Romina dal sole della Romagna al SOLE 24 ORE

                                        ROMINA SULLA STRADA  

A ogni sosta la trafila è sempre la stessa: la coda dietro agli altri camion per entrare nella cava o nella fornace. Poi lo slalom in un paesaggio lunare tra gigantesche dune di feldspato, terra o argilla. Un pezzo di luna che diventerà piastrelle. Romina guida il rimorchio con una disinvoltura sconosciuta alle sue coetanee su Smart. Parcheggia, fa la trafila delle bolle, pesa il camion prima pieno e poi vuoto (o viceversa), scambia qualche battuta con i colleghi, che un po' ci provano e un po' non oserebbero mai, rimonta in cabina e riparte.mao_10_05_02_352-288
Nel corso di una giornata il suo itinerario cambia all'improvviso due o tre volte. «Adesso pensavo di fermarmi, invece no – dice, alternando indicazioni stradali e imprecazioni varie -. Devo andare a caricare terra e detriti e portarli in un'altra fornace, a San Pancrazio, vicino a Lugo». Poi, con il rimorchio vuoto, fa inversione e si avvia al porto di Ravenna, passa attraverso la città industriale, l'Enichem e i container impilati uno sull'altro, e carica altro feldspato.
Sono quindici anni che Romina gira per cave e cantieri. La conoscono tutti. «Mi sa che mi vogliono anche bene. Certo le prime volte facevano la faccia strana, mi trattavano un po' come una tipa diversa, una con chissà quali idee in testa. Qualcuno avrà anche pensato che fossi lesbica. Ma il giochino è durato poco, così dopo un po' si sono stufati e a me non hanno fatto più caso. Anzi, si sono affezionati».mao_10_05_11_352-288
Dev'essere vero, visto che il Cb, la radio con cui i camionisti comunicano tra loro, non tace un attimo: «Romina? Perché non mi hai salutato?», chiede piccato uno che l'ha appena incrociata. «Ciao Romina, sei sempre più bella», provoloneggia un altro. Anche Germano non smette di parlarle al Cb. È il suo migliore amico, un romagnolo verace di quelli che mettono allegria solo a sentirli. I due parlano di lavoro, di strade trafficate, di cave, ma anche dei fatti loro, del fidanzato di lei o della moglie e dei figli di lui. Germano le consiglia che percorso fare per trovare meno traffico, le dice dove si sono appostati i carabinieri. «Pensano tutti che stiamo insieme – spiega lei – invece siamo amici e basta». Quando i loro percorsi lo consentono, si danno appuntamento per il pranzo. Lui mangia come un camionista, appunto, lei no, «un'insalata e un caffè, ci tengo alla linea».
Un fidanzato vero, che non è Germano, Romina ce l'ha. «Guida il camion anche lui, ma non ci incrociamo mai, lui fa un altro giro, va verso Treviso. Io lo chiamo ancora il mio moroso, ma non so se ancora posso. Dice che ha bisogno di una pausa. Speriamo che torni. Secondo me lui è quello giusto». Anche se fosse, e se tornasse, non sarebbe per metter su famiglia. Romina non ha e non vuole figli. «Non c'è mai stata la situazione giusta. Prima ero troppo giovane, ora troppo vecchia. Il momento è scappato e io non ero lì».
Benché rare, le donne in camion non sono così poche. Le patenti C e D (quelle che abilitano alla guida di pullman e corriere) assegnate a donne sono circa il dieci per cento del totale e, di recente, la presenza femminile si sta affermando anche all'interno delle associazioni di categoria. Cinzia Franchini e Angiolina Mignoli, per esempio, ricoprono la carica di vicepresidente vicario della Cna-Fita, l'Unione nazionale imprese di trasporto. Alcune hanno anche creato un blog, La buona strada, con il quale si tengono in contatto fra loro. «Con Gisella, che si è inventata lo pseudonimo di Lady Truck, ci siamo anche messe a fare calendari per la ricerca sul cancro al seno. Fra un po' faremo le foto per il quarto anno consecutivo».
Sul primo camion della sua vita Romina ci è salita per caso. «Ho cominciato con il mio moroso, quello dell'epoca, che portava in giro il nerofumo, per fare i copertoni. Ogni tanto mi faceva provare a guidare, così per gioco. A me piaceva, a lui, che nel frattempo si era messo in proprio, servivano autisti. È stato tutto molto naturale: ci siamo detti "perché no?". Ho preso la patente C+E, la motrice e il rimorchio, e lui mi ha assunta. La storia d'amore è finita ma il lavoro è rimasto, e anche l'amicizia».
Prima di fare la camionista, o "camionara" come preferisce dire lei, Romina di lavori ne ha fatti altri, ma senza troppa convinzione. «Dopo la scuola ho cominciato a lavar le teste da una parrucchiera, poi ho cucito le borse. Ci sono stata sei anni, ma non faceva per me: in fabbrica devi star lì ferma, non puoi parlare e stai chiusa dentro tutto il giorno. Non sai nemmeno se fuori piove o c'è il sole. Meglio il camion».
A Romina piace il suo lavoro. «Certo un po' di stanchezza si sente. L'anno scorso sono stata operata per un'ernia cervicale, sono dovuta restare ferma otto mesi. E adesso vedo che mi stanco più facilmente di prima. Certe volte mi chiedo se potrò andare avanti ancora tanto a fare 'sto lavoro. Dovrei decidere cosa fare da grande. Ma mi sa che da grande – sorride – voglio continuare con il camion».

