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Un’intervista a Ilenia

 

Ilenia è autista di autobus in Sardegna, in questo articolo racconta la sua storia e le discriminazioni che ha dovuto subire (già frequentando la scuola guida) per conquistarsi un posto dietro al volante!

Il link dell’articolo su Sardegnalive:

https://www.sardegnalive.net/news/in-sardegna/414188/a-scuola-guida-mi-dissero-che-noi-donne-siamo-adatte-solo-ai-fornelli-oggi-guido-gli-autobus-l-intervista

La sua intervista:

“A scuola guida mi dissero che noi donne siamo adatte solo ai fornelli. Oggi guido gli autobus” L’intervista

Ilenia Olia racconta come si lavora in un ambiente chiuso e costruito per gli uomini e lancia un messaggio di speranza per le donne

“A scuola guida mi dissero che noi donne siamo adatte solo ai fornelli. Oggi guido gli autobus” L’intervista

Di: Ilaria Cardia

Se si dovesse pensare ad uno degli ambienti prettamente maschili, costruiti da uomini per gli uomini, trai i primi balzerebbe subito alla mente il mondo dei motori. Ilenia Olia, giovane 28enne di Simaxis, ha deciso di entrarne a far parte e sfida tutti i giorni, da anni, i pregiudizi legati al suo lavoro e alle sue capacità in quanto donna.  Per colpa del detto “Donne al volante, pericolo costante” ha stretto i denti molte volte e oggi, per la Festa delle Donne, ci racconta cosa ha dovuto sopportare e come non si debba mai dar ragione a quegli uomini che dicono “Questo non è un lavoro per donne”.

Con la sua determinazione, è arrivata ad essere una delle trenta candidate in tutta Italia, unica in Sardegna, per la quattordicesima edizione del Sabo Rosa riconoscimento che, in occasione della Festa della Donna, viene conferito alla “Camionista dell’Anno” dall’azienda Roberto Nuti Group.

Ilenia cosa fai nella vita? 

“Da circa cinque anni ho deciso di cambiare lavoro e diventare autista di autobus”

Da quanto tempo svolgi questa professione?

“La mia prima esperienza lavorativa risale al 2018 a Terralba, successivamente feci un’esperienza di un anno e mezzo in una grossa azienda di Cagliari, la CTM (servizio pubblico urbano) e nel 2021 ritornai a Terralba nell’azienda in cui lavoro tutt’ora, Fata srl. Mi occupo principalmente di servizi scolastici con tragitto Terralba-Oristano e servizi di linea con tragitto Terralba-Marrubiu-Uras-Arcidano-Sant’Anna”

Perché proprio questo lavoro?

“Per andare a scuola o a lavoro utilizzavo l’autobus e, in quegli anni, iniziai a notare le prime donne autiste. Non ho mai pensato che fosse strano vedere una donna al volante, anzi, ero solita sedermi nei primi posti e osservarle alla guida. Mi sono state senza dubbio di ispirazione. Iniziai la mia carriera da parrucchiera, ma dopo cinque anni, cominciai a sentirmi un po’ insoddisfatta.

Un giorno mi confrontai con i miei genitori e mio padre mi disse: ‘Che lavoro vorresti fare se non la parrucchiera?’ fu in quel momento che ripensai a quella donna che mi portava a casa dopo la scuola, fu automatico rispondere: ‘E se mi prendessi anche io le patenti per guidare gli autobus? Papà mi pagheresti la patente? Ho notato diverse ragazze che lavorano all’Arts, perché non farlo?’ Mio padre sbarrò gli occhi e mi disse ‘Assolutamente no!’. Il conseguimento delle patenti è abbastanza oneroso, all’epoca si aggirava intorno ai 3 mila e 500 euro; con sacrifici e sostegno morale da parte del mio fidanzato Fabio, riuscii ad arrivare al mio obiettivo.”

Quante patenti hai? 

