Un servizio da A3news – edizione di Treviso – un’intervista dedicata alla collega Sara, che racconta le sue emozioni nel momento in cui si è trovata di fronte l’auto contromano. Pochi istanti per decidere cosa fare. Una scelta che ha evitato conseguenze che potevano essere drammatiche.
La storia di Sharon, in un’intervista di Luca Regazzi su Uomini e Trasporti, fatta in occasione del 2° WoMAN’s Day organizzato da MAN per la Giornata Internazionale della Donna.
Sharon è figlia d’arte e guida il bilico su tratte nazionali, questo è il link dell’articolo:
La storia di Sharon Villegas: quando il camion diventa una scelta di vita
Sharon Villegas Del Fabro a 26 anni ha raggiunto la sua dimensione nel portare il bilico che guida lungo le strade italiane, «anche se mi piacerebbe trovare più strutture e servizi per noi trasportatori»
Sharon Villegas Del Fabro è una giovane donna di 26 anni, figlia d’arte perché il padre ha fatto il camionista per una vita e lei, fin da bambina, stava sul veicolo del genitore a vederlo guidare. Ma inizialmente non aveva pensato di fare questa professione. Poi il papà è venuto a mancare e, mentre faceva un altro lavoro, Sharon ha conosciuto una trasportatrice con cui fatto amicizia: «Un giorno lei mi ha chiesto perché io non avessi mai provato a guidare un pesante – ci racconta – In quel momento mi è scattata qualcosa in testa e così ho cominciato». Oggi Villegas trasporta acciaio, rifiuti ed altri materiali in tutta Italia con il suo autoarticolato da 16 metri ed è felice.
È stata una buona scelta, quella di Sharon: «Il lavoro con il camion è quello della mia vita – ci spiega – in ogni sfaccettatura, impiego e dimensione. Quando salgo sul mio bilico sono serena e tranquilla, mi piace e mi diverto anche se le giornate sono lunghe». Certo, non sempre è semplice conciliare questa vita con il resto del mondo, ma Sharon dice che è «un problema generale, che hanno anche i trasportatori maschi. Le relazioni con familiari o amici sono indubbiamente sacrificate, ma da quando faccio autotrasporto ho molte più soddisfazioni a livello personale rispetto a prima. Una volta ero più frustrata e triste, ho passato anche momenti di forte stress psicofisico, ma adesso ho raggiunto la mia dimensione ed il mio equilibrio».
«Dobbiamo adattarci alle situazioni – sottolinea – anche solo per fare una doccia o mangiare qualcosa. Il nostro lavoro passa un po’ troppo sottotraccia, viene dato per scontato. Siamo spesso invisibili quando invece avremmo diritto a una maggiore considerazione. In fondo facciamo un mestiere fondamentale per l’economia di base, trasportiamo le materie prime o il prodotto finito per il vantaggio di tutti. Sarebbe bello quindi che ci fossero delle strutture apposite per noi. Quando andiamo in un’area di servizio non vorrei insomma accontentarmi di una doccia aperta a tutti, mi piacerebbe avere un luogo solo per i trasportatori».
Ed ecco spuntare il tema uomini. Senza nascondersi dietro un dito, il trasporto su strada è un ambiente fortemente maschile, con tutti i contrasti che possono verificarsi quando si vede una donna «violare» il loro territorio.
«Conflitti ce ne sono – ammette Sharon – ma nella mia esperienza personale, che non è certo lunghissima, visto che ho iniziato a guidare il camion nel 2022, ho sempre avuto un rapporto positivo con i colleghi autisti. Semmai ho vissuto più problemi con gli addetti degli uffici o i magazzinieri, oppure con i dirigenti e i responsabili». La nostra amica cita un episodio di qualche giorno fa in cui ha bucato una gomma senza accorgersene e un autotrasportatore ha fatto di tutto per informarla del guaio: «Ho sempre trovato molto aiuto – ribadisce – La nostra categoria mi sembra una grande comunità dove è vero che, rispetto magari a tanti anni fa, ognuno si fa un po’ gli affari propri, ma nessuno ti nega mai una mano o si tira indietro. La trovo una cosa bellissima, soprattutto perché sono ancora una novellina e vedo che tutti sono ben disposti verso di me».
