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Che lavoro fai?…La camionista!

 

Un altro racconto trovato su un altro blog, “50enni.blog“, un altro racconto con protagonista una camionista!

Il blog lo trovate a questo link, fateci un giro:

http://50enni.blog/che-lavoro-fai-la-camionista/

Come sapete,  tutto quello che trovo che riguarda il nostro meraviglioso mondo mi piace condividerlo nel nostro blog, quindi buona lettura:

“CHE LAVORO FAI?…LA CAMIONISTA!

L’ho rivista dopo trent’anni , sempre carina e sorridente, così come la ricordavo. E’ la mia amica Daniela, compagna di serate spensierate ..un’altra vita fa, quando i weekend erano un turbinio di discoteche e feste!

Ci sediamo a bere un caffè e a raccontarci un po’ -cosa fai nella vita?-le chiedo, –la camionista!- mi risponde.

Wow, mi coglie di sorpresa. Non è certo un’occupazione tipicamente femminile! Le chiedo di spiegarmi le ragioni di tale scelta.

Già il padre guidava un camion per una società di trasporti e fin da bambina covava il desiderio di poter guidare un simile, enorme mezzo su 4 ruote. Sogno che ha congelato per un lungo periodo poichè la sua vita ha preso una strada più tranquilla. Ha sposato il fidanzato di sempre, si è impiegata in un ufficio legale, un tran tran classico.

Forse, però, un fuochino covava in un angolo della sua mente e quando, per motivi legati ad un tradimento, il matrimonio è naufragato, Dany ha sentito l’esigenza di una svolta radicale della sua –grigia esistenza-( parole sue). Si è iscritta ad una scuola guida per ottenere la patente C, poi grazie a vecchie amicizie di lavoro del padre, ha trovato impiego come camionista di tratte nazionali.

Sicura e capace, transita l’Italia da nord a sud, giorno e notte. -Ma non hai paura? io avrei il terrore di essere assalita!- Mi spiega che si è conquistata nel tempo la stima dei colleghi, che sono come un grande network per cui si aiutano e sostengono a vicenda. Lei è una bella donna, di fascino discreto ma femminile, ed è riuscita ad imporsi per le sue capacità piuttosto che per il bell’aspetto.

Ah, sento una punta d’orgoglio femminile crescere: in un mondo tipicamente maschile una di noi, una “ragazza” over anta…spacca!

La saluto con calore complimentandomi per il suo coraggio nel seguire le sue passioni!

Salgo sulla mia auto per tornare a casa e….non mi è mai sembrata così…piccola! ”

 

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Laura, la camionista

 

Questo racconto l’ho trovato in un altro blog, ma visto che è la storia di un incontro con una camionista mi piace condividerlo anche qui.

Il Blog “Rita Lopez” lo trovate a questo link, ci sono tanti bei racconti, vale la pena farci un giro e leggerne qualcuno!

https://lopezrita.wordpress.com/tag/camionista/

E questa è la storia dell’incotro tra la scrittrice e la camionista!

 

Laura, la camionista

Non mi piace andare dal parrucchiere.

Ci vado quando proprio non posso più farne a meno.

Ma quest’ultima volta non è stato noioso.

Questa volta ho conosciuto Laura, la camionista.

Siamo sedute una accanto all’altra e già penso alla scelta amletica che mi si pone ogni volta.  A):  prendere uno dei giornali disponibili e girare noiosamente le pagine patinate, stracolme di fotografie di soubrette prosperose e attrici al mare, colte impietosamente nell’atto di chinarsi a raccogliere l’asciugamano, così da mostrare al mondo sadico e ipercritico delle donne comuni i fianchi coperti di cellulite. B):  conversare del più e del meno col mio parrucchiere, il quale ti parla stando in piedi, dietro di te, e tu lo vedi dallo specchio che hai di fronte, solo che i suoi occhi non guardano te. No. Sono perennemente puntanti su se stesso. E a me dà un fastidio!

Questa volta il parrucchiere è impegnato a chiacchierare con la mia vicina e così non mi resta che agguantare uno degli interessantissimi giornali di cui sopra.

