Donne che guidano il camion

Sono sempre di più le donne alla guida di camion. Anche se dalle statistiche ufficiali il dato non sembra emergere visto che per vari motivi questo universo rimane sommerso. I dati, infatti, rischiano di essere poco rappresentativi dato che alcune sono titolari d'azienda e non guidano, mentre altre preferiscono non avere troppa pubblicità. Noi ci siamo rivolti al “Buona Strada” Lady Truck Driver Team e abbiamo fatto due chiacchiere con alcune di loro. Quello del camionista è un mestiere duro perché lo porta spesso lontano da casa e perché è sempre solo. Per una donna, poi, è ancora più duro, perché non è facile trovare un compagno in grado di accettare che lei lavori fuori, in un ambiente, comunque, maschile.

Se, poi, la forza e la determinazione sono fondamentali per guidare un camion, possono, di contro, diventare un problema in un rapporto di coppia. Chi è padrone della propria libertà difficilmente si adatta alle limitazioni, c’è sicuramente spazio per i compromessi, ma deve proprio valerne la pena. Le lady truck che abbiamo intervistato , infatti, ci hanno confessato che sarebbero disposte a valutare l’ipotesi di discutere sul proprio lavoro solo per i figli. Qualcuna non rinuncerebbe, comunque, al camion, altre, invece, sarebbero disposte a lasciare tutto, ma solo per il principe azzurro.

La passione per i camion nasce in molte di loro a partire dalla famiglia, il papà di Alessia, per esempio, era camionista, così come il papà di Tania e di Caterina. Ma la passione può nascere anche per caso, come per Marianna che faceva un altro lavoro e per arrotondare ha iniziato a lavare i camion dell’azienda in cui oggi fa l’autista. “Ho sempre amato guidare – ci racconta – ma avrei potuto fare anche la rappresentante di commercio, in effetti, però quando sono salita in cabina per spostare i mezzi ho capito che guidare il camion era la mia strada”. Rimane però un problema fondamentale, le aziende italiane, infatti, ancora preferiscono assumere uomini piuttosto che donne. Il tasto dolente è la maternità, prospettiva che i datori di lavoro vedono come una “scocciatura inutile”, che gli uomini non danno. “Nel 2007 su otto donne che hanno avuto figli solo una è tornata sul camion – ci ha detto Gisella, portavoce delle Lady Truck – e probabilmente proprio per questo le donne camioniste sono per la maggior parte nella fascia d'età tra i 30 e i 45 anni, cioè un’età in cui, in linea di massima, chi doveva farsi una famiglia se l’è già fatta e ha i figli già abbastanza grandi”.

“Sconsiglio vivamente di iniziare questo lavoro oggi. La crisi c’è ed è pesante per tutti, uomini o donne, non fa differenza” Tania è categorica quando le chiediamo cosa direbbe a chi sta cominciando adesso la professione, ma si riferisce, in generale, alla situazione economica del settore, non è certo pentita della sua scelta. Lei, 33 anni, vive e lavora a Modena e guida una motrice frigo su tratte nazionali del Nord e centro Italia. Il padre, camionista, è stato fiero quando ha deciso di seguire le sue orme, la madre un po’ meno.

Marianna, 28 anni, di Verona. Trasporta inerti nel Nord-Est, non è usuale incontrare una donna in cava che carica e scarica un bilico, ma il suo capo l’ha aiutata molto, soprattutto all’inizio, insegnandole i trucchi del mestiere. Ha cominciato lavando i mezzi nel piazzale dell’azienda per arrotondare, ma una volta salita a bordo non è più riuscita a scendere dal camion e ha trovato nell’attuale datore di lavoro uno dei primi sostenitori. Ottimo il rapporto con i colleghi, anche se, all’inizio, non è stato facile inserirsi, I pregiudizi all’esterno, invece, rimangono. Dire di fare la camionista a chi non è del settore, nel migliore dei casi, può risultare quantomeno “strano”, soprattutto per una bella ragazza. Le battutine maliziose e pesanti, purtroppo, non mancano.

 

Sofia non guida e non ha mai guidato un camion, la sua passione per i pesanti è nata grazie ai bus, suo padre aveva una piccola azienda e accompagnava i turisti in tutta Italia. Lei, da bambina lo seguiva, poi ha iniziato a guidare il pullman vuoto fino al deposito e, alla fine, dopo aver guadagnato la fiducia dei passeggeri, ha guidato per tutto il viaggio.Da quando il padre è in pensione, però, ha venduto il mezzo e lei ha dovuto dedicarsi, con grande rammarico, all’altra attività di famiglia: le autoscuole. “Ciò che mi affascina del mondo dei pesanti non sono tanto le caratteristiche tecniche, ma il cuore e la passione di chi fa questo lavoro – ci ha confessato – per questo mi piace andare ai raduni e seguire le attività dei club e degli appassionati”. Nella sua attività di insegnante e istruttore di scuola guida le capita anche di avere degli allievi per le patenti c e superiori “di donne, per la verità, non me ne sono capitate tante – continua – ma devo dire che, trattandosi di persone motivate dalla passione e non altro, è molto più facile insegnare a loro e mi hanno dato delle belle soddisfazioni. Non posso negare, comunque, che gli uomini sono avvantaggiati perché hanno più dimestichezza”.

 

Nicoletta ha 37 anni e tre figlie di 15, 14 e 4 anni. Era autista per un corriere, ma “dopo tre anni sono scoppiata – racconta – le ore erano, forse, troppe, ma, essendomi appena separata e avendo due figlie da crescere, il lavoro mi dava la forza per andare avanti.  Partivo alle 5.30 e rientravo alle 20.30, mi dispiace essere crollata, ma il fisico purtroppo mi ha dato lo stop, anche perché le due figlie non le vedevo quasi più”. È così che Nicoletta, Nikita, è passata a fare le consegne per un’azienda di vini. “Avevo vinto al lotto, il titolare era una persona molto comprensiva, sono stati due anni da favola – continua – poi ho conosciuto mio marito Giovanni che, guarda caso, fa l'autista. Sono arrivata all’altare con lo Scania di un nostro carissimo amico, finalmente avevo preso la patente C per guidare un mezzo pesante e non solo furgoni, ero contentissima. Poco dopo il matrimonio ho saputo di essere incinta e per questo il mio sogno è sfumato definitivamente”. Nikita, però, non è pentita della sua scelta “ho una famiglia fantastica e sono comunque felice, coltivo ancora la passione per i camion: ogni anno organizzo un raduno nel mio paese, Spirano”.

Bè che dire…. siete e….. siamo grandi ragazze…. !!!!! W le donne !!!!