Posts Tagged "pioniere"

La prima donna che: Teresina!

 

 

Come vi avevo anticipato, oggi hanno trasmesso il video dedicato a Teresina Bruno, “La prima donna che…” ha guidato un camion in Italia! Un racconto di pochi minuti ma che racchiude una vita intera!

Grazie Teresina!

Questo è il link per rivedere il video:

https://www.raiplay.it/video/2023/05/La-prima-donna-che—Teresa-Bruno—Puntata-del-10052023-5c9a156f-7cbe-44c8-8849-39a31caabdc0.html

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Fare la differenza

 

Dal canale You Tube “Golia”, un audio/video di qualche settimana fa, dedicato anche questo all’indimenticabile  Teresina Bruno.

“Fare la differenza” è proprio quello che ha fatto Teresina salendo su un camion nell’immediato dopoguerra, come prima ragazza camionista in Italia.

Prendere la patente superiore, guidare un camion, indossare i pantaloni in un’epoca in cui in Italia le donne non li portavano…essere pioniera di piccoli grandi cambiamenti, quello che oggi ci sembra normale allora era veramente speciale.

Buon ascolto!

 

 

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Teresina!

 

 

E’ bello quando si gira per il web trovare notizie sulle pioniere del volante (di un camion!), e soprattutto è bello che non ci si dimentichi di loro, questo video è di pochi giorni fa ed è dedicato a Teresina Bruno, la prima donna camionista italiana. Abbiamo già scritto di lei altre volte, ma è sempre bello ricordarla!

E’ suo figlio Mauro che nel video racconta la vita della mamma, al volante di un camion nell’immediato dopoguerra,  e dei problemi che ha dovuto affrontare all’epoca.

Il video si conclude con la panchina che le è stata dedicata nel “Sentiero delle donne ” a Settimo Torinese.

Buona strada sempre!

 

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Forse non erano poi cosi poche…

 

Forse non erano poi cosi poche le donne camioniste già nei primi anni del dopoguerra, girando e rigirando nel web ogni tanto trovo le “tracce” di qualcuna di loro.

Di solito sono articoli scritti recentemente a ricordare il passato di queste prime signore del volante… pesante!

Ve ne presento due.

La prima é Wanda, in un articolo de “La Nazione” del 16 marzo 2022

https://www.lanazione.it/siena/cronaca/i-primi-cento-anni-di-wanda-donna-con-un-passato-da-camionista-1.7469866

I primi cento anni di Wanda, donna con un passato da camionista

“E’ stata una donna tosta fin da giovane, si è trovata a fare un mestiere che all’epoca era quasi una prerogativa degli uomini”. E’ così che la figlia descrive Delfina Grassini, conosciuta a Colle come Wanda, che proprio in questi giorni ha allegramente raggiunto il secolo di vita. Nata a Radicondoli, ma residente a Colle fin dal suo matrimonio nel 1940, Delfina è stata una delle prime donne in Italia a guidare un autotreno: dalla metà degli anni ‘60 ha compiuto numerosi viaggi con la ditta del marito, viaggi che lei stessa organizzava, oltre a tenere la contabilità dell’azienda. Un ricordo che non è mai scomparso: “Per il centesimo compleanno – racconta la figlia – le hanno donato un autotreno giocattolo, e ancora le brillano gli occhi. Fa sorridere sentirle dire che ancora ha dolore alle dita dei piedi a causa dei pedali del camion”. M.B.


 

La seconda, nominata in questo elenco di donne premiate a Pozzoleone, è Emilia Fioravanzo.

L’articolo de “Il Gazzettino”  è del 2015.

Questo è il link:

https://www.ilgazzettino.it/home/pozzoleone_premi_eccellenze-873606.html

 E questo il trafiletto:

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La storia di Bruna, un’altra pioniera!

