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Posts Tagged "riviste"

Camioniste: ieri, oggi, domani…

IERI: LE PIONIERE…

Quando abbiamo creato il nostro gruppo, una delle nostre “regole” non scritte, era quella di avere il camion nel cuore, non importava se si guidava, se si aveva guidato e poi smesso, se si sognava di guidare, l’importante era sentirsi parte di un gruppo con una grande passione per i camion, i viaggi, la vita on the road, indipendentemente anche dalle dimensioni del mezzo che si usava, dai chilometri che si facevano…

Sono passati tanti anni da quando è nato il gruppo, sono cambiate tante cose anche nel modo di fare trsporto, la vita va avanti sempre, però come in tutte le cose, ci sono delle radici da cui si cresce. Cosi voglio dedicare questo post al primo articolo che ho letto sulle donne camioniste,  un vecchio articolo apparso negli anni ottanta sul numero 36 della rivista “Tuttotrasporti” e dedicato alle autiste di quegli anni, non le prime in assoluto in Italia ma di certo tra le prime in un’epoca in cui ancora erano veramente poche le signore del volante!

Penso sempre che sia grazie al coraggio delle prime che poi anche altre sono riuscite a intraprendere questa carriera e farsi accettare, non bisogna mai dare nulla per scontato, la riprova è che ancora oggi, nel 2019, tante persone si stupiscono a vedere una donna alla guida di un camion, quindi grazie colleghe per averci “spianato” la strada e grazie alla rivista per averci dedicato questo servizio!

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Storie di donne!

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Questa settimana sulla rivista “Intimità” c’è un articolo dedicato alle donne che fanno lavori maschili, e tra gli altri lavori e le altre ragazze c’è anche la nostra collega ed amica Selma, che racconta la sua storia e le sue esperienze alla guida di un camion!

Un sogno inseguito e realizzato!

Buona strada sempre a Selma e a tutte le lady truck!!

 

 

 

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Lavorare con le parole

 Ciao Lady

Vorrei parlare di “crisi”… sì, ancora crisi, quella che gli autotrasportatori denunciavano in uno sciopero anni fa per primi e da cui saranno gli ultimi ad uscirne…
 

Quella crisi che ha cambiato la vita di tutti noi, che più a meno direttamente sperimentiamo tutti i giorni, e versiamo il nostro tributo… anche nelle piccole cose, come le pagine di una rivista.
 

Proprio oggi il mio edicolante preferito, non ci venivo da settimane si lascia andare con uno sfogo in dialetto… dice che tira la cinghia, deve sopravvivere qualche anno per arrivare alla pensione, ma lo fa unicamente per quel traguardo perché non ne ricava più uno stipendio dignitoso, non c’è un reale guadagno perché nelle vicinanze tante aziende hanno chiuso, altre dichiarato fallimento; chi è in cassa integrazione o a stipendio ridotto rinuncia ai giornali e alle riviste.
 

Chi compra riviste di settore, ne sceglie una, anziché tutte per confrontarle come fino a qualche anno fa…gli stessi camionisti selezionano sfogliandola quale comprare, ma rigorosamente UNA e non si concedono più ne altre letture, ne cd ne dvd. SALUTO ed esco amareggiata riflettendo…
 

A questo proposito viene naturale essere solidali con le sue parole… che non posso ripetere…
 

