The no zone…

Ho trovato questa immagine in rete…
Visto che spesso si sente parlare di sicurezza stradale e di convivenza tra diversi tipi di veicoli, io proporrei di tradurla in italiano e di inserirla nel programma per il conseguimento della patente… a partire da quella per il motorino!!!
Cosa ne pensate?
Forse con un po’ di “conoscenza” in più si potrebbero evitare situazioni pericolose!
Tante volte gli altri utenti della strada non immaginano quanti “punti morti” (intesi come visibilità) abbiamo noi alla guida di un mezzo pesante.
E gli specchi non sono sempre sufficienti, anche perché di occhi ne abbiamo solo DUE!!!

the no zone

Non mettetevi mai nella “No zone” e viaggerete più sicuri!!!
Buona strada a tutti!!

Grazie Europa!!!

Una collega, Nella,  mi ha mandato un messaggio chiedendomi di far girare questo video.

Lo faccio volentieri!!!

E’ la denuncia fatta da un collega sulla situazione del trasporto nell’Unione Europea, sui contratti di lavoro “bulgari” che vengono proposti agli autisti ITALIANI per poter continuare a lavorare su un camion ITALIANO!!!

Perché là un autista costa poco o niente all’azienda. Quindi conviene aprire filiali ad EST.

Questa è concorrenza leale o SLEALE???

Qualcuno ogni tanto dovrebbe chiarirci le idee, anche questi sono problemi del nostro paese… anche questi sono problemi, e gravi, del nostro settore!!!

Buona visione…

 

“Donna Faber”

Mi sarebbe davvero piaciuto andarci, ma per la serie “Non si può fare tutto quello che si vuole nella vita ” ho dovuto rinunciare…

 

 

Un po’ perché l’ho scoperto tardi… un po’ perché… proprio non potevo, però è una cosa che mi interessa (anche direttamente 🙂 ) cosi ne scrivo qui, riportando questo articolo, preso da:
che spiega di cosa si tratta:

A Palazzo Ducale: Donna Faber

mostra fotografica, il sessismo nel mondo del lavoro

L’esposizione, che si terrà dall’8 al 24 novembre presso lo Spazio 42R (cortile maggiore di Palazzo Ducale), patrocinata dal Comune di Genova, è frutto del lavoro tra il Laboratorio di Sociologia Visuale dell’Università di Genova e l’Associazione Culturale 36° Fotogramma, in collaborazione con AG About Gender.

Immagine del post di blog
Mauro Gaggero

28 scatti fotografici sotto il titolo: “Donna Faber. Lavori maschili, sessismo e altri stereotipi”, per indagare sul sessismo nel mondo del lavoro e le difficoltà incontrate dalle donne nei lavori che la società continua a rappresentare come maschili, ritratti ambientati di donne impiegate in lavori “da uomini” (camionista, minatora, direttore d’orchestra, fabbra e molti altri), riprese nel loro contesto lavorativo, e una serie di interviste realizzate nel contesto lavorativo, di cui vengono proposti in mostra alcuni estratti, recitati sulle immagini.Un vero e proprio reportage, nato da un progetto di sociologia visuale coordinato dalla prof.ssa Emanuela Abbatecola e realizzato con l’ausilio del 36° Fotogramma, Un’Associazione Culturale nata a Genova nel 1974, su iniziativa di un gruppo di fotoamatori genovesi guidati da Roberto Malatesta, Carlo Peritore e Lorenzo Ferrando.

Il Circolo che ha realizzato diverse mostre e progetti, con particolare valenza sociale, in particolare per il capoluogo Ligure. Recentemente alcuni soci hanno partecipato a degli workshop con Ivo Saglietti, ed è oggi riconosciuto dalla FIAF, oltre ad essere insignito del titolo Benemerito della Fotografia Italiana. Onorificenza che viene concessa a chi ha dimostrato nel tempo di aver operato a favore della fotografia in ambito organizzativo, culturale e tecnico, con particolare attenzione alla collettività nazionale e della Federazione.

Immagini, quelle che compongono l’allestimento realizzato per Donna Faber, che portano conoscenza ma anche qualità negli scatti.

Un percorso durato molto tempo e che verrà spiegato l’8 novembre, in occasione della giornata inaugurale divisa in due parti e due spazi diversi: alle 17.00 presso la sala del Camino si terrà la conferenza di presentazione del progetto, coordinato da Emanuela Abbatecola (Università di Genova – Laboratorio Sociologia Visuale) , alla presenza dell’assessore alla legalità e diritti del Comune di Genova Elena Fiorini. Prevista la partecipazione anche di:  Luisa Stagi (Università di Genova – Laboratorio Sociologia Visuale) e Federico Montaldo (Associazione 36° Fotogramma), verranno inoltre letti, dall’attrice Jone Garrisi, alcuni brani tratti dalle interviste alle protagoniste.