“E allora, Laurè, adesso che fai le pulizie, non è meglio di quando facevi la camionista?”,  le sta chiedendo lui.

Fa la domanda a lei, ma nello specchio guarda se stesso.

“Ma manco pè niente!” risponde Laura, con i bigodini sulla testa.

“Me rompo le palle che nun poi capì. Sempre ‘e stesse cose, sempre a’ stessa vita! E vai a casa de quella e je pulisci i vetri, e vai a casa de quell’artra e je spazzi pè tera e poi cori dalla vecchia e je sporveri ‘e bomboniere….No, quanno facevo ‘a camionista me piaceva de più”.

Poso il giornale sulle ginocchia e guardo Laura.

Avrà una sessantina d’anni, portati benissimo.

Ha un fisico asciutto, due spalli grandi, e dai jeans aderenti si indovinano un paio di gambe muscolose. Prive di cellulite.

Le chiedo timidamente: “Lei…”.

“Tu” mi dice, perentoria.

“Tu…facevi la camionista?”.

“Eccerto” mi risponde con orgoglio, “ho fatto ‘a camionista pè più de trent’anni”.

Le sorrido.

“ ‘O sai?” continua, “negli anni 70, in Italia, c’erano tre camioniste donne. Mbè: una ero io. Dovevi vedè che era, pe ‘na donna, fà sto lavoro a quei tempi!”.

Ma come hai cominciato? Le domando.

“Mì padre faceva er camionista. A 14 anni gli ho detto: a pà, io non vojo più annà a scola.

“A no?” Me fa lui! “e allora viè co me”.

E così sò salita sur camion a 14 anni e sò scesa quanno ne avevo 50. Ho iniziato cor 12 13 e poi cor 19 19. Tutti l’ho portati”.

Non la mollo un attimo, Laura.

La tempesto di domande, voglio sapere dei suoi viaggi, dei suoi sacrifici, di come riusciva a gestire il suo lavoro, quel lavoro, in un mondo dominato dai maschi.

E Laura mi racconta, non si ferma un attimo.

Parla senza pudore, senza nascondermi niente, come sanno fare alcune donne tra di loro, anche se è la prima volta che si vedono.

E raggiunge gradi di confidenza e di intimità sorprendenti, aprendoti il cuore,  quando racconta delle notti d’inverno, a dormire sul camion, nell’area di parcheggio degli autogrill. E degli approcci fastidiosi ed  insistenti di alcuni suoi colleghi, delle loro battute cattive e gratuite. Dei tradimenti continui di un marito balordo. Dell’amarezza  di veder crescere un’unica figlia, affidata per tutta la settimana alle cure di una suocera acida.

“E quella, mi socera, me fa: “Aò! È ora che fai n’artro fijo”.

Sì, pè dattelo a te! Je faccio io!”.

Le diventano lucidi gli occhi.

“Nun me la so goduta pè niente… Ma mò c’ho dù nipotine e guai a chi me ‘e tocca”.

Mi mostra le foto delle bimbe sul suo cellulare.

Le mostra anche al parrucchiere: “Sono bellissime, Lauré” le fa lui, sorridendo a se stesso nello specchio, e poi aggiunge:

“Ecco, abbiamo finito”.

Laura si alza.

“Anvedi che capello, aò! Come sto?”, mi chiede.

“Sei bellissima!” le rispondo. E lo penso davvero.

Laura paga e se ne va.

Il parrucchiere adesso si rivolge a me, anzi a se stesso.

Guardandosi intensamente negli occhi, mi chiede:

“Che facciamo? Tagliamo?”.

 

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Buon compleanno blog: un mondo di camioniste!