 

Quando, girando e rigirando nel web, mi imbatto nella storia di una pioniera del camionismo al femminile, sono contenta. Lo sono perchè è grazie a queste donne coraggiose che si è aperta anche per noi la porta per accedere a questa professione. Lo sono perchè ogni volta è bello scoprire che di camioniste ce ne sono state anche negli anni passati, in quegli anni in cui si pensava che solo gli uomini potessero essere in grado di fare quessto mestiere, e invece, una qua e una là, c’erano anche loro e facevano la loro parte al volante di camion che non erano certo comodi e maneggevoli come quelli di oggi!

Ho trovato la storia di Bruna di Trieste, classe 1926, a cui è stato dedicato questo articolo per farle gli auguri per il suo novantaseiesimo compleanno (il 13 giugno scorso), vi metto il link:

https://www.triestecafe.it/it/news/segnalazioni-appelli/la-mulona-nonna-bruna-compie-96-anni-e-stata-la-seconda-donna-in-italia-a-conseguire-la-patente-13-giugno-2022.html

E l’inizio dell’articolo:

La “mulona” Nonna Bruna compie 96 anni! Seconda donna in Italia a conseguire la patente per guidare i camion!

La "mulona" Nonna Bruna compie 96 anni! Seconda donna in Italia a conseguire la patente per guidare i camion! (FOTO)

 

Un caloroso augurio da tutta la redazione di Trieste Cafe a Bruna Carli nata il 13 giugno del 1926.
Oggi gli fanno gli auguri le 4 figlie gli 8 nipoti i 14 pronipoti e un trisnipote. Praticamente 5 generazioni! 
Nel raccontarsi abbiamo saputo quindi che è madre di 4 figlie e che nel 1965 il marito si è purtroppo ammalato. Una vicenda triste, ma che non ha affatto fatto perdere d’animo la tenacia di Bruna che ha deciso di prendere la patente per guidare un camion in modo da affiancare il marito a lavoro. 
Un gesto unico nel suo genere che porta con sé molti record. 
Infatti una patente del genere – dalle notizie di quei tempi – è stata la prima a conseguirla una donna a Trieste (Autoscuola Mambrini) e la seconda in Italia. 
Il primo camion che Bruna ha guidato per tutta Trieste e dintorni era un autobianchi Scaligero portata 120 quintali e poi il Leoncino il Betford, il 130 e per ultimo il 190 scarrabile, ribaltabile su tre lati tre cassoni scambiabili di cui uno con la gru.
Un record portato avanti per ben 20 anni fino a 65 anni senza mai preso una multa e nemmeno mai fatto un incidente.
E se dopo i 65 anni Bruna non abbia più guidato camion, la passione per i motori è rimasta guidando l’auto e non solo, partecipando per due edizioni alla Trieste Opicina Historic.
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(…) il resto dell’articolo lo potete leggere aprendo il link sopra.
Buona strada e grazie  a Bruna e a tutte le pioniere del volante!”
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La storia di Nikolina, una pioniera dalla Bulgaria

 

Alla storia di Nikolina  ci sono arrivata sbirciando nel fb di un amico (io non ce l’ho), c’era un articolo tradotto dal bulgaro, cosi me lo sono fatto inviare via mail e sono andata a cercare l’originale nel web. Ne ho trovato più di uno, naturalmente sono scritti in cirillico – impossibile per me leggerli – ma c’è il traduttore di Google e cosi ci ho provato…

Ne ho scelto qualcuno, li ho salvati, cosi come le sue foto, e ho cominciato a fare la traduzione, purtroppo alcune frasi non hanno molto senso (succede spesso col traduttore, anche con altre lingue), ma nell’insieme si capisce.

 

 

Alcuni link:

https://trud.bg/%D0%BF%D1%8A%D1%80%D0%B2%D0%B0%D1%82%D0%B0-%D0%B1%D1%8A%D0%BB%D0%B3%D0%B0%D1%80%D0%BA%D0%B0-%D0%BC%D0%B5%D0%B6%D0%B4%D1%83%D0%BD%D0%B0%D1%80%D0%BE%D0%B4%D0%B5%D0%BD-%D1%88%D0%BE%D1%84%D1%8C%D0%BE%D1%80-%D0%BD%D0%B0-%D1%82%D0%B8%D1%80-%D1%81%D1%82%D0%B0%D0%BD%D0%B0-%D0%BD%D0%B0-65/

https://novini247.com/novini/nikolina-maneva-e-parvata-jena-tiradjiya-v-balgariya-zad-garba_3907698.html 

https://www.168chasa.bg/article/10681059

Alcune foto: 

 

 

 

 

La storia è raccontata da sua figlia in un’intervista in occasione del 65° complenno della mamma che ora è andata in pensione. Una mamma veramente speciale: ha girato in camion Europa e Asia!