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2010-09-02/romina-strada-115519.shtml?uuid=AYelvyLC
 

Volvo e le donne…

Tratto da:  Professione camionista.it

La carenza di autisti rischia di essere uno dei maggiori problemi dell’industria europea del trasporto. La crisi finanziaria di questi ultimi anni ha lasciato da parte la possibile soluzione, ma quando la ripresa, che tutti ci aspettiamo, arriverà con essa si ripresenterà anche il problema. Il fatto è che, per costituire una buona classe di nuovi autisti è necessaria una valida base e una politica di reclutamento che allarghi il bacino di utenza. Per questo, è opinione comune di molte istituzioni e Case costruttrici che si deve fare di più per rendere la professione del camionista interessante anche per le donne. È indubbio, infatti, che le donne camioniste rappresentano una “specie rara”. Per fare un esempio, in Gran Bretagna, su 309.100 autisti professionali solo l’un per cento è costituito da donne e la situazione non è diversa nel resto d’Europa. Persino in Svezia, da sempre bandiera della parità sessuale, la percentuale di autiste non arriva al 4 per cento. “La guida dei camion richiede abilità professionali e grandi responsabilità dell’autista, ma non c’è alcuna ragione pratica per cui le donne non possano guidare degli autocarri pesanti”, così ha dichiarato Liam Northfield della Britain’s Freigth Transport Association. Purtroppo, a farla da padrone sono ancora i i luoghi comuni; primo fra tutti quello che guidare un camion porti una donna troppo tempo fuori di casa, nonostante meno del tre per cento dei trasporti totali europei siano più lunghi di 500 km e circa i 2/3 delle merci totali viaggino per meno di 50 km. Un altro argomento che da sempre allontana le donne dal volante dei camion è che la guida di questi ultimi richieda un impegno fisico troppo alto. Se questo poteva anche essere trent’anni fa oggi la situazione e ben diversa. Anche per questo Volvo Trucks è da sempre impegnata nello sviluppo di veicoli che possano essere guidabili in sicurezza da tutti. Tanto per citare Rikard Orell, design manager in Volvo Trucks: “Dall’uomo più alto alla donna più piccola. Il nostro obiettivo è quello di creare camion che siano il più possibile confortevoli e funzionali in base alla mission per cui sono destinati a prescindere che dietro al volante ci sia un uomo o una donna”.  Appurato che design e tecnologia hanno, senza dubbio, dato a chiunque la possibilità di intraprendre la professione, ora è necessario creare nelle donne il giusto interesse per essa. Ben vengano quindi inziative come quella della stessa Volvo Trucks che, circa un anno fa, ha inviato a Goeteborg un centinaio di donne a guidare un FH16 700 e illustrare loro la professione di camionista.
 

CQC senza esame fino al 2014

Ciao a tutte/i
si è parlato tanto della Patente Professionale, nata per distinguere autisti di professione da coloro che occasionalmente o per altri motivi che non sono la movimentazione delle merci guidano mezzi pesanti;
riporto un testo, tratto da TUTTOTRASPORTI…
cqcA

Il ministero dei Trasporti ha comunicato che è in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale il decreto con il quale viene prorogato al 9 settembre 2014 il termine per richiedere la carta di qualificazione del conducente per "documentazione", cioè senza obbligo di corso di formazione ed esame.
Questa possibilità, è bene sottolineralo, vale per tutti coloro che sono in possesso di patente C o CE rilasciata prima del 9 settembre 2009.

 

BUONA STRADA A tutte/i !!!
 

C' è posta per noi… – 10


Ciao a tutte/i 
pubblico integralmente questa email… 
 

Salve,

L’8 marzo premierò una camionista, con un omaggio molto originale,

fiori e un pranzo.


Uscita A14 Castel San Pietro.

 

E’ una cosa seria, la fotografia andrà sui giornali.

 

Per saperne di più e per candidarsi scrivere mail a [email protected]

, oppure rispondere direttamente a me (o telefonare al numero sotto).

Le sarei grato se potesse diffondere la notizia sul suo blog http://buonastrada.altervista.org/

Resto a sua disposizione per qualsiasi chiarimento.

Grazie

Saluti cordiali

 Grifone b n

Massimo Calvi

 

RIZOMEDIA – società fondata da giornalisti

Tel. 051 19987131 – Fax 051 19987559

www.rizomedia.com

Avrei una valanga di domande, del genere se questo premio è per riconoscere l’impegno delle donne nei settori considerati maschili, se è per esprimere stima per la determinazione, se è per conoscere queste "mosche bianche" di persona e rendersi conto che sono persone normali… se così fosse mipiacerebbe fare una proposta… una Lady Truck che sa il fatto suo… e chi l’ha conosciuta può confermare…
Al momento mi verrebbe in mente Romina da proporre… voi cosa ne dite? Determinata e femminile, simpatica e spigliata… Una bella rappresentanza… non siamo a caccia di pubblicità personale, ma in occasione dell’8 Marzo può essere un’occasione per far vedere un lato umano della nostra categoria, dove il camionista non è
Brutto Sporco e Cattivo, come crede molta gente….
 
