la sono sentita di essere responsabile del trasporto di tutte quelle persone. Sì, anche guidando una betoniera si ha una grande responsabilità perché bisogna fare attenzione a quanto (e a chi) si ha intorno, ma non si ha la responsabilità di tante persone. Così ho iniziato a fare l’autotrasportatore».

Un cammino non semplice: «Sono stata assunta da una ditta che faceva trasporti con le celle frigorifere: stavo in giro dalla domenica al venerdì. La ditta poi ha chiuso e mi ha “ceduta” ha un’altra. Lì ho lavorato per qualche tempo in ufficio. Poi anche quella ditta ha chiuso e io sono passata al mondo dell’edilizia, a guidare le betoniere. In ufficio non ci tornerei mai e poi mai. Nessuno (a casa, o tra gli amici) ha mai cercato di scoraggiarmi in questo mio percorso professionale. Forse perché anche prima di salire sulle betoniere ero una donna a cui piaceva il mondo dei motori».

Anche se, in un mondo quasi prettamente maschile, qualche episodio difficile da digerire c’è stato. «Una volta soltanto – dice – un tizio ha cercato di buttarmi fuori da un cantiere. Farneticava cose sul fatto che le donne non dovrebbero stare in cantiere, ma a casa. Dopo averci discusso un po’ gli ho chiesto, visto che non voleva proprio lavorare con me, di scrivere almeno sul documento di trasporto il motivo per cui non mi lasciava scaricare. Allora ha chiamato la ditta dove avevo caricato, e loro gli hanno detto che aveva a che fare con un’autista con i fiocchi. Si è un po’ ammorbidito e mi ha lasciato scaricare: ha dovuto ricredersi sulle mie capacità. In quel cantiere poi ci sono tornata decine di altre volte e non ho più avuto problemi».

Una professionalità che è andata oltre il pregiudizio, anche se in Italia (per ora) Iolanda è l’unica betonierista donna. «Che io sappia c’è solo un’altra ragazza che fa questo lavoro, in Svizzera – conclude –. In realtà è una professione come tutte le altre e la mia vita è come quella di tutte le donne: torno a casa e devo fare i mestieri, esco con gli amici, porto in giro i miei cani. Solo che poi la mattina, invece di andare in ufficio e sedermi dietro a una scrivania, salgo sulla betoniera e vado in cantiere».

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Un pò in ritardo: il Sabo Rosa 2017…

Lo so, sono un pò in ritardo a scriverne, ma ci tenevo a farlo, visto che tutti gli anni parliamo dell’assegnazione del “Sabo Rosa” offerto dalla Nuti S.P.A., in occasione dell’8 marzo, a una donna che si è distinta nel mondo dell’autotrasporto.

Quest’anno il premio è andato a Ethel Bianchi a cui tutte noi auguriamo tanta buona strada sempre!!!

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Riporto l’articolo apparso sulla pagina della Nuti http://www.robertonutinews.info/sabo-rosa-2017-votazioni/

Si chiama Ethel Bianchi, è nata a Pomezia e lavora a Moncalieri, la vincitrice dell’edizione 2017 del premio SABO Rosa, dedicato, nella ricorrenza dell’Otto Marzo, alle donne che lavorano nella filiera del trasporto pesante: dalla guida alla logistica, passando per le officine e i ricambisti. Il SABO Rosa è uno speciale ammortizzatore in edizione limitatissima poiché creato appositamente una volta all’anno. A scegliere la vincitrice, sulla base delle candidature pervenute attraverso il Web e in seguito a una votazione online, è stata una giuria composta da tre giornalisti e dalle dipendenti del main sponsor dell’iniziativa, il Roberto Nuti Group di Bologna, che produce da oltre mezzo secolo dei ricambi a marchio Sabo, leader nel settore dei veicoli industriali.

