Un libro…on the road

Un amico, istruttore di scuola guida,  mi dice spesso che “La strada unisce chi la sa rispettare”.

Penso che dovrebbe essere  un fondamento da insegnare a chi prende la patente. Imparare a condividere le strade con rispetto.

Detto questo vi voglio presentare e consigliare un libro che ho letto di recente, scritto da una ragazza che fa la tassista di notte  a Milano.

Psicotaxi

Il titolo è “Psicotaxi”, come il nome del blog che tiene da diversi anni  ( http://www.psicotaxi.it/ )   e che ho sempre seguito con piacere. Anche perché quello del tassista è un lavoro molto simile al nostro, solo che loro trasportano persone per le vie delle città. Ma le problematiche da affrontare, soprattutto se si è donne, sono molto simili. Una cosa che lei cita spesso è una domanda che le rivolgono di continuo: “Ma non hai paura a fare questo lavoro?”… credo che ognuna di noi si sia sentita rivolgere la stessa domanda decine di volte…

Lei è Sofia Corben, è uno pseudonimo con cui firma i suoi scritti. Il libro si legge tutto d’un fiato, è un misto tra realtà e fantasia, tra noir e sentimenti. Emozioni on the road e notti milanesi. Bello davvero.

Per conoscerla meglio, questo è il primo di una serie di video che Max TV le ha dedicato:

 

 

Psicotaxi“Psicotaxi”, io ve lo consiglio…. e auguro Buona Strada di cuore a Sofia e al suo libro!!!

“The Winner Take it All”

Chi è figlio di camionista può capire e trovarsi nelle parole di questo racconto autobiografico… 
Un ringraziamento a Edo Van Axel per il consenso alla pubblicazione nel blog…

 

“Sono quasi le nove di una calda serata estiva.
Le stelle, da quello che vedo dal parabrezza, sono alte e brillanti, come diamanti buttati sopra un manto di velluto nero.
Chiudo il diario di mio papà, che porto sempre con me, compagnia e spunto per i momenti meno buoni di questo mestiere.
Resto per qualche minuto ad osservare la copertina ormai logora di pelle, le pagine ingiallite dal tempo, eppure cosi indelibili al ricordo.
Purtroppo non gli ho mai perdonato del tutto la sua assenza durante quel Natale, ci speravo, ci credevo, eppure non arrivò.
Attesi invano davanti alla finestra che dava sulla strada tutta la vigilia, ma nulla.
Mi ricordo che gli comprai, o meglio, mia mamma comprò, una giacca a vento per lui, era bella, di colore scuro, con tante tasche per metterci quello che gli serviva.
Lo rividi che era quasi finito Gennaio.
Non mi parlò mai dei suoi viaggi, almeno, fino a quando non ebbi quattordici, quindici anni, sino ad allora sapevo solo che guidava un camion, ma il dove e il come no.
Forse non gli interessava parlarne, o forse, a suo modo, voleva mettermi in guardia dalle insidie di questo mestiere, tenermi fuori insomma, sperando per me in un futuro migliore.
Invece no. Ero quasi sul punto di dar retta a lui, di credere alla canzone dello “studiare e farmi una posizione”.
Eppure non ci riuscii.
Il sera prima di iniziare la mia esperienza di autista, andai da lui per un caffè e mi diede una busta di carta gialla con dentro questo diario, dicendomi “ Adesso sei grande abbastanza per capire cosa vuol dire fare il camionista. Ricordati solo una cosa: giusti o sbagliati che siano, sulla strada incontrerai sempre uomini veri.”