 
Il mio piccolo contributo al settore,  tempo per leggere poco ma… , produce una mini-rassegna stampa di opinioni personali:
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TRUCK VAN DRIVER
Commoventi le parole nell’editoriale Ferruccio Venturoli che racconta il passaggio di un gruppo di persone da una rivista ad un’altra, storie di vita di persone che vivono in un mondo parallelo al nostro e che conosciamo da diversi anni, che abbiamo seguito, apprezzato ma anche criticato, come è giusto che sia in un confronto positivo. Condividere quelle emozioni da loro un volto umano… e esprimere sentimenti di fiducia nel futuro alla faccia della “crisi”, con impegno e tenacia che li ha contraddistinti da sempre… Stampato il  numero 3  il risultato sembra ottimo.
Il doveroso saluto a Vittorio Sette con le parole tratte dal nostro blog ci onora. GRAZIE.
Altri momenti ci riguardano, ma non posso mica raccontarlo tutto… si trova ancora in edicola.
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VADO E TORNO
Da una rivista storica si può trovare il confronto con un numero del’92 e i titoli sono molto simili all’attualità: L’economia va a picco e nessuna prospettiva- Serve controllo per il cabotaggio-Galoppa l’RCA- Gasolio alle stelle- Autostrade che crescono del 10%. “Pacchetto Sicurezza”per tempi di guida,velocità, alcol, patente…
Nelle posta c’è una giusta osservazione su chi da Confindustria accusa i trasportatori di essere un COSTO insostenibile, ignorando volutamente che a “fare” il prezzo sono proprio le industrie del trasporto… a cui tutti poi ci dobbiamo adeguare.
Un’indagine su di una logistica tedesca ha rilevato che neanche loro sono così “perfetti” e i camionisti possono aspettare per ore.
Sempre in Germania un pericoloso killer a bordo di un camion spara su altri camion e lo ha fatto centinaia di volte causando non solo danni materiali…Predilige le bisarche nell’ultimo anno… ed è stata istituita anche una “taglia”…
Nell’articolo “Se la strada diventa un Far West” la signora Vanna Santinato Detomi dell’Associazione Vittime della Strada dichiara che la quasi totalità dei camion viaggia a 110 kmh anziché dei 90 consentiti… nessuna rettifica, solo repliche da dei colleghi intervistati… il giornale non ha replicato…
Personalmente non le rispondo, credo che la perdita del figlio la giustifichi, lei, non i giornalisti che hanno collaborato alla stesura, questo titolo e articolo sa più di un’altra rivista, non una specifica e tecnica come questa.
 
Le altre le commenterò in un altro momento, tempo scaduto, chi lavora con le parole dovrebbe usarle per fare chiarezza… Voi che ne dite?

BUONA STRADA !!! 
 
 

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La Resurrezione del SISTRI

Ciao Lady

come tante cose in Italia, si fa, si disfa e si rifà… così è avvenuto con il SISTRI e chi si occupa di trasporti soggetti a questa normativa ne sa qualcosa…
è stata fissata nel 9 Febbraio 2012 la data per renderlo operativo e dare addio al vecchio formulario cartaceo…

http://www.specialesistri.it/index.php?option=com_content&view=article&id=154:sistri-si-riparte&catid=54:in-evidenza

http://www.tuttotrasporti.it/archivio/articolo.cfm?codice=356009

BUONA STRADA A TUTTE/I !!!

"Le sette vite del SISTRI" è il titolo  provocatorio dell'articolo suTuttotrasporti e non gli si può certo dar torto.

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BUONA STRADA a "TRASPORTO COMMERCIALE"

Ciao Lady
Vorrei parlare di una rivista che ha cambiato look di recente e che ora ha tutte le caratteristiche per crescere tanto e bene, ma ciò che più ci riguarda da vicino, chiede suggerimenti e collaborazione, con modestia, per individuare cosa in realtà interessa agli utenti/lettori e riserva uno spazio per mettere in evidenza cosa non funziona, con relative istruzioni per poter essere credibili e precisi, senza grandi promesse, che poi diventano difficili da mantenere, solo quella di darci voce e essere di supporto al nostro lavoro;
Si chiama TRASPORTO COMMERCIALE cercate in edicola e in Autogrill, dovrebbe essere distribuito in tutta la penisola, leggetelo e fateci sapere…
Per le segnalazioni dei mancati servizi, malfunzionamenti e disagi vari, l’indirizzo a cui inviare l’email, possibilmente documentando con foto è

[email protected]

 
Buona Lettura & Buona Strada !!!