Sharon sta guidando oggi un autocarro con dotazione base, anche perché, come dice lei, «sto imparando. Però – confessa – mi piacerebbe avere un veicolo con più telecamere, in particolare sui semirimorchi nella parte posteriore per poter vedere gli angoli ciechi». Una dotazione di sicurezza, precisa l’autotrasportatrice, che permetterebbe di capire la presenza di persone o veicoli ed evitare così incidenti molto pericolosi.
Cosa c’è nel futuro di Sharon? Lei ha le idee ben chiare: «Per i primi anni voglio continuare con il trasporto nazionale – sottolinea – poi più avanti mi piacerebbe passare al giornaliero. Ma sono già contenta adesso di come mi va».
La giornata internazionale della donna è un momento per celebrare l’importanza del ruolo della donna nella società. Per la maggiore si festeggia come un evento di aggregazione e gioia, con omaggi di mimose e serate di divertimento, mentre noi camioniste abbiamo avuto la possibilità di viverla in un modo speciale. Grazie a Man Trucks, che per l’occasione è diventata WoMan, ho avuto la possibilità di partecipare al secondo WoMan Day e devo dire che è stata un’esperienza molto interessante! Eravamo una squadra di ventidue camioniste, tutte provenienti da posti ed esperienze diverse, con tanta voglia di incontrarsi e imparare cose nuove!
La giornata è stata impostata in due fasi, quella teorica della mattina e quella pratica del pomeriggio. La parte in aula riguardava un tema a noi caro, la violenza di genere, i femminicidi con dati sempre più preoccupanti. Abbiamo approfondito i problemi anche con esempi e dibattiti su cosa ci ha colpito e cosa si potrebbe fare, ma arrivare ad eliminare un fenomeno per ottenere una parità di diritti sarà molto difficile e lunga. Tuttavia ci sono avvocati come Stefania Crespi e associazioni come Donnexstrada, tutti contatti disponibili su Instagram, che danno una mano a chi chiede aiuto, affinchè le donne in pericolo e bisognose anche di un appoggio verbale, sappiano che non sono sole e salvarsi si può.
Dopo una pausa pranzo ecco che ci dividiamo in gruppi per poter provare i mezzi in pista; le prove consistevano in guida su percorsi bagnati per capire il pericolo derivante da sbandamento su strada ghiacciata, in guida su camion elettrico per testare le performance e in manovra di retromarcia con bilico per testare gli specchi interni (telecamere) ormai di serie su quasi tutti i camion. I professionisti che ci hanno fatto la formazione ci hanno corrette dando le giuste informazioni su come gestire volante e pedali che a volte l’istinto ti porta in una direzione, ma con i giusti accorgimenti e strumenti si può lavorare in tutta sicurezza. Credo che questi corsi dovrebbero farli tutti, per me è stato un aggiornamento che è servito tantissimo.
cliccando qui potete leggere l’articolo pubblicato su Uomini e trasporti.
Da questa esperienza porto a casa una giornata indimenticabile a livello professionale ma soprattutto umano. Trovarsi con tante colleghe non capita spesso, succede a qualche raduno o evento conviviale, ma di solito ci si organizza con chi si conosce già e si socializza poco. A volte ci si trova anche nei piazzali ma è abbastanza insolito perchè non sempre coincidono posti e orari soprattutto per chi come me fa linea. Grazie a questo evento invece abbiamo avuto la possibilità di allargare la nostra community, rafforzando la nostra rete di amicizie scambiandoci i contatti e perchè no, trovarsi per un caffè on the road! ben vengano iniziative che valorizzano la donna camionista per dare voce e importanza a una minoranza sempre in forte crescita!
Quest’anno il Sabo Rosa, il riconoscimento alla Camionista/ autista dell’anno, offerto dal Gruppo Roberto Nuti in occasione dell’8 di marzo, è stato assegnato alla nostra collega Claudia, che noi conosciamo meglio come “Streghetta” !
Claudia Gina Sasz, autista di camion per un’azienda di Bergamo, si è aggiudicata la sedicesima edizione del Sabo Rosa, il riconoscimento che dal 2010 viene conferito alla “Camionista/Autista dell’Anno” dal nostro Gruppo.