Mi accendo una sigaretta, mentre controllo nuovamente il foglio di viaggio che mi hanno appena consegnato. Due scarichi ed un ritiro in Olanda. Poi si ritorna a scaricare a Reggio Emilia e Ravenna.
Certo, nulla a che vedere con i viaggi di cui ho appena letto per l’ennesima volta la storia.
Ma a modo mio sono fiero di ciò che faccio, a metà strada tra lo zingaro e l’ordinario, saltello da un posto all’altro dell’Europa con il peso e la consapevolezza di fare un lavoro che ho io stesso scelto, adottato quasi.
Mio padre mi ha lasciato in eredità una strada, un semplice strato di catrame con delle strisce bianche sopra.
Pur avendo vissuto poco con lui, pur non avendo mai fatto le cose comuni che padri e figli farebbero, mi sento come in debito con lui, e ripago i sacrifici che ha fatto per me con la stessa moneta, facendoli a mia volta.
La nebbia è sempre la stessa, la fatica pure, anche se con camion diversi e sicuramente migliori, e so che non approverebbe le mie personalizzazioni a base di cromature e scarichi verticali!
Mi piace ricordarlo cosi, burbero, ma con un cuore grande, quando arrivava a casa stanco morto, io scendevo di corsa e gli andavo incontro, ricordo il motore ancora caldo, l’odore, quell’odore di olio, nafta, gomme che ti rimane addosso come una seconda pelle, mentre mi arrampicavo in cabina e mi mettevo al volante.
Quanti anni sono passati, e alla fine poco o nulla è cambiato in me.
Ieri mi ha chiamato il milanese,l’Ernest, è invecchiato anche lui, ma quando glielo ricordo scherzosamente lui, sbuffando il fumo della sigaretta, mi fa “ Ricordati che per essere vecchio devi prima essere stato giovane, te capì?!”. Adesso è dietro una scrivania, da anni oramai, ma ogni volta che parliamo mi sembra di rivederlo sul suo Scania, pronto a domare le piste desertiche.
Parliamo tanto, ricordando le sue imprese e quelle del mio vecchio, e quando gli dico che ho dovuto cambiare una gomma scoppiata mi risponde “ Fiulet, il routier dell’impossibile ahaahaha”!
Il Gianni e suo papà invece sono ancora in pista. Gianni l’ho incontrato una sera in Francia, a Macon, carico di legna, e abbiamo cenato assieme. Anche lui tiene botta, anche lui rimpiange quei tempi la, e tutte le volte che gli parlo di papà, beh, mi fissa con i suoi occhi chiari e mi dice “ Sei la sua fotocopia”.
Michelle non lo ferma nessuno invece. Sempre uguale, imponente, simpatico, brusco.
Ah, ovviamente porta sempre le zoccole ai piedi.
Gli altri uomini di questa storia purtroppo non ci sono più, tutti scomparsi, solo il loro ricordo nelle nostre voci, adesso stanno facendo l’ultimo viaggio, il più lungo ed impegnativo.
Quante vite spezzate, di loro ho purtroppo un vago ricordo, qualche fotografia sbiadita, e una tabella metallica circolare con disegnato sopra un cammello, che mi hanno regalato quando papà se n’è andato, e da allora la porto sul camion con me, anche se è fuori luogo, va bene, ma è come se fossero tutti li assieme, come se dicessi “ tranquilli ragazzi, che non vi dimenticheremo”.

Va bene, dai, è ora di andare, che per i ricordi c’è sempre tempo.
Metto in moto, gli otto cilindri cantano al minimo per me.
Esco piano dal piazzale dove ho appena caricato, sollevando piccole nuvole di polvere al mio passaggio.
Questa notte è per me.
Tra me e me penso” Vecio, dammi un occhio tu se puoi, va ben?” , mentre fisso la volta stellata.
“Anche se distanti, siamo sempre sotto lo stesso cielo”, mi disse una volta.
E adesso ti credo, sai?
Riparto, le luci che illuminano la strada, e per tetto lo stesso cielo che mio padre, quasi quarant’anni fa, vide nella sua notte raminga, mentre alla radio le note di “ The winner take it all” degli Abba tentano di illuminare una notte cosi scura.”

Edo Van Axel  (dedicato a mio padre Carlo)

Invito al Truck Festival di San Bonifacio, Verona

Si svolge anche quest’anno  il  Truck Festival Datacol giunto alla 10^ edizione, raduno di camion e di camionisti da tutta Italia e dall’estero, una occasione di incontro, dibattito, intrattenimento; la manifestazione si svolge nei giorni 10,11 e 12 maggio a San Bonifacio (VR), nel piazzale della Datacol, a Nord della SS 11, nei pressi del nuovo complesso, in direzione di Vicenza.

 

Tra le varie iniziative, come di consueto, la presentazione di un libro che raccoglie e divulga memorie, ricordi e foto di trasportatori e documenta dunque la loro attività nel nostro territorio e in altre regioni, un appuntamento fisso, un’occasione per arricchire il Truck Festival Datacol e per invitare ad una riflessione sul lavoro e sullo sviluppo;sarà presentato sabato 11 maggio alle ore 18 presso la sala convegni della Datacol; al tavolo degli ospiti d’onore, l’on. Alessia Rotta, il Presidente della Sez. Trasporti della Confindustria di Verona sig. Bruno Bommartini, oltre al direttore della rete televisiva 7 Gold dott. Fabrizio Stelluto.

