Vado e Torno

Ciao a tutte/i
su "Vado e Torno" del mese di Novembre c'è un articolo sulle donne in carriera nell'autotrasporto come padroncine e autiste di camion e le leader sindacali presidenti di quelle associazioni che si battono per cambiare il settore. Racconta anche delle prime donne al volante e anche del nostro gruppo e del blog.

 

 Buona lettura!!!!

Un bel video-incontro!!!

Ciao!
Quando torno a casa la prima cosa che faccio è "dar vita" al PC e fare un giro nei siti e canali degli amici… i mestieri possono aspettare…

Stamattina in quello di Alessandro "ecccezionale" ho trovato questo bel video-incontro con la nostra Dany!!! Troppo simpatici!!!
Potevo non postarlo anche qui?
Certo che no!!!
Un salutone a Dany e
Alessandro e buona strada sempre!

Ecco il video: buona visione!!

Tratto da CARRARAONLINE.COM

Giacomo Bezzi
Vi trasmetto un racconto  che narra di un camionista eroe: personaggio realmente vissuto  50 anni fa  e delle persone che aveva intorno, nomi e cognomi cambiati ma il resto vero….

LA VERA STORIA DI ORSINI IMPERO, CAMIONISTA EROE 

Si diedero appuntamento una domenica mattina di maggio a un bar sull’Aurelia: era di un piemontese che era sbarcato da quelle parti perché aveva sposato la sorella di uno che aveva conosciuto da soldato. 
Impero era già lì forse da mezzora, e stava discutendo ad alta voce con uno che si chiamava Mario e che aveva appena acquistato un OM-Tigre. 
“Ma tu non vuoi capire che, sì, sarà anche una bella macchina, ma se avevi comprato un Quarantadue come ti avevo detto io, era come se tu avessi in tasca un assegno circolare. Il Quarantadue te lo puoi rivendere quando ti pare, il Tigre no. Ti ce ne vorrà del tempo, prima che tu riesca a trovare l’amatore!” 
La discussione durò ancora un bel pezzo, poi si rivolse a Nino e disse: 
“Giusto: è lei quel Nino che doveva venire? Perché intanto non prende un caffè?” 
Nino prese il caffè, e, terminata la discussione sul Tigre e sul Quarantadue, finalmente ci furono le presentazioni. 
“Mi ha telefonato Giusti, il suo amico che fa i traslochi e mi ha parlato bene di lei: l’ho fatto venire qua di domenica così, se ci si mette d’accordo, si comincia domani mattina stessa.” 
L’accordo fu presto trovato sia per gli orari sia per la paga, che doveva essere garantita ed a libro, con tanto di marchette. 
Fu così che l’indomani Nino si presentò alle otto nell’ufficietto che avrebbe dovuto essere, per chissà quanto, il suo regno. 
“Una settimana di prova e poi, via!” disse Impero come benvenuto. 
C’era da prendere in mano una situazione un po’ confusa, con un lavoro impiegatizio che comprendeva sia la primanota sia la corrispondenza di servizio per disguidi e disservizi inevitabili in quella mole di lavoro quasi assurda, che lui non avrebbe mai immaginato. Per giunta, c’era da fare anche qualche lettera di offerta scritta con tariffe a quintale ed a scalare, indirizzata a ditte che via via venivano acquisite. 
Orsini Impero era il titolare di un’impresa di trasporti completi che era stato costretto a lasciare un autotreno ai suoi fratelli per un’ernia del disco che lo stava facendo imbestialire tutte le volte che si faceva viva. Si era però riciclato in recapitista di corrieri per la presa e consegna di collettame in una zona piuttosto vasta che com-prendeva diversi comuni della costa. 
Il lavoro maggiore, con una trentina di quintali al giorno di pacchi e pacchetti, cartoni, fusti e casse di ogni bendiddio, glielo passava un gigante di Milano che aveva come caposervizio, nella sua sede di Viale Padova, uno che aveva fatto con Impero la prigionia in Kenia e non lo aveva dimenticato. 
Un’altra decina di quintali li scaricava ogni due o tre giorni un corriere di Genova che trasportava sia parti meccaniche ed elettrodi per i cantieri navali, sia balle di stoccafisso, sacchi di baccalà e caratelli di aringhe per i negozi di alimentari, sia cartoni di whisky e di champagne per i locali notturni della costa. 
Qualcosa, cinque o sei quintali alla settimana di forme di parmigiano e cartoni di pelati, la portava un altro corriere di Parma. 
C’era da lavorare per sei o sette persone, ma il personale subalterno a Impero era composto solo da suo figlio, un bestione alto quasi un metro e novanta, e due ragazzi ancora imberbi ma che sapevano già bestemmiare come turchi. 
Il quartetto, Impero, il figlio e i due ragazzi, era addetto alle consegne a domicilio ed alle prese che giornalmente erano ordinate all’ufficio o telefonicamente, o da ragazzi in bicicletta che si affacciavano al balcone dando gli ordini ricevuti dai loro principali. 
I colli da consegnare erano caricati nel tardo pomeriggio per il mattino successivo su due Leoncini che erano guidati rispettivamente da Impero e da suo figlio, mentre i due ragazzi era fungevano da fattorini: facevano firmare le bolle e le eventuali bollette del dazio ed incassavano gli assegnati versandoli in serata in ufficio per il controllo finale. 
