Archive for Giugno, 2024

Truck Festival!

 

Un fine settimana ricco di eventi!

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Storici in movimento!

 

 

Su segnalazione di una nostra cara collega, la Raffy, questo raduno di mezzi storici!

 

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Questo fine settimana!

 

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Driverfatigueday

 

Un video di una giovane collega che fa notare alcuni problemi che ci sono da sempre

E come sempre si spera che cambierà qualcosa, ma chi di dovere queste cose le sa….da sempre!

Sarà la volta buona, visto che ci sono sempre più donne che svolgono questo lavoro?

Buona strada Alessandra!

https://www.tiktok.com/@alexxa9393/video/7382516405108837664

 

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Oggi e domani:

 

 

 

 

 

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Un altro raduno per il fine settimana!

 

Un altro raduno di mezzi d’epoca per questo fine settimana!

 

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Un raduno per il fine settimana!

 

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10 domande a …Palmira!

 

Dalla rubrica di “Uomini e trasporti”, “Voci on the road”, questa bella intervista alla collega Palmira!

Buona strada sempre!

Il link:

https://www.uominietrasporti.it/dopolavoro/voci-on-the-road/10-domande-a-palmira-mura-2/

 

L’intervista:

 

CARTA DI IDENTITÀ

Nome Palmira
Cognome Mura
Età 53
Stato civile Single
Punto di partenza Piacenza
Anzianità di Servizio 3 anni
Settore di attività Trasporto industriale

 

  • Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo dei camion?

È una passione che ho sempre avuto, sin da ragazza. Il mio primo fidanzato faceva l’autista e spesso viaggiavo con lui. Ero affascinata da questo mondo di libertà. Anche se per realizzare questo sogno ci sono voluti diversi anni.

  • Raccontaci il tuo percorso…

Sono diventata mamma in giovane età, ho avuto quattro figli e ben presto ho dovuto rinunciare al sogno di diventare camionista. Ho lavorato quindi per vent’anni in una RSA dove mi occupavo di accudire le persone anziane. Poi, con l’arrivo della pandemia, è arrivata la svolta. Quello è stato un momento emotivamente duro, di grande sofferenza, che mi ha portato a prendere la decisione di cambiare vita. E così nel giro di otto mesi ho preso le patenti e nel 2021 ho realizzato il sogno di salire sul camion.

  • E oggi di cosa ti occupi?

Lavoro per una ditta che si occupa di trasporto di materiale di vario tipo, prevalentemente industriale. Mi trovo molto bene.

  • È stato difficile confrontarsi con questo nuovo mondo?

Sono stata fortunata. Ho avuto un capo che mi ha dato fiducia sin da subito, al di là del fatto che avessi le patenti. Evidentemente ha visto in me tanta passione, tenacia e voglia di mettersi in gioco. E anche il rapporto con i colleghi è ottimo. Mi supportano sempre.

  • In famiglia come hanno reagito al tuo cambio di vita?

Per una vita intera ho cresciuto i miei figli ripetendo loro che desideravo fare la camionista più di ogni altra cosa. Quando ho raggiunto questo traguardo, con ironia mi hanno detto: «Beh, almeno adesso non ci rompi più le scatole. Sali sul camion e vai!».

  • Qualcuno dei figli ha ereditato la tua passione?

Nessuno di loro. Mio figlio ha provato per un periodo a lavorare come corriere, ma presto ha capito che non faceva per lui e ora fa il carpentiere. Delle tre figlie, invece, una ha seguito le mie orme da OSS, una è gastronoma e una lavora in autogrill.

  • Di recente ti sei aggiudicata il premio di donna autista dell’anno, ovvero il Sabo Rosa 2024. Come hai reagito a questa notizia?

È stata una grande emozione. Del resto, erano anni che seguivo questo concorso, anche perché mi piace l’idea che si dia un riconoscimento a una donna che fa questo lavoro. E così mi sono candidata. Quando ho saputo della vittoria, mi sono sentita davvero orgogliosa di me stessa. L’ho visto come un importante riconoscimento per tutti i sacrifici che ho dovuto fare nella vita per arrivare fin qui.