La cerimonia di consegna si è svolta nella sede di Castel Guelfo di Bologna. Il Sabo Rosa 2025 è stato consegnato alla Camionista dell’Anno da Luca Randighieri, direttore generale del Gruppo Roberto Nuti, e da Giada Spanedda, responsabile marketing del Gruppo.
“Ero nel mondo dei trasporti quando ancora dovevo nascere, mio padre era camionista, così come mia sorella e altri della famiglia. – racconta Claudia Gina Sasz -.Tuttavia ho cominciato a guidare il camion tardi, soltanto tre anni fa, quando avevo già superato i quarant’anni. A causa di un incidente ho perso mio marito, che faceva anche lui il camionista, ed è cominciato un periodo molto difficile della mia vita. Ricordo che ogni volta che partiva da casa mi diceva: ‘Se mi succede qualcosa, sappi che io sono felice perché questo è il lavoro che amo’. Dopo la disgrazia ho deciso di salire sul camion per portare avanti la sua passione, che poi è anche la mia. Certe mattine è veramente dura, ma quando giro la chiave nel cruscotto passa tutto”.
A scegliere la “Camionista dell’Anno”, fra le numerose candidature pervenute attraverso il Web, è stata una giuria composta da una rappresentanza del Roberto Nuti Group.
Della storia di Claudia Gina Sasz ci hanno colpito la perseveranza e la capacità di reagire alle avversità della vita. Salire su un camion per rendere omaggio alla persona amata, e inseguire una passione a lungo coltivata, fa onore a una lavoratrice capace e competente che ogni giorno si batte affinché la propria presenza, e quella delle sue colleghe, venga riconosciuta in un mondo che ancora guarda alle donne con diffidenza”.
L’intervista a Claudia Gina Sasz
Attività: autista di camion Residenza: Bariano (BG)
Quando hai capito che quello del trasporto sarebbe stato il tuo lavoro, il tuo mondo?
Ero nel mondo dei trasporti quando ancora dovevo nascere, mio padre era camionista, ma anche mia sorella e altri della famiglia. Mia mamma stava per partorire dentro la cabina del camion, quindi in questo settore ci sono cresciuta. Tuttavia ho cominciato a guidare il camion tardi, soltanto tre anni fa, quando avevo già superato i quarant’anni. Proprio perché sono nata e cresciuta “in mezzo alla nafta”, sapendo i sacrifici che bisogna fare, inizialmente avevo deciso di dedicarmi alla famiglia, mentre mio marito faceva anch’esso il camionista. Purtroppo cinque anni fa è morto in un incidente a Modena, un momento terribile. Ricordo che ogni volta che partiva da casa mi diceva: “Se mi succede qualcosa, sappi che io sono felice perché questo è il lavoro che amo”. Dopo quella disgrazia ho deciso di salire sul camion per portare avanti la sua passione, che poi è anche la mia.
Perché hai deciso di partecipare al Sabo Rosa?
Mi piace il messaggio che portate avanti con questa riconoscimento. Poi mi piace anche l’ammortizzatore rosa, nella mia famiglia c’erano anche meccanici e conosco bene anche gli ammortizzatori. Spero che ci siano sempre più donne in questo lavoro.
Quali sono i lati positivi del tuo lavoro e quelli che vorresti cambiare?
Io amo questo lavoro, anche se le problematiche sono tante: il traffico, la gente, la nebbia e tanto altro. Mi rendo conto che è un mondo difficile, di uomini, mio marito già me ne parlava. Io lotto perché le donne abbiano la parità con gli uomini. Siamo spesso discriminate, io ne ho subite tante ma continuo a lottare e mi fa piacere vedere che siamo tante, siamo sempre di più. Le donne ce la fanno, mi rendono orgogliosa. Ho incontrato una piccola ragazza marocchina, in mezzo al traffico di Milano, fa fatica, ma lotta per emergere.
Certe mattine è veramente dura, ma quando giro la chiave nel cruscotto passa tutto.