A seguire, ore 18.30 circa, presso lo Spazio 42R Cortile Maggiore di Palazzo Ducale, il pubblico potrà ammirare le opere realizzate dai fotografi del 36° Fotogramma, che oltre ai grandi formati si è occupato anche di realizzare un pannello con fotografie di piccolo formato per spiegare e far vedere il progetto nel suo complesso.

L’esposizione resterà aperta fino al 24 Novembre 2013, con i seguenti orari:

Lunedì: 15-19

Martedì-Venerdi: 10/13 -15/19

Sabato-Domenica: 10/19

Ingresso gratuito

Il progetto, patrocinato dal Comune di Genova, è organizzato dal Laboratorio di Sociologia Visuale e dall’Associazione 36°Fotogramma, in collaborazione con AG About Gender (laboratorio di ricerca dell’Università); Sponsor tecnico DPS Online

Questo è il link del sito della mostra, dove si possono trovare notizie più approfondite:
Qualche foto presa qua e là dal web:
L’ingresso della mostra

 

 

 

 

 

Un collage di foto esposte…
Ancora foto… 

E per concludere questa video intervista a Emanuela Abbatecola:

Un grazie e l’augurio di una buona strada sempre a tutte le persone che hanno realizzato questa mostra!!!

In attesa del corso per il rinnovo del CQC….

Ultimamente è uno degli argomenti più gettonati tra colleghi….il corso per il rinnovo del CQC…

C’è chi l’ha già fatto, chi lo sta facendo e chi è in attesa di cominciarlo, come me, nel frattempo,  ecco un “simpatico” video con le impressioni di Tony e Bob al ritorno dalla loro “prima lezione”….

E se la prima è andata cosi chissà le prossime!!!

Mi passa la voglia!!! Aiutoooo!!!!  🙁

Lo scrittore e la futura camionista!

Domenica pomeriggio al Truck Emotion  di Monza sono andata a salutare Fabrizio (Piras), il camionista scrittore presso lo stand della TimoCom dove presentava il suo ultimo libro.

Di lui ho già scritto altre volte, ma mi piace ricordare che è davvero bravo a mettere nero su bianco le emozioni del nostro mestiere. Non è facile. Ci vuole sensibilità. Almeno io la penso cosi. E lui decisamente ce l’ha. Chi lo segue nel suo blog e ha letto i suoi libri sa di cosa parlo!!! Mi emoziono ogni volta a leggere i suoi testi, gli argomenti che trova e come li espone, come descrive la nostra vita con una marcia in più, senza rabbia ma con la giusta ironia.

Cosi ci siamo messi a chiacchierare, ho conosciuto anche la sua morosa, anzi “riconosciuto”, perché di lei avevo letto nei suoi scritti.

Un’altra ragazza col camion nel cuore!! Purtroppo non ha mai potuto realizzare il suo sogno di mettersi al volante. Gli anni sono passati e le vicissitudini della vita l’hanno obbligata ad accantonare il suo sogno.

Ma lei non ci ha rinunciato del tutto, anzi. Ed io l’ho incoraggiata a non mollare, anche se il momento non è dei migliori, anche se non ha esperienza perché il lavoro che fa è completamente diverso.

Fabrizio invece era un po’ contrario, forse dovrei dire più realista? Forse ha ragione lui, ma perché smettere di sperare in un futuro diverso, magari migliore? Io spero che lei possa riuscirci, un giorno, a guidare un camion, perché so cosa vuol dire e nelle sue parole ho risentito le mie di quando ho cominciato… quando mi ha raccontato di un viaggio con lui, delle lacrime di gioia, dell’aver capito che la strada è la sua strada!

Gli ho scattato qualche foto mentre “bisticciavano” scherzosamente sull’argomento!!

13 10 2013 al truck emotion (2) 13 10 2013 al truck emotion (3)

13 10 2013 al truck emotion (4)

Buona Strada  Fabrizio e Ivana, spero di rivedervi presto! Ciao bbye!!!

POSSO FARE UNA DOMANDA???