“All’età di 23 anni mi iscrissi in autoscuola per il conseguimento delle patenti D e CQC persone. Non avendo ancora l’età giusta per il conseguimento della CQC, ho dovuto fare più ore di lezione rispetto agli altri, ma a me non è mai pesato. Le materie erano un po’ complicate soprattutto lo studio delle parti meccaniche del motore, ma alla fine nonostante tutto passai con successo tutti e tre gli esami scritti.”

Come andò, invece, per la parte pratica? 

“Mi capitò un istruttore che non era assolutamente a favore del sesso femminile alla guida. Mentre mi insegnava a guidare mi diceva in continuazione ‘Le donne sono fatte per lavorare come segretarie e stare ai fornelli, l’uomo è fatto per stare alla guida!’. Oppure ‘Non crederti figa perché tanto all’Arst non entrerai mai come autista, al massimo come segretaria, stai solo buttando soldi’ e tante altre frasi poco carine. Fui costretta a tapparmi le orecchie e ignorare i suggerimenti dell’istruttore, questo mi condusse a passare con successo l’esame di guida”

È stato difficile trovare impiego?

“Non è stato semplice. Portai il curriculum in tre aziende nell’oristanese e alla CTM di Cagliari; due delle aziende dell’oristanese mi scartarono a priori (non si preoccuparono di verificare le mie capacità). La loro proposta di lavoro fu o assistente negli scuolabus o niente. Ricordo che il titolare di un’azienda, per farmi ricredere sulla difficoltà di questo lavoro e convincermi nel ripensarci, mi disse: ‘Abbiamo diversi autisti con quindici anni di esperienza che hanno difficoltà nel fare certe manovre, figuriamoci tu! Voi donne avrete più difficoltà rispetto a loro, quindi è meglio di no!’. Accettai la porta in faccia e andai via. Il secondo fu più diretto ‘Non ci fidiamo tanto’. Arrivai nella terza azienda super scoraggiata e con il pensiero fisso di quello che mi avrebbe risposto mio padre a tutto questo ‘Te l’avevo detto io’. Invece no, la terza azienda mi accolse con piacere e mi propose subito di iniziare, feci un paio di mesi di sostituzione e poi arrivò anche un’altra chiamata. La CTM mi chiamò per lavorare da loro sempre come tappa buchi, decisi di fare quest’ esperienza anche se mi sarebbe costato 200 chilometri al giorno e le sveglie alle quattro del mattino. Lavorai a Cagliari per un anno e mezzo, poi però scoppiò la pandemia. Fu così che decisi di ricercare lavoro nella zona di Oristano”

Hai assistito ad altre discriminazioni nei tuoi confronti in quanto donna? 

“Si tantissime dalle ‘Non sei in grado’ alle ‘Ma dove vuoi andare?’, oppure ‘Ah è lei l’autista? Aspetto il prossimo autobus, grazie!’ Sono stata anche sottoposta ad interrogatori da parte dei genitori dei bambini: ‘Da quanto tempo guidi?’ o anche ‘Hai mai guidato?’ E allora devo esporre il mio curriculum per farli stare tranquilli.

Poi c’è la tipica e famosissima frase: Donne al volante pericolo costante, ovviamente falsa!”

Com’è il tuo rapporto con i colleghi? 

“Il mio rapporto con i colleghi è stato ed è molto buono solo con certi, ovvero con coloro che hanno una mentalità aperta e non pensano e non agiscono come dei maschilisti e sessisti. Purtroppo, con questo lavoro si incontrano persone che ti giudicano e ti scoraggiano, come ad esempio i colleghi che davanti agli utenti ti spiegano quello che tu già sai o che ti sottovalutano: ‘Se non sei in grado faccio io’ dicono, magari solo perché sei in ritardo e ti chiedono se hai avuto un incidente. Tu sei in grado di svolgere il tuo lavoro autonomamente, non hai nessun problema con il bus, non hai mai avuto incidenti ma sei semplicemente in ritardo, e invece il suo intento è di far credere agli altri il contrario di quello che davvero sta avvenendo o è avvenuto.”