Il nostro gruppo ha una madrina, l’indimenticata e indimenticabile Nora, una delle prime camioniste d’Italia, non sappiamo con certezza se fu la prima, di sicuro sappiamo che fu una donna coraggiosa, che nell’immediato dopoguerra si mise al volante di un camion, il Dodge lasciato dagli americani, come ci raccontò lei. Chi segue il nostro blog avrà avuto la possibilità di conoscerla attraverso le nostre pagine e i nostri ricordi. Sono passati più di dieci anni da quando Nora ci ha lasciato ma noi non possiamo dimenticarla.
In queste ultime settimane abbiamo fatto conoscenza con una sua nipote, Deborah, una giovane ragazza che porta avanti con orgoglio la tradizione di famiglia.
Deborah ci ha inviato questa vecchia foto che ritrae Nora giovane, vicino a uno dei camion che guidò.
Le ho chiesto il permesso di pubblicare questa foto oggi, Giornata della Donna, perchè credo che sia grazie a donne come Nora, che non si sono fermate davanti alle difficoltà della vita e del lavoro, che tanti passi avanti sono stati fatti nell’emancipazione femminile.
Ho anche chiesto a Deborah un ricordo della sua cara zia, queste sono le sue dolcissime parole:
“Cara zia Nora,
ti scrivo come se questa lettera ti potesse arrivare.
Quando eri qui con noi, io ero solo una bambina e purtroppo di te mi sono rimasti solo alcuni ricordi sfocati.
Solo ora riesco a realizzare e apprezzare quanto la tua determinazione, forza e coraggio abbiano fatto la storia.
Partendo dal nulla e ignorando il giudizio di tutti, hai iniziato a guidare furgoncini per consegnare ghiaccio e legna a Governolo, il paesino dove abitavi e dove tutti ti adoravano. Perchè zia, oltre ad essere allegra e scherzosa, avevi anche un gran cuore e molte persone ancora ti ringraziano per quello che hai fatto. Da li, passo dopo passo, ti sei ritrovata a guidare un camion!
Hai dato esempio e ispirato tuo fratello Mario illuminandolo di quante cose si possono fare grazie ad esso.
Grazie a te molte donne hanno capito che potevano guidare anche loro questo mezzo senza dover rendere conto a nessuno sul fatto di essere “donne”.
Quando sei scesa dal camion definitivamente, hai aperto proprio sulla statale una trattoria con un ampio parcheggio per i tuoi amici camionisti cosi che non avessero problemi a parcheggiarvi.
Mi han detto che li servivi con l’anima e con il cuore e c’era sempre pieno perchè La Nora, faceva si da mangiare benissimo, ma soprattutto perchè eri una persona unica e speciale, e lo sei tutt’ora e lo sarai per sempre.
Sono molto fiera di te perchè sei stata un grandissimo faro d’esempio per tutti ma soprattutto per TUTTE!
Fiera di essere tua nipote e seguire le tue tracce per quello che hai iniziato e che io e altre Donne d’Italia porteremo avanti”
Parole bellissime queste di Deborah, si dice che non muore mai chi vive nei ricordi di chi rimane, ecco io credo che questo sia il caso di Nora, non bisogna mai dimenticarsi di chi ci ha preceduto, di chi ci ha amato, di chi ci ha insegnato le cose importanti della vita. Sarà sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerla, anche se solo per poche ore, perchè ci ha lasciato un segno bellissimo.
Naturalmente abbiamo accolto Deborah nel nostro gruppo, ed eccola sorridente con la sua targa fucsia, un augurio di buona strada per il suo futuro nel mondo dell’autotrasporto!!!
Sabato è l’8 di marzo. La festa delle donne. come ogni anno ci sarà chi dirà che non serve più, che ormai c’è la parità, che è diventata solo una festa commerciale, che non gli piacciono le mimose, ecc, ecc, ecc.
Io invece sono convinta che serva ancora, perchè il maschilismo è sempre pronto a riemergere alla prima occasione.
Ora se avete tempo e voglia vi riporto qui dei post pubblicati nel mio canale You Tube. E vi riporto anche certi commenti fatti da un non precisato utente anonimo.
E’ partito tutto dal fatto che una nostra collega solleva la questione di avere il WC chimico in cabina. Ne ho già scritto in passato, ho pubblicato anche un suo video. Io penso che ognuna di noi debba avere il diritto ad avere le proprie opinioni.