Ecco la traduzione:

Con velo e occhiali scuri nei paesi arabi: Nikolina

 

Nikolina Maneva è la prima camionista donna in Bulgaria. Alle sue spalle ha centinaia di viaggi in varie parti del pianeta. Ha viaggiato in tutta Europa e nella maggior parte del mondo arabo.

La donna bulgara si sta imbarcando in questo calvario
senza timore di dover dare indicazioni verso luoghi dove sono in pieno
svolgimento le feroci attività militari. In Iran, Libano e Siria, la gente del
posto non riesce a credere di vedere una donna al volante di una macchina da 40
tonnellate.

Solo pochi giorni fa, Nikolina ha compiuto 65 anni. Circondata dalle persone più  vicine, ha augurato la sua salute e il suo consenso. La sua storia emozionante è stata raccontata a “168 Hours” da sua figlia Jonah.

 
Jonah, tua madre è la prima donna camionista nella storia della Bulgaria. 
Quando e in che modo ha deciso che questa era la sua vocazione?

Sì, ai suoi tempi mia madre era in realtà la prima e unica donna in questa specialità
maschile. Mai prima d'ora vi era entrata, non aveva mai pensato di poterlo fare
 professionalmente. L'inizio è stato fissato da quando mio padre ed io ci siamo trasferiti
 a Sofia, dove ha iniziato a lavorare come autista di linea di autobus, e in seguito ha 
seguito corsi per autista professionista. Senza volere niente di speciale, gli venne in 
mente di offrirle un'istruzione. Mia madre acconsente immediatamente e intraprende
 per lei questo nuovo passatempo. Si iscrisse a un centro di formazione per leader 
internazionali e, con l'impavidità della sua giovinezza, accettò la sfida di studiare in 
questa scuola "maschile".
Dopo 6 mesi di studi terminò con un ottimo trionfo ed iniziò la professione di autista
 con un vero e proprio inizio alla grande. Fa subito sentire tutti disciplinati e responsabili. 
Poco dopo fece domanda per un lavoro nell'allora associazione statale d'élite 
Investigation Department of the District Prosecutor's Office International Road 
Transport - So Mat, che era l'orgoglio del sistema imprenditoriale 
socialista - una delle più grandi società di spedizioni e trasporti in Europa. 
In quel momento nella stessa azienda lavora attualmente mio padre, ed è stata 
subito approvata dal capo, quindi posso descrivere l'inizio del suo percorso in
 questo campo.
 
Vi ha detto che ha avuto momenti di tormento per il fatto che nel suo 
lavoro la classe maschile fosse la maggioranza incondizionata?
 
No, almeno non mi ha detto che era nei guai. Andava d'accordo con tutti i suoi colleghi. 
Né la guardavano in modo diverso solo perché era una donna. È abbastanza diretta 
e nel caso avesse qualcosa, lo diceva a se stessa senza tormento, e mio padre era 
accanto a lei. Tutti sapevano che erano una famiglia. Nessuno l'ha molestata. 
Anche altrimenti - si sono comportati in modo camerata e collegiale. Non sentiva 
alcun atteggiamento che la preoccupasse.
 
E quali carichi ha trasferito nei rispettivi punti? Ci sono stati dei rischi 
e durante il viaggio di ritorno in Bulgaria il suo camion è stato 
nuovamente sovraccaricato di merci destinate al nostro paese?
 
