Il Sabo Rosa alla nostra Gisy!!!

Ciao!!

Volevo segnalarvi qualche articolo sull’assegnazione del Sabo Rosa 2012, offerto in occasione dell’8 marzo dalla Roberto Nuti Spa, che quest’anno è andato alla nostra cara Gisy!!!

Buona lettura e buona strada a tutti!

E ancora tanti complimenti alla Gisy!!!

Questo è tratto dal sito www.sabo.it:

Il Sabo Rosa a Gisella del Buonastrada Lady truck driver team

E’ l’autotrasportatrice Gisella Corradini ad aggiudicarsi il Sabo Rosa 2012, lo speciale riconoscimento promosso dalla Roberto Nuti Spa che da tre anni viene assegnato l’Otto Marzo a una donna che si è particolarmente distinta in un mondo tradizionalmente maschile, come quello dell’autotrasporto. Gisella Corradini, portavoce del gruppo «Buona strada lady truck driver team», ha ricevuto oggi nella sede della Roberto Nuti Spa un esemplare del raro ammortizzatore dipinto di rosa.

Gisella Corradini, 45 anni, è originaria di Fiorano Modenese e fa la camionista dal 1994, conciliando il lavoro con il ruolo di moglie e l’impegno di mamma. Gisella è un punto di riferimento per tutte quelle donne che, come lei, condividono la passione per questo lavoro. La scelta della commissione non è stata semplice, per via dell’alto livello delle numerose candidature.

«Il marchio Sabo – dice Massimo Nuti, direttore generale della Roberto Nuti Spa, nella foto insieme alla premiata – si è affermato in tutto il mondo anche grazie all’impegno profuso dalle tante donne che, ancora oggi, la nostra azienda impiega, in particolare nella nostra sede direzionale nel bolognese. Il settore del trasporto pesante, in cui operiamo da decenni, come tutti sanno, è sempre stato un mondo fortemente maschile. Dagli anni Novanta in poi le cose cominciarono a cambiare significativamente, grazie anche alla tenacia e alla passione di donne come Gisella Corradini. Per questo abbiamo pensato, tre anni fa, di istituire questo riconoscimento dedicato alle donne che si sono fatte onore in questo settore, siano esse autiste di camion e autobus, siano esse dirigenti di imprese dell’autotrasporto. Il Sabo Rosa è una versione speciale del nostro storico ammortizzare, un esempio di made in Italy e, consentitemi, anche un prodotto simbolo della tradizione meccanica del nostro territorio. Pur essendo la Roberto Nuti Spa presente in oltre ottanta Paesi, ci inorgoglisce ricordare l’origine del nostro marchio di punta: il marchio Sabo, infatti, è l’acronimo di Shock absorber Bologna».

Questa la motivazione che la commissione della Roberto Nuti Spa ha accompagnato al premio:

«Gisella Corradini ha dato voce, prima di tutto sul Web e in tempi in cui i collegamenti Mobile dovevano ancora affermarsi, a tutte le donne che in Italia svolgono la professione di camionista. Gisella Corradini, imprenditrice e mamma, si impegna molto anche come portavoce di questo folto gruppo, facendo così emergere il lato femminile di un mondo che per generazioni è stato tutto al maschile». Infatti, attraverso il blog «Buonastrada», Gisella e le sue colleghe si incontrano, socializzano e «accorciano le distanze reali che le separano».

«Il gruppo è ciò a cui teniamo di più – rivela Gisella – e nasce per dare un volto positivo alla figura del camionista, che spesso viene dipinto in termini negativi. Comunemente si pensa che il mondo dell’autotrasporto sia solo maschile ma non è vero, perché ne fanno parte moltissime donne, soprattutto nella piccola distribuzione. Un altro motivo per cui si sente poco parlare di noi è perché tendiamo poco a metterci in mostra».

Gisella, che sognava di guidare i pullman gran turismo, nel 1994 inizia questa nuova esperienza di autotrasportatrice, seguendo i suggerimenti di un’amica. Fu subito amore, nonostante i ritmi, gli orari e i sacrifici che contraddistinguono questo mestiere. Ma è la passione che la guida sempre, perché «se ti manca, non resisti». Oggi lavora con il marito, ma ognuno ha il suo mezzo: e così, tutte le mattine, Gisella salta sul suo Daf, aerografato con leopardi, orsi bianchi, rose blu ed arcobaleni, per consegnare in tutto il nord Italia merci di valore, per conto di una nota azienda di logistica.

Il primo video di Luciano64!

Ciao!
Non potevo non dedicare un post al nostro grande amico Luciano64, che ci segue da tanto e che è sempre presente con i suoi commenti sul nostro blog, ora che ha pubblicato su Youtube il suo primo video!!!
Nella speranza che sia il primo di una lunga serie!!!
Bravo Luciano, hai iniziato bene, continua cosi, noi ti seguiremo !!!!
Ed ora ecco il video-meeting con Bomber e Giampiero: buona visione e buona strada a tutti!!!