Lei lo vuole, molte di noi no, per questo non ne parlano. I servizi devono essere a disposizione, nelle arre di sosta, nelle aziende dove si va a scaricare7caricare, questo è quello che una società civile deve garantire, sia per le donne che per gli uomini. Poi sta a chi li usa farne un buon uso. E di questo ne abbiamo scritto.
Invece c’è sempre chi deve ironizzare e tirarci in ballo con commenti cosi:
“Sapete perché questo problema non e’ mai stato affrontato in rete dalle colleghe camioniste attive sui social? Semplicemente perché non hanno dormito in cabina. Diversamente dobbiamo pensare che: o non fanno la pipì come tutti gli essere umani, o provano gusto a farla sotto il rimorchio”.
E non è la prima volta che lo fa. E lo fa per provocare, lo sappiamo benissimo.
Quindi stanca di queste provocazioni ho deciso di rispondere nuovamente con alcuni post.
Il primo:
“Il grave problema dei bagni “mai affrontato” dalle lady truck…
Che poi saremmo anche stufe di accuse gratuite, tipo che non ne parliamo perchè non abbiamo mai dormito in cabina…
Io ci ho dormito più di trent’anni, ed è capitato qualche volta di non trovare i servizi, ma era un’eccezione e non la regola.
E ho tantissime colleghe che sul camion ci vivono tutta la settimana e le soluzioni le trovano. Le “donne” le soluzioni le trovano sempre.
Altrimenti c’è Amazon… a no, lo spot pubblicitario era per un prodotto diverso…vabbè…
Comunque per chi fosse interessato, non è che sia una grande spesa, con meno di 100 euro risolvete il problema una volta per tutte.
Basta farsi da mangiare in cabina per qualche giorno invece che andare in trattoria et voilà, il gioco è fatto.
E il secondo post, in cui metto i link di cose scritte nell’ormai lontano 2007, a riprova che di problemi noi ne avevamo parlato:
“Rimanendo in tema bagni, un paio di pagine dal blog Buona Strada, correva l’anno 2007, ma i racconti risalgono agli anni ’90 del secolo scorso…anni in cui ancora viaggiavo in coppia, ma in bagno andavamo ognuno in quello dedicato…
Erano episodi che di certo non facevano piacere, ma non erano la regola, facevano parte di un periodo storico in cui parecchi ometti si divertivano cosi….
La prima volta una cosa del genere mi capitò in centro al mio paese, alle sei di sera, mentre tornavo a casa con una mia amica, e avevamo 13 anni…
Il maniaco di notte 3- 4- 1992 Autostrada del Sole, direzione Milano, di ritorno da un viaggio a Roma, sono circa le 23.30. Mi fermo all’area di servizio S.Martino poco prima di Parma per andare al bagno e bere un caffè. Ste si alza dalla brandina e viene con me. Io vado nel bagno delle donne e lui in quello degli uomini. Entro, chiudo la porta e slaccio i jeans, quello che si fa normalmente….ma sento degli strani rumori…. Devo fare una premessa, le pareti dei gabinetti non raggiungono il soffitto, sono solo dei divisori, e infatti guardo su e vedo un uomo che si è arrampicato dal bagno di fianco al mio e sta cercando di scavalcare, o forse voleva solo guardare ma aveva perso l’equilibrio, fattostà che nel frattempo che mi riallaccio i jeans “quello” è ridisceso nell’altro bagno ed è uscito di corsa, io gli sono andata dietro gridandogli “brutto porco schifoso!!!!” Lui è passato velocemente davanti al banco del bar mentre tutti si sono voltati a guardare me che urlavo, ha infilato la porta e si è dileguato nel buio del piazzale. Nessuno ha cercato di fermarlo, nessuno mi ha chiesto niente. Sono tornati tutti alle loro “consumazioni”….. -Grazie!- penso, e intanto arriva Ste che era nel bagno degli uomini e non si è accorto di niente. Non mi scappa neanche più, beviamo il caffè e ripartiamo. P.S.. l’autogrill di S.Martino in direzione nord è stato completamente rifatto.Quello del racconto non esiste più.
