“In cabina – Diario di un camionista fuori dal comune”

In cabina – Diario di un camionista fuori dal comune” è il nuovo lavoro di Fabrizio Piras.

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Vi ricordate di lui? Credo di si, ha già pubblicato due bellissimi libri sulla vita dei camionisti: “Faccio il camionista” E “Radici nel cuore, rami nell’altrove“, adesso è tornato con questo ebook (ma non solo) con racconti tratti dal suo blog “In cabina” che pubblica sul sito http://www.trasportando.com/category/in-cabina/

Io lo seguo sempre, sa raccontare la vita del camionista da un visuale particolare… da due metri sopra l’asfalto 🙂

Ve lo consiglio di cuore, da leggere tutto d’un fiato o da gustare piano piano, un pezzo alla volta: ne vale la pena!!!

E’ bello scoprire che i camionisti non sanno solo guidare bestioni, ma sono capaci anche di scrivere belle cose!!!

Buona strada sempre a Fabrizio! Che sia quella d’asfalto o quella dello scrittore, meglio se tutte e due insieme!!!

Un libro da leggere tutto d’un fiato…

libri 18 2 2013 (1)

 

“EQUILIBRIO”

Diario di un camionista

Di Antonio Sarcina

 

Ho trovato questo libro su Ibs. L’ho ordinato. E’ arrivato e l’ho letto tutto d’un fiato.

Perché questo è un piccolo grande libro. Piccolo perché dura (purtroppo) poche pagine, grande per il contenuto. La storia vissuta di un camionista. Le conclusioni di chi è arrivato in fondo al viaggio. Di chi ha terminato la carriera e ricorda. Sono ricordi di un’altra epoca, quella degli autotreni, quella in cui c’erano più strade statali che autostrade. Quella in cui il camionista, forse, era ancora visto come persona e non come ingranaggio di un sistema che va troppo di corsa, di un sistema che stritola.

Di un epoca diversa eppure in tanti casi, simile alla nostra…

Ve ne riporto una pagina:

“(…) vorrei far conoscere i nemici del camionista, quelli che contrastano e minacciano il regolare svolgersi del suo lavoro.

Il nemico più grande è la neve. Non si possono enumerare le insidie, le sventure che questo elemento bianco può procurare, nuocendo all’attività.

Il guidatore di un colosso di cinquecento quintali di peso è gravato da forti responsabilità, mentre gira e rigira per le arterie stradali frequentate da automezzi di tutti i tipi, con tanti ostacoli per la strada, che possono procurare incidenti di ogni tipo.

La neve, che rappresenta per tutti, grandi e piccini, uno spettacolo gioioso, per gli autisti invece procura solo grattacapi.

Sulla Firenze – Bologna, un anno siamo rimasti tre giorni bloccati in un ristorante di Barberino e i mezzi sull’autostrada sotto la neve.”

Per la serie “il passato non ritorna, ma può far rima”… niente di cosi diverso da ciò che capita ancora in questi giorni…

Questo è un piccolo grande libro, scritto con parole semplici e con il cuore, perché la semplicità forse è alla base dell’equilibrio del titolo, quell’equilibrio che, come dice l’autore,  serve per fare questo mestiere.

A me è piaciuto molto e ve lo consiglio.

Buona strada all’autore, Antonio Sarcina, e a tutti i blog-lettori!

Dal passato…

Questo video l’ho trovato, come sempre, su Youtube.

E’ in tema col clima di questi giorni….

“Da Trondheim a Milano, nel 1969”: guardate che mezzo, che vita, che viaggio, che strade…. io non ci ho capito una parola, ma le immagini parlano da sole!!!

Buona visione e buona strada sempre!!!

Arriverà la primavera!

 

“Schilpario!!” Un’altra storia d’epoca!!

Ciao a tutti!
Il nostro amico Vincenzo ha di nuovo “interrogato” il suo papà, si è fatto raccontare di un viaggio un pò particolare da sud a nord negli anni ’50! Da leggere tutto d’un fiato!!! Grazie Vincenzo per continuare a condividere con noi i racconti di tuo papà, un abbraccio a tutti e due e …aspettiamo sempre nuove storie! Buona strada!!

vincenzo corsi 1 r

Il Lancia Esatau, Giulio (a destra) e Umberto

SCHILPARIO!