 

Meeting on the road with Bomber

C'è posta per noi… – 35

Bologna, 11 gennaio 2012

 

Sabo Rosa: cercasi candidata camionista e/o imprenditrice

 
Torna nel 2012 il Sabo Rosa, il riconoscimento che ogni anno, in occasione dell’Otto marzo, viene conferito a una donna che si distingue, per la passione che mette nel lavoro, o per la bella carriera, nel mondo tradizionalmente maschile dell’autotrasporto (di merci o persone). La designata, selezionata da una commissione sulla base di autocandidature o segnalazioni, riceverà uno specialissimo ammortizzatore da autocarro di colore rosa, offerto dalla Roberto Nuti Spa, azienda che da decenni produce e commercializza in oltre 80 Paesi le sospensioni a marchio Sabo. La festa proseguirà con un pranzo e tante foto, che regaleranno alla vincitrice indimenticabili momenti di celebrità.
La donna che si sarà aggiudicata il Sabo Rosa sarà ricevuta l’8 di marzo nella sede della Roberto Nuti Spa, a Castel Guelfo di Bologna, a poche centinaia di metri dal casello autostradale di Castel San Pietro Terme, sull’autostrada A14. Nella scorsa edizione il Sabo Rosa fu assegnato alla camionista e imprenditrice livornese Daniela Cappelli, mentre nel 2010 fu conferito a Elena Scognamiglio, vigilessa del fuoco e conducente di autoscale (nonché ex autista di autobus) in servizio alla centrale dei Vigili del fuoco di Bologna.
Per proporre la propria candidatura o segnalare un’amica, scrivere a [email protected], entro e non oltre il 12 febbraio 2012, ricordandosi di indicare anche un numero di telefono per essere richiamati. E’ gradito anche un cenno di motivazione a sostegno della candidatura.
                       

 
Se volete proporre qualcuna che secondo voi si distingue per qualità positive, Rizomedia vi ringrazierà per la collaborazione…

La sfida di Roby

Ciao a tutti/e
                     chi ci segue da molto tempo ha potuto conoscere Roby, che con coraggio e pazienza ha portato avanti il suo desiderio di poter risalire sul camion. E' riuscito a prendere uno scania 143, l'abbiamo aiutato a sistemarlo e personalizzarlo e con degli strumenti particolari ora può salire, scendere e guidarlo senza problemi! ecco a voi alcuni video che dimostrano cosa è riuscito a fare! e bravo Roby! 

 


 

 

BUONA STRADA ROBY!!!!