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Da IL VENERDI di Repubblica le parole di Enrico BINI

Ciao a tutte/i
personalmente ritengo giusto dare rilievo a questa intervista pubblicata qualche settimana fa, che ho potuto vedere tramite la segnalazione di un'amica, solitamente non leggo questa rivista, non trovandone traccia nessuna traccia in rete ho pensato di pubblicarla qui, è solo un punto d'incontro fra amici e colleghi, ma il nostro modesto
contributo a chi si espone in prima persona ci sembra doveroso, solidarietà è anche questo, un piccolo gesto.
Grazie Enrico e BUONA STRADA SEMPRE!!!

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Da Redacon.it

Ciao a tutte/i
da tempo seguo l'interesse di Redacon.it nei confronti della nostra categoria, dando voce a colleghi, come è stato per Marco del Tartaruga Truck Team, oppure seguendo l'operato di Enrico Bini e la sua lotta alle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico reggiano, imparando a distinguere la firma di Cinzia Formentini; settimana scorsa la sorpresa, mi contatta per un'intervista, non ci conosciamo ma dopo poche battute capisco che parliamo la stessa lingua, accetto, dopo qualche problema di connessione internet riesco a rispondere alle sue domande.
Oggi sorpresa, mi collego per prendere da Fb una foto che ho visto stanotte e trovo un messaggio di complimenti da parte di una persona che non conosco di persona ma che stimo molto, non faccio in tempo ad andare a vedere che squilla il cellulare, è Cinzia che m'informa di aver messo in rete le mie parole e mi ringrazia.
Devo ringraziare io, per aver dato voce alle mie opinioni e aver integralmente riportato le mie parole.GRAZIE!!!
Purtroppo i giornalisti spesso travisano, più o meno intenzionalmente, in questo caso invece è stato pubblicato fedelmente ciò che io ho scritto, confermando la serietà che già avevo notato in passato su Redacon.it

 

 http://redacon.radionova.it/index2.php?/leggi_news.php?id=14262&ogg=notizie

Buona Strada a Cinzia Formentini e alla Redazione di Redacon!!!

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Da Repubblica

INCHIESTA ITALIANA
Trucchi, caffè, droghe, niente soste
camionisti-schiavi diventano assassini

Il 37% dei sinistri in autostrada coinvolge i Tir. E in sei episodi su dieci si tratta di tamponamenti. Tanti chilometri, niente riposo. E chi si ribella è fuori. Il ribasso selvaggio è uno dei connotati del settore. Crescono gli illeciti e l'evasione. E si ricicla denaro
di LUIGI CARLETTI

Ha caricato il suo tir ben oltre le 44 tonnellate consentite. Starà a 55, forse a 60, ma in altri viaggi ha sfiorato anche le 70. Enzo parte da Battipaglia, trenta chilometri a sud di Salerno, carico di verdura e di frutta. Sono le sette di sera e all'alba di domani deve essere a Milano. Destinazione mercati generali. Ottocento chilom etri d'asfalto, servono dieci ore. Che diventano almeno dodici, calcolando i limiti di velocità e le pause imposte dal codice della strada. Ma dodici ore sono troppe. Perciò Enzo non si fermerà, se non per quei pochi minuti dovuti a necessità fisiologiche. Certo non rispetterà gli ottanta all'ora. "Così non si arriva mai", spiega. Si terrà sveglio con i caffè, che di notte le Autostrade offrono gratuitamente. E se serve con le anfetamine o altre droghe. Quanto al cronotachigrafo, la "scatola nera" che registra tutto, userà i soliti trucchi e cercherà di farla franca. Perché Enzo, come migliaia di altri suoi colleghi, non ha alternative. Le condizioni sono queste e se non ci sta, l'impresa che lo ha ingaggiato ne ha pronti a decine per sostituirlo: romeni, ucraini, marocchini e anche italiani. Disposti a tutto, per un posto da camionista che frutta tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese, mentre lo stipendio regolare medio è, da contratto, di 2.200 euro. Ogni giorno su strade e autostrade circola un milione di mezzi pesanti. L'87% delle merci viaggia su gomma. Se si ferma l'autotrasporto, si ferma il Paese. Sono autisti di ogni nazionalità(quasi tre milioni le patenti italiane attive), provenienza e destinazione. Tra questi si fa largo la categoria dei disperati, almeno il 30%, secondo le stime degli esperti. Sono i camionisti-schiavi. Costretti a percorrere la penisola in tempi record. Sottopagati e sotto minaccia. Bombe viaggianti che, al minimo errore, possono provocare delle stragi. È già successo. E non passa giorno che la cronaca non registri fatti riconducibili a questo fenomeno in costante crescita. Una deriva della sicurezza che il governo ha tentato di arginare con l'inasprimento del codice della strada. Misure che però, ancora una volta, intervengono soprattutto a valle. Ma le cause stanno altrove. Che cosa sta accadendo nel mondo dell'autotrasporto? E cos'ha provocato questo deterioramento delle condizioni di sicurezza che, inevitabilmente, ci riguarda tutti?