Chi segue il blog da diverso tempo avrà notato che pubblico spesso link di video o di articoli che raccontano la storia di colleghe camioniste. Italiane, se trovo qualcosa, ma anche di ogni parte del pianeta. Il perché è presto detto, ma io voglio prenderla un po’ alla larga…  Al mondo ci sono due generi di esseri umani, i maschi e le femmine, o se preferite, gli uomini e le donne.  Nel corso della storia dell’umanità si è creata una sorta di suddivisione di ruoli: gli uomini fanno determinati mestieri e le donne ne fanno altri. Poi ce ne sono alcuni che possono essere svolti da entrambi i sessi senza problemi. Chi l’ha deciso? E perché? E’ solo una questione di “muscoli” o c’è dell’altro? Perché vi pongo queste domande?

Vi siete mai sentite dire, mie care colleghe, “Vai a casa a lavare i piatti!” , “Vai a fare la calza!” o altre amenità del genere senza alcun motivo preciso? Quante di voi, nel corso degli anni, si sono sentite dare delle “poco di buono” per aver scelto di fare questo mestiere? Da dove nascono questi PREGIUDIZI?

Diverse volte, leggendo interviste a colleghe, ho trovato scritto che infrangevano i pregiudizi facendo questo lavoro. Il pregiudizio è, come dice la parola, un giudizio dato a priori, senza conoscere veramente la persona.  Fai la camionista? Allora sei una poco di buono, le donne per bene devono pensare alla famiglia, non stare in giro per giorni, fermarsi nei parcheggi in mezzo agli uomini, ecc, ecc. Ebbene si, c’è ancora chi ha questa mentalità.. Ma chi diffonde un pregiudizio è perché in realtà è lui a comportarsi in quel modo? Quindi accusa altre persone per difendere se stesso? E in ogni caso, essendo uomo, a lui è concesso quel comportamento, ma a una donna no. Vi sembra che sto facendo un discorso troppo femminista? Ma ho appena iniziato…

Un’altra domanda che credo che a tutte noi sia stata rivolta prima o poi, tanto da essere considerata alla stregua di un tormentone, è “Se buchi una gomma, come fai?”, e ce lo chiedono ancora anche se ormai il 99% degli autisti chiama l’assistenza e se la fa cambiare…

Ci è stato chiesto spesso, come gruppo: “ Quante sono le camioniste in Italia?” La risposta è “Chi lo sa?”. In alcune inchieste si legge che siamo 2000, a volte 3000, ma sempre una piccola percentuale rispetto ai colleghi uomini. Non so se il conteggio è fatto tenendo conto del numero di patenti superiori conseguito dalle donne o è il numero effettivo delle donne al volante di un camion. Non credo sia semplice quantificarci,  non a tutte le patenti corrisponde una donna camionista, alcune l’hanno conseguita e poi non hanno mai trovato un impiego (strano, vero?), altre hanno guidato solo per un breve periodo dedicandosi poi ad altre attività o alla famiglia, ai figli. Altre ancora l’hanno fatta per essere di aiuto all’azienda familiare ma guidano saltuariamente, solo in caso di necessità.

Ma allora, quante sono le camioniste?  Credo sempre poche, ed è per questo che sono spesso oggetto di curiosità da parte dei mass-media e non solo. Ogni volta che si parla di lavori maschili svolti da donne, le camioniste  sono sempre citate. Perché fa strano, perché fare il camionista è ancora considerato un mestiere per uomini duri. Dai pregiudizi siamo passati agli STEREOTIPI.

Eppure le prime camioniste italiane hanno cominciato a guidare appena dopo la II Guerra Mondiale, all’inizio degli anni ’50, c’era la Nora, la madrina del nostro gruppo, che dopo aver fatto la mondina decise di diventare camionista, c’era la Teresina (che sembra sia la prima in assoluto) che iniziò a guidare per aiutare suo papà, ho conosciuto la Sandra che viaggiava in autotreno con suo marito negli anni in cui era obbligatorio il doppio autista, e di sicuro già allora ce ne erano altre di cui non conosciamo né il nome e nemmeno la storia. Probabilmente il numero delle signore al volante è aumentato dagli anni ’70 / ’80. I camion cominciavano a essere più comodi e più facili da guidare e le donne cominciavano il lento cammino dell’emancipazione anche in Italia. Ma era una strada ancora molto lunga…e il traguardo è ancora lontano.

