Ancora una Vittima del lavoro

Ciao Lady
l'anno sta per finire e i camionisti continuano a pagare il loro tributo in fatto di vittime; ieri un collega ha perso la vita durante le operazioni di scarico, cadendo dal mezzo. Troppo banale dire che l'Autista non dovrebbe scaricare. Ogni tipologia di trasporto è diversa, i bisarchisti caricano loro stessi le vetture, come chi trasporta macchinari agricoli, esattamente come chi trasporta animali vivi e il rischio di farsi male, o peggio ancora di morire è sempre alto; ma ci sono tipologie di trasporto in cui non è possibile materialmente parcheggiare il camion e aspettare che qualcun altro si occupi delle fasi di scarico, poi a volte anche rimanere in cabina comporta rischi, qualche anno fa a 5 km da casa mia, un'autista è rimasto schiacciato da una trave di cemento caduta dalla gru e non ha avuto neanche il tempo di rendersi conto dell'accaduto.
Tante, troppe le famiglie che piangono un parente che non viene neanche ritenuto: VITTIMA del LAVORO!!!
La nostra professione non è solo usurante ma anche pericolosa!!!

Tratto da : Neswcantiere
 

Cade dal camion e muore sul colpo

Il nocerino Luigi Quatrano ha perso la vita in provincia di Alessandria
 
• alessandria. Un camionista di Nocera Inferiore, Luigi Quatrano, 53 anni, è morto ieri per un incidente sul lavoro che si è verificato poco dopo le 15,30 alla frazione Gerbidi di Sale, in provincia di Alessandria. Quatrano è caduto dal proprio camion da un’altezza di circa un metro e mezzo, ha battuto la testa ed è deceduto sul colpo.

• L’incidente è accaduto alla cascina Ravera, gestita da Davide Ravera, 38 anni, che si trovava alla guida di un carrello elevatore e stava scaricando, insieme a Luigi Quatrano un altro carrello elevatore. Secondo una prima sommaria ricostruzione dei fatti, il camionista di Nocera Inferiore era salito sul mezzo per fare da contrappeso quando, per cause ancora in corso di accertamento, è scivolato ed è caduto.

• Inutili i soccorsi del 118 che sono tempestivamente intervenuti, ma il medico in servizio per le emergenze non ha potuto far altro che constatare il decesso del cinquantatreenne avvenuto per trauma cranico. L’altezza dalla quale è caduto non era certamente proibitiva ma il colpo a terra è stato letale e probabilmente il camionista non ha fatto in tempo ad accorgersi di nulla.

• Sul posto sono arrivati i carabinieri di Sale per i rilievi del caso e per ricostruire la dinamica dell’accaduto. I militari hanno anche provveduto a mettere sotto sequestro tutta l’area della cascina Ravera dove si è verificato l’incidente mortale, il camion ed il muletto utilizzato per scaricare il carrello elevatore. La salma di Luigi Quatrano intanto è stata trasportata all’obitorio dell’ospedale di Tortona, in attesa della decisione del magistrato incaricato dell’inchiesta, che dovrá valutare se disporre o meno l’esame autoptico

• Luigi Quatrano abitava a Nocera Inferiore insieme alla moglie e lavorava alle dipendenze della figlia Claudia che è titolare di un’a zienda di autotrasporto. Proprio la figlia è stata la prima ad essere avvisata dell’incidente nel quale ha perso la vita il padre I familiari di Quatrano sono subito partiti alla volta di Tortona per il recupero della salma, anche se occorrerá attendere le decisioni del magistrato. La notizia della morte del camionista si è diffusa solo in serata a Nocera, dove tanti conoscevano Quatrano come un gran lavoratore.

 

BUONA STRADA  LUIGI ovunque tu sia ora….

Camion & Malori

Ciao Lady

quante volte abbiamo sentito d'incidenti, a volte con tragiche conseguenze, dove il conducente del mezzo pesante probabilmente aveva avuto un malore??? Siamo quasi tutti refrattari a sottoporci a controlli periodici, ma anche se non lo ammettiamo sappiamo benissimo che questa professione mette a dura prova il fisico.
Ogni  volta un medico ci chiede la professione subito dopo elenca ciò che comporta… professione LOGORANTE.
Tante volte abbiamo scritto d'incidenti dove il collega inspiegabilmente ha perso il controllo del suo mezzo…
Il MALORE improvviso colpisce spesso anche i camionisti… lo sappiamo noi, come lo sa chi si occupa di Sicurezza sul Lavoro, e gli Enti proprietari delle strade, che contano le vittime, riducendole a freddi numeri nelle statistiche…quindi leggendo questa notizia possiamo solo esserne untusiaste e speriamo non rimanga solo un bel progetto sulla carta:

http://www.repubblica.it/motori/sicurezza/2010/11/11/news/motori_sicurezza_sui_camion-9003389/

BUONA STRADA a Tutti!!!