 

Il titolo di quest’anno, “Tra polvere e cieli puliti”, sembra voler affiancare la fatica, le difficoltà, i disagi del trasportatore, e in definitiva di qualsiasi altro tipo di lavoro, agli obiettivi che ciascuno si propone, che brillano lassù e fanno continuamente da richiamo. Ecco allora il rapido excursus sull’economia del nostro territorio, imperniata prima sulla coltivazione della terra (fino a tutto l’ ‘800 riso, poi barbabietole, infine viti, oltre ai soliti grano, mais, frutta ecc.), poi sulla produzione artigianale ed industriale, oggi alla ricerca di una nuova dimensione; e al centro di tutto i trasporti, col treno, il tram e soprattutto con carri e cavalli prima, poi con i camion; e i trasportatori, impegnati in Africa tra il ’36 e il ’40 in quella che fu la nostra grande avventura coloniale, il sogno di un futuro luminoso infrantosi troppo presto. I Tosadori, i Colla, gli Zarattini, Perlini, Crestani e tanti altri. Il sogno africano finisce e si torna a testa bassa ma con la volontà di riprendere, con nuovo slancio, e qui balzano in primo piano i Tessari, Gigi Pavan, Mario Carradore, gli Stevanin, una lunga dinastia di trasportatori, e ancora Ugo Magnabosco di Soave, Natalino Vezzari di Costeggiola, i Brizzi di Santo Stefano e tanti altri, da altre regioni, come i Bettega dal Trentino e i Demartini da Pavia: correre a tutte le ore e con qualsiasi stagione per garantire benessere e servizi alla gente in un paese che cresce vorticosamente.

 

Ma quest’anno c’è un nuovo elemento, e lo indica il sottotitolo che l’autore del libro, Gianni Storari, ha voluto evidenziare: “In viaggio con Federico”.

Nuovo libro di Gianni Storari
Nuovo libro di Gianni Storari
Lavora a San Bonifacio un giovane originario di Vestena. Ama viaggiare ed ha già visitato molti paesi nel mondo.

 

Gli manca l’Africa: “E’ lì appena oltre il Mediterraneo – ha sempre pensato – prima o dopo ci vado”. Ora però una terribile malattia l’ha colpito, non gli dà scampo, gli toglierà autonomia ed autosufficienza… e con l’Africa, come la mettiamo? Ha deciso di andarci, è già partito, accompagnato dal fratello perchè già il corpo non risponde appieno, ma l’Africa non poteva mancargli, per conoscerla, per mettersi alla prova, per poter dire: “Ce l’ho fatta”. Chilometri e chilometri di strade più o meno buone, di piste misteriose, di polvere, di tempo buono o cattivo, di genti diverse, di ambienti sconosciuti, di terra, fango, foreste, savane, deserti, di tutto quello che l’Africa, la parte più primitiva e difficile del nostro mondo, può presentare ad un viaggiatore, che non è sicuro della sua autonomia fisica, ma vuole mettersi alla prova. Vuole capire se oltre quella ruggine, la polvere, la sabbia, la terra, il fango, la sporcizia, le miserie, nelle quali sarà immerso tra breve, ci sia un cielo chiaro verso il quale alzare gli occhi.  Un cielo che dia coraggio, per far sognare, lui e noi.

 

Forse è l’ultimo viaggio, durerà mesi, si porterà dietro la sua malattia, il suo coraggio, la sua determinazione, e noi saremo con lui, per capire cosa è questa voglia tremenda che si muove dentro di noi e ci spinge ad andare. Federico sarà, inevitabilmente, il nostro ambasciatore, il nostro rappresentante, si porterà dietro tutto quello che ha raccolto negli anni intensi della sua giovane vita, e in ogni suo gesto, in ogni pensiero, in ogni parola in terra africana, ci sarà lui come si è formato qui, nell’ambiente di provenienza. “Detto tra parentesi, anche i nostri trasportatori, carrettieri e camionisti, quelli che abbiamo raccontato e descritto in tutti questi anni, erano testimoni, ambasciatori del nostro territorio e della nostra gente. E anche noi saremo malati come lui, a pensarci bene lo siamo già. Tanti nostri giovani che cercano, che vogliono trovare, che guardano lontano, non testimoniano di una malattia che serpeggia dentro e non lascia pace? Ma chi ha detto che, come Federico che sembra l’anello debole, non possa essere questo l’anello forte della storia?”
Per chi fosse interessato all’acquisto del libro può contattare il prof. Gianni Storari a questi recapiti:
indirizzo: Gianni Storari, via Nino Bixio 37, 37047 San Bonifacio (VR)
cell.: 335/5234350

Quelli che….