Un’altra cosa che si sente spesso dire è che all’estero non è cosi strano, che le camioniste sono una normalità. Eppure leggendo le storie di camioniste europee e anche americane si scopre che anche loro hanno dovuto affrontare tante discriminazioni, non è che fossero poi cosi benvolute dai colleghi uomini. Ho letto storie di dispetti (anche pericolosi), di insulti, di tentate violenze… tutto come da noi, o forse anche peggio.

Ci sono nazioni nel mondo dove le camioniste sono ancora una novità e cosi ci si imbatte in titoli come “La prima camionista del…” Oppure si scopre che in certe nazioni remote ci sono donne camioniste da 20/30 anni, che hanno cominciato perché avevano tanti figli da mantenere ed erano state abbandonate dal marito…

Ma alla fine, ovunque si va, la percentuale sul totale è sempre a una cifra sola.

Ma dopo aver appurato che anche una donna è in grado di guidare un camion, ecco che scatta la caccia alla “camionista più bella del mondo”! Si perché l’aspetto fisico pare che sia molto importante per condurre con perizia un mezzo pesante. Ma solo se sei donna. Se sei uomo basta la patente.  Cosi in questi anni il titolo se lo contendono Janina, Iwona, Aline, Angelica, Rino, ecc, tutte molto famose perché molto belle anche se altrettanto brave alla guida, ma questo è secondario.

E i tacchi a spillo? Spesso sono citati nei titoli per rimarcare la femminilità (non perduta) delle camioniste: Antonella, Marianna, Silvia, tutte al volante dei loro “TIR” con i tacchi a spillo! Provate a presentarvi in una qualunque piattaforma di carico senza le scarpe antinfortunistica, in alcune non solo non vi faranno salire in ribalta, ma non vi faranno nemmeno entrare dal cancello! L’abbigliamento comodo non è una mancanza di femminilità, è praticità e a volte sicurezza, i tacchi a spillo li teniamo per i week end o per i raduni,  dove ci si può sbizzarrire senza l’obbligo dei DPI.

Un altro titolo che passa di generazione in generazione è quello della “camionista più giovane d’Italia”, assegnato ogni qualvolta viene scoperta una giovane fanciulla che appena ha avuto l’età per farlo, ha conseguito la patente e si è messa subito al volante di un mezzo pesante. Fa scalpore perché è ancora strano pensare che una ragazza sogni il camion e un mestiere faticoso.

Poi ci sono le camioniste laureate, e fanno ancora più strano: come è possibile che una donna che ha studiato per tanti anni poi scelga di buttare tutto al vento e di mettersi al volante di un camion?

Cosa ci trova? E’ strano anche e soprattutto perché una donna che sceglie di fare la camionista lo fa al 99% per realizzare un sogno, per una passione innata per la guida e i mezzi pesanti, per un desiderio di libertà dagli stereotipi che la società troppo spesso ci impone.

Un’altra cosa che contraddistingue la maggior parte delle camioniste è l’indole indipendente, ognuna è regina sul suo mezzo, e bisogna esserlo per sopravvivere in un settore ancora troppo maschilista. Per non essere agnelli in un mondo di lupi. Mai dare troppa confidenza, anche a rischio di sembrare antipatiche. E fare tutto bene, anzi meglio degli uomini, non sbagliare mai una manovra, non ci sarà perdonato…

Nel corso degli anni diverse colleghe avevano tentato senza successo di formare un club di camioniste. Alla fine ci siamo riuscite. Quando abbiamo cominciato c’era molto entusiasmo, , abbiamo creato una mostra fotografica, raccogliendo più foto possibile delle colleghe, che esponevamo quando si partecipava col nostro gazebo  ai raduni organizzati dagli altri gruppi di camionisti o alle fiere, abbiamo creato una targa da esporre sui nostri camion per riconoscerci per strada, abbiamo fatto magliette e gadget vari, aperto il blog in cui raccontavamo le nostre avventure e gli incontri on the road, ci sono state interviste e servizi televisivi, abbiamo fatto calendari e ricettari il cui utile delle vendite è stato dato in beneficenza a varie associazioni. Ultimamente abbiamo molto rallentato le nostre attività, sarà che gli anni passano e anche le camioniste invecchiano? Sarà che non c’è un grande ricambio generazionale e alla fine siamo sempre le stesse? Ma non molliamo.

