Intervista a Sharon, una giovane collega

 

In questa intervista di Valeria Civale su “Sportpress24”, la bella storia della giovane collega Sharon, che racconta la sua esperienza tra pregiudizi da affrontare e sogni realizzati. Il mondo dell’autotrasporto è ancora abbastanza maschilista e in quanto donne bisogna dimostrare continuamente la propria bravura per essere accettate appieno. Eppure il camion, ci dice lei,  non sa se chi lo guida è uomo o donna!

Buona strada sempre Sharon!

Questo è il link dell’articolo:

https://www.sportpress24.com/2026/02/04/il-camion-non-sa-se-sei-uomo-o-donna-sharon-28-anni-autotrasportatrice-la-strada-i-pregiudizi-e-la-liberta-vista-dallalto-di-un-bilico/

 

E questa la sua intervista:

“Il camion non sa se sei uomo o donna” Sharon 28 anni autotrasportatrice: la strada, i pregiudizi e la libertà vista dall’alto di un bilico

C’è chi trova la libertà viaggiando. Sharon, 28 anni, la trova guidando un camion lungo le autostrade italiane all’alba. È cresciuta tra motori e viaggi accanto al padre, anche lui autista. Poi la vita l’ha riportata lì, sul sedile alto di un bilico, dove ogni giorno affronta chilometri, silenzi, paesaggi mozzafiato e pregiudizi duri a morire. La sua non è una storia “eccezionale”: è la storia di una lavoratrice che ha scelto di restare dove si sente se stessa.

Sharon, quanti anni hai e da quanto tempo fai questo lavoro?

Sono friulana, nata da madre colombiana e papà italiano. Sto per compiere 28 anni. La patente per il camion l’ho presa nel 2021, a 23 anni, e ho iniziato a lavorare come autotrasportatrice nel 2022. All’inizio facevo consegne per la posta, poi sono passata al bilico.

Come sei arrivata a questo lavoro?

Era il lavoro di mio papà. Aveva una piccola azienda ed era l’unico autista. Ho passato tantissimo tempo in viaggio con lui, e mi aveva quasi fatto promettere che non l’avrei mai fatto come mestiere. Invece eccomi qui.

Quando è mancato, ho dovuto mettermi a lavorare. Ho lasciato l’università e sono entrata in Poste Italiane come postina. Lì ho conosciuto una collega che guidava il camion. Mi sono legata molto a lei, forse perché mi ricordava papà. Un giorno mi ha chiesto: “Hai mai pensato di guidarlo tu il camion?” C’era bisogno di autisti e c’erano incentivi statali e regionali. È stata lei a darmi l’input.

Cosa facevi prima di guidare il camion?

Mi sono diplomata in scultura e pittura al liceo artistico di Udine. Poi mi sono iscritta a Informatica all’università, ma ho dovuto lasciare dopo la morte di mio papà. Il mio primo vero lavoro è stato la postina: prima in motorino, poi con la Panda per consegnare i pacchi.

Perché questo mestiere?

Un po’ per restare vicina a mio papà, un po’ per necessità economica. Non è nata da una passione romantica, ma dal percorso della mia vita. Se non avessi incontrato quella collega, forse non ci avrei mai provato davvero.

Io però questo mondo lo conoscevo già. Ho viaggiato tante volte con mio padre. L’ultimo viaggio insieme è stato a Londra: ho compiuto 21 anni il giorno in cui siamo arrivati. Quando qualcosa fa parte della tua quotidianità, non la vivi come una cosa eccezionale. Per me è stato così.

Hai trovato resistenze all’inizio?

Sì, tantissime. Dalle frasi “non è un lavoro da donna” a “non sarebbe meglio guidare una corriera?”. C’è ancora l’idea del camionista uomo, burbero, trasandato, ignorante. Io ero l’opposto: giovane, donna, senza esperienza.