Per Michela… – 1

171020101144A te,
che sei partita senza ritornare…
a te,
che hai lasciato tutti nello sconforto…
a te
che sul più bello la strada ti ha spezzato le ali….
a te
che hai lasciato cuori che non risaneranno….
a te Michela,
voglio dedicare la mia giornata,
le mie preghiere, i miei pensieri, i miei discorsi……..
Di te si parla sempre con gli amici,
quegli amici che ti vogliono bene e che piangono tanto;
quegli amici che ancora oggi parlando di te mi chiamano Michela
e io sò che d'avanti ai loro occhi vedono te.
Per questo non morirai mai perchè lo sò che ovunque noi siamo tu ci sei.
Il Signore ti ha voluto al suo cospetto,
ci ha privato della tua persona ma non della tua presenza.
Sei viva nei ricordi e sei viva nello spirito,
noi preghiamo per te Michela,
tu che puoi prega per noi..
Ci sei in un arcobaleno,
ci sei in una notte di stelle,
ci sei in un lampo di luce….
ci sei e sempre sei viva nei nostri cuori…..
ti abbraccio a nome di tutti.

Queste sono le parole di Stella, una Lady Truck, scritte oggi, per ricordarla a nome di tutti.
La mamma di Michela, tramite me, invita chi è in zona e ha voglia di partecipare, alla messa in ricordo della figlia che si terrà nella Chiesa di San Mauro Pascoli alle ore 19,00 di domani 7 Dicembre.
Ringrazia tutte le persone che ieri, alla Statale 45, le hanno rivolto un pensiero… e chi non la dimentica.
Ringrazia Professione Camionista per aver ricordato Michela senza strumentalizzare e/o polemizzare.
Ringrazia chi vorrebbe portare un fiore sulla tomba, ma non può farlo materialmente, virtuamente può da questa pagina… una rosa… una preghiera… una poesia…
Chiede a tutte/i di non dimenticare mai, la sua Michela!

Un anno è passato… non dimentichiamoci Michela!

Ciao a tutte/i
oggi, giornata uggiosa, almeno in Piastrellawalley, è primo anniversario della morte di Michela…. vorrei scrivere una bella preghiera, invece mi vengono in mente solo dettagli di quel terribile salto, le notizie sui quotidiani e i racconti di Nadia, nelle nostre conversazioni; 
Michela amava la vita… dicono le amiche e la mamma…Michela amava la sua famiglia e gli amici…. Michela amava il suo lavoro e non avrebbe dovuto morire, non così presto….
Quando Nadia racconta i viaggi sul camion con Michela e le piccole avventure gli s'illuminano gli occhi e a chi ascolta viene il nodo alla gola, quando parla del suo dolore, non si riesce a trattenersi dalle lacrime… la solitudine di aver perso una figlia e continuare a vivere per crescere la nipote…
La solitudine dei ricordi che non ti fanno vedere il futuro, perchè non vuoi dimenticare nulla, perchè non ce ne saranno altri e devi conservarli per sempre… per questo chiedo sempre di scriverle…mi dice sempre:

MICHELA AMAVA LA VITA!!!

e così vogliamo ricordarla… come vuole la sua mamma….
BUONA STRADA Michela!!!