Per non perderci di vista ogni anno organizziamo un pranzo per noi e i nostri amici e colleghi. Una domenica bellissima dove incontrare vecchie amiche e conoscere nuove colleghe, chiacchierando in tranquillità senza l’assillo del cronotachigrafo e delle ore di guida e di impegno!

Di cosa vi volevo parlare all’inizio… non me lo ricordo più, ho divagato troppo e ho perso il filo del discorso nei meandri del mestiere…

Buona strada a tutte le colleghe e a tutti gli amici e buon compleanno blog: 13 ottobre 2007, 13 ottobre 2020, si va avanti, sempre!

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Diario di un plagio…

 Ho passato il sabato sera su Skype con gli amici colleghi del “Truckers on the move” ad ascoltare le avventure on the road di Patrick, Chiodo e Jean Paul, intanto che ascoltavo girovagavo su fb (io non ho il profilo, ma R. mi lascia entrare dal suo) in cerca di belle foto di camion (la mia passione), cosa che faccio spesso. Poi alcuni di loro loro sono andati a dormire e io ho continuato a gironzolare da un gruppo di camionisti all’altro, sono finita in una pagina dove ci sono parecchie foto di camion italiani. Li era tanto che non andavo. 
Ci sono anche parecchie foto di “baffi”, ero attirata da alcune immagini di vecchi camion del sud. Scorrevo la pagina… ho visto un post che iniziava dicendo:  “LA DEDICO A TUTTI!!!!”. Incuriosita, pensando ad un racconto di vita on the road, mi sono messa a leggerlo. Dopo un paio di righe ero già perplessa… io quelle parole le conoscevo… ma non era un dejà vù come capita a volte. Non era una sensazione, io quelle parole le conoscevo perché….
Ho continuato a leggere, per essere sicura…. si, io quelle parole le conoscevo perché quelle cose le avevo vissute in prima persona e quelle parole le avevo scritte io!!!! Era la storia dei miei inizi che avevo scritto qui nel Blog “Buona strada” anni fa!!!! Declinata al maschile e con un nome da uomo in sostituzione a “Monica”!!
Ci sono rimasta male. Veramente. Io che cito sempre le fonti di tutto, leggere la MIA storia fatta passare per quella di un altro… E con una sfilza di commenti “complimentosi”, che dicevano “che bella storia”, “che belle emozioni”, ecc…
Perché?  Mi sono chiesta perché una persona deve farsi bella agli occhi degli altri in questo modo? Almeno poteva farne semplicemente una simile, un riassunto, non copiarla parola per parola!!! (Tranne il pezzo iniziale che ha tralasciato perché troppo femminile). E’ quasi come aver subito un furto, anche se si tratta solo di parole scritte in un blog…
Sono andata a cercare nel blog il post “incriminato”, non ci ho messo molto, ho buona memoria, 7 febbraio 2008 (quasi 8 anni fa!), si intitola  “Autogrill”  e nostalgia – e inizia con la citazione della canzone di Francesco Guccini che adoravo allora come oggi…
Mi è venuta voglia di postare sotto ai commenti il link della pagina del blog… come rivalsa!!!
Per fortuna non ho un profilo fb, e con quello di R. non mi permetterei mai di farlo. Poi ho pensato di scriverne qui nel blog, senza fare nomi (sono stupida lo so, mi preoccupo io per lui!) ma solo come conoscenza del fatto… cosi se torna a cercare qualcosaltro… saprà che l’ho scoperto!!
Ho pensato anche che dovrei essere lusingata, visto che mi ha copiato e che il MIO racconto è piaciuto ad un po’ di gente!! Chissà se venissero a sapere che quei ricordi non sono quelli di un rude camionaro ma di una “dolce”  ex ragazza degli anni ’60!!! Gli piacerebbe ancora il racconto? Lo leggerebbero con occhi diversi? Mi resterà il dubbio… io il nome del collega non lo metto, la cosa strana è che l’ha pubblicato il 12 e io l’ho scoperto il 16, ma erano mesi che non visitavo quella pagina. Coincidenza o “stregoneria”???
Buona strada a tutti!!!
Questo è il post, lo ripubblico qui sotto!