Mi sono sentita dire cose come: “Non assumiamo donne perché non sono capaci di guidare” oppure “Perché poi restate incinte”. Ho preso la patente a luglio e ho iniziato a lavorare solo a novembre. Mi sentivo frustrata. Un’amica mi disse di lasciar perdere, e quella frase mi ferì tantissimo. Perché avrei dovuto darla vinta agli altri?

Oggi rifarei tutto, con fatica e umiliazioni comprese. Il posto in cui sono è quello in cui volevo essere.

Com’è la tua giornata tipo?

Non esiste una sola giornata tipo. Faccio tratte nazionali, quindi spesso dormo fuori, direttamente in camion, che è attrezzato per questo.

Se devo affrontare un viaggio lungo, la sveglia suona alle 3 o alle 3:30. Si parte verso le 4:30. La guida è regolata per legge: massimo 9–10 ore al giorno, con pause obbligatorie. Si arriva al primo scarico o carico, poi si prosegue seguendo le indicazioni dell’ufficio fino a fine turno.

Verso le 17 inizio a cercare un posto dove fermarmi per dormire, ed è una delle parti più difficili. Se riesco, faccio una doccia. Poi ceno: mi faccio la spesa e cucino sul camion, ho un fornelletto e la macchinetta del caffè. Anche il riposo è regolamentato: servono almeno 9 o 11 ore di pausa.

Quando invece lavoro in zona il ritmo è più frenetico, con più consegne, ma la sera torno a casa.

Quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi?

La cosa che amo di più è l’indipendenza. Molti pensano che stia chiusa 13 ore in una scatola, ma io lì dentro trovo libertà. Posso riflettere, ascoltare musica, podcast, audiolibri. Dopo una vita frenetica, questo tempo lento per me è prezioso.

Ho visto albe, tramonti, paesaggi meravigliosi. E questo lavoro mi ha fatto crescere l’autostima: mi ha dimostrato che posso fare cose che prima pensavo impossibili.

L’aspetto negativo sono gli orari. Svegliarsi alle 3:30 è durissimo. E resta poco tempo per la vita privata: il weekend lo passo a recuperare tutto quello che non riesco a fare in settimana. Però, per ora, per me il gioco vale la candela.

Cosa cambia in questo lavoro essere una donna?

Il camion non ha bisogno del test del DNA per funzionare. Non sa se sei uomo o donna, quanti anni hai o da dove vieni. Risponde ai tuoi comandi, punto.

La differenza sta negli altri. A volte vengo trattata con eccessiva “delicatezza” perché sono donna, e non mi piace. Voglio rispetto, non favoritismi. Se ho bisogno di aiuto, lo chiedo.

Altre volte c’è mansplaining continuo, e ti fa sentire piccola quando piccola non sei. E poi c’è la vulnerabilità: una notte, tornando dal bagno in un’area di sosta, sono stata scambiata per un’escort. Per molti, una donna lì non può essere un’autista. E questo dispiace.

Hai percepito pregiudizi?

Sì, molti. Le mie idee a volte venivano ignorate, per poi scoprire che avevo ragione. Oppure i complimenti tipo: “Brava per essere una donna” dopo una manovra difficile.

Mi sono sentita osservata e valutata molto più dei colleghi uomini, soprattutto all’inizio. Ho dovuto dimostrare di più per meritarmi quel posto. Ma proprio per questo la soddisfazione oggi è ancora più grande.

Che rapporto hai con la solitudine?

Amo stare da sola. In camion posso ascoltare musica, cantare, informarmi, stare con i miei pensieri. È uno spazio in cui mi ascolto davvero.

Certo, a volte la solitudine pesa. Allora chiamo amici e famiglia. All’inizio è stato difficile abituarsi a questo ritmo, ma ora mi fa stare bene.

Il camion ti fa sentire più in alto?

Sì, fisicamente e simbolicamente. Vedi il mondo da un’altra prospettiva. Ti senti grande e potente, ma è una grande responsabilità. Non bisogna mai essere arroganti: quei volumi richiedono mille occhi e massimo rispetto per gli altri.

C’è un momento che ti è rimasto impresso?