Ironduck
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Il maniaco delle 5.20 – 7-11-1994 Sono da poco passate le 5, mi fermo per andare in bagno, Ste viene con me. Entriamo e scendiamo al piano di sotto dove ci sono le toilettes. Io vado in quella delle donne…quando riapro la porta del bagno noto che quella di quello di fronte è semichiusa ma inconfondibili spuntano un membro maschile e la mano del suo proprietario che si sta masturbando…allegria!!! Non sto a farmi domande, scappo il più velocemente possibile. Ste è di sopra, al banco del bar, si è ordinato un latte macchiato, sta girando il cucchiaino nel bicchiere, gli racconto quello che mi è successo, lui vuole andare giù a vedere chi è , io gli dico di lasciar perdere che non si sa mai e racconto l’accaduto anche al barman che scocciato mi chiede di descriverglielo!! Gli rispondo che non mi era sembrato il caso di stare li’ a guardarlo meglio! Né tantomeno di aprire la porta per vedere la faccia del proprietario dell’oggetto….. Aspettiamo un po’ ma non sale nessuno e ce ne andiamo nel freddo buio di una triste mattina di novembre.”
I commenti a questi due post si trovano quasi tutti sotto al primo anche se fanno riferimento ad entrambi.
Ma ce n’è uno che mi ha lasciato disgustata, questo qui:
E poichè questo personaggio non è nuovo a certe affermazioni provocatorie, ho deciso di rispondergli cosi, ed ero anche un pò incavolata:
“Non bisognerebbe degnare di attenzione gli anonimi, dicono. Ma certe volte a qualcuno le cose vanno spiegate dall’A alla Z.
Primo perchè certi commenti se li potrebbero anche risparmiare. Non fanno ridere.
Secondo perchè bastava leggere TUTTO quello che io ho scritto per non fare la figura dello s…. nel mio post c’è scritto chiaramente che episodi del genere capitavano anche nelle vie del mio piccolo paese, porcate fatte da uomini stupidi che si prendevano libertà ingiustificabili. Auguro al signore del commento di non avere una figlia a cui possano capitare cose del genere.
Terzo, se io mi fermo in un’area di servizio, che sia in autostrada o su una normale, usufruisco dei servizi che ci mettono a disposizione. Non sono un’appestata che si deve chiudere in cabina a fare i propri bisogni. Scendo, faccio quattro passi, vado in bagno, mi bevo il caffè, magari faccio anche quattro chiacchiere con il/la barista e poi torno sul camion. finisco la mia pausa e poi riparto.
Quarto, i deficienti che facevano quelle porcate non sapevano se ero una camionista o una qualunque donna in viaggio. Quelle cose non devono succedere. punto e basta. E comunque mi è capitato anche in pieno giorno nel parcheggio dei camion di trovare uno schifoso del genere…
E ora torniamo al WC chimico in cabina.
Come ho già scritto è una scelta, lo volete? Ve lo comprate e stop.
Io non lo voglio. Non voglio dover dormire sopra un gabinetto. Eh ma c’è dentro il liquido che scioglie gli escrementi…peggio ancora, escrementi e chimica, e io ci devo dormire sopra? No, grazie.
Mentre vai senti lo sciacquettio del liquido…anche qui, no grazie.
Quando poi sarà pieno lo devi “scendere” dalla cabina per svuotarlo e lavarlo, di nuovo no grazie.
Ma veniamo a situazioni particolari, che so, ti si guasta il camion e devi andare in officina e ribaltare la cabina, di solito ti raccomandano di togliere tutto quello che potrebbe cadere sul vetro…ops, scusi devo tirare giù il gabinetto…no grazie!
E nel caso, non sia mai, di un incidente che ti si rompe e ti ritrovi sommerso di …. no, veramente no grazie!
Capito il concetto? Lo volete, spendete quei pochi euro, ve lo comprate e ci fate tutti i vostri bei bisognini senza continuamente tirare in ballo persone che non ritengono questa cosa un problema per la loro esistenza.
Il problema è vostro, non mio!
Detto questo spero che la questione sia chiusa una volta per tutte, altrimenti andate a ca…e!
Buona strada a tutti, belli e brutti. ciao bbye!”
Logicamente il signore in questione non è rimasto zitto, ed è per questo che dico che il maschilismo è sempre li, appena sotto la superficie, pronto a riemergere.