Da qualche tempo mi capita di vedere sulla tv digitale un reality dal titolo “ Gli Eroi del ghiaccio”,
camionisti che operano sulla “ice road”, le strade ghiacchiate dell’Alaska o del Canada durante l’inverno polare.
Gli episodi sono molto belli, gli americani sono bravissimi a enfatizzare e a rendere eroiche vicende anche difficili ma che certamente molti di voi qualche volta si sono trovati ad affrontare.
M piacerebbe l’idea che anche in Italia a qualcuno venisse in mente di realizzare qualcosa di simile sui nostri “Eroi della strada”, fanno tante fiction solo per Carabinieri, commissari di Polizia e altro.
Il mio pensiero va soprattutto a quella generazione di camionisti che sono i nostri padri o nonni che percorrevano l’Italia in lungo e largo su automezzi e su strade impensabili ai giorni nostri, a volte sento delle storie che anch’io stento a credere ma sulla cui veridicità ho sempre avuto conferme da più parti, e siccome non posso realizzare un reality provo almeno a scriverle.
Negli anni 50, il mio vecchio, Giulio, con suo fratello Umberto faceva viaggi verso il nord dell’Italia,
spesso con carichi di legna proveniente dai monti Ernici, in Ciociaria, al confine con l’Abruzzo. Chissà che avevano di particolare questi legnami da portare al nord, anche sulle alpi, dove evidentemente ne hanno da vendere loro a noi, ma questo non era importante, il viaggio e la consegna si sa è la prima cosa.
Il loro camion non era un Kenworth, un Peterbilt o un Freightliner da 400 o 500 CV degli “Eroi del ghiaccio”, ma un bellissimo Lancia Esatau che io chiamavo “il musetto” perché come quelli americani aveva il muso e per me era anche più bello; il nostro era rosso e giallo, lo ricordo appena come in un sogno, ero troppo bambino. All’epoca del racconto, nel 1955, era nuovo di zecca con un rimorchio Viberti 3 assi, la destinazione del viaggio era Schilpario (BG), con un carico di legna per circa 25 ton.
Schilpario! Ho cercato sulle mappe, ricostruendo il tracciato che percorrevano allora, erano circa mille chilometri! Nella Val di Scalve sulle alpi, lontanissimo da noi, da Frosinone.
La partenza fu nel primo pomeriggio, dopo una mattinata dedicata al carico in quel di Guarcino (FR) sulla strada per Campocatino, a 1200 metri s.l.m.

Vincenzo corsi 2 r

Il valico di Forca Caruso sulla Tiburtina Valeria, d’inverno sempre soggetto a violente bufere di neve.

La strada in Abruzzo è subito tortuosa e a Forca Caruso, il passo appenninico tra il Tirreno e l’Adriatico, si scollina 1100 metri, sulla SS Tiburtina Valeria. E’ l’alba, sull’Adriatico si ammira il sole nascente e sullo sfondo alcuni pescherecci che escono in mare, una cartolina! La strada adesso dopo Pescara è sempre in pianura. Pausa pranzo di solito in Emilia Romagna, il papà ricorda con più precisione un ristorante a Ponte Taro (PR), subito a sinistra dopo il ponte sull’omonimo fiume, chissà se c’è ancora?
La mattina dopo a Milano ritrovo in piazzale Corvetto con altri due amici camionisti con lo stesso carico su un’Alfa 900. Appuntamento con il mediatore con il quale si convenne di ritrovarsi in una località dopo Darfo (BG), era necessario trasferire parte del carico su di un altro mezzo al fine di limitare l’altezza poiché per Schilpario erano presenti tratti di strada e gallerie scavate nella roccia così basse che avrebbero potuto impedirne il transito.
I problemi quel giorno erano già cominciati fuori Milano, per una deviazione dalla statale i nostri si sono ritrovati a transitare in un paese dove in una curva tra le case il rimorchio stringeva troppo e non riusciva a passare, detto fatto lo sganciano dalla motrice e sterzano il timoneSi giunge a Darfo e superata la cittadina, si prosegue sulla statale per Schilpario, questa strada, la SS 294 mi dicono fosse chiamata “la Via Mala” che è tutto dire; strettissima in alcuni tratti, incastonata tra pareti di montagne e fiume, uno spettacolo della natura! Gli amici con l’Alfa 900, anch’esso con rimorchio, procedevano lentamente davanti all’Esatau, la strada era stretta e la pendenza evidentemente elevata, l’Alfa arranca e a un certo punto si ferma senza avere lo spunto e la potenza per ripartire.