Gennaio 2025, nelle Marche. Avevo il mare alle spalle e le montagne innevate davanti. Uno dei momenti più emozionanti della mia vita. I paesaggi sono un regalo continuo: albe in laguna, strade deserte, luci che sembrano fermare il tempo.

Ti vedi a fare questo lavoro in futuro?

Sì, assolutamente. Non riesco a immaginarmi in un altro lavoro che non sia su un camion. Lo amo profondamente. Forse anche perché ho rotto uno schema. Mi piace essere diversa.

Cosa diresti a una ragazza che vuole fare questo mestiere?

 

Di provarci. Non c’è nessuna legge che lo impedisce. È un lavoro come un altro. Non siamo supereroi, siamo lavoratori.

Questo mestiere mi ha insegnato pazienza, calma e fiducia in me stessa. E penso che ognuna abbia il diritto di provare e anche di cambiare idea, se un giorno non le piace più. Non è una missione di vita: è un lavoro. Ma può diventare un pezzo importante della tua felicità.

Dopo aver letto l’articolo, che le ho mandato per sua approvazione, Sharon mi ha inviato questa mail che ho deciso di riportare per intero, in versione originale:

“Ciao Valeria.

Esordisco dicendoti che mi hai fatto emozionare davvero tanto.
Il testo è bellissimo, e sento che hai dentro tanto e colto molto.
Io non sono un’esperta ma credo che non abbia bisogno di correzioni.
Non saprei cos’altro aggiungere se non ringraziarti con il cuore per aver dedicato le tue risorse a scrivere queste righe.
È emozionante vedere che la propria vita ha qualcosa di speciale tanto da venir raccontata.
Ho scordato di accennare una cosa importante però (ero emozionata), ovvero che questo mestiere mi ha permesso di conoscere la persona della mia vita, in autoscuola, facendo proprio la patente del camion. La giusta sensazione che questa sia la mia strada è costantemente confermata da tante cose, e bisogna seguire sempre il nostro istinto.
Valuta tu se inserire anche questo nell’articolo, lascio valutare a te.
Ti chiedo solo di aggiungere una piccola cosa (sintetizza pure ): è vero che molti maschi (li chiamo così volutamente) sono stati sostanzialmente delle spiacevoli… deiezioni di cane calpestate lungo il mio cammino, ma ce ne sono altrettanti che hanno e rendono il mio mio percorso ricco e umano.
Molti uomini (di quelli veri) mi hanno accolto e trattata come una di loro, con entusiasmo e fratellanza, soprattutto comprensione nei primi momenti come chi mi ha insegnato a guidare l’autoarticolato, o chi mi ha dato la sua disponibilità (quasi H24) a chiamarlo per aiutarmi nei momenti difficili, anche fosse solo capire quale strada fare. Ma in generale a coloro che mi hanno fatto sentire che quella cosa lì, il camion, lo condividevano con me con piacere, e non solo per pietà verso una donna per loro fuori luogo di cui ridere alle spalle.
Il mio compagno e la mia famiglia mi hanno sempre sostenuta e incoraggiata a fare ciò che ritenevo giusto per me, avere questo supporto è stato il carburante che mi fa andare avanti.
Ci tengo a non far passare il banale e triste messaggio che i maschi tossici ci incriminano: che noi donne ce la prendiamo con la categoria tutta. 
Sono grata e riconosco il valore a tutti gli uomini che sono passati nella mia vita e che passeranno che hanno contribuito alla mia crescita.
Ti ringrazio ancora  ❤️
Un abbraccio
Sharon”

 

 

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Sabo Rosa 2026

              

 

Sono aperte le iscrizioni per candidarsi al concorso del Sabo Rosa 2026!

Questo è il link ufficiale del sito dove troverete tutte le informazioni:

https://www.sabo.it/sabo-rosa-2026-chi-sara-la-camionista-dellanno/

E il testo:

Al via le candidature, che quest’anno si aprono alle lavoratrici del comparto trasporti di tutta Europa.