L'alibi della crisi
"Il nostro è sempre stato un ambiente difficile", dice Franco Feniello, presidente dell'associazione "Italia Truck" e per trent'anni, lui stesso, camionista. "Ma la recessione è diventata l'alibi per far passare qualsiasi prepotenza. In Italia ci sono migliaia di imprese che fanno dello sfruttamento selvaggio il loro antidoto alla crisi. Pur di battere la concorrenza si offrono alla committenza a prezzi stracciati e poi tagliano i costi: sui mezzi e sugli uomini. Lo Stato dovrebbe intervenire non solo con i controlli sulla strada, ma andare a guardare in casa di questi imprenditori. Ne scoprirebbe delle belle".

In alcune occasioni lo Stato si muove. A Mantova la polizia stradale ha arrestato Antonio Rosignoli, imprenditore di 51 anni. L'accusa è estorsione contro i suoi dipendenti. Secondo i magistrati li minacciava di licenziamento se non avessero sovraccaricato i camion, fatto turni massacranti e alterato i cronotachigrafi. Negli stessi giorni, a Rimini, la polizia municipale ha fermato un autista bengalese che trasportava pacchi postali per una società italiana. Keerthy Warnakulasuriya, 41 anni, era stato alla guida del camion per 35 ore e 52 minuti con poche, brevissime pause.

Nell'aprile scorso la Procura di Forlì ha chiuso l'operazione "Over Time" che ha portato in carcere dieci persone. Gli autisti di "Tir Spagna" (Cesena) e "Ces Tir" (Pesaro) – hanno spiegato gli inquirenti – "erano costretti all'incondizionata obbedienza dei diktat dei vertici aziendali, pena il licenziamento o l'essere adibiti a prestazioni meno remunerative e più stressanti".

A capo dell'organizzazione c'erano Marino Buratti, di Cesena, e Santo Crea, di Reggio Calabria, nomi già incontrati in un'altra, dolorosa vicenda del dicembre 2009.

L'ultimo viaggio di Michela
"Non sto bene ma devo andare, altrimenti poi che gli dico a quelli là?". Queste furono le ultime parole di Michela Ciullo raccolte da un amico sindacalista. "Quelli là" erano i responsabili di "Tir Spagna" e "Ces Tir", le due società poi finite nel mirino degli investigatori. Così nella notte del 5 dicembre scorso Michela Ciullo si mise alla guida del suo tir carico di verdure. Da Latina a Cesena, 400 chilometri sulla E45. Poco dopo le 5 del mattino sfondò il guard-rail e precipitò per 40 metri dal viadotto di Verghereto. Era quasi arrivata ormai, ma la stanchezza ebbe il sopravvento. Michela, 38 anni, una figlia di 19, era una camionista molto particolare: delegata della Filt-Cgil e componente della segreteria territoriale del sindacato. Oggi la Cgil attende la chiusura dell'inchiesta, e il possibile rinvio a giudizio dei titolari delle due aziende, per costituirsi parte civile. Sarebbe il primo caso in Italia.