Ilenia qual è il tuo sogno o il tuo prossimo obiettivo? 

“Investire gli ultimi guadagni per prendere le ultime patenti. Conseguendo le patenti di categoria A-DE-CE- e iniziando un corso vorrei diventare istruttore di guida e insegnare agli altri ciò che a me piace fare. Vorrei insegnare principalmente alle ragazze la guida di un autobus, far credere loro che tutto si può fare e che non dobbiamo fermarci davanti ai pregiudizi o a qualcuno che ci dice: ‘Non farlo’.”

Cosa è importante che capisca una donna che legge la tua storia? 

“Alle mie donne coraggiose e no, vorrei dire di non permettete mai a nessuno di farvi sentire sbagliate e fuori luogo, né in amore, né al lavoro e tantomeno nella vita di tutti i giorni.

La prima parola d’ordine è amarsi! Sempre e in qualsiasi momento della vostra vita, anche nel momento peggiore dove sembra che tutto stia crollando, abbiate fiducia in voi stesse, anche se ci saranno giorni bui. State tranquille… Dureranno poco perché siamo donne, e noi siamo sempre illuminate dal sole. La seconda parola d’ordine? Rispetto! Non dovete nascondervi, ma dovete sempre farvi rispettare da tutti e sempre senza sentirvi in colpa di esservi fatte valere. La terza parola d’ordine? Libertà! Sentitevi libere di essere ciò che volete! Un bacio a tutte le donne di questo mondo, buona Festa della Donna a tutte noi.”

 

 

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La storia di Marianna

 

Un’altra bella intervista di Elisa Bianchi dal sito di  “Uomini e trasporti”, la storia di Marianna e della sua “relazione” con i camion, di come si è innamorata di loro!

Buona strada sempre a Marianna!

 

Questo è il link dell’articolo:

https://www.uominietrasporti.it/uet-blog/anche-io-volevo-il-camion/marianna-dal-degan-e-poi-e-successo-che-mi-sono-innamorata-del-camion/

Inizia cosi:

Marianna Dal Degan: «E poi è successo che mi sono innamorata del camion»

C’è un modo di dire inglese che recita: «Se la vita ti offre limoni, fatti una limonata». In altre parole, come reagire quando la vita non va come ti aspettavi? Marianna Dal Degan ha deciso di affrontare le difficoltà dalla cabina del suo camion. Un sogno nato inaspettatamente vent’anni fa e che l’ha portata a vincere nel 2014 il premio “Sabo Rosa” come camionista dell’anno e oggi a gestire la sua impresa di trasporti. Passando per difficoltà, imprevisti, ma anche tante soddisfazioni

Doveva essere solo un “lavoretto” nel weekend, per arrotondare. Di quelli che da giovane fanno sempre comodo. In realtà, a Marianna Dal Degan, 41 anni e originaria di Belfiore – un paese con poco più di 3mila abitanti nella provincia di Verona – ha cambiato la vita. È un sabato pomeriggio qualunque di vent’anni fa quando un’amica che lavora in un’azienda di trasporti chiede a Marianna di darle una mano a lavare i mezzi. Lei lavora in fabbrica e non si è mai avvicinata a un camion, ma qualcosa quel giorno scatta dentro di lei e la vita, ancora una volta, stravolge i suoi piani.
È lei a raccontarci come andò quel giorno. «All’epoca avevo 21 anni ed ero responsabile di reparto per un’azienda di rilegatura di libri. Un lavoro che mi piaceva, ma quando la mia amica mi propose di darle una mano non mi tirai indietro. Doveva essere solo per quel pomeriggio, ma poi è successo che mi sono innamorata dei camion».

Come è avvenuto il salto dal piazzale alla cabina di guida?

