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Posts Tagged "pink road"

Una collega racconta

In questo video di K44 RISPONDE, “Gli autisti in area di sosta: cosa cercano, cosa trovano“, c’è anche la testimonianza di una collega che fa l’internazionale e racconta la sua esperienza, le differenze tra Italia e paesi europei per quanto riguarda i servizi offerti dalle aree di servizio. lei si chiama Diana Danila, questo è il link del video:

 

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Laura e lo scarico del camion!

 

Torno a postarvi un racconto di Laura, sempre dal blog di TIMO.COM, questa volta ci parla dello scarico… o meglio dell’attesa allo scarico, chi non si è mai sentito dire:”  Aspetta fuori, ti chiamiamo noi?”

Per sdrammatizzare le lunghe attese cosa c’è di meglio di una buona lettura?

Questo è il link:

https://www.timocom.it/blog/lo-scarico-infernale-tragedia-autotrasportatore?siamocarichi

E questo è l’inizio del racconto, per completare la lettura dovrete andare sulla pagina ufficiale di TIMO.COM

 

Siamo Carichi : Lo scarico, ovvero l’infernale tragedia dell’autotrasportatore

Il momento dello scarico al magazzino è spesso una delle incombenze “meno appaganti” nella giornata di un autista.

La tragedia dell'autotrasportatore allo scarico

„Sono donna, mamma e camionista. Rigorosamente in quest’ordine”. Lei è Laura e si descrive così, se le chiedi di farlo.

Da perfetto sagittario, le piace godersi i piaceri della vita: il buon cibo, la compagnia delle persone che ama e il suo cane Ray. Adora viaggiare ed avere dei momenti tutti per lei: ecco allora che la cabina del suo camion diventa il suo rifugio perfetto, là dove ogni cosa è a sua dimensione.
E a proposito di cabina e camion aggiunge: “compenso la mia piccola statura con i due metri di altezza del mio Volvo FM, perché nell’Fh non vedo fuori”.

Con il suo stile ironico e mai banale, nella serie “Siamo Carichi”, Laura ci racconta spaccati e momenti della sua vita di autista professionista.
Oggi è la volta di un momento temutissimo per ogni autista: lo scarico al magazzino!

 

Immaginate di essere tranquilli sul vostro camion, tutto è andato liscio: siete partiti per tempo, la scaletta della giornata prevede un tragitto semplice, tappe conosciute e bene organizzate, il traffico scorre fluido senza farvi perdere troppo tempo.

Ho appena descritto il paradiso, vero?

Eppure, ad un certo punto, nel bel mezzo del cammin di vostra giornata, vi ritrovate in una selva oscura, che la diritta via era smarrita.

Spaesati, impauriti e in preda allo sconforto siete come Dante all’inizio della Divina Commedia.

Quella che viene considerata una delle più grandi opere di tutti i tempi, è un poema allegorico perché Dante, tutto quello che scrive, lo usa per dirci qualcos’altro. Milioni di critici, studiosi e ricercatori si sono arrovellati per cogliere i significati dietro ai suoi versi, quello che però non sono riusciti a capire è che il sommo poeta, probabilmente inconsciamente, era riuscito a descrivere in modo perfetto il mondo del camionismo! (Per dirla come un poeta un po’ meno raffinato, ma decisamente più diretto: Chef Rubio, che di camionismo ha fatto indigestione).

L’Infernale Tragedia dell’Autotrasportatore – questo il titolo della nostra opera – è divisa in tre parti chiamate cantiche: non tanto per similitudine con la Commedia, quanto più per assonanza con le cantilenanti “preghiere” delle anime perdute chiamati autisti.

Tre, infatti, sono gli steps che ognuno di noi deve compiere almeno una volta al giorno.

Inizia anche con la stessa identica immagine: il protagonista smarrito, perduto in un cupo bosco desolato con davanti a sé…. il nulla! Lui, solo, deve cercare di orientarsi in quello che non sa essere il regno dell’Ade: l’ATTESA ALLO SCARICO.

 

Inesorabile, inevitabile, infernale.

 

Ognuno di noi si addentra nei gironi dei luoghi di consegna attraversando i tre regni per raggiungere la salvezza eterna.

Solo che qui il Paradiso, a cui è meglio credere, non esiste.

(…) continua!!!