Da Genova a Cosenza, da Foggia a Vicenza, il rendiconto dell'attività di controllo, è fitto di interventi e di sanzioni. Roberto Sgalla, direttore della Polizia stradale, spiega che nei primi sei mesi del 2010 i mezzi commerciali fermati sono stati il 199% in più rispetto al 2009 e le violazioni contestate il 538% in più. Ma questi numeri raccontano soprattutto un'evidenza: più s'interviene, più si scopre un mare di irregolarità di ogni tipo. "Gli ultimi provvedimenti sono stati estremamente utili", osserva Sgalla. "Basti pensare alla norma su alcol zero per tutti i conducenti e alla corresponsabilizzazione della committenza nella condotta di guida dell'autista. È però importante agire anche a monte: più controlli incrociati nelle aziende di autotrasporto. A tutti i livelli". In Italia ci sono 158.709 imprese iscritte all'albo. Secondo Eurostat, in realtà, sono 93.427. Quasi cinquantamila società non hanno neanche un veicolo. Quindi che cosa fanno? E che ruolo hanno, oltre all'intermediazione e al subappalto più o meno regolare?

L'infiltrazione della criminalità
Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai Trasporti in quota Pdl, promette: "Faremo pulizia ed entro la fine dell'anno, in collaborazione con le Province, le cancelleremo dall'albo". Altre 51mila imprese sono monoveicolari. In quello che rimane, il 38% possiede tra due e cinque automezzi. "È un settore condannato al nanismo", rileva Giuseppe Mele, di Confindustria, una delle voci più importanti della committenza. "Con questa frammentazione dell'offerta, ci sarà sempre qualcuno pronto a ribassare oltre i limiti".

Il subappalto del subappalto e il ribasso selvaggio sono due tra i connotati più forti del far-west nell'autotrasporto. "Crisi morale", la definisce Cinzia Franchini, vice-presidente della Fita-Cna e lei stessa autotrasportatrice. "Sempre più imprese adottano metodi illegali, riciclano denaro, evadono le tasse e praticano la concorrenza sleale. Se non si interviene su questo cancro, poi si possono sbandierare tutte le norme e i controlli del mondo. Ma il numero dei camionisti-schiavi aumenterà e di pari passo crescerà la loro pericolosità sulle strade".

L'infiltrazione della criminalità organizzata nell'autotrasporto non è recente, eppure si è mimetizzata meglio che in altri settori. In alcune regioni, per esempio l'Emilia-Romagna, le denunce sono quotidiane. Enrico Bini, presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, parla apertamente di imprese legate alla 'ndrangheta, insediatesi nel territorio poco dopo il Duemila con i lavori dell'alta velocità. Dal movimento terra fino al trasporto a tutto campo. "Hanno cominciato a proporsi a prezzi notevolmente più bassi, totalmente fuori mercato", spiega Bini. "La committenza, senza eccezioni, si è tappata il naso e le ha fatte lavorare. Risultato: per le aziende locali, che rispettano la legge e non hanno soldi da riciclare, è stato un colpo durissimo. Tanto che alcune hanno cominciato a praticare gli stessi metodi".

"Negli ultimi anni la 'ndrangheta e la camorra hanno investito pesantemente nell'autotrasporto", conferma Antonio Nicaso, docente ed esperto di organizzazioni criminali. "I camion sono un'ottima copertura dei guadagni illeciti e un mezzo fondamentale per le varie attività: dal trasporto dei rifiuti a quello della droga". In Emilia-Romagna 63 clan mafiosi (tra cui 23 'ndrine) si spartiscono gli affari sul territorio. Gli interessi nell'autotrasporto sono diffusi. Chi sono i camionisti di cui si servono? E qual è il livello di sicurezza dei mezzi che conducono sulle nostre strade?