Controllo finale che era sulle spalle di Nino, che stava chiuso tutto il giorno nell’uffi-cietto che aveva come arredo: un tréspolo che aveva la funzione di portetelefono, una scrivania scovata chissà dove per spiegarvi sopra bollette e borderò, e un tavolinetto per la macchina da scrivere e tutta la cancelleria. Due seggiole, delle quali una era occupata dal principale al ritorno dalle prese e consegne, completavano l’arredamento. 
Il telefono suonava molto spesso sia per ordinare prese e chiedere notizie di merce in arrivo, sia per le lamentele sempre all’ordine del giorno per disguidi e rotture che erano inevitabilmente attribuite, con fandonie grosse come case, alla fretta ed alla mole di lavoro. 
La flotta della ditta Orsini Impero e Fratelli era composta da un Ottantadue con rimorchio in dotazione ai fratelli, due Leoncini da 30 quintali per le prese e le consegne quotidiane, ed una millecento con le codine per le consegne urgentissime di pacchi di farmaci e di pizze di pellicole a farmacie e cinematografi della zona. Raramente era usata per gite domenicali fuoriporta. Due biciclette piuttosto arrugginite completavano la flotta: erano in dotazione ai due ragazzi e servivano loro per tornare a casa alla sera e tornare in magazzino la mattina 
Ogni mattina, poi, verso mezzogiorno arrivava il Milano e c’era da scaricare tutto il bendiddio che arrivava dalla Capitale Morale con grande predominanza di detersivi, saponette, liquori ed amari delle case più famose, e dalla Brianza. Dalla zone di Lec-co e di Bergamo ove il gigante milanese aveva filiali, arrivavano casse di viti, bulloni, dadi e rubinetti, rotoli di reti metalliche e funi d’acciaio: tutta merce che faceva peso e quintali a bizzeffe. 
Ogni due o tre giorni arrivava il Genova con la sua merce ritirata in Darsena ed i suoi colli puzzolenti degli stoccafissi, del baccalà e delle aringhe che davano tanto lavoro nell’autunno e nel periodo prenatalizio, come i liquori e degli spumanti esteri che andavano forte anche d’estate. 
Una volta la settimana, invece, arrivava il Parma con le altre sue delizie. 
La merce veniva scaricata in ribalta divisa per zone di consegna, e non era raro il caso che anche Nino desse una mano agli altri e si mettesse alla carretta per qualche lavoretto urgente. Il suo lavoro manuale di scaricatore di complemento era molto apprezzato da tutti, e premiato con caffè corretti d’inverno e gelati d’estate. 
La settimana di prova passò in un battibaleno ed, il sabato, prima dell’arrivederci al lunedì successivo, arrivò l’assunzione definitiva celebrata nel bar del piemontese con una bevuta generale: succhi di frutta per i ragazzi, ed un vermuttino a testa per gli adulti. 
Orsini Impero era un omone grande e grosso, dal viso rubizzo e dai capelli corti e brizzolati, con delle braccia che sembravano tronchi d’albero: se avesse dato un cazzotto ad un toro, lo avrebbe spedito al sanatorio. Unica concessione alla vanità, un paio di baffetti alla Clark Gable che lo facevano piacere alle donne. 
Ma aveva altro da fare che andare a donne: anzi era della massima monogamia ado-rando sua moglie che gli aveva dato due figli. Uno era quello che lavorava con lui e che aveva appena fatto le scuole dell’obbligo; l’ altro era andato così bene a scuola che, una volta presa la maturità, si era iscritto all’università: medicina. 
Il padre di Orsini Impero e dei suoi fratelli era stato un oste della piana che, nell’in-tervallo tra una guerra e l'altra, aveva capito che il futuro era nei motori. Quindi, invece di farli studiare, aveva imposto ai tre figli la patente di guida C perché tutti quanti potessero guadagnare onestamente facendo i camionisti. 
Mestiere che fece anche Impero fino a che non fu richiamato e inviato in Abissinia nel Genio Autieri: ma la guerra su quel fronte terminò subito con la sconfitta del Regio Esercito e l’inutile resistenza sull’Amba Alagi. Furono tutti catturati dagli inglesi e spediti in Kenia, ove Impero conobbe il milanese che ora era caposervizio di quel gigante del trasporto a collettame che gli procurava tanto lavoro ed un certo benessere. 
Prima di mettersi nel campo dei recapiti di corrieri, Impero aveva continuato a fare il camionista ed aveva anche un discreto portafoglio di clienti che pagavano come banche. Cosa che gli aveva permesso di acquistare altri due autotreni che faceva guidare dai suoi fratelli, ed assumere anche alcuni camionisti disoccupati. 
Uno di questi, appena assunto e non ancora in regola con i contributi, face un disa-stro: precipitò in un burrone lungo la strada del Bracco, si ferì gravemente e tutto il carico di lastre di marmo pregiato diretto ad un famoso marmista che lavorava molto per la curia genovese andò in frantumi. 
Per il carico e la macchina ci pensò l’assicurazione: per l’operaio, invece, ci pensaro-no l’INPS e l’INAIL che denunciarono Impero per il non aver assicurato il dipen-dente e lo fecero fallire. 