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Un altro racconto di Laura –

 

Un altro dei divertenti racconti di Laura, camionista scrittrice, dalle pagine di TimoCom.

Questa volta ci parla del camion, anzi di una cosa che nessun camionista vorrebbe mai accadesse: che gli tocchino il camion!

Per sorridere un pò, buona lettura e buona strada sempre, a Laura e a tutti/e voi blog-lettori!

Questo è il link:

https://www.timocom.it/blog/tre-cose-da-non-toccare-nella-cabina-del-camion?siamocarichi

E questo è l’inizio, il racconto completo sulla pagina ufficiale di TimoCom:

 

Siamo Carichi : Gli Intoccabili

Per ogni camionista, la cabina è come una casa. E, al suo interno, ci sono alcune cose che non vanno MAI toccate.

Tre cose che un camionista non vuole gli vengano toccate

„Sono donna, mamma e camionista. Rigorosamente in quest’ordine”. Lei è Laura e si descrive così, se le chiedi di farlo.

Da perfetto sagittario, le piace godersi i piaceri della vita: il buon cibo, la compagnia delle persone che ama e il suo cane Ray. Adora viaggiare ed avere dei momenti tutti per lei: ecco allora che la cabina del suo camion diventa il suo rifugio perfetto, là dove ogni cosa è a sua dimensione.
E a proposito di cabina e camion aggiunge: “compenso la mia piccola statura con i due metri di altezza del mio Volvo FM, perché nell’Fh non vedo fuori”.

Con il suo stile ironico e mai banale, nella serie “Siamo Carichi”, Laura ci racconta spaccati e momenti della sua vita di autista professionista.
E voi? Siete carichi? Allora allacciate le cinture e godetevi questo viaggio a ritmo di rock lungo le strade d’Italia.
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Non toccatemi il camion

Il motore subbuglia sotto il morbido e avvolgente sedile, il leggero tremolio della cabina è quel tipico rumore a cui ci si abitua, ma che fa notare la sua mancanza quando non c’è.
Tutto sembra calmo, normale, quasi asfissiante da quanto è uguale a ieri.
Ti aspetti questo quando prepari le tue cose per la partenza, esattamente come fai tutti i giorni, ma oggi non riesci a inserire la scheda comodamente sdraiato sullo schienale.

Oggi devi alzarti un po’.
Quello è un segno inequivocabile.

Le mani si accartocciano, le tempie si rigano di lucido sudore, gli occhi diventano prima vitrei, poi furibondi: qualcuno ha usato il tuo camion!

Quella verità, temuta come la multa e certa come le bollette, in un normale martedì, è deleteria per qualunque sistema nervoso di un qualunque autista. Come tutte le cose però, finché capita agli altri sembra un soggetto di fantasia come la serenità di Timon e Pumba mentre cantano Hakuna Matata. Oggi invece, è capitato a te.

Aguzzi la vista in cerca di tracce, dettagli che ti facciano capire chi possa aver commesso tale delitto. Ti aiuti con l’olfatto in cerca di quel profumo che ti riconduca senza dubbi al colpevole. Passi da preda a predatore affamato.

Perché se c’è una cosa, anzi tre, che noi camionisti non possiamo tollerare è:

che ci tocchino il camion,
che ci tocchino il camion,
che ci tocchino il nostro camion.

Lo sappiamo tutti, infatti, quali sono i tre intoccabili di ogni camionista che si rispetti:

Il sedile

Ore, giorni, anni alla ricerca della posizione perfetta. Uno studio meticoloso, fatto di esperimenti e raccolta dati. Insomma, le ricerche scientifiche ci fanno un baffo.
Tentativi e fallimenti, arrabbiature e piccole infinitesimali soddisfazioni nel trovare anche solo l’inclinazione della parte lombare, consapevoli che nei sedili odierni le posizioni sono: nei migliori dei casi almeno 666 (come il diavolo), nel peggiore il numero diventa periodico. Il che vuol dire che, periodicamente, il sostegno laterale-inferiore-sinistro-interno ci darà inspiegabilmente fastidio. È chiaro quindi, che una qualsiasi mutazione, che non sia genetica, non verrà perdonata. Il perdono non arriverà nemmeno dall’ernia cervicale che grazie alla posizione perfetta veniva coccolata dalla fascia di avvolgimento del trapezio. E siccome “oltre al danno la beffa”, questa potrebbe pure arrabbiarsi per la mancanza di affetto e tornare a far male.