Quando i camionisti fanno il trenino
Stefano è romeno. Lui non sa chi fossero esattamente i suoi ex datori di lavoro. Sa solo che, prima di riuscire a trovare un'impresa regolare, era costretto a viaggiare per 15-16 ore di guida consecutive. Guidava soprattutto di notte, quando i controlli sono meno frequenti. "Ho fatto anche 20 ore. Le pause? Cinque, dieci minuti al massimo per un caffè. Di giorno riesci a stare attento, però di notte è proprio un problema. Diventi come una macchina, neanche pensi… non sei più un uomo". Quanti chilometri si possono reggere guidando ore e ore di seguito? Stefano ricostruisce uno dei suoi ultimi viaggi prima di licenziarsi. "Sono partito da Lainate, vicino a Milano. Sono andato a Livorno, poi da lì di nuovo in strada fino a Pesaro. Da Pesaro a Treviso. Da Treviso sono passato per l'Emilia e ho fatto rientro a Milano. Tutto in una stessa giornata, viaggiando anche di notte. Mi ricordo che alla fine erano 1.160 chilometri".
 

Le ultime statistiche disponibili dicono che nel 2008 sono stati 26.491 i camion coinvolti in 13.836 incidenti con 274 morti e 10.483 feriti. Sulle autostrade la percentuale di incidenti con mezzi pesanti è del 37%. Il tamponamento è l'impatto più frequente (60%). A causarlo sono prevalentemente il colpo di sonno, poi la distrazione, l'alta velocità, la distanza di sicurezza. "La categoria dei camionisti è fatta in gran parte di persone responsabili", dice Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l'Italia. "Certo che quando non rispettano le regole, magari facendo il trenino, allora lì i rischi sono alti".

Il "trenino" è un banale, pericolosissimo sistema di risparmio del gasolio. Uno in fila dietro l'altro per sfruttare la scia creata dal primo. Si corre di più e si consuma di meno. Ma se il primo sbaglia, o frena all'improvviso, o evita un ostacolo all'ultimo istante (per esempio un'auto in corsia d'emergenza), non è detto che anche gli altri ci riescano. "È tutto vero, però in queste condizioni anche pochi euro sul gasolio possono essere importanti", ammette Cosmin, altro autista romeno perennemente a rischio licenziamento. "La realtà è che siamo dei disperati e che se qualcuno non interverrà su chi decide le nostre vite, qui sarà sempre peggio". Ma se il mondo dell'autotrasporto è così frammentato e in piena deregulation, a quali misure dare la precedenza? E nei confronti di chi?

La responsabilità della committenza
Silvia Velo, vicepresidente Pd della commissione parlamentare Trasporti, è lapidaria: "Bisogna puntare sulla committenza. Finora ha sempre opposto resistenza, ma è ora di cambiare: chi manda in giro le merci deve essere davvero responsabile del comportamento di chi guida. Solo così si può evitare lo sfruttamento pericoloso dei camionisti. Le recenti normative non hanno rappresentato un passo in avanti". "Abbiamo già fatto moltissimo", si difende il sottosegretario Bartolomeo Giachino. "Oggi il camionista è obbligato a viaggiare con istruzioni scritte da parte dell'impresa che lo vincolano al rispetto della legge". Quello delle "istruzioni scritte al conducente" assomiglia però a un vecchio gioco delle parti. Un escamotage che non coinvolge più di tanto la committenza, in quanto il "non scritto" (arrivare il prima possibile, costi quel che costi) ha sempre un peso determinante nella condotta degli autisti. Perciò l'impressione è che le tensioni e le storture finiscano sempre per ripercuotersi sull'anello più debole della cosiddetta "filiera". E l'anello più debole è quello dei camionisti, costretti talvolta a pagare al datore di lavoro perfino la cuccetta in cabina: 30 euro al giorno per poter dormire nel camion.

"Ci vuole un fisico bestiale, per fare il camionista" ha scritto uno di loro sul retro del suo bestione rosso. Se poi a dettare le condizioni è qualcuno senza scrupoli, della bestia servono anche altre caratteristiche: incapacità di pensare ad alternative e una progressiva sottomissione al "padrone". Fino all'abbrutimento. Fino a perdere il senso della realtà. Fino, appunto a diventare uno schiavo al volante. Pericoloso per sé e per gli altri.
(15 ottobre 2010) 

 

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Romina dal sole della Romagna al SOLE 24 ORE

