A riprova che vedere donne che fanno le camioniste fa ancora stupore, ogni anno in occasione della festa della donna trovo sempre qualche intervista alle nostre colleghe, questa volta è Elisa che si racconta in un articolo su “Il Gazzettino” e a cui auguriamo una buona strada sempre!
Questo è il link:
https://www.ilgazzettino.it/nordest/padova/festa_della_donna_elisa_ravarotto_camionista-9401072.html

E la sua storia:
Dalla cassa di un supermercato al sedile di guida di un camion. Nove anni fa Elisa Ravarotto, associata di Cna, ha deciso di cambiare strada e di entrare nel mondo degli autotrasporti, un settore tradizionalmente poco frequentato dalle donne. Oggi, insieme al marito Andrea, gestisce l’azienda Autotrasporti Rinaldo: guida i mezzi, segue l’amministrazione e continua ad aggiornarsi professionalmente.
Di che cosa si occupa?
«Ho un’azienda di autotrasporti con mio marito, si chiama Autotrasporti Rinaldo. Guido i camion e mi occupo anche della parte amministrativa».
Che cosa le piace di più del suo lavoro?
«Il fatto che ogni giorno imparo una cosa nuova. Ogni volta che salgo sul mezzo scopro qualcosa che prima non sapevo, che va ad aggiungersi alle mie conoscenze».
Qual è stata la sfida più grande che ha dovuto affrontare nel suo percorso lavorativo?
«Mi sono approcciata a un mondo totalmente nuovo per me. A colpirmi, da subito, sono state le misure del camion. La prima volta che sono salita sul mezzo ero senza parole. Ma non solo, mi sono anche impegnata nello studio. Lavoro anche come consulente e sono responsabile tecnico della gestione dei rifiuti».
Ha mai incontrato delle difficoltà legate al fatto di essere donna?
«Inizialmente sì. Nel 2017, anno in cui ho conseguito la patente, ero una delle prime donne dietro al volante di un camion. Alcuni colleghi maschi mi salutavano, altri mi guardavano stupiti mentre ero alla guida».
E ora la situazione è diversa?
«Sì, ci sono delle donne camioniste. Ne ho conosciute alcune dei raduni e anche nella mia azienda, nel gruppo dei padroncini, lavora una ragazza, mamma di una bimba di due anni».
Trova difficile conciliare la sua professione con la vita familiare?
«Sì, ho una figlia quasi quattordicenne. Alla sera la accompagnavo dai nonni, che fortunatamente mi hanno sempre sostenuto».