Buona Strada a Tutte/i!!!

Monumento al Camionista

Ciao a tutte/i


Anche se diverse volte vi abbiamo fatto riferimento, agli sgoccioli del 2009, voglio dedicare qualche parola a riconoscere l’impegno dei Belli & Budelli per la realizzazione del “Monumento al camionista”, un’iniziativa meritevole, non solo di approvazione ed elogi ma anche di diffusione…

Con un’opera artistica si vuole creare un luogo simbolo dove riconoscere l’impegno di autotrasportatori e autisti a svolgere la loro professione, indiscutibilmente portante per l’economia; dare un volto umano a chi troppo spesso viene denigrato, sottovalutato e discusso.

Quante volte utilizziamo  il detto interregionale  “ Bisognerebbe fargli un monumento!” ?  Lo si fa per descrivere una persona o un gruppo che si adopera per il sociale o per chi spende tempo ed energie ad aiutare, nell’interesse della comunità; non si possono certo escludere i camionisti… anzi produttori di una considerevole percentuale di prodotto interno lordo, nonostante non siano presi in considerazione da chi dovrebbe tutelarli e sostenerli, continuano a lavorare cercando di oltrepassare questo momento di regressione, indirizzati solo a sopravvivere, con le loro aziende o conservando il posto di lavoro.

A prendersi cura dello sviluppo di questa “operazione” ci sono Franco e Dino Sette, persone squisite che aggiornano sempre sui progressi, ma si sa che in certe cose la perseveranza è d’obbligo e a loro non manca. C’è il progetto, c’è l’area, ci sono le autorizzazioni, ci sono anche dei sostenitori  ma non ancora sufficienti e soprattutto manca l’adesione di chi sul lavoro dei camionisti si è arricchito, latitante anche chi avrebbe dovuto essere in prima fila e ci rappresenta o dice solo di farlo.
A parole è sempre più facile… prendere tempo… promettere… impegnarsi… proporre…

Il Veneto è una regione dove la movimentazione delle merci è indispensabile, numerose sono le aziende di trasporto nel territorio e altrettante quelle che lo frequentano per i carichi/scarichi provenienti dal resto d’Italia e il monumento sarebbe lì a rappresentarci tutti… un luogo dove rivolgere lo sguardo e compiacersi che qualcuno riconosca il sacrificio del nostro duro lavoro, un luogo simbolico dove volgere lo sguardo e ricordare i nostri compagni persi lungo le strade, sempre troppi e sempre troppo presto, un luogo dove non fare distinzioni tra padroni, padroncini o dipendenti e neanche se viaggi in Italia o all’estero, se guidi un Daf o uno Scania, se il peso totale a terra è di 3 ton o 30 ma riconoscere il sacrificio umano e l’impegno costante.

Il messaggio che si vuole lanciare alla base di quest’idea non è quello di compatimento, solo di riconoscimento e rispetto, per un’intera categoria di lavoratori e le loro famiglie, considerazione del sacrificio che comporta la lontananza prolungata e i tempi di lavoro, disagi condivisi e non sempre fare ritorno a casa…

 

 


Idealmente esiste già, speriamo di vederlo presto a Grisignano.

 

Alloraaaa “ Facciamogli un MONUMENTO Al CAMIONISTA!!!!”

Una collega… da Vicenza

Ciaoi a Tutte/i

cronvera1quando diciamo che non conosciamo tutte le donne autiste ma che siamo cronvera2 (2)davvero tante, non sbagliamo…
Su CRONACA VERA Nr 1945 c’era una simpatica vicentina… si chiama Debora, mamma, sportiva ed ha un sorriso invidiabile… oltre ad avere una grande passione per il suo lavoro naturalmente!!!!!; le piacerebbe ,per una volta, provare un’esperienza televisiva, un sogno nel cassetto… che le auguro di realizzare… Mi piacerebbe proprio incontrarla… per ora le auguro
BUONA STRADA!!!

Scrivono di noi… – 12

Professione camionistaCiao!!
E’ in edicola in questi giorni il nuovo numero di "Professione Camionista" con un bell’articolo sulle lady truck:  "Strade in rosa – Viaggio nel mondo delle donne camioniste" , scritto da Anna Francesca Mannai.
Tra le altre, le storie di Tania, di Marianna, di Caterina, di Alessia, di Sofia, di Nicoletta, un saluto a Michela e una pagina dedicata al nostro gruppo e alle nostre iniziative,  come i calendari e i ricettari…
Sei pagine da leggere tutte d’un fiato!!
Buona strada all’autrice e a tutta la redazione!

Ciao a tutti!!!