Truckstar festival Assen 2011

Almeno una volta nella vita si dovrebbe andare al Truckstar Festival di Assen. Per me è stato così l’anno scorso proprio nel 30° anniversario della sua edizione e quest’anno non si poteva mancare all’evento ma da protagonisti, ovvero con i propri camion! siamo partiti tutti il 26 luglio da e per diverse destinazioni ma con dei carichi che ci avrebbero CIMG4720xportato in Olanda. Naturalmente sono salita con Paolo che mi ha fatto provare l’emozione di un’esperienza lavorativa all’estero che è sempre stato il mio sogno nel cassetto, chissà! Sono stata fuori confine pochissime volte se non all’inizio della mia carriera lavorativa ma riprendere a viaggiare dopo anni di nazionale se non linea è stato molto entusiasmante! Ci aspettava un lungo viaggio ma abbiamo calcolato che saremmo arrivati abbastanza in anticipo quindi Paolo ha pCIMG4739rogrammato al minimo dettaglio: ovvero sulla scelta degli autohof dove fermarsi per la pausa, per una doccia e sia per i pasti per i quali però eravamo ben riforniti e attrezzati perché quando il mangiare te lo fai tu ha tutto un altro sapore. Il giorno dopo siamo riusciti a fare un tratto di strada con Armin che poi a sua volta ha raggiunto Ricky fino all’abitazione dei mitici John e Josephine che ci aspettavano a braccia aperte! Nel frattempo noi con il Black Ice ci siamo fermati prima di Zwolle e per caso siamo finiti in un ristorante tipico olandese con un grande parcheggio per accogliere i camion potendo usufruire oltre all’ottimo servizio di ristorazione anche alla doccia gratis e vi do la giusta informazione ecco il sito www.CIMG4750demol.org  E’ venerdì e decidiamo di portare il Black Ice al lavaggio che ha fatto un servizio che da noi in Italia ce lo sogniamo! Nel frattempo si poteva prendere del caffè gratis e leggere qualche rivista ma la cura e la meticolosità di quei ragazzi a lucidare per bene lo scania meritava di essere ripreso, mentre loro, alla fine del lavoro con orgoglio hanno fotografato il loro ec31° Truckstar Festival di Assencellente operato ecco il sito del lavaggio www.truckcleaning.nl La zona industriale era veramente grande, ma appena usciti dal cancello la nostra attenzione va a finire sul piazzale pieno di camion usati, così decidiamo di entrare dal concessionario Mestebeld. C'erano veramente tanti mezzi ma ovviamente ci siamo diretti verso i nostri marchi preferiti, volvo e scania. Ce n'era uno con degli armadietti in radica veramente belli, peccato fosse già venduto. Se volete dar un'occhiata questo è il sito www.mestebeld.com. Ci dirigiamo questa volta al punto di ritrovo dove avremmo ritirato i biglietti; eravamo i primi ma da lì a poco sono accorsi numerosi camion tirati al lucido e preparati per il raduno… nell’attesa cominciamo a socializzare: birra alla mano, 2 chiacchiere in tedesco e 4 risate nel mostrarci come si sono organizzati per il festone. Passa il tempo e dopo il via vai dei bisonti arriva anche uno scania tutto giallo molto familiare, forse l’unico di tutti i camion presenti: è Ricky! Insieme alla nostra compagnia olandese! Ecco finalmente tutti quanti al completo, e via con i baci e abbracci dopo un anno che non ci si vedeva, già lì è stata una festa. Grazie quindi a Josephine, John e Stephan che ci avevano agevolati nell’operazione, possiamo esibire la prenotazione per ritirare i mitici biglietti ed ecco che possiamo finalmente risalire nei nostri bestioni e partire alla volta del raduno. Armin invece avendo ottenuto il posto vicino ai paddock era già nel circuito. Prendiamo l’autostrada e già la prima corsia era riservata ai numerosi camion che stavano sopraggiungendo al raduno. Ai margini e sopra i ponti la gente ci salutava divertita, sembrava proprio un evento nazionale, mancavano solo le bandierine  ma facciamo una scorciatoia passiamo a casa di altri amici che sono saliti con noi e arriviamo dall’altro lato del circuito evitando la lunga fila che si era formata all’entrata. In poco tempo ci siamo disposti secondo le indicazioni degli organizzatori e senza tanta confusione ci siamo finalmente parcheggiati. Noi eravamo proprio all’esterno dove si svolgeva la festa vera e propria, dove ognuno si era organizzato con i bagni, la cucina e gli improvvisati dormitori all’interno dei cassoni. Comincia la musica del dj e a preparativi fatti si mangia frikadelle patatine il tutto innaffiato da tanta birra fino a tardi ovvero fino al momento di salutarci e ritirarsi nel propri camion o… centine. E’ sabato 30 il tempo è un po’ migliorato e siamo contenti perché sono venuti a trovarci alcuni amici italiani tra cui Beppe acciaio e il mitico Lucky! Decidiamo di raggiungere i paddock e arriviamo con facilità con le bici tanto è lungo il circuito! Anche quest’anno non poteva mancare Bruno Valcarenghi aggiundicandosi ancora il premio come miglior camion,  e poi dalla Finlandia il nostro amico Zeus ovvero Rajala con la motrice che richiama la grecia e il suo olimpo, poi Ristimaa con il suo Tiger e Mika con il suo autotreno Gunfighters. Impressionante uno scania intitolato Fear of the Dark, tutto nero con sfumature arancio reso inquietante dai vari teschi disegnati e in rilievo e modifiche che richiama l’aspetto grottesco e da ali di pipistrello. Un altro pezzo forte anche per le sue dimensioni era un autotreno frigorifero Volvo FH16 proveniente sempre dall’estremo nord, il Road Cruise della ditta Ekhdals Akeri che per il 45° anno di attività ha fatto veramente le cose in grande: combinato con motrice 3 assi e rimorchio 5 assi, minigonne in entrambi i lati con profili di acciaio e numerosi led, le celle riportavano i disegni aerografici del mare dal quale guizzano come dei delfini dei vecchi volvo penso di proprietà della omonima ditta di trasporti ai primi tempi della loro attività. ma tornando al nostro giro in mezzo ai camion… ce n’era uno più bello dell’altro, di tutte le età, colorati, belli e curati, che meritavano di essere esposti e ammirati da chi ama i camion e da chi vorrebbe guidarli. Peccato che da noi non si possa modificarli secondo il proprio gusto, se penso che 4 luci in più sulla cabina fanno di te un fuori legge e poi bisogna ringraziare chi ti multa perché ti ha fatto poco… visto che la nostra libertà ormai è quasi nulla dalle troppe regole e divieti sullo svolgimento del nostro lavoro su strada, perché vietarci di abbellire quella che è per noi la nostra seconda casa? Purtroppo resterà un’utopia ed è per questo che si viene ad ammirare i bellissimi esemplari qui in Olanda. Anche l’organizzazione del raduno è veramente valida se pensiamo che sono riusciti a disporre 2500 camion senza tanta confusione, quando si arriva ci si dispone secondo le loro indicazioni e si può divertirsi in piena libertà: musica, birra, grigliate, piscine, divani, di tutto e di più pur di far festa!