Il sedile, quindi, non si deve toccare, mai. Per nessun motivo. Fidatevi, io lo so. Eccome. Non per le complicazioni nel trovare l’assetto perfetto, no; in questo sono una dei rari casi in cui ci si mette tanto quanto un pit stop.

Dovete sapere che io sono alta quanto un mozzo di una gomma /70 (barra settanta), quindi sarei anche facilitata per l’ardua impresa: sedile tutto basso e senza sospensioni, seduta completamente abbassatae soprattutto tutto avanti fino a fine corsa. Posizione mitologica, come l’isola che non c’è per Peter Pan.

So che il sedile è il primo degli intoccabili, perché sono la compagna di un camionista alto un metro e ottanta, che guida come se fosse in un’auto della Formula Uno e pretende che io gli sposti il camion senza toccare nulla: una pretesa allucinante come ordinare a noi italiani di rispettare la fila.

Praticamente guido in piedi per riuscire ad arrivare ai pedali, MA per non dissacrare il “sacro vincolo del Sedile dall’assetto perfetto”, che sappiamo benissimo essere più importante di un matrimonio, si fa anche questo.

 

(….) continua….

 

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Una famiglia di lady truck!

 

“Life on the road in a Volvo FH16 XXL road train”, dal canale You Tube di Volvo Trucks, la storia di Heather Jones e delle sue due figlie, una famiglia di lady trucks australiane!

Buona visione e buona strada sempre!!!

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La storia di Francesca!

 

Ecco un’altra bella storia di vita di una nostra collega, lei è Francesca, la “furgonauta” come viene definita nell’articolo di Gabriele Bolognini nelle pagine di “CamioneFurgoniMag.

Questo è il link:

http://www.camionefurgonimag.com/francesca-marchesin-la-furgonauta/

 

E questo è l’inizio dell’articolo,  la storia completa, con bellissime fotografie,  nella pagina ufficiale della rivista:

Francesca Marchesin, la furgonauta

24 giugno 2021

Le è sempre piaciuto guidare e correre con la macchina sin da ragazza ma certamente a 20 anni non avrebbe mai creduto di fare nel futuro la furgonauta

Francesca è di Susegana, un paesino nel Trevigiano, ricco di storia, circondato dalle acque del Piave da una parte e dal corso d’acqua Crevada dall’altra, mentre il centro è attraversato dal torrente Rujo. Dopo aver lavorato per 20 anni in fabbrica un bel giorno si è ritrovata alla guida di un furgone!

“Eh si, proprio così. La verità è che nel 2004 mi trovavo a casa in mobilità. La fabbrica ci aveva buttato per strada. Così mi venne proposto dal mio ex marito di sostituirlo in un viaggio col furgone perché lui, in quel periodo, era occupato in un’altra attività. Io accettai di buon grado. In fondo bastava la patente B e, inoltre, mi è sempre piaciuto guidare. Così iniziai da clandestina – racconta Francesca – infatti il mio ex lavorava per uno spedizioniere che, per partito preso, non si fidava delle autiste donna. Così facevamo tutto di nascosto. Però io ero brava e precisa e alla fine svelammo il “barbatrucco” al cliente che mi fece i complimenti. Da allora, iniziai ufficialmente la mia nuova vita.”

Dopo qualche anno gli affari cominciarono a prosperare e Francesca è entrata in società con il suo ex: “Ci siamo sempre occupati di grande ristorazione e del settore nautico. Ultimamente anche di trasporto mobili. Per le navi trasportiamo componenti in alluminio e vetro. All’occorrenza portiamo i ricambi direttamente ai porti dove si trovano ormeggiate le navi per riparazioni rapide – racconta Francesca – Quindi si va in Francia, Spagna, Portogallo, Germania, Irlanda, Norvegia, Finlandia, insomma, ovunque c’è un porto arriviamo col ricambio giusto.”

“Dopo qualche anno occorreva aumentare il numero di mezzi e il tonnellaggio dei furgoni. Così, nel 2009, mi decisi a prendere la patente C. Subito dopo acquistammo un IVECO Daily da 6,5 ton a metano. Oggi abbiamo 5 furgoni, tre da 3,5 ton e due da 7 ton, e tre autisti dipendenti.”  