Non posso dirti esattamente quale carico hanno trasportato da un punto all'altro.
 Immagino fossero articoli di mercato come cibo, mobili e articoli per la casa. 
Era allora una delle più grandi aziende. Portavano ogni genere di cose. So che 
poco dopo aver iniziato a lavorare, le è stato affidato il compito di guidare una 
grossa nave cisterna che riforniva i terminal della compagnia. Non ha condiviso 
altri dettagli con me. Sono sicura che come donna, i suoi superiori 
probabilmente non l'hanno caricata di oggetti rischiosi.
 
Ha portato il capitano in passato? Si parla ancora del traffico di droga 
da parte dello Stato durante il comunismo?
 
No, posso dire esplicitamente che in nessun caso per i suoi 30 anni di servizio si è 
lasciata intenzionalmente rischiare la vita e la libertà. È una persona onesta e 
meritata e tutto ciò che hanno ottenuto con mio padre è stato fatto attraverso un 
lavoro intenso. Non accetterebbe mai di trasportare qualcosa di simile che 
danneggerebbe altre persone. Anche a costo del tuo lavoro; Sono sicura che avrebbe 
voluto essere licenziata invece di fare qualcosa di simile. Ancora una volta, stiamo
 parlando di veleno, che può avere conseguenze spiacevoli per le persone che lo 
usano. Per tutta la vita è stata contraria a cose simili.

 

In quali destinazioni è andata Nicolina?
 
Dopo che i suoi superiori si furono convinti che avesse notevoli qualità professionali, 
anche in giovane età, i responsabili del Dipartimento Investigativo della Procura 
Distrettuale del Trasporto Stradale Internazionale ( le  offrirono di seguire 
dei corsi all'estero).  Mia madre ha viaggiato in tutti i paesi europei, 
così come nei paesi del mondo arabo. Ha viaggiato in lungo e in largo e in due 
continenti: Europa e Asia. Dal mondo arabo era in Iran , Iraq, Libano, Siria, 
Pakistan, Tagikistan, la sua prima rotta fu Francia-Teheran, all'epoca molto tesa 
a causa della guerra in Iraq, ma accettò di percorrere 2.000 chilometri attraverso
 la Turchia e altri 1.000 Guidava in una carovana di camion, vestita di nero dalla 
testa ai piedi, con un velo sulla testa e occhiali scuri. - secondo le leggi dell'Islam.
 Al confine turco-iraniano, si è trasformato in una vera sensazione. Il capo della 
dogana ha esclamato che per la prima volta in 37 anni di lavoro al posto 
di blocco ha visto una donna al volante di una macchina da 40 tonnellate. 
Venne anche la polizia, perché nessuno riusciva a capire chi fosse questa signora, 
che girava tra i conducenti. Dopo aver accertato che fosse un impiegato di Willy 
Betz, la fecero entrare in testa alla colonna.
 
Ancora una volta, ha lavorato in tempi estremamente travagliati, fino
 al punto di agitazione nel mondo arabo. Ci sono ricordi chiari sui 
momenti in cui la sua vita era in pericolo?

 

C'è un rischio costante per la vita in questo mestiere, anche se non sei nel mondo 
arabo. Ho sentito tante storie, ma poi ero molto piccola e non davo un senso alle
 cose, non capivo quanto fossero devoti i miei genitori a me e a mio fratello Dimitar.
 Si trattava di darci le cose di cui avevamo bisogno.  Ho completato gli studi 
intermedi e poi mi sono iscritta a Giurisprudenza, così come mio fratello.
 Per quanto riguarda la domanda che mi fai, ricordo un caso del loro collega che è 
stato addormentato nel camion e poi gli è stato rimosso un organo dal corpo. 
Ci sono molte storie spiacevoli e fatali, ma per il benessere di coloro che ci 
circondano sono vive e vegeta.
 
E lei stessa ha assistito a panorami toccanti che riflettono la brutta 
faccia della guerra?
 
