Posts Tagged "pioniere"

Marie Martine

 

Un nuovo “vecchio” video dal canale francese di Philippe Fournet, la storia di Marie Martine che all’inizio degli anni ’80 ha intrapreso l’attività di autotrasportatrice!

“1981 Marie Martine raconte la création de sa petite entreprise de transports”

Au début des années 1980, Marie Martine s’est installée comme transporteur dans la région Clermontoise. Une équipe de télévision l’accompagne à bord de son Volvo F1020 lors d’une tournée de travaux, elle raconte son parcours.

Buona visione e buona strada sempre!

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Un libro: Storie di uomini “straordinari”

 

Rieccomi a parlare di un altro libro dedicato al mondo dell’autotrasporto. Questa volta non si tratta di un romanzo e nemmeno di un’inchiesta. Non è neppure un libro nuovo, è stato pubblicato una decina di anni fa. Questo libro, scritto da Gianni Storari e Luigi Zusi, è una raccolta di tante storie. Sono le storie degli uomini e delle famiglie delle aziende di autotrasporto del veronese. Si intitola “Storie di uomini straordinari”, perché racconta la fatica, l’impegno, le speranze e a volte le delusioni che hanno dovuto affrontare questi uomini per creare e portare avanti la propria attività di autotrasporto.

Ci sono anche delle belle foto d’epoca in bianco e nero. A leggerlo vengono in mente le livree di molti camion che si incontrano sulle nostre strade e autostrade, ci sono tanti nomi noti e altri un po’ meno. Magari chi è della zona li conosce tutti!

Vi parlo di questo libro perché leggendolo, in mezzo a tante storie di uomini ce n’è anche una di una donna “straordinaria”! Lei si chiama Erminia e lavorava nell’impresa familiare.

Il suo esordio non fu semplice, siamo negli anni ’70, dopo aver frequentato i corsi e superato gli esami non le arrivava la patente… scopri che la sua pratica era stata archiviata pensando si trattasse di un errore, di uno scambio di persona, non credevano che una donna potesse fare la camionista! Risolto il problema poté iniziare a viaggiare. Ma la prima volta che si presentò alla Falk di Milano per scaricare non volevano far entrare una donna al volante di un camion. Cosi lei fu costretta ad andare a cercare il direttore per risolvere la situazione!

Non c’è da stupirsi di quello che le capitò, visto che ancora oggi, a distanza di tanti anni e nonostante il numero delle donne camioniste sia cresciuto parecchio da allora, veniamo spesso guardate con meraviglia e a volte con “sospetto”.

Buona strada a tutte sempre!

Questo è il link su ibs:

https://www.ibs.it/storie-di-uomini-straordinari-viaggio-libro-gianni-storari-luigi-zusi/e/9788895351377

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La signora del camion

 

La storia di Antonia, dalla Basilicata, un’altra pioniera del settore!

E’ bello scoprire le storie delle prime camioniste che hanno viaggiato sulle strade d’italia!

Buona strada Antonia e complimenti!!

 

Questo è il link dell’articolo:

https://www.ufficiostampabasilicata.it/attualita/cancellara-la-signora-del-camion-si-racconta/

E questo è l’inizio del testo:

Cancellara | La “signora del camion” si racconta

Con la rubrica “Storie di uomini..”, la Pro Loco di Cancellara ci fa conoscere personaggi che hanno fatto la storia del paese e non solo. Storie che è interessante conoscere.
Come la storia di Antonia Patanella che in Italia era conosciuta come “la donna del camion”, essendo stata la prima donna a guidarlo.
L’ha raccontata lei stessa a Saverio Lancellotti.