Iniziarono anni di magra e fu sfiorata la miseria. Venduti due autotreni al miglior offerente e mandati i due fratelli a lavorare sotto padrone, non restava ad Impero che ricominciare daccapo, con anni passati alla guida dell’Ottantadue con rimorchio e con carichi completi neanche tanto remunerativi. Fino a che, alla ricerca di un ritorno da Milano, capitò ad Impero di accettare non un completo, ma bensì un carico di collettame: trecento quintali di pacchi e pacchetti, bidoni e fusti, casse e cartoni, da recapitare alla filiale di Roma del gigante milanese. Il carico glielo aveva procurato l’amico conosciuto in Kenia vent’anni prima e ritrovato a Milano a gridare ordini ed improperi a tutti nel piazzale di Viale Padova. 
Fu l’inizio della fine della miseria. 
Orsini andò ad abitare in campagna, in una casa che aveva davanti a sé un’aia dove la moglie, tutte le domeniche, sciorinava al sole, insieme al bucato, la tuta di Impero che aveva lavato col sapone e strizzato con tutta la forza che aveva nelle braccia. 
Impero le aveva anche comprato un televisore che le avrebbe fatto compagnia durante i lunghi pomeriggi che lui, invece, passava alla guida del Leoncino per le consegne a negozi e stabilimenti. 
Un giorno Nino ricevette una telefonata da Milano con la quale si preannunciava che la mattina successiva sarebbe arrivato un carico importante, molto più grande dei soliti: infatti, la mattina dopo il Milano arrivò non col solito mezzo da cinquanta quintali, ma con un Novanta a pieno carico. 
L’autista scese e con lui un personaggio in borghese che si qualificò come ispettore della ditta e che aveva sottobraccio un fascio di borderò e di bollette. 
Oltre alle solite dei porti franchi e degli assegnati, aveva con sé anche tante bollette rosa che portavano prestampato, al posto del destinatario, la dicitura Standa. 
Era accaduto che la ditta di Milano avesse acquisito l’esclusiva del trasporto di tutte le merci destinate all’apertura di una nuova filiale di quel grande magazzino: c’era, ad occhio e croce, da sfacchinare il doppio del solito e si cominciò a prendere le dovute misure. 
Un Leoncino avrebbe fatto, ogni giorno, un viaggio verso quella che alla Standa chiamavano riserva e che non era adiacente al negozio, ma molto fuorimano nella zona industriale; vi avrebbe scaricato tutto quello che via via veniva da Milano: c’erano banchi frigoriferi, decine di carrelli di acciaio, scaffali e tutto quanto occorre per far entrare in funzione un supermercato oltre ad un grande magazzino tradi-zionale.. L’operazione durò un paio di settimane, fino a quando cominciarono ad arrivare anche i generi di consumo sia per il grande magazzino, sia per il supermer-cato alimentare. 
Il lavoro si accumulava giorno dopo giorno ed era sempre più difficile continuare a lavorare in cinque, come si era fatto fino ad allora. 
Fare degli straordinari si rendeva necessario, ma il commercialista mise il suo veto perché non era possibile controllarli; infatti, un’azienda così piccola non poteva permettersi il lusso di acquistare un orologio marcatempo. Si pensò di fare un forfait, ma c’era il rischio di cadere nel nero; cosa che non andava bene a nessuno. 
Nino, una sera che non ne poteva più dalla fatica e dalla confusione che si stava moltiplicando a vista d’occhio, sbottò con Impero: 
“Senta: o qui mi mette qualcuno a fianco per registrare tutto questo casino, o io non ce la faccio più e vi arrangiate tutti quanti da soli. Tanto per cominciare, da lunedì mi prendo una settimana di ferie e vedremo cosa succede.” 
La mattina dopo si presentò uno che arrivò in Vespa: disse di chiamarsi Prezzemoli, che era perugino e che era un maestro elementare in pensione. Aggiunse che abitava anche lui in campagna e che era vicino di casa degli Orsini e che non ci avrebbe mes-so molto ad adeguarsi alla situazione. 
Non fu una vera manna dal cielo, ma almeno c’era chi, dopo le istruzioni del caso, poteva dare una mano, almeno per il lavoro più grosso che consisteva nella registra-zione di tutti gli incassi della giornata, degli inevitabili disguidi e rotture e della relativa corrispondenza con i tre corrieri. 
Nino si tenne il compito di andare, come faceva tutte le mattine verso le dieci, ad effettuare i versamenti in banca e di staccare gli assegni per i tre corrieri che davano il lavoro, non dopo aver trattenuto l’aggio che era versato su un altro conto che serviva per i pagamenti vari, ad iniziare dal suo stipendio. Ci scappò anche il tempo di fare un po’ di acquisizione e di portare via due o tre clienti alla concorrenza. 
La minaccia della settimana di ferie aveva funzionato. 
Anche i due ragazzi che fungevano da fattorini cominciarono a dar segni di inquietudine e, tra un moccolo e l’altro, fecero intendere che avevano anche loro il diritto di andare a tirare qualche calcio al pallone come tutti quelli della loro età. 
Anche loro furono affiancati da due tizi erculei d’età già piuttosto avanzata che erano già in pensione dopo avere fatto per una vita i manovali in ferrovia e che venivano anche loro dalla campagna. 