No, non ha raccontato storie così scioccanti sulla guerra nel mondo arabo. Hanno 
seguito direzioni pertinenti, con l'aiuto delle quali non hanno incontrato opinioni 
simili. Ancora una volta, i loro capi hanno pensato alla loro salute e sicurezza. 
Difficilmente sarebbero stati mandati nei punti più travagliati di un paese, dove, 
oltre a vedere qualcosa di spiacevole, poteva capitare loro qualcosa. Pensavano 
solo alla loro sicurezza.

 

Come consideravano la gente del posto il fatto che fosse una donna che 
guida un camion, a causa dei rigidi tabù religiosi e del rimorso dell'est?

 

Quello che ho sentito da mio padre Jordan sono storie dei suoi primi contatti con i 
doganieri alle frontiere. Queste persone sono state incondizionatamente scioccate 
dal fatto che una donna sotto il velo nero e gli occhiali stesse guidando un camion. 
Sotto shock non  in senso spiacevole. Sono rimasti stupiti dal suo coraggio. In 
qualche modo era insolito per loro vedere qualcosa di simile, perché le donne lì, 
sai, non sono autorizzate a lavorare nemmeno in una specialità leggera che non 
richiede molta forza e coraggio. Erano stupiti che mia madre si muovesse da sola 
attraverso i deserti del mondo arabo senza tormenti. Al confine con la Turchia, ad 
esempio, il doganiere è stato così sorpreso di vederla che le ha subito chiesto come
 avrebbe potuto recarsi in questi paesi se, ad esempio, ci fosse stata una sanguinosa
 guerra in Iraq.
 
Durante le guerre, quando certi pacchi venivano fermati alle frontiere, 
bisognava “riscattarsi”. Ha dovuto farlo in passato?
 
Sinceramente, non credo che avesse dovuto fare una cosa del genere. Non so se 
abbia avuto casi del genere, né che in passato abbia dato riscatti. Ho sentito 
parlare di pratiche simili, ma nella sua carriera professionale non ha riscontrato 
nulla di simile. Forse i suoi capi hanno scelto le direzioni giuste per evitare simili 
difficoltà che rallenteranno il lavoro dei loro dipendenti.

 

Come pensi che abbia accettato e superato tutti questi test?
È una donna coraggiosa e abbastanza forte. È il nostro sostegno e orgoglio, 
così come per i suoi adorabili genitori: i miei nonni Stoyanka Kancheva e Ivan 
Kanchev. Posso dirti che durante tutta la sua vita intenzionale, non si è mai 
lamentata del suo lavoro. Ha detto che c'erano complicazioni da risolvere che
 l'hanno scoraggiata, ma in nessun caso si è arresa. Immagino le cose che ha 
passato, ma non le ha condivise con noi, per non preoccuparci.

 

E aveva altre colleghe che hanno iniziato a lavorare in una fase 
successiva rispetto a lei? Cosa ha consigliato loro?
 
No, esplicitamente: è stata la prima e unica donna del suo tempo. Non ce n'erano 
altre nel 1988. Era circondato solo da uomini. Molto più tardi, la classe femminile 
è entrata a far parte di questa specialità. Forse fino ad allora mancava la 
determinazione. Mia madre non ci ha pensato.
 
Fonte: glasnews.bg


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CAMIONISTE DI IERI: IN FRANCIA

 

Vi ricordate del libro di LilyaneFantastique”  di cui vi ho parlato un po’ di tempo fa?

Lei è stata una delle prime camioniste francesi, ma non la prima in assoluto…

In un capitolo del suo libro “38 Tonnes de souvenirs en vrac”  racconta un episodio che le capitò nel mese di luglio del 1957 a Parigi. All’epoca aveva 20 anni, era arrivata in città a bordo del camion Renault del suo amico Bernard, avevano scaricato  a Les Halles, il mercato della frutta. Poi lei era rimasta a Parigi, ospite della sua amica Sylvette per un paio di giorni. E mentre l’amica era al lavoro, Lilyane girava per  La Bastille, il quartiere dove abitava Sylvette, armata della sua macchina fotografica, pronta ad immortalare ogni camion che incrociava per aggiungere nuove immagini alla sua collezione di foto.