“Sono conosciuta in paese come Antonia Patanella, ma Patanella deriva dal cognome di mia suocera che si chiamava Angela Patanelli. Il mio vero cognome è Ianniello e “#appartengo” ai Libutti e Ianniello quest’ultimi di soprannome “Tavlùn”.Ho 84 anni sono nata a Cancellara ed ho sempre vissuto in questo #paese Già da piccola la mia #vita è stata piena di difficoltà…sia per il #periodostorico caratterizzato dalla #secondaguerramondiale che la malattia di mio padre, costrinsero i miei genitori ad affidarmi alle cure di mia #nonna. Ho dovuto subito essere autonoma, affrontare le difficolta senza tirarmi indietro, anzi ho sempre lottato per cercare di realizzare i miei #sogni Ho fatto grandi sacrifici ma non mi sono mai sentita limitata dal concetto di #donna di quei tempi, questo grazie anche all’esempio e all’educazione datomi da #miamadre Giuseppina Libutti, donna forte che si è dovuta rimboccare le maniche in giovane età per crescere da sola tre figli con un marito invalido. All’età di 23 anni e precisamente nel 1959 mi sono sposata con Bonifacio Lancellotti e da quel momento la mia vita è cambiata, non solo sono diventata moglie e poi madre, ma ho cominciato a collaborare attivamente nell’#attivitàcommerciale della #famiglia di mio marito.
Il #negozio della famiglia Lancellotti, conosciuto ancor oggi come la “Pïtea r’ Patanella”, dove si vendeva di tutto, era molto fiorente e, per rifornire il magazzino della merce, ci si rivolgeva ad autotrasportatori per conto terzi. Fino a quando mio suocero, in una riunione di famiglia, propose di acquistare un furgone; però c’era bisogno che qualcuno della famiglia che prendesse la patente. Mi feci avanti io !! supportata anche da mio suocero Saverio e dall’intera famiglia Lancellotti decisi di prendere la patente.

Correva l’anno #1963. Alla #scuolaguida eravamo solo due donne (io e la maestra Margherita Claps), la nostra presenza suscitava ilarità e soprattutto incredulità da parte degli uomini. Tutti pensavano, e spesso lo esprimevano pure apertamente, che noi donne non saremmo mai state capaci di guidare un’autovettura.

E nel 1964, appena presa la patente, acquistammo invece che un autovettura, un furgone e subito mi misi alla guida ed iniziai il mio nuovo lavoro di #autotrasportatore con la costante compagnia di mio marito, sempre al mio fianco(nella vita e nel lavoro)Pochi anni dopo acquistammo un camion e diventai la Prima #camionista donna con lo stupore non solo dei cancellaresi e delle persone che incontravo nei miei viaggi, ma anche della stampa che voleva intervistarmi (ho sempre rifiutato per riservatezza).

(…)

Continua…..

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“Bonne route” Josette!

 

 Josette era una “dame routiere” molto conosciuta in Francia. Era famosa soprattutto per essere stata la prima camionista a fare la linea del Medio Oriente negli anni ’70, poi era stata una delle protagoniste di un documentario sulle donne camioniste negli anni ’90.

Di lei ho avuto occasione di leggere e vedere fotografie nel sito “Fierdetreroutier”, questo è il link della pagina a lei dedicata:

https://www.fierdetreroutier.com/fdr/les-photos-de-josette/ 

La notizia della sua scomparsa risale a una decina di giorni fa, l’ho trovata sulla rivista “Les Routiers”, volevo ricordarla, anche se non la conoscevo, perchè è stata una pioniera del mestiere e una grande camionista: buona strada Josette, anzi, bonne route!

https://www.routiers.com/pagetype.asp?revue=routiers&pagetype=breves&num=26&brevenum=55653 

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Una data di nascita, due pioniere…

Ho trovato questo articolo e questi video che raccontano la storia di Giovanna, una delle prime donne a conseguire la patente CE in Italia.  E poiché nel titolo le si fanno gli auguri per i suoi novanta anni, è nata nel 1931, compiuti il 15 di aprile, la mente mi ha riportato a un’altra collega che ho avuto l’onore di conoscere a un raduno, che compiva gli anni nella stessa data anche se era nata un anno prima. La loro storia è pressoché uguale, tutte e due hanno fatto la patente per affiancare il marito nei lunghi viaggi sulle strade d’Italia in quanto in quegli anni la legge prevedeva due autisti a bordo degli autotreni. Me li ricordo i racconti della Sandra, racconti di fatica e sacrifici, del rimpianto di aver passato poco tempo con la figlia piccola che cresceva con la nonna, dei pranzi a pane burro e acciughe, degli scarichi a mano….