Prende il via la diciassettesima edizione del Sabo Rosa, lo storico riconoscimento che celebra una lavoratrice del mondo dei trasporti che si è distinta per passione, professionalità e impegno.

La Camionista/Autista dell’Anno 2026 riceverà un esemplare unico dell’ammortizzatore Sabo con livrea rosa e verrà ospitata dall’Organizzazione per un weekend di visita alla Motor Valley italiana. La cerimonia di premiazione si terrà venerdì 8 maggio 2026 presso la sede bolognese del nostro Gruppo.

Da quest’anno il Sabo Rosa amplia i propri confini: oltre alle lavoratrici italiane, potranno candidarsi anche camioniste, autiste e professioniste del comparto trasporti provenienti da tutta Europa, rafforzando la dimensione internazionale dell’iniziativa e il suo messaggio di valorizzazione del lavoro femminile nel settore.

Come partecipare al Sabo Rosa 2026

Per partecipare è possibile inviare la propria candidatura, o segnalare quella di un’altra persona, entro le ore 12.30 dell’8 marzo 2026, compilando il form raggiungibile alla pagina dedicata all’iniziativa: https://www.sabo.it/news/sabo-rosa. Qui https://www.sabo.it/en/news/sabo-rosa per la versione in inglese.

Possono candidarsi al Sabo Rosa: autiste e camioniste di mezzi pesanti, bus, autoscale; meccaniche specializzate nella riparazione di veicoli industriali; dirigenti, dipendenti o imprenditrici di aziende di trasporto; lavoratrici attive in ogni settore della filiera del trasporto merci o persone; manager, titolari o dipendenti di rivenditori di ricambi e costruttori di rimorchi, in ambito nazionale ed europeo.

Sulla base dei profili emersi, la giuria, composta dalle dipendenti del nostro Gruppo, proclamerà la vincitrice dell’edizione 2026.

Cosa vince la “Camionista dell’Anno 2026”

La vincitrice del Sabo Rosa 2026 sarà protagonista di un’esperienza esclusiva nel cuore della Motor Valley Italiana. Il riconoscimento prevede infatti un week-end di due notti (8-10 maggio 2026) per la premiata e un accompagnatore, pensato come momento di celebrazione e relax in uno dei territori simbolo dell’eccellenza motoristica italiana.

Lo stesso trattamento sarà riservato anche al partner commerciale del Roberto Nuti Group che avrà segnalato la vincitrice, qualora presente, insieme a un proprio accompagnatore, a testimonianza del valore della rete di relazioni e del sostegno che spesso accompagna i percorsi professionali di successo.

A rendere ancora più speciale il riconoscimento, la consegna dell’esemplare unico dell’ammortizzatore SABO tinto di rosa, simbolo distintivo del premio e della sua storia.

La storia del Sabo Rosa

Istituito nel 2010, il Sabo Rosa è stato finora assegnato a figure femminili di grande valore: una campionessa di cronoscalata e manager di team corse, un’autista dei Vigili del Fuoco, due autiste di pullman, la titolare di un’officina meccanica e numerose camioniste provenienti da diverse regioni italiane.

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La Befana camionista

 

“L’epifania tutte le feste se le porta via!”, cosi si usa dire, domani si torna al lavoro, ma oggi per chiudere in bellezza le vacanze sono andata a incontrare la Befana camionista a Castano Primo!
Un saluto agli amici del “Presa Diretta Truck Team” che hanno organizzato l’evento per la gioia dei bambini…grandi e piccoli! 

Ciao a tutti e buona strada sempre!
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Una collega, Rita!

 

Una collega Rita, e i Baci di Zorzone!

Auguri a tutte!

Buona strada sempre!

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Una bella coincidenza!

 

 

 

 

Uno scambio di messaggi con Ro, una telefonata e… via di corsa, salgo sul mio vecchio VW e vado alla stazione di servizio all’uscita di Busto Arsizio. Rò sta rientrando dal suo viaggio ed è di passaggio nelle mie coordinate. Io sono ancora in ferie e avevo un piccolo camion da consegnarle, gliel’avevo comprato prima di Natale, bisognava solo trovare il momento giusto per incontrarsi!