GIORNATA MONDIALE SICUREZZA STRADALE

Ciao a tutte/i

Oggi è la giornata mondiale della Sicurezza Stradale, vorrei scrivere di questo argomento, ma sono talmente tante cose da scrivere che non so da dove iniziare; ad esempio mi chiedo perché i media ne hanno parlato così poco, il ministro dei trasporti ha firmato il 27 ottobre la “Carta Europea della Sicurezza Stradale che più che un documento politico dovrebbe essere un accordo per intraprendere iniziative concrete per ridurre il numero delle vittime degli incidenti stradali e non mi sembra che abbia avuto il dovuto risalto.
Le inchieste che ho visto hanno trascurato diversi aspetti e non mi sono piaciute perché accusano spesso i camion e i camionisti, a priori, senza coerenza con le problematiche della circolazione; la mia impressione è che si tenda a reprimere con sanzioni e sottrazione di punti patente ma che verifiche e controlli siano indirizzati solo verso certi utenti della strada escludendone altri a priori… come dice un mio amico “in divisa” :” Vuoi che sulle telecamere non si vedano tutte le infrazioni che vediamo noi viaggiando, ma solo l’eccesso di velocità?”oppure :” Vuoi che le risorse manchino solo in certi casi e non in altri?”
Sarebbe un fiume di parole quello per analizzare la situazione e non sono certo io un’esperta, ma in realtà ognuno di noi ogni giorno è a contatto con questa realtà e vede cosa si potrebbe migliorare…
In questa giornata voglio ricordare le nostre vittime della strada, i nostri  amici e/o colleghi che hanno perso la vita svolgendo la loro professione; non si dovrebbe MAI morire di Lavoro, eppure troppo spesso l’opinione pubblica Dice:”…..MA FACEVA IL CAMIONISTA!!!”
Non deve passare il messaggio che è scontato che un camionista prima o poi ci rimetta la vita o l’integrità fisica.
Sicurezza Stradale è una bella parola,  la strada va condivisa e tutti gli utenti andrebbero protetti tutti allo stesso modo.


BUONA STRADA a Tutte/i!!!

gisy

Ancora un salto da un viadotto….

 

Incidente mortale a Cagli
Con il camion giù per il viadotto

É successo lunedì sera, circa 100 metri prima della galleria del Furlo. Per Michele Pierucci, 28 anni, originario di Fano ma residente a Pole di Acqualagna, non c'è stata niente da fare.

Cagli (Pesaro Urbino), 26 ottobre 2010 – Volo mortale, lunedì sera, dal viadotto della superstrada, circa 100 metri prima dell’entrata della galleria del Furlo, direzione Roma.

 Un camion dotato di sola motrice, per cause ancora in corso di accertamento da parte della polizia stradale, ha sfondato il guard rail ed è precipitato giù lungo il viadotto, per decine di metri. L’impatto è stato mortale per il conducente, Michele Pierucci, 28 anni, originario di Fano ma residente a Pole di Acqualagna .
 
Sul posto sono giunti i pompieri di Cagli e i mezzi di soccorso. I pompieri hanno potuto raggiungere il camion solo calandosi con delle corde.

 L’incidente è avvenuto pochi minuti prima delle 20 di ieri. Impossibile, al momento, capire il perché la motrice, a un certo punto, abbia sbandato e sia precipitata. In quel tratto di carreggiata sono in corso lavori.
Ancora un salto da un viadotto....

 
Questo articolo era sul Resto Del Carlino di oggi; è la triste conferma che gli autisti pagano un forte tributo alla fragilità dei guard-rail, che ogni possibile causa di uscita di strada non è protetta da queste strutture; Non è forse sicurezza stradale montare Guard-Rail più robusti? Non contano niente le vite dei conducenti di mezzi pesanti? Per conformazione geografica l'Italia è piena di strade con viadotti, spesso molto alti, perchè non si possono montare guard-rail che possano contenere l'urto di un mezzo pesante?

Condoglianze alla famiglia  di             MICHELE Pietrucci          da parte nostra!!!
 

Dal Youtube

Ciao a tutte/i
ho visto questi video in un blog e ho pensato di condividerli qui, spesso dimentichiamo che facendo questo mestiere facciamo scelte che pesano anche sui nostri affetti, in questi video, la moglie di un collega racconta le sue ansie e le sue considerazione…

BUONA STRADA a TUTTE/I!!!