Posso fare una domanda? E’ da un po’ che mi gira e rigira nella testa ed ho bisogno di “esternarla” e magari di avere una risposta da chi di dovere. Da chi fa le leggi.
Che cosa voglio sapere? Voglio sapere il perché del corso del “rinnovo” del CQC per i titolari di patenti superiori. Che siano C,D ed E.
Ultimamente nei discorsi tra noi camionisti ed autisti di autobus non si parla d’altro: “Hai già fatto il corso? Quando lo fai? Io lo sto facendo… Io aspetto dopo le ferie… E’ una noia… Io ho dormito tutto il tempo… Almeno li mi riposo…”
Si tratta, per chi non lo sapesse, di un corso obbligatorio di 35 ore, con OBBLIGO di frequenza e con 3 ore al massimo di assenza consentite, pena la non validità dello stesso, e con controlli sulla presenza. Il costo si aggira sui 300 euro, più o meno. (Sei sabati da sei ore… per chi lo fa nel fine settimana…). Chi non lo fa, alla scadenza non potrà più guidare un mezzo pesante, quindi…tutti a scuola!!!
Non ho ancora sentito nessuno che mi abbia detto che gli è stato utile: “Tutte cose che sappiamo già”, “Potremmo insegnare noi agli insegnanti…” e via di seguito…
Ma allora a cosa serve questo corso? Chi fa le leggi mi dirà che la formazione e l’aggiornamento sono cose IMPORTANTI, che bisogna conoscere le novità, e che in quanto professionisti della strada dobbiamo essere sempre al corrente di tutto, che serve per la sicurezza…
AH, la SICUREZZA, quanto è ABUSATA questa parola…, quante nuove leggi e regolamenti e aggiornamenti ai mezzi in nome di questa PAROLA
La SICUREZZA stradale, perché noi guidiamo mezzi pesanti e dobbiamo essere responsabili, dobbiamo conoscere i rischi del mestiere, ecc, ecc, ecc…
Sapete quante ore di TEORIA OBBLIGATORIE deve fare una persona che prende la patente B (quella per le automobili!) per la prima volta? NESSUNA!!!!!
La frequenza alle lezioni è solo consigliata!!! Di obbligatorie poi ci sono le guide, ma non la teoria…
Quindi, in nome della SICUREZZA stradale un neopatentato può non seguire le ore di lezione teorica e un autista di camion o autobus, che magari ha la patente da 30 e più anni DEVE seguire lezioni di TEORIA della durata di 35 ore per poi poter circolare sulle stesse strade dove circolano le automobili…. un po’ un controsenso, o no?
Ma LA LEGGE NON ERA UGUALE PER TUTTI???
Ho scritto bene: “era”….
O forse è solo un altro modo per svuotarci le tasche già vuote che abbiamo?
Attendo, fiduciosa, risposte…

Un libro da leggere tutto d’un fiato…

libri 18 2 2013 (1)

 

“EQUILIBRIO”

Diario di un camionista

Di Antonio Sarcina

 

Ho trovato questo libro su Ibs. L’ho ordinato. E’ arrivato e l’ho letto tutto d’un fiato.

Perché questo è un piccolo grande libro. Piccolo perché dura (purtroppo) poche pagine, grande per il contenuto. La storia vissuta di un camionista. Le conclusioni di chi è arrivato in fondo al viaggio. Di chi ha terminato la carriera e ricorda. Sono ricordi di un’altra epoca, quella degli autotreni, quella in cui c’erano più strade statali che autostrade. Quella in cui il camionista, forse, era ancora visto come persona e non come ingranaggio di un sistema che va troppo di corsa, di un sistema che stritola.

Di un epoca diversa eppure in tanti casi, simile alla nostra…

Ve ne riporto una pagina:

“(…) vorrei far conoscere i nemici del camionista, quelli che contrastano e minacciano il regolare svolgersi del suo lavoro.

Il nemico più grande è la neve. Non si possono enumerare le insidie, le sventure che questo elemento bianco può procurare, nuocendo all’attività.

Il guidatore di un colosso di cinquecento quintali di peso è gravato da forti responsabilità, mentre gira e rigira per le arterie stradali frequentate da automezzi di tutti i tipi, con tanti ostacoli per la strada, che possono procurare incidenti di ogni tipo.

La neve, che rappresenta per tutti, grandi e piccini, uno spettacolo gioioso, per gli autisti invece procura solo grattacapi.

Sulla Firenze – Bologna, un anno siamo rimasti tre giorni bloccati in un ristorante di Barberino e i mezzi sull’autostrada sotto la neve.”

Per la serie “il passato non ritorna, ma può far rima”… niente di cosi diverso da ciò che capita ancora in questi giorni…

Questo è un piccolo grande libro, scritto con parole semplici e con il cuore, perché la semplicità forse è alla base dell’equilibrio del titolo, quell’equilibrio che, come dice l’autore,  serve per fare questo mestiere.