“A loro e a Prezzemoli ci penso io – disse a Nino l’Orsini – al commercialista gli parlerò domani perché siamo a fare delle consegne proprio da quelle parti.” 
Nino rimase contento della risoluzione del caso; cosa che non si verificava da molto tempo, e cioè da quando aveva cominciato a lavorare sul serio dopo aver passato qualche anno a fare il bohémien. 
Aveva lavorato in un primo tempo, ma si trattò di pochi mesi – presso un famoso laboratorio di marmi il cui titolare era amico d’infanzia di suo padre: apprese i primi rudimenti del mestiere di marmista, ma il rapporto si inquinò quando, alla prima busta paga, venne a sapere che la ditta non se la sentiva di metterlo a libro per via dei contributi da pagare. 
Con la sua maturità classica in tasca, c’era poco da star allegri; se almeno avesse saputo stenografare o scrivere a macchina con dieci dita, un posticino in una redazione di un quotidiano qualcuno glielo avrebbe saputo trovare. 
E, invece, niente. 
Non voleva fare il disoccupato e pesare sulle spalle della sua famiglia che non aveva mai navigato nell’oro. Allora si accontentò di rilevare, senza tirar fuori neanche una lira di buonentrata, il recapito-biglietteria di un’autolinea, che il gestore lasciava al più volonteroso che gli fosse capitato sottomano, perché si era messo a fare il barista. 
Furono mesi duri di orari impossibili, di domeniche lavorative e di guadagni all’osso con un aggio sulla vendita dei biglietti e sul paccchettame da far ridere i polli. 
Come se non bastasse, rilievi scritti quasi quotidiani per sciocchezze. Si accorse ben presto che i rilievi costavano addebiti e che l’autolinea ne aveva fatto uno dei suoi punti di forza: addebitava tutto quello che era addebitabile, ad iniziare dalle divise degli autisti e dei fattorini che erano addebitate nella prima busta paga a ragazzi che venivano dal Mugello o dalla piana di Prato ove avevano lasciato la cavezza degli asini per il volante degli autobus o la borsa da bigliettaio. 
Però, fra una chiacchiera e l’altra con quelli della proloco che fantasticavano su programmi di sviluppo turistico, saltò fuori un vecchio sogno dell’ex-gestore ora barista: quello di trasformare quella squallida biglietteria piena di ceste delle verduraie e di valige dei bagnanti in una vera e propria stazione di autobus con tanto di punto di ristoro e sportello dell’EPT per l’accoglienza ai turisti ed il loro smistamento nelle pensioni e negli alberghi che prima o poi sarebbero sorti. 
La dura realtà fu, però, che di soldi non ce n’erano e nessuno avrebbe azzardato una lira nella realizzazione di quel progetto: non solo nessuno ci vedeva l’affare, ma addirittura ci fu chi rispose sdegnato che la zona non avrebbe ma avuto uno sviluppo turistico e che quindi si levasse da rompere le palle. 
Nel frattempo, però, Nino aveva conosciuto molte persone che apprezzavano il suo lavoro ed il suo grandaffare: fra questi quel Giusti che faceva traslochi ed del quale aveva accolto volentieri un cartello pubblicitario che aveva fruttato qualche affare reciproco e che gli presentò Impero. Poi anche un funzionario della Regione che gli aveva consigliato di presentare domanda corredata da curriculum e referenze per un neonato ufficio che doveva organizzare mostre e partecipazioni di artigiani a fiere e saloni nazionali ed internazionali. 
L’autolinea, intanto, cominciava a risentire dello sviluppo della motorizzazione privata, perché i passeggeri erano sempre meno e, di conseguenza, gli affari andavano di male in peggio. Fu deciso dal suo consiglio di amministrazione di tagliare quasi tutto il personale stagionale ed eliminare le biglietterie come quella di Nino, che erano considerate poco più che un lusso se non palle al piede. 
Nino si trovò di punto in bianco in mezzo alla strada senza neanche il benservito; ebbe però la fortuna di rintracciare il Giusti con il conseguente impiego presso la ditta di autotrasporti Orsini Impero e Fratelli, presso la quale lavorò con successo almeno un paio d’anni. 
Fino a quando, dopo un fonogramma ed una serie di test attitudinali superati con successo, fu assunto dalla Regione e dirottato immediatamente all’ufficio mostre del quale gli aveva parlato quel funzionario conosciuto due o tre anni prima. 
Fece per un certo periodo il pendolare, poi si sposò con una brava ragazza impiegata in prefettura e che aveva conosciuto in treno durante i suoi spostamenti quasi quoti-diani. 
Impero, come regalo di nozze, gli fece gratuitamente il trasloco di mobili e masse-rizie e finì che la loro divenne un’amicizia virile che continuò tutti gli anni con gli auguri di Natale e visitine al bar del piemontese tutte le volte che Nino capitava dalle parti dell’Aurelia. 
Una sera Nino e la moglie incontrarono in treno uno che era stato del dazio, e che gli disse: 
“Hai saputo di Impero? E’ morto ierlaltro a Genova. Si è fracassato col suo autotreno 
contro un pilone dell’Elicoidale a Sampierarena per schivare uno che gli aveva tagliato la strada. Si era rimesso a viaggiare per far continuare gli studi al figlio che fa ancora l’università”.