Il raduno è poi un evento dove si può socializzare e conoscere gente nuova come il gruppo delle QUEEN OF THE ROAD formato da colleghe camioniste della Svezia. E’ stato un incontro molto emozionante, eravamo in contatto su facebook da qualche tempo e finalmente ci siamo potute conoscere di persona. Mary Berglund e alcune ragazze hanno portato la loro bandiera in segno di amicizia che poi abbiamo scambiato con la nostra italiana,  e via con brindisi e foto di gruppo dove Svezia Olanda e Italia per un giorno e per il futuro si sono unite.
Con Mary e Josephine abbiamo parlato della realtà del trasporto nei nostri Paesi soprattutto per quanto riguarda la camionista e che sarebbe bello incontrarci un giorno fra tutte le esponenti dei vari gruppi nel mondo, un raduno a livello internazionale, per condividere esperienze e iniziative per promuovere la figura della donna camionista nel mondo. Un’idea alquanto grande ma non impossibile. Ho poi consegnato a tutte la nostra tabella che già ho visto nelle foto dei loro camion, grazie amiche. Arriva sera, si cena con le specialità tipiche olandesi a suo di musica e cominciamo a far baldoria, a ballare, ridere e scherzare che con una compagnia di matti così è difficile non divertirsi! E per una volta volevamo che il tempo si fermasse perché fra poche ore avrebbe fatto l’alba, sarebbe stata già domenica, e l’ultimo giorno di questo indimenticabile raduno. Infatti il giorno dopo Ricky ha a
cceso per l’ultima volta il suo impianto per farci ascoltare ancora una volta la musica di Goa e abbiamo cominciato a salutare i nostri vicini di camion con i quali abbiamo fatto festa e brindato con il nostro vino a volontà, con i quali abbiamo fatto uno scambio con le loro birre con la promessa di ritrovarsi su face book e al raduno dell’anno prossimo…  riusciamo ancora a fare un altro giro verso i paddock per ritirare anche i gadgets delle varie case costruttrici per chi come noi sono entrati con i propri mezzi e per i saluti con gli amici, e poi ultime foto e ultimi filmati per catturare quei momenti di emozione che abbiamo vissuto in quei due giorni dentro il circuito di Assen. Torniamo ai camion e cominciamo a “togliere le tende” e si torna a smontare palchi e tutto ciò che abbiamo preparato con cura e volontà all’inizio ora con malincuore vediamo togliere e rimettere via. Ecco tutti pronti ci mettiamo in fila agli altri camion e chi ancora sta a guardare questo lungo convoglio saluta come quando siamo arrivati, come dire “grazie della tua presenza e se vuoi torna a trovarci, sarai sempre il benvenuto!” siamo fuori ormai, ma chi l’ha detto che la festa è finita!!! Passiamo ancora nel paesino dove siamo passati venerdì, all’abitazione degli amici che sono saliti con noi, dove abbiamo preso del caffè e abbiamo chiacchierato sul raduno e di come ci siamo divertiti!

È ora di partire, baci e abbracci e ringraziamenti per la grande ospitalità dei nostri amici olandesi! Torniamo ai nostri camion, i due gialli Yellow Demon di Ricky con Andrea Van Garbes e il Sun Flower della Daf Lubrimatic e i neri del Black Ice di Paolo con me e il Volvo di Sir Armin  e via verso i nostri rispettivi posti di carico, per noi Colonia. Arrivederci Olanda all’anno prossimo!!!!

Vado e Torno

Ciao a tutte/i
su "Vado e Torno" del mese di Novembre c'è un articolo sulle donne in carriera nell'autotrasporto come padroncine e autiste di camion e le leader sindacali presidenti di quelle associazioni che si battono per cambiare il settore. Racconta anche delle prime donne al volante e anche del nostro gruppo e del blog.

 

 Buona lettura!!!!

Un bel video-incontro!!!

Ciao!
Quando torno a casa la prima cosa che faccio è "dar vita" al PC e fare un giro nei siti e canali degli amici… i mestieri possono aspettare…

Stamattina in quello di Alessandro "ecccezionale" ho trovato questo bel video-incontro con la nostra Dany!!! Troppo simpatici!!!
Potevo non postarlo anche qui?
Certo che no!!!
Un salutone a Dany e
Alessandro e buona strada sempre!

Ecco il video: buona visione!!

Tratto da CARRARAONLINE.COM

Giacomo Bezzi
Vi trasmetto un racconto  che narra di un camionista eroe: personaggio realmente vissuto  50 anni fa  e delle persone che aveva intorno, nomi e cognomi cambiati ma il resto vero….