Da Repubblica

INCHIESTA ITALIANA
Trucchi, caffè, droghe, niente soste
camionisti-schiavi diventano assassini

Il 37% dei sinistri in autostrada coinvolge i Tir. E in sei episodi su dieci si tratta di tamponamenti. Tanti chilometri, niente riposo. E chi si ribella è fuori. Il ribasso selvaggio è uno dei connotati del settore. Crescono gli illeciti e l'evasione. E si ricicla denaro
di LUIGI CARLETTI

Ha caricato il suo tir ben oltre le 44 tonnellate consentite. Starà a 55, forse a 60, ma in altri viaggi ha sfiorato anche le 70. Enzo parte da Battipaglia, trenta chilometri a sud di Salerno, carico di verdura e di frutta. Sono le sette di sera e all'alba di domani deve essere a Milano. Destinazione mercati generali. Ottocento chilom etri d'asfalto, servono dieci ore. Che diventano almeno dodici, calcolando i limiti di velocità e le pause imposte dal codice della strada. Ma dodici ore sono troppe. Perciò Enzo non si fermerà, se non per quei pochi minuti dovuti a necessità fisiologiche. Certo non rispetterà gli ottanta all'ora. "Così non si arriva mai", spiega. Si terrà sveglio con i caffè, che di notte le Autostrade offrono gratuitamente. E se serve con le anfetamine o altre droghe. Quanto al cronotachigrafo, la "scatola nera" che registra tutto, userà i soliti trucchi e cercherà di farla franca. Perché Enzo, come migliaia di altri suoi colleghi, non ha alternative. Le condizioni sono queste e se non ci sta, l'impresa che lo ha ingaggiato ne ha pronti a decine per sostituirlo: romeni, ucraini, marocchini e anche italiani. Disposti a tutto, per un posto da camionista che frutta tra i 1.000 e i 1.500 euro al mese, mentre lo stipendio regolare medio è, da contratto, di 2.200 euro. Ogni giorno su strade e autostrade circola un milione di mezzi pesanti. L'87% delle merci viaggia su gomma. Se si ferma l'autotrasporto, si ferma il Paese. Sono autisti di ogni nazionalità(quasi tre milioni le patenti italiane attive), provenienza e destinazione. Tra questi si fa largo la categoria dei disperati, almeno il 30%, secondo le stime degli esperti. Sono i camionisti-schiavi. Costretti a percorrere la penisola in tempi record. Sottopagati e sotto minaccia. Bombe viaggianti che, al minimo errore, possono provocare delle stragi. È già successo. E non passa giorno che la cronaca non registri fatti riconducibili a questo fenomeno in costante crescita. Una deriva della sicurezza che il governo ha tentato di arginare con l'inasprimento del codice della strada. Misure che però, ancora una volta, intervengono soprattutto a valle. Ma le cause stanno altrove. Che cosa sta accadendo nel mondo dell'autotrasporto? E cos'ha provocato questo deterioramento delle condizioni di sicurezza che, inevitabilmente, ci riguarda tutti?

L'alibi della crisi
"Il nostro è sempre stato un ambiente difficile", dice Franco Feniello, presidente dell'associazione "Italia Truck" e per trent'anni, lui stesso, camionista. "Ma la recessione è diventata l'alibi per far passare qualsiasi prepotenza. In Italia ci sono migliaia di imprese che fanno dello sfruttamento selvaggio il loro antidoto alla crisi. Pur di battere la concorrenza si offrono alla committenza a prezzi stracciati e poi tagliano i costi: sui mezzi e sugli uomini. Lo Stato dovrebbe intervenire non solo con i controlli sulla strada, ma andare a guardare in casa di questi imprenditori. Ne scoprirebbe delle belle".

In alcune occasioni lo Stato si muove. A Mantova la polizia stradale ha arrestato Antonio Rosignoli, imprenditore di 51 anni. L'accusa è estorsione contro i suoi dipendenti. Secondo i magistrati li minacciava di licenziamento se non avessero sovraccaricato i camion, fatto turni massacranti e alterato i cronotachigrafi. Negli stessi giorni, a Rimini, la polizia municipale ha fermato un autista bengalese che trasportava pacchi postali per una società italiana. Keerthy Warnakulasuriya, 41 anni, era stato alla guida del camion per 35 ore e 52 minuti con poche, brevissime pause.

Nell'aprile scorso la Procura di Forlì ha chiuso l'operazione "Over Time" che ha portato in carcere dieci persone. Gli autisti di "Tir Spagna" (Cesena) e "Ces Tir" (Pesaro) – hanno spiegato gli inquirenti – "erano costretti all'incondizionata obbedienza dei diktat dei vertici aziendali, pena il licenziamento o l'essere adibiti a prestazioni meno remunerative e più stressanti".

A capo dell'organizzazione c'erano Marino Buratti, di Cesena, e Santo Crea, di Reggio Calabria, nomi già incontrati in un'altra, dolorosa vicenda del dicembre 2009.