“Ricevere il SABO Rosa significa molto per me – racconta Ethel Bianchi, camionista dell’anno 2017 -, perché finalmente c’è qualcuno che riconosce alle donne il valore che hanno in un ambiente difficile, e molto ‘maschile’, come quello del trasporto. Sono rare le persone che ti dicono ‘brava’, e per questo sono davvero grata alla Roberto Nuti. Questo è un premio che dedico all’azienda Linea Azzurra di Moncalieri per cui lavoro, alle ragazze dell’ufficio Daniela, Lorenza e Valentina, al signor Giuseppe Macaluso che ha creduto in me, e alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto. Mio padre faceva il camionista, il mio ex marito era camionista e mia zia è stata una delle prime donne a guidare camion all’inizio degli anni ’80. Sarà per questo motivo che sono sempre stata attratta da questo mondo, anche se agli inizi non è stato semplice. Figuriamoci che ancora c’è qualcuno che quando vede che al volante c’è una donna storce un po’ il naso o sbuffa”.

Ethel ha cominciato molto giovane a trasportare frutta, nella tratta Roma – Sicilia, e dopo qualche tempo ha deciso di provare con il trasporto passeggeri. “I primi tempi ho lavorato sugli scuolabus – racconta sorridendo la camionista dell’anno -, ma era davvero durissima perché il fatto di essere una donna, quindi bersaglio di occhiate storte e risatine, si aggiungeva all’abituale confusione che fanno i ragazzi. Allora sono passata al turismo, che è un lavoro che richiede molta flessibilità, visto che ti porta fuori casa anche per diversi mesi in giro per l’Europa. Ma questa è davvero la mia vita, è il lavoro che mi piace fare e non lo cambierei con altro. E ora che ho ricevuto il SABO Rosa non mi fermerà più nulla”.

A consegnare il riconoscimento è stata Elisabetta Nuti, direttore finanziario dell’azienda Roberto Nuti Group e presidente della giuria. Questa la motivazione: “Quest’anno la giuria ha deciso di assegnare il SABO Rosa a Ethel Bianchi per sottolineare l’impegno e la gioia che questa donna mette nel proprio lavoro, apprezzato da tutti coloro che negli anni ha portato in viaggio per l’Europa. Ethel ha ricevuto una grande quantità di voti online, da persone che hanno deciso di premiare il suo entusiasmo, la sua storia e la sua professionalità”. “Il SABO Rosa, giunto quest’anno all’ottava edizione – ha sottolineato Elisabetta Nuti -, continua a evidenziare come in ogni mestiere, e in particolare quello dell’autista di mezzi pesanti, le persone possano esprimersi con passione e amore: due caratteristiche che le donne possiedono in modo naturale. Quello dell’autotrasporto è un mondo sicuramente complicato e competitivo ma oggi, grazie a Ethel e alla sua storia, fatta di sacrifici, competenza e perseveranza, possiamo raccontarne il lato risoluto e solare”.

E anche il link del video della premiazione:

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Buona strada Silvia!!!

Un articolo e un video dedicati a Silvia, la camionista più giovane d’Italia!!

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/WEfq9uSw6pSN5u4c

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2016/12/21/news/silvia-coi-tacchi-a-spillo-alla-guida-del-suo-tir-1.14598384

 

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“VALLARSA. Ha solo 22 anni ma alle spalle ha già diverse migliaia di chilometri a bordo del suo camion. Lei, Silvia Aste di Vallarsa, è la più giovane camionista italiana e dalla scorsa estate guida il suo mezzo 5 giorni a settimana lungo le strade del Trentino. Una professione difficile, che porta via molto tempo e che costringe a turni e orari che poco si addicono alle donne, ma lei è cresciuta sempre a fianco dei tir e sin da bambina i camion hanno fato parte del suo vivere quotidiano.

Da sempre appassionata di veicoli pesanti, la sua professione è una questione di destino anche se c’è lo zampino del papà, pure lui camionista: «Fin da quando ero bambina – rivela – salivo con lui sul camion e facevo qualche viaggio. Crescendo col tempo non è svanita, ho frequentato la scuola per diventare parrucchiera, ma a metà del terzo anno ho sviluppato un’allergia ai prodotti usati. Ho tenuto duro e finito la scuola sapendo che non avrei potuto esercitare la professione. In seguito ho fatto dei lavori saltuari fin quando non ho ottenuto la patente per guidare gli autoarticolati.