LA VERA STORIA DI ORSINI IMPERO, CAMIONISTA EROE 

Si diedero appuntamento una domenica mattina di maggio a un bar sull’Aurelia: era di un piemontese che era sbarcato da quelle parti perché aveva sposato la sorella di uno che aveva conosciuto da soldato. 
Impero era già lì forse da mezzora, e stava discutendo ad alta voce con uno che si chiamava Mario e che aveva appena acquistato un OM-Tigre. 
“Ma tu non vuoi capire che, sì, sarà anche una bella macchina, ma se avevi comprato un Quarantadue come ti avevo detto io, era come se tu avessi in tasca un assegno circolare. Il Quarantadue te lo puoi rivendere quando ti pare, il Tigre no. Ti ce ne vorrà del tempo, prima che tu riesca a trovare l’amatore!” 
La discussione durò ancora un bel pezzo, poi si rivolse a Nino e disse: 
“Giusto: è lei quel Nino che doveva venire? Perché intanto non prende un caffè?” 
Nino prese il caffè, e, terminata la discussione sul Tigre e sul Quarantadue, finalmente ci furono le presentazioni. 
“Mi ha telefonato Giusti, il suo amico che fa i traslochi e mi ha parlato bene di lei: l’ho fatto venire qua di domenica così, se ci si mette d’accordo, si comincia domani mattina stessa.” 
L’accordo fu presto trovato sia per gli orari sia per la paga, che doveva essere garantita ed a libro, con tanto di marchette. 
Fu così che l’indomani Nino si presentò alle otto nell’ufficietto che avrebbe dovuto essere, per chissà quanto, il suo regno. 
“Una settimana di prova e poi, via!” disse Impero come benvenuto. 
C’era da prendere in mano una situazione un po’ confusa, con un lavoro impiegatizio che comprendeva sia la primanota sia la corrispondenza di servizio per disguidi e disservizi inevitabili in quella mole di lavoro quasi assurda, che lui non avrebbe mai immaginato. Per giunta, c’era da fare anche qualche lettera di offerta scritta con tariffe a quintale ed a scalare, indirizzata a ditte che via via venivano acquisite. 
Orsini Impero era il titolare di un’impresa di trasporti completi che era stato costretto a lasciare un autotreno ai suoi fratelli per un’ernia del disco che lo stava facendo imbestialire tutte le volte che si faceva viva. Si era però riciclato in recapitista di corrieri per la presa e consegna di collettame in una zona piuttosto vasta che com-prendeva diversi comuni della costa. 
Il lavoro maggiore, con una trentina di quintali al giorno di pacchi e pacchetti, cartoni, fusti e casse di ogni bendiddio, glielo passava un gigante di Milano che aveva come caposervizio, nella sua sede di Viale Padova, uno che aveva fatto con Impero la prigionia in Kenia e non lo aveva dimenticato. 
Un’altra decina di quintali li scaricava ogni due o tre giorni un corriere di Genova che trasportava sia parti meccaniche ed elettrodi per i cantieri navali, sia balle di stoccafisso, sacchi di baccalà e caratelli di aringhe per i negozi di alimentari, sia cartoni di whisky e di champagne per i locali notturni della costa. 
Qualcosa, cinque o sei quintali alla settimana di forme di parmigiano e cartoni di pelati, la portava un altro corriere di Parma. 
C’era da lavorare per sei o sette persone, ma il personale subalterno a Impero era composto solo da suo figlio, un bestione alto quasi un metro e novanta, e due ragazzi ancora imberbi ma che sapevano già bestemmiare come turchi. 
Il quartetto, Impero, il figlio e i due ragazzi, era addetto alle consegne a domicilio ed alle prese che giornalmente erano ordinate all’ufficio o telefonicamente, o da ragazzi in bicicletta che si affacciavano al balcone dando gli ordini ricevuti dai loro principali. 
I colli da consegnare erano caricati nel tardo pomeriggio per il mattino successivo su due Leoncini che erano guidati rispettivamente da Impero e da suo figlio, mentre i due ragazzi era fungevano da fattorini: facevano firmare le bolle e le eventuali bollette del dazio ed incassavano gli assegnati versandoli in serata in ufficio per il controllo finale. 
Controllo finale che era sulle spalle di Nino, che stava chiuso tutto il giorno nell’uffi-cietto che aveva come arredo: un tréspolo che aveva la funzione di portetelefono, una scrivania scovata chissà dove per spiegarvi sopra bollette e borderò, e un tavolinetto per la macchina da scrivere e tutta la cancelleria. Due seggiole, delle quali una era occupata dal principale al ritorno dalle prese e consegne, completavano l’arredamento. 
Il telefono suonava molto spesso sia per ordinare prese e chiedere notizie di merce in arrivo, sia per le lamentele sempre all’ordine del giorno per disguidi e rotture che erano inevitabilmente attribuite, con fandonie grosse come case, alla fretta ed alla mole di lavoro. 