 

(…) continua su CamionefurgoniMag.

Buona strada sempre Francesca!

 

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I racconti di Laura

 

Vi ricordate di Laura, la collega che vinse il Sabo Rosa 2018? Tra le sue passioni, oltre il camion c’era, anzi c’è la scrittura! E devo aggiungere che è anche molto brava!

Oggi vi posto uno dei suoi racconti pubblicati su Timo.com con cui collabora.

Il link è questo:

https://www.timocom.it/blog/cose-da-non-dimenticare-prima-di-partire-col-camion?siamocarichi

E questo è l’inizio, per leggerlo tutto, come sempre andate sul sito ufficiale!

Buona lettura e buona strada sempre a Laura e a tutte voi!

 

Siamo Carichi : le tre cose prima di partire

Quali sono gli oggetti indispensabili prima di partire per una consegna? Laura, autista professionista ci parla dei suoi.

Portafogli, chiavi e cellulare sono gli oggetti da non dimenticare prima di partire col camion

„Sono donna, mamma e camionista. Rigorosamente in quest’ordine”. Lei è Laura e si descrive così, se le chiedi di farlo.

Da perfetto sagittario, le piace godersi i piaceri della vita: il buon cibo, la compagnia delle persone che ama e il suo cane Ray. Adora viaggiare ed avere dei momenti tutti per lei: ecco allora che la cabina del suo camion diventa il suo rifugio perfetto, là dove ogni cosa è a sua dimensione.
E a proposito di cabina e camion aggiunge: “compenso la mia piccola statura con i due metri di altezza del mio Volvo FM, perché nell’Fh non vedo fuori”.

Con il suo stile ironico e mai banale, nella serie “Siamo Carichi”, Laura ci racconta spaccati e momenti della sua vita di autista professionista.
E voi? Siete carichi? Allora allacciate le cinture e godetevi questo viaggio a ritmo di rock lungo le strade d’Italia.

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Fuori c’è il sole, sono le sette del mattino e mentre il mio cane corre tra i campi vicino a casa mia, io sorseggio ancora la mia tazza di caffè nero bollente. A pieni polmoni respiro l’aria pulita, prima di infilarmi nel traffico per un altro viaggio.
Quando parlo di viaggi, le persone credono sempre che io stia per andare in vacanza, non si aspettano che io lo faccia per lavoro, a bordo di un Volvo FM.
È bello vedere come ogni volta, lo stupore assuma espressioni diverse. Mentre per alcuni, è qualcosa di strano, per me è l’assoluta normalità. Nella mia normalità, c’è tra le altre cose, quella di dimenticare sempre qualcosa a casa, così in piazzale verifico di averne tre, prima di partire: telefono, chiavi e portafoglio.

Vado alla caccia di questi tre oggetti, con la testa letteralmente dentro alla borsa, frugando tra la miriade di cianfrusaglie che non fanno altro che rallentare la ricerca. Naturalmente sono sempre in ritardo, quindi, tutta arruffata mi avvio verso il mio camion, ancora con la mano destra dentro la borsa a cercare le chiavi per aprirlo.

Ogni giorno.
E ogni giorno mi dimentico che, per non doverle cercare in borsa, le tengo nella tasca dei pantaloni.

Quando me ne ricordo, arriva il momento della giornata che preferisco: salgo a bordo del mio camion. L’attimo in cui mi guardo intorno per vedere che sia tutto al suo posto, quello in cui mi sistemo prima di partire. Sono io in cabina e il mondo fuori.
Questa è la mia stanza, come vuole Virginia Wolf. Quel posto in cui so di poter essere quello che voglio.

Un giorno, in quel momento tanto sacro, ho notato i tre oggetti che quotidianamente cerco distratta. Quei tre oggetti che mi accompagnano sempre e a cui io non do mai importanza, oltre alla loro oggettiva utilità. Eppure, quelle tre semplici cose, mi descrivono più di quanto io non immaginassi.