Fin da subito ho deciso di prendere le patenti e il titolare della ditta per la quale lavavo i camion mi assunse. Gli devo moltissimo, non solo perché sono entrata in questo mondo grazie a lui, ma anche perché mi ha insegnato tante cose che ancora oggi mi porto dietro e che sono fondamentali per la mia attività.

Oggi sei titolare di una tua azienda di trasporto. Quando hai iniziato a maturare l’idea di metterti in proprio?

A 26 anni già avevo il pallino di comprare un camion tutto per me e di aprire una mia azienda, così tentai. Mi iscrissi a un corso, di giorno lavoravo e la sera studiavo, frequentavo le lezioni nel weekend. Non fu una passeggiata, su settanta iscritti passammo solo in dieci. Alla fine del corso, però, nonostante fossi stata promossa, fui costretta ad accantonare l’idea perché mi resi conto che era un sogno troppo difficile da realizzare.

O almeno così credevi.

Ho dovuto aspettare dieci anni, ma alla fine sì, il sogno si è realizzato, anche se con non pochi sacrifici. Sono partita da zero, ma per fortuna ho sempre trovato lungo il mio percorso persone che mi hanno sostenuta. Il loro supporto mi ha dato la forza di andare avanti e oggi sono soddisfatta di quello che ho creato: nonostante le difficoltà sono già sei anni che gestisco la mia attività.

Te lo saresti mai immaginata?

Nulla nella mia vita è andato come mi aspettavo. Ho avuto un’infanzia complicata e le difficoltà familiari mi hanno portata a crescere velocemente e prendere una strada diversa da quella che sognavo da bambina. Avrei voluto fare la fisioterapista, o almeno questo era quello che sognavo all’epoca, ma al terzo anno di superiori dovetti lasciare la scuola e iniziare a lavorare. Niente università e niente fisioterapia. Non ho però smesso di studiare, ho seguito dei corsi serali per poter prendere il diploma di operatrice agraria e anche quando qualche anno fa la strada dell’autotrasporto si è fatta incerta, ho scelto di investire nella formazione. L’azienda di trasporti per la quale lavoravo aveva chiuso e a quel punto mi sono chiesta se volessi ancora stare sul camion. Avevo rinunciato alla mia vita privata, avevo bisogno di staccare e così sono tornata a scuola. Nel 2013 ho conseguito un attestato come agente di commercio, ho aperto la partita Iva e ho iniziato a lavorare nel settore dell’attrezzatura. Giravo per le officine vendendo i prodotti. In fondo, i motori sono sempre stati la mia passione e guidando i camion avevo imparato qualcosa di meccanica.

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(….) il resto dell’intervista lo potete leggere nella pagina di “Uomini e Trasporti”

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4 chiacchiere con Vanessa…

 

 

Un’altra bella video chiacchierata tra colleghi, questa volta Mauro ci fa conoscere Vanessa, una collega originaria della Sardegna ma che vive e lavora a Livorno.

Ringrazio Mauro che ci da l’opportunità di conoscere altre colleghe e rinnovo a tutte il suo invito a partecipare alle sue “chiacchierate”!

Questo è il video, buona visione e buona strada sempre!

Ciao Mauro, ciao Vanessa!

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Un racconto alla radio

 

Un racconto alla radio, su Radio 24, nel programma “Il treno va”, non è recente, risale a ottobre 2020, ma come sempre, quando trovo qualcosa che riguarda il nostro mondo, mi piace portarla qui nel nostro blog, il nostro album di famiglia, dove raccogliamo tutte le storie delle colleghe, sia di quelle che conosciamo che di quelle che ci piacerebbe conoscere!

Questa è la storia di una collega che ha iniziato la carriera in Argentina, suo paese d’origine, viaggiando in Patagonia insieme a suo marito, poi si è trasferita in Italia e ha continuato a guidare i camion… e forse era amica di una mia amica… dovrò chiederglielo!

L’intervista l’ho appena ascoltata tutta, che dire, è davvero una bella storia,  buona strada Susanna!