Ciao a tutti/e!
Il nostro amico Vincenzo mi ha scritto ancora, e siccome è un bel testo voglio condividerlo anche questa volta con voi in questo blog!
E’ sempre un ricordo del passato, ma visto in un elenco di gesti che forse non si fanno più…un elenco di gesti faticosi…ma quanta passione nelle sue parole… allora buona lettura!!! E grazie di cuore a Vincenzo per il tempo che ci dedica e per le belle fotografie d’epoca!!!

Vincenzo_a

 

quelli che…il sabato pomeriggio

quelli che …. la nafta era un profumo

quelli che …. si cambiava l’olio ogni 10000 km

quelli che …. s’ingrassava tutto a mano, ( il 690 quanti ingrassatori! )

quelli che …. trilex, crik, leve, gomme da smontare o rimontare, altro che palestra!

quelli che …. si ricostruivano le gomme anche due volte

quelli che …. d’inverno si scaricava l’acqua del radiatore quando gelava

quelli che …. d’inverno dopo le lunghe salite si scendeva a coprire il radiatore

quelli che …. si smontava il sollevatore del quarto asse prima della revisione

quelli che …. si rimontava il sollevatore del quarto asse dopo la revisione

quelli che …. i freni del rimorchio si regolavano a mano

quelli che …. chissà cos’era il CB (la provincia di Campobasso?)

quelli che …. l’aria condizionata ce l’aveva solo la Rolls Royce

quelli che …. dalla terza normale alla quarta ridotta non bastava la doppietta

quelli che …. con la guida a destra; oh! come fai a cambiare con la sinistra?

quelli che …. con la guida a sinistra; oh! attento! sei sempre troppo a destra!

quelli che …. per ripiegare il tendone ci voleva un geometra

quelli che …. srotolare il tendone era un divertimento

quelli che …. il sabato pomeriggio non era proprio un divertimento

quelli che …. il sabato pomeriggio gli giravano di brutto perché voleva uscire con le ragazzette della sua età

quelli che …. tifavano per l’Esagamma, il Titano o il 690 (io tifavo Esagamma)

quelli che …. Italia Germania 4-3, che nottata!

quelli che …. la tuta era sempre troppo grande per me

quelli che …. come me amano i Beatles e i Rolling Stones!…e pure i Pink Floyd etc. etc.

quelli che …. amici camionisti cinquantenni o giù di lì aiutatemi anche voi a ricordare qualche altra bella cosa!                                 

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quelli che….tifavano Esagamma!

 

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quelli che…la tuta era sempre troppo grande per me

 

 Vincenzo Corsi

Un libro da leggere tutto d’un fiato…

libri 18 2 2013 (1)

 

“EQUILIBRIO”

Diario di un camionista

Di Antonio Sarcina

 

Ho trovato questo libro su Ibs. L’ho ordinato. E’ arrivato e l’ho letto tutto d’un fiato.

Perché questo è un piccolo grande libro. Piccolo perché dura (purtroppo) poche pagine, grande per il contenuto. La storia vissuta di un camionista. Le conclusioni di chi è arrivato in fondo al viaggio. Di chi ha terminato la carriera e ricorda. Sono ricordi di un’altra epoca, quella degli autotreni, quella in cui c’erano più strade statali che autostrade. Quella in cui il camionista, forse, era ancora visto come persona e non come ingranaggio di un sistema che va troppo di corsa, di un sistema che stritola.

Di un epoca diversa eppure in tanti casi, simile alla nostra…

Ve ne riporto una pagina:

“(…) vorrei far conoscere i nemici del camionista, quelli che contrastano e minacciano il regolare svolgersi del suo lavoro.

Il nemico più grande è la neve. Non si possono enumerare le insidie, le sventure che questo elemento bianco può procurare, nuocendo all’attività.

Il guidatore di un colosso di cinquecento quintali di peso è gravato da forti responsabilità, mentre gira e rigira per le arterie stradali frequentate da automezzi di tutti i tipi, con tanti ostacoli per la strada, che possono procurare incidenti di ogni tipo.

La neve, che rappresenta per tutti, grandi e piccini, uno spettacolo gioioso, per gli autisti invece procura solo grattacapi.

Sulla Firenze – Bologna, un anno siamo rimasti tre giorni bloccati in un ristorante di Barberino e i mezzi sull’autostrada sotto la neve.”