7 febbraio 2008

“Autogrill” e nostalgia….

AUTOGRILL – Francesco Guccini (1983)
“La ragazza dietro il banco mescolava
birra chiara e Seven Up
e il sorriso da fossette e denti
era da pubblicità
come i visi alle pareti
di quel piccolo Autogrill
mentre i sogni miei segreti
li rombavano via i TIR….”
Ve la ricordate? Io si!!!! E’ la strofa iniziale di “Autogrill” di Francesco Guccini….mitica….quante volte sono partita con la fantasia ascoltando questa canzone….ero ancora “piccola” e il camion un sogno da realizzare…ci viaggiavo già qualche volta insieme al mio 25, ma da passeggera e passavo il tempo a stupirmi guardando il mondo fuori dai finestrini scorrere veloce e modulando al CB con i futuri colleghi che facevano di tutto per farmi cambiare idea!!
“Non è un lavoro da ragazze” mi dicevano, “si sta sempre via”, “è pesante”, “non ce la puoi fare”, “le donne devono pensare solo alla casa e alla famiglia”, e via di seguito…Forse queste parole sono state uno stimolo in più per impegnarmi a realizzare il mio sogno e  dimostrare che ce la potevo fare anche se tutti erano contrari!!
E cosi’ è stato. Ho vinto la mia scommessa.Monica agosto 1987Quando ho iniziato a guidare mi dicevano che avevo sposato il camion, non il mio 50, perché non gli mollavo mai il volante! In realtà non era cosi perché facevamo viaggi lunghi e ci davamo il cambio, ma per me era una soddisfazione grandissima essere alla guida.
Il primo camion che ho usato (un Saviem JP11) aveva ancora il motore aspirato, senza freno motore, pochi CV (131) e i freni pneumoidraulici, naturalmente a tamburo!  Mi ricordo i pomeriggi a cambiar le suole delle ganasce, a schiodarle e inchiodarle…le domeniche mattina a lavar la cabina e poi sotto a ingrassare la trasmissione e tutto il resto…era un camion già vecchio, era stato comprato usato, ma per me era il più bello del mondo, il mio PRIMO AMORE meccanico, non un semplice insieme di lamiere e bulloni e tubi e teli, ma un amico da accudire e con cui parlare la notte in autostrada…
Era a cabina corta, quindi senza brandina, dormivamo sul divanetto, se ci penso ora mi chiedo come facevamo a fare nord-sud più volte la settimana in quel modo…ma eravamo giovani…
D’inverno si ghiacciava perchè non aveva riscaldamento autonomo e poco dopo che ti eri fermato la cabina (tutta vetrata) diventava subito gelida, sarà che gli inverni degli anni ’80 erano più freddi, ma io mi ricordo del ghiaccio che si formava DENTRO la cabina….Brrrrrrr!!!!
Ora viaggiamo dentro a dei salottini superaccessoriati al confronto, allora bastava andare!
A volte mi sembra ieri, altre che sia passata un’eternità…Quando mi fermavano i “puffi” la prima cosa che mi chiedevano era “SE” avevo la patente, gli sembravo troppo piccola…mi ricordo di una volta a Modena che il portafoglio mi era finito in un angolo impensabile e non lo trovavo e loro che si stavano spazientendo….alla fine è saltato fuori e gli ho mostrato il documento con un sorriso da un orecchio all’altro!!!
C’erano anche dei colleghi che erano convinti che non avevo l’età…iniziavamo a parlare per baracchino e poi ci fermavamo a bere il caffè e mi dicevano “Monica, ma ce l’hai davvero la patente? C’avrai 17 anni…”
In quegli anni ho conosciuto tantissima gente, soprattutto colleghi che avevano anche più del doppio della mia età, per non dire il triplo, erano molto gentili con me, mi hanno dato “buoni consigli” per la guida, insegnato qualche trucco del mestiere e corretto errori di gioventù che non ho più ripetuto, forse sono io un po’ nostalgica, ma secondo me era un altro mondo, di persone più disponibili. Probabilmente una volta il motto “ siamo tutti sulla stessa strada”  era una cosa in cui credevano in molti. Ormai quelle persone sono andate tutte in pensione o partite per luoghi a noi sconosciuti….l’ultimo viaggio.
Quante volte ci siamo fermati a dare una mano? Tante! E allo stesso modo se avevamo problemi noi si fermavano i nostri compagni di viaggio: se mentre si parlava x CB uno scoppiava una gomma potevi stare certo che l’altro si sarebbe fermato con te per aiutarti a cambiarla…ora si viaggia tutti con la fretta e si è persa molta dell’umanità che c’era nella categoria.
Certo non erano tutte rose e fiori, questo no, e probabilmente la malinconia è legata anche agli anni della gioventù, ma io penso che oramai quello sia un mondo andato perduto o quasi.
Ora però devo partire….di strada da fare ce n’è anche stasera….un saluto a tutti e naturalmente:
Buona strada!
Moni.
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Buon compleanno blog!!!