09/03/2011

Una legge per… Omicidio stradale

Ciao Lady
a qualcuno di voi forse il nome Mauro Tedeschini ricorda qualcosa… ; ora dirige LA NAZIONE e tramite essa lancia un appello per raccogliere firme per introdurre il reato di Omicidio Stradale , e fin qui più che onorevole gesto, pubblico volentieri il testo:
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Firenze, 23 agosto 2011 – POCHE storie: al rientro dalle ferie i nostri parlamentari ci devono dire se vogliono o no la legge sull’omicidio stradale, che punisca in modo adeguato chi uccide guidando ubriaco o drogato. Ma per mettere onorevoli e senatori con le spalle al muro, occorre che la proposta di legge, promossa dall’Associazione Lorenzo Guarnieri, da Asaps e Associazione Gabriele Borgogni di Firenze, arrivi a 50 mila firme. Ecco perché da oggi, 
e fino al raggiungimento dell’obiettivo, sulla prima pagina de La Nazione, pubblicheremo il numero delle adesioni raggiunte: il traguardo è vicino, ma serve uno sforzo da parte di tutti per arrivarci nel minor tempo possibile.

Quello che mi lascia perplessa è che probabilmente, i nostri politici,  saranno capaci di trovare un modo per discriminarci anche sulla "carta"!!! 

23-24/07 Raduno Tuttomotori a Sossano

Dopo un paio anni di assenza è tornato a Sossano la voglia di ritrovarsi e far festa. A organizzare l'evento ci ha pensato Tuttomotori e Tony "sottaceto" (perchè prima di andare in pensione trasportava i sottaceti della Coelsanus :-)) per riunire camion ma anche trattori agricoli e macchine d'epoca e accessoriate (car tuning).Il tempo non ha favorito l'aratura dei trattori agricoli come da programma, tuttavia c'è stata una discreta partecipazione dei mezzi oltre a vari simpatizzanti della zona. Ho portato il mio volvetto che faceva compagnia a un turbostar anche lui adibito al settore avicolo, oltre ad un gruppo di 15 camion bene ordinati. Non sono mancati i servizi di ristorazione da parte della trattoria La Baita con un'atmosfera di allegria con buona musica anni 60 e 70 oltre a cover Nomadi la domenica. E' stato un raduno di piccole dimensioni ma molto apprezzato perchè non sempre fare grandi numeri porta ad avere grandi meriti. E' più interessante sentirsi partecipi di un evento in cui ti senti a casa, con attorno tante persone che magari non vedevi da tempo e un bicchiere e delle risate rende molto di più che tante chiacchiere e poca sostanza. Pertanto auguro che questo sia il primo di altri numerosi raduni dove la semplicità vince sopra tutto.

BUON VIAGGIO VITTORIO

Ciao Lady
oggi è uno di quei giorni in cui mi rendo conto di quanto sia impegnativo questo lavoro, quanto i nostri movimenti siano limitati da orari imposti da altri e noi ci dobbiamo adattare, in sostanza, avrei voluto essere a Grisignano ad accompagnare Vittorio nel suo ultimo viaggio terreno e invece sono qui a calcolare quante ore mi brucio oggi e quante ne mancano prima di ripartire. Non è un piagnisteo di circostanza, mi è successo tantissime volte di mancare a qualcosa a cui avrei voluto partecipare, non sarà ne la prima ne l'ultima, ma rattrista ugualmente, anche se so che Vittorio sarà accompagnato da tanti amici, che i suoi familiari lo coccoleranno fino all'ultimo istante possibile, che la mia presenza non avrebbe cambiato nulla, ora avrei voluto essere un'unità in più in quella folla… ti accompagneranno lacrime e occhi lucidi, perchè ti facevi voler bene, con la naturalezza delle persone in gamba… 

Ero partita presto per provare ad esserci e man mano che cresceva la consapevolezza di non riuscire con i tempi, saliva un nodo in gola, una tristezza silenziosa, così ora parcheggiato il mio Titty decido di partecipare ugualmente, scrivendo nel momento in cui a tanti km di distanza c'è il funerale, e immagino di essere in un angolo ad ascoltare il rito funebre e le parole con cui ti salutano amici e parenti.

Ieri consultandoci tra noi abbiamo sospeso momentaneamente l'attività del Blog, per rispetto al dolore di chi ti vuole bene, ma ripensandoci ora non sono più sicura che sia stata la scelta giusta, ricordo che eri il primo a dire che non si deve occuparsi delle persone dopo che sono morte ma quando sono vive, che la ruota della vita è imprevedibile e non si sa mai chi e quando si porta via… ricordo che abbiamo parlato tante volte di persone scomparse, non per macabro istinto, ma per via del Monumento e di come i camionisti morti non facciano notizia, di come la società dimentica un ingranaggio vitale del proprio moto e tu mi hai detto che un sorriso rende bella anche una persona brutta, di come le famiglie devono continuare a vivere nonostante l'"ala" spezzata, e vivere anche per chi ora si può solo ricordare…  dicevi di non smettere mai di cercare di dare un volto umano " al Camionista" e che ogni occasione poteva essere buona, tanti piccoli passi per un lungo cammino… come cerchiamo di fare noi per i nostri piccoli progetti e come stanno facendo i Belli & Budelli per il Monumento, che… Sarà anche il tuo Monumento quando sarà realizzato.
images Sarà anche per te che ricominceremo subito ad esprimere i nostri pensieri per cui ci hai fatto i complimenti tante volte; sarà per continuare la strada intrapresa e che tu hai condiviso fino ad ora, incoraggiandoci quando ci vedevi demotivate e facendoci i complimenti per ogni piccolo traguardo, sarà solo un pò più dura, sapendo che non sarai al nostro fianco…
63669_1450678036957_1533426760_30938771_7971793_n Quanto ci mancheranno i tuoi corteggiamenti, a tutte, indistintamente, perchè dicevi che eravamo una forza della natura, invece noi la nostra forza la prendevamo anche da Te, dalle tue parole e dai tuoi sorrisi.
Ti voglio ringraziare, per le volte che ci hai raggiunte, anche quando la salute era precaria, solo per stare in nostra compagnia, non per una simpatia mirata a una sola di noi, ma per l'affetto che riservavi a tutte le Lady Truck indistintamente, come ci hai insegnato che non conta da che provincia si arriva e cosa si guida ma cosa si porta nel cuore.