Per la serie “il passato non ritorna, ma può far rima”… niente di cosi diverso da ciò che capita ancora in questi giorni…

Questo è un piccolo grande libro, scritto con parole semplici e con il cuore, perché la semplicità forse è alla base dell’equilibrio del titolo, quell’equilibrio che, come dice l’autore,  serve per fare questo mestiere.

A me è piaciuto molto e ve lo consiglio.

Buona strada all’autore, Antonio Sarcina, e a tutti i blog-lettori!

“Schilpario!!” Un’altra storia d’epoca!!

Ciao a tutti!
Il nostro amico Vincenzo ha di nuovo “interrogato” il suo papà, si è fatto raccontare di un viaggio un pò particolare da sud a nord negli anni ’50! Da leggere tutto d’un fiato!!! Grazie Vincenzo per continuare a condividere con noi i racconti di tuo papà, un abbraccio a tutti e due e …aspettiamo sempre nuove storie! Buona strada!!

vincenzo corsi 1 r

Il Lancia Esatau, Giulio (a destra) e Umberto

SCHILPARIO!

Da qualche tempo mi capita di vedere sulla tv digitale un reality dal titolo “ Gli Eroi del ghiaccio”,
camionisti che operano sulla “ice road”, le strade ghiacchiate dell’Alaska o del Canada durante l’inverno polare.
Gli episodi sono molto belli, gli americani sono bravissimi a enfatizzare e a rendere eroiche vicende anche difficili ma che certamente molti di voi qualche volta si sono trovati ad affrontare.
M piacerebbe l’idea che anche in Italia a qualcuno venisse in mente di realizzare qualcosa di simile sui nostri “Eroi della strada”, fanno tante fiction solo per Carabinieri, commissari di Polizia e altro.
Il mio pensiero va soprattutto a quella generazione di camionisti che sono i nostri padri o nonni che percorrevano l’Italia in lungo e largo su automezzi e su strade impensabili ai giorni nostri, a volte sento delle storie che anch’io stento a credere ma sulla cui veridicità ho sempre avuto conferme da più parti, e siccome non posso realizzare un reality provo almeno a scriverle.
Negli anni 50, il mio vecchio, Giulio, con suo fratello Umberto faceva viaggi verso il nord dell’Italia,
spesso con carichi di legna proveniente dai monti Ernici, in Ciociaria, al confine con l’Abruzzo. Chissà che avevano di particolare questi legnami da portare al nord, anche sulle alpi, dove evidentemente ne hanno da vendere loro a noi, ma questo non era importante, il viaggio e la consegna si sa è la prima cosa.
Il loro camion non era un Kenworth, un Peterbilt o un Freightliner da 400 o 500 CV degli “Eroi del ghiaccio”, ma un bellissimo Lancia Esatau che io chiamavo “il musetto” perché come quelli americani aveva il muso e per me era anche più bello; il nostro era rosso e giallo, lo ricordo appena come in un sogno, ero troppo bambino. All’epoca del racconto, nel 1955, era nuovo di zecca con un rimorchio Viberti 3 assi, la destinazione del viaggio era Schilpario (BG), con un carico di legna per circa 25 ton.
Schilpario! Ho cercato sulle mappe, ricostruendo il tracciato che percorrevano allora, erano circa mille chilometri! Nella Val di Scalve sulle alpi, lontanissimo da noi, da Frosinone.
La partenza fu nel primo pomeriggio, dopo una mattinata dedicata al carico in quel di Guarcino (FR) sulla strada per Campocatino, a 1200 metri s.l.m.

Vincenzo corsi 2 r

Il valico di Forca Caruso sulla Tiburtina Valeria, d’inverno sempre soggetto a violente bufere di neve.