vincenzo corsi 3 r

La “Via Mala” per Schilpario negli anni ’50

 
Strada bloccata, non era possibile procedere nemmeno nell’altro senso e in poco tempo si forma una coda di autoveicoli fermi ad aspettare. Si cerca di ripartire ma l’Alfa potrebbe rompere il differenziale e il camionista desiste da altri tentativi. Passano i minuti e tutti si guardano attorno pensando a una soluzione, non era possibile trainare il camion con altri mezzi, sganciare il rimorchio o altro. Chissà come commenterebbe il cronista di “Eroi del ghiaccio” questo momento!
Un pullman con turisti svizzeri era lì ad aspettare come altri automobilisti, ed eccola la soluzione! Forza ragazzi, se non si spinge il camion, possiamo mettere su le tende, cosi gli svizzeri, forse 40 o più si mettono in riga e insieme con altri automobilisti con grande coraggio spingono con tutta la loro forza il camion e il rimorchio, ed ecco che l’Alfa supera sullo spunto la pendenza e si rimette in marcia!
Che tempi, che strade, che camion! L’Esatau, una limousine per i camionisti di allora, era, come altri camion, senza servosterzo e con soli 132 CV in salita era così lento che il secondo autista poteva scendere, controllare le gomme e risalire con il mezzo sempre in marcia! Il leone che lo guidava oggi è un po’ acciaccato e un po’ appannato, qualche giorno fa gli dissi, papà vediamoci questo film americano sugli “Eroi sul ghiaccio”, lui se lo guarda e dopo un po’ mi dice: ma questi che stanno facendo? Una gita sulla neve?

Vincenzo Corsi

Dal diario di Milly…

Ho ricevuto una mail, è di una cara collega, l’ho letta tutta d’un fiato… mi ha chiesto di pubblicarla, purtroppo sulla strada succede anche questo:

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“Ciao,

oggi 27 dicembre ultimo giorno di lavoro per quest’anno!!!

Partenza dal piazzale alla volta di Castello d’Argile in quel di Bologna!!!

Strade tranquille, traffico inesistente; solo la nebbiolina viscida della notte!!!

Modena nord esco dall’autostrada, tangenziale poi prendo per Nonantola!!!

Un paesino dopo l’altro; poco prima delle sette del mattino arrivo a Sant’Agata Bolognese; è ancora buio; passo davanti alla Lamborghini; attraverso il centro del paese; semaforo verde; passo le ultime case e poi all’improvviso è finito tutto!!!

Le ruote del rimorchio scendono nella banchina, do un colpo di sterzo per riportarlo in carreggiata e il camion decolla; pochi secondi e comincio ad essere sballottata da una parte all’altra e quando tutto si ferma mi ritrovo parcheggiata in un giardino!!!

Pochi secondi e l’autista della macchina che mi seguiva arriva a vedere se mi sono fatta male; il vicino di casa che stava uscendo per andare al lavoro arriva per vedere se mi sono fatta male; io che continuo a chiedere se si è fatto male qualcuno!!!

Appurato che non si è fatto male nessuno ci calmiamo un attimo!!!

Vengono comunque chiamati il 118 e le forze dell’ordine!!!

La signora Paola a cui ho devastato il giardino è più pallida di me e viene visitata anche lei dai sanitari; vengo accolta nella sua casa al caldo; vengo confortata e tranquillizzata!!!

Telefono al mio capo per dirgli quello che è successo!!!

Chiamo il mio compagno, mio fratello e mia sorella per rassicurarli che sto bene; ma non chiamo mia mamma, so che starebbe in agitazione tutto il giorno!!!

Arrivano i vigili urbani, fanno i rilievi dell’incidente!!!