Sette anni, sette anni da quando per la prima volta ci siamo augurate buona strada in questo blog!!!

Buona strada Lady truck driver team-

Si potrebbe dire che il tempo vola, ma non è cosi, sette anni sono stati lunghi a passare e da queste pagine sono passate tante parole, tante emozioni, tanti racconti di vita, tante foto di sorrisi,  a volte anche pensieri tristi, perché la vita non è tutta rosa e fiori, tante storie di crisi, di questa crisi che sembra voglia affossare sempre di più il mondo dell’autotrasporto, tramite queste pagine ci siamo incontrate, conosciute, alcune di noi hanno mantenuto legami che durano nel tempo, altre si sono perse lungo le strade della vita.

Ultimamente non scriviamo più tanto, altre cose hanno sostituito un po’ quello che rappresentava all’inizio questo blog, per molti/e è più facile comunicare attraverso i social, ma qui manteniamo nel tempo la memoria di come è nato il nostro gruppo, del percorso che ha fatto, di quello che è stato e continua ad essere. Un gruppo di amiche col camion nel cuore, senza differenze, senza discriminazioni per il mezzo che si porta o i chilometri che si fanno o i sogni che si inseguono. Un camion nel cuore e la voglia di sorridersi quando ci troviamo da qualche parte… potrebbe sembrare poco, invece è tantissimo!

Buona strada a tutte le Lady Truck, a tutti i nostri amici che ci hanno sostenuto e al nostro Blog, il nostro Truck Stop virtuale che continua a tenerci compagnia nel corso degli anni che passano!!!

Un abbraccio a tutti!!!!

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“In cabina – Diario di un camionista fuori dal comune”

In cabina – Diario di un camionista fuori dal comune” è il nuovo lavoro di Fabrizio Piras.

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Vi ricordate di lui? Credo di si, ha già pubblicato due bellissimi libri sulla vita dei camionisti: “Faccio il camionista” E “Radici nel cuore, rami nell’altrove“, adesso è tornato con questo ebook (ma non solo) con racconti tratti dal suo blog “In cabina” che pubblica sul sito http://www.trasportando.com/category/in-cabina/

Io lo seguo sempre, sa raccontare la vita del camionista da un visuale particolare… da due metri sopra l’asfalto 🙂

Ve lo consiglio di cuore, da leggere tutto d’un fiato o da gustare piano piano, un pezzo alla volta: ne vale la pena!!!

E’ bello scoprire che i camionisti non sanno solo guidare bestioni, ma sono capaci anche di scrivere belle cose!!!

Buona strada sempre a Fabrizio! Che sia quella d’asfalto o quella dello scrittore, meglio se tutte e due insieme!!!

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