La strada in Abruzzo è subito tortuosa e a Forca Caruso, il passo appenninico tra il Tirreno e l’Adriatico, si scollina 1100 metri, sulla SS Tiburtina Valeria. E’ l’alba, sull’Adriatico si ammira il sole nascente e sullo sfondo alcuni pescherecci che escono in mare, una cartolina! La strada adesso dopo Pescara è sempre in pianura. Pausa pranzo di solito in Emilia Romagna, il papà ricorda con più precisione un ristorante a Ponte Taro (PR), subito a sinistra dopo il ponte sull’omonimo fiume, chissà se c’è ancora?
La mattina dopo a Milano ritrovo in piazzale Corvetto con altri due amici camionisti con lo stesso carico su un’Alfa 900. Appuntamento con il mediatore con il quale si convenne di ritrovarsi in una località dopo Darfo (BG), era necessario trasferire parte del carico su di un altro mezzo al fine di limitare l’altezza poiché per Schilpario erano presenti tratti di strada e gallerie scavate nella roccia così basse che avrebbero potuto impedirne il transito.
I problemi quel giorno erano già cominciati fuori Milano, per una deviazione dalla statale i nostri si sono ritrovati a transitare in un paese dove in una curva tra le case il rimorchio stringeva troppo e non riusciva a passare, detto fatto lo sganciano dalla motrice e sterzano il timoneSi giunge a Darfo e superata la cittadina, si prosegue sulla statale per Schilpario, questa strada, la SS 294 mi dicono fosse chiamata “la Via Mala” che è tutto dire; strettissima in alcuni tratti, incastonata tra pareti di montagne e fiume, uno spettacolo della natura! Gli amici con l’Alfa 900, anch’esso con rimorchio, procedevano lentamente davanti all’Esatau, la strada era stretta e la pendenza evidentemente elevata, l’Alfa arranca e a un certo punto si ferma senza avere lo spunto e la potenza per ripartire.

vincenzo corsi 3 r

La “Via Mala” per Schilpario negli anni ’50

 
Strada bloccata, non era possibile procedere nemmeno nell’altro senso e in poco tempo si forma una coda di autoveicoli fermi ad aspettare. Si cerca di ripartire ma l’Alfa potrebbe rompere il differenziale e il camionista desiste da altri tentativi. Passano i minuti e tutti si guardano attorno pensando a una soluzione, non era possibile trainare il camion con altri mezzi, sganciare il rimorchio o altro. Chissà come commenterebbe il cronista di “Eroi del ghiaccio” questo momento!
Un pullman con turisti svizzeri era lì ad aspettare come altri automobilisti, ed eccola la soluzione! Forza ragazzi, se non si spinge il camion, possiamo mettere su le tende, cosi gli svizzeri, forse 40 o più si mettono in riga e insieme con altri automobilisti con grande coraggio spingono con tutta la loro forza il camion e il rimorchio, ed ecco che l’Alfa supera sullo spunto la pendenza e si rimette in marcia!
Che tempi, che strade, che camion! L’Esatau, una limousine per i camionisti di allora, era, come altri camion, senza servosterzo e con soli 132 CV in salita era così lento che il secondo autista poteva scendere, controllare le gomme e risalire con il mezzo sempre in marcia! Il leone che lo guidava oggi è un po’ acciaccato e un po’ appannato, qualche giorno fa gli dissi, papà vediamoci questo film americano sugli “Eroi sul ghiaccio”, lui se lo guarda e dopo un po’ mi dice: ma questi che stanno facendo? Una gita sulla neve?

Vincenzo Corsi

Le vecchie storie che mi piacciono tanto….

Ciao a tutti/e….

Torno con un altra storia che mi ha raccontato il nostro amico Vincenzo, un’altra storia di tanti anni fa con protagonisti un 690 macchina e rimorchio con un carico “speciale”,una coppia di autisti e lui ragazzo che li accompagnava nel lungo viaggio… 

Io l’ho letta tutta d’un fiato, perchè a me le storie dei vecchi camionisti  piacciono un sacco, passerei le ore ad ascoltarli, purtroppo non capita spesso l’occasione, ma che bello cercare di visualizzare i suoni, i colori, le atmosfere, le chiacchiere di un mondo passato che non era in bianco e nero come ci fanno pensare le foto dell’epoca ma variopinto ed affascinante!!!

L’Esatau B del suo papà

 

La storia eccola qua, si intitola:

“IL SOTTOPASSO”