Chiamiamo il titolare di una ditta specializzata nel recupero di mezzi pesanti per valutare il lavoro da fare per togliere il camion dal giardino!!!

Faccio un giro del giardino e in un angolo trovo una piccola maestà con una Madonnina all’interno; è lì a un metro circa dal camion e nel mezzo di un giardino devastato!!! Credenti o meno è difficile non pensare che se non si è fatto male nessuno una mano divina ci abbia protetto!!!

A mezzogiorno la signora Paola prepara un piatto di pasta e mi accoglie alla sua tavola!!!

Nel pomeriggio alle 14.30 arriva il mio capo, valuta i danni, prende accordi per rimuovere il camion e mi riporta a casa!!!

Il giorno dopo ero davanti all’officina quando sul rimorchio è arrivato il mio trattore gravemente ferito, che tristezza, non viaggeremo più assieme!!!

Tutti che cercano di consolarmi: sei fortunata non ti sei fatta niente, i camion si aggiustano!!!

Ma la ferita che ti lascia dentro una frase non si può aggiustare!!!

Grazie alla Signora Paola e ai suoi cugini per l’aiuto e il conforto morale!!!

Grazie alla Madonnina che è in quel giardino!!!

Dopo tanti anni passati sulla strada non avrei mai voluto scrivere il racconto di un incidente!!!

Buona strada a tutte/i!!!”

 

“Tutto scorre”…in un video…

Immagini di questa settimana a confronto: un’interminabile coda in tangenziale a Milano e scorci di strade e autostrade del nord Italia, col sole, con la neve, da sola e in compagnia.
Una musica malinconica in sottofondo, pensieri e parole che vengono spontanei passando tante ore al volante.

Lo so, è un pò troppo lungo, anche un pò noioso, non si ride mai, ma la vita è anche e soprattutto semplice tempo che scorre… un percorso a senso unico che non ammette rewind… si può andare solo avanti ed imparare ad apprezzare tutto quello che ci circonda…

Ringrazio “psicotaxi” per la frase “tutto scorre…tranne il traffico sulle tangenziali” mi era piaciuta molto e l’ho messa nel video!

Buona visione e buona strada sempre!!
PS: non addormentatevi!!!


Le vecchie storie che mi piacciono tanto….

Ciao a tutti/e….

Torno con un altra storia che mi ha raccontato il nostro amico Vincenzo, un’altra storia di tanti anni fa con protagonisti un 690 macchina e rimorchio con un carico “speciale”,una coppia di autisti e lui ragazzo che li accompagnava nel lungo viaggio… 

Io l’ho letta tutta d’un fiato, perchè a me le storie dei vecchi camionisti  piacciono un sacco, passerei le ore ad ascoltarli, purtroppo non capita spesso l’occasione, ma che bello cercare di visualizzare i suoni, i colori, le atmosfere, le chiacchiere di un mondo passato che non era in bianco e nero come ci fanno pensare le foto dell’epoca ma variopinto ed affascinante!!!

L’Esatau B del suo papà

 

La storia eccola qua, si intitola:

“IL SOTTOPASSO”