Il mio portafoglio, per esempio, è grande (e in questo non mi assomiglia affatto), pieno di scontrini e con pochi spiccioli, ma l’euro per il caffè non manca mai. Una miriade di carte fedeltà, che non mi serve, trova sempre spazio dietro al giallo acceso della stoffa e al ricamo di un pappagallo colorato decisamente troppo appariscente per la mia età. A trent’anni, infatti, non credo mi si addica un portafoglio del genere, ma io le cose giuste al momento giusto non le ho mai fatte. Dei colori così sgargianti poi, non rientrano nella mia scala cromatica che invece spazia liberamente tra bianco e nero. Forse l’ho scelto per ricordarmi che la vita, perché non diventi noiosa come le raccolte punti delle carte fedeltà, va presa con ironia. Ogni volta che lo prendo dalla borsa, delle facce strane compaiono sul viso di chi mi sta di fronte, un po’ come quando mi vedono scendere dalla cabina.

(….) continua su Timo.com !!!

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La storia di Celia!

 

Un’altra bella storia di una giovane collega, Celia,  al volante di un camion ma anche dell’azienda di famiglia!

L’articolo è su Novionline, questo è il link:

https://novionline.ilpiccolo.net/generic/2021/03/08/news/otto-marzo-il-messaggio-di-celia-ogni-donna-segua-la-sua-strada-122737/

Inizia cosi:

la testimonianza

Otto Marzo, il messaggio di Celia: «Ogni donna segua la sua strada»

A 22 anni ha aperto un’azienda di autotrasporti e adesso fa (anche) la camionista

08 Marzo 2021 ore 20:32

di Elio Defrani

celia

Celia Tivadar

BORGHETTO BORBERA — Se c’è un augurio universalmente valido in occasione dell’Otto Marzo, è quello che ogni donna possa realizzare i propri sogni: che sia diventare imprenditrice di successo o essere madre di una famiglia numerosa, farsi eleggere presidente o sfilare in passerella o, perché no?, tutte queste cose insieme.

E c’è chi un desiderio è riuscito a realizzarlo, un po’ particolare magari, almeno agli occhi di un uomo: mettersi alla guida di un tir, un bestione della strada da 40 tonnellate. Già perché Celia Tivadar, 26 anni, un passato da modella amatoriale e da ballerina, ha scelto un mestiere tradizionalmente appannaggio dei maschi: camionista.

Di origine romene, da 13 anni abita a Borghetto Borbera e nel 2017, con i genitori Petru e Crina e con il fidanzato Daniel ha fondato la Quattro Autotrasporti, di cui è gestore dei trasporti oltre che autista.

(….)

Il resto dell’articolo lo trovate sul sito ufficiale

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Buona strada sempre Celia!

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La storia di Katia!

 

Su “Il mattino di Padova” ho trovato questo articolo con la storia di Katia, una nuova collega felicissima di fare la camionista!

Questo è il link dell’articolo:

https://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2021/06/03/news/donna-e-camionista-mai-discriminata-la-scommessa-vinta-di-mamma-katia-1.40349042

E questo è l’inizio (il resto lo trovate sul sito):

 

«Donna e camionista, mai discriminata» La scommessa vinta di mamma Katia

Borgo Veneto: nel 2020 prende le redini dell’attività del padre e, a 30 anni, è felice. E non rinuncia alla sua femminilità

la storia

BORGO VENETO

Se c’è qualcosa che finora non ha mai incontrato è la discriminazione per il fatto di essere donna, nonostante abbia scelto di intraprendere un lavoro che sembra aver poco a che spartire con la femminilità: il camionista. Katia Ambrosi ha 30, un marito e tre bambini, ma ogni mattina esce dalla sua casa di Borgo Veneto e sale nella cabina di un tir, un peso massimo da 44 tonnellate, per avviarsi ad interporti e aziende tra Padova, Vicenza, Venezia, Verona e Treviso. La svolta della vita, prima dedicata interamente alla famiglia, arriva per Katia nell’autunno del 2020, quando prende le redini dell’attività di papà Francesco, anch’egli autotrasportatore con un’azienda a Mirano. «Già durante il lockdown avevo parlato con mio padre di questa opportunità», racconta. «La passione c’era, un po’ di esperienza anche, e mi sono buttata in quest’avventura. Sono felicissima della mia scelta e ogni mattina metto in moto il camion con grinta e determinazione».

(…) continua

 

Buona strada Katia!!!

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Camioniste “eccezionali”!

 

Si, sono camioniste “eccezionali” per il genere di trasporti che fanno le due protagoniste di questo documentari di ARTE, un’emittente franco.tedesca.

Loro sono Iwona Blecharczyk (la famosa collega polacca nota come  “Trucking girl”) e Anja Bowens.