“Era quasi mezzanotte, eravamo in viaggio ormai da quasi un’ora, il nostro Fiat 690 N2 (ma per noi più semplicemente “la novanta”) e il suo rimorchio Bartoletti s’inclinavano paurosamente sui ripidi tornanti di Rocca Pia, sulla vecchia statale SS 17 verso Roccaraso, si aveva la sensazione di ribaltarsi da un momento all’altro! Donato era nervoso, troppo nervoso, non sembrava lui che è un tipo calmo e borbottava un po’ a voce alta…”ma a Giulio, a Giulio come gli è venuto in mente sta’ cosa?” Giulio è il mio papà, e..sta’ cosa era questo trasporto un po’ fuori del normale per noi, quelle specie di strutture di acciaio che portavamo una sulla motrice e l’altra sul rimorchio erano così alte che ci facevano ondeggiare in curva, c’era un po’ di preoccupazione, avevamo percorso sì e no 50 km e dovevamo farne altri 600!
Ancora oggi mi chiedo come il mio papà avesse accettato di fare sta’ cosa, forse a lui dovevano sembrare bruscolini che ne aveva viste di cotte e di crude con il 666, con l’Esatau e l’Esagamma, negli anni 50 e 60, senza uno straccio d’autostrada fin su le alpi bergamasche!
Donato era il nostro number one, bravo, anzi bravissimo, grande amico ancora oggi. Valentino era l’altro autista, più giovane e inesperto, qualche settimana prima con l’altra “novanta”, la “enne uno”, eravamo sprofondati sul ciglio di una carrareccia di un cantiere a L’Aquila, tanta fu la paura che saltammo giù dalla cabina in preda al panico, quella volta la nostra cara “ novanta enne uno” sembrava andata, inclinata su un fianco con il suo carico di cemento con le cisterne alte, era lì lì per rovesciarsi. Aspettai che aprisse un bar per telefonare a casa e chiedere l’aiuto al solito papà, lui arrivò qualche ora dopo, guardò la scena….e disse sorridendo, è questo il camion che si sta ribaltando? Forza! Fatevi prestare pale e picconi dagli operai! Così scavando da un lato, riuscimmo a rimettere in asse il camion e tutto finì per il meglio.
Donato si mise in branda a riposare e disse a Valentino: ricordati che a Venafro c’è un sottopasso, rallenta, forse non si passa.
Non era tranquillo Donato, si svegliò qualche ora dopo e quasi preso da un incubo gridò, dove siamo? Il sottopasso, il sottopasso! E Valentino rispose…quale sottopasso? Eravamo già oltre e lui non si era ricordato del pericolo!
Era ormai mattino, a Napoli, all’ingresso dell’autostrada il casellante misurò con l’asta l’altezza del carico, troppo alto! Ci rimandò indietro! Caspita! Allora il carico è oltre il limite! Viaggeremo solo su strade statali o provinciali con l’incubo di incontrare ponti o gallerie troppo bassi per noi, avevamo studiato per bene sulle cartine stradali e chieste informazioni, ma si sa, un imprevisto può esserci sempre dietro ogni curva!
Era notte fonda, solo 14 km e saremmo arrivati a Vibo Valentia, la meta del nostro viaggio, non ci sembrava vero, nonostante tutto e gli oltre 600 km percorsi sembrava fatta, quelle notti a dividere la branda con gli autisti o arrotolato sul sedile per riposare un po’, giornate ad ammirare paesi mai visti, l’Italia è bella, sempre! All’improvviso una frenata, un’imprecazione, e l’imprevisto eccolo là! Donato butta giù dalla branda Valentino e disse: vai sul cassone e vedi se si passa; il ponte della ferrovia sembrava più basso del solito, e mentre Donato avanzava lentissimamente in prima ridotta ecco che Valentino grida, frena! Non si passa! Non si passa!
E ora che si fa? Era difficile persino tornare indietro su quella strada un po’ stretta, ci devono venire a prendere con un elicottero, pensai tra me e me un po’ preoccupato.

Il sottopasso

Aspettavamo che Donato ci disse qualcosa, lui era sempre il nostro number one, ma stavolta la vedevo brutta! In quel momento era po’ inc…ato, non solo con il Giulio, ma con il mondo intero!
All’improvviso disse: sgonfiamo le gomme! Io e Valentino pensammo, ma è matto? 18 erano le gomme! E di notte con una lampadina ci mettemmo lì a sgonfiarle tutte fin quasi a terra!
E così passammo, non senza dare una bella strisciata sotto il ponte, ma passammo!
Il viaggio di ritorno mi sembrò una gita turistica, la costa della Calabria o l’entroterra del Pollino, trattorie, paesi, e qualche bella risata per trascorrere le lunghe ore di viaggio con il mitico Fiat 690 N2 (cioè “novanta enne due”)…ed anche stavolta il Giulio aveva visto giusto!”

Ringrazio ancora Vincenzo ed il suo papà per condividere con noi la storia del trasporto in Italia.

Leggendo questi racconti mi viene nostalgia dei tempi andati, dove forse tutto era più faticoso di adesso ma anche più umano. Mi sbaglio? Chissà…

Buona strada e buon weekend a tutti!!!

 

“Le vecchie statali”…una storia d’altri tempi!