Mio papà da qualche tempo soffre di mal di schiena e così dallo scorso luglio lo sostituisco alla guida». Impiegata in un lavoro molto pesante e in un ambiente nettamente maschilista, Silvia pare a suo agio nella cabina del camion, personalizzata con fiori e i coprisedili zebrati: «Sicuramente è più impegnativo rispetto ad altri lavori che ho svolto perché significa svegliarsi all’alba e andare a dormire la sera tardi sapendo di dover ricominciare tutto il giorno dopo. Eppoi non si tratta solo di guidare ma ci sono anche le operazioni di carico e scarico. Però a me non pesa, sicuramente non pesa di più rispetto ad altri lavori che ho svolto in passato ma che non corrispondevano alla mia passione. Guidare il camion mi dà un grande senso di libertà e pazienza se ci devo rimettere qualche ora di vita sociale e serate con gli amici».

Proprio gli amici sono i suoi primi supporters, la mamma un po’ meno. «Alla fine ha dovuto arrendersi – rivela – ma vedendomi contenta e soddisfatta del mio lavoro le pesa meno la mia professione. Gli amici sono un po’ divisi, c’è chi si chiede chi me l’abbia fatto fare, chi si chiede come faccia a svolgere così tante ore consecutive tutti i giorni, ma in molti dicono ammirati che ho realizzato ciò che volevo fare sin da bambina». Quello che la fa arrabbiare sono gli autisti indisciplinati: «Alle volte è davvero difficile mantenere i nervi saldi, perché molti automobilisti non riescono a capire che un camion necessiti di più spazio per effettuare anche una semplice svolta verso destra e spesso usano il clacson a sproposito pensando a una direzione diversa da quella segnalata. Un altro problema riguarda i rallentamenti, un camion non è un’auto e ha bisogno di più spazio per frenare, ma i pericoli maggiori provengono dai motorini. Pur avendo una visione dall’alto rimangono dei punti ciechi e spesso i motorini si infilano proprio lì e si rischia di investirli involontariamente».

 

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Buona strada sempre Silvia!!!!

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Un appuntamento a Giussano!!!

Babbo NataleUn appuntamento con gli amici del Coast to coast truck team, domenica pomeriggio a Giussano!!!!

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La storia di Angela!!

Questa è la storia della nostra collega Angela, a raccontarcela è il suo papà, giustamente orgoglioso di sua figlia!!!

Grazie di averla voluta condividere con noi!!!

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“Tutto ha inizio nel lontano 1950, era il dopoguerra e venivano utilizzati per il trasporto ancora asini o cavalli che trainavano carretti ma mio padre, il nonno di Angela comprò il suo primo camion e inizio cosi L’attività di auto trasportatore per conto terzi.
Io allora ragazzino vivevo quel lavoro come un’avventura e quando insieme a mio padre, seduto in cabina lo accompagnavo nei suoi viaggi, orgoglioso ne raccontavo agli amici gli eventi come se quelle giornate fossero per me lo scoprire la luna.
All’età di 11 anni iniziai ad avere i primi approcci al volante e così ho imparato a guidare i camion ancor prima della macchina; pur frequentando la scuola appena rientravo era una gioia seguire gli insegnamenti di mio padre alla guida e quel mio desiderio di imparare cresceva ogni giorno di più.
Sì, mi dicevo,un giorno guiderò questo bisonte!
Gli anni passarono e, finalmente presa la patente,iniziai la mia avventura alla guida di 6 ruote.
A questo puntomisi su famiglia e arrivarono così i miei figli e tra di essi Angela.
Angela fin da piccola mostrò un attento interesse a quel mio lavoro tanto che quando io e mio padre la portavamo con noi lei era un vero libro di perché e soprattutto ci chiedeva ogni cosa che fosse inerente agli altri camion che incontravamo.
Nel frattempo io avevo ampliato il mio pacco macchine con i tre assi di massima portata che a quei tempi erano iFiat 642 e il 682.
Angela all’età di 11 anni, quando non andava a scuola, mi accompagnava nei lunghi viaggi in tutta la nostra penisola, era attenta ad apprendere ogni singola cosa come se per lei il resto non contasse e ritrovarsi in cabina con me fosse il suo desiderio più grande.
Dopo qualche anno io iniziai un’attività di trasporto di fertilizzanti naturali (letami) perché all’epoca vi era ancora agricoltura e floricultura.
E fu proprio in quel periodo tra 11 e i 12 anni che Angela iniziò a guidare una pala meccanica modello Venieri 363, aiutandomi in quella attività ma continuando comunque negli studi.
Durante il periodo del carico dei pomodori Angela iniziò a 14 anni a guidare l’autotreno in strade sterrate interne ai poderi dove andavamo a caricare.
Crescendo la sua voglia di essere sempre più partecipe all’attività di famiglia fece sì che lasciasse la scuola di ragioneria al suo quarto annoiniziando a lavorare con me assiduamente tutti i giorni.