E buon ascolto a voi, ecco il link:

 

https://www.radio24.ilsole24ore.com/programmi/treno/puntata/trasmissione-17-ottobre-2020-034903-ADT4uJy

 

 

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La storia di Iryna

 

In questo articolo la storia di Iryna, ragazza ucraina che vive in Italia da diversi anni, e che quando si è ritrovata senza lavoro ha deciso di diventare camionista.

Le auguriamo tanta buona strada!

 

Questo è il link:

https://www.ilpiacenza.it/attualita/da-commerciante-a-camionista-storia-mamma-iryna-ucraina-piacenza.html

Questo è l’articolo:

Filippo Mulazzi  Giornalista Il Piacenza –  16 dicembre 2022

Tre figli e un solo stipendio in famiglia: «Dovevo trovare un lavoro, sono diventata camionista»

Un negozio aperto in viale Dante a gennaio 2020, poi la chiusura e per Iryna Gobeletska, 34enne ucraina, la necessità di trovare una nuova strada: «Così riesco a pagare tutte le spese; l’impennata dei prezzi ci ha colpito duramente»

Iryna Gobeletska con il suo camion

«Con uno stipendio solo in famiglia, avendo tre figli, dovevo trovare per forza un nuovo lavoro. Così sono diventata camionista, come mio marito». Iryna Gobeletska è una donna ucraina di 34 anni che da cinque anni vive a Piacenza con il marito e i figli. Rappresenta solo una delle tante storie di uomini e donne che cercano di reinventarsi per uscire da un periodo economico non facile, iniziato con il Covid e sfociato nei rincari e nell’inflazione di questi ultimi, faticosi, mesi.

Arrivata a Piacenza con la famiglia dall’hinterland di Napoli, Iryna aveva aperto un negozio di abbigliamento per bambini e intimo in viale Dante. La data di apertura non è stata fortunata. «L’ho inaugurato nel gennaio 2020. A marzo è scoppiato il Covid. Le cose non sono andate bene: le spese dovevo pagarle ugualmente». Così il negozio chiude nell’agosto 2021. «Non potevo rimanere ferma, ho tre figli, di 11, 9 e 2 anni, solo con lo stipendio di mio marito, autotrasportatore, non ce la facciamo». Iryna trova così un lavoro in una cooperativa, per lavorare nei turni notturni di un’azienda di confezionamento. «Ci ho provato, ma risultava difficile lavorare di notte e occuparsi di giorno della famiglia. Non riuscivo a conciliare le due cose, ho dovuto lasciare, a malincuore».

In tutto questo, mentre a Piacenza bisogna far quadrare i conti, una parte della famiglia a Kiev sta affrontando situazioni ben peggiori. «Non è un bel momento nella capitale. Là vivono mio padre e i suoceri. Spesso rimangono senza riscaldamento e senza luce, c’è molta confusione».

Insomma, serve un lavoro. Così Iryna decide di seguire le orme del marito. «Avevo la patente per i camion da 4-5 anni, però poi non avevo mai intrapreso questa strada, perché era nato il terzo figlio e m’ero lanciata nell’attività da commerciante. “Chissà se un giorno riuscirò a salirci su un camion”, dicevo sempre. Ora, eccomi qui su un mezzo pesante». Lavora in una nota azienda piacentina di trasporti. «Ho fatto un periodo di affiancamento, vista l’inesperienza – seppur avessi viaggiato a lungo con mio marito – e da un mese e mezzo ora viaggio da sola. I camionisti mancano, li cercano, è un lavoro molto richiesto».

Le riflessioni di Iryna sono quelle di tante donne che cercano di far quadrare i conti. «Così riesco a pagare tutte le spese e anche una babysitter. L’impennata dei prezzi ci ha colpito duramente: è aumentato il cibo al supermercato, il gasolio, le bollette. Davvero impossibile con un solo stipendio farcela, in particolare crescere tre figli. Dovevo lavorare per forza». Poi, ai figli non si vorrebbe far mancare niente. «Vogliono fare sport, non si vuole negargli questa possibilità».