La flotta della ditta Orsini Impero e Fratelli era composta da un Ottantadue con rimorchio in dotazione ai fratelli, due Leoncini da 30 quintali per le prese e le consegne quotidiane, ed una millecento con le codine per le consegne urgentissime di pacchi di farmaci e di pizze di pellicole a farmacie e cinematografi della zona. Raramente era usata per gite domenicali fuoriporta. Due biciclette piuttosto arrugginite completavano la flotta: erano in dotazione ai due ragazzi e servivano loro per tornare a casa alla sera e tornare in magazzino la mattina 
Ogni mattina, poi, verso mezzogiorno arrivava il Milano e c’era da scaricare tutto il bendiddio che arrivava dalla Capitale Morale con grande predominanza di detersivi, saponette, liquori ed amari delle case più famose, e dalla Brianza. Dalla zone di Lec-co e di Bergamo ove il gigante milanese aveva filiali, arrivavano casse di viti, bulloni, dadi e rubinetti, rotoli di reti metalliche e funi d’acciaio: tutta merce che faceva peso e quintali a bizzeffe. 
Ogni due o tre giorni arrivava il Genova con la sua merce ritirata in Darsena ed i suoi colli puzzolenti degli stoccafissi, del baccalà e delle aringhe che davano tanto lavoro nell’autunno e nel periodo prenatalizio, come i liquori e degli spumanti esteri che andavano forte anche d’estate. 
Una volta la settimana, invece, arrivava il Parma con le altre sue delizie. 
La merce veniva scaricata in ribalta divisa per zone di consegna, e non era raro il caso che anche Nino desse una mano agli altri e si mettesse alla carretta per qualche lavoretto urgente. Il suo lavoro manuale di scaricatore di complemento era molto apprezzato da tutti, e premiato con caffè corretti d’inverno e gelati d’estate. 
La settimana di prova passò in un battibaleno ed, il sabato, prima dell’arrivederci al lunedì successivo, arrivò l’assunzione definitiva celebrata nel bar del piemontese con una bevuta generale: succhi di frutta per i ragazzi, ed un vermuttino a testa per gli adulti. 
Orsini Impero era un omone grande e grosso, dal viso rubizzo e dai capelli corti e brizzolati, con delle braccia che sembravano tronchi d’albero: se avesse dato un cazzotto ad un toro, lo avrebbe spedito al sanatorio. Unica concessione alla vanità, un paio di baffetti alla Clark Gable che lo facevano piacere alle donne. 
Ma aveva altro da fare che andare a donne: anzi era della massima monogamia ado-rando sua moglie che gli aveva dato due figli. Uno era quello che lavorava con lui e che aveva appena fatto le scuole dell’obbligo; l’ altro era andato così bene a scuola che, una volta presa la maturità, si era iscritto all’università: medicina. 
Il padre di Orsini Impero e dei suoi fratelli era stato un oste della piana che, nell’in-tervallo tra una guerra e l'altra, aveva capito che il futuro era nei motori. Quindi, invece di farli studiare, aveva imposto ai tre figli la patente di guida C perché tutti quanti potessero guadagnare onestamente facendo i camionisti. 
Mestiere che fece anche Impero fino a che non fu richiamato e inviato in Abissinia nel Genio Autieri: ma la guerra su quel fronte terminò subito con la sconfitta del Regio Esercito e l’inutile resistenza sull’Amba Alagi. Furono tutti catturati dagli inglesi e spediti in Kenia, ove Impero conobbe il milanese che ora era caposervizio di quel gigante del trasporto a collettame che gli procurava tanto lavoro ed un certo benessere. 
Prima di mettersi nel campo dei recapiti di corrieri, Impero aveva continuato a fare il camionista ed aveva anche un discreto portafoglio di clienti che pagavano come banche. Cosa che gli aveva permesso di acquistare altri due autotreni che faceva guidare dai suoi fratelli, ed assumere anche alcuni camionisti disoccupati. 
Uno di questi, appena assunto e non ancora in regola con i contributi, face un disa-stro: precipitò in un burrone lungo la strada del Bracco, si ferì gravemente e tutto il carico di lastre di marmo pregiato diretto ad un famoso marmista che lavorava molto per la curia genovese andò in frantumi. 
Per il carico e la macchina ci pensò l’assicurazione: per l’operaio, invece, ci pensaro-no l’INPS e l’INAIL che denunciarono Impero per il non aver assicurato il dipen-dente e lo fecero fallire. 
Iniziarono anni di magra e fu sfiorata la miseria. Venduti due autotreni al miglior offerente e mandati i due fratelli a lavorare sotto padrone, non restava ad Impero che ricominciare daccapo, con anni passati alla guida dell’Ottantadue con rimorchio e con carichi completi neanche tanto remunerativi. Fino a che, alla ricerca di un ritorno da Milano, capitò ad Impero di accettare non un completo, ma bensì un carico di collettame: trecento quintali di pacchi e pacchetti, bidoni e fusti, casse e cartoni, da recapitare alla filiale di Roma del gigante milanese. Il carico glielo aveva procurato l’amico conosciuto in Kenia vent’anni prima e ritrovato a Milano a gridare ordini ed improperi a tutti nel piazzale di Viale Padova. 