                                        ROMINA SULLA STRADA  

A ogni sosta la trafila è sempre la stessa: la coda dietro agli altri camion per entrare nella cava o nella fornace. Poi lo slalom in un paesaggio lunare tra gigantesche dune di feldspato, terra o argilla. Un pezzo di luna che diventerà piastrelle. Romina guida il rimorchio con una disinvoltura sconosciuta alle sue coetanee su Smart. Parcheggia, fa la trafila delle bolle, pesa il camion prima pieno e poi vuoto (o viceversa), scambia qualche battuta con i colleghi, che un po' ci provano e un po' non oserebbero mai, rimonta in cabina e riparte.mao_10_05_02_352-288
Nel corso di una giornata il suo itinerario cambia all'improvviso due o tre volte. «Adesso pensavo di fermarmi, invece no – dice, alternando indicazioni stradali e imprecazioni varie -. Devo andare a caricare terra e detriti e portarli in un'altra fornace, a San Pancrazio, vicino a Lugo». Poi, con il rimorchio vuoto, fa inversione e si avvia al porto di Ravenna, passa attraverso la città industriale, l'Enichem e i container impilati uno sull'altro, e carica altro feldspato.
Sono quindici anni che Romina gira per cave e cantieri. La conoscono tutti. «Mi sa che mi vogliono anche bene. Certo le prime volte facevano la faccia strana, mi trattavano un po' come una tipa diversa, una con chissà quali idee in testa. Qualcuno avrà anche pensato che fossi lesbica. Ma il giochino è durato poco, così dopo un po' si sono stufati e a me non hanno fatto più caso. Anzi, si sono affezionati».mao_10_05_11_352-288
Dev'essere vero, visto che il Cb, la radio con cui i camionisti comunicano tra loro, non tace un attimo: «Romina? Perché non mi hai salutato?», chiede piccato uno che l'ha appena incrociata. «Ciao Romina, sei sempre più bella», provoloneggia un altro. Anche Germano non smette di parlarle al Cb. È il suo migliore amico, un romagnolo verace di quelli che mettono allegria solo a sentirli. I due parlano di lavoro, di strade trafficate, di cave, ma anche dei fatti loro, del fidanzato di lei o della moglie e dei figli di lui. Germano le consiglia che percorso fare per trovare meno traffico, le dice dove si sono appostati i carabinieri. «Pensano tutti che stiamo insieme – spiega lei – invece siamo amici e basta». Quando i loro percorsi lo consentono, si danno appuntamento per il pranzo. Lui mangia come un camionista, appunto, lei no, «un'insalata e un caffè, ci tengo alla linea».
Un fidanzato vero, che non è Germano, Romina ce l'ha. «Guida il camion anche lui, ma non ci incrociamo mai, lui fa un altro giro, va verso Treviso. Io lo chiamo ancora il mio moroso, ma non so se ancora posso. Dice che ha bisogno di una pausa. Speriamo che torni. Secondo me lui è quello giusto». Anche se fosse, e se tornasse, non sarebbe per metter su famiglia. Romina non ha e non vuole figli. «Non c'è mai stata la situazione giusta. Prima ero troppo giovane, ora troppo vecchia. Il momento è scappato e io non ero lì».
Benché rare, le donne in camion non sono così poche. Le patenti C e D (quelle che abilitano alla guida di pullman e corriere) assegnate a donne sono circa il dieci per cento del totale e, di recente, la presenza femminile si sta affermando anche all'interno delle associazioni di categoria. Cinzia Franchini e Angiolina Mignoli, per esempio, ricoprono la carica di vicepresidente vicario della Cna-Fita, l'Unione nazionale imprese di trasporto. Alcune hanno anche creato un blog, La buona strada, con il quale si tengono in contatto fra loro. «Con Gisella, che si è inventata lo pseudonimo di Lady Truck, ci siamo anche messe a fare calendari per la ricerca sul cancro al seno. Fra un po' faremo le foto per il quarto anno consecutivo».
Sul primo camion della sua vita Romina ci è salita per caso. «Ho cominciato con il mio moroso, quello dell'epoca, che portava in giro il nerofumo, per fare i copertoni. Ogni tanto mi faceva provare a guidare, così per gioco. A me piaceva, a lui, che nel frattempo si era messo in proprio, servivano autisti. È stato tutto molto naturale: ci siamo detti "perché no?". Ho preso la patente C+E, la motrice e il rimorchio, e lui mi ha assunta. La storia d'amore è finita ma il lavoro è rimasto, e anche l'amicizia».
Prima di fare la camionista, o "camionara" come preferisce dire lei, Romina di lavori ne ha fatti altri, ma senza troppa convinzione. «Dopo la scuola ho cominciato a lavar le teste da una parrucchiera, poi ho cucito le borse. Ci sono stata sei anni, ma non faceva per me: in fabbrica devi star lì ferma, non puoi parlare e stai chiusa dentro tutto il giorno. Non sai nemmeno se fuori piove o c'è il sole. Meglio il camion».
A Romina piace il suo lavoro. «Certo un po' di stanchezza si sente. L'anno scorso sono stata operata per un'ernia cervicale, sono dovuta restare ferma otto mesi. E adesso vedo che mi stanco più facilmente di prima. Certe volte mi chiedo se potrò andare avanti ancora tanto a fare 'sto lavoro. Dovrei decidere cosa fare da grande. Ma mi sa che da grande – sorride – voglio continuare con il camion».