E’ durante quel suo girovagare per le vie parigine che incontra la “sua” prima donna camionista

Dietro il grande parabrezza di un Berliet vede una donna piccola, bionda, al volante di un camion con rimorchio sul quale è scritto a grandi lettere “BERGER”.

Riesce a scattarle una foto. Una foto che lei conserverà per tutta la vita come una reliquia, un’icona preziosa come un gioiello.

Quella piccola donna camionista diviene il suo idolo. Il suo pensiero fu:”Se lei fa questo mestiere, allora potrò farlo anch’io!”

L’aver visto una donna camionista la fa sentire meno un’eccezione, significa che ci sono altre donne come lei, donne che hanno sognato di fare le camioniste e ci sono riuscite!

 

Ma chi era quella piccola donna al volante di quel grande camion?

Si chiamava  Yvette Pottier e guidava un Berliet musone, un camion molto diffuso in Francia in quegli anni.

A Lilyane capitò ancora di incontrarla nel corso degli anni, quando finalmente anche lei si trovava al volante di un “poids lourd”. La salutava con un colpo di fari al quale Yvette rispondeva sempre, finché un giorno si fermò per abbracciarla, le raccontò che  lei non voleva essere notata sulla strada, che per lei era normale guidare un camion e che ognuno doveva fare la sua strada.

Di Yvette ho trovato tempo fa questo vecchio articolo che purtroppo parla della sua scomparsa in un incidente stradale. Un incidente provocato da una Mercedes che viaggiando troppo velocemente urtò un camion che poi si scontrò con quello di Yvette uccidendola sul colpo.

Era il 9 marzo del 1987, aveva 62 anni, guidava i camion dal 1943 e non aveva mai fatto un incidente nella sua carriera di autista. Trasportava esclusivamente per Berger, delle bottiglie, 20 tonnellate e 3000 km minimo alla settimana. Aveva una grande passione per la “route” e tutti quelli che l’avevano conosciuta avevano di lei il ricordo di una “Grand Dame”!

Perché vi parlo di loro? Perché mi è sempre piaciuto leggere le storie delle altre donne camioniste. Scoprire che in questo mondo dell’autotrasporto ancora troppo maschilista, ogni tanto c’è una donna al volante di un camion.

E se ancora oggi quando ci vedono alla guida un po’ di stupore lo suscitiamo, posso solo vagamente immaginare come potesse essere la vita di una camionista  in quegli anni. Soprattutto in relazione ai mezzi di allora.

Avete mai visto qualche film sui camionisti degli anni ’50?  In realtà non ce ne sono molti, di italiano c’è “Esterina” del 1959, dove i protagonisti, tra cui Carla Gravina, Domenico Modugno e Geoffrey Horne, viaggiano su un vecchio Fiat 634, in Francia ce ne sono un paio che vedono Jean Gabin nelle vesti di un “routier”: “Gas-oil” del 1955 e “Des gens sans importance” (Appuntamento al km 424) del 1956. Non è dei film che vi voglio parlare, ma dei camion che viaggiavano sulle strade in quegli anni.

 

 

Quando ho iniziato io negli anni ’80 i camion erano già abbastanza moderni e servoassistiti, ma all’epoca in cui cominciò Yvette non era cosi, la comodità dell’autista non veniva ancora presa in considerazione, e pensare a una donna da sola al volante di un autotreno in quel periodo mi suscita un sentimento di grande ammirazione. E’ grazie a donne come lei – che non finirò mai di ringraziare – se anche noi anni dopo abbiamo potuto salire quei gradini, sederci in cabina e partire.