 

 

 

 

Le consegno il camioncino, la scritta “Follow your dreams” sembra fatta apposta per noi che abbiamo inseguito e realizzato il nostro sogno! Un piccolo regalo per una grande amica! Facciamo le foto di rito, chiacchieriamo, ci aggiorniamo sulle ultime novità. 

 

Poi vediamo entrare un Volvo bianco guidato da una ragazza bionda, lei si ferma alle pompe del carburante. Noi ci guardiamo e : “Andiamo a conoscerla!?!”  

Certo che si, ci avviciniamo, ci presentiamo e iniziamo a chiacchierare,  lei è Mariana, è di Torino e come Rò fa frigo e supermercati, piattaforme, ecc.  Rò le da la nostra targa fucsia, ci scambiamo i numeri di telefono e l’augurio di buona strada e naturalmente anche con lei le foto di rito! Una nuova amica a cui diamo il benvenuto nel gruppo!

 

 

 Ciao a tutte buon 2026 e buona strada sempre ! ! !

 

 

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Il podcast della trasmissione con Chiara Francini

 

Ho continuato la ricerca…e ho trovato il podcast della trasmissione di Radio Dee Jay col Trio Medusa che intervista Chiara Francini, la protagonista del film “La voce di Cupido”, dove lei interpreta una donna camionista. Bello!

Buon ascolto!

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“la voce di Cupido” – Film

 

Oggi mi ha chiamato un amico per dirmi che in radio aveva sentito parlare di questo film con protagonista una donna camionista e che verrà trasmesso prossimamente su Rai Uno martedi 30 dicembre.

Naturalmente sono andata a cercare qualche informazione che vi condivido, a partire dal video promo e da questo articolo:

Il link

https://www.rainews.it/tgr/calabria/video/2024/12/la-calabria-fa-da-sfondo-a-la-voce-di-cupido-con-chiara-francini-80d4af03-bdad-4b09-b4a0-1afcd8e16156.html

Il testo

La Calabria fa da sfondo a “La Voce di Cupido”, con Chiara Francini

Cosenza, Catanzaro e la Sila sono il set del Tv Movie Rai per il ciclo “Purché finisca bene” con l’attrice toscana e Giorgio Marchesi. Racconta la storia di una camionista, e molto di più

La provincia di Cosenza sfondo del film tv “La Voce di Cupido”, con Chiara Francini nei panni della protagonista/camionista Paola. Un viaggio esilarante sulle strade della Sila, alla ricerca non solo di un pezzo di ricambio, ma anche dei propri sentimenti profondi.

Il film – scritto da Maria Sole Limodio e Pietro Seghetti, e prodotto da Pepito Produzioni in collaborazione con Rai Fiction – viene girato in provincia di Cosenza tra Rende, Taverna, Zumpano, Castrolibero e San Pietro in Guarano, e andrà in onda prossimamente su Rai Uno, per la collana “Purché Finisca Bene”.

Nel servizio:

  • GIORGIO MARCHESI – attore
  • CHIARA FRANCINI – attrice
  • AGO PANINI – regista

Sono curiosa di vederlo, e voi?

Ciao e buona strada sempre!

 

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Babbo Natale trucker!

 

Ultimo appuntamento dell’anno con gli amici camionisti del Coast To Coast Truck Team e la Pro Loco cittadina. Per Natale in piazza a Giussano arriva il Babbo Natale Trucker a bordo del suo fiammante camion rosso per la gioia dei bambini che verranno a portargli la letterina e a fare la foto insieme a lui!
Ogni anno ci rivediamo in piazza, con il nostro banchetto, offrendo panettone e vin brulè a tutti quelli che passano a trovarci, il grande cuore dei camionisti si vede anche in queste piccole cose, fatte per donare un pò di gioia e scambiarci gli auguri per le feste di Natale. Vi aspettiamo numerosi domenica pomeriggio!
Ciao a tutti e buona strada sempre!