“Era quasi mezzanotte, eravamo in viaggio ormai da quasi un’ora, il nostro Fiat 690 N2 (ma per noi più semplicemente “la novanta”) e il suo rimorchio Bartoletti s’inclinavano paurosamente sui ripidi tornanti di Rocca Pia, sulla vecchia statale SS 17 verso Roccaraso, si aveva la sensazione di ribaltarsi da un momento all’altro! Donato era nervoso, troppo nervoso, non sembrava lui che è un tipo calmo e borbottava un po’ a voce alta…”ma a Giulio, a Giulio come gli è venuto in mente sta’ cosa?” Giulio è il mio papà, e..sta’ cosa era questo trasporto un po’ fuori del normale per noi, quelle specie di strutture di acciaio che portavamo una sulla motrice e l’altra sul rimorchio erano così alte che ci facevano ondeggiare in curva, c’era un po’ di preoccupazione, avevamo percorso sì e no 50 km e dovevamo farne altri 600!
Ancora oggi mi chiedo come il mio papà avesse accettato di fare sta’ cosa, forse a lui dovevano sembrare bruscolini che ne aveva viste di cotte e di crude con il 666, con l’Esatau e l’Esagamma, negli anni 50 e 60, senza uno straccio d’autostrada fin su le alpi bergamasche!
Donato era il nostro number one, bravo, anzi bravissimo, grande amico ancora oggi. Valentino era l’altro autista, più giovane e inesperto, qualche settimana prima con l’altra “novanta”, la “enne uno”, eravamo sprofondati sul ciglio di una carrareccia di un cantiere a L’Aquila, tanta fu la paura che saltammo giù dalla cabina in preda al panico, quella volta la nostra cara “ novanta enne uno” sembrava andata, inclinata su un fianco con il suo carico di cemento con le cisterne alte, era lì lì per rovesciarsi. Aspettai che aprisse un bar per telefonare a casa e chiedere l’aiuto al solito papà, lui arrivò qualche ora dopo, guardò la scena….e disse sorridendo, è questo il camion che si sta ribaltando? Forza! Fatevi prestare pale e picconi dagli operai! Così scavando da un lato, riuscimmo a rimettere in asse il camion e tutto finì per il meglio.
Donato si mise in branda a riposare e disse a Valentino: ricordati che a Venafro c’è un sottopasso, rallenta, forse non si passa.
Non era tranquillo Donato, si svegliò qualche ora dopo e quasi preso da un incubo gridò, dove siamo? Il sottopasso, il sottopasso! E Valentino rispose…quale sottopasso? Eravamo già oltre e lui non si era ricordato del pericolo!
Era ormai mattino, a Napoli, all’ingresso dell’autostrada il casellante misurò con l’asta l’altezza del carico, troppo alto! Ci rimandò indietro! Caspita! Allora il carico è oltre il limite! Viaggeremo solo su strade statali o provinciali con l’incubo di incontrare ponti o gallerie troppo bassi per noi, avevamo studiato per bene sulle cartine stradali e chieste informazioni, ma si sa, un imprevisto può esserci sempre dietro ogni curva!
Era notte fonda, solo 14 km e saremmo arrivati a Vibo Valentia, la meta del nostro viaggio, non ci sembrava vero, nonostante tutto e gli oltre 600 km percorsi sembrava fatta, quelle notti a dividere la branda con gli autisti o arrotolato sul sedile per riposare un po’, giornate ad ammirare paesi mai visti, l’Italia è bella, sempre! All’improvviso una frenata, un’imprecazione, e l’imprevisto eccolo là! Donato butta giù dalla branda Valentino e disse: vai sul cassone e vedi se si passa; il ponte della ferrovia sembrava più basso del solito, e mentre Donato avanzava lentissimamente in prima ridotta ecco che Valentino grida, frena! Non si passa! Non si passa!
E ora che si fa? Era difficile persino tornare indietro su quella strada un po’ stretta, ci devono venire a prendere con un elicottero, pensai tra me e me un po’ preoccupato.

Il sottopasso

Aspettavamo che Donato ci disse qualcosa, lui era sempre il nostro number one, ma stavolta la vedevo brutta! In quel momento era po’ inc…ato, non solo con il Giulio, ma con il mondo intero!
All’improvviso disse: sgonfiamo le gomme! Io e Valentino pensammo, ma è matto? 18 erano le gomme! E di notte con una lampadina ci mettemmo lì a sgonfiarle tutte fin quasi a terra!
E così passammo, non senza dare una bella strisciata sotto il ponte, ma passammo!
Il viaggio di ritorno mi sembrò una gita turistica, la costa della Calabria o l’entroterra del Pollino, trattorie, paesi, e qualche bella risata per trascorrere le lunghe ore di viaggio con il mitico Fiat 690 N2 (cioè “novanta enne due”)…ed anche stavolta il Giulio aveva visto giusto!”

Ringrazio ancora Vincenzo ed il suo papà per condividere con noi la storia del trasporto in Italia.

Leggendo questi racconti mi viene nostalgia dei tempi andati, dove forse tutto era più faticoso di adesso ma anche più umano. Mi sbaglio? Chissà…

Buona strada e buon weekend a tutti!!!