A me è piaciuto molto e ve lo consiglio.

Buona strada all’autore, Antonio Sarcina, e a tutti i blog-lettori!

Quanto vale il tempo dei camionisti?

In un mondo sempre più di corsa e sempre più egoista e menefreghista (esagero?) quanto costa il tempo di un camionista? Se mai ha un costo…
Forse dovrei dire quanto importa agli altri il tempo che ti fanno perdere in inutili (sbaglio??) attese?

31 12 2012 (1)

Eppure, nei luoghi dove i camionisti vanno, a caricare, a scaricare, a fare dogana, ecc., dovrebbe avere un valore…Dovrebbero essere a conoscenza del tempo…della sua importanza…
Mi capita spesso di parlare con Chiodo, ma anche con altri amici che fanno container, del FAMIGERATO CAMBIO TURNO nei porti. In che cosa consiste? Consiste semplicemente nel tempo che trascorre da quando un addetto scende dal carro ponte e ne sale un altro per continuare le operazioni di carico e scarico dei container. Per esempio al VTE (famoso porto genovese) ci vogliono MINIMO 45 MINUTI.
Minimo 45 MINUTI per scendere e salire…
Minimo 45 MINUTI nei quali i camion si ammucchiano inevitabilmente nelle corsie in attesa del loro pezzo da caricare….
Minimo 45 MINUTI che alla fine diventano un’ora abbondante, a volte anche due, se sei sfortunato di trovarti in fondo a qualche corsia…
45 MINUTI e oltre, che nessuno retribuisce, ma peggio ancora che vanno ad accumularsi al monte ore di impegno dell’autista. E’ già, perché i tempi sono cambiati…ora bisogna stare attenti a tutto. Anche all’impegno. E allora? Cosa si fa se un autista che arriva al porto con ancora almeno due ore di impegno, non riesce a venirne fuori rispettando le regole al minuto come pretendono quelli che poi fanno i controlli? Quelli che poi scrivono i verbali, quelli che poi tolgono i punti…??
Rimane dentro a fare la pausa delle nove/undici ore? Non è ammesso dal regolamento portuale però.
Deve trovare qualcuno che gli porta fuori il camion e poi fermarsi nove/undici ore nel piazzale? Ma non si può far guidare il camion a chicchessia…è una regola anche questa…
Dovrebbe avere qualcuno che dalla sede della ditta viene a prendere il camion e gli lascia un’auto per tornarsene a casa (questa poi non l’ho mai capita: se sono pericoloso a guidare il camion, non lo sono più se salgo su una vettura?).
E se è un padroncino che non ha nessuno che può fargli questa “cortesia”? Cosa fa?
Qualcuno ce l’ha una risposta SERIA??

31 12 2012 (2)

Poiché tutto il problema viene creato dalla disorganizzazione cronica dei tempi di lavoro degli addetti ai carri ponte, e non per colpa dei camionisti che si trovano loro malgrado invischiati in questa rete…(Due ore per caricare un container sono un po’ troppe, no??? Due ore ci stanno per riempirlo un container, non per prenderlo pieno e appoggiarlo su un pianale!) …vorrei girare questa domanda ai DIRIGENTI del Porto, a quelli che organizzano il lavoro degli addetti ai carri ponte. A loro, perché sono loro che hanno il potere di fare cambiare le cose!

Ho una nipote che faceva l’infermiera in ospedale, che faceva i turni.
“Ele – le ho chiesto – ma voi quanto ci mettevate a cambiare il turno?”
Mi ha risposto che, dopo che il turno era finito, doveva stare li comunque a “passare le consegne” alla collega che prendeva il suo posto, passare le consegne significa stare li a spiegare tutto quello che c’è da fare in reparto, le terapie per ogni malato, se qualcuno deve essere portato a fare qualche esame, ecc., significa stare li ancora minimo 10/15 minuti (non retribuiti) se bastano…perché se nel frattempo qualche paziente chiama bisogna andare…e i tempi si dilatano.
Un Porto non è un Ospedale, ma se si fanno i turni, non ci devono essere tempi morti cosi ABBONDANTI… o no?

Quello che ho raccontato sui cambi turno non è soltanto per sentito dire, ci sono “passata” anch’io…ho visto con i miei occhi l’orologio girare, il tempo scorrere, l’attesa farsi snervante…i camionisti sopportare questa ulteriore mancanza di rispetto nei loro confronti…
Buon lavoro a tutti…