Una data di nascita, uno stesso destino, auguri a Giovanna per il  bel traguardo raggiunto, purtroppo di Sandra non ho più notizie, ma conservo un bellissimo ricordo di lei e della sua dolcezza. Due grandi donne che hanno aperto la strada a chi, come me e tante altre ragazze, è arrivata anni dopo a sedersi dietro il volante di un camion. Grazie di cuore!

Buona strada a tutti/e sempre!

Il link dell’articolo:

 

https://www.oglioponews.it/2021/04/15/giovanna-scaroni-compie-90-anni-e-la-prima-camionista-della-lombardia/

E i video del suo compleanno:

 

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Una pioniera, un vaccino e tanta voglia di vivere!

Girando e rigirando ho trovato questo articolo su una delle prime camioniste italiane, anzi, sulla prima camionista del biellese, lei si chiama Antonietta, classe 1932 e ha appena  fatto il vaccino antiCovid!

Buona strada sempre Antonietta!

Questo è il link dell’articolo:

https://notiziaoggi.it/attualita/vaccinata-la-prima-camionista-del-biellese-antonietta-ha-89-anni/

E questo è il testo:

La sua storia presa ad esempio dall’Asl Biella.

Vaccinata la prima camionista

Classe 1932, prima camionista del Biellese, Antonietta è una delle giovani donne dell’Italia del secondo dopo guerra che hanno scritto una pagina importante della nostra storia. Con lo stesso spirito fiero e fiducioso verso la vita, domenica era lì in ambulatorio, in compagnia di altre coetanee, per fare il vaccino anti Covid. Prendiamo la sua storia come simbolo di una generazione di tante donne, ora nonne, che hanno affermato per la prima volta se stesse, per il bene delle loro famiglie e contribuendo così alla rinascita del Paese.
… Quasi come una storia che si ripete e nella quale ora siamo chiamati a fare lo stesso, prendendo in mano lo stesso testimone.
Subito dopo il matrimonio, a 22 anni, è arrivata con il marito dal Veneto nel Biellese per costruirsi una famiglia e un futuro, che ha saputo realizzare con tenacia e sacrificio.
Ha infatti sempre lavorato sodo mentre seguiva la famiglia che cresceva: negli anni ’50, appena poco più che ventenne, gestiva un banco di tessuti al mercato: guidava l’apecar, che le serviva per trasportare gli scampoli, che scaricava e caricava da sola ogni giorno.
All’età di 40 anni si è iscritta all’autoscuola per conseguire la patente di guida per camion, non badando molto al fatto che negli anni ’70 era ancora un ambiente prettamente maschile. Voleva sostenere il marito, con cui ha condiviso 63 anni della sua vita, nell’ambito dell’impresa familiare di autotrasporti conto terzi.
Riuscì nell’impresa e ottenne con molta forza di volontà – ci racconta – la patente, diventando così la prima donna camionista del biellese!
Oggi, pensionata, conserva intatti i suoi valori e lo stesso spirito “guida”. Donna, mamma, nonna sempre con il motore acceso dell’allegria, del buon umore. Nonostante l’età, le avversità della vita ed in barba alla pandemia affronta la vita “con cuor contento” sempre e comunque.
Il suo motto – conclude il suo racconto – “aiutati che il ciel ti aiuta; avanti tutta!”
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“Bruna” la camionista

 

Un mio amico mi dice sempre che sono un “cane da caccia”, perchè quando cerco qualcosa nel web di solito lo trovo. Il segreto, se cosi si può chiamare, sta tutto nella chiave di ricerca.  A seconda di cosa si digita in Google si trovano più o meno notizie inerenti all’argomento cercato.

Io di solito cerco notizie sulle camioniste, perchè mi piace conoscere le storie delle altre donne che hanno scelto di fare questo mestiere, perchè mi piace inserirle nel nostro blog “Buona strada” per renderlo una sorta di album dei ricordi della nostra professione, perchè mi è sempre piaciuto pensarci come una grande famiglia. Una “sorellanza” che nasce dalla passione che ci unisce per il lavoro più bello che c’è!

Quando mi voglio rilassare passo un pò del mio tempo libero in queste ricerche e come potete vedere pian piano l’album dei ricordi si sta riempiendo di sempre nuove (o vecchie?) storie!