L'ultimo viaggio di Michela
"Non sto bene ma devo andare, altrimenti poi che gli dico a quelli là?". Queste furono le ultime parole di Michela Ciullo raccolte da un amico sindacalista. "Quelli là" erano i responsabili di "Tir Spagna" e "Ces Tir", le due società poi finite nel mirino degli investigatori. Così nella notte del 5 dicembre scorso Michela Ciullo si mise alla guida del suo tir carico di verdure. Da Latina a Cesena, 400 chilometri sulla E45. Poco dopo le 5 del mattino sfondò il guard-rail e precipitò per 40 metri dal viadotto di Verghereto. Era quasi arrivata ormai, ma la stanchezza ebbe il sopravvento. Michela, 38 anni, una figlia di 19, era una camionista molto particolare: delegata della Filt-Cgil e componente della segreteria territoriale del sindacato. Oggi la Cgil attende la chiusura dell'inchiesta, e il possibile rinvio a giudizio dei titolari delle due aziende, per costituirsi parte civile. Sarebbe il primo caso in Italia.

Da Genova a Cosenza, da Foggia a Vicenza, il rendiconto dell'attività di controllo, è fitto di interventi e di sanzioni. Roberto Sgalla, direttore della Polizia stradale, spiega che nei primi sei mesi del 2010 i mezzi commerciali fermati sono stati il 199% in più rispetto al 2009 e le violazioni contestate il 538% in più. Ma questi numeri raccontano soprattutto un'evidenza: più s'interviene, più si scopre un mare di irregolarità di ogni tipo. "Gli ultimi provvedimenti sono stati estremamente utili", osserva Sgalla. "Basti pensare alla norma su alcol zero per tutti i conducenti e alla corresponsabilizzazione della committenza nella condotta di guida dell'autista. È però importante agire anche a monte: più controlli incrociati nelle aziende di autotrasporto. A tutti i livelli". In Italia ci sono 158.709 imprese iscritte all'albo. Secondo Eurostat, in realtà, sono 93.427. Quasi cinquantamila società non hanno neanche un veicolo. Quindi che cosa fanno? E che ruolo hanno, oltre all'intermediazione e al subappalto più o meno regolare?

L'infiltrazione della criminalità
Bartolomeo Giachino, sottosegretario ai Trasporti in quota Pdl, promette: "Faremo pulizia ed entro la fine dell'anno, in collaborazione con le Province, le cancelleremo dall'albo". Altre 51mila imprese sono monoveicolari. In quello che rimane, il 38% possiede tra due e cinque automezzi. "È un settore condannato al nanismo", rileva Giuseppe Mele, di Confindustria, una delle voci più importanti della committenza. "Con questa frammentazione dell'offerta, ci sarà sempre qualcuno pronto a ribassare oltre i limiti".

Il subappalto del subappalto e il ribasso selvaggio sono due tra i connotati più forti del far-west nell'autotrasporto. "Crisi morale", la definisce Cinzia Franchini, vice-presidente della Fita-Cna e lei stessa autotrasportatrice. "Sempre più imprese adottano metodi illegali, riciclano denaro, evadono le tasse e praticano la concorrenza sleale. Se non si interviene su questo cancro, poi si possono sbandierare tutte le norme e i controlli del mondo. Ma il numero dei camionisti-schiavi aumenterà e di pari passo crescerà la loro pericolosità sulle strade".

L'infiltrazione della criminalità organizzata nell'autotrasporto non è recente, eppure si è mimetizzata meglio che in altri settori. In alcune regioni, per esempio l'Emilia-Romagna, le denunce sono quotidiane. Enrico Bini, presidente della Camera di commercio di Reggio Emilia, parla apertamente di imprese legate alla 'ndrangheta, insediatesi nel territorio poco dopo il Duemila con i lavori dell'alta velocità. Dal movimento terra fino al trasporto a tutto campo. "Hanno cominciato a proporsi a prezzi notevolmente più bassi, totalmente fuori mercato", spiega Bini. "La committenza, senza eccezioni, si è tappata il naso e le ha fatte lavorare. Risultato: per le aziende locali, che rispettano la legge e non hanno soldi da riciclare, è stato un colpo durissimo. Tanto che alcune hanno cominciato a praticare gli stessi metodi".