Se ancora oggi, 21 anni dopo il 2000, mi capita di sentirmi dire “Sei la prima camionista che vedo”, mentre in realtà (il condizionale è d’obbligo) dovremmo essere circa 2000 qui in Italia, cosa si saranno sentite dire le pioniere degli anni ’50? A quante battute legate al pregiudizio sulle donne al volante avranno dovuto ribattere dovendo in più dimostrare la propria bravura? Quello che molti uomini non capivano allora  – e forse neanche oggi – è che le donne che  scelgono di fare questo mestiere, al 90% lo fanno spinte dalla passione e non per pura necessità, per loro è inconcepibile pensare che una donna possa desiderare di fare questa “vitaccia” sui camion, e invece è proprio cosi. Lo si legge nelle pagine del libro di Lilyane, lo si legge nelle varie interviste ad altre camioniste pubblicate nel corso degli anni, lo si sente dire da quasi tutte le colleghe che si ha la fortuna di incontrare.

Bonne route a tutte le dame del volante!

 

 

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In memoria di Rita

 

Un riconoscimento in memoria di Rita, una delle prime camioniste italiane e, come riporta l’articolo, la prima donna ad ottenere l’autorizzazione di autotrasportatrice! Una vera pioniera! Nel suo Comune non si dimenticano di lei, nonostante siano passati diversi anni dalla sua scomparsa, anzi per tenere viva la memoria di una grande donna hanno dedico di dedicarle una targa posta all’ingresso del paese!

Questo è il link dell’articolo:

https://lanuovaprovincia.it/attualita/dusino-san-michele-ricorda-rita-mecca-prima-camionista-italiana

E questo è l’inizio dell’articolo:

Dusino San Michele ricorda Rita Mecca, prima camionista italiana

Sabato scorso l’amministrazione comunale ha voluto riconoscere all’imprenditrice un posto nella storia di Dusino San Michele, collocando una targa sull’iscrizione del semaforo d’ingresso al paese

Donne forti e dallo spirito pionieristico quelle del Pianalto Astigiano. La prima donna capostazione d’Italia, Luigina Baj, era di San Paolo Solbrito. La prima camionista italiana di Dusino San Michele. In realtà Rita Mecca, era nata a Villafranca, originaria di Cantarana, dove ancora oggi il suo cognome significa autotrasporti. Dopo il matrimonio con Virginio Caranzano, Rita si era trasferita a Dusino dove, nel 1950, insieme hanno fondato la loro azienda, attiva ancora oggi, passata alle nuove generazioni della famiglia. La giovanissima Rita trasportava materiali per l’edilizia, prodotti chimici e ogni tipo di merce. In paese la ricordano con piglio deciso da imprenditrice, ma anche femminile e materna.

Sabato scorso l’amministrazione comunale ha voluto riconoscere a Rita Mecca un posto nella storia di Dusino San Michele, collocando una targa sull’iscrizione del semaforo d’ingresso al paese, a 10 anni dalla scomparsa, nel 2011. Con il sindaco Valter Malino, erano presenti anche la sindaca di Cantarana, Roberta Franco, il sindaco di Valfenera e presidente della Provincia, Paolo Lanfranco e una trentina di autotrasportatori locali, venuti ad omaggiare una collega che ha precorso i tempi.

La targa ricorda che già nelle celebrazioni del 150esimo dell’Unità d’Italia, a Rita Mecca era stata dedicata una giornata per il primato di prima donna camionista. In quell’occasione il sindaco Malino aveva fatto condurre una ricerca presso la Prefettura e il Ministero dei Trasporti, scoprendo che Rita non è stata la prima italiana ad ottenere la patente di guida, ma è stata la prima ad ottenere l’autorizzazione di autotrasportatrice.

(…) continua sulla pagina ufficiale.

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Una pioniera svizzera!

 

Questa volta vi linko la storia di Mathilde, una collega svizzera ora in pensione, che si racconta alla rivista “Swiss camion” nell’edizione numero 5 del 2018.

Questo è il link dell’articolo (in francese, e anche in tedesco)

https://www.swisscamion.ch/fr/article/conduire-un-camion-etait-un-droit-et-non-une-obligation/

https://www.swisscamion.ch/article/ein-duerfen-kein-muessen/

E questo è l’inizio dell’articolo:

Mathilde Laager: elle a toujours été très active comme en témoignent ces médailles obtenues lors des gymkhanas des Routiers Suisses, mais aussi lors de marches populaires et de concours de tir.