Così Iryna viaggia con il suo camion. «Per ora giro il Nord Italia, non faccio viaggi molto lunghi: Novara, Milano, Bologna…Non sono l’unica donna nella mia ditta». Per il 2023 spera che si risolva la situazione nel suo Paese d’origine. E in Italia «che l’inflazione si normalizzi. Il costo della vita è troppo alto».

 

 

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Lady of the Gobi: trucking coal across the desert to China

 

Ho appena finito di guardare questo video- documentario, ci sono i sottotitoli in inglese, ma si capisce abbastanza bene…

E’ la storia di una donna camionista, Maikhuu,  che lavora nel deserto del Gobi, e trasporta minerali dalla Mongolia alla Cina, praticamente è l’unica donna in mezzo a centinaia di autisti uomini, e tutti loro lavorano in condizioni….proibitive? Fa questo lavoro per garantire un futuro migliore ai suoi tre figli…

Questo nella prima parte della storia, la seconda…non ve la anticipo. Ma vale la pena di guardarlo tutto.

Buona visione.

 

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Al lavoro con Laura – Ep 5

Si conclude la serie di video con Laura: si troverà una soluzione ai problemi contingenti degli autisti? Speriamo di si!

Buona visone e buona strada sempre!

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4 Chiacchiere con Beatrice

 

Un’altra bella serie di “4 chiacchiere” tra colleghi, questa volta Mauro ci fa conoscere Beatrice, una nuova collega della provincia di Terni che lavora con un bilico frigorifero nella grande distribuzione. Lei ci racconta la sua storia, di come è arrivata a diventare camionista e di alcune sue esperienze su strada.

Buona strada a tutti e due sempre!

 

 

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Forse non erano poi cosi poche…

 

Forse non erano poi cosi poche le donne camioniste già nei primi anni del dopoguerra, girando e rigirando nel web ogni tanto trovo le “tracce” di qualcuna di loro.

Di solito sono articoli scritti recentemente a ricordare il passato di queste prime signore del volante… pesante!

Ve ne presento due.

La prima é Wanda, in un articolo de “La Nazione” del 16 marzo 2022

https://www.lanazione.it/siena/cronaca/i-primi-cento-anni-di-wanda-donna-con-un-passato-da-camionista-1.7469866

I primi cento anni di Wanda, donna con un passato da camionista

“E’ stata una donna tosta fin da giovane, si è trovata a fare un mestiere che all’epoca era quasi una prerogativa degli uomini”. E’ così che la figlia descrive Delfina Grassini, conosciuta a Colle come Wanda, che proprio in questi giorni ha allegramente raggiunto il secolo di vita. Nata a Radicondoli, ma residente a Colle fin dal suo matrimonio nel 1940, Delfina è stata una delle prime donne in Italia a guidare un autotreno: dalla metà degli anni ‘60 ha compiuto numerosi viaggi con la ditta del marito, viaggi che lei stessa organizzava, oltre a tenere la contabilità dell’azienda. Un ricordo che non è mai scomparso: “Per il centesimo compleanno – racconta la figlia – le hanno donato un autotreno giocattolo, e ancora le brillano gli occhi. Fa sorridere sentirle dire che ancora ha dolore alle dita dei piedi a causa dei pedali del camion”. M.B.


 

La seconda, nominata in questo elenco di donne premiate a Pozzoleone, è Emilia Fioravanzo.

L’articolo de “Il Gazzettino”  è del 2015.

Questo è il link:

https://www.ilgazzettino.it/home/pozzoleone_premi_eccellenze-873606.html

 E questo il trafiletto:

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4 chiacchiere con Marta

 

Mauro fa una nuova video-intervista. Questa volta le quattro chiacchiere le fa con la collega Marta – Lola che ci racconta la sua storia e le sue esperienze da camionista.

Tutta da ascoltare!

Buona strada a tutti e due!

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