"Negli ultimi anni la 'ndrangheta e la camorra hanno investito pesantemente nell'autotrasporto", conferma Antonio Nicaso, docente ed esperto di organizzazioni criminali. "I camion sono un'ottima copertura dei guadagni illeciti e un mezzo fondamentale per le varie attività: dal trasporto dei rifiuti a quello della droga". In Emilia-Romagna 63 clan mafiosi (tra cui 23 'ndrine) si spartiscono gli affari sul territorio. Gli interessi nell'autotrasporto sono diffusi. Chi sono i camionisti di cui si servono? E qual è il livello di sicurezza dei mezzi che conducono sulle nostre strade?

Quando i camionisti fanno il trenino
Stefano è romeno. Lui non sa chi fossero esattamente i suoi ex datori di lavoro. Sa solo che, prima di riuscire a trovare un'impresa regolare, era costretto a viaggiare per 15-16 ore di guida consecutive. Guidava soprattutto di notte, quando i controlli sono meno frequenti. "Ho fatto anche 20 ore. Le pause? Cinque, dieci minuti al massimo per un caffè. Di giorno riesci a stare attento, però di notte è proprio un problema. Diventi come una macchina, neanche pensi… non sei più un uomo". Quanti chilometri si possono reggere guidando ore e ore di seguito? Stefano ricostruisce uno dei suoi ultimi viaggi prima di licenziarsi. "Sono partito da Lainate, vicino a Milano. Sono andato a Livorno, poi da lì di nuovo in strada fino a Pesaro. Da Pesaro a Treviso. Da Treviso sono passato per l'Emilia e ho fatto rientro a Milano. Tutto in una stessa giornata, viaggiando anche di notte. Mi ricordo che alla fine erano 1.160 chilometri".
 

Le ultime statistiche disponibili dicono che nel 2008 sono stati 26.491 i camion coinvolti in 13.836 incidenti con 274 morti e 10.483 feriti. Sulle autostrade la percentuale di incidenti con mezzi pesanti è del 37%. Il tamponamento è l'impatto più frequente (60%). A causarlo sono prevalentemente il colpo di sonno, poi la distrazione, l'alta velocità, la distanza di sicurezza. "La categoria dei camionisti è fatta in gran parte di persone responsabili", dice Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l'Italia. "Certo che quando non rispettano le regole, magari facendo il trenino, allora lì i rischi sono alti".

Il "trenino" è un banale, pericolosissimo sistema di risparmio del gasolio. Uno in fila dietro l'altro per sfruttare la scia creata dal primo. Si corre di più e si consuma di meno. Ma se il primo sbaglia, o frena all'improvviso, o evita un ostacolo all'ultimo istante (per esempio un'auto in corsia d'emergenza), non è detto che anche gli altri ci riescano. "È tutto vero, però in queste condizioni anche pochi euro sul gasolio possono essere importanti", ammette Cosmin, altro autista romeno perennemente a rischio licenziamento. "La realtà è che siamo dei disperati e che se qualcuno non interverrà su chi decide le nostre vite, qui sarà sempre peggio". Ma se il mondo dell'autotrasporto è così frammentato e in piena deregulation, a quali misure dare la precedenza? E nei confronti di chi?

La responsabilità della committenza
Silvia Velo, vicepresidente Pd della commissione parlamentare Trasporti, è lapidaria: "Bisogna puntare sulla committenza. Finora ha sempre opposto resistenza, ma è ora di cambiare: chi manda in giro le merci deve essere davvero responsabile del comportamento di chi guida. Solo così si può evitare lo sfruttamento pericoloso dei camionisti. Le recenti normative non hanno rappresentato un passo in avanti". "Abbiamo già fatto moltissimo", si difende il sottosegretario Bartolomeo Giachino. "Oggi il camionista è obbligato a viaggiare con istruzioni scritte da parte dell'impresa che lo vincolano al rispetto della legge". Quello delle "istruzioni scritte al conducente" assomiglia però a un vecchio gioco delle parti. Un escamotage che non coinvolge più di tanto la committenza, in quanto il "non scritto" (arrivare il prima possibile, costi quel che costi) ha sempre un peso determinante nella condotta degli autisti. Perciò l'impressione è che le tensioni e le storture finiscano sempre per ripercuotersi sull'anello più debole della cosiddetta "filiera". E l'anello più debole è quello dei camionisti, costretti talvolta a pagare al datore di lavoro perfino la cuccetta in cabina: 30 euro al giorno per poter dormire nel camion.