Ciao a tutti/e,
quella che vi posto oggi è una storia di tanti anni fa, non l’ho scritta io ma un amico di Youtube, Vincenzo, figlio di camionisti, e grande appassionato a sua volta, anche se poi ha seguito un’altra strada. Gli ho chiesto se potevo pubblicarla perché io penso sempre con rispetto a quegli uomini (e anche alle donne, anche se allora erano pochissime!) che hanno fatto la storia dell’autotrasporto e dell’Italia, senza di loro, senza la loro fatica oggi non saremmo qui. E siccome mi emoziono a leggere i loro ricordi di un’epoca cosi diversa dalla nostra, e sono convinta che non debbano andare perduti, ho pensato di condividere questo bellissimo racconto. Un grazie di cuore a Vincenzo e alla sua famiglia!!!

Una vecchia casa cantoniera su una vecchia strada statale…

“LE VECCHIE STATALI”

…ah, le vecchie statali, panorami della nostra bella Italia, paesi che si attraversano, campanili e piazze, salite famose e discese pericolose, curve, tornanti, cunette o dossi, ponti, fiumi, parapetti, passaggi a livello, pietre miliari, fontane, aree servizio, bar e trattorie, case cantoniere, e km e km che non si arriva mai, quante storie e quanti ricordi di camionisti su queste strade!

Quanti camion passavano sull’Adriatica, lunghe erano le colonne, magari dietro un 690 stracarico o in attesa del semaforo con le belle turiste che in estate attraversavano sulle strisce, e sulle lunghe salite di valichi appenninici, Roccaraso, Forca Caruso, Sella di Corno, Macerone con quella ridotta che ogni tanto grattava, e nelle lente discese con l’inconfondibile rumore del freno motore e sempre attenti a non bruciare i freni.

Ha qualcosa da raccontare anche quel cantoniere, lui era lì, quella mattina un po’ piovigginosa, a fare i suoi lavori sulla statale SS 17 dell’Appennino Abruzzese, era intorno al km 154 in fondo ad una discesa, aveva fatto appena in tempo a notare una deliziosa maestrina alla guida di una 500 (e sì, non erano molte le donne che guidavano nel 1960) che, attirato da sinistri rumori di frenate disperate, di assali e balestre che sobbalzavano, si voltò dall’altra parte e non fece in tempo ad ammirare il nuovissimo e luccicante Esatau B, che dovette pensare subito a correre da qualche parte che non gli venisse addosso, e giù sotto il fosso sperando di aver scelto la parte giusta, e parte giusta fu, lui da un lato e l’Esatau dall’altra, un miracolo per tutti, anche per i due camionisti che non si fecero nulla!

Ne fecero di strada i nostri due camionisti, erano partiti a mezzanotte, percorrendo tutta la litoranea della SS16 Adriatica fino a Termoli, poi dentro nell’entroterra molisano fino a Campobasso, consegna del carico, e sarebbero dovuti rientrare per mezzogiorno passando sulla SS17 per Roccaraso e la SS5 Tiburtina Valeria fino al paese vicino Pescara dove c’è la cementeria, ma così non fu.

Quel giorno il nostro Esatau B nuovo fiammante con il rimorchio Bartoletti era un pò malridotto e quando i Carabineri si portarono sul posto per redigere il verbale scrissero grosso modo così:

” in seguito all’incidente la motrice dell’autotreno era in posizione giù nel fossato sotto la spalletta del ponte in provincia dell’Aquila ed il rimorchio parzialmente ancora in sede sulla strada in provincia di Campobasso” ….sì, era proprio il confine di provincia!

Tratto da una storia vera

– sulla statale SS17 non passano più camion ma motociclisti e ‪ciclisti, ora c’è una superstrada
– il confine di provincia oggi è tra Isernia e L’Aquila (ma ancora per poco)
– sulla SS16 Adriatica passano pochi camion, adesso c’è l’A14
– L’Esatau B venne riparato e lo abbiamo avuto ancora per tanti
anni (era così bello che, mio padre racconta, la gente lo
fermava per strada credendolo un autobus)
– uno dei due camionisti, allora molto giovane, oggi possiede
insieme con i figli una importante azienda di autotrasporti
– del cantoniere non si sa nulla
– della maestrina nemmeno, ma mi sarebbe tanto piaciuto
conoscerla…perché da bambino ero bellissimo e
non avrebbe potuto resistermi!

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Aggiungo qualche foto di un Esatau B restaurato al racconto…

 

Un vecchio Lancia Esatau B restaurato…

 

L’Esatau B a una manifestazione di mezzi storici

Buona strada sempre a tutti!!!!