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Per farle imparare a fare la retromarcia con l’autotreno, uno Scanio 141 con anno 80 di costruzione che non erano facili da guidare, ci recavamo a Sala Consilina in una Fungaia dove vi era un grande piazzale il sabato pomeriggio certi che non vi fosse nessuno e lì le facevo scuola guida.
Fu proprio in quel luogo che imparò con dedizione a fare questa manovra sudando e con tale ansia tanto era il mio zelo nel cercare di fargliela fare come si deve che quando tornavamo a casa Angela si confidava con la mamma dicendole che questo lavoro era duro e che io ero tanto esigente
La mamma le diceva: Vedrai un giorno tutti questi sacrifici ti renderanno unica.
Da premettere che in quell’epoca Angela non aveva ancora la patente.
Nel 2002 Angela prese la prima patentee con il susseguirsi dei tempi tutte le altre esclusa la D che avrebbe presa all’età di 21 anni
Pur risultandovincitrice di concorso nell’azienda auto tranviaria della nostra città rifiutò il posto perché la sua passione erano i camion e sempre nel 2002, visto che Angela aveva deciso che questo sarebbe stato il suo lavoro comprò un altro Scania sempre con rimorchio e ribaltabile.
Quindi iniziammo a lavorare con due camion ma essendo Angela una delle prime donne alla guida di un bisonte della strada non tardarono ad arrivare per me momenti non facili da gestire, in quanto una donna al volante fece sì che la mente contorta e retrograda di alcuni colleghi ci creassero non poche difficoltà.
Ma Angela non mollò e andò avanti per la sua strada.
Purtroppo con l’arrivo della concorrenza siamo stati costretti a dedicarci ad altri tipi di merce da trasportare, i più svariati e tra essi trovammo il trasporto di legna da ardere:il viaggio era a peso e quindi anche le macchine venivano sovraccaricate mentre purtroppo in quel periodo sopraggiunse un nuovo infarto e quindi un grande problema di salute ma Angela non ne volle sapere di rinunciare e continuo cosi a fare tre viaggi a settimana da Napoli in Toscana esclusivamente di notte.
Mi ripeteva in continuazione di stare tranquillo ma, nonostante fosse affiancata dal minore dei suoi fratelli a cui lei stessa aveva insegnato a guidare i camion, io non ero tranquillo.
Appena la salute mi permise di rimettermi alla guida lasciammo il carico di legna per iniziare a trasportare sabbia che andavamo a caricare a Roma per noi meno distante, però successivamente fummo vittime di un sabotaggio (sabotarono il camion mettendo sabbia nel motore dove c’è l’imbocco dell’olio) ragion per cui dovemmo lasciare anche questo lavoro.
Pur di lavorare avevamo iniziato una nuova collaborazione con alcuni depositi di grano e foraggi nel porto di Napoli; il guadagno però era limitato per cui continuammo anche a fare altri viaggi a seconda del bisogno di chi ci assoldava nel lavoro tra cui trasporto di mais e grano.
Fu proprio però che in quel periodo dovetti per forza maggiore fermarmi perché attraverso tutte queste peripezie lavorative e soprattutto perdite di ingenti somme di denaro era anche sopraggiunto un terzo infarto costringendomi questa volta a rinunciare al mio lavoro.
In quel periodo Angela si trovò ad un raduno di camion nei pressi di Salerno con il camion di un conoscente, vincendo e proprio attraverso le foto e il computer conobbe una sua collega e con essa strinse una vera e sincera amicizia.
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La collega successivamente venne a casa mia per un altro raduno insieme ad altre colleghe e, notate le nostre condizioni lavorative, la signora dopo aver parlato con il suo datore di lavoro fece sì che Angela potesse andare a lavorare a Modena comprando un altro camion con una motrice Iveco euro cargo 120/24.
Inizialmente Angela fu ospite a casa di quest’amica per 7 mesi fino a che non potette prendere una casa tutta sua e grazie alla disponibilità di queste grandi persone oggi Angela lavora presso una delle più grandi case automobilistiche a Maranello.
Sono ormai trascorsi 3 anni e tutti hanno potuto apprezzare la sua disponibilità solarità e dolcezza .
Alcuni colleghi appresa la notizia che Angela si sarebbe trasferita al Nord le dissero:
– Angela ci fa piacere che vai a lavorare ma sappi che noi qui a Napoli perdiamo un pezzo importante e che sei sempre inarrestabile.”