Sotto i tuoi video e post te essenzialmente ricevi commenti lusinghieri, di apprezzamento e amicizia. Ed è una bella cosa. Io penso dovresti apprezzare anche se ogni tanto ne ricevi qualcuno che si discosta dal coro, che fa una critica o propone un punto di vista diverso. In modo educato, magari ironico. Invece te, forse non essendo abituata, ti metti subito sulla difensiva e dimostri permalosità. Anche leggendo il mio commento, anzichè apprezzarlo giá solo perchè una persona impiega parte del suo tempo a scriverti (se puoi evitare la risposta “Nessuno ti ha chiesto di scrivere sul mio canale ️” grazie), la tua reazione è stata astiosa e negativa Ah io apprezzo anche l’essere ignorato ️, mi esonera dal dover replicare.
@Ironduckmoni64
Vedi anonimo @Gon-Iw3ys io rispondo a quasi tutti quelli che mi scrivono, se sono educati la risposta è educata o gli metto il cuoricino, se invece è polemica, come era la tua, rispondo per esteso. Che tanto era quello che volevi che facessi con il tuo commento. Il giochetto era chiarissimo. E altrettanto chiara e dettagliata è stata la mia risposta, a scanso di equivoci, ma tu fai lo gnorri. A proposito della frase “puoi evitare la risposta…” ti rimando a quello che ti ha detto Marco in un suo video, di non fare domande o affermazioni pretendendo già le risposte che vuoi, altrimenti evita. Tempo fa mi hai scritto che non fai il camionista e hai evitato anche di dirmi qual’è la tua professione. Quindi se non sei del settore non puoi conoscere a fondo determinate problematiche. Magari lavori in un ufficio e hai la porta del bagno vicino alla tua scrivania? Non so nemmeno se sei uomo o donna… Io non devo aver paura di scendere dal camion per andare in bagno in un’area di servizio, nè io nè nessun’altra donna. Io non devo avere il WC chimico in cabina perchè ci sono in giro uomini deficienti. Ti è chiaro questo concetto? Io non voglio avere il WC chimico in cabina per i motivi che ho elencato. Ti è chiaro anche questo concetto? Se uno o una lo vuole se lo compra, se lo mette dove vuole e non rompe continuamente le scatole con affermazioni provocatorie nei confronti delle altre colleghe. Se non ti piacciono le mie affermazioni sei liberissimo di usare il tuo tempo in cose più utili che venire a fare commenti polemici. Oppure, ed è un’idea mia, sei cosi amico del tizio che continua a tirarmi in ballo nelle sue di polemiche? Perchè dai commenti che lasci in giro qua e là si direbbe di si. E non c’è bisogno che replichi, ritieniti pure esonerato. Ciao buona domenica.
@Ironduckmoni64 Uomo. Confermo, non sono un camionista ma preferisco non dire il mio lavoro. Ho capito i due concetti che hai espresso. Effettivamente il mio post era provocatorio, quelli rivolti a Marco invece erano assist che ha preferito non cogliere. E gli ho fatto i complimenti. Non credo che qualcuno stia cercando di importi il bagno in cabina, te senza motivo vai sulla difensiva. La persona di cui parli l’apprezzo ma non è mio amico. Io non ho amici, sono asociale ️ La replica è venuta spontanea. Cmq se infastidisco puoi bannarmi, è uno strumento legittimo. Non ho e non farei altri account per aggirare il ban, troppo sbatti Grazie, buon lunedì.
Ma non ha ricevuto risposte solo da me, per esempio Alessio gli ha replicato cosi:
@alelostatale Semmai il tuo ragionamento è lo stesso, te hai associato il pensiero che hai scritto, quindi forse provi disagio verso te stesso Il mio ragionamento è ben diverso, non ho mai pensato nè detto quello che hai scritto te. Hai travisato
@Ironduckmoni64
@alelostatale ciao Ale, il signore vuol mettere parole in bocca anche a te… ma quello che tu dici è esattamente quello che ha scritto lui: se avevo il WC in cabina, non scendevo, non incontravo maniaci nei bagni…e bla, bla, bla… sempre la solita storia. Ciao, buona domenica e buona strada per la settimana!