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-09-02/romina-strada-115519.shtml?uuid=AYelvyLC
 

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Volvo e le donne…

Tratto da:  Professione camionista.it

La carenza di autisti rischia di essere uno dei maggiori problemi dell’industria europea del trasporto. La crisi finanziaria di questi ultimi anni ha lasciato da parte la possibile soluzione, ma quando la ripresa, che tutti ci aspettiamo, arriverà con essa si ripresenterà anche il problema. Il fatto è che, per costituire una buona classe di nuovi autisti è necessaria una valida base e una politica di reclutamento che allarghi il bacino di utenza. Per questo, è opinione comune di molte istituzioni e Case costruttrici che si deve fare di più per rendere la professione del camionista interessante anche per le donne. È indubbio, infatti, che le donne camioniste rappresentano una “specie rara”. Per fare un esempio, in Gran Bretagna, su 309.100 autisti professionali solo l’un per cento è costituito da donne e la situazione non è diversa nel resto d’Europa. Persino in Svezia, da sempre bandiera della parità sessuale, la percentuale di autiste non arriva al 4 per cento. “La guida dei camion richiede abilità professionali e grandi responsabilità dell’autista, ma non c’è alcuna ragione pratica per cui le donne non possano guidare degli autocarri pesanti”, così ha dichiarato Liam Northfield della Britain’s Freigth Transport Association. Purtroppo, a farla da padrone sono ancora i i luoghi comuni; primo fra tutti quello che guidare un camion porti una donna troppo tempo fuori di casa, nonostante meno del tre per cento dei trasporti totali europei siano più lunghi di 500 km e circa i 2/3 delle merci totali viaggino per meno di 50 km. Un altro argomento che da sempre allontana le donne dal volante dei camion è che la guida di questi ultimi richieda un impegno fisico troppo alto. Se questo poteva anche essere trent’anni fa oggi la situazione e ben diversa. Anche per questo Volvo Trucks è da sempre impegnata nello sviluppo di veicoli che possano essere guidabili in sicurezza da tutti. Tanto per citare Rikard Orell, design manager in Volvo Trucks: “Dall’uomo più alto alla donna più piccola. Il nostro obiettivo è quello di creare camion che siano il più possibile confortevoli e funzionali in base alla mission per cui sono destinati a prescindere che dietro al volante ci sia un uomo o una donna”.  Appurato che design e tecnologia hanno, senza dubbio, dato a chiunque la possibilità di intraprendre la professione, ora è necessario creare nelle donne il giusto interesse per essa. Ben vengano quindi inziative come quella della stessa Volvo Trucks che, circa un anno fa, ha inviato a Goeteborg un centinaio di donne a guidare un FH16 700 e illustrare loro la professione di camionista.
 

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