Ti voglio ricordare sorridente, a far battute per tirare su il morale a chi li ora starà piangendo, ti voglio ricordare che racconti gli anni passati con tua moglie a tirar su bravi ragazzi, voglio ricordarti quando orgoglioso mi dicevi che stavi per diventare ancora nonno… Ti rivedo in campo in maglia "rosa" insieme ai nostri Fans, ridendo con Paolo  e tutti gli altri…Ti rivedo in tanti flash, ricordi di un'amicizia sincera e leale, e… così voglio ricordarti. Ti chiedo scusa se non ti ho potuto salutare ma ti porterò nel cuore, in viaggio con me, sempre, e anche le lady truck che hanno avuto l'occasione di conoscerti.

Non so cosa ci sia nell'aldilà, ma so che incontrerai tante persone che già conosci e voglio pensare che farai battute spiritose per far loro compagnia,  quella che mancherà a noi;so che veglierai sulla tua bella famiglia , che sorriderai alle Lady Truck a cui hai riservato tanto affetto. GRAZIE del tuo Affetto e…

 

per questo lungo viaggio…Buona Strada VITTORIO!!!

Donne & camion… from Italy….

Ciao a tutti…
negli ultimi giorni i media hanno parlato delle donne camioniste, vi segnalo due cose:

Questo articolo apparso su "La ventisettesima ora" blog al femminile del "Corriere della sera.it", si intitola "La normalità di essere camioniste" ed è dedicato a Cinzia Franchini, nuovo presidente della Fita-Cna…c'è anche il link del nostro blog…Grazie!!!

Testata

Cinzia Franchini, 39 anni, presidente della Fita-Cna, l’associazione degli autotrasportatori
lug
07

Il problema più difficile della giornata: Che cosa faccio per cena?

La normalità di essere camioniste
E leader


Il leader dei camionisti italiani è donna.

Cinzia Franchini, 39 anni, da qualche giorno è la nuova presidente della Fita-Cna, l’associazione degli autotrasportatori più rappresentativa (circa 35 mila iscritti sul totale di 110 mila proprietari di un mezzo pesante). Subentra a Daniele Cassi, dopo un duro confronto interno sull’accordo firmato l’anno scorso dalla categoria e dal governo. Adesso Cinzia si prepara a chiedere la revisione dell’intesa, nel frattempo diventata legge: “Non ha dato i benefici attesi, anzi, i costi sono diventati ancora più pesanti”. Intanto, la prima iniziativa da presidente: “Una grande manifestazione trasversale all’intero mondo del trasporto, per protestare contro l’aumento indiscriminato dell’accisa (il prelievo fiscale sul carburante ndr). Stiamo studiando cosa fare, ma di sicuro non ci saranno blocchi stradali. Penso a qualcosa di molto colorato, in un clima pacifico”.

La nomina di Cinzia non è una nota di colore. Parole sue:

“Siamo ben oltre il folclore”.

 

 Cifre ufficiali non ce ne sono, ma si stima che le donne camioniste siano tante (vedere articolo pubblicato dal Corriere della Sera venerdì 12 marzo 2010). Almeno una su dieci, secondo i calcoli di Angiolina Mignolli, 51 anni, vice presidente vicario della Fita, negli ultimi mesi su posizioni politiche opposte a quelle di Cinzia.

La “normalità di “essere camioniste”

 è il principio ispiratore di alcuni gruppi di base, che stanno guadagnando visibilità sulla Rete. Il blog di riferimento è “Buonastrada”, curato da “Ladytrack”, pseudonimo di Gisella Corradini, 41 anni di Fiorano Modenese, scuola professionale e in tasca la patente D (abilitazione a guidare pullman e camion). Sul “blog” di “Ladytrack” si trovano chiacchiere innocue mescolate con analisi di grande spessore sul mercato dell’autrasporto, a cominciare dalle insidie del “dumping”, l’offerta di servizi sottocosto alimentata dai camionisti dell’Est. E, naturalmente, storie come quella della neo-presidente.

Alle 5 di ogni mattina (alle 6 quando va bene) Cinzia ha già messo in moto il suo furgone bianco e blu. Guida per 400-500 chilometri, trasportando merci classificate “pericolose”, poi alle otto di sera torna nella sua casa di Modena per affrontare quello che considera

“il problema più difficile della giornata”. “Che cosa faccio per cena”?

Ha sposato un “padroncino”, un camionista-imprenditore, titolare di una piccola società. Cinzia lo racconta così:

“Quando l’ho conosciuto avevo preso il diploma delle magistrali. Ma ho deciso liberamente di condividere il suo lavoro. E oggi sono sua moglie, sua socia e ora anche il suo presidente. Comunque il nostro rapporto è rimasto identico. Quando può mi dà una mano a cucinare anche se se i suoi orari sono molto pesanti”.

Ma anche Cinzia non scherza. La sua agenda è fitta come quella di un ministro. Due giorni alla settimana a Roma, per gli incontri con i rappresentanti del governo o della “committenza”, cioè Confindustria e Confetra, vale a dire chi produce e poi mette le merci sui camion. Il fine settimana è bruciato: in giro per l’Italia per assemblee e dibattiti con gli associati della Fita. Restano tre giorni, da passare in furgone sulle strade del Centro-Nord, la sua area di competenza aziendale.

La differenza è che nel carnet di Cinzia, le bolle di accompagnamento delle merci si confondono con le tabelle fiscali preparate dagli esperti della Cna e con i post-it pieni di punti esclamativi (“detersivo”, “tintoria”, “bollette”).