A volte mi capita di imbattermi in articoli che raccontano la storia di pioniere del volante, l’ultimo che ho trovato è questo, racconta la storia di  Antonietta Bertini, detta “la Bruna” che faceva la camionista negli anni ’60/’70 (ma non ci sono date precise). La cosa curiosa è che ho trovato la foto di questo ritaglio di giornale in un articolo sul cinema italiano in cui si parlava di Dino Risi… si ipotizzava tra altre cose che il regista potesse aver preso spunto da questa storia per poi realizzare il film “Teresa”. Ma era solo un’ipotesi e non sapremo mai se corrisponde alla realtà. 

 

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Filomena, una donna contro i pregiudizi

Qualche mese fa vi ho parlato di un libro, “CB Filomena” di Carmela Bruscella, un romanzo che racconta la storia di una donna camionista, Filomena appunto…

Ora ho trovato questo articolo dedicato a lei, alla sua storia e al libro che la racconta.

https://www.storieoggi.it/2021/01/16/filomena-la-donna-che-ha-combattuto-i-pregiudizi-guidando-un-camion/

 

E’ una bella storia, fatta di coraggio e tenacia, perchè in quegli anni non era facile farsi accettare come donna camionista, c’era lo stupore di chi la vedeva al volante, ma c’era anche l’ostinazione di chi non la voleva vedere al volante!

Questo è l’articolo:

Filomena, la donna che ha combattuto i pregiudizi guidando un camion

Partita da Acerenza per il Piemonte, ha sempre fatto l’autista per l’impresa edile del marito Canio

Un modello per le ragazze di oggi: la storia raccolta in un libro da Carmela Bruscella

“Quando si fermava ai semafori, gli automobilisti che l’affiancavano la guardavano con stupore e meraviglia: una donna minuta, bella e femminile alla guida di un camion. Lei, per niente turbata, li ha sempre disarmati con un sorriso.

Altre volte, quando si presentava agli ingressi di aziende o di cave, non la facevano entrare. Oppure non caricavano l’automezzo con il materiale, perché aspettavano un autista maschio per dare il via alle operazioni.

Agli inizi la vita di Filomena è stata così: un continuo combattere con la diffidenza degli altri.

Fin da quando, per aiutare il marito, un piccolo imprenditore edile, aveva deciso di mettersi alla guida del furgone da nove posti con il quale portava i dipendenti sui cantieri.

Eppure Filomena si era mostrata audace fin da ragazzina, quando non ancora sedicenne, aiutava la sua famiglia nei lavori in campagna.

La storia di Filomena Lucente, la donna che ha vissuto gran parte della sua vita alla guida di un camion, è stata raccontata da Carmela Bruscella, nel libro “Cb Filomena”, edito da Letteratura Alternativa.

“Cb – avverte l’autrice – non sono le mie iniziali ma è la sigla con cui internazionalmente si chiama la ricetrasmittente che usano gli autisti del camion”.

Uno strumento e un linguaggio fatto di sigle per comunicare. Ma Filomena ha “comunicato” sempre con i fatti, con il suo modo di essere e di agire,  rappresentando  un modello di emancipazione reale, proprio negli anni in cui le donne lottavano per vedere riconosciute certe conquiste.

Filomena nella cabina del camion della ditta di famiglia

Siamo negli anni Sessanta. Ad Acerenza. Il padre di Filomena è guardiano in una masseria della zona, La Polosa. Filomena, quand’è il periodo della raccolta del grano, parte dal paese con il suo cavallo per portare al padre le taniche di gasolio che serve a far funzionare il trattore. Un Om 311 sul quale lei si era seduta più volte alla guida. Coi mezzi meccanici aveva confidenza.

Già a quell’età era audace, capace, testarda. A 21 anni, a una festa di matrimonio, conosce Canio. Gli piace. Si piacciono. Si scambiano promesse d’amore. Restano fidanzati un anno e mezzo, poi si sposano. La cerimonia viene fatta proprio nella masseria dove lavorava il padre.