"Ci vuole un fisico bestiale, per fare il camionista" ha scritto uno di loro sul retro del suo bestione rosso. Se poi a dettare le condizioni è qualcuno senza scrupoli, della bestia servono anche altre caratteristiche: incapacità di pensare ad alternative e una progressiva sottomissione al "padrone". Fino all'abbrutimento. Fino a perdere il senso della realtà. Fino, appunto a diventare uno schiavo al volante. Pericoloso per sé e per gli altri.
(15 ottobre 2010) 

 

Campagne sulla sicurezza

 Ciao a tutte/i
Da alcuni giorni sento gli spot di una campagna sulla sicurezza sul lavoro, promossa dal Ministero del Lavoro e in sostanza recita:” QUALSIASI LAVORO TU FACCIA HAI IL DIRITTO DI TORNARE A CASA!”; letta così sembra legittimo per tutti, ma la nostra categoria non può dirlo…
Condividere questa frase costa poco, metterla in pratica molto di più: costa guidare quando mi viene imposto, perché devo farlo dopo le 11 ore di pausa, nella legalità e magari non in sicurezza perché non avevo sonno, ho cominciato a dormire poche ore prima che fosse il tempo di ripartire e non posso “bruciarmi” le ore della mia giornata lavorativa, concordo che un’unità di misura andava trovata ma che mi debba fermare a un’ora da casa (che è già fuori dal 10% per cui è ritenuta grave infrazione) per mangiare, lavarmi e riposare, quando a casa mia è sempre tutto più semplice e rapido quindi più “riposante”, lo ritengo assurdo, dovrebbe esserci più “buon senso”, quello tanto decantato, tutte le volte che mi sono trovata a confrontarmi verbalmente, a tavolino e non per strada, da rappresentanti delle forze dell’ordine preposte a questi controlli.
Queste campagne pubblicitarie costano sempre cifre esorbitanti, non sarebbe bene investire in qualcosa di più “materiale”, come ad esempio materiale didattico, formativo, per i piccoli, che saranno i lavoratori di domani?
Troppo bella la faccia del bambino riccioluto che chiede al papà di mettere l’elmetto per essere sicuro che ritorni a casa dal lavoro, ma realizzazione e diffusione saranno costate cifre con tanti zeri e passano in secondo piano rispetto gli spot delle aziende private che sanno come catturare l’attenzione, sarei curiosa di sapere quanti euro ci è costata…
Stesso discorso vale per quelle campagne promosse dal Ministero dei Trasporti per la sicurezza stradale, alcune anche molto simpatiche, ma tutte dispendiose, anche qui migliaia di euro che potevano andare a rinforzare tanti guard-rail sui viadotti come quello dove è caduta Michela e che non le ha lasciato scampo, sostituito con uno identico, significa quindi che non è nelle direttive del Ministero proteggere gli UTENTI tutti, non solo i camionisti, da una caduta senza ritorno.
In diverse parti d’Italia, Comuni e Regioni hanno fatto istallare sagome raffiguranti le persone a ricordare a tutti i giovani che hanno perso la vita in quel punto, servono a non dimenticare e a ricordare prudenza, ma poi viene contestato il Comune che ha messo in una piazza di ritrovo il “rottame” di un auto perché deturpava il panorama ed era una visione troppo cruenta. Sicuramente è una visione cruenta, ma reale ed è con la realtà che si da un insegnamento.
Ritorno ai guard-rail perché ne ha scritto di recente un amico di questo blog, nel suo, in occasione del drammatico incidente avvenuto ad un collega che tamponato da un furgone ha saltato con la motrice dal viadotto e niente ha trattenuto la sua caduta, il guard-rail era quello che noi chiamiamo per le “biciclette”.
Queste strade d’Italia che definisco sempre malridotte, sono protette in modo adeguato secondo voi? Il Ministero dei Trasporti a quanto mi risulta è uno di quelli che usufruisce della consulenza del maggior numero di tecnici, indipendentemente dallo schieramento che governa, quale specialista serve a “segnalare” l’inadeguatezza di certe strutture di protezione? Quale deve essere il numero di vittime prima che tecnici e politici si pongano il problema?
 
Questa è la mia opinione personale, mi assumo la responsabilità di quanto scritto.
incidente_ciullo[1]
 
Nonostante tutto…BUONA STRADA!!!