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Posts Tagged "pink road"

Una collega, un camion, un gatto e tanti video!!!

 

Lei è una collega dagli Stati Uniti, in cabina si porta “Diesel”, il suo bel micione, e una gran dose di simpatia!!!

Lei è Lilly Trucker e questo è il suo canale:

https://www.youtube.com/channel/UCY7Ae_Q0MDyzZ4uTRIi0d-A

E questi un paio di video suoi:

 

Buona strada Lilly! Drive safe!!

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Un altro articolo dedicato a Silvia!!!

 

Un altro articolo trovato in rete dedicato alla nostra giovane collega Silvia!!!

Questo è il link:

http://life.euromaster-pneumatici.it/culture/silvia-aste-camionista

E questo è il testo:

Silvia Aste Camionista

Ventisei tonnellate di passione
30 marzo 2017 Autore: Marilena Passera (Mete di Arioli) © Euromaster

A 22 anni Silvia Aste ha deciso di diventare camionista guidando un bestione lungo dieci metri che pesa ventisei tonnellate. All’alba è già in strada, con professionalità.

Il camionista è maschio rude e grintoso?

A mettere in soffitta questo stereotipo sono oltre tremila donne che in Italia guidano furgoni, autoarticolati e autotreni, il 5,6% del totale. Gentili e sorridenti hanno dimostrato che è possibile mettersi in strada e manovrare i giganti anche con le unghie curate. Le camioniste hanno carattere e testa, e affrontano con determinazione un lavoro fatto di corse contro il tempo, di albe e di tramonti sull’asfalto, di stress e contrattempi nel traffico, di giornate infinite lontano da casa. Hanno passione per il loro lavoro, guardano la strada dall’alto e guidano con sicurezza.

Ma se lo stereotipo del camionista maschio virile ci appare sempre più come una macchietta d’altri tempi, il preconcetto che relega la “donna al volante” nel ruolo di eterna insicura è ben più difficile da sradicare. I pregiudizi di genere sono sempre in agguato, i maschi continuano a guardare alle autiste con scetticismo ed è difficile per le donne farsi assumere dalle aziende di trasporto. Sulla strada, ogni giorno, le donne vivono le difficoltà di un mestiere che è considerato un’esclusiva maschile e i problemi spuntano dappertutto, ad esempio la mancanza di docce e bagni distinti per maschi e femmine nelle aree di sosta, che dire poi della sicurezza, come dormire tranquille in un’area di parcheggio in cui tutti gli altri camionisti sono maschi? Non è affatto facile.

A volte la passione delle donne per questo lavoro trova origine nei viaggi accanto al padre camionista. È il caso di Silvia Aste (Rovereto).

Il padre le ha trasmesso sin da bambina l’interesse per gli autotreni e dopo aver considerato per un momento l’ipotesi di fare la parrucchiera ha deciso di “mettersi in strada”. Per cominciare ha ottenuto alla prima prova tutte le patenti necessarie per guidare gli autoarticolati e poi ha iniziato a collaborare nell’azienda di autotrasporti del padre. Quasi ogni giorno Silvia vede l’alba sulle strade del Trentino alla guida di un camion lungo dieci metri che pesa ventisei tonnellate, non è facile gestire un automezzo così grande, serve professionalità. Le difficoltà arrivano anche dagli automobilisti che non si rendono conto di quanto spazio e tempo serva per le manovre di questi grandi mezzi. Anche le operazioni di carico e scarico merce sono impegnative e la sua giornata lavorativa si conclude a tarda sera. Fare questo lavoro comporta rinunce anche in termini di vita sociale, tuttavia la passione per il mestiere unita al senso di libertà che le dà la strada sono un “motore” di felicità e realizzazione. Essere camionista non significa rinunciare alla femminilità, e infatti Silvia non si sente affatto “un maschiaccio” come qualcuno pensa. Il camion è la sua casa viaggiante e come tutti i camionisti vi è affezionata e ama personalizzarlo, la sua motrice attira l’attenzione con i coprisedili zebrati, la decorazione floreale e le tendine con pizzo. Se l’essere donna desta qualche perplessità in chi la incontra sulla strada o nei magazzini di carico e scarico, in barba ai pregiudizi Silvia è determinata e sicura di sé, ha esperienza e talento professionale, e ogni tanto si prende qualche soddisfazione dimostrando agli scettici maschi che le donne alla guida sono brave davvero, anche quando manovrano un ‘bisonte’ della strada.

 

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La Milly!!!

Un pomeriggio di maggio, una telefonata, una coincidenza: eravamo a pochi chilometri, potevo non fermarmi per un caffè e quattro chiacchiere con la Milly?

Poi io viaggio sempre con la telecamera a portata di mano, e allora ecco un piccolo video del nostro incontro!