  • La lezione di vita più importante che hai imparato da questa esperienza?

Che non esiste un’età giusta per cambiare o per poter fare ciò che si ama davvero. Certo, non avrò mai l’esperienza di chi fa questo mestiere da una vita, ma io ci metto il massimo dell’impegno, imparo giorno dopo giorno.

  • E cosa porti con te, invece, del vecchio lavoro?

Dico sempre che sono «un’autista col cuore da OSS». Nel senso che avendo lavorato per tanti anni come assistente per le persone più fragili, porto con me tutta l’esperienza che ho coltivato nel sapersi relazionare con gli altri, a livello empatico e psicologico. Sono competenze che tornano utili anche in questo lavoro di autista.

  • Cosa fai quando stacchi dal lavoro?

Mi godo la famiglia, i miei figli e miei nipotini.

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La storia di Romina

 

Dalla rubrica “Anche io volevo il camion” di “Uomini e trasporti”, la bella storia di Romina, camionista e imprenditrice davvero “eccezionale”! Naturalmente articolo della nostra amica Elisa Bianchi.

A tutte le colleghe, buona strada sempre!

 

Il link:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/romina-cristelli-lequilibrio-tra-ufficio-e-cabina/

L’articolo:

Romina Cristelli. L’equilibrio tra ufficio e cabina

Romina Cristelli è autista e imprenditrice. Insieme alla zia e ai cugini è titolare della Cristelli, azienda della Valsugana specializzata in sollevamenti e trasporti, e si divide tra ufficio e cabina. È figlia d’arte, ma a 26 anni, dopo la morte prematura del papà si è rimboccata le maniche. Oggi ha 45 anni, è mamma di due ragazze, ama il ballo country e ha le idee molto chiare su cosa serva per poter fare questo mestiere

Essere una delle – rare – donne imprenditrici nel settore del trasporto non è facile; essere un’autista nemmeno. Immaginate di essere entrambe le cose, come nel caso di Romina Cristelli, ed è facile intuire come passione, determinazione e soprattutto dedizione siano necessariamente gli ingredienti essenziali di questa storia. Romina è figlia d’arte, anche se nella sua vita ha dovuto imparare presto a camminare sulle sue gambe. Il papà, socio della ditta Cristelli insieme alla sorella (la zia di Romina), è mancato nel 2005 quando lei aveva 26 anni. Il suo insegnamento, però, è stato prezioso, e Romina ha saputo portare avanti il sogno del padre facendolo proprio.

Romina vive a Pergine Valsugana, in Trentino, è una donna di poche parole, ma lascia parlare i fatti: oggi l’azienda vanta un parco di circa un’ottantina di veicoli, tra mezzi di sollevamento, semirimorchi e autocarri, e 22 autisti. Lei compresa, visto che alterna la gestione dell’azienda al posto in cabina. «Non ho mai pensato di fare altro» ci rivela quando la raggiungiamo al telefono. Per oggi niente camion, è nel suo ufficio e trova il tempo per raccontarsi, tra i mille impegni, durante una veloce pausa pranzo. «Già a tre anni salivo in camion con mio papà e ho iniziato ad aiutare in azienda quando ero solo una ragazzina. Sono sempre stata presente. Così, quando papà è mancato giovane, ho portato avanti l’attività insieme a mia zia e mio cugino Gianluca».