Fu l’inizio della fine della miseria. 
Orsini andò ad abitare in campagna, in una casa che aveva davanti a sé un’aia dove la moglie, tutte le domeniche, sciorinava al sole, insieme al bucato, la tuta di Impero che aveva lavato col sapone e strizzato con tutta la forza che aveva nelle braccia. 
Impero le aveva anche comprato un televisore che le avrebbe fatto compagnia durante i lunghi pomeriggi che lui, invece, passava alla guida del Leoncino per le consegne a negozi e stabilimenti. 
Un giorno Nino ricevette una telefonata da Milano con la quale si preannunciava che la mattina successiva sarebbe arrivato un carico importante, molto più grande dei soliti: infatti, la mattina dopo il Milano arrivò non col solito mezzo da cinquanta quintali, ma con un Novanta a pieno carico. 
L’autista scese e con lui un personaggio in borghese che si qualificò come ispettore della ditta e che aveva sottobraccio un fascio di borderò e di bollette. 
Oltre alle solite dei porti franchi e degli assegnati, aveva con sé anche tante bollette rosa che portavano prestampato, al posto del destinatario, la dicitura Standa. 
Era accaduto che la ditta di Milano avesse acquisito l’esclusiva del trasporto di tutte le merci destinate all’apertura di una nuova filiale di quel grande magazzino: c’era, ad occhio e croce, da sfacchinare il doppio del solito e si cominciò a prendere le dovute misure. 
Un Leoncino avrebbe fatto, ogni giorno, un viaggio verso quella che alla Standa chiamavano riserva e che non era adiacente al negozio, ma molto fuorimano nella zona industriale; vi avrebbe scaricato tutto quello che via via veniva da Milano: c’erano banchi frigoriferi, decine di carrelli di acciaio, scaffali e tutto quanto occorre per far entrare in funzione un supermercato oltre ad un grande magazzino tradi-zionale.. L’operazione durò un paio di settimane, fino a quando cominciarono ad arrivare anche i generi di consumo sia per il grande magazzino, sia per il supermer-cato alimentare. 
Il lavoro si accumulava giorno dopo giorno ed era sempre più difficile continuare a lavorare in cinque, come si era fatto fino ad allora. 
Fare degli straordinari si rendeva necessario, ma il commercialista mise il suo veto perché non era possibile controllarli; infatti, un’azienda così piccola non poteva permettersi il lusso di acquistare un orologio marcatempo. Si pensò di fare un forfait, ma c’era il rischio di cadere nel nero; cosa che non andava bene a nessuno. 
Nino, una sera che non ne poteva più dalla fatica e dalla confusione che si stava moltiplicando a vista d’occhio, sbottò con Impero: 
“Senta: o qui mi mette qualcuno a fianco per registrare tutto questo casino, o io non ce la faccio più e vi arrangiate tutti quanti da soli. Tanto per cominciare, da lunedì mi prendo una settimana di ferie e vedremo cosa succede.” 
La mattina dopo si presentò uno che arrivò in Vespa: disse di chiamarsi Prezzemoli, che era perugino e che era un maestro elementare in pensione. Aggiunse che abitava anche lui in campagna e che era vicino di casa degli Orsini e che non ci avrebbe mes-so molto ad adeguarsi alla situazione. 
Non fu una vera manna dal cielo, ma almeno c’era chi, dopo le istruzioni del caso, poteva dare una mano, almeno per il lavoro più grosso che consisteva nella registra-zione di tutti gli incassi della giornata, degli inevitabili disguidi e rotture e della relativa corrispondenza con i tre corrieri. 
Nino si tenne il compito di andare, come faceva tutte le mattine verso le dieci, ad effettuare i versamenti in banca e di staccare gli assegni per i tre corrieri che davano il lavoro, non dopo aver trattenuto l’aggio che era versato su un altro conto che serviva per i pagamenti vari, ad iniziare dal suo stipendio. Ci scappò anche il tempo di fare un po’ di acquisizione e di portare via due o tre clienti alla concorrenza. 
La minaccia della settimana di ferie aveva funzionato. 
Anche i due ragazzi che fungevano da fattorini cominciarono a dar segni di inquietudine e, tra un moccolo e l’altro, fecero intendere che avevano anche loro il diritto di andare a tirare qualche calcio al pallone come tutti quelli della loro età. 
Anche loro furono affiancati da due tizi erculei d’età già piuttosto avanzata che erano già in pensione dopo avere fatto per una vita i manovali in ferrovia e che venivano anche loro dalla campagna. 
“A loro e a Prezzemoli ci penso io – disse a Nino l’Orsini – al commercialista gli parlerò domani perché siamo a fare delle consegne proprio da quelle parti.” 
Nino rimase contento della risoluzione del caso; cosa che non si verificava da molto tempo, e cioè da quando aveva cominciato a lavorare sul serio dopo aver passato qualche anno a fare il bohémien. 