Grazie del caffè Milly, la prossima volta tocca a me, speriamo presto!!!

Buona strada sempre!!! 

 

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Da You Tube: Bozena!!

 

Ci sono un pò di colleghe in giro per il mondo che amano condividere il proprio lavoro con i video su Youtube.

Questa volta vi segnalo il canale di Bozena Kusek https://www.youtube.com/user/afrykaamer

e vi linko il suo ultimo video, un’altra ragazza veramente in gamba!!!

Buona strada  e buon lavoro Bozena!!!

 

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Una collega betonierista!!

 

 

Un altro articolo trovato in rete in occasione della festa della donna.

Lei è Iolanda Martinelli e lavora con una betoniera!

Questo è il testo dell’articolo e naturalmente anche il link: http://www.ecodibergamo.it/stories/valle-cavallina/faccio-la-betonierista-unica-in-italiaiolanda-racconta-mi-fermarono-in-canti_1227954_11/

 

Giovedì 09 marzo 2017

«Sono betonierista, unica donna in Italia»
Iolanda racconta: mi fermarono in cantiere

 

Chi l’ha detto che una donna non può condurre una betoniera? Iolanda Martinelli, di Castelli Calepio, è l’unica betonierista donna in Italia.

Chi dice che le donne possono fare qualsiasi cosa non sbaglia. Per lo meno se dicendolo si riferisce a Iolanda Martinelli, 40 anni, di Castelli Calepio, che di professione fa la betonierista e che è l’unica donna in Italia a fare questo specifico lavoro.

«Ho iniziato a guidare i mezzi pesanti a vent’anni– racconta –. Una scelta dettata dalla volontà di poter esser più vicina a mia madre, di ripagarla di tutto quello che aveva fatto per me negli anni, di tutti gli sforzi e i sacrifici. Mi attirava, non lo nascondo, l’idea di avere una vita economica più tranquilla, non dover stare ogni fine mese a misurare i centesimi». Così è arrivata l’idea di dedicarsi al mondo dei trasporti. «Ho iniziato con la patente del pullman – continua -, inizialmente la mia intenzione era quella. Solo che poi non me la sono sentita di essere responsabile del trasporto di tutte quelle persone. Sì, anche guidando una betoniera si ha una grande responsabilità perché bisogna fare attenzione a quanto (e a chi) si ha intorno, ma non si ha la responsabilità di tante persone. Così ho iniziato a fare l’autotrasportatore».

Un cammino non semplice: «Sono stata assunta da una ditta che faceva trasporti con le celle frigorifere: stavo in giro dalla domenica al venerdì. La ditta poi ha chiuso e mi ha “ceduta” ha un’altra. Lì ho lavorato per qualche tempo in ufficio. Poi anche quella ditta ha chiuso e io sono passata al mondo dell’edilizia, a guidare le betoniere. In ufficio non ci tornerei mai e poi mai. Nessuno (a casa, o tra gli amici) ha mai cercato di scoraggiarmi in questo mio percorso professionale. Forse perché anche prima di salire sulle betoniere ero una donna a cui piaceva il mondo dei motori».

Anche se, in un mondo quasi prettamente maschile, qualche episodio difficile da digerire c’è stato. «Una volta soltanto – dice – un tizio ha cercato di buttarmi fuori da un cantiere. Farneticava cose sul fatto che le donne non dovrebbero stare in cantiere, ma a casa. Dopo averci discusso un po’ gli ho chiesto, visto che non voleva proprio lavorare con me, di scrivere almeno sul documento di trasporto il motivo per cui non mi lasciava scaricare. Allora ha chiamato la ditta dove avevo caricato, e loro gli hanno detto che aveva a che fare con un’autista con i fiocchi. Si è un po’ ammorbidito e mi ha lasciato scaricare: ha dovuto ricredersi sulle mie capacità. In quel cantiere poi ci sono tornata decine di altre volte e non ho più avuto problemi».

Una professionalità che è andata oltre il pregiudizio, anche se in Italia (per ora) Iolanda è l’unica betonierista donna. «Che io sappia c’è solo un’altra ragazza che fa questo lavoro, in Svizzera – conclude –. In realtà è una professione come tutte le altre e la mia vita è come quella di tutte le donne: torno a casa e devo fare i mestieri, esco con gli amici, porto in giro i miei cani. Solo che poi la mattina, invece di andare in ufficio e sedermi dietro a una scrivania, salgo sulla betoniera e vado in cantiere».

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Un pò in ritardo: il Sabo Rosa 2017…

Lo so, sono un pò in ritardo a scriverne, ma ci tenevo a farlo, visto che tutti gli anni parliamo dell’assegnazione del “Sabo Rosa” offerto dalla Nuti S.P.A., in occasione dell’8 marzo, a una donna che si è distinta nel mondo dell’autotrasporto.