Lavoro-vita pubblica-casa. C’è altro? La risposta di Cinzia è una mail autobiografica “chiavi in mano”. Sarebbe un peccato cambiare anche solo una virgola:

“Cinzia Franchini: 39 anni

Figlia unica: papà modenese, mamma abruzzese.

Non ho figli.

Quando non lavoro amo trascorrere più tempo possibile a casa mia insieme a mio marito e al mio adorato gatto Romeo.

Ho altri 3 gatti in ufficio: come avrai capito amo molto i gatti.

Mi piace leggere: i miei scrittori preferiti sono Isabel Allende e Jorge Amado. In questo momento sto leggendo, in contemporanea, l’ultimo libro (incuriosita dal soggetto) di Matteo Renzi e “Lettera a un bambino mai nato” della Fallaci.

Non amo cucinare, approfitto molto della disponibilità di mia madre che invece è molto brava.

Non mi piace fare la spesa. Mi piace avere la casa in ordine (mi piace l’ordine in generale).

Quando posso, anche se sono molto pigra, vado in palestra. Mi piace molto camminare e andare in bicicletta.

Adoro i posti poco frequentati. Mi piace molto il mare e mi mancherebbe la nebbia.

Amo andare a teatro, mentre vado raramente al cinema.

Guardo la tv: il Tg della 7 è il mio preferito, per il resto prevalentemente programmi d’ informazione e qualche fiction.

Ascolto frequentemente musica: i miei preferiti sono i cantautori italiani.

Ho pochi amici selezionati.

L’ultimo viaggio: Madrid, Toledo e Costa Blanca. Vado spesso in Sicilia perché mi piace da morire.

In giro per l’Italia non resisto alla tentazione di entrare in cantina ad acquistare vini: i miei preferiti sono i rossi (per la disperazione di mio marito perché spendo molto!).

Amo acquistare vestitini e borse anche se poi appena posso vesto sportiva e indosso scarpe da ginnastica.

Vado molto poco dalla parrucchiera: recentemente ne ho individuata una che mi piace perché velocissima, non mi fa perdere tempo.”

E poi da Canale 5…..

http://www.video.mediaset.it/video/tg5/full/234472/edizione-ore-2000-del-7-luglio.html#tf-s1-c1-o1-p2

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A questo indirizzo corrisponde l'edizione  serale del 7 luglio del TG5  in cui hanno fatto un servizio (dal 30° minuto) sempre su Cinzia Franchini, hanno parlato del film "Teresa" di Dino Risi, hanno nominato il blog Buona Strada e dato la parola anche a Katia Benazzi di Ferrara.  Bello!!!!
La parte di telegiornale che  riguarda le camioniste inizia più o meno al 30° minuto…. ho fatto qualche foto..

Cinzia FranchiniCinzia Franchini, 39 anni, camionista da 20 anni! Ora nuovo presidente della Fita-CNA…

Teresa Serena Grandi (1)

Serena Grandi in "Teresa" di Dino Risi, per dire: "Mestieri, anche donne alla guida dei TIR"

Katia Benazzi 2 (2)

Katia Benazzi, ferrarese, camionista da 3 anni…

Katia Benazzi 2 (1)

…simpaticamente consiglia, per chi affronta lunghi viaggi, di non dimenticarsi mai: "…un cambio, un asciugamano, uno spazzolino da denti e soprattutto un paio di ciabatte, perchè la vita è un pochino dura su questi mezzi qua…"
Grandi colleghe!!! Buona strada a tutte sempre!!!

BUONA STRADA a DINO

Ciao  Lady

torno sul blog dopo un periodo d'assenza e avrei voluto scrivere di cose belle… invece ho il magone alla gola perchè non mi vengono le parole per salutare un amico che ci ha sempre incoraggiato e sostenuto. Come l'ultima volta che l'ho visto, in occasione della Sfilata organizzata dall'HTT…

Lo ricordo seduto a tavola che mi parla sorridente, che m'incoraggia a non dar credito a chi giudica perchè guidato da invidia, mi esorta a continuare per la mia strada seguendo la strada del cuore…

Dice che il bello del nostro gruppo sono la nostra semplicità, le nostre facce trasparenti, le nostre emozioni trasmesse e i nostri sorrisi… Elda a rappresentare tutte, con la vitalità e la grinta dei veneti…
 

Mi prende in giro perchè sbadatamente mi sono rovesciata addosso il vassoio con la grigliata e ho macchiato i pantaloni, come una bambina…
Mi racconta di una storia d'amore nata tra due persone per lui importanti… dimostrando tanta sensibilità; ma allo stesso tempo determinato a sostenere un'opinione il momento in cui si presenta un spiacevole  equivoco tra i presenti… e la serata continua… una persona unica, sotto questo aspetto, c'è il momento per i chiarimenti e quello per far festa, mischiarli crea solo confusione e non va bene, dice.
Le rassicurazioni, quando stupite abbiamo aperto una busta con dentro delle banconote per le nostre iniziative, da parte di un camionista che non aveva voluto essere presente:"Non preoccupatevi, ha voluto così, una scelta, si fida e vi ammira!", ma poi si da da fare per farci avere il numero di telefono e possiamo chiamare e ringraziare.