 

 

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The weight of dreams – Il peso dei sogni

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The Weight of Dreams
di Francesco Mattuzzi

(Italia, 2016, 60′ – Concorso italiano)
Una coppia di camionisti, lui italiano lei marocchina,  alla guida di
un camion che viaggia attraverso l’Europa. Le storie e i contrasti
personali dei due protagonisti e delle loro culture sullo sfondo di
Paesi già profondamente modificati dai grandi movimenti migratori.

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Fabrizio e Francesco

Francesco l’ho conosciuto al pranzo delle Lady Truck a Piacenza qualche anno fa, era venuto con Fabrizio , (il collega scrittore – ho letto quasi tutti i suoi libri) e avevamo parlato del suo progetto, finalmente è riuscito a partecipare a un festival del cinema http://www.visionidalmondo.it/calendario-proiezioni/  mi sarebbe piaciuto andare a vederlo, ma quella sera ero sul camion in direzione Firenze… spero ci sarà l’occasione di vederlo in qualche modo, Fabrizio me ne ha parlato molto bene, dice che è molto bello!!!

Poi ho saputo che oltre ad aver partecipato è stato anche tra i vincitori   http://www.visionidalmondo.it/comunicato-stampa_9-ottobre-2016ero-malerba-di-toni-trupia-e-the-weight-of-dreams-di-francesco-mattuzzi-i-titoli-vincitori-del-concorso-storie-dal-mondo/!!!
In attesa di riuscire a vederlo ecco il breve trailer che ha pubblicato su Youtube!
Buona strada a te e al tuo film, ciao Francesco!!!

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Un pò di musica “on the road”!!!

A me piace da sempre girare per Youtube, cosi ho trovato questa cantante, Tina Trucker, che canta canzoni dedicate alle Lady Truck e non solo!!!

Buon ascolto!!!

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Do you know Allie Knight?

 

Conoscete Allie Knight? Spero di si!!!!
E’ una famosa youtuber  trucker!  Fa la camionista da circa due anni e ha praticamente incominciato subito a condividere i suoi viaggi in camion in lungo e in largo per gli Stati Uniti. Io non capisco molto di quello che racconta, parla veloce e anche con i sottotitoli faccio fatica ma… si capisce che è una ragazza positiva e che ama il suo lavoro (questo lo dice spesso!!!), ama viaggiare sulle “open road”, e come potrebbe essere diversamente? I panorami che si vedono nei suoi video fanno venir voglia di andare a lavorare là, di condividere le stesse strade, le stesse albe e gli stessi tramonti, la solitudine di autostrade deserte (cosi da noi non ne esistono!). Poi viaggia con un bel micione, Spike, un gatto bianco e rosso che lei definisce “my obnoxious cat” , il mio gatto antipatico.
Lei dice che la sua vita è cambiata da quando fa questo mestiere (le credo!!!), aveva sempre amato viaggiare, poi le è capitato di diventare camionista e tutto è cambiato, in meglio! Lo spiega nel video qui sopra… in inglese, ma si capisce!!!
Questo invece è il link del suo canale Youtube
https://www.youtube.com/user/AllieKnight
Dove praticamente ogni giorno lei posta un video della sua giornata precedente, un vlog, come si usa chiamarli, quelli che hanno preso il posto dei blog scritti. Ma forse è più bello cosi’…Forse le immagini “parlano” più delle parole scritte? Io li adoro, non li ho visti tutti, però quelli che ho guardato mi sono sempre piaciuti. E poi è bello sapere che ci sono colleghe in tutto il mondo che condividono la stessa passione, e lei la “condivide” veramente con tutti quelli che la seguono nel suo canale!
Per concludere il suo ultimo video.
 

Buona strada Allie, e buona visione a tutti!!!!

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