Quest’anno il premio è andato a Ethel Bianchi a cui tutte noi auguriamo tanta buona strada sempre!!!

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Riporto l’articolo apparso sulla pagina della Nuti http://www.robertonutinews.info/sabo-rosa-2017-votazioni/

Si chiama Ethel Bianchi, è nata a Pomezia e lavora a Moncalieri, la vincitrice dell’edizione 2017 del premio SABO Rosa, dedicato, nella ricorrenza dell’Otto Marzo, alle donne che lavorano nella filiera del trasporto pesante: dalla guida alla logistica, passando per le officine e i ricambisti. Il SABO Rosa è uno speciale ammortizzatore in edizione limitatissima poiché creato appositamente una volta all’anno. A scegliere la vincitrice, sulla base delle candidature pervenute attraverso il Web e in seguito a una votazione online, è stata una giuria composta da tre giornalisti e dalle dipendenti del main sponsor dell’iniziativa, il Roberto Nuti Group di Bologna, che produce da oltre mezzo secolo dei ricambi a marchio Sabo, leader nel settore dei veicoli industriali.

“Ricevere il SABO Rosa significa molto per me – racconta Ethel Bianchi, camionista dell’anno 2017 -, perché finalmente c’è qualcuno che riconosce alle donne il valore che hanno in un ambiente difficile, e molto ‘maschile’, come quello del trasporto. Sono rare le persone che ti dicono ‘brava’, e per questo sono davvero grata alla Roberto Nuti. Questo è un premio che dedico all’azienda Linea Azzurra di Moncalieri per cui lavoro, alle ragazze dell’ufficio Daniela, Lorenza e Valentina, al signor Giuseppe Macaluso che ha creduto in me, e alla mia famiglia, che mi ha sempre sostenuto. Mio padre faceva il camionista, il mio ex marito era camionista e mia zia è stata una delle prime donne a guidare camion all’inizio degli anni ’80. Sarà per questo motivo che sono sempre stata attratta da questo mondo, anche se agli inizi non è stato semplice. Figuriamoci che ancora c’è qualcuno che quando vede che al volante c’è una donna storce un po’ il naso o sbuffa”.

Ethel ha cominciato molto giovane a trasportare frutta, nella tratta Roma – Sicilia, e dopo qualche tempo ha deciso di provare con il trasporto passeggeri. “I primi tempi ho lavorato sugli scuolabus – racconta sorridendo la camionista dell’anno -, ma era davvero durissima perché il fatto di essere una donna, quindi bersaglio di occhiate storte e risatine, si aggiungeva all’abituale confusione che fanno i ragazzi. Allora sono passata al turismo, che è un lavoro che richiede molta flessibilità, visto che ti porta fuori casa anche per diversi mesi in giro per l’Europa. Ma questa è davvero la mia vita, è il lavoro che mi piace fare e non lo cambierei con altro. E ora che ho ricevuto il SABO Rosa non mi fermerà più nulla”.

A consegnare il riconoscimento è stata Elisabetta Nuti, direttore finanziario dell’azienda Roberto Nuti Group e presidente della giuria. Questa la motivazione: “Quest’anno la giuria ha deciso di assegnare il SABO Rosa a Ethel Bianchi per sottolineare l’impegno e la gioia che questa donna mette nel proprio lavoro, apprezzato da tutti coloro che negli anni ha portato in viaggio per l’Europa. Ethel ha ricevuto una grande quantità di voti online, da persone che hanno deciso di premiare il suo entusiasmo, la sua storia e la sua professionalità”. “Il SABO Rosa, giunto quest’anno all’ottava edizione – ha sottolineato Elisabetta Nuti -, continua a evidenziare come in ogni mestiere, e in particolare quello dell’autista di mezzi pesanti, le persone possano esprimersi con passione e amore: due caratteristiche che le donne possiedono in modo naturale. Quello dell’autotrasporto è un mondo sicuramente complicato e competitivo ma oggi, grazie a Ethel e alla sua storia, fatta di sacrifici, competenza e perseveranza, possiamo raccontarne il lato risoluto e solare”.

E anche il link del video della premiazione:

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Trucking, A Man’S World?

Lei è una simpatica lady truck americana, questo è il suo canale “Trucking is Glamorous!  https://www.youtube.com/channel/UCEzEoMxY7FrnkVfbe36RUJw 
e questo è un simpaticissimo video che ha fatto, sul mondo dell’autotrasporto, un mondo di uomini? 😀
Trucking, A Man’S World?“, per sorridere un pò!!!
Buona visione e buona strada sempre!!!

 

 

 P.S. : lei viaggia col suo compagno e due bei cagnoloni!!!
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Una grande “caminhoneira”!!!