Al momento dei saluti, tante raccomandazioni e un arrivederci ad Agosto… ma non ci rivedremo, purtroppo, ogni volta manca qualcuno…
Vorrei parlare di lui, come persona, come uomo che ha vissuto la sua vita nel mondo dell'autotrasporto, ma non so praticamente nulla, se non qualche episodio raccontato ai raduni… Vorrei poter dire tante cose, invece mi viene solo in mente quando parlava delle persone che erano venute a mancare dalla ditta con la voce tremante…
Anche a questo servono queste pagine, a non far sentire che trema la voce…a salutare da kilometri di distanza chi ha condiviso momenti di spensieratezza, ad abbracciare virtualmente chi gli ha voluto bene, chi ha lavorato con lui e magari ci ha anche discusso, ma ora è triste… perchè per tanti, ROMAGNA  trasporti è sinonimo di famiglia, e come tale vive il dolore… L'ha portato via una strada in quello che doveva essere un momento di gioia… ma sarà sempre con noi, con  il suo sorriso e la sua imponente voce…

Ovunque tu sia ora… BUONA STRADA DINO
 

La Strada di …. Luciano Corti

 Ciao lady

     Da un po’ di tempo abbiamo conosciuto Luciano Corti, è un fotografo toscano che si è prefisso di realizzare un servizio su di noi, con il suo stile personale; qualcuna di voi l’ha conosciuto e altre lo conosceranno a breve, le nostre strade si sono incrociate, quasi per caso…; ma ognuna di voi fosse interessata può contattarlo direttamente, senza che si perda tempo ed energie in passaggi che non porterebbero a niente… non conosciamo le rispettive disponibilità… basta scrivere: sono una Lady Truck e capirà a quale progetto siete interessate…
 
[email protected]luciano corti
 
Intanto io pubblico il testo con cui è stato valutato e direi apprezzato da persone competenti nel campo della fotografia, con un pizzico di sano orgoglio, anche per noi Lady Truck che rimaniamo sempre al nostro volante, nonostante i complimenti, solo con un sorriso in più…
Non siamo noi a poter esprimerci sulla sua professionalità o creatività, abbiamo solo condiviso un percorso… e trovato un amico in più…
 
Ringrazio chi ha sacrificato tempo e privacy… e chi ha avuto anche disagi e disavventure…
 
Il reportage svolto ci ha commosso per l' attenzione e il profondo rispetto con il quale il fotografo si è saputo muovere e che ha trasmesso grazie alle immagini.
Un approccio fotografico cauto, attento alla sensibilità femminile e di assoluto rigore formale conferisce al lavoro svolto  una grande umanità.

     BUONA STRADA, non solo quella professionale, a  Luciano!!!

"Faccio il camionista", un libro di Fabrizio Piras


Oggi vi parlo di un libro…
Si, lo so, ne hanno già scritto lo scorso anno sui giornali di settore, ma… io prima di parlare di qualcosa devo “conoscerla”!!
Cosi l’avevo visto, ma non lo trovavo nelle librerie, poi mi è passato di mente, presa tra mille impegni e la strada da fare.
L’altra settimana, navigando per il web, mi è passato di nuovo davanti: “Faccio il camionista”  di Fabrizio Piras, ho visto che si poteva ordinarlo nelle librerie online, e con l’aiuto di my brother, (perché io li sono una frana) ne ho ordinate due copie. Era sabato. Mercoledì c’era già il pacco ad aspettarmi, consegnato grazie alla tempestività del trasporto su gomma. Come scrive giustamente lui, ogni cosa che noi abbiamo, ce l’abbiamo perché un camion l’ha trasportata. Anzi, un camionista! Anche il suo libro…
Cosi ho cominciato a leggerlo, assaporando le sue parole, condividendo gran parte dei contenuti, le cose che ogni giorno si vivono su strada, la passione, l’essere camionisti dentro, che se non lo sei non duri (e questa è la vera regola!) , l’ironia con cui descrive le situazioni, cogliendo però sempre  il punto della questione. Su qualcosa non ero d’accordo, ma forse perché di generazioni diverse, e per me il “camionaro” è sempre stato semplicemente  il “camionista” nel gergo CB. Anche se devo dire che la sua distinzione ci sta bene. O forse col tempo qualcosa è veramente cambiato anche nel significato della parola.
Le strade d’Italia, tutte accumunate dallo stesso essere “disastrate”…
La solitudine in cabina, la notte, quelle notti che ti chiedi “Cosa ci faccio qui? Chi me lo fa fare…mentre tutti gli altri dormono?”…
Le conversazioni al CB…sembra di sentirle le voci…e il famoso vocabolario delle parolacce da cui spesso attingiamo nelle discussioni…
I puffi, i nostri nemici-amici….
Gli incidenti, quel sapere che parti e non se tornerai…
Il nord est…i colleghi dell’est…la concorrenza dell’est…
E tanti altri capitoli che scorrevano sotto i miei occhi, mi sembrava di leggere nero su bianco tutte le cose di cui parliamo ogni giorno tra noi camionari/camionisti…
 
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L’ho letto con calma, l’ho anche riletto al telefono ad amici…
Ho voluto gustarlo dalla prima all’ultima parola. Finalmente un libro che ci racconta dal di dentro, dalla cabina di un camion, con gli occhi di chi vede la strada dall’alto e sa cosa vuol dire affrontarla ogni giorno e riuscire a farsela amica.
Io ve lo consiglio. Lo consiglio a chi è del mestiere perché ci si riconoscerà, in tutto od in parte, e soprattutto lo consiglio a chi vuol “capire” qualcosa di quelle persone che stanno sedute dentro un camion, lo guidano, lo vivono, lo amano. Quelle persone che ogni giorno trasportano tutto quello di cui la società moderna ha bisogno.
Buona lettura e buona strada a tutti!!

Dimenticavo, c'è anche questo video, la prima parte è un narrato, poi c'è una sua intervista…

 

Buona strada a Fabrizio e al suo libro!!!