Romina è imprenditrice, autista e anche gruista, ci tiene a sottolineare. Far coincidere le tre cose non è facile. «Mi divido tra il camion e l’ufficio, per questo se posso preferisco tenere per me viaggi che mi consentono di rientrare prima in azienda, o comunque di non passare fuori le notti, per poter gestire al meglio l’azienda». Quando è al volante (di solito un Volvo), Romina guida bilici, motrici e gru, a seconda delle esigenze, e trasporta «di tutto, a seconda delle settimane» ci spiega. La Cristelli si occupa infatti di sollevamenti e trasporti, anche eccezionali.
Le facciamo notare che già le donne autiste sono poche, ma le donne autiste e anche imprenditrici sono ancora più rare. «Per essere imprenditori – replica – bisogna avere spirito e coraggio. Per essere autiste, invece, le donne devono avere più passione e determinazione rispetto agli uomini, perché il settore è ancora maschilista. È dal 1997 che faccio questo mestiere, eppure ancora devo dimostrare di saperlo fare. Non bisogna darsi per vinte mai, ma resta solo chi ha davvero passione. Tante donne si avvicinano al settore e poi se ne vanno. Spesso perché vogliono solo dimostrare di essere in grado di farlo, ma se poi non hai lo spirito giusto è difficile andare avanti. Anche perché far conciliare tempo libero e vita familiare con questo lavoro è abbastanza difficile».

Romina è anche mamma di due ragazze di 20 e 24 anni. Di come conciliare vita familiare e – l’impegnativa – vita professionale, quindi, ne sa qualcosa. «Con le mie figlie non è stato semplice, ma ho sempre cercato di far capire loro il valore e l’importanza del lavoro, e soprattutto che questo ci permetteva di non far mancare loro nulla. So che sembra una frase scontata, ma l’importane non è quanto tempo si passa insieme, ma la qualità di quel tempo. Oggi sono grandi e quindi per me è più semplice, riesco anche a trovare il tempo per dedicarmi ad altre mie passioni, per esempio il ballo country».
Le chiediamo di raccontarci di più. «Faccio parte di un gruppo composto da persone stupende, ci chiamiamo “Let’s go” e ci esibiamo spesso in zona nei week-end. Mi fa bene, mi aiuta a staccare».
Ma pensando al futuro, per la Cristelli c’è forse in vista un nuovo cambio generazionale? «Le mie figlie hanno preso strade diverse e io le ho lasciate fare. È giusto che ognuno segua le proprie passioni come io sono stata libera di seguire la mia. L’importante è credere in loro. Un cambio generazionale già lo abbiamo affrontato in azienda, quando mio papà è mancato, e in quella difficile fase mia zia ha avuto la capacità di lasciarci liberi di fare e di sbagliare, ci ha lasciato libertà nella gestione dell’azienda e la mia speranza, oggi, è che papà sia orgoglioso di quello che abbiamo fatto».

L’anima dell’azienda è giovanissima: 30 ragazzi e ragazze compongono un team composto da operai specializzati, impiegati degli uffici tecnico e organizzativo.

In effetti, di cose di cui andare fieri ce ne sono diverse. Tra queste, anche il fatto che la maggior parte degli autisti dell’azienda di Romina sono ragazzi con meno di trent’anni. Se avvicinare i giovani all’autotrasporto oggi sembra difficilissimo, in Cristelli sembrano aver trovato la ricetta segreta. «Tuttavia – ci rivela Romina – ne servirebbero di più. Non manca il lavoro oggi, ma il personale. È chiaro che dipende molto anche dal settore e dall’azienda, dalle condizioni che si offrono, però penso sia anche un problema generazionale. Oggi il lavoro non è più visto come una passione, ma come un dovere. Di conseguenza, un lavoro che impegna molte ore, che richiede grande disponibilità e che non è fisicamente facile, è più difficile da voler fare. I ragazzi oggi cercano un lavoro comodo, ben pagato e che lasci molto tempo libero, di conseguenza si accontentano di lavori che offrono queste condizioni, ma per i quali non hanno passione. Nella vita invece non bisogna aver paura di superare ciò che percepiamo come dei limiti, perché è solo superandoli che si matura. Insomma, cosa ti fa sentire realizzato nella vita se non la passione?».

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Oggi e domani a Susa!

 

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