«Conduire un camion était un droit et non une obli­ga­tion!»

C’est à 66 ans qu’elle a décidé de dépo­ser son per­mis poids lourds et, fina­le­ment, elle ne le regrette pas. La Gla­ro­naise Mathilde Laa­ger (67 ans) a exercé le métier de conduc­trice de poids lourds avec pas­sion, sans pour autant renon­cer à ses acti­vi­tés de mère, de res­tau­ra­trice et d’agri­cul­trice. Elle a eu une vie bien rem­plie.

Ména­gère, tel est le métier qui figure sous la rubrique «pro­fes­sion» du per­mis de la caté­go­rie D qu’elle a obtenu le 21 octobre 1976. Avec quelques dif­fi­cul­tés car, lors­qu’elle a réussi son per­mis, le Ser­vice des auto­mo­biles ne retrou­vait plus les docu­ments cer­ti­fiant qu’elle avait déjà obtenu le per­mis de conduire des voi­tures en 1968. De plus, sa mère n’ap­pré­ciait pas du tout le fait que Mathilde sou­haite se consa­crer à un «métier d’hommes». «Heu­reu­se­ment que mon père m’a tou­jours sou­te­nue!» Les moteurs l’ont tou­jours fas­ci­née: elle avait même com­mencé un appren­tis­sage dans la méca­nique, qu’elle a fina­le­ment aban­donné suite aux pres­sions de sa mère qui l’a inci­tée à faire un appren­tis­sage de ven­deuse en den­rées ali­men­taires, «mieux adapté à sa condi­tion», for­ma­tion qu’elle a du reste ter­mi­née avec une excel­lente note (5,75). Elle s’est ensuite mariée «afin de se consa­crer à d’autres choses».

«Depuis que j’al­lais à l’école, j’ai tou­jours admiré les camions et les hommes qui les condui­saient. J’avais l’ha­bi­tude de don­ner un coup de main lorsque des chauf­feurs déchar­geaient des mar­chan­dises au col­lège de Koh­len jus­qu’au jour où ils m’ont donné l’oc­ca­sion de mon­ter dans la cabine pour faire le tour de la cour d’école», se sou­vient-elle. «Depuis ce jour-là, plus rien n’a pu me rete­nir. J’étais une rebelle!»

Entre 1968 et 2009, il n’y a pas une marque de camions qu’elle n’a pas conduite: DAF, Fiat, MAN, OM, Sau­rer, ­Scania, Steyr, Volvo… «Le Sca­nia m’a impres­sion­née par sa puis­sance et son couple. Le DAF par ses équi­pe­ments élec­tro­niques, mais le plus confor­table, c’était quand même mon Steyr», pré­cise-t-elle.

Durant sa car­rière, Mathilde a roulé pour quatre entre­prises de trans­ports mais éga­le­ment en tant que conduc­trice à la tâche, auxi­liaire, rem­pla­çante et «chauf­feur indé­pen­dant». Ses col­lègues mas­cu­lins ne lui ont pas tou­jours faci­lité la tâche: «J’avais par­fois l’im­pres­sion qu’en tant que femme, je devais en faire deux fois plus qu’un homme pour être accep­tée. Mais, au bout du compte, ce sont les clients qui me deman­daient.»

 

1997: Mathilde Laager prend la pose sur une grue à containers Belotti.
1982: avec son MAN 12.230 de 17 tonnes.
1974: au volant d’un camion-silo Volvo F88.
De 1973 à aujourd’hui: à gauche, devant son camion Fiat lors d’un transport de meubles; au milieu, devant un Volvo N1227 à benne basculante et, tout à droite, lors d’un transport de paille dans son exploitation agricole Bergheimetli avec son regretté mari Hans Laager qui est décédé l’année passée.
1988: chez Ems-Chemie devant un camion équipé du «Klaus».

(…) il continuo della storia sulla pagina ufficiale di Swiss camion

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L’intervista a Grazia!

 

Oltre all’articolo c’è anche questa breve video-intervista alla collega Grazia, prima autotrenista della provincia di Matera:

 

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