Tutte e due sono molto appassionate del loro lavoro, il video racconta la loro vita al volante di un camion per trasporti eccezionali, con tutto ciò che questo comporta.

E’ in tedesco, ma si possono mettere i sottotitoli in italiano!

Buona visione e buona strada sempre!

 

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Fare o non fare la camionista?

 

Fare o non fare la camionista? Questo è il dilemma! Chissà se sono tante o poche le ragazze in cerca di lavoro che si pongono questa domanda oggi, anno 2021. La pongo io per curiosità, c’è un gran parlare di carenza di nuovi autisti, di ricambio generazionale, di provare a rivolgersi alle donne per colmare questo gap.

Le stesse donne che comunque, ancora oggi, in alcune zone si scontrano con pregiudizi e maschilismo. Oggi come dieci, venti, trenta, cinquanta e più anni fa.

Una volta la maggior parte delle donne che intraprendeva questa “carriera” lo faceva perché veniva da una famiglia di autotrasportatori, chi aveva il marito camionista, chi il fratello, chi il papà. Quella era la loro porta di ingresso in questo mondo da sempre appannaggio degli uomini. Molto più difficile era riuscire a diventare autiste dipendenti partendo solo da una passione innata, dalla voglia di una vita diversa.

Quelle che ci riuscivano spesso era perché chi le assumeva voleva solo metterle alla prova, convinto già in partenza che non ne erano in grado, “Vediamo quanto duri su un camion!”, pronti a scommettere che alla prima difficoltà avrebbero rinunciato. E invece… invece gli uomini non hanno mai capito, o hanno fatto finta di non capire, che per una donna fare la camionista non era un capriccio temporaneo ma una vocazione profonda.

E purtroppo, per chi spera di risolvere il problema della mancanza di nuovi autisti ingaggiando le donne, era e credo sia ancora, un desiderio di una minoranza (anche se negli anni ’90 ci fu un’inchiesta che rilevò che il sogno delle italiane era di fare la camionista…ma sono passati tanti anni da allora!).

E se è  anche vero che ci sono donne che hanno aspettato anni per realizzare il proprio sogno di guidare un camion è altrettanto vero che non ci sono poi cosi tante ragazze disposte a farlo.

Guardatevi in giro, anzi guardate nelle cabine dei camion che incrociate, se siete fortunati in una giornata magari ne vedrete anche un paio di donne al volante, ma in rapporto a quanti uomini? Le statistiche dicono che le camioniste sono il 2% del totale degli autisti, a volte penso che sia una stima fin troppo alta…

Eppure sarebbe bello se questo mestiere si tingesse un po’ più di rosa, ma resto dell’idea che sarà molto difficile.

Perché? Perché il nuovo modo di fare autotrasporto sta togliendo “poesia” al mestiere, si guarda solo ed esclusivamente al profitto fine a se stesso, l’autista è solo un ingranaggio di un meccanismo sempre più sofisticato dove conta solo la consegna del carico nel più breve tempo possibile e al minor costo possibile. Il camionista, uomo o donna che sia, non ha più nessun valore dal punto di vista umano.

 

Cosi, quando scomparirà l’ultima generazione di camionisti che hanno vissuto gli anni belli dell’autotrasporto e che ancora cercano di svolgere il mestiere con passione ed umanità, perché sono nati e cresciuti in mezzo ai camion, quando non ci saranno più loro sarà la “catastrofe” totale. Sui camion ci saliranno (forse) solo persone che hanno bisogno di uno stipendio, persone  per cui un lavoro vale l’altro, e la figura del camionista, uomo libero, con la strada nel cuore, con la voglia di partire per rincorrere sempre nuovi orizzonti ma anche con un grande amore per il proprio mezzo, considerato come un compagno di vita, scomparirà del tutto, diventerà mitologia.

Io credo che se le cose continueranno cosi, se la disumanizzazione del settore non si fermerà, le donne sui camion non ci saliranno, le donne inseguono i loro sogni, e se la realtà non corrisponde alle aspettative, cambieranno prospettiva.

L’unica speranza è che siano le donne a ridare dignità, cuore, sensibilità e passione a questo mestiere. Ma non so se ci riusciranno, sono sempre state troppo poche e le leggi di mercato stanno stritolando tutto.

In ogni caso, buona strada sempre!

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