Aveva lavorato in un primo tempo, ma si trattò di pochi mesi – presso un famoso laboratorio di marmi il cui titolare era amico d’infanzia di suo padre: apprese i primi rudimenti del mestiere di marmista, ma il rapporto si inquinò quando, alla prima busta paga, venne a sapere che la ditta non se la sentiva di metterlo a libro per via dei contributi da pagare. 
Con la sua maturità classica in tasca, c’era poco da star allegri; se almeno avesse saputo stenografare o scrivere a macchina con dieci dita, un posticino in una redazione di un quotidiano qualcuno glielo avrebbe saputo trovare. 
E, invece, niente. 
Non voleva fare il disoccupato e pesare sulle spalle della sua famiglia che non aveva mai navigato nell’oro. Allora si accontentò di rilevare, senza tirar fuori neanche una lira di buonentrata, il recapito-biglietteria di un’autolinea, che il gestore lasciava al più volonteroso che gli fosse capitato sottomano, perché si era messo a fare il barista. 
Furono mesi duri di orari impossibili, di domeniche lavorative e di guadagni all’osso con un aggio sulla vendita dei biglietti e sul paccchettame da far ridere i polli. 
Come se non bastasse, rilievi scritti quasi quotidiani per sciocchezze. Si accorse ben presto che i rilievi costavano addebiti e che l’autolinea ne aveva fatto uno dei suoi punti di forza: addebitava tutto quello che era addebitabile, ad iniziare dalle divise degli autisti e dei fattorini che erano addebitate nella prima busta paga a ragazzi che venivano dal Mugello o dalla piana di Prato ove avevano lasciato la cavezza degli asini per il volante degli autobus o la borsa da bigliettaio. 
Però, fra una chiacchiera e l’altra con quelli della proloco che fantasticavano su programmi di sviluppo turistico, saltò fuori un vecchio sogno dell’ex-gestore ora barista: quello di trasformare quella squallida biglietteria piena di ceste delle verduraie e di valige dei bagnanti in una vera e propria stazione di autobus con tanto di punto di ristoro e sportello dell’EPT per l’accoglienza ai turisti ed il loro smistamento nelle pensioni e negli alberghi che prima o poi sarebbero sorti. 
La dura realtà fu, però, che di soldi non ce n’erano e nessuno avrebbe azzardato una lira nella realizzazione di quel progetto: non solo nessuno ci vedeva l’affare, ma addirittura ci fu chi rispose sdegnato che la zona non avrebbe ma avuto uno sviluppo turistico e che quindi si levasse da rompere le palle. 
Nel frattempo, però, Nino aveva conosciuto molte persone che apprezzavano il suo lavoro ed il suo grandaffare: fra questi quel Giusti che faceva traslochi ed del quale aveva accolto volentieri un cartello pubblicitario che aveva fruttato qualche affare reciproco e che gli presentò Impero. Poi anche un funzionario della Regione che gli aveva consigliato di presentare domanda corredata da curriculum e referenze per un neonato ufficio che doveva organizzare mostre e partecipazioni di artigiani a fiere e saloni nazionali ed internazionali. 
L’autolinea, intanto, cominciava a risentire dello sviluppo della motorizzazione privata, perché i passeggeri erano sempre meno e, di conseguenza, gli affari andavano di male in peggio. Fu deciso dal suo consiglio di amministrazione di tagliare quasi tutto il personale stagionale ed eliminare le biglietterie come quella di Nino, che erano considerate poco più che un lusso se non palle al piede. 
Nino si trovò di punto in bianco in mezzo alla strada senza neanche il benservito; ebbe però la fortuna di rintracciare il Giusti con il conseguente impiego presso la ditta di autotrasporti Orsini Impero e Fratelli, presso la quale lavorò con successo almeno un paio d’anni. 
Fino a quando, dopo un fonogramma ed una serie di test attitudinali superati con successo, fu assunto dalla Regione e dirottato immediatamente all’ufficio mostre del quale gli aveva parlato quel funzionario conosciuto due o tre anni prima. 
Fece per un certo periodo il pendolare, poi si sposò con una brava ragazza impiegata in prefettura e che aveva conosciuto in treno durante i suoi spostamenti quasi quoti-diani. 
Impero, come regalo di nozze, gli fece gratuitamente il trasloco di mobili e masse-rizie e finì che la loro divenne un’amicizia virile che continuò tutti gli anni con gli auguri di Natale e visitine al bar del piemontese tutte le volte che Nino capitava dalle parti dell’Aurelia. 
Una sera Nino e la moglie incontrarono in treno uno che era stato del dazio, e che gli disse: 
“Hai saputo di Impero? E’ morto ierlaltro a Genova. Si è fracassato col suo autotreno 
contro un pilone dell’Elicoidale a Sampierarena per schivare uno che gli aveva tagliato la strada. Si era rimesso a viaggiare per far continuare gli studi al figlio che fa ancora l’università”.

09/03/2011