 

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Pranzo Lady Truck 7 dicembre 2025 – il video!

 

Il video-ricordo del nostro pranzo 2025!

Buona visione e buona strada sempre!

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Pranzo Lady Truck 7 dicembre 2025

 

 

Dopo settimane di telefonate e messaggi per organizzare tutto, finalmente è arrivato il giorno del pranzo! Siamo tra i primi ad arrivare al “nostro” ristorante.

Nel piazzale incontriamo subito due amici che sono venuti col camion: Melo dalla Sicilia (si è fermato per non mancare l’appuntamento!) e Giordano da Pistoia che è arrivato col suo storico Turbostar rosso fiammante! E naturalmente Massimiliano, immancabile amico presente a tutte le edizioni del pranzo e quest’anno è venuto a trovarci anche il grande Marvin!

 

 

Ci ritroviamo sempre qui, al Ristorante Trattoria La 45, a Niviano di Rivergaro (PC), la prima domenica di dicembre. Mauro  riserva tutta la sala per noi! Ormai è una tradizione che si ripete da tanti anni.

 

Vado subito a salutarlo e chiedo il permesso – ma non ce n’è bisogno – di sistemare un pò di cose nell’ingresso: i pannelli con gli scatti  della nostra mostra fotografica, che si allarga di anno in anno con i volti di nuove ragazze – e dopo questo pranzo ce ne saranno ancora di più – , le magliette col nostro logo, il nostro libro, un pò di palloncini, rosa naturalmente, un cesto di gadget da regalare alle lady insieme alle targhe per le nuove arrivate, i disegni da colorare con le matite e i pennarelli per i bambini..

 

Poi arriva la Milly e di seguito pian piano tutti o quasi gli invitati (purtroppo come ogni anno qualcuno disdice all’ultimo per motivi di salute, l’influenza è sempre in agguato in questo periodo). 

La sala si riempe di voci e sorrisi e abbracci e saluti e presentazioni: siamo più di cento, ci sono tante lady e tanti nostri amici e amiche, ogni anno è sempre bello ritrovarsi qui. Non siamo sempre gli stessi, non a tutti è possibile venire tutti gli anni, vuoi per la lontananza, vuoi per altri problemi, ma è bello rivedersi quando possibile e conoscere nuove colleghe e amici.

 

L’atmosfera che si crea è speciale, siamo tante persone legate dalla stessa passione per i camion e per la vita da camionista!

Le ore scorrono veloci tra una portata e l’altra della cucina piacentina, si gira tra i tavoli per salutare altri partecipanti, scambiare chiacchiere, c’è chi esce a fumarsi una sigaretta nel portico e continuare le chiacchierate nella fresca aria di dicembre (oggi per nostra fortuna c’è il sole!), e c’è chi va a fare un giro con Giordano sul suo TurboStar, anche lui Star della giornata!

Si può dire che oggi il silenzio non era presente in sala e nemmeno fuori!

Cerchiamo di fare la classica foto di gruppo, purtroppo alcune ragazze sono andate via prima e noialtre rimaste ferme in posa non ci sappiamo stare!  

 

E poi arriva sempre il momento dei saluti, come si era riempita, pian piano la sala si svuota tra baci e abbracci e arrivederci a presto, sempre con la speranza di incontrarsi per strada, ma tante volte l’unica occasione di rivedersi è proprio al nostro pranzo.

Vedere andare via le persone contente della giornata passata in compagnia per noi che la organizziamo  è il premio più bello !

Grazie a tutte le Lady e a tutti gli amici e le amiche che hanno partecipato, appuntamento all’anno prossimo, un abbraccio e buona strada sempre!!!

P.S. : ho cercato di fotografare tutti, ma come ogni anno non ci sono riuscita, mi perdo sempre in chiacchiere… cosi per rimediare ho fatto dei ferma immagine dalle riprese video, non sono belle come le foto, ma l’importante è esserci, anche se… qualcunomanca lo stesso, mi spiace!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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