Se su Youtube trovo video che raccontano storie di colleghe cerco sempre di guardarli, alcuni sono veramente belli, altri un pò meno, ma mi è sempre piaciuto vedere che in ogni parte del mondo c’è qualche donna che guida i camion con passione, anche se sono sempre troppo poche rispetto agli uomini. Ultimamente ho trovato questi video che “raccontano” di Thais, caminhoneira brasiliana. Il primo è davvero bello e fa parte della serie “Na Estrada”, dedicata ai camionisti brasiliani e alle loro tipologie di trasporto.

 

Il secondo è un’intervista a lei e a una sua collega Luzia Alexandra. Io non parlo brasiliano (portoghese), ma si capisce abbastanza  quello che dicono, e poi le immagini da sole raccontano bene la loro vita!!!

Buona strada sempre  colleghe!!!

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Buona strada Silvia!!!

Un articolo e un video dedicati a Silvia, la camionista più giovane d’Italia!!

http://youmedia.fanpage.it/video/aa/WEfq9uSw6pSN5u4c

http://trentinocorrierealpi.gelocal.it/trento/cronaca/2016/12/21/news/silvia-coi-tacchi-a-spillo-alla-guida-del-suo-tir-1.14598384

 

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“VALLARSA. Ha solo 22 anni ma alle spalle ha già diverse migliaia di chilometri a bordo del suo camion. Lei, Silvia Aste di Vallarsa, è la più giovane camionista italiana e dalla scorsa estate guida il suo mezzo 5 giorni a settimana lungo le strade del Trentino. Una professione difficile, che porta via molto tempo e che costringe a turni e orari che poco si addicono alle donne, ma lei è cresciuta sempre a fianco dei tir e sin da bambina i camion hanno fato parte del suo vivere quotidiano.

Da sempre appassionata di veicoli pesanti, la sua professione è una questione di destino anche se c’è lo zampino del papà, pure lui camionista: «Fin da quando ero bambina – rivela – salivo con lui sul camion e facevo qualche viaggio. Crescendo col tempo non è svanita, ho frequentato la scuola per diventare parrucchiera, ma a metà del terzo anno ho sviluppato un’allergia ai prodotti usati. Ho tenuto duro e finito la scuola sapendo che non avrei potuto esercitare la professione. In seguito ho fatto dei lavori saltuari fin quando non ho ottenuto la patente per guidare gli autoarticolati.

Mio papà da qualche tempo soffre di mal di schiena e così dallo scorso luglio lo sostituisco alla guida». Impiegata in un lavoro molto pesante e in un ambiente nettamente maschilista, Silvia pare a suo agio nella cabina del camion, personalizzata con fiori e i coprisedili zebrati: «Sicuramente è più impegnativo rispetto ad altri lavori che ho svolto perché significa svegliarsi all’alba e andare a dormire la sera tardi sapendo di dover ricominciare tutto il giorno dopo. Eppoi non si tratta solo di guidare ma ci sono anche le operazioni di carico e scarico. Però a me non pesa, sicuramente non pesa di più rispetto ad altri lavori che ho svolto in passato ma che non corrispondevano alla mia passione. Guidare il camion mi dà un grande senso di libertà e pazienza se ci devo rimettere qualche ora di vita sociale e serate con gli amici».

Proprio gli amici sono i suoi primi supporters, la mamma un po’ meno. «Alla fine ha dovuto arrendersi – rivela – ma vedendomi contenta e soddisfatta del mio lavoro le pesa meno la mia professione. Gli amici sono un po’ divisi, c’è chi si chiede chi me l’abbia fatto fare, chi si chiede come faccia a svolgere così tante ore consecutive tutti i giorni, ma in molti dicono ammirati che ho realizzato ciò che volevo fare sin da bambina». Quello che la fa arrabbiare sono gli autisti indisciplinati: «Alle volte è davvero difficile mantenere i nervi saldi, perché molti automobilisti non riescono a capire che un camion necessiti di più spazio per effettuare anche una semplice svolta verso destra e spesso usano il clacson a sproposito pensando a una direzione diversa da quella segnalata. Un altro problema riguarda i rallentamenti, un camion non è un’auto e ha bisogno di più spazio per frenare, ma i pericoli maggiori provengono dai motorini. Pur avendo una visione dall’alto rimangono dei punti ciechi e spesso i motorini si infilano proprio lì e si rischia di investirli involontariamente».

 

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Buona strada sempre Silvia!!!!

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Diario fotografico dal pranzo delle Lady Truck!!! (parte quarta)

Ed eccomi con l’ultima parte delle fotografie scattate al nostro pranzo!!! Una giornata bellissima in compagnia di gente allegra e bellissima!!! L’appuntamento è per tutti all’anno prossimo!!!
Buona strada sempre!!! 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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