Ciao Monica, ho letto ciò che hai scritto qua, ho letto il post precedente in cui hai raccontato quegli spiacevoli episodi nei bagni;appoggio la tua posizione a riguardo, certi atteggiamenti viscidi sono viscidi ed illegittimi alla situazione, ovvero è legittimo e decoroso andare in bagno e sentirsi tutelate; certi comportamenti non li reputo dell ‘età della pietra, li associo ad un decadimento emotivo e cognitivo della persona la quale o non comprende a causa di deficit cognitivi o è emotivamente analfabeta; Un caro saluto, ciao
@Ironduckmoni64
Ciao Valentina, grazie del commento! Come va, spero tutto ok! Uno di questi giorni ti chiamo! Purtroppo ci sono persone che si divertono a provocare, anche quando gli spieghi tutto per filo e per segno, e questa è una delle cose brutte dei social, il diritto alla sicurezza e alla dignità di donne non si ottiene con un WC portatile da mettersi in cabina. Questo secondo la mia opinione, poi ognuna è libera di fare le proprie scelte. Ma se io non le condivido sarei anche stanca di essere sempre tirata in ballo e presa per i fondelli. Un abbraccio e buona strada sempre! Ciaooo!
@valentinacallegari3307 L’utilizzo di un linguaggio elaborato appare più come un esercizio di stile finalizzato a offendere, piuttosto che un reale contributo al discorso. Invece di impegnarti a comprendere il significato delle parole, ti limiti a piegarle a una lettura preconcetta e distorta. Sorrido per l’inutile sforzo, e sbadiglio Scusate lo sbadiglio 🫢
@Ironduckmoni64
@Gon-lw3ys Valentina si è spiegata benissimo, e in quanto donna e collega capisce la problematica. Tu continua a fare commenti inutili e provocatori. Se ti annoi cosi tanto ti posso consigliare un canale più vivace…ah no, vero, lo conosci già…
@Ironduckmoni64 Sono stati inutili e provocatori anche (sottolineato) tutti i commenti sul mio post. Ma avete preferito travisare e offendere Ma ci sta, sono comuni comportamenti di persone nella media
@Ironduckmoni64
@Gon-lw3ys Nessuno ha travisato, il tuo commento era chiarissimo. L’unico offensivo sei tu. Offendi la dignità delle donne in quanto persone con diritto di poter girare tranquillamente in un’area di servizio o in una via di paese senza dover essere “importunate” da dei “deficienti esibizionisti”. Te l’ho già scritto, mi auguro che tu non abbia una figlia femmina a cui dovesse capitare una cose del genere. Pensaci bene prima di parlare a vanvera.
@Ironduckmoni64 Continui a travisare, anzi a questo punto a strumentalizzare quanto avevo scritto nel mio commento. Ma immagino sia difficile comprendere correttamente quanto ho scritto quando si è prevenuti. Erano poche righe rileggile in modo neutro e capirai che quello che ho scritto è un dato di fatto: se avessi avuto il bagno in cabina non saresti andata nei bagni dell’area di servizio, non avresti assistito alle situazioni spiacevoli che hai raccontato e di conseguenza non te ne saresti lamentata. Mi sembra una sequenza di eventi logica ️ Ogni altra interpretazione su ciò che ho scritto è frutto della tua mente, e non rispecchia il mio pensiero
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A questo punto ho smesso di rispondergli. Lui reputa il suo commento solo una sequenza logica. e sono io che sbaglio a interpretarlo.
A me invece sembra il solito discorso trito e ritrito che noi ce la andiamo a cercare, vuoi per l’abbigliamento, vuoi perchè pretendiamo di essere libere di andare in giro senza essere importunate, in quanto persone che teoricamente vivono in una società civile.
Ma lo è veramente una società civile?
In una società civile io mi fermo in area di servizio e usufruisco dei servizi che ci mettono a disposizione bagni, bar, ristorante, ecc., o devo rinchiudermi in cabina, farmi da mangiare, farmi il caffè, lavarmi e fare tutto il resto chiusa dentro perchè scendendo potrei avere incontri spiacevoli?
Stiamo scherzando? Se è uno scherzo è durato anche troppo.
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