 

Poi gli sposi, come avveniva spesso in quel periodo, lasciano Acerenza. Lui aveva una azienda di edilizia, si era trasferito in Piemonte da tempo, ma ora stava costruendo una palazzina vicino Savona. La coppia di sposini si trasferisce lì, Borghetto Santo Spirito.

Filomena ci tiene a dare una mano al marito. Vuole aiutarlo, come aveva sempre fatto, del resto, con la sua famiglia.

Si fa assumere come collaboratrice: fa di tutto nei cantieri. E ben presto si mette  alla guida del furgone con il quale trasporta i suoi dipendenti, va a fare piccole commissioni.

Con gli anni la ditta si  ingrandisce, Filomena  e Canio acquistano un camion più grande, più capiente, perché adesso si occupa anche di movimento terra: un Renault 130 da 80 quintali di portata.

Quel mezzo diviene presto la seconda casa di Filomena. Ma anche uno strumento per combattere i pregiudizi: una volta fu necessario chiamare il geometra della ditta per avere conferma che l’autista inviato dalla ditta fosse proprio lei,  prima di darle il materiale di cui aveva bisogno. Un’altra la tennero fuori da una cava, perché gli operai non si aspettavano una conduttrice donna. Ostacoli che avrebbero potuto demoralizzarla, ma che lei ha sempre superato con il suo sorriso, la sua tenacia, i suoi modi gentili.

Carmela Bruscella racconta questa storia intrecciandola, nel suo romanzo, con storie di altre donne comuni e contemporanee, mettendo in risalto come l’esempio di Filomena sia riferimento anche tanti anni dopo.

Filomena Lucente

Filomena e il marito Canio vivono ancora in Piemonte. Hanno avuto due figli e, come hanno sempre fatto, non hanno mai reciso le loro radici con la terra natia. Sono membri attivi dell’Associazione Culturale Amici della Lucania di Asti e Provincia. Promuovono, insieme agli altri soci, la Basilicata, le tradizioni e i prodotti della terra da cui provengono.

E lo fanno con passione e anche impegno costante. Tanto che, pochi mesi fa, il presidente dell’Associazione culturale amici della Lucania di Asti e provincia Antonio di Stasi, a nome di tutti i soci le ha conferito un riconoscimento “per la sua tenacia e intraprendenza nel lavoro. Un esempio per tutti, la sua storia di emigrazione, sacrifici e di lavoro, ha evidenziato come la donna abbia contribuito al miglioramento della vita della famiglia nei paesi di destinazione”.

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La prima camionista spagnola

La prima donna camionista in Spagna (e forse  anche in Europa) fu Celia Rivas Casais, classe 1912. Una vera pioniera del settore!

Suo padre trasportava  prodotti ittici e altre mercanzie da Calcoba a La Coruña, e poi tornava con prodotti che non raggiungevano facilmente la zona, per venderli. . Nel 1932, comprò un nuovo camion, uno Chevrolet, ma poi per problemi di salute non potè guidarlo, cosi chiese alla maggiore delle sue figlie, Maria,  di fare la patente. Lei come le sue sorelle resto allibita dalla richiesta del padre, in Spagna all’epoca non c’erano donne camioniste! Ma lui rispose che quando era stato in America aveva visto delle donne guidare i camion, perchè non poteva farlo anche lei? Maria però non se la senti’ di provare, fu la sorella più giovane, Clelia ad accettare la proposta del papà e a fare la patente. Il giorno dell’esame l’ingegnere non credeva fosse lei la persona da esaminare, ma alla fine, dopo averla “torchiata” per bene dovette ammettere che era molto più preparata di molti uomini che aveva esaminato! (…)

Il resto della storia di questa pioniera del camionismo in rosa la trovate in questi articoli spagnoli:

 

https://acorunhadasmulleres.gal/celia-rivas-casais/

https://solocamion.es/soy-camionera-celia-rivas-casais-fuente-de-inspiracion/

C’è anche su wikipedia!

https://es.wikipedia.org/wiki/Celia_Rivas_Casais


			
           
        
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Video d’epoca…dalla Francia

Due vecchi video con immagini dei campionati di Francia per gli autisti di camion, a cui parteciparono anche alcune delle prime donne camioniste dell’epoca!

Bonne route!

 

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